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Last updateGio, 18 Gen 2018 8pm

Italiani nel Mondo

Come votano i parlamentari eletti all'estero

ALBERTO BRUNO - La Camera dei Deputati ha approvato il 12 marzo (365 voti favorevoli, cioè una maggioranza di soli 49 voti) la nuova legge elettorale cosiddetta Italicum, che ora passa all’esame del Senato, dove non avrà vita facile.
Si tratta di un mostro incostituzionale di cui non sembrano troppo preoccuparsi né il Primo Ministro Renzi, né i partiti di Governo, né i Deputati che l'hanno votato, né, si presume, il Colle, sempre pronto a fare moniti e richiami se le cose non collimano con il suo pensiero.
A prescindere dal fatto che questa nuova legge non elimina le incompatibilità con quella vigente per le elezioni dei Deputati all'estero, sicché i due mondi continueranno ad essere governati da leggi diverse, va subito detto che non modifica nemmeno la legge elettorale per il Senato. Il motivo ufficiale addotto dalla maggioranza è che il Senato sarà abolito con la riforma costituzionale che dovrebbe essere avviata quanto prima, ma il risultato pratico per ora è questo: se nel frattempo per il crollo della maggioranza si dovesse andare a votare, le due Camere saranno elette con leggi diverse restando il Senato disciplinato dal sistema proporzionale puro, (senza premio di maggioranza) e con il voto di preferenza.
Con l’Italicum l’Italia sarà divisa in 120 piccole circoscrizioni (individuate dal Ministero dell’Interno), nelle quali non sarà possibile l’esercizio del voto di preferenza, perché l’elettore si troverà di fronte a liste bloccate, composte da tre a sei candidati, che conquisteranno il seggio secondo l’ordine di lista.
Sono previsti tre tipi di sbarramento: del 4,5% se la lista è coalizzata, dell’8% se la lista corre da sola e del 12% per le coalizioni.
C’è anche il premio di maggioranza del 15% (già presente nella legge porcellum e bocciato dalla Corte Costituzionale) che consente a chi vince di portarsi a casa 340 seggi su 630.
Il premio sarà concesso al partito o alla coalizione che superi al meglio al primo turno il 37% dei voti. Se nessun partito o coalizione dovesse arrivare al 37%, andranno al secondo turno di ballottaggio, per aggiudicarsi il premio di maggioranza, i primi due partiti o coalizioni.
Il vincitore del ballottaggio, qualunque sia stato il risultato del primo turno, otterrà il 53% dei seggi, mentre il restante 47% sarà attribuito proporzionalmente alle altre forze politiche che hanno superato lo sbarramento, secondo i voti riportati al primo turno.
In linea teorica, ragionando sulla base dei risultati delle elezioni del 2013, si potrebbe avere una casistica di vere  e proprie assurdità come ad esempio:
 Potrebbero partecipare al ballottaggio due partiti che riportino al primo turno rispettivamente il 25% e il 24,5% dei voti con uno scarto minimo e quindi dotati di una forza di consenso popolare quasi identica, mentre resterebbe fuori chi avesse riportato il 24,4%.
 Potrebbe capitare che il secondo classificato al primo turno ottenga invece al secondo turno il premio di maggioranza e vedersi assegnati molti più Deputati di quanti ne meriti la sua forza politica, mentre il partito che al primo turno, seppur di poco aveva prevalso si vedrà relegato ad un ruolo marginale.
 Non è detto che il secondo turno faccia registrare grandi percentuali di affluenza al voto, per cui potrebbe anche darsi che a decidere le sorti del premio di maggioranza siano poche centinaia di migliaia di voti rispetto ai milioni del primo turno.
 Il partito che al primo turno ottenesse ad esempio il 24% e che al ballottaggio riportasse solo il 49,5% vedrebbe la sua forza politica e la sua rappresentanza parlamentare inchiodata comunque al 24%, come se gli ulteriori consensi del secondo turno (pur avendolo portato a superare il raddoppio) non avessero valore.
 Al contrario il partito che avesse riportato al primo turno il 24,5% ed al ballottaggio arrivasse al 50,5% avrebbe il vantaggio immeritato di un premio di maggioranza assurdo pur avendo ottenuto gli ulteriori consensi in misura quasi analoga a quella riportata dal partito perdente dell’esempio D (classico esempio dei due pesi e due misure).
 Alla faccia del principio della declamata restituzione al cittadino del potere di eleggere il proprio rappresentante è previsto che lo stesso candidato possa presentarsi in otto collegi diversi. Questo imbroglio della fede pubblica, presente solo in Italia, nega il principio della territorialità dell’eletto ed equivale a certificare che in sette collegi l’elettore vota per il candidato A, ma si ritroverà ad avere eletto il candidato B o C ecc.
 Per l’attribuzione dei seggi in base ai resti non si andrebbe a pescare da una lista del proporzionale (come era con la legge detta Mattarellum), ma attraverso un algoritmo arzigogolato potrebbe essere favorito il candidato della lista meno votata.
La democrazia, per essere piena, deve poggiare sulla libera scelta del proprio candidato da parte dell’elettore. Se questa condizione non si verifica, come nella legge appena approvata, si può ben dire che si tratta di una democrazia handicappata da paraolimpiade.
Per cercare di sanare almeno parzialmente questa stortura La Russa (FdI) aveva presentato un emendamento contrario alle liste bloccate e favorevole alla espressione delle preferenze. Questo emendamento è stato bocciato per 20 voti: 297 a 277. Ciò significa che sarebbero bastati 11 voti in più a sostegno dell’emendamento per mandare in minoranza la proposta governativa e dopo tanti anni di porcellum restituire al cittadino la potestà di scelta. Purtroppo così non è stato.
Sarebbe interessante a questo punto conoscere come abbiano votato i 12 Deputati della circoscrizione estero che, come noto, sono stati eletti con l’espressione della preferenza: 5 del PD (Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta) 4 del MAIE ((Borghese, Bueno, Merlo) , 1 del Misto (Tacconi) 2 di PI (Caruso, Nissoli) e 1 di FI (Picchi). Il voto segreto non ha consentito di sciogliere il dubbio, ma gli interessati farebbero bene a far sapere quale sia stata la loro scelta su questo punto di una legge palesemente illogica.
 
