Mar06192018

Last updateDom, 03 Giu 2018 10pm

Italiani nel Mondo

Scommettiamo che il Referendum lo vincono gli italiani nel mondo?

GIAN LUIGI FERRETTI - A circa un mese dalle votazioni per il referendum istituzionale c’è già un chiaro vincitore: gli italiani all’estero.
Proprio loro, quei cinque milioni di connazionali da sempre ignorati o trattati con sufficienza dal mondo politico, che ora però si è accorto all’improvviso che i loro voti potrebbero fare la differenza decidendo la vittoria dell’uno o dell’altro monosillabo.
La più sveglia è stata Maria Elena Boschi che si è precipitata in Sud America  a fare propaganda per il SI. A ruota l’hanno seguita, o la stanno seguendo esponenti dell’uno e dell’altro campo partiti, o in partenza, per i più popolati (da cittadini italiani) Paesi del mondo. Persino Silvio Berlusconi ha fatto un appello-video agli italiani nel mondo.
Va dato atto che la più coraggiosa, forse è il coraggio della disperazione di chi rischia tutto, è stata la Boschi che, aiutata quanto si vuole quale ministro in carica, ha rischiato un incontro di massa con la comunità più grande del mondo, quella in Argentina, malgrado gli esponenti del suo stesso partito a Buenos Aires si fossero pronunciati per il No.  Nel campo opposto c’era grande aspettativa per l’arrivo nella capitale argentina del Governatore del Veneto, Luca Zaia, che però ha preferito una visita in tono minore, limitandosi ad incontri con i suoi veneti.
Dicevo che per tanti anni sembravano invisibili questi 5 milioni di italiani. Avevano sì ottenuto, dopo 55 anni di lotte, il diritto di eleggere i propri rappresentanti, ma come per caso, come per una specie di contentino a quel gran romicoglioni di Mirko Tremaglia che implacabilmente aveva sfiancato il Parlamento col suo refrain  “Voto agli italiani nel mondo”, altro che il  “Carthago delenda est”  di Marco Porcio Catone. E per di più l’indomani della morte dell’unico figlio sull’onda dell’unanime cordoglio.
Ma poi il conquistato diritto al voto era stato usato alquanto male eleggendo personaggi improponibili a destra o soldatini di partito a sinistra. Sia per questo che per il fatto che 12 deputati e 6 senatori sono davvero pochini, in Italia il livello di attenzione nei confronti degli espatriati è stato piatto nel migliore dei casi. Qualche sussulto è stato riservato a qualche aspetto folcloristico o a episodi giudiziari.
Adesso ecco che la voglia di vincere, e soprattutto la paura di perdere, ha acceso i riflettori su di loro. Anche se la maggiore attenzione non è ancora maggiore considerazione. La supponenza, l’arroganza e la provincialità del mondo politico italiano continua a trattarli come simil-italiani ovvero non pienamente italiani malgrado la cittadinanza, al massimo italiani di serie B. Anche il loro voto ha meno valore del voto di chi vive in Italia, Rinchiusi nella riserva indiana della Circoscrizione Estero, eleggono i loro deputati e senatori con una legge diversa da quella nazionale e i loro voti non sono conteggiati ai fini del premio di maggioranza né ora né con l’Italicum.
Gli stessi politici, che sono partiti pancia a terra alla rincorsa dei voti degli italiani all’estero, in bocca non hanno neppure un ossicino. Neppure una promessina piccola piccola per ingraziarseli. Macchè, l’atteggiamento è quello colonialista: andiamo lì e li conquistiamo. Punto e basta. Addirittura neppure due perline o qualche specchietto.
Però già il fatto che siano in qualche modo diventati visibili, per gli italiani nel mondo equivale ad avere vinto una battaglia importante.
La guerra la vinceranno se o il SI’ o il NO prevarrà di poco proprio in virtù dei voti dall’estero determinanti. Allora non solo continuerà l'attenzione, ma sarà d'obbligo finalmente la considerazione nei loro confronti.
Come voteranno gli espatriati?
A rigore di logica sarebbe strano che approvassero una riforma che cancella non uno o due, non la metà, non due terzi, ma tutti i senatori della Circoscrizione estero. Un bello schiaffo in pieno volto. A dire il vero c’è stato un soldatino del PD che ha tentato l’arrampicata con una specie di spiegazione sul perché in realtà l’eliminazione dei senatori costituirebbe addirittura un vantaggio. Forse prossimamente sosterrà che l’amputazione del braccio sinistro darebbe maggiore importanza al braccio destro.
Il nocciolo della sua argomentazione: “I senatori, nel nuovo Senato dei territori, rappresentano aree specifiche di interesse territoriale: evidente che l’estero non può essere un’area precisa di interesse territoriale, tantomeno rappresentare territori che vivano le scelte quotidiane del Parlamento. Perché questo dovrà fare il nuovo Senato!”.
E adesso chi glielo va a dire ai francesi che stanno sbagliando tutto? Eppure ci è stato detto che la riforma del padre (Napolitano), del figlio (Renzi) e di Maria Elena Boschi disegnerebbe un Senato alla francese. In Francia i senatori sono eletti a suffragio indiretto: possono votare circa 150.000 grandi elettori, per la maggior parte costituiti da amministratori locali (sindaci, consiglieri municipali, consiglieri dipartimentali e consiglieri regionali). Ma se in Francia i senatori “rappresentano aree specifiche di interesse territoriale” per dirla alla Fedi, i francesi all’estero, metà degli italiani all’estero, dall’inizio della Quinta repubblica 58 anni fa sono rappresentati da bel 12 Senatori (su un totale di 348) scelti dai 155 membri dell'Assemblea dei francesi all'estero, l’equivalente del nostro CGIE.
Vedi che si può fare, caro soldatino del PD? Sarebbe bastato alzare lo sguardo da terra e guardare più in là della punta del naso…
Voterà NO chi non manda giù questo taglio feroce alla già scasa rappresentanza parlamentare. E, a prescindere dai contenuti del quesito referendario, voterà NO chi reagisce e protesta per la miope politica del governo fatta di tagli ai capitoli che li riguardano, di un'odiosa tassa sulla cittadinanza di 300 euro (una fortuna in certi Paesi), di disinteresse generale.
Come voteranno SI’ coloro che, non essendo bene informati, impulsivamente vorranno marcare un SI’ all’Italia. E voteranno SI’ coloro che, in preda alla sindrome rancoroso-invidiosa che serpeggia sui Social, non sopportano l’idea che qualcun altro sia parlamentare al posto loro e goda di privilegi che vorrebbero tanto avere loro.

