Sab01202018

Last updateGio, 18 Gen 2018 8pm

Italiani nel Mondo

Rimandato il voto per i Comites

Ieri sera si è riunito il Consiglio dei Ministri ed ha approvato – cita testualmente il comunicato ufficiale – “un provvedimento che posticipa la data di voto per l’elezione dei componenti dei comitati degli italiani all’estero che si è reso necessario per favorire una maggiore affluenza al voto, visto che la nuova procedura di registrazione introdotta per la prima volta richiede tempi ulteriori per raccogliere una più vasta partecipazione”.
Che vuol dire? Si ricomincerà, come sarebbe giusto fare, da capo? Con più tempo per raccogliere le firme (magari in maniera dimezzata)?
Oppure si posticiperà solo la data delle elezioni nel disperato tentativo di fare iscrivere più elettori nelle liste elettorali consolari? E in questo caso come la metteremmo con tutte le località dove non si è presentata neppure una lista?
Continua insomma il pasticciaccio di queste elezioni cominciate malissimo

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I 300 euro per le cittadinanze alla rete Consolare?

La Commissione Affari Esteri della Camera ha approvato un emendamento alla legge di stabilità presentato dai deputati Fabio Porta  (PD) e Renata Bueno (Misto-MAIE) che mira a garantire maggiori risorse alla rete consolare e quindi ai cittadini italiani residenti all'estero utilizzando presso i consolati, come spiega lo stesso Porta, "le somme riscosse a titolo di contributo per la trattazione delle domande di cittadinanza ius sanguinis nonché per il rilascio dei passaporti".
"Adesso questo emendamento – spiega Porta, che è anche presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero alla Camera -, insieme agli altri approvati in Commissione su altre materie di interesse diretto dei nostri connazionali che vivono all'estero (promozione della lingua e cultura, sostegno ai patronati e all'internazionalizzazione), passerà al vaglio della Commissione Bilancio e quindi all'approvazione finale della legge di stabilità da parte della Camera dei Deputati
Speriamo bene.

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Italiani all'estero: volano gli stracci nel PD

ALDO ZENONI - Che il governo Renzi fosse il peggior governo possibile in assoluto per gli italiani nel mondo lo aveva intuito da tempo il pieddino Elio Carozza, Segretario generale del Cgie, che se l’era anche lasciato scappare pubblicamente.
Gli altri, soprattutto gli eletti all’estero del PD, hanno sofferto, ma resistito a lungo, tentando disperatamente di difendere l’indifendibile. In questo senso la grande eroina, vera e propria Giovanna D’Arco con tanto di visioni, è stata l’On. Laura Garavini che per mesi e mesi ha cantato a squarciagola “Tutto va ben, madama la Marchesa” . Per un periodo, quasi quotidianamente, l’accompagnava il Sen. Aldo Di Biagio con le sue lodi sperticate al governo ed al suo capo, il Segretario del PD Renzi.
Imu come seconda per la casa di chi vive all’estero? Applausi. Tassa di 300 euro sulle pratiche di riconoscimento della cittadinanza? Standing ovation persino dall’On. Fabio Porta che pure dovrebbe sapere che cifra enorme è per chi vive in Sud America.
Adesso il governo Renzi ha piazzato una tripletta:
1) elezioni dei Comites organizzate o con i piedi per totale incapacità o per sabotare scientemente la rappresentanza degli italiani all’estero;
2) la riduzione del 22% della dotazione per i corsi di lingua e cultura italiana all’estero, voce aveva già subito tagli per il 75%;
3) la pesante riduzione del fondo per i Patronati.
In verità ci sarebbe anche un altro autogol per l’Italia: la riduzione del 50% dei fondi destinati alle Camere di Commercio.
Quanto è troppo è troppo e, a questo punto, anche quelli del PD + ruota di scorta (Di Biagio) non ce l’hanno fatta più. La rabbia è bollita tanto che in queste ore è saltato il coperchio.
Il Sen. Micheloni si è lanciato a testa bassa contro il governo e se l’è presa persino col povero Eugenio Marino, di null’altro responsabile se non di avere cercato lealmente di salvare il salvabile di fronte all’opinione pubblica.
I deputati del PD se la sono presa con Micheloni, ma anche col governo.
Tutti contro tutti e tutti insieme contro il governo del Segretario del loro partito.
Il resto alle prossime puntate.