***

E veniamo al Senato destinato alla soppressione, secondo il programma politico di Renzi.
Ancora non sappiamo la piega che prenderà la discussione sulla nuova legge elettorale, né quella della riforma della Costituzione secondo cui i Senatori dovrebbero votare per la loro estinzione. Atteniamoci ai voti espressi su altri provvedimenti.
E’ di questi giorni la battaglia dello sciopero della fame e della sete di Giorgio Pagano che si batte con coraggio per la difesa della lingua italiana.
Quante volte i Senatori eletti all’estero hanno recitato geremiadi e battuto su questo tasto, per difendere l’insegnamento dell’italiano nelle scuole oltre confine, per garantire una cultura ai figli dei nostri connazionali emigrati, per non disperdere quel patrimonio di sapere nazionale? Infinite volte. Risultato? Zero. Eppure i 6 Senatori eletti all’estero : 3 del PD (Giacobbe, Micheloni, Turano) 1 delle Autonomie/MAIE (Zin), 1 del Misto (Longo) e 1 del PI (Di Biagio) non sono stati capaci di fare fronte comune nel contrastare spese contrarie al buon senso. A più riprese non hanno esitato a votare compatti in favore del rinnovo della nostra missione militare in Afghanistan. Sono più di dieci anni che il popolo italiano paga 500 milioni di euro all’anno, per partecipare ad una guerra inutile e persa in partenza, dalla quale si ritirano persino gli americani dopo averci rimesso le vite di migliaia di soldati. Con solo un decimo di quanto abbiamo speso inutilmente avremmo potuto garantire le cure mediche e l’insegnamento dell’italiano a 100 mila nostri bambini sparsi per il mondo.

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Dal “de bello italico” ai soliti peccati

TORQUATO CARDILLI - Il testo della riforma elettorale, concordato segretamente da Renzi con due amiconi, tipo il gatto e la volpe, di cui uno pregiudicato e l’altro indagato, soprannominato “Italicum” è già stato bocciato sonoramente da tutti i maggiori costituzionalisti come un orribile fritto misto. Ciò nonostante il primo ministro ha inteso lanciare la sua sfida epocale al sistema politico italiano pretendendone l’approvazione in questa settimana alla Camera dei Deputati. I vari distinguo, i negoziati sotto banco ed il voto della nuova legge la faranno passare alla storia come il “de bello italico” perché sarà uno scontro mortale tra opposte fazioni di chi vuole la soppressione del Senato (di fronte alla voragine delle spese inutili dalle regioni alle provincie, il risparmio sarà relativo) e chi vuole salvare la poltrona.

Renzi conta soprattutto su due elementi, diventati suoi abituali slogan politici, la fortuna e la rapidità, qualità che erano il paradigma delle vittorie di Cesare, dalla conquista della Gallia in avanti. Ma quando, alle Idi di marzo, il testo approderà al Senato, luogo già teatro di sventura, si vedrà se si compirà l’ironia della vendetta della storia.

Per il condottiero romano coraggio, responsabilità, fortuna e rapidità, già dimostrati al Rubicone, erano temi fissi di riferimento ideologico. Parole d’ordine vincolanti per i suoi legionari che, sovvertendo il pronostico, che li dava per sconfitti per l’evidente disparità delle forze in campo, vinsero a Fàrsalo nella guerra civile contro Pompeo. Stessa strategia nella successiva guerra del Ponto contro Farnace, riassunta nel messaggio inviato da Cesare a Roma: “veni, vidi, vici”.

Ma tra gli ottimati del Senato serpeggiava un certo malcontento non solo perché Cesare ne indeboliva l’autorità con i suoi folgoranti successi, ma anche perché restavano contrari all'estensione della cittadinanza romana fuori dell’Italia e all’espansione della cultura ellenistica, mentre erano favorevoli al potere finanziario delle grandi famiglie.

Il primo ministro Renzi sembra per il momento aver dimenticato anche un altro insegnamento di Cesare, quello dell’onore.

Tutti sanno quanto accadde a Pompea Silla sua seconda moglie, protagonista di un clamoroso scandalo. Cesare era appena stato eletto Pontefice Massimo e Pretore, alla stessa età del nostro più giovane Presidente del Consiglio. In virtù di tali cariche la sua casa doveva ospitare i riti solenni in onore della Dea Bona, officiati da sole donne ed ai quali era vietata la presenza di uomini. Clodio, presunto amante di Pompea, con la complicità di una sua ancella si confuse tra le musicanti per intrufolarsi nella casa travestito da donna. Scoperto da Cotta, madre di Cesare, se la diede a gambe levate. Il giorno dopo, pur senza telefonini, internet o twitter, tutta Roma era a conoscenza del fatto commentato con sarcasmo dalla suburra al Campidoglio. Conseguenza: Cesare ripudiò Pompea, ma nel relativo processo, con meraviglia dei giudici, si rifiutò di deporre contro Clodio, dichiarandosi convinto dell'innocenza della moglie. Allora i giudici gli chiesero perché mai avesse deciso il divorzio. Cesare, conscio che solo l’onore può consentire l’iscrizione nella storia, rispose con la frase divenuta poi famosa: "La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto".

