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Last updateMar, 14 Nov 2017 3am

Italiani nel Mondo

I deputati PD eletti all'estero si augurano che i pensionati emigrati non vengano ulteriormente penalizzati

I deputati del PD Estero (Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi) sono intervenuti a proposito delle dichiarazioni del Presidente dell'INPS, Tito Boeri, che ha chiesto "Perché non smettere di pagare prestazioni non contributive all’estero?" (VEDI).
Scrivono in un comunicato:
"Non nascondiamo una qualche sorpresa sul fatto che l’incontro voluto dall’INPS sulle pensioni all’estero, pur ricco di dati e di riferimenti, si sia concentrato nelle versioni date dalla stampa nazionale sul fatto che l’Italia, concedendo l’integrazione al minimo e le maggiorazioni sociali a stranieri o italiani che risiedono o si spostano all’estero, si permetta un lusso inopportuno.
Non vogliamo credere che l’INPS voglia revocare le pensioni al minimo attualmente cristallizzate nei Paesi extra-UE scippando così dei diritti acquisiti. Diversa potrebbe essere una riflessione sull’esportabilità delle maggiorazioni sociali che tuttavia, non dimentichiamolo, rappresentano spesso l’unico mezzo di sostentamento per migliaia di nostri connazionali che vivono in Paesi devastati dalla crisi economica e sociale.
Ci auguriamo, dunque, che le questioni reali del nostro sistema previdenziale e assistenziale tornino al centro della discussione e non si mettano in discussione diritti legittimamente acquisiti."

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Mollicone (UGL): “Boeri offensivo verso emigrati italiani”

Fuga pensionati all’estero? Dimostra che tassazione è eccessiva
“Sono senza mezzi termini offensive le considerazioni odierne del presidente dell’Inps nei confronti degli emigranti italiani, soprattutto quando Boeri si domanda perché l’Italia non smette di pagare le prestazioni non contributive”.
Lo sostiene Nazzareno Mollicone, dirigente confederale Ugl e vicepresidente della Commissione Tutela Sociale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.
Per il sindacalista “una simile penalizzazione non è solo illegale, ma inaudita. È sulla base di leggi vigenti, e non per arbitrio, che l’Inps eroga ‘integrazioni al minimo’ e ‘maggiorazioni sociali’ per gli emigrati all’estero, i quali, peraltro, hanno il diritto di partecipare alle elezioni in Italia e lo fanno nonostante la comunità degli italiani all’estero sia stata completamente abbandonata dai governi italiani”.
“Questa pervicace e rozza volontà di fare cassa sulle spalle dei pensionati – aggiunge il sindacalista – è anche la spiegazione della cosiddetta ‘fuga all’estero’ degli italiani in pensione, così come l’ha definita lo stesso Boeri: è davvero eccessivo il peso della tassazione sulla rendita pensionistica da parte del fisco italiano, il quale invece dovrebbe provvedere ad incrementare le detrazioni sulle pensioni per far fronte ai maggiori costi e disagi derivanti dall’età anziana”.
Per il sindacalista “piuttosto l’Inps dovrebbe preoccuparsi che l’importo in euro delle pensioni sia effettivamente corrisposto al pensionato, cosa che spesso non avviene, a causa delle condizioni penalizzanti del cambio applicate dalle banche locali e dalle esose commissioni richieste. Infine non bisogna dimenticare – conclude Mollicone – che tra i pensionati residenti all’estero vi sono anche persone che hanno lavorato per imprese italiane ivi operanti e che hanno quindi tutto il diritto di percepire quanto maturato”.

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Putin ha subito eseguito le promesse agli italiani in Crimea

All'Associazione Italiana a Kerch non è piaciuto che qualcuno abbia messo in dubbio che il decreto di riabilitazione sia stato realmente firmato e che quindi i giornalisti abbiano montato un caso su una promessa e nulla più.
Ma la Russia non è l'Italia e Putin non è Renzi. Chi si è assuefatto alle promesse renziane che restano normalmente lettera morta, ha difficoltà a capire che la promessa di un vero statista è sicura come un assegno circolare.
L'indomani stesso dell'incontro di Putin, accompagnato da Berlusconi, ad Yalta con i rappresentanti della comunità italiana, sul sito del Cremlino è  stato pubblicato il documento ufficiale (VEDI) con il testo emendato (comprendente anche gli italiani di Crimea). La nostra comunità è associata a quelle di origine tartara, tedesca, greca, bulgara e armena e beneficerà di tutta una serie di misure, anche di carattere economico, volte a tuterarne l'identità.

