Gio08162018

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Italiani nel Mondo

OMAGGIO AI NOSTRI EMIGRATI IN ARGENTINA

A Corvara in Val di Vara l’Ambasciatore dell’Argentina ha scoperto una targa in ricordo di tutti coloro che partirono per l’Argentina
TULLIO ZEMBO - Tutto cominciò con un’intervista per L’ITALIANO di Gian Luigi Ferretti, fondatore ed editore del quotidiano, all’Ambasciatore a Roma della Repubblica Argentina, Tomas Ferrarri. In quell’occasione il diplomatico disse che suo bisnonno Domenico  Ferrari era di Corvara, un paese della Val di Vara in provincia de La Spezia.
E Ferretti raccontò di essere rimasto senza fiato per la sorpresa perchè: “si dà il caso che Corvara sia ad un paio di chilometri da Pignone, da cui proviene il direttore di questo giornale, Tullio Zembo, e ad una ventina di chilometri da Carrodano, dove sono nato io”.
Sorpreso anch’io, da Buenos Aires inviai l’articolo al mio amico Mauro Figoli, che contattò la vicesindaco Brunella Corradi e il Sindaco Massimo Rossi del Comune di Beverino, di cui Corvara oggi è frazione.  Con grande entusiasmo gli amministratori comunali decisero di conferire all’Ambasciatore la cittadinanza onoraria e misero in moto la procedura.

Fu così che a marzo di quest’anno l’Ambasciatore Ferrari arrivò da Roma con la moglie Nhu Anh Nguyen per diventare ufficialmente cittadino onorario di Beverino alla presenza di tutte le autorità della zona, dal Prefetto al Vescovo, al Questore, ai vertici provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza al Consiglio Comunale straordinario.
L’alto diplomatico fu onorato e raccontò commosso di quando, bambino, era seduto col nonno sui gradini davanti alla casa di Jaregui, il paesino vicino a Lujan circondato dalla sterminata pampa argentina e il nonno Domenico gli raccontava di suo padre, che si chiamava anch’egli Domenico, arrivato in Argentina da un paese ancora più piccolo di Jaregui che si chiamava Corvara ed era lontano lontano, in Italia. Ah, l’Italia – sospirava il nonno e guardava l’orizzonte dove terra e cielo si confondevano.

Ed ecco  l’Ambasciatore ha voluto donare alla città una targa che recita: “L’Ambasciatore della Repubblica Argentina in Italia Tomas Ferrari, oriundo di Corvara, in omaggio a tutti gli emigrati italiani in Argentina”.
E ha voluto ritornare di persona, portando con sè la moglie ed  anche il fratello che vive in Argentina per scoprirla ufficialmente.
Naturalmente il Sindaco Rossi ne è stato felicissimo ed ha organizzato una bella cerimonia con bandiere italiane ed argentine, inni nazionali, autorità, bambini della scuola, reduci alpini. Corvara si è vestita da festa per accogliere il
concittadino illustre, nipote di Domenico Ferrari.

Insieme, Ambasciatore e sindaco, hanno piantato un albero d’ulivo per simboleggiare la continuità valoriale tra il passato ed un futuro di pace e fratellanza.
Ma il clou della manifestazione è stato lo scoprimento della targa con i discorsi di Ferrari e di Rossi. Entrambi visibilmente commossi, hanno sottolineato l’importanza delle radici, dei valori trasmessi dei legami profondi tra le generazioni, le famiglie, i popoli, le culture.
    

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Il PD è contro il voto all’estero e a favore del voto agli immigrati

Forse potranno stupirsi coloro che non erano fra i combattenti (non molti a onore del vero) per il voto agli italiani all’estero guidati da Mirco Tremaglia.
Sì, potranno stupirsi coloro che non sanno, o non ricordano (in effetti se ne parla poco), che per oltre mezzo secolo ci fu la feroce opposizione delle due maggiori forze politiche: la Democrazia Cristiana e soprattutto il Partito Comunista Italiano.
Io non mi stupisco affatto nell’ascoltare oggi il senatore Nicola Latorre, esponente di primo piano del PD, che di quel PCI è l’erede, lasciarsi scappare di bocca quello che il suo partito pensa veramente del voto agli italiani all’estero.
Il sen. Latorre ha detto testualmente:
“Io sono contrario al voto degli italiani all’estero. Ritengo sia un errore. Avrebbero molto più diritto di voto quelli che non sono italiani ma vivono in Italia da molti anni e pagano le tasse in Italia e contribuiscono ai fondi pensione”.
Forse non a caso questa affermazione viene fatta lo stesso giorno in cui alla Camera viene votata una legge elettorale che introduce la regola per cui anche un residente in Italia si può candidare nella circoscrizione Estero.
L’impressione forte è che si sia ufficialmente aperta la caccia al voto degli italiani nel mondo e che molto rapidamente il PD, che su questa linea non avrà difficoltà a trovare l’assistenza di altre forze, prima fra tutti quella dei 5 stelle, riuscirà finalmente a:
a)   annullare il voto agli italiani all’estero, che non pagano le tasse ecc.;
b)   dare il dritto di voto agli immigrati.
E a quel punto non servirà nulla protestare. A chi proverà a farlo verrà risposto: “D’altronde noi lo avevamo detto chiaramente. Non avete sentito le dichiarazioni del Sen. Latorre?”

