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Last updateGio, 18 Gen 2018 8pm

Italiani nel Mondo

Giro: non si riaprono i termini per presentare liste per i Comites

Ma potrebbero riaprirsi dove non c'è alcuna lista
Il Sottosegretario Giro, intervenendo al Comitato di Presidenza del CGIE riunito oggi e domani alla Farnesina, ha dichiarato che non ci sarà una riapertura generale dei termini per la presentazione di liste per le elezioni dei Comites. Questo anche per eveitare una situazione di disparità.
"Si sta ragionando invece - ha affermato il Sottosegretario - sulla possibilità di reindire le elezioni nelle 24 circoscrizioni elettorali dove attualmente non ci sono liste presentate".
Giro ha poi informato che a tutt'oggi il 4,5% degli iscritti si è iscritto a votare.

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Eletti all’estero che votano a favore del governo dei tagli

E’ un paradosso, e una tristezza infinita, che  deputati eletti all’estero abbiano votato la fiducia ad un governo mentre presentava una finanziaria che fra l’altro taglia 75 milioni ai patronati, che quindi offriranno meno servizi ai pensionati italiani all’estero e taglia il 20% delle risorse per il  personale delle scuole italiane. Senza parlare di quanto di negativo ha fatto finora questo governo, dal progressivo smantellamento della rete diplomatico-consolare alla chiusura di istituti di cultura al pasticcio delle elezioni dei Comites.
Ha votato a favore l’On. Renata Bueno eletta in Sud America con l’USEI di Sangregorio, che non aveva neppure l’obbligo della disciplina di partito alla quale si sono invece piegati i deputati del PD Porta, La Marca, Farina, Fedi e Garavini che, seduta accanto all’oratore del PD che annunciava il voto a favore ed è balzata in piedi applaudendo freneticamente.
Il massimo dell’eroismo dei deputati Mario Caruso e Fucsia Nissola di Per l’Italia, e quindi facenti parte della maggioranza governativa, è stato quello di non presentarsi in aula al momento del voto.
Di fronte a questi fatti, è difficile che venga accolto l’appello lanciato dell’On. Ricardo Merlo, che ha votato contro:  “Noi rappresentanti degli italiani all’estero dovremmo unire le nostre voci e i nostri voti per dire tutti insieme NO a questi tagli. Il mio auspicio è che, quando arriverà al Senato, tutti gli eletti all’estero si uniscano a noi in questa battaglia e abbiano la forza di opporsi a questa manovra. Che pensino più ai nostri connazionali nel mondo che alle segreterie politiche di Roma. Solo così potremo sensibilizzare un governo finora insensibile ai nostri richiami, che ci ignora: un governo che, dopo le chiusure di ambasciate, consolati e istituti di cultura, continua a penalizzarci con questa pessima legge di stabilità”.

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Andarsene sognando - L'emigrazione nella canzone italiana

Eugenio Marino non è il responsabile per il PD degli italiani nel mondo, ma è soprattutto un appassionato del mondo dell'emigrazione, tanto da avere scritto un libro "Andarsene sognando - L'emigrazione nella canzone italiana" edito da Cosmo Iannone Editore.
Il volume sarà presentato domenica 7 dicembre alle 13 nella Sala Turchese del Palazzo dei Congressi a Rioma , Piazzale Kennedy 1. Interverranno, oltre all'autore, Livia Turco, ex ministro solidarietà sociale e della salute, Giulio Terzi di sant'Agata, ex ministro degli esteri, e Alessandra Longo, giornalista di La Repubblica.

Della canzone italiana si sono occupati in tanti, anche nel mondo della politica, ma in pochi hanno sviscerato il tema dell’emigrazione nella canzone italiana.
Eugenio Marino ricostruisce in questo libro la storia dell’emigrazione attraverso la canzone: il genere che probabilmente più della letteratura, della storiografia e della politica ha trattato il grande esodo italiano.
E ci consegna un’opera utile, completa e trasversale a tutti i generi musicali per riflettere e avvicinarsi con serietà e rigore alle nostre comunità nel mondo e a un tratto portante della nostra identità nazionale, qual è l’emigrazione. Dal canto popolare dei movimenti migratori interni di tipo stagionale Me vo’ partì de qui, vo’ gi’n Maremma alle canzoni dei giovani “cervelli in fuga” nate e diffuse su Youtube, passando per le canzoni di lotta, leggere, gastronomiche e del cantautorato italiano: un excursus nella storia della canzone italiana e dell’emigrazione che ricostruisce e rintraccia gli snodi fondamentali e le svolte, richiamando alla mente i principali protagonisti storici e musicali.
Ritroviamo l’ironia di Carosone, l’impegno politico di De Gregori, la rivoluzione della “scuola genovese”, la “profondità” dei De André e Guccini, fino a Caparezza, passando per Rino Gaetano, Dalla, Fossati e tanti altri. Nella sua puntuale ricerca, Marino concentra l’attenzione sui testi, valutandone contenuti, contesti, poeticità e stili e sottolineandone le trasformazioni sociali, musicali e linguistiche, gli influssi e le tradizioni, evidenziando prepotentemente ciò che lega il mondo della canzone a quello dell’emigrazione e, nell’ultima parte dell’immigrazione.

