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Italiani nel Mondo

Svizzera italiana, Ticino e Grigioni penalizzati dalla politica degli eletti all'Estero

In Svizzera sono centinaia di migliaia gli italiani residenti con regolare permesso di soggiorno ma la comunità italiana pur essendo la più vicina alla sua stessa Patria rimane spesso disunita in tutte le forme di aggregazione conosciute.
Il gioco sporco portato avanti per rintracciare italiani che abbiano contatti con molti residenti con passaporto tricolore è stato sottile ed impercettibile ma nel contempo devastante ed irrisorio se è al benessere dei residenti che vogliamo fare riferimento.
Il lavoro svolto sul territorio dai nostri rappresentanti nel Governo è risultato alla fine non degno di nota ma ancor peggiore è la visuale che si prospetta per le prossime elezioni popolari quando, a quanto pare, gli italiani residenti in Ticino, come quelli in tutto il mondo, dovranno recarsi personalmente nei Consolati di appartenenza per poter esprimere il proprio diritto di voto, non tenendo in conto gli anziani che sono circa il 50% dei residenti italiani , i malati ma ancora peggio chi si trova a decine di chilometri da Lugano, unico Consolato rimasto in funzione dopo la chiusura dei rispettivi consolati di Locarno e Bellinzona.
Gli italiani all'estero hanno sempre e solo dato tanto, quando si recano in Italia per le vacanze, quando aiutano economicamente familiari ed amici o quando creano realtà che portano in trionfo il Made in Italy ma a tanta generosità si è contrapposta la lenta ma ormai inesorabile estinzione di diritti e servizi.
Chiudere i Consolati per poi decidere di far esprimere il voto degli elettori solo all'interno delle strutture rimaste attive è solo un gioco astuto per ridurre il numero dei votanti a quelle persone che realmente sono in condizione di raggiungere i consolati.
Vorrei, in fine aggiungere che il lavoro svolto dalla comunità italiana nei secoli , qui in Ticino ma anche in tutta la Svizzera, è stato il metodo attraverso il quale si sono potute creare strade, costruzioni di ogni sorta, attività di ristorazione e manodopera di ogni genere sempre e solo perchè l'Italia non sa mantenere il rapporto di lealtà che il primo articolo della nostra Costituzione sancisce ossia che lo Stato sia e debba essere fondato sul lavoro.
Il Movimento Associativo Italiani all'Estero, rappresentato degnamente dal suo Presidente on. Ricardo Antonio Merlo, e dai coordinatori a partire da Gian Luigi Ferretti coordinatore europeo per poi passare a tutti i coordinatori territoriali in Europa, ha dimostrato e dimostra di non essere presente solo quando si deve richiedere il voto ma sopratutto quando ci sono problemi che la comunità italiana ha urgenza di esprimere ed è infatti per questo motivo che il 22 febbraio 2014 ci sarà un'assemblea del MAIE proprio a San Gallo, prossima città della Svizzera a veder presto scomparire il Consolato esistente e ben funzionante.
Tra i consolati che chiudono, gli eletti nella circoscrizione Europa che non si fanno mai vivi da queste parti se non per incontrare gli italiani del loro partito di appartenenza e la Lega dei Ticinesi che di dialogo costruttivo con Roma sembra non volerne nemmeno parlare, la situazione è veramente di conflitto interiore e pubblico, poi arriveremo al voto, speriamo presto, senza avere nessuna garanzia che tutti possano esprimere il proprio voto con certezza.
Come coordinatore del MAIE nel CantonTicino mi ritengo letteralmente disgustato sia dai rappresentati eletti nella circoscrizione Europa che dai partiti di cui loro sembra siano semplici soldati senza gradi, ricordo agli eletti che negli ultimi 10 anni non è stata mai proposta con successo nessuna legge che difenda gli italiani che vivono e lavorano al di fuori dei confini nazionali.
Un messaggio di grande stima e di dovuta riconoscenza va comunque inviato anche all'on. Mario Borghese che assieme al Presidente del MAIE on. Ricardo Antonio Merlo sono e saranno presenti anche in Europa ogni mese in paesi diversi svolgendo con umiltà e perseveranza intellettuale il compito che gli eletti in Europa trascurano o addirittura rifiutano di fare. Il Ticino si prepara  ad ospitare nel mese di Ottobre la prima visita del MAIE in Ticino avendo quindi dato priorità,mese per mese,  a tutti gli altri Stati che chiedevano ed hanno ottenuto senza difficoltà la loro importante presenza fisica in loco.

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Italiani all'estero: Si stava meglio quando si stava peggio?