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ACCORDO MAIE - UGL

Nella sede centrale dell'UGL a Roma c'è stato un incontro tra il Presidente del MAIE On. Merlo accompagnato dal parlamentare del Mercosur, Daniel Ramundo, il Segretario Generale della Confederazione sindacale, Paolo Capone, ed il Vicesegretario Claudio Durigon, che è anche componente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell'INPS.

Sono state discusse in maniera approfondita le varie problematiche degli italiani nel mondo soprattutto per quanto riguarda la tutela della sicurezza sociale e previdenziale, prima fra tutte quella della terribile situazione dei pensionati in Venezuela.

Il Presidente Merlo ha dichiarato: "Il Movimento Associativo degli Italiani all'Estero, che opera in ogni parte del mondo a favore dei connazionali emigrati, da oggi si arricchisce di questa collaborazione con un sindacato moderno, che ha più di due milioni di iscritti, al quale assicuriamo tutto il nostro appoggio sul piano parlamentare". Fra UGL e MAIE inizia un accordo di collaborazione che prevede un tavolo permanente di consultazione.

"Il Sindacalismo Nazionale non può lasciare 5 milioni di connazionali senza difesa dei loro diritti - ha detto il Segretario Capone - stare al loro fianco è scritto nel nostro DNA. Le nostre sedi, il nostro patronato e i nostri esperti sono a completa disposizione di quanto fa il MAIE a favore degli italiani nel mondo".

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Legge elettorale e italiani all'estero

Il Sen. Micheloni non le manda a dire ai suoi compagni del PD
SEN. CLAUDIO MICHELONI - Non è certo cosa semplice approvare una nuova legge elettorale quando la legislatura volge al termine: gli interessi di parte, e di cortissimo respiro, trovano maggiori spazi per imporsi, nonostante la tormentata vicenda degli ultimi anni dovrebbe suggerire, se non imporre, senso di responsabilità e attenzione alla qualità della nostra democrazia.
Per esprimere un giudizio complessivo sulla nuova legge preferisco attendere il suo arrivo al Senato.
C'è tuttavia una novità, intervenuta dopo il passaggio in commissione alla Camera, che riguarda direttamente la circoscrizione estero, dunque i milioni di cittadini italiani residenti fuori dal Paese:
"Gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; gli elettori residenti all'estero possono essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero."
Si tratta indubbiamente di un cambiamento storico: prevedere la possibilità di collocare nella circoscrizione estero candidati residenti in Italia, infatti, significa contraddire radicalmente la logica, le finalità e il significato della legge sul voto degli italiani all'estero.
Nei dieci anni abbondanti che sono trascorsi dalla prima applicazione della legge, in effetti, abbiamo assistito a diversi tentativi di aggirare questa regola fondamentale: tentativi terminati con inchieste penali, quando scoperti, o avvolti nel silenzio compiacente di quanti si curano esclusivamente dei propri interessi di ceto e non dei diritti dei cittadini che pretendono di rappresentare.
A chi può interessare una circoscrizione estero nella quale si possono candidare quei politici della madrepatria che non abbiano trovato collocazioni alternative? A chi, se non a quelle segreterie di partito che, non contente di continuare a sottrarsi a un diretto e limpido giudizio popolare, giungono oggi a sovvertire il senso di una norma approvata con oltre 50 anni di ritardo sul dettato costituzionale?
Mi colpisce il silenzio assordante con cui tale modifica è stata accolta sin qui, con le sole eccezioni del segretario generale del CGIE Schiavone e dell'onorevole Fedi, e prima di loro del senatore Di Biagio.
Mi colpisce, ma non mi stupisce, dato che nessuno aveva trovato nulla da obiettare quando, pochi mesi fa, il Partito Democratico, in occasione delle sue ultime primarie, aveva cancellato la medesima regola. Nonostante le mille assicurazioni secondo le quali si trattava di un'eccezione circoscritta, decisi di rinunciare a partecipare alle liste per le primarie, per un motivo molto semplice: non si gioca con i principi.
Ritengo gravemente sbagliato trattare questa vicenda in termini politicisti, quasi fosse una questione ordinaria, da valutare come un più o un meno all'interno di una trattativa, preoccupandosi della candidabilità degli italiani all'estero in Italia, o vantando lo straordinario risultato di aver evitato una modifica ancora più estesa. Se qualcuno getta immondizia nel giardino di casa mia, cerco di impedirlo o mi consolo pensando che qualcun altro voleva trasformarlo direttamente in una discarica?
L'ottusità è più pericolosa della malafede. Come si può ignorare che con questa modifica si aggiungerebbe, alle diverse delusioni degli ultimi anni, l'amarezza di una umiliazione definitiva delle ragioni storiche, morali, economiche e culturali che hanno portato all'introduzione della circoscrizione estero?
È una domanda aperta, che pongo a me stesso, a chi ha parlato e soprattutto a chi tace.
Spero che ciascuno di noi, rappresentanti degli italiani all'estero, trovi il coraggio e la dignità di esprimersi: il silenzio e l'ipocrisia non salveranno nessuno.

