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Last updateGio, 18 Gen 2018 8pm

Italiani nel Mondo

Il voto all'estero e la "scarsa partecipazione"

Sample image In democrazia l'importante è dare a tutti la possibilità di votare, poi voti chi vuole. Così è stato nella capitale della democrazia mondiale.
Noi in Italia abbiamo uno strano concetto, solo da noi ci sono i referendum (esclusivamente abrogativi) che sono ritenuti nulli se non votati da più dal 50% degli elettori.
Il 24% di New York è all'incirca la percentuale di partecipazione al voto degli italiani all'estero. E non è una cifra da poco se consideriamo le ripartizioni esageratamente estese che non permettono la conoscenza dei candidati, le listre elettorali strapiene di erorri, la scarsisima informazione, la macchinosità delle procedure e uno spoglio a dir poco scandaloso.
Eppure i fautori del voto all'estero sono terrorizzati dalla "scarsa partecipazione" e tanti errori/orrori della legge Tremaglia sono proprio dovuti a questo terrore e chi il voto all'estero lo vorrebbe abolire adduce come argomento principe appunto la "scarsa partecipazione".
L'anno scorso i francesi all'estero hanno eletto per la prima volta 11 deputati, in alcune circoscrizioni anche con una partecipazione ad una sola cifra; eppure nessun politico, nessun commentatore, nessun giornalista d'oltralpe ha parlato di "scarsa partecipazione". D'altronde in Francia hanno un organismo omologo del nostro Cgie, che costa più di quattro voilte tanto, ha molti più consiglieri di nomina govvernativa ed elegge ben 12 senatori senza che qualcuno si faccia venire il mal di pancia nè inpatria nè nel mondo.
A proposito di Cgie, da noi Comites e Cgie sono stati imbalsamati e da troppi anni non si è permesso il loro rinnovo adducendo ora l'una e ora l'altra scusa. Finalmente è stato deciso che nel 2014 ci saranno le elezioni, ma per ragioni economiche solo in seggi nei Consolati e per internet. E subito stanno salendo al cielo gli ululati di chi paventa la "scarsa partecipazione", ma si rendano conto una buona volta conto che l'importante è votare.  E voti chi vuole, come a New York.