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IL SOLDATINO DI PIOMBO CHE NON ARROSSISCE MAI

ARMANDO TAVANO (Santo Domingo) - Ho sempre sostenuto che Mario Giro fosse in realtà un soldato. Un generale che si è battuto per decenni ai vertici della Comunità di Sant'Egidio, l'ONU di Trastevere.
Dopo aver promosso e sostenuto tenacemente la chiusura della nostra ambasciata, oggi è venuto a farci visita come se niente fosse. Tanti personaggi di spicco tra gli italiani qui residenti non si sono presentati all'incontro e hanno annunciato forti proteste da indirizzare alla Casa de Italia.
Alle domande sul perché della chiusura, il vicesegretario agli esteri ha glissato: "Pensiamo al futuro" e ha accennato vagamente a motivi di prestigio della nostra nazione con un velato riferimento quindi allo smacco internazionale rappresentato da quel fantomatico traffico di visti che ancora oggi aleggia con forza nelle menti degli italiani di Santo Domingo senza essere sostenuto da tracce concrete di sorta.
Non più quindi Spending Review, termini inglesi che ci aspettavamo di sentire anche oggi con quel simpatico accento romano del trasteverino, quindi non più motivi di spesa. Di questo non si è fatto parola oggi. Ora c'è di mezzo l'onore dell'Italia.
Ora Mario Giro si ricorda che nella Repubblica Dominicana gli iscritti AIRE sono circa un quarto degli italiani che vi risiedono effettivamente. Tema questo che è stato ragione di scherno da parte del Consiglio di Stato nella nota sentenza e, secondo quanto appreso da me da testimonianze dirette, dallo stesso precedente ambasciatore italiano a Panama. Come mai questo interesse a una popolazione di italiani potenziali votanti di 40.000 unità? Succede che coloro che si trovano all'estero potranno votare al referendum indipendentemente dalla loro iscrizione AIRE. Basta una comunicazione entro il 2 novembre al comune di residenza, dopo generosa e forse non disinteressata estensione del termine scaduto l'8 ottobre. Sappiamo che il non voto favorisce comunque l'esito positivo della modifica costituzionale.
La circoscrizione estero è ai fini del processo elettorale un feudo della Farnesina. La buona volontà dei diplomatici che gestiranno il processo è stata presuntamente acquisita con il ventilato cambiamento della strategia diplomatica a livello mondiale della Farnesina. I burocrati della diplomazia dopo essere stati trattati per anni a pesci in faccia dai montiani del ministero, recentemente hanno ricevuto parole di conforto da parte del ministro degli esteri. Una virata a rotta di collo? Niente affatto, sappiamo benissimo che le dichiarazioni si lasciano fare, tanto non costano nulla, soprattutto quando si è abituati a giocare sporco.
La buona novella poi è che ci saranno schede elettorali a iosa! Questa volta le stamperemo sul posto. Evviva evviva, ecco cosa ci racconta il soldatino di piombo che non arrossisce mai!
E all'estero ha diritto di voto il 10 percento dell'elettorato... Ci sono buone prospettive per la vittoria del Sì, e altrettanto buone per un'ottima riuscita dell'ennesima frode elettorale. Alla faccia del traffico visti!