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A Chicago lista Comites rifiutata per una vocale

A Chicago è stata eliminata la lista Cuore Tricolore perché, non risultando iscritto nelle liste elettorali uno dei 12 candidati presentati, veniva a mancare il numero minimo di candidati.
Ma ora si scopre che il signor Vincenzo Monteleone, nato a Partinico (PA) il 18/3/1938 e residente all’indirizzo: 231 Clayton Trail Dr. Missuri per errore risulta registrato nell’elenco degli elettori con l’identico nome di battesimo, l’identico luogo e data di nascita e l’identico indirizzo, ma il suo cognome è stato storpiato da una vocale sbagliata (o invece di e) in Montoleone.
Ora Luigi Sciortino, il primus motor della lista, sta presentando ricorso. Un po’ più di attenzione da parte degli uffici consolari avrebbe potuto evitare questo brutto pasticcio.

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Liste per i Comites: Grandi sorprese

Dai primi dati che arrivano si stanno delineando situazioni a dir poco sorprendenti riguardo alla presentazioni di liste per le elezioni dei Comites.
In particolare colpiscono due situazioni. A Londra pare che la lista delle ACLI non sia riuscita a raggiungere le 200 firme valide e a Copenaghen l’unica lista è arrivata a ben 140 firme quando qui ne bastavano 100.
La lista delle ACLI, sostenuta da uno dei personaggi più conosciuti nel mondo dell’emigrazione, Lorenzo Losi, Vice Segretario vicario del Cgie avrebbe dunque clamorosamente fallito. Una lista indipendente a Copenaghen, che solo qualche mese fa non era riuscita a raggranellare che una metà delle firme, ora – come informa la promotrice  Veronica Cadossi – ce l’ha fatta alla grande.
Dove ha fallito un grande patronato, ha avuto successo un gruppo di donne e giovani volenterosi.
Che siano segni di un cambiamento nel mondo dell’emigrazione?

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Elezioni dei Comites: l'opinione di Eugenio Marino

