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Morte avvelenate, nella casa di Pietracalla solo gli esperti dalla Germania. Avvocati e periti in un furgone: «Cercano la ricina»

Sono partiti nuovi sopralluoghi nell’abitazione della famiglia Di Vita, a Pietracalla. Dalle 9 di questa mattina gli inquirenti sono tornati nella casa in cui vivevano Antonella Di Ielsi e la figlia 15enne Sara Di Vita, morte lo scorso dicembre avvelenate dalla ricina. L’intera zona intorno alla casa, nel piccolo comune molisano, è stata transennata e decine di agenti di polizia presidiano l’area durante le operazioni.

Il sopralluogo seguito da remoto dagli avvocati

Ad accedere materialmente all’abitazione sono soltanto gli specialisti tedeschi del Robert Koch Institute di Berlino, affiancati dai tecnici italiani incaricati dalla Procura di Larino di individuare eventuali tracce della ricina, il veleno che ha ucciso madre e figlia. Avvocati e consulenti delle parti, invece, seguono l’intera attività da remoto, appostati in un camioncino parcheggiato nei pressi dell’edificio. Sul posto è arrivata anche la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, che coordina l’inchiesta.

Il sindaco: «Il paese chiede verità»

Ad assistere ai sopralluoghi c’è anche il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone, che si è presentato davanti alla casa della famiglia Di Vita. «Il paese chiede verità su quanto accaduto», ha dichiarato. Tomassone ha poi spiegato che ogni passo compiuto oggi va nella direzione giusta: «Per la nostra comunità ogni iniziativa utile per arrivare a scoprire la verità è ben voluta, siamo tutti in attesa di capire cosa può essere successo». Un’attesa che coinvolge l’intero paese, ancora scosso dalla morte delle due donne. «Tutti noi siamo vicini a chi si sta impegnando per arrivare alla verità – ha concluso il sindaco – dalla procuratrice alla polizia».

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