DINO NARDI* - Sarà certamente una casualità tuttavia non si può negare che dal 2006, ovvero con l'entrata in Parlamento in Italia di sei senatori e dodici deputati eletti dagli emigrati italiani nella Circoscrizione Estero, è stato tutto un crescendo di penalizzazioni in qualsiasi ambito riguardi gli italiani residenti all'estero: dalla mancata approvazione di accordi bilaterali di sicurezza sociale (nuovi o da rinegoziare) con Paesi di forte presenza di emigrazione italiana, alla riduzione di finanziamento destinato a garantire un minimo di assistenza ai nostri emigrati indigenti che vivono in Paesi privi di qualsiasi protezione sociale; dai tagli al finanziamento dei corsi di lingua e cultura italiana, alla contestuale riduzione del contingente degli insegnanti italiani di ruolo destinati all'estero; dalla fiscalità sulla casa (prima con l'ICI, poi con l'IMU ed ora con la IUC) che ha penalizzato e continua a penalizzare gli iscritti all'Aire proprietari di una abitazione in Italia, al drastico e continuo dimagrimento della rete consolare italiana in particolare in aree dove risiedono importanti comunità italiane.
A quest'ultimo proposito, basti ricordare quello che è accaduto in Svizzera dove, chiusura dopo chiusura, adesso (dopo quelle recentissime delle Agenzie consolari di Neuchâtel, Sion e Wettingen), buon ultimo,toccherà anche al Consolato di San Gallo. Una rete consolare che in Svizzera, ancora qualche lustro fa, contava su ben 22 Uffici mentre oggi i 560'000 italiani che vivono nella Confederazione avranno a disposizione solo la Cancelleria consolare di Berna, il Consolato di Basilea ed i Consolati Generali di Ginevra, Lugano e Zurigo. Con buona pace degli emigrati italiani che vivono in Engadina che dovranno impiegare alcune ore di viaggio in treno per raggiungere il Consolato Generale di Zurigo, oppure di quelli che vivono nell'Alto Vallese che, per raggiungere un Ufficio consolare, dovranno recarsi non più a Sion o Losanna (chiusi entrambi nel giro di circa un paio d'anni) bensì a Ginevra all'estrema punta occidentale della Confederazione, praticamente in Francia!
Naturalmente i diciotto parlamentare eletti all'estero, perlomeno quelli del Partito Democratico, sia alla Camera dei Deputati che al Senato, si sono dati molto da fare per difendere gli interessi del loro elettorato. Per esempio: hanno ottenuto la possibilità per gli emigrati di vedersi rilasciare la Carta si identità italiana pure dalla rete consolare (anche se è un documento che serve solo per circolare in Europa); hanno difeso i diritti sindacali dei contrattisti consolari; hanno sostenuto l'opportunità di privilegiare l'impiego di personale locale sia nella rete consolare che nei corsi di lingua e cultura; hanno cercato di impedire la chiusura di molti Uffici consolari ed hanno anche battagliato in parlamento sulla fiscalità della casa affinché le abitazioni in Italia degli iscritti all'Aire fossero pure considerate prime case. Infine, è attualità di questi giorni, nella Legge di stabilità per il 2014 hanno recuperato ulteriori cinque milioni di euro a favore delle politiche per gli italiani all'estero, così suddivisi: 2 milioni per le elezioni per il rinnovo dei Comites e del CGIE, 1 milione per gli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana, 600 mila euro per l'assistenza agli indigenti, 200 mila euro per il Museo dell'emigrazione italiana, 200 mila euro per le agenzie di stampa specializzate per gli italiani all'estero ed 1 milione a favore della stampa italiana all'estero.
Purtroppo, nel complesso, i risultati sono stati quelli che tutti noi conosciamo, cioè molto deludenti rispetto alle aspettative degli emigrati, ma non certamente a causa degli eletti all'estero e quindi guai a pensare o dire, come fanno certuni, "si stava meglio quando si stava peggio" e cioè prima del voto all'estero.
La verità è che ormai nel Paese, in Italia, da un lato, si sono sfilacciati o addirittura persi gli stretti vincoli parentali di un tempo con gli italiani all'estero e, dall'altro, i problemi posti dall'immigrazione in Italia e la stessa crisi economica, hanno fatto si che dell'emigrazione se ne freghino tutti (lo abbiamo visto anche con le recenti dichiarazioni dello stesso ministro Emma Bonino e da alcuni commenti dei media italiani rispetto al recupero di cinque milioni di euro nella legge di stabilità 2014 a favore delle politiche per gli italiani all’estero). Anzi, gli italiani all'estero sono ormai visti come dei privilegiati per cui anche nel parlamento italiano, salvo qualche rara eccezione, a nessuno, che non sia un eletto all'estero, interessa dei problemi degli emigrati. Da qui la difficoltà per i diciotto parlamentari della Circoscrizione Estero di trovare sostegno, spesso perfino nei loro stessi partiti di appartenenza, alle loro istanze e richieste a favore degli iscritti all'Aire. L'unica possibilità che potrà riportare in Italia una nuova attenzione ed una soluzione ai problemi degli italiani all'estero sarà, a mio avviso, la nuova emigrazione (quella dei trolley, per intenderci) - che ormai da alcuni anni sta, purtroppo, riprendendo alla grande - quando anch'essa si renderà conto che, vivendo all'estero, avrà nei confronti dell'Italia gli stessi identici problemi della vecchia emigrazione (funzionalità dei servizi consolari, scuola italiana per i figli, fiscalità sull'abitazione in Italia, ecc. ecc.) e quindi, per cercare di risolverli si ritroverà a dovere far fronte comune con la vecchia emigrazione ed impegnarsi nei loro stessi organismi di rappresentanza (associazionismo, Consulte regionali,Comites e Cgie) che, per il momento, si guarda bene dal frequentare. Una nuova emigrazione che, proprio perché recente, probabilmente troverà oggi più sensibilità ed ascolto nel Paese come avveniva per la vecchia emigrazione sino a qualche lustro fa. Tanti, tantissimi auguri per il 2014 e per il futuro degli italiani all'estero, vecchi e nuovi!
*Coordinatore UIM Europa e membro CGIE