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Il lavoro allo specchio della Garavini

da La Pagina di Zurigo del 10 Febbraio
Come dar torto al senatore Micheloni, che alcuni mesi fa ha accusato la sua collega di partito, l’onorevole Garavini, di impegnarsi a fondo nella cura della sua immagine politica per millantare poi attenzioni e impegno per gli italiani all’estero che l’hanno votata.
È indubbio che la Garavini con i media ci sappia fare, che curi al meglio la sua immagine, in modo superlativo. Questo in politica aiuta molto… all’inizio. Poi però bisogna dimostrare un minimo di impegno, almeno qualche grammo di fuffa e una ventata di speranza… e qui casca l’asino e tutti i pennacchi della bersagliera patinata.
Della Garavini restano nella memoria le difese a spada tratta dei patronati (suoi ex datori di lavoro) e ultimamente la spiegazione data ai connazionali all’estero su come pagare il canone RAI con la bolletta ENEL… Possibile che non le sia passato per la mente che un emigrante che già paga la Billag in Svizzera viene trattato alla stregua di un povero fesso se deve pagare anche il canone in Italia, dove, sì e no, ci sta un mese e perlopiù estivo, quindi più in spiaggia che in casa, pagando un canone per un televisore spento (e a volte senza neanche quello).
Con sorriso e senza rossori ci ha anche informato delle mirabilie ottenute in tutti questi anni in parlamento: “Il mantenimento della circoscrizione estero con la presenza dei 12 deputati eletti all’estero…” Caspita, che pasionaria! Ci informa che continueranno a chiederci i voti in cambio del mantenimento del loro posto a Roma: gaudio e festeggiamenti in Europa! Ma oltre a questo, quante proposte di legge in questi anni con firma Garavini? Più o meno dei post su Facebook in cui dichiarava che stava lavorando e sudando per noi?
Guardare le foto della Garavini è un corso di marketing politico, sempre a suo agio ed elegante, sempre col sorriso (uno solo per tutte le stagioni) e sempre al centro della scena. Se le foto si sovrappongono all’operato di questi anni, non c’è sorriso che tenga, nascondere il nulla e meno di nulla è più difficile che nascondere un elefante sotto il tappeto. Che i patronati, che i Nardi facciano campagna per lei, che riesca a farsi eleggere a ripetizione, non nasconderà mai che in questi anni ha calcato la scena politica italiana senza lasciare traccia… La storia non perderà neanche tempo a condannarla, semplicemente la dimenticherà.
Capita a tutti, ed è capitato ad altri prima di lei; perfino il sorriso plasticoso del Cavaliere è ormai preistoria, ma nel bene o nel male almeno qualcosina lui aveva fatto. Pensare alla faccia arcigna della Thatcher, allo sguardo duro di Churchill, al tono di aspro di Pertini e poi ritrovarsi una foto giuliva della Garavini, fa scemare ogni passione politica… Quanti andranno a votare nel 2018?

