Mar09252018

Last updateSab, 22 Set 2018 11am

Perché i nostri "sinistri" criticano la Svizzera ma non il Belgio?

GIAN LUIGI FERRETTI - In Svizzera hanno deciso di contingentare il numero di permessi agli stranieri. Questo il risultato di un referendum popolare che ha stabilito che entro tre anni l'indicazione referendaria debba essere trasformata in un provvedimento legislativo. E tutti, ma proprio tutti, hanno (abbiamo) criticato, condannato, esecrato. I "sinistri" nostrani sono stati particolarmente zelanti nel puntare il dito accusatore contro le forze oscure della destra reazionaria e razzista elvetica. Ci può stare.
Ma c'è qualcuno che può spiegarmi perché invece sta passando sotto silenzio quanto avviene in Belgio, dove vengono di fatto espulsi cittadini dell'Unione Europea perché troppo poveri? E' successo a 2.712 persone nel 2013, 265 delle quali italiane, ma il fenomeno è in grande aumento.
Quando le autorità dimostrano che la persona rappresenta “un onore eccessivo” per il sistema sociale (per esempio, se non ha lavorato per molto tempo e, di contro, usufruisce di aiuti sociali), si emette un’ordinanza di espulsione, che può essere accettata o meno. In caso di resistenza, il Belgio non ricorre certo alla forza: non mette i cittadini su un volo né li priva della loro libertà. Semplicemente gli chiude tutti i canali ufficiali in un Paese dove è essenziale avere un contratto di locazione (o di proprietà) per registrarsi in Comune e poter accedere alla sanità, all'istruzione e tutti i vantaggi che offre territorio.
In questo caso non ho sentito neppure il più flebile lamento da parte dei "compagni". Anzi qualcuno ha provato a minimizzare sul fatto che in fondo si è trattato solo di 265 italiani. Sì, più o meno quanti furono le vittime nella miniera belga di Marcinelle.
Ci troviamo di fronte alla solita doppia morale dei nostri "progressisti". Una volta detto tutto il male possibile degli xenofobi razzisti dell'estrema destra svizzera, francamente non se la sentono di parlare male del governo belga del socialista compagno Elio Di Rupo. Sì, proprio lui, l'eroe della sinistra mondiale che nel 1994 si rifiutò di stringere la mano all'allora Vice presidente del Consiglio, Pinuccio Tatarella, da lui ritenuto "fascista".

comments

Svizzera italiana, Ticino e Grigioni penalizzati dalla politica degli eletti all'Estero

In Svizzera sono centinaia di migliaia gli italiani residenti con regolare permesso di soggiorno ma la comunità italiana pur essendo la più vicina alla sua stessa Patria rimane spesso disunita in tutte le forme di aggregazione conosciute.
Il gioco sporco portato avanti per rintracciare italiani che abbiano contatti con molti residenti con passaporto tricolore è stato sottile ed impercettibile ma nel contempo devastante ed irrisorio se è al benessere dei residenti che vogliamo fare riferimento.
Il lavoro svolto sul territorio dai nostri rappresentanti nel Governo è risultato alla fine non degno di nota ma ancor peggiore è la visuale che si prospetta per le prossime elezioni popolari quando, a quanto pare, gli italiani residenti in Ticino, come quelli in tutto il mondo, dovranno recarsi personalmente nei Consolati di appartenenza per poter esprimere il proprio diritto di voto, non tenendo in conto gli anziani che sono circa il 50% dei residenti italiani , i malati ma ancora peggio chi si trova a decine di chilometri da Lugano, unico Consolato rimasto in funzione dopo la chiusura dei rispettivi consolati di Locarno e Bellinzona.