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Il voto all'estero e la "scarsa partecipazione"

Sample image In democrazia l'importante è dare a tutti la possibilità di votare, poi voti chi vuole. Così è stato nella capitale della democrazia mondiale.
Noi in Italia abbiamo uno strano concetto, solo da noi ci sono i referendum (esclusivamente abrogativi) che sono ritenuti nulli se non votati da più dal 50% degli elettori.
Il 24% di New York è all'incirca la percentuale di partecipazione al voto degli italiani all'estero. E non è una cifra da poco se consideriamo le ripartizioni esageratamente estese che non permettono la conoscenza dei candidati, le listre elettorali strapiene di erorri, la scarsisima informazione, la macchinosità delle procedure e uno spoglio a dir poco scandaloso.
Eppure i fautori del voto all'estero sono terrorizzati dalla "scarsa partecipazione" e tanti errori/orrori della legge Tremaglia sono proprio dovuti a questo terrore e chi il voto all'estero lo vorrebbe abolire adduce come argomento principe appunto la "scarsa partecipazione".
L'anno scorso i francesi all'estero hanno eletto per la prima volta 11 deputati, in alcune circoscrizioni anche con una partecipazione ad una sola cifra; eppure nessun politico, nessun commentatore, nessun giornalista d'oltralpe ha parlato di "scarsa partecipazione". D'altronde in Francia hanno un organismo omologo del nostro Cgie, che costa più di quattro voilte tanto, ha molti più consiglieri di nomina govvernativa ed elegge ben 12 senatori senza che qualcuno si faccia venire il mal di pancia nè inpatria nè nel mondo.
A proposito di Cgie, da noi Comites e Cgie sono stati imbalsamati e da troppi anni non si è permesso il loro rinnovo adducendo ora l'una e ora l'altra scusa. Finalmente è stato deciso che nel 2014 ci saranno le elezioni, ma per ragioni economiche solo in seggi nei Consolati e per internet. E subito stanno salendo al cielo gli ululati di chi paventa la "scarsa partecipazione", ma si rendano conto una buona volta conto che l'importante è votare.  E voti chi vuole, come a New York.

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L'unione fa la forza, solo la proposta di Merlo può giovare agli italiani nel mondo