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La Circoscrizione estero avrebbe bisogno di un Pdexit

GERARDO PETTA - Dopo il ko tecnico subito dal PD di Renzi alle ultime amministrative, perse Roma e Torino, è giunto il momento di unire le forze contro la politica inconcludente dei parlamentari del centrosinistra, impedendo  loro di decidere per noi.
Le ultime  amministrative sono state una batosta, un montante sferrato dai cittadini al  partito del premier  che lo ha fatto prima barcollare e poi costretto alla resa, riconoscendo gli errori che hanno causato  questa sconfitta.
D’altra parte,  il premier Renzi,  finora ha fatto solo promesse, mai mantenute, e i cittadini italiani tra cui anche coloro che al primo turno avevano votato per il candidato del centrosinistra, al ballottaggio hanno preferito dare il loro voto, non di protesta, ma di cambiamento all’esponente del M5S, il caso di Torino  è eloquente.
Gli italiani si sono stancati di chi li sta governando da due anni difendendo  solo banchieri corrotti, lobby finanziarie, in poche parole  i poteri forti e oscuri della nostra nazione.
Il rottamatore  toscano che voleva cambiare l’Italia, abbassando le tasse, creando nuovi posti di lavoro soprattutto per i giovani, dare credibilità al nostro paese, combattere la criminalità, riformare la scuola italiana,  ha solo peggiorato una situazione già difficile. Infatti le tasse sono aumentate, la disoccupazione giovanile ha superato il 40% , molte famiglie stanno lasciando il nostro paese alla ricerca di un futuro migliore, o almeno decente, per sé e i propri figli.
Questa e la fotografia dell’Italia attuale!
Quindi con Renzi  e il suo governo di centrosinistra siamo andati di male in peggio.
Ecco perché, ora, anche la comunità italiana che vive oltreconfine, deve svegliarsi e essere protagonista di un cambiamento nelle politiche degli italiani all’estero.
Abbiamo tutte le potenzialità per ben figurare, ma dobbiamo liberarci dei soldatini del PD  che invece di preoccuparsi delle vere problematiche dell’emigrazione, non fanno altro che votare a favore dei tagli per l’estero.
Dobbiamo unirci, perche insieme possiamo tutelarci con dei validi rappresentanti che vadano in Parlamento con un unico obiettivo di rispondere solo alla collettività italiana che li ha votati. E non invece ai partiti,  come si stanno comportando la maggioranza dei parlamentari eletti nella Circoscrizione estero, a trazione del Partito (anti) Democratico.
Il PD sta barcollando e allora bisogna trovare il modo per metterlo, sempre pugilisticamente parlando, al tappeto definitivamente e prendere in mano le redini del sistema Italia nel mondo. E chi sarebbero queste forze politiche?
Attualmente stanno parlando in maniera costruttiva il MAIE e Forza Italia, ma bisogna aggregare tutti coloro che hanno gli stessi obiettivi, e hanno a cuore le sorti del nostro paese.
Abbiamo una ricchezza e una potenzialità tra le mani e non riusciamo a sfruttarla, per l‘incapacità di chi ci governa!
Ecco perché è necessario   un cambiamento politico e le amministrative lo hanno dimostrato  che la vittoria, anche nella Circoscrizione estero, è alla nostra portata, ma dobbiamo lavorare insieme per raggiungere questo importante obiettivo per il bene dell’Italia e per noi che viviamo oltreconfine. La politica si è allontanata dalla gente, viene esercitata solo nei palazzi, invece deve incontrare i cittadini, parlare con loro, confrontarsi sulle problematiche attuali e risolverle.  Chi è stato eletto non deve vendere fumo per conservare la poltrona, deve avere il coraggio di andare controcorrente, ma sempre nell’interesse del proprio paese e dei cittadini italiani.
Ora  anche il M5S non avrà più alibi, dovrà dimostrare nelle città in cui  ha conquistato la poltrona di sindaco di essere all’altezza della situazione e governarle, perché sarà in prima persona a guidare l’amministrazione comunale. Però,  dovrà dialogare anche con  altre forze politiche, che  hanno  gli stessi obiettivi. Chi vorrà procedere in maniera solitaria, rischia la stessa fine  della nave Concordia, prima o poi andrà a sbattere contro uno scoglio.