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Il MAIE ad Istanbul, dove c'è la più antica comunità italiana nel mondo

Da oggi gli italiani in Turchia fanno parte di un grande network mondiale.
Ad Istanbul c’è la più antica comunità italiana al mondo, risale addirittura ai tempi delle Crociate e delle Repubbliche marinare. Genova e la Venezia crearono a Costantinopoli (l’attuale Istanbul) popolosi "quartieri" di circa 60.000 abitanti. Il quartiere di Galata fu una colonia genovese per 2 secoli. Dopo la conquista della città da parte dei turchi, agli abitanti fu concessa l’autonomia. I genovesi rimasero ad Istanbul e Smirne fino al Novecento, quando (nel 1933 erano circa 15.000, assieme ai discendenti di mercanti e coloni veneziani) furono definiti Levantini, conservando i loro cognomi italiani ed il loro cattolicesimo fino ai nostri giorni.
Negli ultimi decenni la presenza italiana si è ridotta a poche migliaia, ma oggi assistiamo al fenomeno di un notevole flusso di immigrazione dalla Penisola soprattutto da parte di giovani. Si tratta di una comunità di buon livello, come si è visto sabato 29 al 1° Meeting di Coordinamento organizzato dal MAIE Turchia  presso la sala conferenze della società GALATA LOGISTICS di Vittorio Zagaia ad Istanbul.
Contrariamente a quanto era stato annunciato, non ha potuto partecipare l’On. Ricardo Merlo per la decisione del governo di fare votare la legge di stabilità da venerdì a domenica L’On. Merlo è dovuto rimanere alla Camera, dove ha votato coerentemente contro la fiducia al governo dei tagli agli italiani nel mondo.
Sono invece arrivati regolarmente il Cav. Gian Luigi Ferretti, Coordinatore del MAIE Europa e membro del Comitato di Presidenza del CGIE, ed il Sen. Claudio Zin, Vice Presidente del gruppo Autonomie-MAIE al Senato, che qualche giorno fa è inytervenuto all’ONU a New York in qualità di capo missione dell’Unione Interparlamentare.
Venerdì pomeriggio c’è stato un incontro col Console Generale Federica Ferrari Bravo soprattutto per discutere il problema della scuola elementare italiana “Marco Polo”, di cui ci siamo occupati su "L’Italiano" (VEDI)  in merito al quale c’è stata anche un’interrogazione parlamentare dell’On. Mario Borghese del MAIE (VEDI).
Sabato alle 15, in un’Istanbul semi-bloccata dalla visita del Papa, il Coordinatore del MAIE Turchia, Gianfranco Sacchetti, ha dato l’inizio al Meeting, trasmesso in diretta Twitter da “Il Nuovo Levantino”, magazine online degli italiani di Izmir (Smirne) e dell’Egeo (era presente il direttore Simone Favaro).
Sacchetti ha sottolineato il fatto che sia Ferretti che il Sen. Zin fosse venuti a loro spese dove nessun altro finora si era preso la briga di venire solo per conoscere la realtà degli italiani in Turchia, ascoltare i loro problemi ed i loro desiderata. Concetto sviluppato anche da Ferretti che ha tenuto a puntualizzare che non si trattava di una visita “politica” nel senso della propaganda elettorale non essendoci fra l'altro neppure in vista elezioni. "E poi – ha detto Ferretti – se fossimo alla caccia di voti andremmo non dove ci sono poche migliaia di connazionali, bensì a Londra, Berlino, Stoccarda, Bruxelles, Parigi". Sia Ferretti che il Sen. Zin hanno presentato il Movimento Associativo Italiani all'Estero, nato nel 2008 come movimento culturale fra le associazioni di connazionali, e subito preseente in parlamento con successo crescente ad ogni elezione, che ha due caratteristiche precipue: essere indipendente dagli schieramenti ideoligici dei partiti romani ed essere a totale servizio degli italiani nel mondo.
Si è parlato di tanti argomenti  nel corso del pomeriggio: da Comites e CGIE al voto, dai diritti legati alla cittadinaza alle carenze della struttura consolare, alla scuola ed ai tanti problemi. I giovani presenti hanno illustrato interessanti proposte sia per intercettare l'attuale ondata di immigrazione giovanile che per dare aiuto all'integrazione nella realtà turca.
Come spesso avviene in occasione dei convegni del MAIE in giro per l'Europa, sono venuti, per pura passione e naturalmente a loro spese, due Coordinatori: Vincenzo Pelliccione, Coordinatore MAIE in Albania e Franco Savoia, Coordinatore MAIE in Spagna.
L'entusiasmo è stato tanto che le discussioni sono continuate anche dopo avere dovuto lasciare la sala. Tutti si sono impegnati a passare la voce che gli Italiani in Turchia non sono più soli ma fanno parte di un grande network mondiale grazie al MAIE.