Gli eletti del MAIE hanno lavorato bene. Alla fine non solo non verranno chiuse le due agenzie consolari di Moron e di Loma de Zamorra, ma neppure chiuderà nessuna delle sedi in Sud America, da dove provengo il Sen. Zin e gli onorevoli Merlo e Borghese.
Il fatto è che il loro voto non è scontato come lo è invece quello degli altri parlamentari della Circoscrizione estero, ad esempio della politicizzata ripartizione Europa, quella, per intenderci, dove il MAIE, appena nato, non è riuscito ad eleggere un suo rappresentante.
Qui chiudono gli sportelli consolari di Innsbruck, Chambery, Grenoble, Norimberga, Digione, Manchester, Saarbrucken. Chiudono gli Istituti di Cultura di: Lione, Lussembrugo, Salonicco e Stoccarda nonché le sezioni distaccate degli IIC di  Wolfsburg, Francoforte sul Meno, Vancouver, Ankara, Grenoble, Innsbruck.
A parte Vancouver, tutte le altre località sono della ripartizione Europa della Circoscrizione estero, quella, per intenderci, dove il MAIE, appena nato, non è riuscito ad eleggere un suo rappresentante.
Ma in fondo se la sono cavata anche gli Stati Uniti e Australia/Sud Africa dove il MAIE ha dimostrato di avere una notevole forza elettorale.
I parlamentari-soldati di partito non sono riusciti a farsi rispettare, ma neppure a farsi prendere sul serio. I loro compagni di partito gli hanno votato una quantità impressionante di inutili ordini del giorno. Questo vale sia per quelli del Pd che per i montani o post-montiani.
D'altronde chi si preoccupa di chi si sa che, sempre e comunque, alfine voterà esattamente come comanda il partito?
Nel comunicato a firma Onorevoli  Garavini, La Marca  e Porta (tutti e tre deputati del PD) si avverte tutta la loro frustrazione. Partono dalla premessa "Pur dovendo fare i conti con le drammatiche restrizioni finanziarie cui l’Italia deve soggiacere, queste scelte rappresentano probabilmente tutto quanto era possibile fare nelle condizioni date. Nessuno può far finta di non sapere che l’Italia, in sei anni di crisi, ha perduto il 9% del PIL e ha visto aumentare la disoccupazione del 5,5%. …" e uno si aspetta che per loro la soluzione sia il taglio degli sprechi, dalla auto blu agli enti inutili, invece la conclusione è la constatazione e la sostanziale accettazione del fatto che "le politiche per gli italiani all’estero hanno naturalmente risentito della difficile situazione generale".
Insomma i tre sono costretti a confessare: "Non nascondiamo di avere anche qualche serio motivo di rammarico. La mancata equiparazione alla prima casa dell’abitazione dei cittadini italiani all’estero, conseguenza ancora una volta della mancanza di risorse sufficienti, resta un principio sacrosanto sul piano dell’equità che continueremo a sostenere senza arretramenti e senza rassegnazione. La mancata previsione delle risorse per le detrazioni per carichi di famiglia di chi lavora all’estero ma produce reddito in Italia, inoltre, è un atto di vistosa ingiustizia verso persone che fanno tutto il loro dovere nei confronti del fisco italiano e non si vedono, invece, riconosciuto un loro elementare diritto. Anche su questo piano continueremo a tenere aperta la questione". Chissà che vorrà dire "tenere aperta la questione" a questo punto, forse un'altra valanga di inutili ordini del giorno?
In chiusura però arrivano alla conclusione logica: "Lo spazio che in questo ancora difficile percorso ci sarà per gli italiani all’estero va conquistato giorno per giorno, con determinazione e unità d’intenti tra tutte le rappresentanze democratiche delle nostre comunità.". Perché tutti e tre non sono certo degli stupidi, tutt'altro, e quindi si rendono conto che occorre un' "unità d'intenti" da parte degli eletti all'estero. Peccato che non abbiano il coraggio di svincolarsi dalla loro appartenenza partitica per accettare la proposta lanciata dal Presidente del MAIE, On. Merlo, di costituire gruppi parlamentari di tutti gli eletti all'estero sia alla Camera che al Sento, che attraggano anche quegli eletti in Italia che hanno a cuore le sorti degli italiani all'estero.
Scrive giustamente Mariano Gazzola, Coordinatore del MAIE in Argentina: "La realtà ci insegna che non sono i Comitati, bensì i Gruppi Parlamentari a decidere la continuità o no di un Governo, a influenzare l’agenda e le decisioni Governative e parlamentari, a far prendere determinate decisioni al governo di turno. Oggi al Senato, il Governo ha una maggioranza risicata. L’importanza di avere un Gruppo di Senatori che dia o meno il sostegno al Governo a secondo della sussistenza o meno di una politica favorevole alle nostre comunità sarebbe vitale. Costituire alla Camera e al Senato dei Gruppi parlamentari degli italiani all’estero, che coinvolgano parlamentari eletti in Italia che condividano con noi  la convinzione che le nostre comunità rappresentano una risorsa per l’Italia, è una strategia innovativa che, soprattutto in questa fase politica, potrebbe modificare la storia e l'atteggiamento della classe politica 'romana' verso di noi. Solo così  potremo avere dei risultati concreti e addirittura sopravvivere all’attacco di chi vuole togliere agli italiani all’estero la rappresentanza politica nel Parlamento Italiano". E così è. Lo ha dimostrato la vicenda delle chiusure e la questione irrisolta dell'IMU sulla case degli emigrati.