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Il "meccanismo del lavoro" dei parlamentari eletti all’estero del PD

Con sprezzo del ridicolo gli eletti all’estero del PD si prodigano quasi quotidianamente a raccontarci che “tutto va ben  Madama la Marchesa” perché, grazie i loro ordini del giorno vengono prodotti e approvati in quantità industriale.
Purtroppo gli italiani all’estero non vivono nella realtà virtuale degli ordini del giorno bensì in quella reale  dei tagli che li colpiscono.
Ma i nostri eroi (si fa per dire) continuano ad usare i loro ordini del giorno come specchietti per le allodole invece di fare la voce grossa col governo minacciando di non votare sempre e comunque qualsiasi scelleratezza. Macchè, scrivono lunghi comunicati per raccontare come stanno (male purtroppo) le cose. Insomma pare siano commentatori anzichè parlamentari.
Ormai ci siamo abituati e siamo obbligati a farcene una ragione. Però l’ultimo comunicato dell’On. Porta a proposito della tassa di 300 euro sulle pratiche di cittadinanza degli italiani all’estero (da non confondere con i 200 euro su quelle degli stranieri in Italia) ci ha stupito particolarmente. Tralasciando la solita propaganda, eccoci all’affermazione “Mi rendo conto che per un movimento che non brilla in lavoro e risultati parlamentari risulta difficile intendere il meccanismo del nostro lavoro”.
No, On. Porta, il MAIE l’ha capito benissimo il meccanismo del vostro lavoro: fare tagli e poi cantare vittoria perché si è “riusciti” nell’impresa di recuperare qualcosina oppure – come in questo caso – mettere una tassa (l’ha o non l’ha chiesta e voluta il PD?) e poi far vedere che ci si batte perlomeno per cercare (anche questa volta invano) di attenuarne gli effetti.

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Con Michele Schiavone, neo segretario del CGIE, la collettività italiana è restata ferma a Eboli

MAURIZIO RAVIOLA - Il PD con  i suoi patronati di riferimento, appartenenti alla stessa area politica,  ha eletto Michele Schiavone segretario del nuovo CGIE (Consiglio Generale Italiani all’estero).
Sono passati dieci   anni dall’ultima elezione del precedente  segretario, e nulla  ancora si muove a Eboli.
Infatti tra i 62 membri del nuovo CGIE compresi quelli di nomina governativa, tranne poche eccezioni,  avevano tutti come comune denominatore l’appartenenza al Partito (anti?) Democratico.
E così Michele Schiavone da  segretario del PD-Svizzera, sembra sia diventato segretario di tutto il  PD-estero, cioè il suddetto nuovo il CGIE che in realtà rappresenta il vecchio che avanza.
Lo stesso Schiavone era già consigliere del suddetto organismo da dieci anni e ora ha coronato il suo sogno personale di diventarne segretario.
Finalmente ha raggiunto la meta!
In realtà è stato eletto solo dal 3% degli italiani residenti all’estero, su circa 5 milioni che vivono oltreconfine, che aveva partecipato alle ultime elezioni del Comites  che a sua volta ha eletto poi i consiglieri del CGIE.
Il PD è convinto di rappresentare  tutta la comunità italiana, ma a dire la verità rappresenta solo gli iscritti dei suoi circoli politici, dei patronati e delle Associazioni che orbitano intorno al suo partito.
Al 97% della  collettività italiana non  interessa né il Comites né il CGIE, ormai due organismi inutili e inconsistenti  come i parlamentari eletti all’estero.
Il  signor   Schiavone nel  suo  discorso di insediamento, da neo segretario di questo carrozzone inutile dell’emigrazione, ha indicato come primo obiettivo di impegnarsi,  da subito,  a risolvere il  problema dei contributi ai Corsi di lingua e cultura italiana.
Però  si è dimenticato che è stato già  consigliere  del CGIE negli ultimi  dieci  anni  e  allora perché non si è occupato precedentemente  di questa problematica? Se non ha fatto niente prima, perché dovremmo credere che si attivi ora? O è la carica a fare l’uomo intraprendente?