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Il Presidente dell'Inps: "Basta pagare pensioni non contributive agli italiani all'estero"

Cosa ne pensano gli eletti all'estero del PD?
Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, ha un'idea brillante (si fa per dire). Nel presentare il rapporto Inps sulle pensioni all'estero ha detto:
«Perché non smettere di pagare prestazioni non contributive all’estero?».
Boeri si riferisce ai connazionali che risiedono in Paese extra UE, dove, nei 5 Paesi dove risiede la maggioranza dei pensionati (Argentina, Brasile, Australia, Usa e Canada), l’importo annuo delle integrazioni al minimo più le maggiorazioni sociali ammonta a 206,8 milioni di euro.
«Paghiamo così integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali a persone che vivono e pagano le tasse altrove, riducendo il costo dell’assistenza sociale in questi paesi - ha fatto notare Boeri - mentre noi non abbiamo una rete di assistenza sociale di base per chi vive e paga le tasse in Italia». «Si parla spesso di contrasto alla povertà e di reddito minimo e si dice che le risorse non ci sono - ha sottolineato il presidente dell’Inps - Credo che valga la pena di riflettere su questi dati. È paradossale che non si abbiano in Italia strumenti di contrasto alla povertà e che poi si paghi l’assistenza sociale ad altri paesi, dove peraltro non è possibile esercitare controlli utilizzando strumenti quali l’Isee».
Cosa ne pensano gli eletti all'estero del PD? Possono assicurare che il Governo non seguirà il consiglio del Presidente dell'Inps?

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Putin riconosce agli italiani lo status di minoranza deportata

Dopo avere incontrato i discendenti degli Italiani in Crimea, oggi il presidente Vladimir Putin ha mantenuto subito la promessa fatta loro e oggi ha firmato il decreto che riconosce alla comunità italiana lo status di minoranza deportata.
L’incontro con Putin è stato possibile grazie a Silvio Berlusconi. E’ grazie a lui se ora  è stato ufficialmente riconosciuto che gli italiani furono perseguitati e deportati per la sola "colpa" di essere italiani.
Questo potrebbe fra l’altro permetterebbe ai loro discendenti di riavere le loro proprietà allora confiscate oppure un giusto indennizzo.
VEDI ANCHE: Berlusconi porta Putin dagli italiani in Crimea

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I grillini della Svizzera: No ai funzionari dei Patronati nei Comites

Si chiede annullamento dell'assemblea elettiva del CGIE
Comunicato di “Attivisti dei Meetup Amici di Beppe Grillo Svizzera” indirizzato ad Ambasciata d'Italia a Berna, MAECI, COM.IT.ES., Parlamentari della Repubblica Italiana, Giornali di emigrazione in Svizzera e Quotidiani italiani:
Elezioni al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE)
I Meetup Amici di Beppe Grillo della Svizzera, riunitisi in assemblea generale a Berna il 29 agosto, chiedono l'annullamento dell'assemblea elettiva del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE) del 26 settembre a Berna almeno fino all'esclusione definitiva dei funzionari dei sindacati e dei patronati dai COM.IT.ES. e dal CGIE visto :
•    il parere negativo del 21 luglio 2015 di ineleggibilità dei membri dei patronati all'interno dei COM.IT.ES. da parte del MAECI (Ministero Affari Esteri - Servizio Affari Giuridici del Ministero) così come previsto dall'art. 5 co. 4 della legge 286/2003,
•    che il parere, che rimanda ai COM.IT.ES. "la responsabilità e la competenza di deliberare in materia di cause di ineleggibilità o incompatibilità, come previsto dall'art. 7 del DPR 29 dicembre 2003, n. 395" non è rispettato perché non è purtroppo vincolante,
•    i numerosi ricorsi presentati al TAR di Roma.
Firmanono: Gli attivisti dei Meetup Amici di Beppe Grillo della Svizzera
(Ginevra, Losanna, Berna, Zurigo, Lugano), Gianluca Brunero (Meetup Barcelona), Nadia Sotiriou (Meetup Monaco di Baviera), Aldo Spuri (Meetup Europa), Ferruccio Cittadini (Meetup Europa), Guido Roncalli (Meetup Europa), Diego Ciccarone (Meetup Europa), Jessica Oppedisano (Meetup Londra), Roberto Caterisano (Meetup Cutro (KR)), Osanna Cremonesi (Meetup Mantova), Francesco Cosentino (Meetup Aprilia), Michele Mazzavillani (Meetup Europa), Marco Fonzi Cruciani (Meetup Europa), Pierluigi Merlin (Meetup Europa), Francesco Attademo (Meetup Europa), Massimiliano Pizzato (Meetup Europa)