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Uomini e quaquaraquà

Sample image Franco Santellocco* - In periodo di crisi fioriscono teorie e proposte per far fronte alla mancanza di risorse finanziarie. Il mondo degli italiani all’estero non sfugge a tale esercizio, il cui capo fila è senza dubbio il Senatore Micheloni, che per primo ha intrapreso un guerra privata contro il MAE per gli sprechi di cui sarebbe responsabile, in particolare nel settore dell’impiego e delle retribuzioni del personale in servizio all’estero, privando così di risorse le attività a favore dei connazionali.
Ai primi di ottobre ha depositato un disegno di legge dal titolo “Delega al Governo per il riordino e l'adeguamento della rete diplomatica e consolare italiana nel mondo e per il rafforzamento dei servizi per l'economia e per i cittadini italiani all'estero" controfirmato per il momento da 22 Senatori, in gran parte compagni di partito, alcuni eletti all’estero, fra cui spicca la presenza del Senatore Zin, eletto nel MAIE.
E’ augurabile che i risparmi miracolosi annunciati nel testo di presentazione del ddl. ed i calcoli effettuati rispondano al vero e siano meditati, poiché in una recente trasmissione su “Youdem” il Ministro Belloni ha messo in luce, documenti alla mano, che le informazioni di cui il Senatore é in possesso sono insufficientemente documentate e parametrate in maniera scorretta ed incompleta. Di recente, poi, il Senatore Micheloni ha richiesto l’insediamento di una Commissione parlamentare di inchiesta sui costi di funzionamento connessi agli interventi per la Cooperazione allo sviluppo
Da ultimo, secondo quanto riportato da “L’Italiano”, alcuni esponenti del MAIE (Ferretti, Sorriso e Pinna) si sono esercitati, nel corso del recente Comitato di Presidenza del CGIE, nella ricerca di soluzioni alle difficoltà economiche che affliggono il MAE, sposando la proposta di abolizione delle Ambasciate italiane negli Stati della Comunità europea, contenuta in un articolo apparso sullo stesso quotidiano. Un suggerimento allettante, sostenuto da autorevoli consiglieri del CGIE e lettori del giornale, che ne hanno proposto l’adozione in un documento da sottoporre alla prossima Assemblea plenaria. Il progetto, tuttavia, a quanto se ne sa, non è condiviso dagli altri partners europei e non tiene conto del fatto che la Comunità ha solo una politica monetaria in comune, ma politiche fiscali, industriali, agricole, commerciali, di difesa, diverse da Paese a Paese.
E’ pur vero che i Ministri parlano direttamente più spesso che nel passato, non certo per evocare il menù del giorno, ma per discutere di reciproci interessi nazionali che debbono essere trattati sulla base di informazioni e documenti che solo una rete consolidata di relazioni, di conoscenze, di preparazione può offrire. Alcuni anni fa un referendum approvò l’abolizione del Ministero dell’agricoltura, pilastro della politica comunitaria, che, nell’interesse del Paese, dovette essere ricostituito sotto altro nome, mettendo in luce che utopia e fantasia non possono guidare la politica di un Paese.
Stupisce che in questa sagra di ricerca di risorse non sia mai stato acceso un faro sulla utilità di 178 (centosettantotto) Rappresentanze regionali all’estero, per un costo stimato da “Il Sole 24 ore” di oltre 20 milioni di euro di denaro pubblico, sui criteri di scelta del personale e sulla sua qualificazione. E’ possibile che la struttura del MAE debba essere riformata, ma l’augurio è che tale riforma sia studiata e proposta da quella punta dell’isberg rappresentata da funzionari capaci e di grande levatura intellettuale, la cui presenza è riconosciuta dallo stesso Senatore Micheloni e non da improvvisatori politici, attenti più agli interessi del partito che a quelli dell’Italia.
Nei Paesi in cui diritti umani, certezza delle leggi, autonomia della magistratura sono una utopia il personale di Ambasciate e consolati è ancora un punto di riferimento e spesso un’ancora sicura.
E’ tempo di sacrifici e contemporaneamente di ricerca di nuovi mercati. La Francia, la cui comunità estera è circa un terzo di quella italiana, ha 2 consolati in Svizzera, 1 in Argentina, 1 in Australia, ma 7 in Cina e 5 in India. Gli italiani all’estero hanno pagato un duro prezzo e forse non hanno finito di pagarlo,. I partiti che hanno funzioni di guida delle comunità hanno l’onere di spiegare l’azione di un governo che sostengono in Parlamento, di guardare alla presenza italiana nel mondo, anziché cavalcare la tigre del populismo, cioè l’arte di “vellicare il piagnisteo, alimentare il livore, il rancore, la frustrazione, rinfocolare il falò della rabbia che tutto brucia senza distinguere il capace e l’incapace, l’innocente ed il colpevole, il meritevole ed il barone” e della demagogia. Gli esponenti delle comunità hanno la gravosa responsabilità di scegliere fra la ricerca di una nicchia in vista delle elezioni e gli interessi nazionali e di tutti gli italiani all’estero, ovunque essi siano, non solo nelle grandi, ma anche nelle minuscole comunità sparse nei vari continenti. Una scelta certamente difficile, ma sicuramente responsabile. C’è differenza fra uomini e quaquaraquà.  
*Presidente V^ Commissione “Cooperazione, Formazione, Impresa, Lavoro” – Segretario Generale A.I.E.