Perché raccontare questo aneddoto tra storia e leggenda? Semplicemente per ricordare al prode Matteo Renzi il senso dell’onore molto stimato al di là dei nostri confini e che è stato inutile, se non controproducente, mandare alla Camera la Ministra Boschi a dichiarare, nel question time, che non è intenzione del Governo chiedere le dimissioni dei Ministri e dei Sottosegretari indagati dato che la costituzione prevede la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Insomma costringere la neo Ministra ad imitare, come una replicante, la Biancofiore o la Carfagna o una delle tante deputate berlusconiane che difendono il proprio boss non ha fatto una bella impressione. Anzi! E’ così in men che non si dica il PD, il partito della presunta superiorità morale del neo segretario Renzi, che aveva sparato a palle incatenate contro gli atti sconvenienti dei componenti del precedente Governo letta (il Ministro delle pari opportunità Idem per un’irregolarità amministrativa, il Ministro dell’interno Alfano, che però si è tenuto vicino, per l’affare Shalabayeva, la Ministra Cancellieri per la telefonata a Li Gresti, la Ministra De Girolamo per le pressioni sulla ASL) ha consumato lo strappo con quelli che sono i principi non negoziabili dell’onore richiamati dall’art. 54 della costituzione.

Le dimissioni intervenute del Sottosegretario Gentile per il fermo delle rotative del giornale di Calabria non hanno certo sanato la situazione sulla quale il Colle ha mancato di vigilare all’atto delle nomine. E chi sono gli indagati? Il Ministro alle infrastrutture Lupi e il vice Ministro all’interno Bubbico per abuso d’ufficio, la Sottosegretaria alla cultura Barracciu per peculato aggravato, i Sottosegretari De Filippo (salute) e de Caro (infrastrutture) per rimborsi facili.

Forse sarà anche per questo che improvvisamente l’Unione Europea ha fatto svaporare il credito di fiducia che aveva dato a Renzi appena due settimane fa, quando si era insediato a Palazzo Chigi con l’intenzione di ripulire l’Italia.

Vista la piega delle compromissioni con il vecchio apparato berlusconiano, la presenza di un bel 10% di indagati nel Governo, i cedimenti sul settore della giustizia (a fianco di un ministro ragioniere sono stati messi due pezzi di artiglieria del PdL Costa e Ferri) delle infrastrutture (Lupi), della pubblica amministrazione, vera palla al piede del paese (affidata alla Madìa), dei Beni culturali (Franceschini) che continuano a crollare, della soppressione del ministero per gli affari europei, del downgrading del ministero degli Esteri affidato alla Mogherini (che non può certo stare allo stesso livello di un Kerry, Fabius, Lavrov, Hague ecc.) e la mancanza di progressi sul piano delle riforme strutturali, Bruxelles ha emesso un verdetto molto impietoso nei nostri confronti.

Dopo aver scrutinato 17 paesi ci ha relegato tra gli ultimi in compagnia di  Slovenia e Croazia appioppandoci la qualifica di paese altamente inadempiente ancora gravato da "uno squilibrio eccessivo". Siamo stati superati persino da Malta che insieme a Lussemburgo e Danimarca hanno conseguito il voto di “no imbalance”, ma il giudizio negativo nei nostri confronti per il persistente troppo elevato debito pubblico, per la carenza di competitività, per la protratta assenza di crescita, tenuto conto del peso italiano nell’UE è molto più grave di quello riferito ai due tristi compagni. Ovviamente si tratta di mali antichi, non addossabili a Renzi (cosa ha fatto in dieci mesi Letta?). Però con l'affare indagati al Governo il sindaco d’Italia ha buttato alle ortiche non solo il credito di fiducia che gli era stato regalato, ma anche quel periodo di tempo di attesa (all’insegna del lasciamolo lavorare) che si concede a tutti dopo la nomina. Ora non c'è più tempo.

Secondo il Commissario UE Olli Rehn gli eccessivi squilibri macro economici, segni di un chiaro e insufficiente aggiustamento dei nostri mali strutturali (debito del 133% del Pil nel 2013 e del 133,7% nel 2014, disoccupazione al 13% in crescita al ritmo di  480 mila posti nel solo 2013) rendono imperativa una risposta immediata di interventi correttivi per un periodo prolungato insieme ad una crescita economica sostenuta.

Come spiegato più volte, in base al Fiscal Compact, l'Italia è tenuta a sgobbare per 20 anni per riportarsi nell’alveo dei limiti europei fissati nel 60% di squilibrio tra debito e Pil e per questo dovrà ridurre ogni anno di un ventesimo la quota eccedente il 60%, che equivale a circa 50 miliardi all’anno.

Solo l’anno scorso ed a prezzo di sacrifici dolorosi sopportati dal popolo, mentre la classe politica, i palazzi del potere, le varie caste e la dirigenza del paese hanno continuato la vita allegra, siamo usciti dalla procedura d'infrazione per deficit eccessivo e siamo entrati nella categoria dei sorvegliati speciali, come se avessimo un braccialetto elettronico da galeotti in libertà vigilata. Se evadiamo ci faranno pagare tutto.

Sarà Renzi capace, facendo ricorso alla sua audacia e celerità, come aveva fatto intendere nel suo discorso programmatico, di sovvertire i pronostici di quanti ci considerano già un paese irrimediabilmente fallito? Sarà all'altezza di rinegoziare con una Farnesina sgangherata (vedi vicenda dei Marò) la nostra posizione in Europa? Sarà capace di farci uscire subito dal buco nero dell'Afghanistan mentre già rullano i tamburi di guerra in Ukraina? Sarà capace di stoppare una buona volta la folle spesa di decine di miliardi per gli F35? Saprà rinnovare la dirigenza dei boiardi di Stato che ci hanno ridotto in queste condizioni?

Dai primi passi nella scelta della squadra di Governo e della priorità legislativa assegnata solo alla legge elettorale, mentre il paese affoga, crediamo di no. Il de bello italico ne sarà la prova.