EUGENIO MARINO (Responsabile PD all'estero) - Dovrebbe essere ormai definitivo il dato delle liste ammesse alle elezioni dei Comites, salvo qualche eccezione dov'è in corso la valutazione di alcuni ricorsi. Sono 135 su 108 Comites  nel mondo. Un numero inferiore rispetto alle liste presentate nel 2004. C'è chi sostiene che questo calo nella presentazione delle liste sia attribuibile alle modifiche apportate da questo Parlamento al sistema di voto e/o alla fretta con la quale si sono organizzate le elezioni. C'è anche chi, per "protesta", dice con sdegno che non parteciperà al voto e che lo ostacolerà. In effetti si fa un po' di confusione, poiché le norme e i tempi con cui si presentano le firme sono le stesse utilizzate nel 2004. Ciò che è cambiato è il modo con cui si accede al voto, cioè tramite l'iscrizione al registro degli elettori. E le conseguenze di questa modifica non hanno avuto un effetto sulla presentazione delle liste, ma lo avranno solo nell'affluenza al voto. E comunque, questo calo si misurerà dopo che saranno chiuse le iscrizioni, ancora in corso per qualche settimana.
Detto questo, dunque, restano una serie di perplessità che tutti abbiamo avuto e abbiamo espresso in ogni sede prima che venissero indette le elezioni e che continuiamo ad avere anche oggi. Le stesse di tutti quelli che oggi annunciano il sicuro calo dell'affluenza al voto. Sono state diverse le sedi politiche, istituzionali, formali o informali nelle quali si sono valutati gli aspetti positivi e negativi del voto entro dicembre, della necessità di tenere il voto per corrispondenza, di introdurre l'iscrizione nel registro degli elettori. Si sono calcolati in anticipo gli effetti, si è compreso insieme che se non avessimo fatto le elezioni entro dicembre 2014 avremmo, per effetto del funzionamento della macchina dello Stato, perso i finanziamenti stanziati per questo voto e che avremmo dovuto cercarli per il 2015 sottraendoli ad altri capitoli di spesa o ricorrendo a una qualche forma di tassazione. Vista questa situazione, si è deciso collettivamente di andare al voto, nonostante le preoccupazioni di tutti. E chi oggi sta Stigmatizzando questa scelta ha partecipato alle riunioni nelle quali essa veniva assunta. Un voto che certamente vedrà una minor partecipazione, ma che assicura il rinnovo di circa l'80% dei Comites attraverso una consultazione democratica e l'ingresso in questi organismi di persone nuove e motivate.
Eppure oggi alcuni continuano a ripetere strumentalmente che se c'è la volontà le elezioni si possono rinviare al 2015. Però non spiegano mai come e con quale provvedimento si possa tecnicamente spostare il finanziamento per le elezioni del 2014 al 2015 né come, nel caso ciò non fosse possibile, recuperare un nuovo finanziamento e, soprattutto, da quali voci e capitoli di bilancio.
Inoltre, se si perde l'attuale finanziamento di circa otto milioni per le elezioni nel 2014 e si ha però idea di dove trovare nuovamente otto milioni per il 2015, perché non lasciare le elezioni dei Comites a dicembre (già finanziate) e investire le nuove risorse, tanto per fare un esempio, nel recupero del taglio alla lingua e cultura? Io che so di non conoscere alla perfezione i meccanismi di funzionamento parlamentare, quelli del DEF, quelli dei decreti, vorrei che quei parlamentari che invocano il rinvio delle elezioni al 2015 me lo spiegassero e che lo spiegassero ai cittadini italiani all'estero ai quali invece ripetono che il rinvio non lo si fa solo perché qualche dirigente di partito si preoccupa di salvaguardare un numero ristretto di amici. Senza, tra l'altro, dire quale dirigente di quale partito e quali amici vorrebbe salvare. Ecco, se spiegassero tecnicamente come avviene questo travaso di risorse dal 2014 al 2015 oppure dove si ritrovano le risorse nuove (visto che nell'ordine del giorno del Senato non c'è scritto), magari quei dirigenti cambierebbero punto di vista e si renderebbe un prezioso servizio informativo a tutti i nostri concittadini all'estero.
Un'ultima considerazione su quella che sarà l'affluenza al voto. Anche io penso che sarà molto bassa. Ma nessuno mi convincerà che sarà bassa solo perché si sta chiedendo di iscriversi all'albo degli elettori. Io credo che sarà bassa per una serie di motivi: la disaffezione a uno Stato che negli ultimi sei anni si è mostrato disinteressato verso gli italiani all'estero; la disaffezione provocata dalle continue politiche di tagli lineari e di penalizzazioni delle nostre comunità e dei loro servizi; lo sfinimento degli stessi Comites che, negli ultimi anni, gravati dalla stanchezza di tre rinvii, hanno quasi smesso le proprie attività; la regola (giusta a mio avviso) di iscriversi all'elenco elettorale. A tutto questo, poi, aggiungo un dato più generale: la disaffezione tout court alla politica, dovuta soprattutto al fatto che essa non pare più in grado di guidare e condizionare gli eventi,  in difficoltà nel condurci fuori da una crisi economica che morde a fondo le vite delle persone. Questo dato, questa disaffezione, infatti, è riscontrabile facilmente in tutto il mondo dal 2006 in poi e soprattutto in Italia. Faccio alcuni esempi.
Nel 2006 in Italia votarono alle politiche 39 milioni di italiani; nel 2008 scesero a 37 milioni; nel 2013 a 35 milioni. Stesso calo alle europee: nel 2004 35 milioni si recarono al voto; nel 2009 scesero a 32 milioni; nel 2014 a 28 milioni. Tra le nostre comunità, poi, la prima volta del voto, nel 2006, i votanti alle politiche furono 1.053.864 (38.93%)). Seguirono due anni di Governo Prodi nei quali si ottennero diversi risultati positivi almeno in termini di risorse verso le comunità, assistenza e lingua e cultura, tanto che nel 2008 gli elettori salirono a 1.155.411 (39.5%), quasi un punto in più). Nel 2013, dopo cinque anni di tagli, un disinteresse totale di chi governava e una forte crisi economica globale, l'affluenza è precipitata a 1.103.898 votanti (31.5%, otto punti in meno rispetto al 2008). Insomma, seppure parliamo delle elezioni più importanti e partecipate per un Paese, vediamo che la tendenza è quella alla disaffezione, al calo della partecipazione, alla stanchezza. Tendenza consolidata in tutte le "democrazie avanzate", Stati Uniti compresi, dove dal 2004 al 2013 si è passati da una partecipazione alle presidenziali intorno al 60% a una partecipazione nel 2012 inferiore al 50% degli iscritti nelle liste elettorali, alle elezioni congressuali di medio termine il tasso scende intorno al 45%. Alle ultime amministrative di Roma, poi, nel 2013, ha partecipato al voto solo 45% degli elettori. Il New York Times, nel 1988, diceva che il governo del popolo stava diventando il "Government of (half) the People", cioè Governo di (metà) del popolo.
Non solo l'iscrizione all'elenco degli elettori all'estero, quindi, ma questo complesso di cose – e molto altro che qui non c'è spazio di approfondire – determinerà il calo dell'affluenza (calo che, sia detto chiaramente, a me pare un problema serissimo che spero si riesca a fronteggiare e risolvere nei prossimi anni). Chi, invece, attribuisce questo calo solo a modalità e tempi del voto dei Comites, non solo compie una eccessiva semplificazione dei processi politici delle società moderne, ma fa anche il gioco di chi vuole usare strumentalmente il voto dei Comites per altri forse meno nobili motivi.
Ci sarebbe, naturalmente, un'ultima eventualità che non vorrei prendere in considerazione. Cioè che la reiterata richiesta di rinvio delle elezioni dei Comites, portata a un punto estremo di esasperazione, non sia un alibi di comodo per chi cerca una rottura col proprio partito. Se così fosse, vorrà dire che si usano le elezioni dei Comites per obiettivi personali, questi sì “irrealizzabili e mediocri”: potersi ergere strumentalmente a paladini degli italiani all'estero, dimenticando colpevolmente che in fondo siamo sempre il Paese del grande Totò e alcune cose non ci sfuggono...