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Uomini e quaquaraquà

Sample image Franco Santellocco* - In periodo di crisi fioriscono teorie e proposte per far fronte alla mancanza di risorse finanziarie. Il mondo degli italiani all’estero non sfugge a tale esercizio, il cui capo fila è senza dubbio il Senatore Micheloni, che per primo ha intrapreso un guerra privata contro il MAE per gli sprechi di cui sarebbe responsabile, in particolare nel settore dell’impiego e delle retribuzioni del personale in servizio all’estero, privando così di risorse le attività a favore dei connazionali.
Ai primi di ottobre ha depositato un disegno di legge dal titolo “Delega al Governo per il riordino e l'adeguamento della rete diplomatica e consolare italiana nel mondo e per il rafforzamento dei servizi per l'economia e per i cittadini italiani all'estero" controfirmato per il momento da 22 Senatori, in gran parte compagni di partito, alcuni eletti all’estero, fra cui spicca la presenza del Senatore Zin, eletto nel MAIE.
E’ augurabile che i risparmi miracolosi annunciati nel testo di presentazione del ddl. ed i calcoli effettuati rispondano al vero e siano meditati, poiché in una recente trasmissione su “Youdem” il Ministro Belloni ha messo in luce, documenti alla mano, che le informazioni di cui il Senatore é in possesso sono insufficientemente documentate e parametrate in maniera scorretta ed incompleta. Di recente, poi, il Senatore Micheloni ha richiesto l’insediamento di una Commissione parlamentare di inchiesta sui costi di funzionamento connessi agli interventi per la Cooperazione allo sviluppo
Da ultimo, secondo quanto riportato da “L’Italiano”, alcuni esponenti del MAIE (Ferretti, Sorriso e Pinna) si sono esercitati, nel corso del recente Comitato di Presidenza del CGIE, nella ricerca di soluzioni alle difficoltà economiche che affliggono il MAE, sposando la proposta di abolizione delle Ambasciate italiane negli Stati della Comunità europea, contenuta in un articolo apparso sullo stesso quotidiano. Un suggerimento allettante, sostenuto da autorevoli consiglieri del CGIE e lettori del giornale, che ne hanno proposto l’adozione in un documento da sottoporre alla prossima Assemblea plenaria. Il progetto, tuttavia, a quanto se ne sa, non è condiviso dagli altri partners europei e non tiene conto del fatto che la Comunità ha solo una politica monetaria in comune, ma politiche fiscali, industriali, agricole, commerciali, di difesa, diverse da Paese a Paese.
E’ pur vero che i Ministri parlano direttamente più spesso che nel passato, non certo per evocare il menù del giorno, ma per discutere di reciproci interessi nazionali che debbono essere trattati sulla base di informazioni e documenti che solo una rete consolidata di relazioni, di conoscenze, di preparazione può offrire. Alcuni anni fa un referendum approvò l’abolizione del Ministero dell’agricoltura, pilastro della politica comunitaria, che, nell’interesse del Paese, dovette essere ricostituito sotto altro nome, mettendo in luce che utopia e fantasia non possono guidare la politica di un Paese.
Stupisce che in questa sagra di ricerca di risorse non sia mai stato acceso un faro sulla utilità di 178 (centosettantotto) Rappresentanze regionali all’estero, per un costo stimato da “Il Sole 24 ore” di oltre 20 milioni di euro di denaro pubblico, sui criteri di scelta del personale e sulla sua qualificazione. E’ possibile che la struttura del MAE debba essere riformata, ma l’augurio è che tale riforma sia studiata e proposta da quella punta dell’isberg rappresentata da funzionari capaci e di grande levatura intellettuale, la cui presenza è riconosciuta dallo stesso Senatore Micheloni e non da improvvisatori politici, attenti più agli interessi del partito che a quelli dell’Italia.
Nei Paesi in cui diritti umani, certezza delle leggi, autonomia della magistratura sono una utopia il personale di Ambasciate e consolati è ancora un punto di riferimento e spesso un’ancora sicura.
E’ tempo di sacrifici e contemporaneamente di ricerca di nuovi mercati. La Francia, la cui comunità estera è circa un terzo di quella italiana, ha 2 consolati in Svizzera, 1 in Argentina, 1 in Australia, ma 7 in Cina e 5 in India. Gli italiani all’estero hanno pagato un duro prezzo e forse non hanno finito di pagarlo,. I partiti che hanno funzioni di guida delle comunità hanno l’onere di spiegare l’azione di un governo che sostengono in Parlamento, di guardare alla presenza italiana nel mondo, anziché cavalcare la tigre del populismo, cioè l’arte di “vellicare il piagnisteo, alimentare il livore, il rancore, la frustrazione, rinfocolare il falò della rabbia che tutto brucia senza distinguere il capace e l’incapace, l’innocente ed il colpevole, il meritevole ed il barone” e della demagogia. Gli esponenti delle comunità hanno la gravosa responsabilità di scegliere fra la ricerca di una nicchia in vista delle elezioni e gli interessi nazionali e di tutti gli italiani all’estero, ovunque essi siano, non solo nelle grandi, ma anche nelle minuscole comunità sparse nei vari continenti. Una scelta certamente difficile, ma sicuramente responsabile. C’è differenza fra uomini e quaquaraquà.  
*Presidente V^ Commissione “Cooperazione, Formazione, Impresa, Lavoro” – Segretario Generale A.I.E.

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L'INCA chiude in Svizzera

L'Associazione INCA Svizzera chiude e lo annuncia con un comunicato. Confutiamo in corsivo rosso alcune delle affermazioni riservandoci di ritornare più approfonditamente sull'argomento.