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Sen. Di Biagio, quello che lei sostiene assieme al suo collega Micheloni è ingiusto

Maria Iacuzio della lista ItalUk di Londra replica al Sen. Di Biagio (Per l'Italia) che ha dichiarato che il rinvio delle elezioni dei Comites "è una decisione di buon senso" e che "si darà la possibilità di partecipare alla competizione elettorale anche a chi per i tempi oltremodo ristretti non aveva completato tutti gli adempimenti"

MARIA IACUZIO - Gentile Senatore Di Biagio, la mia critica non ha parte politica, così come la vostra manovra contro un minimo di giustizia verso gli italiani all’estero non la ha, è trasversale. Vi scrive una vostra vittima su questa circostanza Comites. Pertanto gentilmente passi anche il messaggio al Senatore Micheloni, con cui vi potete dare la mano, la prego. Il Senatore Micheloni non dispone di twitter o altro, lui non dialoga con il suo elettorato, gli impone solo cose fatte: perchè lui sa. dialoga solo nei palazzi romani. Mi piacerebbe avere da voi anche una vostra risposta ad una semplice cittadina. Questo e’ ciò che penso, io come molti altri, con l’unica differenza che io adesso ho il coraggio di dirlo apertamente. Spero che almeno questo sia apprezzato.
Sulla sospensione delle elezioni Comites, cosa già fatta, e sulla riapertura dei termini per presentare le liste, cosa da lei sostenuta come giustizia e diritto.
Che  delusione Senatore, lei non ha idea cosa è il diritto e la certezza del diritto, su questa storia, nonostante il ruolo che ricopre. Riaprire i termini per la presentazione delle liste, dove già ci sono liste presentate, lede il principio in base al quale il diritto deve ricevere una applicazione prevedibile per tutti. Lede coloro che quelle norme hanno rispettato, lede la legalità. Ma non andiamo neanche nel mondo del diritto, andiamo nel mondo dello sport. Corsa dei 200 metri: a gara finita lei propone di rifarla, perchè qualche suo amico non ha raggiunto il traguardo? O che facciamo spostiamo il traguardo di un metro, per dare la possibilità a qualcuno di raggiungere il traguardo. Vede Senatore lo stato di diritto, anche per cose piccole come i Comites, è una cosa seria, questo non è l’asilo Mariuccia. Si fa una norma che ha un effetto retrattivo nel bel mezzo di elezioni e lei la chiama ‘scelta di buon senso’? Pazzesco.
Vede in Francia, paese serio, alle ultime elezioni politiche (no Comites), dove hanno espresso il voto anche i francesi all’estero, la partecipazione e’ stata del 2% e lo si e’ fatto senza tante polemiche. Non perche’ il 2% sia un qualcosa di gratificante, assolutamente, ma perchè c’era una legge che aveva avviato quel processo ed andava rispettata al di sopra di tutto. Socrate per questa ragione, addirittura, bevve l’estratto di cicuta. Non e’ che le chiediamo questo ma almeno si risparmi felicitazioni per un qualcosa che ci umilia come italiani all’estero.
In realtà il vero calcolo non sono i Comites, tramite i quali lei appunto con questa manovra si sono umiliate oltre 60mila persone, ma il nuovo sistema della doppia opzione, di un elettorato seppur minimo ma verissimo! Un elettorato che vi fa tremare i polsi non perchè numericamente imoprtante ma perche VERO! In ciò si sommano le manovre per entrare nella Camera dei Deputati, essendo che per il Senato non ci sara' piu' possibilità-abolito. Noi candidati ai Comites ci sentiamo umiliati, ci siamo impegnati tantissimo per presentare una lista e promuovere tante sottoscrizioni, gratis gratis gratis. Quando voi avete cercato di sabotare l’adesione al voto e non avete incentivato nessuno ad iscriversi, sin dall’inizio. Pero’ adesso è anche suo dovere  informare tutta la gente che le elezioni sono slittate. Sono stati spesi 2 milioni di euro! Presi dalle tasche dei cittadini italiani, per informare tutti, che l'elezioni erano il 19 dicembre, ed ora ci metta il suo corposo salario e del Senatore Micheloni, insieme ad altri compari, per dirgli che non è più così. Io informerò tutti coloro che ci hanno sostenuto perchè ho una faccia e sono una donna onesta, ma mi viene tanta voglia di mandarvi la mia bolletta del telefono, quella invece non è gratis per me, invece per voi Senatori SI.
Con tutta la sincerità
Un’italiana all’estero che parla

