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Last updateGio, 18 Gen 2018 8pm

Sedotti e abbandonati: Truffati - Inca/Cgil - Cgie

ALBERTO BRUNO - Cinquanta anni fa il regista Pietro Germi portava sugli schermi il film "Sedotta e abbandonata", una vicenda di sesso, di onore e di famiglia nel profondo sud. Ma la seduzione e l'abbandono, nella storia, ha riguardato anche i nostri emigranti, venduti e truffati da persone senza scrupoli, desiderose di lucrare sul sudore, sulle fatiche e sui calli alle mani degli onesti lavoratori.
Gian Antonio Stella ha pubblicato vari libri sulle avventure tragiche della nostra emigrazione, dipanate sul filo rosso del dolore commovente di quanti, pur di cercare fortuna ed un futuro migliore per i propri figli, non hanno esitato a vendere le poche cose (un asino, una mucca, un aratro e qualche sacco di grano) per comprare il biglietto e sfidare l'oceano su navi lazzaretto e vecchie carrette (molte affondarono come capita in questi giorni ai trafficanti di carne umana del nord Africa). Alcuni poveretti, sprovveduti e analfabeti, imbarcati con la promessa dell'America, furono volgarmente truffati. La barca dopo aver circumnavigato la Sicilia li abbandonò su una spiaggia, non lontana dal punto di partenza, illudendoli di averli scaricati nella terra promessa. Altri ancora, cui era stata promessa una destinazione in una fiorente piantagione attrezzata con abitazioni e acqua corrente, furono abbandonati sulla costa brasiliana  senza viveri, senza riserve, senza risorse e furono ben presto decimati dalla fame, dalla sete e dalle malattie.
Oggi la truffa è ancor più raffinata. Accade in Europa e si avvale di strutture con tutti i crismi dell'ufficialità come è capitato a un centinaio di pensionati a Zurigo.
La vicenda del caso Giacchetta dell'Inca-CGIL di Zurigo è troppo nota per essere qui raccontata di nuovo. Questo giornale è stato l'unico organo di informazione a farne una bandiera per denunciare non solo il truffatore, ma l'ignavia di quanti per dovere istituzionale avrebbero avuto il compito di proteggere le vittime. Più recentemente grazie alle sue insistenze se ne è occupato persino il terzo canale della TV di Stato con la trasmissione "Mi manda Rai Tre".
Il nostro Ferretti ha qualche giorno fa rivolto una lettera aperta ai consiglieri del CGIE perché facciano sentire alta e forte la loro voce nel deserto delle istituzioni cieche e sorde di fronte al dolore ed alla tragedia di tante famiglie che hanno visto evaporare i risparmi e le fatiche di una vita.
La truffa è stata consumata e riconosciuta. Perché la potente e ricca CGIL, sotto le cui insegne si è consumato il misfatto, non si fa carico del risarcimento? Se un impiegato della pubblica amministrazione sbaglia arrecando un danno al cittadino è l'amministrazione responsabile del risarcimento salvo poi esercitare la rivalsa sull'impiegato. Parimenti se un giudice sbaglia, è lo Stato che risarcisce la vittima dell'errore.
I componenti del CGIE hanno la responsabilità di non aver sollevato il caso, né di aver promosso una class action. Tra di loro oltre a quelli eletti all'estero ce ne sono ben 29 di nomina governativa (10 esponenti di associazioni, 9 di confederazioni sindacali e patronati, 7 di partiti, 1 della stampa, 1 della stampa all'estero e 1 dei frontalieri). Perché hanno chiuso gli occhi di fronte a questo sconcio?  La loro nomina è stata una distribuzione di posti di tipo castale o ha avuto un senso logico funzionale, per svolgere, quali cinghie di trasmissione, gli interventi con tutti gli organi istituzionali, parlamento compreso? La loro responsabilità di aver ignorato e nascosto il problema non può essere perdonata.
E c'è anche una responsabilità superiore, molto più in alto. Quella dei parlamentari eletti all'estero (soprattutto quelli eletti in Svizzera) che dovrebbero essere in permanenza i portavoce, i difensori dei lavoratori che non possono difendersi da soli. Possibile che non capiscano che sono anch'essi responsabili di una riprovevole inerzia, di una complicità di fatto, per omissione di presa di posizione contro chi ha perpetrato la truffa, coperto dalle insegne della CGIL?
Possibile che la politica sia così insensibile?
L'obiezione di quanti tendono a smorzare il caso perché della questione si sta occupando la Magistratura è risibile. Le vittime della truffa, gente che versa in gravi condizioni socio-economiche, vanno aiutate subito a prescindere dai seguiti giudiziari che hanno tempi biblici, mentre la vita delle persone ha una durata limitata.
A questo punto non ci sono più alibi possibili per questi ignavi del nostro tempo, relegati da Dante nell'Inferno, come dannati perché in vita non agirono né nel bene, né nel male, non osarono mai avere un'idea propria, ma si limitarono ad adeguarsi sempre a quella del più forte. Esseri indegni, meritevoli di disprezzo, costretti a correre nudi per l'eternità punti e feriti da vespe e mosconi, mentre il loro sangue, mescolato alle lacrime veniva succhiato da vermi fastidiosi.
Come all'epoca di Dante anche oggi lo schierarsi nella politica e nella vita attiva all'interno della società sono tappe fondamentali della vita del cittadino. Se l'uomo, in quanto essere sociale (a maggior ragione se investito di funzioni pubbliche), si sottrae ai propri doveri verso la società non è degno di alcuna considerazione.
L'associazione umanitaria francese Secours Populaire ha denunciato alcuni casi di truffa (riguardanti l'iscrizione alla previdenza sociale e la carta di assistenza sanitaria) a danno degli emigrati in Francia rivolgendo un'interrogazione alla Commissione Europea.
Cosa aspetta il CGIE per dimostrare l'utilità della sua esistenza?
Incominci a chiedere formalmente alla CGIL di risarcire i truffati e faccia deflagrare una bomba colossale con la denuncia pubblica nei confronti di tutti gli elettori di stare alla larga da queste organizzazioni che si rivestono delle penne del pavone quando si tratta di raccogliere voti e che si dileguano ignominiosamente di fronte ad una responsabilità oggettiva così macroscopica.