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Clima avvelenato a Berlino per la presentazione delle liste per i Comites

Si parla di fogli in bianco e senza numero progressivo – Denuncie alla Procura della Repubblica
Il deputato di Forza Italia On. Fabrizio Di Stefano scrive in un comunicato: “In occasione delle imminenti elezioni dei Comites mi giunge notizia che per il distretto di Berlino-Brandeburgo il clima elettorale sarebbe già inquinato da vergognose diffamazioni, da gravi scorrettezze e, soprattutto, dal mancato rispetto delle procedure di legge: sto presentando in merito un'interpellanza urgente per conoscere se queste voci corrispondono al vero e nel caso, quali misure intendano mettere in atto gli organismi preposti, affinché il voto prossimo avvenga in modo trasparente e democratico, senza ingerenze.
Mi risulta che già nella presentazione delle liste, siano avvenuti fatti spiacevoli, con fogli in bianco e senza numeri progressivi, già oggetto di vibrate proteste presso l'ambasciata italiana, che, sono convinto, si adopererà con lo sforzo massimo, per garantire il buon corso della campagna e per ristabilire una par condicio tra le due liste che concorreranno. Soprattutto poi  -la lista 'Italiani a Berlino', rappresentata dal regista e produttore cinematografico Simone Orlandini, apartitica e peraltro composta da italiani residenti all'estero di diverse appartenenze politiche, non deve subire discriminazioni e violazione delle leggi, cosa che sembrerebbe sia già oggetto di denunce alla Procura della Repubblica da parte di chi le sta subendo per le ripetute violazioni della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, all'articolo 21".
A Berlino sono state presentate due liste, una di sinistra e l'altra con esponenti di Riva Destra, Forza Italia e MAIE.

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Rinnovo Comites e nuovi tagli: arrampicarsi sugli specchi non paga