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La mamma dell’ambasciatore Bosio scrive a Gentiloni

Scrive al Ministro degli Esteri la mamma dell'ambasciatore Daniele Bosio che, per avere voluto regalare una giornata di svago a dei bambini poveri nelle Filippine, è finito in un incubo. Arrestato con l’accusa di traffico e abuso di minore, è stato detenuto a lungo in un carcere fatiscente e, malgrado la magistratura filippina abbia poi accertato che non «sussistono gravi indizi di colpevolezza, non è ancora un uomo libero:
Egregio Signor Ministro,
mi ha commosso sentire che le Sue prime parole, insediatosi nel nuovo incarico, siano state indirizzate ai nostri due fucilieri di Marina in India. La decisione di sottolineare pubblicamente il Suo forte, costante impegno, mi ha fatto ben sperare che voglia prendere davvero a cuore la vicenda che ormai da otto mesi vede "prigioniero" nelle Filippine mio figlio, Daniele Bosio, ex ambasciatore in Turkmenistan.
Ritengo che sia a conoscenza della storia nella quale è rimasto implicato, ragion per cui Le "risparmierò" il riassunto nudo e crudo dei fatti. Non sarò neanche io a protestare la sua innocenza: sarebbe scontato. È la storia personale di Daniele, del suo impegno di almeno venti anni nel volontariato che la testimoniano. Così come l’hanno gridata le centinaia di persone, non solo parenti e amici, ma tutti coloro cui Daniele ha dedicato tempo e risorse economiche. Daniele non si è limitato ad aiuti a distanza: ci ha "messo la faccia", come adesso è di moda dire... E questo, ovunque sia stato: a Roma, con l’associazione "Peter Pan", a New York con "Ronald Mc Donald House", ad Algeri, a Tokyo, anche nelle Filippine, dove ha portato aiuti, ha dedicato le sue vacanze ad insegnare in una scuola che ancora sostiene economicamente, sicuro come ha sempre detto, che l’istruzione e il gioco fossero diritti inalienabili dei bimbi, da difendere a tutti i costi e in ogni paese. Non è testimonianza in maniera definitiva della sua totale innocenza il silenzio assordante di qualsiasi voce negativa che, se nel suo passato ci fosse stata la pur minima ombra, non avrebbe certo tardato a farsi sentire dopo il brutto can can mediatico sulla vicenda? Daniele è un diplomatico che non ha mai voltato la faccia all’umanità che vive intorno, in un mondo che è diventato impaurito e sospettoso e per questo, forse, non riesce a riconoscere le persone generose e disinteressate. La beffa: è stato trattato come il peggiore dei delinquenti, per quaranta giorni in carcere in condizioni disumane, contro ogni diritto... Ora, nonostante le pressioni di un’organizzazione non governativa, in colpevole ricerca di visibilità, un giudice ha concesso a Daniele la libertà su cauzione perché "non sussistevano sufficienti indizi di colpevolezza".
La Farnesina conosce bene Daniele e non può non sapere che l’unica sua "colpa" è stata voler regalare una giornata di svago a dei bimbi che ben poche cose belle avranno da ricordare nella loro vita. Il nostro Ministero rivendica nel suo operato il pieno "rispetto per le autorità giudiziarie straniere". Ma, mi domando, possibile che nonostante il "massimo sostegno" che - ritengo, tramite l’Ambasciatore Roscigno - la Farnesina dice di assicurare a mio figlio, non si sia riusciti ad ottenere che venisse accolta la petition for review da parte del Ministro della Giustizia filippino, e il caso venisse definitivamente chiuso? Sappiamo essere così poco "convincenti", anche quando assistiamo, come nel caso di Daniele, a palesi violazioni dei diritti di un cittadino italiano? Certo è che il processo sta andando avanti con udienze nelle quali non succede nulla e in cui l’Ambasciata e, quindi, lo Stato italiano, è rappresentata da un contrattista filippino che con la sua sola presenza non mi pare testimoni un grande interesse per le sorti di mio figlio.
L’accusa, dopo reiterate richieste, ha ottenuto il cambio di giudice e lo spostamento del processo in un nuovo tribunale, con ulteriore allungamento dei tempi del processo. L’avvocato di Daniele ha da tempo presentato una nuova istanza, "motion for reconsideration", una sorta di secondo grado del ricorso amministrativo precedente. Spero, signor Ministro, che essa venga supportata con convinzione dal mio Paese. Signor Ministro, siamo una famiglia, mio marito Ammiraglio in pensione e io, che non è abituata ad alzare la voce sconsideratamente e, anche se chi sostiene Daniele mi sta ora spingendo a dimostrazioni plateali per ottenere risultati, non "me la sento", perché sono certa che vivrei ciò come un’umiliazione che nessuno di noi merita. La prego caldamente, signor Ministro, di concedermi udienza. Ho davvero bisogno di sentire dalla Sua voce la garanzia che Daniele non sarà lasciato solo. Vuole fare questo per un’anziana mamma?
Maria Grazia Ostillio Bosio