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Berlusconi porta Putin dagli italiani in Crimea

IL COMUNICATO DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA A KERCH

Lodevolissima iniziativa di Silvio Berlusconi che ha portato il premier russo Vladimir Putin ad incontrare rappresentanti dell’Associazione Italiana a Kerch, che raggruppa i discendenti dei connazionali sterminati da Stalin.
Una numerosa e laboriosa colonia di italiani, arrivati nell' Ottocento perchè chiamati a coltivare la terra, ormai perfettamente integrati subirono una tremenda deportazione nel 1942 per ordine del dittatore comunista. Migliaia morirono di stenti e di freddo durante il viaggio su carri bestiame in quello che è conosciuto come l'olocausto sconosciuto degli italiani in Crimea. (Guarda video)
I sopravvissuti finirono nella steppa del Kazakistan a - 20/30 gradi senza vestiti pesanti, senza case per ripararsi, senza legna da ardere, alla mercè dei lupi. Pochissimi, dopo la morte di Stalin, poterono ritornare a Kerch.
Putin ha promesso ai circa 300  discendenti lo status di perseguitati politici, che  permetterebbe loro di riavere le loro proprietà allora confiscate oppure un giusto indennizzo.
Molti di loro vorrebbero gli venisse riconosciuta la cittadinanza italiana, ma lo Stato italiano è sempre stato sordo alle loro richieste perchè non accompagnate dalla documentazione necessaria, inutile continuare a spiegare che quando i nonno e padri furono prelevati dalle loro case non ebbero certo il tempo di mettersi in tasca i documenti.
Lo hanno fatto presente anche in questa occasione a Berlusconi che ha promesso il suo interessamento.

LEGGI ANCHE: L'emigrazione italiana in Russia

Ecco il comunicato dell'Associazione:

Una nostra delegazione guidata dalla presidente Giulia Giacchetti Boico e composta dal deportato Natale De Martino e da Vova Fedosov (famiglie Fabiano e Binetto) e Igor Fedorov (famiglia Ferri) ha avuto il grande onore di poter parlare con il presidente Vladimir Putin e con il presidente Silvio Berlusconi. Un incontro informale, in un caffè di Yalta, durante il quale abbiamo potuto parlare di noi e raccontare la nostra storia a due interlocutori così importanti che hanno mostrato una grande attenzione.
Sapete tutti che uno dei nostri principali problemi è quello del mancato riconoscimento dello status di minoranza deportata, che ci consentirebbe sia una riabilitazione davanti alla Storia – perché siamo stati vittime innocenti di una persecuzione – sia di poter beneficiare di alcuni piccoli vantaggi di carattere economico che per i nostri anziani sarebbero di grande aiuto.
Un obiettivo che abbiamo inutilmente inseguito per tanti anni, non trovando mai l’interlocutore giusto, e che ora, per impegno personale del presidente Putin, sarà presto raggiunto. Il presidente Putin ci ha infatti promesso che il decreto sulle minoranze perseguitate del 21 aprile 2014 sarà riscritto includendo anche quella italiana, che quindi verrà ufficialmente e pienamente riabilitata!
Il presidente Berlusconi ha parlato a lungo con Natale De Martino, facendosi raccontare la storia della sua deportazione e informandosi poi sulle attività dell’associazione Cerkio e sulla conoscenza della lingua italiana tra di noi.
Ai nostri illustri ospiti abbiamo regalato copia dei libri e dei cataloghi della mostra, in russo e in italiano.
Quello che ci ha colpito è stata l’atmosfera assolutamente distesa e amichevole di questo incontro, organizzato su iniziativa del presidente della Crimea Serhgiei Aksionov e del suo vice Ruslan Balbek, che ringraziamo di cuore per questa opportunità unica che ci è stata offerta e per l’amicizia e la collaborazione concreta che abbiamo sviluppato in questi ultimi giorni.

