Salvini invoca lo stop di Ranucci: «Si prenda una pausa». Interviene la Fnsi: «Ritorsione contro un giornalista sgradito» – Il video
Meglio un Report senza Sigfrido Ranucci, almeno fino a quando non ci sarà chiarezza sull’attentato. A dirlo è il vicepremier Matteo Salvini, rispondendo a una domanda dei giornalisti. «Penso che gli italiani meritino chiarezza e, fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti tra Ranucci e Lavitola, credo che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda», ha dichiarato. Per poi correggere parzialmente il tiro. «Sì, ma non ce l’ho con lui. Ripeto, credo che coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura debbano prendersi una pausa», ha precisato. «Adesso emerge che uno dei suoi più cari amici è stato arrestato perché sarebbe stato il mandante. Qualcuno ha sbagliato, ha sottovalutato, ha tramato? Fino a che gli italiani che pagano questo stipendio non avranno chiarezza, ritengo sia utile aspettare che la magistratura faccia il suo corso», ha aggiunto.
L’avvocato di Ranucci: «Tre volte vittima»
L’avvocato Roberto De Vita, legale del conduttore di Report, dice che Ranucci «è tre volte vittima: di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico in un delirante teatro della follia (se i fatti verranno definitivamente accertati). E, in ultimo, con forse maggiore gravità di una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico che con congetture e insinuazioni ha cercato di trasformare la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell’attentato».
E quindi: «Adesso attendiamo il giudizio anche nei confronti di quanti sono stati denunciati per diffamazione aggravata per aver contribuito consapevolmente alla violenta azione denigratoria della figura più rilevante del giornalismo di inchiesta in Italia, azione pericolosa per la democrazia come un attentato». Nel frattempo, è fissato per domani mattina, nel carcere di Rebibbia l’interrogatorio di garanzia per Valter Lavitola, arrestato lunedì con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Ranucci, avvenuto vicino Roma il 16 ottobre dello scorso anno. Nei confronti dell’indagato, i pm della Dda di piazzale Clodio contestano l’aggravante del metodo mafioso.
Dov’è il factotum Tavares
Resta latitante il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola e ritenuto dagli inquirenti l’intermediario con la banda che ha materialmente piazzato l’ordigno all’esterno dell’abitazione di Ranucci a Pomezia. L’uomo si troverebbe in Africa e, stando a quanto si apprende, i pm sono pronti ad avviare la procedura per chiederne l’estradizione in Italia. Ranucci, invece, ha parlato con il Corriere della Sera: «Vedere che dopo una bomba e 30 anni di sacrifici c’è chi infanga il padre, per i miei figli non è bello. E vedere il loro dolore mi fa impazzire».
La foto con la madre
Ranucci ha anche mostrato le visualizzazioni che ha ricevuto il suo post su Facebook di due giorni fa con la foto che lo raffigura con la madre. «Sono 1,2 milioni. Ho tanta gente che mi vuole bene», ha detto. «La memoria di questa piattaforma obliqua mi ha consegnato questa foto dell’agosto di 6 anni fa – aveva scritto Ranucci in quel post -. Mia madre ci ha lasciati da tempo. Ma quell’angolo del mio cortile di Roccamassima conserva la sua anima. Trovo consolatorio che non possa vedere l’attacco infame che attraverso centinaia di articoli di giornali, televisioni, piattaforme filogovernative, stanno conducendo nei miei confronti, nel tentativo penoso di ispirare punizioni basate su falsi costruiti ad arte».
L’allarme di Ranucci dopo la frase di Salvini
«Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione», scrive tutto in maiuscolo Ranucci su Facebook, riportando la notizia dell’ANSA sulle parole di Salvini.
Il presidente della Fnsi: «Un allontanamento di Ranucci? Solo una ritorsione»
«Ripristiniamo i fatti: i documenti con i quali è stato disposto l’arresto di Lavitola confermano che Sigfrido Ranucci è stato vittima di un attentato. In nessun passaggio si ipotizza un suo coinvolgimento diverso. E su eventuali influenze su inchieste di Report, la domanda da porsi è solo una: “Hanno diffuse notizie vere o false?”. E ad oggi la risposta è chiara: solo notizie vere. Non esiste alcuna sentenza che dica cose diverse», dichiara Vittorio Di Trapani, il presidente della Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana), il sindacato dei giornalisti. «Quindi ormai è chiaro che la sospensione delle repliche di Report e l’eventuale allontanamento di Sigfrido Ranucci dalla conduzione sarebbero solo una ritorsione contro un giornalista sgradito», conclude Di Trapani.
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