COMUNICATO
e commenti a caldo

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E' anche colpa dei truffati di Zurigo se il CGIE non vuole trattare la loro vicenda

MARCO VIGLINO (Zurigo) - E dunque il Cgie si è rifiutato ancora una volta di interessarsi alla vergognosa vicenda dei pensionati truffati a Zurigo.
Il Segretario generale ha bloccato chi chiedeva, se non di stigmatizzarla, almeno di discuterne. Neppure quello.
Le istituzioni le fanno gli uomini. Questi Comites e questo Cgie sono fatti dalle persone che sono state elette. E, molto probabilmente, i truffati alle ultime elezioni hanno votato per la sinistra nelle elezioni del Comites di Zurigo, che poi ha eletto i rappresentanti svizzeri al Cgie. Quella sinistra che ha stravinto e che oggi è in maggioranza sia nel Comites di Zurigo che nel Cgie.
Chi sceglieva di rivolgersi all'INCA/CGIL faceva una scelta ben precisa anche di natura politica. Probabilmente, essendo ammiratore del PD, sceglieva il patronato del PD, che sicuramente poi lo "consigliava" in occasione delle elezioni.
Ma quando gli anziani compagni si sono ritrovati buggerati dal direttore dell'INCA/CGIL nella sede dell'INCA/CGIL, la sinistra li ha subito scaricati abbandonandoli al loro destino.
Però, anche grazie al loro voto di allora, oggi ci ritroviamo con questo Cgie.
Di chi la colpa se non si riesce a fare interessare questo organismo alla vergognosa vicenda? Qualcuno ha detto che la colpa è dei Consiglieri di minoranza che sono stati incapaci senza tenere conto che essi devono ogni volta cozzare contro il muro granitico di quella stragrande maggioranza che i pensionati truffati hanno contribuito ad eleggere. Un classico esempio delle vittime che hanno eletto il loro carnefice.

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On. Picchi: Grave attacco razzista in cui e' morto italiano nel Regno Unito

"Si parla sempre dei migranti di Lampedusa, ma si trascura il dramma delle centinaia di migliaia di nostri giovani italiani costretti ad emigrare per cercare opportunita' di lavoro e purtroppo quanto avvenuto al giovane Joele Leotta ucciso di botte razziste a Maidstone dovrebbe farci riflettere."

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L'articolo di Alberto Bruno suscita grande interesse

L'articolo di Alberto Bruno "A chi giova la riduzione della rete consolare?" ha suscitato grande interesse ed ha aperto un dibattito. Ecco le reazioni di alcuni Consuiglieri del Cgie:
Scrive Nazzareno Mollicone
"Complimenti per l'articolo che condivido al 1000 per cento! L'analisi è precisa in tutti i suoi particolari, ed a mio parere dovrebbe far parte di un documento da presentare in Assemblea al CGIE come proposta organica al Governo, alle Commissioni, ai Gruppi Parlamentari ed al nuovo "commissario per la spending review" insediato da Letta.
Aggiungo che queste cose le diceva sempre il povero Bruno Zoratto e, molto modestamente, anche il sottoscritto in alcuni interventi in cui sostenevo l'inutilità delle ambasciate in Europa visto che ormai i governi ed i singoli ministri s'incontrano praticamente ogni settimana e non hanno bisogno d'intermediari".

Primo Siena dal Cile:
"Condivido in pieno le argomentazioni dell'articolo e concordo con il commento che ne ha fatto l'amico Mollicone. Vediamo di farne un documento da presentare alla prossima assemblea plenaria assieme ad una protesta per il fatto che il parere obbligatorio (pur se se non vincolante) del CGIE sui provvedimenti legislativi che concernono materie di ns.competenza, viene sistematicamente eluso.