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Il voto all'estero e la "scarsa partecipazione"

Sample image In democrazia l'importante è dare a tutti la possibilità di votare, poi voti chi vuole. Così è stato nella capitale della democrazia mondiale.
Noi in Italia abbiamo uno strano concetto, solo da noi ci sono i referendum (esclusivamente abrogativi) che sono ritenuti nulli se non votati da più dal 50% degli elettori.
Il 24% di New York è all'incirca la percentuale di partecipazione al voto degli italiani all'estero. E non è una cifra da poco se consideriamo le ripartizioni esageratamente estese che non permettono la conoscenza dei candidati, le listre elettorali strapiene di erorri, la scarsisima informazione, la macchinosità delle procedure e uno spoglio a dir poco scandaloso.
Eppure i fautori del voto all'estero sono terrorizzati dalla "scarsa partecipazione" e tanti errori/orrori della legge Tremaglia sono proprio dovuti a questo terrore e chi il voto all'estero lo vorrebbe abolire adduce come argomento principe appunto la "scarsa partecipazione".
L'anno scorso i francesi all'estero hanno eletto per la prima volta 11 deputati, in alcune circoscrizioni anche con una partecipazione ad una sola cifra; eppure nessun politico, nessun commentatore, nessun giornalista d'oltralpe ha parlato di "scarsa partecipazione". D'altronde in Francia hanno un organismo omologo del nostro Cgie, che costa più di quattro voilte tanto, ha molti più consiglieri di nomina govvernativa ed elegge ben 12 senatori senza che qualcuno si faccia venire il mal di pancia nè inpatria nè nel mondo.
A proposito di Cgie, da noi Comites e Cgie sono stati imbalsamati e da troppi anni non si è permesso il loro rinnovo adducendo ora l'una e ora l'altra scusa. Finalmente è stato deciso che nel 2014 ci saranno le elezioni, ma per ragioni economiche solo in seggi nei Consolati e per internet. E subito stanno salendo al cielo gli ululati di chi paventa la "scarsa partecipazione", ma si rendano conto una buona volta conto che l'importante è votare.  E voti chi vuole, come a New York.

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E' anche colpa dei truffati di Zurigo se il CGIE non vuole trattare la loro vicenda