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Elezioni Comites: mortale colpo dei soliti noti?

GIAN LUIGI FERRETTI - Il pasticciato rinvio delle elezioni dei Comites è conseguenza di una sorta di ansia da prestazione, dalla paura di non averlo abbastanza grosso. Mi riferisco al quorum dei votanti.
A pochi giorni dalla chiusura dei termini per potersi iscrivere alle liste elettorali consolari, ci si è accorti che avrebbe votato il 2% del corpo elettorale e si è cercato di correggere questa situazione. Ma – dicono in veneto – l’è peso el tacon del buso (il rattoppo è peggio del buco).
Le elezioni dovevano essere, senza ombra di dubbio, organizzate meglio. Ma, una volta messo in moto tutto il meccanismo, non si dovevano cambiare le regole del gioco in corso d’opera.
Due anni fa, per la prima volta i francesi all’estero hanno votato per eleggere 11 loro deputati all’Assemblée National. Come è noto votano solo i residenti fuori della Francia che si iscrivono nelle liste elettorali consolari. Ebbene la partecipazione al voto non è stata superiore al 2% e nessun giornale, nessun canale televisivo, nessun blog francese ha avuto nulla da ridire.
Possibile che solo in Italia abbiamo questo strano concetto della democrazia? Vivaddio, il diritto di voto si dà a tutti e poi lo eserciti chi vuole.
Per moltissimi anni i cittadini neri negli USA si iscrivevano nelle liste elettorali in misura bassissima, ma nessuno – neppure il razzista più sfegatato – si sognava di togliere ai cittadini afro-americani la possibilità di votare e di essere eletti.
Per molti anni anche qui da noi pochissime donne venivano elette pur essendo l’elettorato femminile in maggioranza, tanto che sono stati pensati correttivi tipo le quote rosa.  
Ma poi quanto deve essere grande questo quorum se non va bene il 2%? Posticipare le lezioni di quattro mesi potrà - vogliamo essere ottimisti? - portare a 4 la percentuale. Basta?
Che brutto pasticcio, qualcuno parla di pagliacciata. E intanto le cronache ci informano dei primi ricorsi al Tar.
Vogliamo dirla tutta? Ad un certo punto sono entrati a gamba tesa i 5 senatori eletti all’estero di centrosinistra (i 4 eletti nelle liste del PD e Di Biagio, eletto con Monti, sostenitore del governo Renzi) che hanno messo sul piatto della bilancia tutto il loro peso ed hanno ottenuto il rinvio delle elezioni ad aprile. Ricordiamoci che il governo Renzi al Senato ha una maggioranza risicatissima di soli 7 senatori e che quindi 5 senatori sono una forza potentissima che può ottenere molto. Ma invece di pretendere più fondi per la lingua e la cultura italiana all’estero, ora ridotte al lumicino, o per la rete consolare, ora in fase di smantellamento, si sono concentrati sulle elezioni dei Comites.
Noi, che non siamo nati ieri, ci ricordiamo di chi sia la colpa del fatto che i Comites sono stati costretti a rimanere in carica per ben cinque anni oltre la loro naturale scadenza. Con la scusa della più bella riforma del mondo, che in realtà era una schifezza, si continuava a pretendere di volta in volta il rinvio del rinnovo di organismi costituiti da volontari, molti dei quali, dopo cinque lunghi anni d’impegno, si sentivano demotivati.  Ne è risultato quasi dovunque un progressivo logoramento ed un sostanziale immobilismo che hanno affossato l’immagine dei Comites, ormai generalmente percepiti come enti inutili ed ecco il vero motivo delle basse percentuali di partecipazione.
Viene il sospetto che i responsabili di questo bel capolavoro si siano stupiti che, malgrado tutto ciò, il 2% degli elettori fosse pronto a votare e quindi  abbiano architettato la porcheria del rinvio per completare l’opera.
E in effetti  questa volta il colpo rischia di essere davvero mortale per i Comites fra elezioni che rischiano di non esserci mai più,  polemiche e contropolemiche, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, probabili elezioni politiche in concomitanza e via discorrendo.
Quid non fecit Mantica fecerunt i mantichini.
Il povero Sottosegretario Giro, catapultato in un mondo che non conosce e non capisce, pensava di fare cosa buona e santa indicendo le elezioni a tambur battente entro il 31 dicembre come gli chiedevano tutti, dagli eletti all’estero al Cgie, non accorgendosi che in realtà però speravano che gli venisse risposto che non era possibile e ci volevano almeno sei mesi per preparale.
A proposito di Giro, chi come me gira (perdonate il calambour)  per Roma, incontra, parla, ne sente di tutti i colori. Esponenti del PD si stanno mordendo le mani per non essere stati tanto furbi da chiedere che, al posto suo, fosse designato l’On. Merlo:  “Oggi potremmo dare a lui tutte le colpe, non solo dei tagli, ma anche della pagliacciata delle elezioni dei Comites”. Il solito conto senza l’oste, come se l’On. Merlo fosse così stupido da fare il parafulmine.
Vi lascio con una chicca: pare che qualcuno (leggi sopra) abbia convinto Giro che occorra riformare drasticamente il Cgie per portarlo a 20 (venti) membri.
Per questa volta cala il sipario. Al prossimo spettacolo del circo.