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Componente USEI: Ingenuità o sindrome del cornuto e contento?

Nel giorno dell'Epifania il Corriere della Sera titola: “Camera, lo strano caso del gruppo sudamericano con una sola emigrata - Deputati provenienti da gruppi diversi stanno insieme in nome dell’America Latina. E dei fondi previsti solo per chi aderisce ad una componente già presente alle elezioni”.
Per costituire una componente  servono 10 deputati, ne bastano 3, però, se la componente è riconducibile a una lista che si sia presentata alle elezioni. La lista che si è presentata alle elezioni l’ha messa a disposizione l’On. Renata Bueno, unica eletta dell’USEI alle elezioni del 2013, che ne ha avuto il permesso dal “padrone” del partito Eugenio Sangregorio.
Perché Sangregorio si sia prestato ad un’operazione del genere non è dato sapere. Raggiunto telefonicamente da Italia chiama Italia ha dichiarato: “La componente USEI, come Renata Bueno, non dovrà votare leggi contrarie all’interesse degli italiani all’estero e la deputata dovrà consultarmi sempre per capire come votare di volta in volta. Nel caso io non fossi d’accordo, lei dovrà astenersi. In caso contrario le toglierò l’autorizzazione ad usare nome e logo USEI e lei sarà fuori dal partito”.
Un po’ come disse quel famoso cornuto: “Mia moglie frequenta locali per scambisti ma, se mi accorgo che mi tradisce davvero, la caccio”.
Perché mai la Bueno non dovrebbe votare a favore di tutto quanto proposto dal governo del Segretario del PD, Matteo Renzi?
Lei che proviene dal Partito Popolare Socialista (PPS) brasiliano, che venne fondato nel 1922 come Partito Comunista Brasiliano (PCB). Lwi che è figlia di Rubens Bueno, leader alla Camera dei deputati del Brasile del Partito Popolare Socialista. Lei che è sposata con un dirigente del partito. Lei che è stata eletta a cariche amministrative in Brasile nelle liste del PPS.
D’altronde ricorda il Corriere della Sera che la Bueno ha spiegato: «La componente è aperta a chi, in piena libertà di coscienza, abbia volontà nell’aiutarmi nell’impegno preso con i miei elettori: la mia personale lealtà al governo Renzi, dimostrata in molte occasioni, potrà così avere maggiore forza nel rispetto dei principi laici e progressisti che da sempre hanno caratterizzato la mia attivita’ politica, anche nelle mie precedenti esperienze nelle istituzioni brasiliane”.
Di tutto si può accusare la Bueno ma non di incoerenza: poche settimane dopo la sua elezione a deputato decideva di lasciare l’USEI e, in vista delle elezioni primarie del Partito Democratico del 2013, rinnovava il suo sostegno a Matteo Renzi già espletato l’anno prima, firmando la mozione a sostegno della sua candidatura.
Così, quando nel 2014 l’USEI fu coinvolta nella questione legata alla presentazione dei simboli per le elezioni europee con l’apparentamento dell’USEI con un certo movimento Bunga Bunga, Renata Bueno potè affermare: “Questa vicenda non mi riguarda. Non seguo più le attività né le scelte dell’Usei perché non sono più una loro iscritta. Mi sono candidata e sono stata eletta con questo movimento ma, in seguito, mi sono distaccata, non mi riconosco in questa realtà e non li seguo più”.
Ma allora - ripetiamo - perché Eugenio Sangregorio. che si è sempre spacciato per esponente del centro-destra e fu financo Vice Coordinatore del Popolo della Libertè in Argentina, si è prestato a questo gioco? Perché a novembre ha riaccolto la Bueno a braccia aperte nell’USEI e a dicembre le ha lasciato a disposizione il simbolo Usei per permetterle la costituzione della componente?