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Lo scrutinio delle schede elettorali della Circoscrizione Estero esige rispetto

Comunque sarà cambiato il voto all'estero, la fase più importante sarà sempre lo spoglio                 
GEROLAMO DE PALMA (Lugano) - Semplicemente sbalorditivo per me assistere a determinate vicende verificatesi durante lo scrutinio della circoscrizione estero, obbligatoria la mia denuncia di maggiore considerazione e di un metodo molto più sicuro, altrimenti votare e non votare risulterà una sottigliezza di poco conto.
In quegli stanzoni senza aria condizionata, senza acqua potabile se non a pagamento ed in quantità comunque non sufficiente per circa 4000 scrutinatori e senza che chi fosse designato al controllo fosse di ronda tra i seggi,  le imperfezioni erano all’ordine del minuto.
I seggi erano letteralmente contigui uno all’altro, gli addetti spesso non sapevano come comportarsi e prendevano delle iniziative personali per decidere se annullare o meno una scheda, molte venivano scartate pur essendo in parte valide e molte altre pur se valide scartate per personale appartenenza politica.
Vergognoso l’atteggiamento di paura verso chi come me era stato chiamato a verificare la trasparenza delle operazioni  ed in alcuni casi addirittura incredibile vedere che durante lo scrutinio l’appartenenza politica di presidenti e scrutinatori era enunciata con orgoglio e perseveranza, palpabile la non imparzialità nelle decisioni.
Non ha senso impegnarsi in tutta Europa se poi sono gli altri a decidere il voto da noi espresso, non ha motivo di essere perseguito questo metodo, non è democratico scegliere scrutinatori e presidenti in base solo alla loro appartenenza politica.
Mi appello alla legalità, al rispetto della volontà popolare, al bisogno di trasparenza e verità dovuta verso chi vive all’estero e deve esprimersi con grande difficoltà e assenza di controllo.
L’Italia ha tanti figli tutti con i medesimi diritti, dentro o fuori il suo grembo materno siamo tutti italiani e tutti alla ricerca di una Italia quantomeno credibile e affidabile.

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E' anche colpa dei truffati di Zurigo se il CGIE non vuole trattare la loro vicenda

MARCO VIGLINO (Zurigo) - E dunque il Cgie si è rifiutato ancora una volta di interessarsi alla vergognosa vicenda dei pensionati truffati a Zurigo.
Il Segretario generale ha bloccato chi chiedeva, se non di stigmatizzarla, almeno di discuterne. Neppure quello.
Le istituzioni le fanno gli uomini. Questi Comites e questo Cgie sono fatti dalle persone che sono state elette. E, molto probabilmente, i truffati alle ultime elezioni hanno votato per la sinistra nelle elezioni del Comites di Zurigo, che poi ha eletto i rappresentanti svizzeri al Cgie. Quella sinistra che ha stravinto e che oggi è in maggioranza sia nel Comites di Zurigo che nel Cgie.
Chi sceglieva di rivolgersi all'INCA/CGIL faceva una scelta ben precisa anche di natura politica. Probabilmente, essendo ammiratore del PD, sceglieva il patronato del PD, che sicuramente poi lo "consigliava" in occasione delle elezioni.
Ma quando gli anziani compagni si sono ritrovati buggerati dal direttore dell'INCA/CGIL nella sede dell'INCA/CGIL, la sinistra li ha subito scaricati abbandonandoli al loro destino.
Però, anche grazie al loro voto di allora, oggi ci ritroviamo con questo Cgie.
Di chi la colpa se non si riesce a fare interessare questo organismo alla vergognosa vicenda? Qualcuno ha detto che la colpa è dei Consiglieri di minoranza che sono stati incapaci senza tenere conto che essi devono ogni volta cozzare contro il muro granitico di quella stragrande maggioranza che i pensionati truffati hanno contribuito ad eleggere. Un classico esempio delle vittime che hanno eletto il loro carnefice.