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Occhio! C'è il rischio che si riaprano i temini per presentare nuove liste per i Comites

Con 310 no, l’Aula di Montecitorio ha respinto la questione pregiudiziale proposta dal Movimento 5 Stelle al decreto che rinvia al 2015 le elezioni dei Comites.
Sono intervenuti per il no l'On. guglielmo Picchi (FI), l'On. Laura Garavini (PD) e l'On. Renata Bueno (Misto-MAIE).
Hanno argomentato per il sì il presentatore della questione pregiudiziale On. Carlo Sibilia (M5S), l'On. Marco Marcolin (Lega) e l'On. Sannicandro (SEL).
Ma, nel commentare questa votazione, l'On. Marco Fedi (PD) , dopo avere scritto: " IlDecreto legge e proposta di legge di stabilità non fanno riferimento alla riapertura dei termini per la presentazione delle liste", si lascia scappare: "Non è escluso che nel decorso parlamentare si propongano modifiche al testo base; vedremo in quella occasione quale sarà la posizione del Governo". Insomma c'è il rischio che il Governo del Segretario del PD Matteo Renzi - a totale insaputa dei parlamentari PD (ma non si parlano?)- introduca la riapertura dei termini per presentare nuove liste per le elezioni dei Comites.

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Ed ecco il primo ricorso al Tar per le elezioni dei Comites

Nuova puntata della pagliacciata delle elezioni dei Comites. Gerardo Petta, rappresentante e candidato nella lista "Associazioni italiane in Svizzera" per il Comites di Zurigo, inoltrerà un ricorso al TAR del Lazio contro la decisione "incostituzionale" del Consiglio dei Ministri di lunedì, 10 novembre, di rinviare le elezioni del Comites del 19 dicembre 2014 al 17 aprile 2015.
Per Petta "è un abuso di potere contro la democrazia, in quanto un atto illegittimo del suddetto Consiglio dei Ministri, ad elezione avviata, voluto solo da esponenti del PD per aiutare a far rientrare in gioco molte Liste della loro area politica, escluse per non aver raggiunto le 200 sottoscrizioni previste dalla normativa"

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