 

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Italiani all'estero: Si stava meglio quando si stava peggio?

DINO NARDI* - Sarà certamente una casualità tuttavia non si può negare che dal 2006, ovvero con l'entrata in Parlamento in Italia di sei senatori e dodici deputati eletti dagli emigrati italiani nella Circoscrizione Estero, è stato tutto un crescendo di penalizzazioni in qualsiasi ambito riguardi gli italiani residenti all'estero: dalla mancata approvazione di accordi bilaterali di sicurezza sociale (nuovi o da rinegoziare) con Paesi di forte presenza di emigrazione italiana, alla riduzione di finanziamento destinato a garantire un minimo di assistenza ai nostri emigrati indigenti che vivono in Paesi privi di qualsiasi protezione sociale; dai tagli al finanziamento dei corsi di lingua e cultura italiana, alla contestuale riduzione del contingente degli insegnanti italiani di ruolo destinati all'estero; dalla fiscalità sulla casa (prima con l'ICI, poi con l'IMU ed ora con la IUC) che ha penalizzato e continua a penalizzare gli iscritti all'Aire proprietari di una abitazione in Italia, al drastico e continuo dimagrimento della rete consolare italiana in particolare in aree dove risiedono importanti comunità italiane.
A quest'ultimo proposito, basti ricordare quello che è accaduto in Svizzera dove, chiusura dopo chiusura, adesso (dopo quelle recentissime delle Agenzie consolari di Neuchâtel, Sion e Wettingen), buon ultimo,toccherà anche al Consolato di San Gallo. Una rete consolare che in Svizzera, ancora qualche lustro fa, contava su ben 22 Uffici mentre oggi i 560'000 italiani che vivono nella Confederazione avranno a disposizione solo la Cancelleria consolare di Berna, il Consolato di Basilea ed i Consolati Generali di Ginevra, Lugano e Zurigo. Con buona pace degli emigrati italiani che vivono in Engadina che dovranno impiegare alcune ore di viaggio in treno per raggiungere il Consolato Generale di Zurigo, oppure di quelli che vivono nell'Alto Vallese che, per raggiungere un Ufficio consolare, dovranno recarsi non più a Sion o Losanna (chiusi entrambi nel giro di circa un paio d'anni) bensì a Ginevra all'estrema punta occidentale della Confederazione, praticamente in Francia!
Naturalmente i diciotto parlamentare eletti all'estero, perlomeno quelli del Partito Democratico, sia alla Camera dei Deputati che al Senato, si sono dati molto da fare per difendere gli interessi del loro elettorato. Per esempio: hanno ottenuto la possibilità per gli emigrati di vedersi rilasciare la Carta si identità italiana pure dalla rete consolare (anche se è un documento che serve solo per circolare in Europa); hanno difeso i diritti sindacali dei contrattisti consolari; hanno sostenuto l'opportunità di privilegiare l'impiego di personale locale sia nella rete consolare che nei corsi di lingua e cultura; hanno cercato di impedire la chiusura di molti Uffici consolari ed hanno anche battagliato in parlamento sulla fiscalità della casa affinché le abitazioni in Italia degli iscritti all'Aire fossero pure considerate prime case. Infine, è attualità di questi giorni, nella Legge di stabilità per il 2014 hanno recuperato ulteriori cinque milioni di euro a favore delle politiche per gli italiani all'estero, così suddivisi: 2 milioni per le elezioni per il rinnovo dei Comites e del CGIE, 1 milione per gli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana, 600 mila euro per l'assistenza agli indigenti, 200 mila euro per il Museo dell'emigrazione italiana, 200 mila euro per le agenzie di stampa specializzate per gli italiani all'estero ed 1 milione a favore della stampa italiana all'estero.
Purtroppo, nel complesso, i risultati sono stati quelli che tutti noi conosciamo, cioè molto deludenti rispetto alle aspettative degli emigrati, ma non certamente a causa degli eletti all'estero e quindi guai a pensare o dire, come fanno certuni, "si stava meglio quando si stava peggio" e cioè prima del voto all'estero.
La verità è che ormai nel Paese, in Italia, da un lato, si sono sfilacciati o addirittura persi gli stretti vincoli parentali di un tempo con gli italiani all'estero e, dall'altro, i problemi posti dall'immigrazione in Italia e la stessa crisi economica, hanno fatto si che dell'emigrazione se ne freghino tutti (lo abbiamo visto anche con le recenti dichiarazioni dello stesso ministro Emma Bonino e da alcuni commenti dei media italiani rispetto al recupero di cinque milioni di euro nella legge di stabilità 2014 a favore delle politiche per gli italiani all’estero). Anzi, gli italiani all'estero sono ormai visti come dei privilegiati per cui anche nel parlamento italiano, salvo qualche rara eccezione, a nessuno, che non sia un eletto all'estero, interessa dei problemi degli emigrati. Da qui la difficoltà per i diciotto parlamentari della Circoscrizione Estero di trovare sostegno, spesso perfino nei loro stessi partiti di appartenenza, alle loro istanze e richieste a favore degli iscritti all'Aire. L'unica possibilità che potrà riportare in Italia una nuova attenzione ed una soluzione ai problemi degli italiani all'estero sarà, a mio avviso, la nuova emigrazione (quella dei trolley, per intenderci) - che ormai da alcuni anni sta, purtroppo, riprendendo alla grande - quando anch'essa si renderà conto che, vivendo all'estero, avrà nei confronti dell'Italia gli stessi identici problemi della vecchia emigrazione (funzionalità dei servizi consolari, scuola italiana per i figli, fiscalità sull'abitazione in Italia, ecc. ecc.) e quindi, per cercare di risolverli si ritroverà a dovere far fronte comune con la vecchia emigrazione ed impegnarsi nei loro stessi organismi di rappresentanza (associazionismo, Consulte regionali,Comites e Cgie) che, per il momento, si guarda bene dal frequentare. Una nuova emigrazione che, proprio perché recente, probabilmente troverà oggi più sensibilità ed ascolto nel Paese come avveniva per la vecchia emigrazione sino a qualche lustro fa. Tanti, tantissimi auguri per il 2014 e per il futuro degli italiani all'estero, vecchi e nuovi!
*Coordinatore UIM Europa e membro CGIE