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Sedotti e abbandonati: Truffati - Inca/Cgil - Cgie

ALBERTO BRUNO - Cinquanta anni fa il regista Pietro Germi portava sugli schermi il film "Sedotta e abbandonata", una vicenda di sesso, di onore e di famiglia nel profondo sud. Ma la seduzione e l'abbandono, nella storia, ha riguardato anche i nostri emigranti, venduti e truffati da persone senza scrupoli, desiderose di lucrare sul sudore, sulle fatiche e sui calli alle mani degli onesti lavoratori.
Gian Antonio Stella ha pubblicato vari libri sulle avventure tragiche della nostra emigrazione, dipanate sul filo rosso del dolore commovente di quanti, pur di cercare fortuna ed un futuro migliore per i propri figli, non hanno esitato a vendere le poche cose (un asino, una mucca, un aratro e qualche sacco di grano) per comprare il biglietto e sfidare l'oceano su navi lazzaretto e vecchie carrette (molte affondarono come capita in questi giorni ai trafficanti di carne umana del nord Africa). Alcuni poveretti, sprovveduti e analfabeti, imbarcati con la promessa dell'America, furono volgarmente truffati. La barca dopo aver circumnavigato la Sicilia li abbandonò su una spiaggia, non lontana dal punto di partenza, illudendoli di averli scaricati nella terra promessa. Altri ancora, cui era stata promessa una destinazione in una fiorente piantagione attrezzata con abitazioni e acqua corrente, furono abbandonati sulla costa brasiliana  senza viveri, senza riserve, senza risorse e furono ben presto decimati dalla fame, dalla sete e dalle malattie.
Oggi la truffa è ancor più raffinata. Accade in Europa e si avvale di strutture con tutti i crismi dell'ufficialità come è capitato a un centinaio di pensionati a Zurigo.
La vicenda del caso Giacchetta dell'Inca-CGIL di Zurigo è troppo nota per essere qui raccontata di nuovo. Questo giornale è stato l'unico organo di informazione a farne una bandiera per denunciare non solo il truffatore, ma l'ignavia di quanti per dovere istituzionale avrebbero avuto il compito di proteggere le vittime. Più recentemente grazie alle sue insistenze se ne è occupato persino il terzo canale della TV di Stato con la trasmissione "Mi manda Rai Tre".
Il nostro Ferretti ha qualche giorno fa rivolto una lettera aperta ai consiglieri del CGIE perché facciano sentire alta e forte la loro voce nel deserto delle istituzioni cieche e sorde di fronte al dolore ed alla tragedia di tante famiglie che hanno visto evaporare i risparmi e le fatiche di una vita.
La truffa è stata consumata e riconosciuta. Perché la potente e ricca CGIL, sotto le cui insegne si è consumato il misfatto, non si fa carico del risarcimento? Se un impiegato della pubblica amministrazione sbaglia arrecando un danno al cittadino è l'amministrazione responsabile del risarcimento salvo poi esercitare la rivalsa sull'impiegato. Parimenti se un giudice sbaglia, è lo Stato che risarcisce la vittima dell'errore.
I componenti del CGIE hanno la responsabilità di non aver sollevato il caso, né di aver promosso una class action. Tra di loro oltre a quelli eletti all'estero ce ne sono ben 29 di nomina governativa (10 esponenti di associazioni, 9 di confederazioni sindacali e patronati, 7 di partiti, 1 della stampa, 1 della stampa all'estero e 1 dei frontalieri). Perché hanno chiuso gli occhi di fronte a questo sconcio?  La loro nomina è stata una distribuzione di posti di tipo castale o ha avuto un senso logico funzionale, per svolgere, quali cinghie di trasmissione, gli interventi con tutti gli organi istituzionali, parlamento compreso? La loro responsabilità di aver ignorato e nascosto il problema non può essere perdonata.
E c'è anche una responsabilità superiore, molto più in alto. Quella dei parlamentari eletti all'estero (soprattutto quelli eletti in Svizzera) che dovrebbero essere in permanenza i portavoce, i difensori dei lavoratori che non possono difendersi da soli. Possibile che non capiscano che sono anch'essi responsabili di una riprovevole inerzia, di una complicità di fatto, per omissione di presa di posizione contro chi ha perpetrato la truffa, coperto dalle insegne della CGIL?
Possibile che la politica sia così insensibile?
L'obiezione di quanti tendono a smorzare il caso perché della questione si sta occupando la Magistratura è risibile. Le vittime della truffa, gente che versa in gravi condizioni socio-economiche, vanno aiutate subito a prescindere dai seguiti giudiziari che hanno tempi biblici, mentre la vita delle persone ha una durata limitata.
A questo punto non ci sono più alibi possibili per questi ignavi del nostro tempo, relegati da Dante nell'Inferno, come dannati perché in vita non agirono né nel bene, né nel male, non osarono mai avere un'idea propria, ma si limitarono ad adeguarsi sempre a quella del più forte. Esseri indegni, meritevoli di disprezzo, costretti a correre nudi per l'eternità punti e feriti da vespe e mosconi, mentre il loro sangue, mescolato alle lacrime veniva succhiato da vermi fastidiosi.
Come all'epoca di Dante anche oggi lo schierarsi nella politica e nella vita attiva all'interno della società sono tappe fondamentali della vita del cittadino. Se l'uomo, in quanto essere sociale (a maggior ragione se investito di funzioni pubbliche), si sottrae ai propri doveri verso la società non è degno di alcuna considerazione.
L'associazione umanitaria francese Secours Populaire ha denunciato alcuni casi di truffa (riguardanti l'iscrizione alla previdenza sociale e la carta di assistenza sanitaria) a danno degli emigrati in Francia rivolgendo un'interrogazione alla Commissione Europea.
Cosa aspetta il CGIE per dimostrare l'utilità della sua esistenza?
Incominci a chiedere formalmente alla CGIL di risarcire i truffati e faccia deflagrare una bomba colossale con la denuncia pubblica nei confronti di tutti gli elettori di stare alla larga da queste organizzazioni che si rivestono delle penne del pavone quando si tratta di raccogliere voti e che si dileguano ignominiosamente di fronte ad una responsabilità oggettiva così macroscopica.