Gli italiani all'estero hanno sempre e solo dato tanto, quando si recano in Italia per le vacanze, quando aiutano economicamente familiari ed amici o quando creano realtà che portano in trionfo il Made in Italy ma a tanta generosità si è contrapposta la lenta ma ormai inesorabile estinzione di diritti e servizi.
Chiudere i Consolati per poi decidere di far esprimere il voto degli elettori solo all'interno delle strutture rimaste attive è solo un gioco astuto per ridurre il numero dei votanti a quelle persone che realmente sono in condizione di raggiungere i consolati.
Vorrei, in fine aggiungere che il lavoro svolto dalla comunità italiana nei secoli , qui in Ticino ma anche in tutta la Svizzera, è stato il metodo attraverso il quale si sono potute creare strade, costruzioni di ogni sorta, attività di ristorazione e manodopera di ogni genere sempre e solo perchè l'Italia non sa mantenere il rapporto di lealtà che il primo articolo della nostra Costituzione sancisce ossia che lo Stato sia e debba essere fondato sul lavoro.
Il Movimento Associativo Italiani all'Estero, rappresentato degnamente dal suo Presidente on. Ricardo Antonio Merlo, e dai coordinatori a partire da Gian Luigi Ferretti coordinatore europeo per poi passare a tutti i coordinatori territoriali in Europa, ha dimostrato e dimostra di non essere presente solo quando si deve richiedere il voto ma sopratutto quando ci sono problemi che la comunità italiana ha urgenza di esprimere ed è infatti per questo motivo che il 22 febbraio 2014 ci sarà un'assemblea del MAIE proprio a San Gallo, prossima città della Svizzera a veder presto scomparire il Consolato esistente e ben funzionante.
Tra i consolati che chiudono, gli eletti nella circoscrizione Europa che non si fanno mai vivi da queste parti se non per incontrare gli italiani del loro partito di appartenenza e la Lega dei Ticinesi che di dialogo costruttivo con Roma sembra non volerne nemmeno parlare, la situazione è veramente di conflitto interiore e pubblico, poi arriveremo al voto, speriamo presto, senza avere nessuna garanzia che tutti possano esprimere il proprio voto con certezza.
Come coordinatore del MAIE nel CantonTicino mi ritengo letteralmente disgustato sia dai rappresentati eletti nella circoscrizione Europa che dai partiti di cui loro sembra siano semplici soldati senza gradi, ricordo agli eletti che negli ultimi 10 anni non è stata mai proposta con successo nessuna legge che difenda gli italiani che vivono e lavorano al di fuori dei confini nazionali.
Un messaggio di grande stima e di dovuta riconoscenza va comunque inviato anche all'on. Mario Borghese che assieme al Presidente del MAIE on. Ricardo Antonio Merlo sono e saranno presenti anche in Europa ogni mese in paesi diversi svolgendo con umiltà e perseveranza intellettuale il compito che gli eletti in Europa trascurano o addirittura rifiutano di fare. Il Ticino si prepara  ad ospitare nel mese di Ottobre la prima visita del MAIE in Ticino avendo quindi dato priorità,mese per mese,  a tutti gli altri Stati che chiedevano ed hanno ottenuto senza difficoltà la loro importante presenza fisica in loco.