MARCO VIGLINO (Zurigo) - E dunque il Cgie si è rifiutato ancora una volta di interessarsi alla vergognosa vicenda dei pensionati truffati a Zurigo.
Il Segretario generale ha bloccato chi chiedeva, se non di stigmatizzarla, almeno di discuterne. Neppure quello.
Le istituzioni le fanno gli uomini. Questi Comites e questo Cgie sono fatti dalle persone che sono state elette. E, molto probabilmente, i truffati alle ultime elezioni hanno votato per la sinistra nelle elezioni del Comites di Zurigo, che poi ha eletto i rappresentanti svizzeri al Cgie. Quella sinistra che ha stravinto e che oggi è in maggioranza sia nel Comites di Zurigo che nel Cgie.
Chi sceglieva di rivolgersi all'INCA/CGIL faceva una scelta ben precisa anche di natura politica. Probabilmente, essendo ammiratore del PD, sceglieva il patronato del PD, che sicuramente poi lo "consigliava" in occasione delle elezioni.
Ma quando gli anziani compagni si sono ritrovati buggerati dal direttore dell'INCA/CGIL nella sede dell'INCA/CGIL, la sinistra li ha subito scaricati abbandonandoli al loro destino.
Però, anche grazie al loro voto di allora, oggi ci ritroviamo con questo Cgie.
Di chi la colpa se non si riesce a fare interessare questo organismo alla vergognosa vicenda? Qualcuno ha detto che la colpa è dei Consiglieri di minoranza che sono stati incapaci senza tenere conto che essi devono ogni volta cozzare contro il muro granitico di quella stragrande maggioranza che i pensionati truffati hanno contribuito ad eleggere. Un classico esempio delle vittime che hanno eletto il loro carnefice.

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Uomini e quaquaraquà

Sample image Franco Santellocco* - In periodo di crisi fioriscono teorie e proposte per far fronte alla mancanza di risorse finanziarie. Il mondo degli italiani all’estero non sfugge a tale esercizio, il cui capo fila è senza dubbio il Senatore Micheloni, che per primo ha intrapreso un guerra privata contro il MAE per gli sprechi di cui sarebbe responsabile, in particolare nel settore dell’impiego e delle retribuzioni del personale in servizio all’estero, privando così di risorse le attività a favore dei connazionali.
Ai primi di ottobre ha depositato un disegno di legge dal titolo “Delega al Governo per il riordino e l'adeguamento della rete diplomatica e consolare italiana nel mondo e per il rafforzamento dei servizi per l'economia e per i cittadini italiani all'estero" controfirmato per il momento da 22 Senatori, in gran parte compagni di partito, alcuni eletti all’estero, fra cui spicca la presenza del Senatore Zin, eletto nel MAIE.
E’ augurabile che i risparmi miracolosi annunciati nel testo di presentazione del ddl. ed i calcoli effettuati rispondano al vero e siano meditati, poiché in una recente trasmissione su “Youdem” il Ministro Belloni ha messo in luce, documenti alla mano, che le informazioni di cui il Senatore é in possesso sono insufficientemente documentate e parametrate in maniera scorretta ed incompleta. Di recente, poi, il Senatore Micheloni ha richiesto l’insediamento di una Commissione parlamentare di inchiesta sui costi di funzionamento connessi agli interventi per la Cooperazione allo sviluppo
Da ultimo, secondo quanto riportato da “L’Italiano”, alcuni esponenti del MAIE (Ferretti, Sorriso e Pinna) si sono esercitati, nel corso del recente Comitato di Presidenza del CGIE, nella ricerca di soluzioni alle difficoltà economiche che affliggono il MAE, sposando la proposta di abolizione delle Ambasciate italiane negli Stati della Comunità europea, contenuta in un articolo apparso sullo stesso quotidiano. Un suggerimento allettante, sostenuto da autorevoli consiglieri del CGIE e lettori del giornale, che ne hanno proposto l’adozione in un documento da sottoporre alla prossima Assemblea plenaria. Il progetto, tuttavia, a quanto se ne sa, non è condiviso dagli altri partners europei e non tiene conto del fatto che la Comunità ha solo una politica monetaria in comune, ma politiche fiscali, industriali, agricole, commerciali, di difesa, diverse da Paese a Paese.
E’ pur vero che i Ministri parlano direttamente più spesso che nel passato, non certo per evocare il menù del giorno, ma per discutere di reciproci interessi nazionali che debbono essere trattati sulla base di informazioni e documenti che solo una rete consolidata di relazioni, di conoscenze, di preparazione può offrire. Alcuni anni fa un referendum approvò l’abolizione del Ministero dell’agricoltura, pilastro della politica comunitaria, che, nell’interesse del Paese, dovette essere ricostituito sotto altro nome, mettendo in luce che utopia e fantasia non possono guidare la politica di un Paese.
Stupisce che in questa sagra di ricerca di risorse non sia mai stato acceso un faro sulla utilità di 178 (centosettantotto) Rappresentanze regionali all’estero, per un costo stimato da “Il Sole 24 ore” di oltre 20 milioni di euro di denaro pubblico, sui criteri di scelta del personale e sulla sua qualificazione. E’ possibile che la struttura del MAE debba essere riformata, ma l’augurio è che tale riforma sia studiata e proposta da quella punta dell’isberg rappresentata da funzionari capaci e di grande levatura intellettuale, la cui presenza è riconosciuta dallo stesso Senatore Micheloni e non da improvvisatori politici, attenti più agli interessi del partito che a quelli dell’Italia.
Nei Paesi in cui diritti umani, certezza delle leggi, autonomia della magistratura sono una utopia il personale di Ambasciate e consolati è ancora un punto di riferimento e spesso un’ancora sicura.
E’ tempo di sacrifici e contemporaneamente di ricerca di nuovi mercati. La Francia, la cui comunità estera è circa un terzo di quella italiana, ha 2 consolati in Svizzera, 1 in Argentina, 1 in Australia, ma 7 in Cina e 5 in India. Gli italiani all’estero hanno pagato un duro prezzo e forse non hanno finito di pagarlo,. I partiti che hanno funzioni di guida delle comunità hanno l’onere di spiegare l’azione di un governo che sostengono in Parlamento, di guardare alla presenza italiana nel mondo, anziché cavalcare la tigre del populismo, cioè l’arte di “vellicare il piagnisteo, alimentare il livore, il rancore, la frustrazione, rinfocolare il falò della rabbia che tutto brucia senza distinguere il capace e l’incapace, l’innocente ed il colpevole, il meritevole ed il barone” e della demagogia. Gli esponenti delle comunità hanno la gravosa responsabilità di scegliere fra la ricerca di una nicchia in vista delle elezioni e gli interessi nazionali e di tutti gli italiani all’estero, ovunque essi siano, non solo nelle grandi, ma anche nelle minuscole comunità sparse nei vari continenti. Una scelta certamente difficile, ma sicuramente responsabile. C’è differenza fra uomini e quaquaraquà.  
*Presidente V^ Commissione “Cooperazione, Formazione, Impresa, Lavoro” – Segretario Generale A.I.E.