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Il fallimento del PD e degli altri partiti in Italia e nella Circoscrizione estero

GERARDO PETTA* - Vi siete mai posti la domanda a cosa servono  le innumerevoli  sedi,   circoli o   associazioni politiche  nate come funghi, nell’ultimo decennio, soprattutto  di area PD, all’interno   della collettività italiana all’estero?
La risposta  è semplicissima: “A niente!”
Hanno  creato  solo confusione, inimicizie,  rancori e  offese  a chi la pensava e la pensa  in modo diverso, correndo dietro a ideologie che non esistono più; un ostacolo insormontabile per le nuove generazioni che vorrebbero avvicinarsi alla politica.
Ci si aspetterebbe dalla politica una risposta concreta  e rassicurante per il futuro, ma l’azione dei partiti  ha prodotto un vuoto a livello decisionale. È chiara l’incapacità e l’inutilità dei suddetti partiti, dato che non riescono a servire gli interessi dei cittadini, mancanti di una forte capacità di scelte sostenibili, coraggiose e lungimiranti. Soprattutto ora, che ci troviamo, da alcuni  anni, nel bel mezzo di una crisi che pare irreversibile.
I politici eletti all’estero si sono dimostrati non all’altezza della situazione, ma d’altra parte cosa potevamo aspettarci da chi non aveva le basi per essere il nostro portavoce.  Essi sono stati catapultati in qualcosa troppo più grande di loro, senza avere  alle spalle una gavetta politica, e a quel punto   non hanno pensato  per niente al bene della collettività italiana, bensì solo al loro potere ed è chiaro che in questo modo la loro funzione e utilità  è venuta  a mancare.
Se avessero avuto a cuore le nostre sorti, non avremmo dovuto pagare in nessun modo le incostituzionali tasse dell’ IMU, della TASI e della TARI (esclusi i pensionati) sulle prime case possedute in Italia e prossimamente il canone RAI.
Non mi meraviglierei se a breve venisse legiferata una tassa d’ingresso per tutti coloro che andranno a trascorrere  le vacanze nel comune italiano dove sono registrati!
Ormai  siamo diventati  solo delle mucche da mungere con tanti doveri, ma nessun diritto!
E questo grazie a chi da decenni ha in mano le redini della collettività italiana, tramite i vari organi di rappresentanza, Comites, CGIE e parlamentari della Circoscrizione estero, cioè in buona sostanza: il PD.
È giunto il momento di dire: ADESSO BASTA, ci avete stancato!
Questi illustri personaggi rappresentano solo se stessi!
Ecco perché, a questo punto, dovremmo guardare oltre i partiti e  dar vita a un’ aggregazione  di liberi cittadini, staccati dai partiti tradizionali, dimostratisi una rovina, e unirci  nell’interesse comune  di italiani o doppi cittadini per  difendere  la nostra cultura  e far apprezzare e valorizzare  il nostro made in Italy all’estero.  Contemporaneamente cercare, però,  di tenere conto delle esigenze  di   chi vive oltreconfine con leggi più eque e sostenibili.  Per esempio, cancellando quasi del tutto queste assurde tasse sulle prime case possedute in Italia, che  stanno facendo scaturire solo un effetto controproducente,  portandoci  addirittura a  odiare le nostre radici e far svanire il sogno dei  nostri genitori o dei nostri nonni, realizzato con tanti sacrifici, nel costruirsi  o comprandosi un’abitazione nel loro paese di origine.
Pertanto, a   molti cittadini, i partiti appaiono  solo come dei comitati d'affari, ma è pur vero che  la democrazia non potrà fare a meno di essi, ma  non dovranno più essere quelli di prima, con tutto quell’elefantiaco apparato  inutile e costosissimo che si tirano appresso: dovranno essere più snelli e più agili per affrontare con rapidità e decisione i problemi e gli imprevisti che la complessità della situazione locale, nazionale e internazionale in continua evoluzione ci mette ogni giorno di fronte.
Finora tutti, nessuno escluso, da  destra  a sinistra hanno tradito il popolo che li ha votati
Attualmente, il MoVimento 5 Stelle  ha indicato un’alternativa da percorrere  e allora  ben vengano altre realtà del genere, come ha fatto anche il MAIE (Movimento Associativo italiani all’estero).
Il  Movimento di Grillo, bisogna riconoscerlo,  ha avuto un successo incredibile,   oltre le aspettative,  in quanto  i partiti, al potere da circa 70 anni, hanno creato con gli elettori  un  rapporto  del tutto clientelare.
Quando ai cittadini è stata  offerta   la possibilità  di entrare come attori principali  all’interno delle istituzioni e fare quello che normalmente  delegavano con il voto di scambio, ecco che  si è rotto  il giocattolino che alimentava  la politica clientelare.
Pertanto non sarebbe male che si partorissero altri movimenti del genere, dove il cittadino diventi primo  attore  e non relegato a fare la comparsa o lo spettatore.
*Consigliere -  Comites di Zurigo