comments

L'unione fa la forza, solo la proposta di Merlo può giovare agli italiani nel mondo

Gli eletti del MAIE hanno lavorato bene. Alla fine non solo non verranno chiuse le due agenzie consolari di Moron e di Loma de Zamorra, ma neppure chiuderà nessuna delle sedi in Sud America, da dove provengo il Sen. Zin e gli onorevoli Merlo e Borghese.
Il fatto è che il loro voto non è scontato come lo è invece quello degli altri parlamentari della Circoscrizione estero, ad esempio della politicizzata ripartizione Europa, quella, per intenderci, dove il MAIE, appena nato, non è riuscito ad eleggere un suo rappresentante.
Qui chiudono gli sportelli consolari di Innsbruck, Chambery, Grenoble, Norimberga, Digione, Manchester, Saarbrucken. Chiudono gli Istituti di Cultura di: Lione, Lussembrugo, Salonicco e Stoccarda nonché le sezioni distaccate degli IIC di  Wolfsburg, Francoforte sul Meno, Vancouver, Ankara, Grenoble, Innsbruck.
A parte Vancouver, tutte le altre località sono della ripartizione Europa della Circoscrizione estero, quella, per intenderci, dove il MAIE, appena nato, non è riuscito ad eleggere un suo rappresentante.
Ma in fondo se la sono cavata anche gli Stati Uniti e Australia/Sud Africa dove il MAIE ha dimostrato di avere una notevole forza elettorale.
I parlamentari-soldati di partito non sono riusciti a farsi rispettare, ma neppure a farsi prendere sul serio. I loro compagni di partito gli hanno votato una quantità impressionante di inutili ordini del giorno. Questo vale sia per quelli del Pd che per i montani o post-montiani.
D'altronde chi si preoccupa di chi si sa che, sempre e comunque, alfine voterà esattamente come comanda il partito?
Nel comunicato a firma Onorevoli  Garavini, La Marca  e Porta (tutti e tre deputati del PD) si avverte tutta la loro frustrazione. Partono dalla premessa "Pur dovendo fare i conti con le drammatiche restrizioni finanziarie cui l’Italia deve soggiacere, queste scelte rappresentano probabilmente tutto quanto era possibile fare nelle condizioni date. Nessuno può far finta di non sapere che l’Italia, in sei anni di crisi, ha perduto il 9% del PIL e ha visto aumentare la disoccupazione del 5,5%. …" e uno si aspetta che per loro la soluzione sia il taglio degli sprechi, dalla auto blu agli enti inutili, invece la conclusione è la constatazione e la sostanziale accettazione del fatto che "le politiche per gli italiani all’estero hanno naturalmente risentito della difficile situazione generale".
Insomma i tre sono costretti a confessare: "Non nascondiamo di avere anche qualche serio motivo di rammarico. La mancata equiparazione alla prima casa dell’abitazione dei cittadini italiani all’estero, conseguenza ancora una volta della mancanza di risorse sufficienti, resta un principio sacrosanto sul piano dell’equità che continueremo a sostenere senza arretramenti e senza rassegnazione. La mancata previsione delle risorse per le detrazioni per carichi di famiglia di chi lavora all’estero ma produce reddito in Italia, inoltre, è un atto di vistosa ingiustizia verso persone che fanno tutto il loro dovere nei confronti del fisco italiano e non si vedono, invece, riconosciuto un loro elementare diritto. Anche su questo piano continueremo a tenere aperta la questione". Chissà che vorrà dire "tenere aperta la questione" a questo punto, forse un'altra valanga di inutili ordini del giorno?
In chiusura però arrivano alla conclusione logica: "Lo spazio che in questo ancora difficile percorso ci sarà per gli italiani all’estero va conquistato giorno per giorno, con determinazione e unità d’intenti tra tutte le rappresentanze democratiche delle nostre comunità.". Perché tutti e tre non sono certo degli stupidi, tutt'altro, e quindi si rendono conto che occorre un' "unità d'intenti" da parte degli eletti all'estero. Peccato che non abbiano il coraggio di svincolarsi dalla loro appartenenza partitica per accettare la proposta lanciata dal Presidente del MAIE, On. Merlo, di costituire gruppi parlamentari di tutti gli eletti all'estero sia alla Camera che al Sento, che attraggano anche quegli eletti in Italia che hanno a cuore le sorti degli italiani all'estero.
Scrive giustamente Mariano Gazzola, Coordinatore del MAIE in Argentina: "La realtà ci insegna che non sono i Comitati, bensì i Gruppi Parlamentari a decidere la continuità o no di un Governo, a influenzare l’agenda e le decisioni Governative e parlamentari, a far prendere determinate decisioni al governo di turno. Oggi al Senato, il Governo ha una maggioranza risicata. L’importanza di avere un Gruppo di Senatori che dia o meno il sostegno al Governo a secondo della sussistenza o meno di una politica favorevole alle nostre comunità sarebbe vitale. Costituire alla Camera e al Senato dei Gruppi parlamentari degli italiani all’estero, che coinvolgano parlamentari eletti in Italia che condividano con noi  la convinzione che le nostre comunità rappresentano una risorsa per l’Italia, è una strategia innovativa che, soprattutto in questa fase politica, potrebbe modificare la storia e l'atteggiamento della classe politica 'romana' verso di noi. Solo così  potremo avere dei risultati concreti e addirittura sopravvivere all’attacco di chi vuole togliere agli italiani all’estero la rappresentanza politica nel Parlamento Italiano". E così è. Lo ha dimostrato la vicenda delle chiusure e la questione irrisolta dell'IMU sulla case degli emigrati.

comments

Italiani all'estero: Si stava meglio quando si stava peggio?