FILEF - Nella  gravissima emergenza sociale e occupazionale i nodi  strutturali da lungo tempo negati stanno venendo definitivamente al pettine; disoccupati, sottoccupati, lavoratori  e pensionati con redditi appena sufficienti  al  proprio sostentamento, chiedono che il quadro politico che oggi sostiene i l governo  del paese sia  modificato in modo decisivo  e che si cambi direzione nelle politiche del governo.
La Fiei - Filef e Istituto Fernando Santi è a fianco dei lavoratori, dei giovani disoccupati e inoccupati  che da  anni sono costretti di nuovo a lasciare il nostro paese ed è accanto ai migranti che vivono e lavorano in Italia. La storia ed il fine primario delle organizzazioni della FIEI sono stati e sono questi.
Nel  duro e difficile periodo che sta attraversando il paese, per quel che riguarda gli italiani all’estero è motivo di sconcerto prendere atto di affermazioni e prese di posizione di rappresentanti politici che ripropongono, ad uso e consumo delle agenzie-stampa il mantra del “tutto e subito” rivolto al governo del quale fanno parte ed al quale seguitano a dare il proprio unanime consenso essendo gli stessi, al contempo, con il loro voto favorevole, sostenitori della politica dei tagli che anche in questi giorni, con la legge di stabilità, colpiscono istituzioni pubbliche e private degli italiani all’estero.
Possono considerarsi credibili le prese di posizione congiunte di alcuni parlamentari eletti all’estero rispetto al rinnovo accelerato dei Comites e rispetto  ai nuovi tagli previsti su scuola e cultura, sui patronati, sulla nuova emigrazione ecc ?
Come FIEI,  abbiamo sollecitato, come molti altri, al massimo impegno e alla massima partecipazione per il buon esito del rinnovo dei Comites. Si deve riconoscere, a posteriori  che gli appelli di per sé, sono serviti a poco se le scelte fatte non raggiungono uno standard minimo di efficacia.
Si è voluto forzare i tempi per il  rinnovo dei Comites,  pur in presenza di allarmi circa  le inadeguate  modalità ed i ridottissimi tempi con cui si era scelto di andare al voto.  Si è voluto non prendere in esame l’allarme sulle gravi conseguenze che ne sarebbero discese per ciò che riguardava la composizione delle liste e ancor di più con riferimento all’entità della partecipazione dei cittadini.
Il termine per la valutazione delle liste è scaduto il 29 ottobre. Il quadro che ne viene fuori, pur in mancanza di una comunicazione ufficiale del MAE che tarda ad arrivare, appare chiaro e inequivocabile:  nelle circoscrizioni di  Perth, Dublino, Atene, Detroit, Chicago, Nizza, Barcellona, Lisbona, Stoccolma, Vienna, Bangkok, Oslo, Praga, Edimburgo, Bucarest, non si svolgerà alcuna elezione per mancanza di liste.
In numerose altre circoscrizioni (tra cui Londra, Rio de Janeiro, Belo Horizonte, Madrid, Huston, New York, Toronto, La Paz, Wellington, Dubai, Tel Aviv, Fiume, Città del Messico) sarà presente un’unica lista. Siccome in questo caso, non vi sono competitori, saranno eletti tutti i componenti anche con pochissimi voti (a rigore bastano quelli dei sottoscrittori della lista stessa); quindi non vi sarà neanche bisogno di fare campagna elettorale.
Il che crea una situazione davvero imbarazzante quanto alla democraticità di queste consultazioni. Per certi versi, in questi casi, sarebbe risultata più rappresentativa la designazione di membri dei Comites da parte del Console di pertinenza, in quanto lo stesso avrebbe dovuto quantomeno far riferimento al complesso delle organizzazioni più rappresentative presenti nelle singole circoscrizioni, come in passato è avvenuto nelle situazioni in cui alcuni paesi non permettevano il voto, ad esempio in Canada.
Nelle altre circoscrizioni, le più grandi, (ma con esclusione delle sopracitate grandi capitali come Londra, New York, Rio de Janeiro, Madrid, Città del Messico), sono presenti più liste. Molte di queste, contrariamente allo spirito istitutivo della legge e a quanto assicurato dai responsabili di partito, risultano invece essere emanazione diretta di partiti (in particolare PD in Europa e altri paesi e MAIE in America Latina) che ne hanno dato informazione ufficiale con comunicati stampa di partito.
Dall’interno dei partiti politici, di fronte a questo dato desolante, sono venute fuori dichiarazioni di  soddisfazione  per il successo dell’operazione .