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Consultazioni: Solo il MAIE parla di italiani nel mondo

Anche in questa occasione, le consultazioni al Quirinale, se non fosse stato per il MAIE nessuno avrebbe parlato di italiani nel mondo.
Qualcuno obietterà "A che serve parlarne?". La facile risposta è che sicuramente a nulla serve non parlarne.
Per qualche minuto del loro prezioso tempo il Presidente della Repubblica ed i suoi alti, importanti funzionari sono stati messi davanti alla realtà che - come ha detto testualmente l'On. Franco Bruno - "il corpo elettorale italiano è formato anche dalla eccezionale risorsa di lavoratori, imprenditori, pensionati, giovani che sono italiani ma vivono all'estero".
Hanno dovuto riflettere sul fatto che - è sempre Bruno che parla - "abbiamo riscoperto questa realtà unica al mondo, con le sue potenzialità, l'abbiamo iscritta nella Costituzione, ma è tempo di attribuire alla nostra vasta comunità all'estero gli strumenti per concorrere veramente all'azione di governo, alla coesione sociale e al rilancio economico e competitivo dell'Italia nel Mondo".
Nasce un nuovo governo? Ebbene Bruno avverte come "per noi diventa  fondamentale un programma serio ed  efficace di politica per gli italiani all'estero che cominci con l'evitare le chiusure e i declassamenti dei Consolati nelle Regioni del mondo dove la nostra collettivitá è presente".
Nessun altro ha speso mezza parola per gli italiani all'estero. Non Forza Italia che probabilmente continua ad ignorarne l'esistenza. Pare che Verdini non riesca a capacitarsi: "Sto bischero di Pihhi o hi l'ha mandato alla Hamera se noi a Firenze non s'è neppure messo in lista?".
Non i grillini dell'On. Tacconi, che neppure si sono presentati.
Non i montiani o post montiani o pre casiniani (Di Biagio, Caruso e Nissoli).
Quelli del PD? Non si pretendeva che ne parlassero addirittura al Capo dello Stato, ma non ne hanno neppure parlato nella direzione del partito.

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L'unione fa la forza, solo la proposta di Merlo può giovare agli italiani nel mondo

Gli eletti del MAIE hanno lavorato bene. Alla fine non solo non verranno chiuse le due agenzie consolari di Moron e di Loma de Zamorra, ma neppure chiuderà nessuna delle sedi in Sud America, da dove provengo il Sen. Zin e gli onorevoli Merlo e Borghese.
Il fatto è che il loro voto non è scontato come lo è invece quello degli altri parlamentari della Circoscrizione estero, ad esempio della politicizzata ripartizione Europa, quella, per intenderci, dove il MAIE, appena nato, non è riuscito ad eleggere un suo rappresentante.
Qui chiudono gli sportelli consolari di Innsbruck, Chambery, Grenoble, Norimberga, Digione, Manchester, Saarbrucken. Chiudono gli Istituti di Cultura di: Lione, Lussembrugo, Salonicco e Stoccarda nonché le sezioni distaccate degli IIC di  Wolfsburg, Francoforte sul Meno, Vancouver, Ankara, Grenoble, Innsbruck.
A parte Vancouver, tutte le altre località sono della ripartizione Europa della Circoscrizione estero, quella, per intenderci, dove il MAIE, appena nato, non è riuscito ad eleggere un suo rappresentante.
Ma in fondo se la sono cavata anche gli Stati Uniti e Australia/Sud Africa dove il MAIE ha dimostrato di avere una notevole forza elettorale.
I parlamentari-soldati di partito non sono riusciti a farsi rispettare, ma neppure a farsi prendere sul serio. I loro compagni di partito gli hanno votato una quantità impressionante di inutili ordini del giorno. Questo vale sia per quelli del Pd che per i montani o post-montiani.
D'altronde chi si preoccupa di chi si sa che, sempre e comunque, alfine voterà esattamente come comanda il partito?
Nel comunicato a firma Onorevoli  Garavini, La Marca  e Porta (tutti e tre deputati del PD) si avverte tutta la loro frustrazione. Partono dalla premessa "Pur dovendo fare i conti con le drammatiche restrizioni finanziarie cui l’Italia deve soggiacere, queste scelte rappresentano probabilmente tutto quanto era possibile fare nelle condizioni date. Nessuno può far finta di non sapere che l’Italia, in sei anni di crisi, ha perduto il 9% del PIL e ha visto aumentare la disoccupazione del 5,5%. …" e uno si aspetta che per loro la soluzione sia il taglio degli sprechi, dalla auto blu agli enti inutili, invece la conclusione è la constatazione e la sostanziale accettazione del fatto che "le politiche per gli italiani all’estero hanno naturalmente risentito della difficile situazione generale".
Insomma i tre sono costretti a confessare: "Non nascondiamo di avere anche qualche serio motivo di rammarico. La mancata equiparazione alla prima casa dell’abitazione dei cittadini italiani all’estero, conseguenza ancora una volta della mancanza di risorse sufficienti, resta un principio sacrosanto sul piano dell’equità che continueremo a sostenere senza arretramenti e senza rassegnazione. La mancata previsione delle risorse per le detrazioni per carichi di famiglia di chi lavora all’estero ma produce reddito in Italia, inoltre, è un atto di vistosa ingiustizia verso persone che fanno tutto il loro dovere nei confronti del fisco italiano e non si vedono, invece, riconosciuto un loro elementare diritto. Anche su questo piano continueremo a tenere aperta la questione". Chissà che vorrà dire "tenere aperta la questione" a questo punto, forse un'altra valanga di inutili ordini del giorno?
In chiusura però arrivano alla conclusione logica: "Lo spazio che in questo ancora difficile percorso ci sarà per gli italiani all’estero va conquistato giorno per giorno, con determinazione e unità d’intenti tra tutte le rappresentanze democratiche delle nostre comunità.". Perché tutti e tre non sono certo degli stupidi, tutt'altro, e quindi si rendono conto che occorre un' "unità d'intenti" da parte degli eletti all'estero. Peccato che non abbiano il coraggio di svincolarsi dalla loro appartenenza partitica per accettare la proposta lanciata dal Presidente del MAIE, On. Merlo, di costituire gruppi parlamentari di tutti gli eletti all'estero sia alla Camera che al Sento, che attraggano anche quegli eletti in Italia che hanno a cuore le sorti degli italiani all'estero.
Scrive giustamente Mariano Gazzola, Coordinatore del MAIE in Argentina: "La realtà ci insegna che non sono i Comitati, bensì i Gruppi Parlamentari a decidere la continuità o no di un Governo, a influenzare l’agenda e le decisioni Governative e parlamentari, a far prendere determinate decisioni al governo di turno. Oggi al Senato, il Governo ha una maggioranza risicata. L’importanza di avere un Gruppo di Senatori che dia o meno il sostegno al Governo a secondo della sussistenza o meno di una politica favorevole alle nostre comunità sarebbe vitale. Costituire alla Camera e al Senato dei Gruppi parlamentari degli italiani all’estero, che coinvolgano parlamentari eletti in Italia che condividano con noi  la convinzione che le nostre comunità rappresentano una risorsa per l’Italia, è una strategia innovativa che, soprattutto in questa fase politica, potrebbe modificare la storia e l'atteggiamento della classe politica 'romana' verso di noi. Solo così  potremo avere dei risultati concreti e addirittura sopravvivere all’attacco di chi vuole togliere agli italiani all’estero la rappresentanza politica nel Parlamento Italiano". E così è. Lo ha dimostrato la vicenda delle chiusure e la questione irrisolta dell'IMU sulla case degli emigrati.