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Cesare Battisti, l’Italia al Brasile: «Non è un rifugiato politico, ripensateci»

Si potrebbe riaprire la partita sull’estradizione di Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, condannato all’ergastolo per quattro omicidi: l’Italia ha chiesto al Brasile di rivederne lo status di rifugiato politico.

Le richieste italiane al vaglio del governo brasiliano
Il riconoscimento di quello status, concesso dall’allora presidente Lula nel 2010, sembrava la parola fine su una vicenda che si era protratta per decenni e che ora, invece, stando a quanto scrive il quotidiano brasiliano O Globo, si potrebbe riaprire: l’estradizione di Battisti in Italia. La richiesta di rivedere lo status di rifugiato, che sarebbe stata inviata dal governo al presidente Michel Temer, infatti, sarebbe al vaglio dei consulenti giuridici della presidenza brasiliana. E, scrive O Globo, avrebbe già trovato il consenso del ministro della Giustizia, Torquato Jardim, e del titolare degli Esteri, Aloysio Nunes Ferreira.

Battisti: un criminale comune spacciato per politico
Lo status di rifugiato politico di Battisti appare del tutto ingiustificato. Battisti è stato condannato per gli omicidi di Antonio Santoro, un maresciallo della Penitenziaria, del gioiellieri Pierluigi Torregiani, del macellaio Lino Sabbadin, e dell’agente della Digos Andrea Campagna. Benché abbia anche compiuto reati legati alla militanza politica, il suo profilo è prima di tutto quello di un criminale “comune”, la cui carriera iniziò prima dell’incontro con la politica eversiva. Negli anni della sua latitanza, però, il pluriomicida Battisti ha sapientemente giocato la parte della vittima di persecuzioni politiche, riuscendo così a giovarsi prima della dottrina Mitterand (che concedeva una copertura politica ai terroristi espatriati in Francia, negando la loro estradizione) e poi delle simpatie del “compagno Lula”. Non secondario, inoltre, è stato il fatto di essere riuscito a riciclarsi come scrittore e intellettuale, guadagnandosi altre simpatie in quell’influente mondo che, con una definizione un po’ d’antan, si può chiamare “intellighenzia” di sinistra. È stato grazie al combinato disposto delle coperture politiche e delle mobilitazioni mediatiche di questi ambienti, infatti, se finora Battisti è sempre riuscito a sfuggire alla pena che gli è stata comminata dalla giustizia italiana. E che riguarda non le sue idee politiche, ma le sue azioni squisitamente criminali.

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FRANCESCA ALDERISI DALLA 73° PARATA DEL COLUMBUS DAY DI NEW YORK RIVOLGE UN PENSIERO A RAI ITALIA

Francesca Alderisi, popolare conduttrice televisiva per gli italiani nel mondo, ha partecipato alla famosa parata del Columbus Day di New York svoltasi come ogni anno il secondo lunedì di ottobre.
Accolta come sempre dall’affetto di tantissimi telespettatori di Rai Italia, la conduttrice ha percorso  la famosa Fifth Avenue insieme alla band italiana dei Rudy Valentino e i Baleras, dando vita a un vivace momento di intrattenimento musicale che si è concluso con una  performance sul red carpet, live su Abc Channel 7.
“Si è trattato di un appuntamento per me ancor più speciale poichè è la decima Parata del Columbus Day alla quale prendo parte. Un’occasione unica per potere riabbracciare moltissimi telespettatori di Rai Italia che continuano a chiedermi come mai da più di un anno non mi vedano in tv ”.
Da giugno 2016 il programma “Cara Francesca” è stato chiuso e da allora Francesca Alderisi continua instancabilmente a incontrare molti nostri connazionali all’estero per mantenere sempre vivo il suo rapporto con il pubblico che la segue da moltissimi anni e accrescere la sua conoscenza in tema di emigrazione.
Arrivata a Rai International nell’anno 2000, ha condotto per più di mille e duecento puntate il famoso programma di servizio “Sportello Italia” e poi per due edizioni la rubrica  “Cara Francesca...”.
“Sono molto delusa che da più di un anno l’attuale Direttore di Rai Italia, Piero Corsini, non mi abbia contattato per valutare la possibilità di un mio ritorno in tv magari con un nuovo format televisivo, alla luce dell’esperienza e grande popolarità acquisita nei tanti anni dedicati ai nostri connazionali nel mondo. Allo stesso tempo sono fiduciosa di potere instaurare nuovamente un dialogo costruttivo e creativo non appena ci sarà un cambio ai vertici di questa struttura molto importante per i nostri connazionali nel mondo e alla quale mi sento molto legata.”