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L'articolo di Alberto Bruno suscita grande interesse

L'articolo di Alberto Bruno "A chi giova la riduzione della rete consolare?" ha suscitato grande interesse ed ha aperto un dibattito. Ecco le reazioni di alcuni Consuiglieri del Cgie:
Scrive Nazzareno Mollicone
"Complimenti per l'articolo che condivido al 1000 per cento! L'analisi è precisa in tutti i suoi particolari, ed a mio parere dovrebbe far parte di un documento da presentare in Assemblea al CGIE come proposta organica al Governo, alle Commissioni, ai Gruppi Parlamentari ed al nuovo "commissario per la spending review" insediato da Letta.
Aggiungo che queste cose le diceva sempre il povero Bruno Zoratto e, molto modestamente, anche il sottoscritto in alcuni interventi in cui sostenevo l'inutilità delle ambasciate in Europa visto che ormai i governi ed i singoli ministri s'incontrano praticamente ogni settimana e non hanno bisogno d'intermediari".

Primo Siena dal Cile:
"Condivido in pieno le argomentazioni dell'articolo e concordo con il commento che ne ha fatto l'amico Mollicone. Vediamo di farne un documento da presentare alla prossima assemblea plenaria assieme ad una protesta per il fatto che il parere obbligatorio (pur se se non vincolante) del CGIE sui provvedimenti legislativi che concernono materie di ns.competenza, viene sistematicamente eluso.

Gianfranco Gazzola dalla Svizzera:
"Ho letto e condivido. Da anni chiediamo, tutti noi del CGIE credo, una politica seria di razionalizzazione e modernizzazione dell'intera rete diplomatica e consolare. Se ricordi ho alcune volte proposto, per scherzo, al MAE di affidare al nostro Bertali il compito di redigere un piano concreto di ristrutturazione. Sono convinto che un qualsiasi manager saprebbe evitare tagli, sempre urgenti e sempre da noi conosciuti per via di agenzia a decisione già assunta, al di fuori di una sia pur minima politica che abbia efficienza e efficacia come obiettivo e che tenga conto dell'opinione dei diretti interessati. Come sai, faccio politica in un Paese in cui la consultazione e la ricerca del consenso è considerata essenziale. Che tristezza, per noi fuori d'Italia e, purtroppo, per tutto il nostro bel Paese".

Mauro Montanari dalla Germania: 
"Condivido i contenuti, che riprendo per il nostro giornale. Quanto al Segretario generale, quando mi capita di vederlo mi vengono sempre in mente la classe, l'eleganza e la competenza di Narducci"

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