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Perché i nostri "sinistri" criticano la Svizzera ma non il Belgio?

GIAN LUIGI FERRETTI - In Svizzera hanno deciso di contingentare il numero di permessi agli stranieri. Questo il risultato di un referendum popolare che ha stabilito che entro tre anni l'indicazione referendaria debba essere trasformata in un provvedimento legislativo. E tutti, ma proprio tutti, hanno (abbiamo) criticato, condannato, esecrato. I "sinistri" nostrani sono stati particolarmente zelanti nel puntare il dito accusatore contro le forze oscure della destra reazionaria e razzista elvetica. Ci può stare.
Ma c'è qualcuno che può spiegarmi perché invece sta passando sotto silenzio quanto avviene in Belgio, dove vengono di fatto espulsi cittadini dell'Unione Europea perché troppo poveri? E' successo a 2.712 persone nel 2013, 265 delle quali italiane, ma il fenomeno è in grande aumento.
Quando le autorità dimostrano che la persona rappresenta “un onore eccessivo” per il sistema sociale (per esempio, se non ha lavorato per molto tempo e, di contro, usufruisce di aiuti sociali), si emette un’ordinanza di espulsione, che può essere accettata o meno. In caso di resistenza, il Belgio non ricorre certo alla forza: non mette i cittadini su un volo né li priva della loro libertà. Semplicemente gli chiude tutti i canali ufficiali in un Paese dove è essenziale avere un contratto di locazione (o di proprietà) per registrarsi in Comune e poter accedere alla sanità, all'istruzione e tutti i vantaggi che offre territorio.
In questo caso non ho sentito neppure il più flebile lamento da parte dei "compagni". Anzi qualcuno ha provato a minimizzare sul fatto che in fondo si è trattato solo di 265 italiani. Sì, più o meno quanti furono le vittime nella miniera belga di Marcinelle.
Ci troviamo di fronte alla solita doppia morale dei nostri "progressisti". Una volta detto tutto il male possibile degli xenofobi razzisti dell'estrema destra svizzera, francamente non se la sentono di parlare male del governo belga del socialista compagno Elio Di Rupo. Sì, proprio lui, l'eroe della sinistra mondiale che nel 1994 si rifiutò di stringere la mano all'allora Vice presidente del Consiglio, Pinuccio Tatarella, da lui ritenuto "fascista".

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Lo scrutinio delle schede elettorali della Circoscrizione Estero esige rispetto

Comunque sarà cambiato il voto all'estero, la fase più importante sarà sempre lo spoglio                 
GEROLAMO DE PALMA (Lugano) - Semplicemente sbalorditivo per me assistere a determinate vicende verificatesi durante lo scrutinio della circoscrizione estero, obbligatoria la mia denuncia di maggiore considerazione e di un metodo molto più sicuro, altrimenti votare e non votare risulterà una sottigliezza di poco conto.
In quegli stanzoni senza aria condizionata, senza acqua potabile se non a pagamento ed in quantità comunque non sufficiente per circa 4000 scrutinatori e senza che chi fosse designato al controllo fosse di ronda tra i seggi,  le imperfezioni erano all’ordine del minuto.
I seggi erano letteralmente contigui uno all’altro, gli addetti spesso non sapevano come comportarsi e prendevano delle iniziative personali per decidere se annullare o meno una scheda, molte venivano scartate pur essendo in parte valide e molte altre pur se valide scartate per personale appartenenza politica.
Vergognoso l’atteggiamento di paura verso chi come me era stato chiamato a verificare la trasparenza delle operazioni  ed in alcuni casi addirittura incredibile vedere che durante lo scrutinio l’appartenenza politica di presidenti e scrutinatori era enunciata con orgoglio e perseveranza, palpabile la non imparzialità nelle decisioni.
Non ha senso impegnarsi in tutta Europa se poi sono gli altri a decidere il voto da noi espresso, non ha motivo di essere perseguito questo metodo, non è democratico scegliere scrutinatori e presidenti in base solo alla loro appartenenza politica.
Mi appello alla legalità, al rispetto della volontà popolare, al bisogno di trasparenza e verità dovuta verso chi vive all’estero e deve esprimersi con grande difficoltà e assenza di controllo.
L’Italia ha tanti figli tutti con i medesimi diritti, dentro o fuori il suo grembo materno siamo tutti italiani e tutti alla ricerca di una Italia quantomeno credibile e affidabile.

