Caso Delmastro, la Camera verso il voto palese sulle chat dell’inchiesta. Cosa succede ora
È arrivato il giorno della resa dei conti a Montecitorio. L’Aula della Camera sta per votare la Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla complessa vicenda che coinvolge Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato ed ex sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia. Al centro dello scontro politico e giudiziario c’è la richiesta della Procura di Roma di poter accedere e utilizzare i messaggi scritti scambiati tra Delmastro e Mauro Caroccia, imprenditore ritenuto dagli inquirenti il prestanome del clan mafioso Senese nella gestione del ristorante romano “Bisteccheria d’Italia”. A differenza di quanto accade di consueto durante le votazioni sui singoli parlamentari, il voto a Montecitorio non dovrebbe essere protetto dall’anonimato. E stavolta i deputati decideranno se la procura di Roma potrà di fatto usare e visionare quelle chat nell’inchiesta o meno.
Verso il voto palese
Fonti parlamentari dell’opposizione e rappresentanti della maggioranza di centrodestra hanno confermato la decisione di non richiedere il voto segreto. Di conseguenza, al termine del consueto Question Time, i deputati esprimeranno la loro posizione con scrutinio palese. L’Assemblea deciderà se confermare la linea della Giunta per le autorizzazioni che, grazie alla maggioranza di centrodestra, ha dato parere negativo all’utilizzo delle conversazioni del deputato.
L’inchiesta “Bisteccheria d’Italia”: le accuse e il ruolo di Delmastro
La vicenda affonda le sue radici nei primi mesi dell’anno, quando un’inchiesta giornalistica aveva fatto luce sulle quote societarie del ristorante “Bisteccheria d’Italia”, intestate a Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia (quest’ultimo attualmente detenuto per condanne definitive legate alla criminalità organizzata). La Procura ipotizza che Miriam fosse solo una figura di facciata e che il reale gestore dell’attività fosse il padre Mauro, impossibilitato ad aprire nuove aziende per via dei suoi precedenti penali. Delmastro, che non risulta indagato, è stato in passato socio del locale. L’esponente di FdI si è poi dimesso da sottosegretario alla Giustizia lo scorso marzo a seguito delle polemiche scaturite. Durante il sequestro dello smartphone di Mauro Caroccia, sia l’uomo che la figlia hanno indicato l’esistenza di una chat di gruppo impiegata per la gestione quotidiana del locale, della quale avrebbe fatto parte anche il deputato.
Lo scontro sulla Giunta per le Autorizzazioni e le relazioni diffuse
Per poter accedere ai messaggi di un membro del Parlamento, la Procura necessita dell’autorizzazione preventiva della Camera, come tutelato dall’Articolo 68 della Costituzione. La Giunta si è spaccata in due blocchi contrapposti: da una parte la maggioranza, con una relazione firmata da Pietro Pittalis (Forza Italia), in cui sostiene che la richiesta dei magistrati debba essere respinta poiché manca la dimostrazione di una reale «indispensabilità» delle chat ai fini dell’indagine, si rischia di violare la riservatezza su conversazioni estranee al procedimento giudiziario e perché gli inquirenti disporrebbero già di strumenti sufficienti, tra cui visure societarie e flussi finanziari. Dall’altra parte della barricata ci sono le minoranze, con le relazioni di Federico Gianassi (PD) e Carla Giuliano (M5S), favorevoli all’autorizzazione. Per le opposizioni, l’accesso ai messaggi rappresenta un atto d’indagine proporzionato e indispensabile per fare piena luce sulla vicenda.
Il “giallo” delle chat consegnate e la mossa del Procuratore Lo Voi
Il caso si è arricchito di un ulteriore capitolo quando l’avvocato di Caroccia ha consegnato spontaneamente in Procura la chat tra il suo assistito e il deputato. La situazione si è ulteriormente complicata dopo la lettera inviata al Presidente della Camera Lorenzo Fontana da parte del Procuratore Capo di Roma, Francesco Lo Voi. Nella missiva, Lo Voi ha ribadito la necessità di analizzare quei dati, ricordando anche che Delmastro stesso si era detto pronto a mostrare i messaggi per dimostrare di «non aver nulla da nascondere».
Verso la Consulta? Opposizioni sul piede di guerra
Dopo un breve stallo procedurale e il rifiuto da parte della maggioranza di svolgere ulteriori approfondimenti conoscitivi sulla lettera di Lo Voi. Le decisioni della maggioranza hanno scatenato forti proteste da parte dei partiti di opposizione. Il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori (AVS), ha già fatto sapere che la vicenda potrebbe non concludersi tra i banchi di Montecitorio: l’ipotesi sul tavolo è quella di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato dinanzi alla Corte Costituzionale.
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