Gianfranco Gazzola dalla Svizzera:
"Ho letto e condivido. Da anni chiediamo, tutti noi del CGIE credo, una politica seria di razionalizzazione e modernizzazione dell'intera rete diplomatica e consolare. Se ricordi ho alcune volte proposto, per scherzo, al MAE di affidare al nostro Bertali il compito di redigere un piano concreto di ristrutturazione. Sono convinto che un qualsiasi manager saprebbe evitare tagli, sempre urgenti e sempre da noi conosciuti per via di agenzia a decisione già assunta, al di fuori di una sia pur minima politica che abbia efficienza e efficacia come obiettivo e che tenga conto dell'opinione dei diretti interessati. Come sai, faccio politica in un Paese in cui la consultazione e la ricerca del consenso è considerata essenziale. Che tristezza, per noi fuori d'Italia e, purtroppo, per tutto il nostro bel Paese".

Mauro Montanari dalla Germania: 
"Condivido i contenuti, che riprendo per il nostro giornale. Quanto al Segretario generale, quando mi capita di vederlo mi vengono sempre in mente la classe, l'eleganza e la competenza di Narducci"

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Dio perdona, Razzi no

Razzi è uno di quelli che se la legano al dito. Per la serie "Dio perdona, Antonio no".
Quando tentò disperatamente di farsi eleggere nel CGIE gli andò male e da allora cova un rancore sordo contro questo organismo.

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A chi giova la riduzione della rete consolare?

Alberto Bruno - Il recente dibattito su Youdem tra Micheloni, Belloni, Ferretti e Mangione (in collegamento dagli USA) ha messo ancora una volta in risalto l'opacità con cui si muove il Ministero degli Affari Esteri non solo nell’organizzazione interna, ma anche nella proiezione esterna, che è poi quella che interessa maggiormente la collettività italiana nel mondo.

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Pianto impotente degli eletti all'estero

Lungo Scortese - Piangono impotenti gli eletti all'estero al sentore che la Circoscrizione Estero sta per essere abolita.
Probabilmente verrà mantenuto l'esercizio di voto agli italiani all'estero, ma verrà tolta quella riserva di 12 deputati e 6 senatori residenti all'estero.
Ma ai nostri cari parlamentari del diritto di voto se ne fanno un baffo se non possono più essere votati loro.
Oggi piangono i deputati del PD Farina, Fedi, Garavini, La Marca e Porta perché il governo che hanno votato e sostengono sta per tirare la riga sulla circoscrizione Estero. E sempre oggi pianse Di Biagio (Scelta Civica), anche lui un supporter di questo governo.
Aspettate e vedrete, nei prossimi giorni, anche gli altri, uno ad uno, ci faranno partecipi del loro dolore.
Nei giorni scorsi hanno anche tentato una furbata proponendo di dare il diritto di votare per la circoscrizione Estero anche a chi si trova temporaneamente all'estero per motivi di studio (tema sentito, così manterranno la Circoscrizione...)e probabilmente non ha alcun contatto con le comunità dei veri espatriati. Vabbè che anche fra gli eletti c'è chi un emigrato vero non l'ha mai visto. Succede anche questo grazie ai brogli sempre più sfacciati e spudorati, che tutti conosciamo ma purtroppo nessuno è in grado di dimostrare.

Da tanto tempo andiamo ripetendo che i nostri parlamentari - anziché occuparsi dell'universo mondo, come ultimamente le morti prenatali - avrebbero duo concentrarsi, con forza e determinazione, financo con gesti dimostrativi clamorosi, su due temi: 
1. Abolizione dell'odiosa e discriminatoria IMU sulla prima casa in Italia degli emigrati;
2. Una drastica riforma delle PROCEDURE DI VOTO e non ridicoli palliativi come la fotocopia del documento e sciocchezze del genere.
Nessuno ci ha dato retta, ora ne pagheranno le conseguenze. In fondo è meglio che, chi ha dimostrato di non essere in grado di fare come si deve il parlamentare degli italiani nel mondo, vada a fare un altro mestiere. 
Per gli italiani all'estero non è di grande importanza la residenza di chi li rappresenterà. In fondo l'importante è che sia bravo a rappresentarli.

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