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Svizzera italiana, Ticino e Grigioni penalizzati dalla politica degli eletti all'Estero

In Svizzera sono centinaia di migliaia gli italiani residenti con regolare permesso di soggiorno ma la comunità italiana pur essendo la più vicina alla sua stessa Patria rimane spesso disunita in tutte le forme di aggregazione conosciute.
Il gioco sporco portato avanti per rintracciare italiani che abbiano contatti con molti residenti con passaporto tricolore è stato sottile ed impercettibile ma nel contempo devastante ed irrisorio se è al benessere dei residenti che vogliamo fare riferimento.
Il lavoro svolto sul territorio dai nostri rappresentanti nel Governo è risultato alla fine non degno di nota ma ancor peggiore è la visuale che si prospetta per le prossime elezioni popolari quando, a quanto pare, gli italiani residenti in Ticino, come quelli in tutto il mondo, dovranno recarsi personalmente nei Consolati di appartenenza per poter esprimere il proprio diritto di voto, non tenendo in conto gli anziani che sono circa il 50% dei residenti italiani , i malati ma ancora peggio chi si trova a decine di chilometri da Lugano, unico Consolato rimasto in funzione dopo la chiusura dei rispettivi consolati di Locarno e Bellinzona.
Gli italiani all'estero hanno sempre e solo dato tanto, quando si recano in Italia per le vacanze, quando aiutano economicamente familiari ed amici o quando creano realtà che portano in trionfo il Made in Italy ma a tanta generosità si è contrapposta la lenta ma ormai inesorabile estinzione di diritti e servizi.
Chiudere i Consolati per poi decidere di far esprimere il voto degli elettori solo all'interno delle strutture rimaste attive è solo un gioco astuto per ridurre il numero dei votanti a quelle persone che realmente sono in condizione di raggiungere i consolati.
Vorrei, in fine aggiungere che il lavoro svolto dalla comunità italiana nei secoli , qui in Ticino ma anche in tutta la Svizzera, è stato il metodo attraverso il quale si sono potute creare strade, costruzioni di ogni sorta, attività di ristorazione e manodopera di ogni genere sempre e solo perchè l'Italia non sa mantenere il rapporto di lealtà che il primo articolo della nostra Costituzione sancisce ossia che lo Stato sia e debba essere fondato sul lavoro.
Il Movimento Associativo Italiani all'Estero, rappresentato degnamente dal suo Presidente on. Ricardo Antonio Merlo, e dai coordinatori a partire da Gian Luigi Ferretti coordinatore europeo per poi passare a tutti i coordinatori territoriali in Europa, ha dimostrato e dimostra di non essere presente solo quando si deve richiedere il voto ma sopratutto quando ci sono problemi che la comunità italiana ha urgenza di esprimere ed è infatti per questo motivo che il 22 febbraio 2014 ci sarà un'assemblea del MAIE proprio a San Gallo, prossima città della Svizzera a veder presto scomparire il Consolato esistente e ben funzionante.
Tra i consolati che chiudono, gli eletti nella circoscrizione Europa che non si fanno mai vivi da queste parti se non per incontrare gli italiani del loro partito di appartenenza e la Lega dei Ticinesi che di dialogo costruttivo con Roma sembra non volerne nemmeno parlare, la situazione è veramente di conflitto interiore e pubblico, poi arriveremo al voto, speriamo presto, senza avere nessuna garanzia che tutti possano esprimere il proprio voto con certezza.
Come coordinatore del MAIE nel CantonTicino mi ritengo letteralmente disgustato sia dai rappresentati eletti nella circoscrizione Europa che dai partiti di cui loro sembra siano semplici soldati senza gradi, ricordo agli eletti che negli ultimi 10 anni non è stata mai proposta con successo nessuna legge che difenda gli italiani che vivono e lavorano al di fuori dei confini nazionali.
Un messaggio di grande stima e di dovuta riconoscenza va comunque inviato anche all'on. Mario Borghese che assieme al Presidente del MAIE on. Ricardo Antonio Merlo sono e saranno presenti anche in Europa ogni mese in paesi diversi svolgendo con umiltà e perseveranza intellettuale il compito che gli eletti in Europa trascurano o addirittura rifiutano di fare. Il Ticino si prepara  ad ospitare nel mese di Ottobre la prima visita del MAIE in Ticino avendo quindi dato priorità,mese per mese,  a tutti gli altri Stati che chiedevano ed hanno ottenuto senza difficoltà la loro importante presenza fisica in loco.

