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Last updateSab, 22 Set 2018 11am

Italiani nel Mondo

Comites, disastro annunciato

ALDO ZENONI - Tutti in piedi per una standing ovation! Ci sono riusciti a distruggere i Comites con la loro stupida pretesa di raffazzonare le elezioni all’improvviso, di corsa e con regole cretine.
Le prime notizie che mi arrivano a spizzichi e bocconi stanno delineando il quadro di un disastro di proporzioni bibliche almeno in Europa dove vive la metà degli italiani all’estero.
La Spagna non avrà un Comites: nessuna lista a Madrid, nessuna lista a Barcellona. Metà della Francia non avrà Comites: nessuna lista a Lilla, nessuna lista a Nizza.
La Danimarca non avrà un Comites, la Grecia non avrà un Comites. E così via.
E nella maggioranza dei posti è stata presentata una sola lista spesso la “lista del patronato”. Qualche miracolo è riuscito a farlo il MAIE in località come San Gallo, Stoccarda, Principato di Monaco, Berlino, Zurigo E FI in posti come Londra e Berlino.
Regole cretine, dicevo. Se chi le ha stilate aveva come obiettivo la fine degli organi di rappresentanza, ha raggiunto l’obiettivo. Se invece era in buona fede, delle due l’una: o era un fesso o era un marziano. Perché solo un marziano può ignorare che anche in Italia le firme dei presentatori sono un grosso problema. Andatelo a chiederlo a Cota, che per irregolarità nella raccolta delle firme, è decaduto da Presidente della Regione Piemonte. Andatelo a chiedere a Formigoni sotto processo. Andatrelo a chiedere a Storace con il suo Laziogate.
Malgrado in Italia le firme possano essere autenticate anche da consiglieri regionali, provinciali,comunali e circoscrizionali, spesso per arrivarci vengono fatti imbrogli o comunque ci si arriva col fiatone.
Se è difficilissimo in Italia, figuriamoci all’estero. 100 firme in posti piccoli e 200 in quelli grandi, davanti ad un funzionario del Consolato con esibizione di documento, sono traguardi al limite dell’impossibile.
Per capire meglio i termini dell’idiozia, si pensi che per presentare un partito non rappresentato in Parlamento alle elezioni politiche in tutta Europa l’anno scorso sono bastate 125 firme. Tante quante servono per un Comites piccolo piccolo.
Fra la mancanza di liste e liste uniche, non voterà quasi nessuno. Anche perché uno dovrebbe proprio ardere del desiderio di votare per sottoporsi alla procedura che prevede si vada a fare una fotocopia di un documento per poi allegarla ad un modulo da scaricare da internet e compilare.
Insomma la "soluzione finale" che non era riuscita ad un sottosegretario soprannominato Attila, sta riuscendo benissimo ai “buonintenzionati”.

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Elezioni Comites, funerale per la democrazia?