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L'articolo di Alberto Bruno suscita grande interesse

L'articolo di Alberto Bruno "A chi giova la riduzione della rete consolare?" ha suscitato grande interesse ed ha aperto un dibattito. Ecco le reazioni di alcuni Consuiglieri del Cgie:
Scrive Nazzareno Mollicone
"Complimenti per l'articolo che condivido al 1000 per cento! L'analisi è precisa in tutti i suoi particolari, ed a mio parere dovrebbe far parte di un documento da presentare in Assemblea al CGIE come proposta organica al Governo, alle Commissioni, ai Gruppi Parlamentari ed al nuovo "commissario per la spending review" insediato da Letta.
Aggiungo che queste cose le diceva sempre il povero Bruno Zoratto e, molto modestamente, anche il sottoscritto in alcuni interventi in cui sostenevo l'inutilità delle ambasciate in Europa visto che ormai i governi ed i singoli ministri s'incontrano praticamente ogni settimana e non hanno bisogno d'intermediari".

Primo Siena dal Cile:
"Condivido in pieno le argomentazioni dell'articolo e concordo con il commento che ne ha fatto l'amico Mollicone. Vediamo di farne un documento da presentare alla prossima assemblea plenaria assieme ad una protesta per il fatto che il parere obbligatorio (pur se se non vincolante) del CGIE sui provvedimenti legislativi che concernono materie di ns.competenza, viene sistematicamente eluso.

Gianfranco Gazzola dalla Svizzera:
"Ho letto e condivido. Da anni chiediamo, tutti noi del CGIE credo, una politica seria di razionalizzazione e modernizzazione dell'intera rete diplomatica e consolare. Se ricordi ho alcune volte proposto, per scherzo, al MAE di affidare al nostro Bertali il compito di redigere un piano concreto di ristrutturazione. Sono convinto che un qualsiasi manager saprebbe evitare tagli, sempre urgenti e sempre da noi conosciuti per via di agenzia a decisione già assunta, al di fuori di una sia pur minima politica che abbia efficienza e efficacia come obiettivo e che tenga conto dell'opinione dei diretti interessati. Come sai, faccio politica in un Paese in cui la consultazione e la ricerca del consenso è considerata essenziale. Che tristezza, per noi fuori d'Italia e, purtroppo, per tutto il nostro bel Paese".

Mauro Montanari dalla Germania: 
"Condivido i contenuti, che riprendo per il nostro giornale. Quanto al Segretario generale, quando mi capita di vederlo mi vengono sempre in mente la classe, l'eleganza e la competenza di Narducci"

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