Paradossale l’implicito invito a metterci  una pietra sopra, l’ammonimento a lasciare perdere, a smetterla con le più che legittime critiche sollevate da più parti, che si è letto in un comunicato del 17 ottobre a firma di alcuni parlamentari del PD  perentoriamente intenzionati a fare proprio il detto “chi ha avuto ha avuto,  chi ha dato ha dato,scordiamoci il passato”, andiamo avanti. Ora basta : “iscrivetevi e andate a votare”.
Appunto, iscrivetevi e andate a votare: ad oggi manca un quadro compiuto di quanti si siano iscritti al voto; mancano 20 giorni alla chiusura delle iscrizioni e da quello che trapela da qualche consolato, gli iscritti risultano essere davvero pochi. Nell’ordine di qualche centinaio nelle maggiori circoscrizioni.
Si può legittimamente sostenere che si sta  andando verso un successo  oppure, più verosimilmente che si è in presenza di un flop annunziato che si è deciso di non evitare?  Quali sono i motivi di tanto “cupio dissolvi”?
Il sen Claudio Micheloni, che è anche il presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all’estero del Senato, ha emanato ieri l’ennesimo durissimo comunicato che segue altri comunicati critici sottoscritti nelle scorse  settimane anche dagli altri senatori dell’estero.
Come FIEI ci siamo tirati fuori dagli scontri interni al PD. Non ci appartengono , non sono il terreno vocato sul quale l’associazionismo debba intervenire.
Come sempre, come FIEI, stiamo al merito delle questioni: negli anni passati abbiamo avuto modo di criticare apertamente le posizioni sostenute  dal sen. Micheloni in tema di riforma di Comites e Cgie.
Oggi  le sue valutazioni sui gravi errori politici  connessi con il rinnovo dei Comites sono largamente condivisibili.
Sono molti quelli che hanno criticato la scelta del governo. Le critiche sono un indicatore eloquente dello scollamento forte, della diversissima  sensibilità  manifestata tra chi sta in Parlamento e chi sta nei territori; numerose organizzazioni grandi e piccole, numerosi presidenti di Comites, esponenti del mondo associativo avevano da tempo denunciato  i rischi  cui si andava incontro.
I sostenitori del rinnovo attuale sottolineano che i Comites erano scaduto da 5 anni e che tutti (CGIE incluso) lo avrebbero chiesto a gran voce.
In verità anche l’ultima assemblea del Cgie aveva manifestato nella discussione non pochi dubbi sulle modalità, non chiare, con cui si intendeva procedere; se il comitato di presidenza del Cgie ha accettato la proposta del Governo, alcune settimane dopo lo svolgimento dell’ultima plenaria, bisogna fare i dovuti distinguo. In realtà, sulle modalità del voto, non vi è stata, in questo organismo, una discussione vera e allargata, come molti suoi membri hanno affermato. Anzi, nell’ultima plenaria, a larghissima maggioranza, era stato approvato un ordine del giorno che richiedeva lo svolgimento della seconda assemblea 2014 per monitorare l’andamento della preparazione del voto.
Intanto se prima pioveva ora grandina. Un altro comunicato è apparso ieri in riferimento a quanto ricompreso nella Legge di Stabilità per ciò che concerne gli italiani all’estero, a firma dei deputati del PD, Farina, Fedi, Garavini, La Marca e Porta,. In esso si richiamano le incongruenze e i nuovi tagli previsti: una riduzione ulteriore, del 22%, su ciò che resta della dotazione per i corsi di lingua e cultura italiana, già tagliata di circa il 75%, nei 6 anni precedenti.
Decurtazioni di oltre il 50% per le politiche dell’internazionalizzazione del made in Italy (essenzialmente contributi alle Camere di commercio) e un taglio con l’accetta al fondo per i patronati che nel complesso (Italia ed estero), registrerebbe una riduzione di 150 milioni di Euro. Ora, il costo attuale delle diverse centinaia di uffici ed operatori dei patronati all’estero dovrebbe aggirarsi mediamente intorno tra i 15-20 milioni annui. E’ ovvio che l’estero subirebbe da questo taglio gli effetti più gravi, probabilmente la totale chiusura.
Nel comunicato sopracitato, in diversi passaggi condivisibile, si afferma  “La riduzione del fondo va dunque contenuta in limiti fisiologici e accettabili per non determinare danni irreversibili”. Ma anche se il taglio fosse, ad esempio, di 75 milioni (la metà di quanto previsto), gli effetti per la parte estera dei servizi di patronato sarebbero comunque esiziali.  E questo non dovrebbero ignorarlo persone che nella  loro vita anteriore alla loro elezione in parlamento hanno operato proprio in queste organizzazioni dei lavoratori.