GIAN LUIGI FERRETTI - Secondo un detto popolare le strade per l'Inferno sono lastricate di buone intenzioni. Come di buone intenzioni sono lastricate queste elezioni dei Comites. Ma le buone intenzioni di chi non conosce la realtà degli italiani all'estero sta portando al disastro.
Il Cgie sempre più autoreferenziale, in mano a funzionari di patronato soprattutto europei, non si è accorto di cosa si stava combinando. Gli eletti all'estero (quasi tutti) hanno seguito allegramente il Cgie.  E' pura follia oggi, per le elezioni di organismi, la cui stessa esistenza è praticamente sconosciuta, pretendere a) che voti solo chi manda per mail un formulario al Consolato corredato della fotocopia di un documento; b) che per presentare una lista occorrano centinaia di firme.
Oh, certo, questi due punti forse non sono insormontabili problemi per coloro che maneggiano sedi di patronato, ma sono proibitivi per tutti gli altri.
Vediamo. a) i Consolati sono lontani, non tutti hanno un computer, ancor meno hanno accesso ad una fotocopiatrice. b) alle ultime elezioni politiche, per presentare una lista nell'immensa ripartizione Europa occorrevano 125 firme di presentatori. Ora per presentare una lista per il Comites di Lione o di Dublibo ce ne vogliono almeno 100, davanti ad un funzionario del Consolato con esibizione di documento, per presentarla a Colonia ben 200. A firmare in Consolato ci vanno in pochissimi, allora si cerca di radunare il maggior numero di elettori da qualche parte contrattando col Consolato la presenza di un funzionario. Il che non è la cosa più semplice e scontata del mondo, c’è tutta una casistica. L'ultima scusa che ho sentito è stata "Il funzionario non può venire perché' gli è scaduto il bollo dell'auto".
Sarebbe un disastro se in molti posti non si presentasse neppure una lista (rischio che si corre per esempio a Copenaghen malgrado gli sforzi ciclopici della signora Cadossi e dei suoi amici) o se ne presentasse solo una ( ci giunge l'eco delle difficoltà che sta incontrando una lista "civica" a Londra, dove di firme ce ne vogliono almeno 200). A proposito di 200 firme, a San Gallo, dove gli italiani superano di poco la fatidica soglia di 50.000, immaginatevi come sia agevole raggiungerle se è difficoltoso a Londra dove ci sono 200.000 italiani, tanto più che a San Gallo il Consolato è stato eliminato ed ora bisogna andare a Zurigo per ogni pratica.
Finirà che, a parte uno sparuto manipolo di eroi, presenteranno liste solo quelli dei patronati ed i loro sodali politici? Sarebbe, questa volta davvero, il principio della crisi di rigetto definitiva dei connazionali all'estero nei confronti dei Comites nonché una sonora sconfitta per la democrazia.
Danni dei buonintenzionati. Prendiamo l'opzione inversa dell'elettore che deve manifestare la sua volontà di votare. Possibile che a nessuno di loro sia passato per la mente che non è cosa che si possa fare in uno/due mesi? Almeno un anno ci vuole, con il Consolato che mette il modulo sotto il naso di chiunque si rivolga alla struttura per qualsiasi tipo di pratica. E invece anche qui si rischia che gli elettori siano quelli instradati dai patronati.
Siamo in puro stile Renzi: non si aboliscono gli enti, si aboliscono le elezioni o si fa in modo che siano meno democratiche possibile.

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Elezioni Comites? Come le riforme di Renzi

Il metodo è quello delle riforme di Renzi, che si fanno entro questo mese, poi entro questo semestre, poi entro un anno….
I parlamentari eletti all’estero hanno avuto un incontro con il sottosegretario Giro una settimana fa. Subito l’On. Laura Garavini (PD) si è affrettata a proclamare “entro poche settimane il governo emanerà un decreto col quale indirrà le elezioni dei Comites entro la fine di quest'anno”.
Passata una settimana, l’On. Marco Fedi (PD) ci racconta ora quello che lui ha capito dall’incontro con Giro e cioè “la disponibilità espressa dal Governo a far svolgere (le elezioni dei Comites), entro il 2014 e comunque non oltre i primi tre mesi del 2015”.
Quindi non più tassativamente entro il 2014, bensì entro il 31 marzo 2015.
A meno che fra un po’ di tempo non salti su un altro parlamentare eletto all’estero del PD a dire che le elezioni dei Comites si svolgeranno entro il 2014, ma forse entro il 31 marzo 2015 o, più probabilmente entro il 30 giugno 2015. E così via. Proprio come le riforme di Renzi.

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Rinnovo COMITES: Una fretta pericolosa