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L’On. Fedi, i regali di Natale e la coerenza

GIAN LUIGI FERRETTI - E’ Natale e l’On. Fedi ha deciso di regalarci due belle finzioni. La prima finzione è che la Legge di Stabilità approvata nei giorni scorsi sia cosa buona e santa per gli italiani all’estero.
Si è sbilanciato persino a dichiarare che fornirà i dati che dimostrerebbero come questa Finanziaria sarebbe migliore di quella del governo Berlusconi. Dice che lo farà dopo le lunghe vacanze natalizie, che serviranno a lui ed ai suoi colleghi per riposarsi dopo le fatiche degli ordini del giorno.
Conosco da tanti anni Marco Fedi e so che, non appena avrà avuto il tempo di studiare tutti i dati, onestamente riconoscerà che il vituperato Berlusconi tutto sommato faceva di meglio anche se tutti noi, sinistra e destra, criticavamo ferocemente. Caro Fedi, a quanto pare al peggio non c’è mai fine. Quello che è cambiato è l’atteggiamento della sinistra che ora non critica più.
La seconda finzione è che l’appartenenza dei parlamentari del MAIE al gruppo ALA non sia di natura tecnica bensì paragonabile alla sua appartenenza al gruppo PD.
Ma, mentre i parlamentari del MAIE si comportano secondo la loro coscienza e le loro convinzioni quando si tratta di italiani nel mondo, l’On. Fedi e gli altri eletti all’estero del PD non si sognano neppure di votare in dissenso al loro gruppo anche quando il loro voto sarebbe ininfluente.
E infatti i parlamentari del MAIE hanno votato coerentemente contro così come votarono contro la Finanziaria di Berlusconi, per gli stessi motivi.
Ringrazio l’amico Fedi per gli auguri di buon lavoro che contraccambio con tanti auguri di buon riposo.

Questa replica si riferisce al seguente comunicato dell'On. marco Fedi:

Una riflessione sulla coerenza, i partiti e le persone
Alla ripresa dell'attività fornirò all'amico Ferretti i dati su finanziarie e leggi di stabilità per gli italiani nel mondo sui quali proporre una utile discussione. Non solo storica ma politica e soprattutto necessaria per capire in che direzione muoversi.
Vorrei proporvi però una breve riflessione prenatalizia, piena di bontà e di buone intenzioni. Apprezzo la coerenza, solo quella, di Merlo e Borghese che hanno votato no alla legge di stabilità.
Per le stesse ragioni di coerenza, ma anche di sostanza, dopo aver recuperato i tagli ed essere passati ad una nuova stagione per gli italiani nel mondo, noi del PD abbiamo votato a favore della legge di stabilità. Oltre alle ragioni di appartenenza. Le appartenenze contano, sempre, anche come misura di coerenza. Perché non vi è cosa peggiore di confondere gli elettori e i cittadini. Il gruppo parlamentare ALA-MAIE, di cui Merlo è vicepresidente, ha annunciato in aula il voto di astensione sulla legge di stabilità, senza nessun riferimento agli italiani all'estero e senza critiche.
In sostanza si riafferma l'idea che le questioni di carattere generale sono prioritarie rispetto al tema specifico degli italiani nel mondo, anche nel gruppo del MAIE.
La dimostrazione tangibile delle difficoltà che abbiamo tutti nel far emergere il tema dell'italianità nel mondo come occasione di investimento e sviluppo.
Siamo vicini alle festività natalizie quindi chiudo qui, senza cattiverie inutili e dannose. Rimane aperto il tema dell'azione comune per il “bene comune” degli italiani all'estero. Occorrono lavoro, impegno e determinazione. Poi anche la coerenza. Come quella di chi è sempre dalla stessa parte politica ma ne comprende anche i limiti e cerca di migliorarla. Buone feste e, in vista della ripresa dei lavori parlamentari, buon lavoro comune.
On. Marco Fedi

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