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CGIE, l’occasione per tornare a parlare davvero agli italiani nel mondo

Da oggi a venerdì si riunisce a Roma l’Assemblea Generale del CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Un appuntamento che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare uno dei momenti più alti del rapporto tra l’Italia e le sue comunità nel mondo.

Parliamo di milioni di cittadini italiani residenti all’estero, di nuove generazioni nate fuori dai confini nazionali, di professionisti, lavoratori, studenti, pensionati, imprenditori. Una realtà immensa, spesso celebrata nei discorsi ufficiali, ma troppo frequentemente dimenticata nelle scelte concrete.

Negli ultimi anni gli italiani all’estero sono aumentati in modo impressionante. Non si tratta più soltanto dell’emigrazione storica raccontata dai nostri nonni. Oggi partono giovani qualificati, famiglie intere, competenze preziose. Alcuni cercano opportunità economiche, altri qualità della vita, altri ancora semplicemente uno Stato più efficiente.

Eppure, nonostante tutto questo, la sensazione diffusa è che l’Italia continui a guardare alle proprie comunità all’estero più come a una realtà simbolica che come a una componente strategica del Paese.

Il CGIE dovrebbe servire proprio a colmare questa distanza. Non come semplice organismo consultivo destinato alle ritualità istituzionali, ma come luogo reale di ascolto, proposta e rappresentanza.

I temi sul tavolo non mancano:

  • servizi consolari spesso insufficienti;
  • cittadinanza;
  • voto all’estero;
  • tutela della lingua e della cultura italiana;
  • sostegno alle nuove mobilità;
  • rapporto con le giovani generazioni nate fuori dall’Italia.

Ma soprattutto esiste una questione più profonda: quale idea ha oggi l’Italia dei suoi cittadini nel mondo?

Per troppo tempo gli italiani all’estero sono stati percepiti quasi esclusivamente come memoria storica, nostalgia, tradizione. Oggi invece rappresentano una rete globale di competenze, relazioni, investimenti, cultura e influenza internazionale che il Paese continua a valorizzare troppo poco.

L’Assemblea Generale del CGIE sarà utile se saprà uscire dalla dimensione burocratica e parlare finalmente alla realtà concreta delle comunità italiane sparse nel mondo. Non bastano più cerimonie, dichiarazioni o fotografie ufficiali. Servono visione politica, servizi efficienti e rispetto per cittadini che continuano a sentirsi italiani anche vivendo a migliaia di chilometri da Roma.

Perché gli italiani all’estero non sono un capitolo marginale della Repubblica. Sono una parte viva dell’Italia contemporanea.

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