Dino Nardi (Coordinatore europeo della UIM e membro Cgie) -  Dopo dieci anni finalmente si rinnoveranno (forse) i Comites eletti l’ultima volta nel lontano 2004 e con cinque anni di ritardo rispetto alla loro scadenza naturale del 2009 con una platea di possibili elettori radicalmente cambiata poiché dopo due lustri molti emigrati di prima generazione sono nel frattempo rimpatriati o…. venuti a mancare quantomeno per ragioni anagrafiche, con i loro figli e nipoti poco interessati al mondo dell’emigrazione e con la nuova emigrazione (quella 2.0) che vive in un suo mondo parallelo a quello tradizionale degli emigrati italiani tanto da non definirsi neppure tali bensì “expat”.
Un ritardo incredibile nel rinnovo di questi organismi dovuto a ben tre rinvii che si sono succeduti dal 2008 ad oggi. Rinvii motivati prima (2008) dalla necessità (sic) di rivedere la legge e quindi di dare il tempo al parlamento di approvarla, per poi finire nell’oblio; infine (2010 e 2012) per mancanza di soldi per l’organizzazione dell’evento elettorale a causa della crisi finanziaria che stava vivendo (oggi non più?) il Paese con conseguenti tagli lineari ai bilanci dei vari ministeri, compreso ovviamente il MAE.
Adesso siamo a metà settembre e quindi a ridosso della scadenza del 31 dicembre 2014, termine fissato dall’ultimo rinvio entro il quale si devono rinnovare i Comites, ed il parlamento non ha ancora approvato il decreto legge 1 agosto 2014, n. 109, che nell’articolo 10 fissa le nuove regole per l’elezioni dei futuri Comites (voto per corrispondenza limitato a coloro che si iscriveranno nell’albo elettorale dell’Ufficio consolare di riferimento).
Nel frattempo in emigrazione in molti – compreso la UIM – si sono già attivati da alcune settimane per motivare e sollecitare le comunità italiane ad iscriversi in questo albo prendendo in contropiede, in alcuni casi, molti Uffici consolari che ancora non si sono attivati in attesa dell’approvazione definitiva del decreto in questione.
Tuttavia ci si sta rendendo conto che a causa dell’ormai imminente scadenza elettorale (si vocifera il 14 dicembre) i tempi per i vari adempimenti connessi all’organizzazione delle elezioni - soprattutto l’iscrizione all’albo degli elettori e la necessaria propaganda (anche con l’invio da parte della rete consolare di un plico informativo sia pure limitato ai capofamiglia), nonché la presentazione delle liste dei candidati, l’invio del plico con il materiale per il voto agli iscritti all’albo e la successiva restituzione agli Uffici consolari della scheda elettorale – sono talmente stretti che, per la fretta, queste elezioni rischiano di rivelarsi un vero e proprio flop! Si, un grande flop poiché si rischia di ritrovarci con dei nuovi Comites eletti da poche migliaia di elettori, quindi poco autorevoli. Un risultato che darà fiato alle trombe dei soliti noti che da sempre sono contrari a questi organismi (compreso il Cgie) ed allo stesso voto all’estero ritenuti troppo costosi e inutili.
A questo punto è lecito domandarsi perché, dopo aver atteso ben dieci anni, si deve andare a rinnovare questi organismi con
tutta questa fretta (tardiva e pericolosa) quando ancora nel 2013 lo stesso Cgie chiedeva, inascoltato, di andare a rinnovarli al
più tardi prima dell’estate 2014?
Non è più saggio prendere ormai atto che non si sono più i tempi necessari per organizzare con questo nuovo sistema della
preiscrizione, in modo serio, le elezioni entro il prossimo 31 dicembre?
Chi potrebbe lamentarsi se, invece, entro questa scadenza il parlamento fissasse le elezioni per il rinnovo dei Comites per una
data certa a marzo 2015?
Probabilmente nessuno, salvo i soliti noti polemisti di professione!

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MAIE Europa: Attacco volgare e sgangherato alla libertà di stampa

Comunicato del MAIE Europa:
Un attacco volgare e sgangherato alla libertà di stampa va condannato senza se e senza ma. E dispiace particolarmente che venga firmato con una gloriosa sigla che riporta la mente a Mirko Tremaglia.
Il CTIM ha riversato una valanga di insulti su Italiachiamaitalia, che quotidianamente pubblica notizie e commenti per gli italiani nel mondo:
“Faziosità di certi organi di informazione (o di controinformazione)” , “promotrice di un attacco, diretto  e gratuito”, “riportato provocatoriamente da un sito”,  “informazione completamente priva di fondamento”, “analfabetismo giornalistico”.
Mamma mia, cosa ha mai fatto Italiachiamaitalia per meritarsi tanti schiaffi? Ha semplicemente:
1.    riportato che l’On. Caruso e il CTIM si erano vantati di avere organizzato la Festa della Repubblica ad Eslingen e poi erano stati costretti ad un’ imbarazzatissima smentita.
2.    definito il CTIM “una volta tremagliano, ma ora ormai organizzazione di centro-sinistra”.
Cioè due dati di fatto incontrovertibili.
La verità fa male? Si soffra in silenzio invece di insultare che la dice.