D’altra parte, nell’esordio del comunicato si afferma che “La linea di marcia del Governo, quella di recuperare risorse da destinare agli investimenti dalla spesa ordinaria dello Stato e di Regioni ed enti locali, è comprensibile e sostanzialmente giusta.” Ma se è comprensibile e giusta, c’è da chiedersi, per quale oscuro motivo il governo dovrebbe retrocedere proprio e solo dai tagli annunciati per le politiche degli italiani all’estero? (che notoriamente non godono da anni di particolare attenzione ? E ancora di più, per varie congiunture, proprio da quando abbiamo eletto la rappresentanza dell’estero).
In realtà si è già arrivati a raschiare il fondo del barile e sarà difficile contrabbandare come mirabolanti conquiste qualche piccola riduzione degli ennesimi tagli lineari.
In questi anni nel nostro ambito si è assistito alla più massiccia riduzione di spesa comparata con altri settori e si è trattato sempre di una riduzione di spesa che ha riguardato pezzi di welfare, diritti, gli investimenti nella risorsa emigrazione, mentre si è tagliato pochissimo della spesa burocratica, quella strutturale che anzi, in rapporto agli investimenti risulta forse maggiore di prima; si è iniziato con i tagli ai miseri contributi alle associazioni, poi alla lingua e cultura, è stata cancellata la formazione professionale, già ridotti in modo consistente i  fondi  per i patronati con le manovre di Monti, e si continua a ridurre.
Paradossale, inoltre, che a distanza di una settimana dallo svolgimento a Firenze degli Stati Generali della Lingua Italiana, si riduca ulteriormente il  capitolo di spesa riferito alla stessa. Si fa un gran parlare del sostegno all’export e della penetrazione commerciale del made in Italy, ma si dimezza il contributo alle Camere di commercio; si parla di innovazione e di ammodernamento del paese mentre, ogni anno, si lasciano emigrare centinaia di migliaia di giovani laureati.
Il tentativo da tempo usato di arrampicarsi sugli specchi, sostenendo le politiche di austerità dei diversi governi che si sono succeduti dopo la caduta di Berlusconi, e al contempo, di salvarsi la coscienza con comunicati critici per i tagli operati nel settore degli italiani all’estero, non è più credibile; esso denota sì, un atteggiamento corporativo e demagogico. Si tratta di un equilibrismo inopportuno e non più sostenibile.
Quando non si vede alcuna luce in fondo al tunnel è un esercizio letterario riconoscere maggiore sensibilità al sottosegretario Mario Giro rispetto ai suoi predecessori per poter poi affermare che si stia  cambiando verso o che “usciamo a riveder le stelle”, come affermato da Eugenio Marino in un  editoriale pubblicato sul bollettino del PD Estero.
Non v’è chi non veda, invece, come si sia in fondo ad una crisi profonda che va avanti da anni e che non si supera con  slogan e  battute. Quello di cui c’è bisogno è l’apertura di una  discussione reale con la messa  in campo di tutti gli elementi critici ed autocritici necessari. La presunzione di volersi intestare, come partiti politici, tutta la rappresentanza degli italiani all’estero, la scelta dell’autoreferenzialità, hanno già dato i frutti che sono sotto gli occhi di tutti.  Le scelte fatte in tema di rinnovo dei Comites rappresentano solo il più prossimo degli indicatori di una situazione che non regge più.

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Dal Bangladesh il nuovo avanza verso il Comites di Londra

A Londra la lista “Moving Forwald” formata da esponenti del PD e di SEL ha avuto difficoltà nella raccolta delle firme di presentatori.Così oggi, ultimo giorno utile, hanno riempito il Consolato di bengalesi. Probabilmente avranno un passaporto italiano e probabilmente saranno iscritti all’AIRE, questo verrà verificato dal Consolato. Ma sicuramente è quantomeno singolare questo improvviso attaccamento all’Italia e alle sue istituzioni da parte di persone che mai prima d’ora si erano manifestati alla comunità italiana in Gran Bretagna.
Non si finisce mai di stupirsi. Viene detto che gli italiani all’estero non sanno cosa sia il Comites, evidentemente però lo sanno in Bangladesh.
Comunque finalmente abbiamo capito in cosa consiste “il nuovo che avanza” , motto della lista in questione.

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