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Mamma, Sangalli mi dà fastidio

I sei consiglieri della lista “Innovazione Italiana - Alleanza italiani in Peru” del Comites di Lima  - Ricardo Acosta, Salvatore Belcuore, Alfredo Carpentieri, Antonio Chuquipiondo, Paolo Valente e William Zanatta – hanno inviato una lettera al segretario generale del Cgie, Michele Schiavone per lamentarsi del Consigliere Gianfranco Sangalli. Lettera che hanno mandato per conoscenza ad un deputato del PD e all'Ambasciatore.
“Riteniamo opportuno informare – scrivono– che non ci sentiamo rappresentati adeguatamente da chi agisce in questo modo. E nel ringraziare per la gentile attenzione, restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento”.
Chissà cosa pensano che possa farci Schiavone con le loro lamentele da "mamma, Pierino mi dà fastidio". Il Segretario generale del Cgie non potrà che rispondere che Sangalli risulta regolarmente eletto Consigliere del Cgie per il Perù, dove si fronteggiavano due liste, Innovazione Italiana, che ha perso, e CTIM, che ha vinto. E' la democrazia, ragazzi, fatevene una ragione!
E, a proposito di democrazia, Gianfranco Sangalli ha tutto il diritto di avere delle opinioni personali, anche se a voi non piacciono, e di manifestarle. Vi piaccia o no. Mettetevi il cuore in pace e la prossima volta cercare di vincere voi.

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Serata del Comites di Copenaghen per le elezioni comunali

Sicuramente un successo la serata informativa sulle elezioni comunali organizzata giovedì scorso a Copenaghen dal Comites Danimarca. Per la prima volta che nella centenaria storia del palazzo del municipio della capitale danese si è tenuta una presentazione delle diverse forze politiche in lingua inglese, un segno dei tempi in una città sempre piú internazionale capace di attirare sia giovani da tutta Europa. “Il compito dei Comites è quelli di venire incontro alle esigenze della comunità italiana. Le statistiche delle elezioni precedenti mostravano chiaramente come pur avendo diritto al voto la partecipazione da parte degli italiani era molto bassa. Per molti, la lingua danese è ancora un grande ostacolo, ho pensato quindi di provare ad incentivarne l’interesse con una presentazione in inglese. Quasi tutti i partiti si sono dichiarati disponibili a partecipare, ed è una gran soddisfazione” dice Davide Bonavida, il consigliere Comites che ha ideato e organizzato la serata. “Devo ringraziare tantissimo Heidi Wang, la consigliera comunale che ci ha aiutato nella realizzazione di questa storia serata. Essendo anche lei un espatriata come noi ci tiene particolarmente a coinvolgere i “nuovi copenaghesi”, è naturale che abbia un occhio di riguardo per noi”. 
Grande partecipazione soprattutto da parte di un pubblico giovane, la maggior parte delle persone accorse all’evento aveva meno di 40 anni. Segno che tra i giovani che per amore, per studio o per lavoro si sono trasferiti in Danimarca c’è la volontà di integrarsi in pieno.
E’ possibile rivedere lo streaming della diretta della serata sul canale youtube del Comites Danimarca.
https://www.youtube.com/watch?v=hA0OVt3tf1Y&feature=youtu.be
Si ricorda che si vota il giorno 21 novembre dalle ore 8 alle 20 in più esiste la possibilità di votare anticipatamente dal 10 di ottobre al 17 novembre.   

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I cannoli non sono più mafiosi

I cannoli non sono più mafiosiA seguito delle rimostranze, soprattutto da parte dell'Ambasciatore d'Italia ad Oslo, sul sito web della tv di stato norvegese NRK è stato cambiato il titolo "Mafiakeker eller Cannoli" (i dolci della mafia). Ora si parla solo di "Sicilianske Cannoli"(cannoli siciliani).
Rientra così un brutto episodio, dovuto probabilmente all'ignoranza del titolista vittima di un luogo comune dovuto a stereotipi ridicoli.

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