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Forza Porta, ce la puoi fare...Alla prossima

Subissato dalle proteste dei suoi elettori il deputato del PD sta facendo retromarcia sulla “misura non accettabile” dei 300 euro per le pratiche di riconoscimento della cittadinanza
L’On. Fabio Porta (PD) aveva sottovalutato all’inizio la portata dell’emendamento del senatore del suo partito che introduceva la tassa di 300 euro per le pratiche di riconoscimento della cittadinanza. 
A suo tempo ci siamo scontrati con lui su questo argomento quando ancora era arroccato in difesa.
Ma ora dice in un comunicato che “gli approfondimenti e gli scambi di vedute avuti con colleghi e soprattutto con rappresentanti associativi dell’area dell’ America meridionale, che meglio conosco, mi hanno indotto a intervenire”. Il che, tradotto, significa che anche i suoi elettori gli hanno gridato in faccia “Ma siete scemi voi del PD?”.
E come vuole intervenire l’On. Porta? “Proponendo la riduzione da 300 a 100 euro”. Mmmmm, Fuochino….
Dài, Fabio, concentrati: puoi fare di meglio. Aspettiamo un tuo prossimo comunicato in cui la tua proposta passi da 100 a zero.

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PD nel mondo, allora è un vizio

Dario Scremin - La volta scorsa si poteva pensare ad un errore, quando il PD nel mondo emanò un comunicato per annunciare che gli italiani nel mondo non avrebbero più pagato l’IMU. Allora fu smentito anche da suoi parlamentari che specificarono che a non pagare più (forse) sarebbero stati solo i pensionati.
Ma rieccoli: “Proventi dei 300 Euro per la cittadinanza andranno alla creazione di Task Force destinate allo smaltimento delle pratiche arretrate”. Ma quando mai!
In realtà gli imbarazzatissimo deputati del PD l’unica cos che hanno ottenuto è l’approvazione di un ordine del giorno che impegna il Governo “a considerare l’opportunità di adottare un provvedimento per il ricorso, presso le rappresentanze e gli uffici consolari, a procedure, da concertare con il Ministero degli Esteri e quello dell’Economia e delle finanze, volte alla contrattazione con personale locale”.
Sì, solo un ordine del giorno, l’ennesimo. Stiamo preparando un volume di 500 pagine con tutti gli ordini del giorno approvati e rimasti regolarmente lettera morta.
Ma poi, avete letto bene? Il Governo sarebbe impegnato “a considerare l’opportunità…” Evvabè, considererà… Poi, un bel giorno, quando avrà considerato abbastanza, deciderà che non se ne fa nulla.
Forse nel PD nel mondo sono convinti della bontà del motto: “Annunciate, annunciate, qualche cosa resterà”. E qualche gonzo che ci crede c’è sempre.
Ricordiamo ancora una volta le parole dell’On. Gino Bucchino, un deputato del PD eletto all’estero che aveva il difetto di pensare con la propria testa e di non fare il soldatino di partito: “Il fatto è che per continuare a credere che il governo prenda o prenderà in seria considerazione la questione ‘italiani all'estero’ occorre davvero fare un esercizio di fede. È solo con la fede, infatti, che possiamo continuare a credere che prima poi vedremo il miracolo. Crediamoci e basta. Così almeno tutti coloro, e sono tanti, che da decenni lavorano per dare dignità di attenzione ai nostri connazionali all'estero eviteranno non solo di fare la figura degli imbecilli ma daranno anche un senso, una ragione e una giustificazione al loro lavoro”.