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Giacchetta condannato a 9 anni di carcere

Per la maxi truffa ai pensionati italiani dell'ex direttore del patronato INCA
Antonio Giacchetta, ex direttore del patronato "INCA-CGIL Svizzera, è stato condannato oggi a nove anni di detenzione per una mega-truffa ai danni di pensionati italiani dal Tribunale distrettuale di Zurigo. Due agenti in borghese lo hanno preso subito in consegna subito dopo la lettura della sentenza e lo hanno accompagnato in carcere.
Giacchetta è stato riconosciuto colpevole di aver sottratto a 76 connazionali 12 milioni di franchi. In veste di direttore del patronato che dipende dalla CGIL, il condannato ha gestito fra il 2001 e il 2009 le prestazioni previdenziali affidategli da 250 suoi connazionali, per una somma complessiva di 34 milioni di franchi.
Il tribunale zurighese ha seguito fino in fondo le richieste della pubblica accusa malgrado la difesa si fosse invano battuta per una riduzione della pena a 4 anni e mezzo.
In base alla sentenza, Giacchetta dovrà rimborsare i soldi sottratti ai suoi connazionali e una volta scontata la pena dovrà lasciare la Svizzera.
Il Giacchetta ha dichiarato che le somme truffate sono state da lui usate per acquistare orologi di lusso, pagare prostitute e - come ha sostenuto l'imputato in aula - mantenere cinque amanti avute contemporaneamente mentre viveva separato dalla moglie.  Eppure guadagnava circa 8.000 franchi al mese e nel 1997 aveva vinto 750.000 franchi al Lotto svizzero. Il presidente della corte ha calcolato che per un periodo di nove anni, Giacchetta ha speso in media 45'000 franchi al mese. Ha agito con grande egoismo e senza il minimo scrupolo", ha affermato il giudice leggendo la sentenza.
Rivolgendosi ai 64 connazionali che hanno preso parte al dibattimento in qualità di vittime, Antonio Giacchetta aveva detto: “Trovo ripugnante quello che ho fatto”. Gli aveva replicato uno di loro: “vogliamo indietro i nostri soldi, non le tue scuse”.
Ora, perchè giustizia venisse fatta al 100%, bisognerebbe che venissero celebrati altri due processi.
Uno a quelli ignobili individui che in questi anni hanno fatto girare la voce che molti pensionati fossero d'accordo a consegnare i loro soldi al Giacchetta perchè li facesse fruttare.
Ed uno all'INCA/CGIL di Roma per responsabilità oggettiva. L'INCA Svizzera è già stata condannata da tempo ma si è dichiarata fallita ed ha chiuso la sua rete per non rifondere i danni.
Commentando la vicenda il Corriere del Ticino scrive: "Il patronato INCA opera su incarico del Ministero italiano del lavoro e sul suo sito internet si presenta con lo slogan: "Previdenza, cittadinanza lavoro: ovunque ti trovi, INCA difende i tuoi diritti". Facile quindi immaginare la reazione delle persone rimaste vittime del raggiro, molte quali si erano rivolte all'organizzazione che dipende dal sindacato perché avevano difficoltà con il tedesco".

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Italiano all’estero vuole donare 2 milioni di euro alla sua città di provenienza ma lo trattano male

CRONACHE DAL PAESE DEI CACHI
Giuseppe Giuffrè, detto Pippo è nato a Ragusa ma è residente dal 1958 a Brooklyn, dove ha fatto fortuna con un'attività nel settore delle concessionarie automobilistiche.
Nel suo cuore c’è sempre stata la sua città di provenienze e recentemente ha deciso di donare 2 milioni di dollari all'Azienda sanitaria di Ragusa per comprare apparecchiature mediche e migliorare i servizi del nuovo ospedale Giovanni Paolo II. Qualche mese fa c’è stato un primo incontro fra il legale di Pippo  Giuffré, l'avvocato Michele Sbezzi, e il manager dell'Asp, Maurizio Aricò.
Nei primi giorni di agosto avrebbe dovuto esserci il secondo incontro (questa volta presente Mr. Giuffrè) per definire la donazione. Sicuramente gli avranno organizzato un'accoglienza trionfale con tappeto rosso e banda musicale - direte voi. Ma quando mai: gli hanno detto: "Si sieda lì e aspetti". Racconta l’Avv. Sbezzi : “Siamo stati fatti accomodare in una sala d'attesa rovente e abbiamo atteso per molto tempo, finché il signor Giuffrè non si è seccato e ha deciso di andare via”.
Resosi conto della frittata, il potentissimo direttore generale dell'Asp, Maurizio Aricò, che conferma la vicenda, cerca di giustificarsi:  "Li ho accolti e fatti accomodare nella sala d'attesa, aspettando che arrivasse il legale dell'Asp che si trovava in Tribunale, circa 700 metri di distanza. Il tempo di arrivare e loro erano spariti. Non sono riuscito a rintracciarli. Sono davvero rammaricato per quanto successo”.
Già qualche anno fa la famiglia Giuffré  aveva manifestato l'intenzione di finanziare un centro polivalente nel quartiere Carmine a Ragusa, una zona disagiata, ma il progetto si arenò per difficoltà burocratiche.

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