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Sedotti e abbandonati: Truffati - Inca/Cgil - Cgie

ALBERTO BRUNO - Cinquanta anni fa il regista Pietro Germi portava sugli schermi il film "Sedotta e abbandonata", una vicenda di sesso, di onore e di famiglia nel profondo sud. Ma la seduzione e l'abbandono, nella storia, ha riguardato anche i nostri emigranti, venduti e truffati da persone senza scrupoli, desiderose di lucrare sul sudore, sulle fatiche e sui calli alle mani degli onesti lavoratori.
Gian Antonio Stella ha pubblicato vari libri sulle avventure tragiche della nostra emigrazione, dipanate sul filo rosso del dolore commovente di quanti, pur di cercare fortuna ed un futuro migliore per i propri figli, non hanno esitato a vendere le poche cose (un asino, una mucca, un aratro e qualche sacco di grano) per comprare il biglietto e sfidare l'oceano su navi lazzaretto e vecchie carrette (molte affondarono come capita in questi giorni ai trafficanti di carne umana del nord Africa). Alcuni poveretti, sprovveduti e analfabeti, imbarcati con la promessa dell'America, furono volgarmente truffati. La barca dopo aver circumnavigato la Sicilia li abbandonò su una spiaggia, non lontana dal punto di partenza, illudendoli di averli scaricati nella terra promessa. Altri ancora, cui era stata promessa una destinazione in una fiorente piantagione attrezzata con abitazioni e acqua corrente, furono abbandonati sulla costa brasiliana  senza viveri, senza riserve, senza risorse e furono ben presto decimati dalla fame, dalla sete e dalle malattie.
Oggi la truffa è ancor più raffinata. Accade in Europa e si avvale di strutture con tutti i crismi dell'ufficialità come è capitato a un centinaio di pensionati a Zurigo.
La vicenda del caso Giacchetta dell'Inca-CGIL di Zurigo è troppo nota per essere qui raccontata di nuovo. Questo giornale è stato l'unico organo di informazione a farne una bandiera per denunciare non solo il truffatore, ma l'ignavia di quanti per dovere istituzionale avrebbero avuto il compito di proteggere le vittime. Più recentemente grazie alle sue insistenze se ne è occupato persino il terzo canale della TV di Stato con la trasmissione "Mi manda Rai Tre".
Il nostro Ferretti ha qualche giorno fa rivolto una lettera aperta ai consiglieri del CGIE perché facciano sentire alta e forte la loro voce nel deserto delle istituzioni cieche e sorde di fronte al dolore ed alla tragedia di tante famiglie che hanno visto evaporare i risparmi e le fatiche di una vita.
La truffa è stata consumata e riconosciuta. Perché la potente e ricca CGIL, sotto le cui insegne si è consumato il misfatto, non si fa carico del risarcimento? Se un impiegato della pubblica amministrazione sbaglia arrecando un danno al cittadino è l'amministrazione responsabile del risarcimento salvo poi esercitare la rivalsa sull'impiegato. Parimenti se un giudice sbaglia, è lo Stato che risarcisce la vittima dell'errore.
I componenti del CGIE hanno la responsabilità di non aver sollevato il caso, né di aver promosso una class action. Tra di loro oltre a quelli eletti all'estero ce ne sono ben 29 di nomina governativa (10 esponenti di associazioni, 9 di confederazioni sindacali e patronati, 7 di partiti, 1 della stampa, 1 della stampa all'estero e 1 dei frontalieri). Perché hanno chiuso gli occhi di fronte a questo sconcio?  La loro nomina è stata una distribuzione di posti di tipo castale o ha avuto un senso logico funzionale, per svolgere, quali cinghie di trasmissione, gli interventi con tutti gli organi istituzionali, parlamento compreso? La loro responsabilità di aver ignorato e nascosto il problema non può essere perdonata.
E c'è anche una responsabilità superiore, molto più in alto. Quella dei parlamentari eletti all'estero (soprattutto quelli eletti in Svizzera) che dovrebbero essere in permanenza i portavoce, i difensori dei lavoratori che non possono difendersi da soli. Possibile che non capiscano che sono anch'essi responsabili di una riprovevole inerzia, di una complicità di fatto, per omissione di presa di posizione contro chi ha perpetrato la truffa, coperto dalle insegne della CGIL?
Possibile che la politica sia così insensibile?
L'obiezione di quanti tendono a smorzare il caso perché della questione si sta occupando la Magistratura è risibile. Le vittime della truffa, gente che versa in gravi condizioni socio-economiche, vanno aiutate subito a prescindere dai seguiti giudiziari che hanno tempi biblici, mentre la vita delle persone ha una durata limitata.
A questo punto non ci sono più alibi possibili per questi ignavi del nostro tempo, relegati da Dante nell'Inferno, come dannati perché in vita non agirono né nel bene, né nel male, non osarono mai avere un'idea propria, ma si limitarono ad adeguarsi sempre a quella del più forte. Esseri indegni, meritevoli di disprezzo, costretti a correre nudi per l'eternità punti e feriti da vespe e mosconi, mentre il loro sangue, mescolato alle lacrime veniva succhiato da vermi fastidiosi.
Come all'epoca di Dante anche oggi lo schierarsi nella politica e nella vita attiva all'interno della società sono tappe fondamentali della vita del cittadino. Se l'uomo, in quanto essere sociale (a maggior ragione se investito di funzioni pubbliche), si sottrae ai propri doveri verso la società non è degno di alcuna considerazione.
L'associazione umanitaria francese Secours Populaire ha denunciato alcuni casi di truffa (riguardanti l'iscrizione alla previdenza sociale e la carta di assistenza sanitaria) a danno degli emigrati in Francia rivolgendo un'interrogazione alla Commissione Europea.
Cosa aspetta il CGIE per dimostrare l'utilità della sua esistenza?
Incominci a chiedere formalmente alla CGIL di risarcire i truffati e faccia deflagrare una bomba colossale con la denuncia pubblica nei confronti di tutti gli elettori di stare alla larga da queste organizzazioni che si rivestono delle penne del pavone quando si tratta di raccogliere voti e che si dileguano ignominiosamente di fronte ad una responsabilità oggettiva così macroscopica.

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