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Scoperto chi manovra per delegittimare Comites e Cgie

Quelli del sindacato autonomo Confsal-UNSA non sono dei marziani, ma persone che operano all'interno della Farnesina e delle sedi diplomatico-consolari. Vedono, ascoltano.  Pertanto, quando parlano di questioni che riguardano il Ministero degli esteri, sicuramente sanno i cosa stanno parlando.
Leggiamo il loro unltimo comunicato. Intanto affermano che "la Farnesina, in sede parlamentare, continua a raccontare la favola del potenziamento dei servizi - inesistenti - a distanza via Internet, o l’impiego allargato di consoli onorari" quando viene ascoltata dalle Commissioni parlamentari che a questa favola sembrano continuare a credere ciecamente.
Ma c'è chi conosce bene le realtà. Sono il CGIE ed i Comites, che da anni il MAE sta cercando di sminuire e delegittimare. Infatti "la trappola per catturare il monopolio della definizione (e della gestione) dell’esigenze delle comunità italiane all’estero è già scattata con la totale delegittimazione di Comites, CGIE e Associazionismo italiano all'estero. Una volta ridotti questi al silenzio, chi la racconta al Parlamento la verità quotidiana sulle estenuanti code davanti alle porte dei consolati (8-10 settimane di attesa per un appuntamento con trasferte di oltre 400 Km per una semplice carta d’identità)?
Non certo i nostri consoli, sempre preoccupati a rimuovere ostacoli sulla via di potenziali carriere".
Ci sono pur sempre gli eletti all'estero, viene da pensare automaticamente. Ma il giudizio della Confsal-UNSA è tranciante: "A loro il compito di recepire ed illustrare la realtà italiana dei Paesi in cui sono stati eletti. Sei senatori e dodici deputati. In tutto diciotto mandati. Non è un numero esorbitante. E ora provate a ricordarne qualcuno. Ci dobbiamo fermare ad un numero ristretto di nomi, e gli altri? Gli altri sono stati ingoiati dai meccanismi di partito e sono stati ben integrati in un sistema che permette loro di sopravvivere senza riguardo per quella base elettorale che in quel Parlamento ce li ha mandati con la sola speranza di avere validi portavoce nei meandri della politica italiana".
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Non ci resta che il selfie

Gian Luigi Ferretti - Cadono le braccia quando il Sen. Razzi magnifica il regime del Nord Corea considerando “un piccolo sacrificio” la mancanza di libertà e di democrazia. Come cadono le braccia quando il Sen. Di Biagio esprime il suo entusiasmo per la tassa sulla cittadinanza da lui considerata “un piccolo sacrificio”.
Né Razzi né Di Biagio accettano di discutere, un po' per arroganza e un po' per mancanza di argomenti.
“Pecché dovrebbi discuterne co' te che nemanco sì parlamentare?” mi disse il primo. Il secondo declina nello stile pomposo-burocratico-politichese col quale gli scrivono i suoi noiosissimi comunicati. “Nel caso specifico, faccio fatica a comprendere il ruolo che si vuole dare all'amico Ferretti in tutta questa vicenda”. Siccome non arriva a capire che ruolo ho, anzi mi si vuola dare, rifiuta di rispondere alle mie domande. Impagabile.
Ricky Filosa, giornalista d’assalto, era partito alla volta del Senato per chiedere al Sen. Di Biagio il perché di tanto isolato entusiasmo di fronte all’evidente imbarazzo persino degli eletti all’estero del PD o il perché anche l’On. Nissoli, esponente del suo stesso micropartito, si stia esprimendo in maniera molto negativa sulla tassa cittadinanza o il perché di una fuga così ignominiosa da una sfida a dibattere. Ma per strada è stato raggiunto dal succitato comunicato che spiega (?): “Sulla fantomatica (fantomatica, c’è proprio scritto così, NdR) questione dei 300 euro, in quanto contributo amministrativo per la richiesta di cittadinanza italiana, mi sembra di aver detto e spiegato abbastanza; ho semplicemente e legittimamente manifestato la mia posizione che può non essere armonica con quella di qualsiasi altro cittadino (qualsiasi altro cittadino, nemanco parlamentare, NdR) , ma questa ‘diversità di vedute’ dubito che possa motivare un coreografico invito a singolar tenzone.”
E anche a Filosa sono cascate le braccia. Che si fa con un personaggio così? Il giornalista ha avuto un'intuizione geniale: rialzato un braccio, si è fatto un selfie. Quando vedo Razzi, lo faccio anch'io.

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