DINO NARDI* - Sarà certamente una casualità tuttavia non si può negare che dal 2006, ovvero con l'entrata in Parlamento in Italia di sei senatori e dodici deputati eletti dagli emigrati italiani nella Circoscrizione Estero, è stato tutto un crescendo di penalizzazioni in qualsiasi ambito riguardi gli italiani residenti all'estero: dalla mancata approvazione di accordi bilaterali di sicurezza sociale (nuovi o da rinegoziare) con Paesi di forte presenza di emigrazione italiana, alla riduzione di finanziamento destinato a garantire un minimo di assistenza ai nostri emigrati indigenti che vivono in Paesi privi di qualsiasi protezione sociale; dai tagli al finanziamento dei corsi di lingua e cultura italiana, alla contestuale riduzione del contingente degli insegnanti italiani di ruolo destinati all'estero; dalla fiscalità sulla casa (prima con l'ICI, poi con l'IMU ed ora con la IUC) che ha penalizzato e continua a penalizzare gli iscritti all'Aire proprietari di una abitazione in Italia, al drastico e continuo dimagrimento della rete consolare italiana in particolare in aree dove risiedono importanti comunità italiane.
A quest'ultimo proposito, basti ricordare quello che è accaduto in Svizzera dove, chiusura dopo chiusura, adesso (dopo quelle recentissime delle Agenzie consolari di Neuchâtel, Sion e Wettingen), buon ultimo,toccherà anche al Consolato di San Gallo. Una rete consolare che in Svizzera, ancora qualche lustro fa, contava su ben 22 Uffici mentre oggi i 560'000 italiani che vivono nella Confederazione avranno a disposizione solo la Cancelleria consolare di Berna, il Consolato di Basilea ed i Consolati Generali di Ginevra, Lugano e Zurigo. Con buona pace degli emigrati italiani che vivono in Engadina che dovranno impiegare alcune ore di viaggio in treno per raggiungere il Consolato Generale di Zurigo, oppure di quelli che vivono nell'Alto Vallese che, per raggiungere un Ufficio consolare, dovranno recarsi non più a Sion o Losanna (chiusi entrambi nel giro di circa un paio d'anni) bensì a Ginevra all'estrema punta occidentale della Confederazione, praticamente in Francia!
Naturalmente i diciotto parlamentare eletti all'estero, perlomeno quelli del Partito Democratico, sia alla Camera dei Deputati che al Senato, si sono dati molto da fare per difendere gli interessi del loro elettorato. Per esempio: hanno ottenuto la possibilità per gli emigrati di vedersi rilasciare la Carta si identità italiana pure dalla rete consolare (anche se è un documento che serve solo per circolare in Europa); hanno difeso i diritti sindacali dei contrattisti consolari; hanno sostenuto l'opportunità di privilegiare l'impiego di personale locale sia nella rete consolare che nei corsi di lingua e cultura; hanno cercato di impedire la chiusura di molti Uffici consolari ed hanno anche battagliato in parlamento sulla fiscalità della casa affinché le abitazioni in Italia degli iscritti all'Aire fossero pure considerate prime case. Infine, è attualità di questi giorni, nella Legge di stabilità per il 2014 hanno recuperato ulteriori cinque milioni di euro a favore delle politiche per gli italiani all'estero, così suddivisi: 2 milioni per le elezioni per il rinnovo dei Comites e del CGIE, 1 milione per gli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana, 600 mila euro per l'assistenza agli indigenti, 200 mila euro per il Museo dell'emigrazione italiana, 200 mila euro per le agenzie di stampa specializzate per gli italiani all'estero ed 1 milione a favore della stampa italiana all'estero.
Purtroppo, nel complesso, i risultati sono stati quelli che tutti noi conosciamo, cioè molto deludenti rispetto alle aspettative degli emigrati, ma non certamente a causa degli eletti all'estero e quindi guai a pensare o dire, come fanno certuni, "si stava meglio quando si stava peggio" e cioè prima del voto all'estero.
La verità è che ormai nel Paese, in Italia, da un lato, si sono sfilacciati o addirittura persi gli stretti vincoli parentali di un tempo con gli italiani all'estero e, dall'altro, i problemi posti dall'immigrazione in Italia e la stessa crisi economica, hanno fatto si che dell'emigrazione se ne freghino tutti (lo abbiamo visto anche con le recenti dichiarazioni dello stesso ministro Emma Bonino e da alcuni commenti dei media italiani rispetto al recupero di cinque milioni di euro nella legge di stabilità 2014 a favore delle politiche per gli italiani all’estero). Anzi, gli italiani all'estero sono ormai visti come dei privilegiati per cui anche nel parlamento italiano, salvo qualche rara eccezione, a nessuno, che non sia un eletto all'estero, interessa dei problemi degli emigrati. Da qui la difficoltà per i diciotto parlamentari della Circoscrizione Estero di trovare sostegno, spesso perfino nei loro stessi partiti di appartenenza, alle loro istanze e richieste a favore degli iscritti all'Aire. L'unica possibilità che potrà riportare in Italia una nuova attenzione ed una soluzione ai problemi degli italiani all'estero sarà, a mio avviso, la nuova emigrazione (quella dei trolley, per intenderci) - che ormai da alcuni anni sta, purtroppo, riprendendo alla grande - quando anch'essa si renderà conto che, vivendo all'estero, avrà nei confronti dell'Italia gli stessi identici problemi della vecchia emigrazione (funzionalità dei servizi consolari, scuola italiana per i figli, fiscalità sull'abitazione in Italia, ecc. ecc.) e quindi, per cercare di risolverli si ritroverà a dovere far fronte comune con la vecchia emigrazione ed impegnarsi nei loro stessi organismi di rappresentanza (associazionismo, Consulte regionali,Comites e Cgie) che, per il momento, si guarda bene dal frequentare. Una nuova emigrazione che, proprio perché recente, probabilmente troverà oggi più sensibilità ed ascolto nel Paese come avveniva per la vecchia emigrazione sino a qualche lustro fa. Tanti, tantissimi auguri per il 2014 e per il futuro degli italiani all'estero, vecchi e nuovi!
*Coordinatore UIM Europa e membro CGIE

comments

Lo scrutinio delle schede elettorali della Circoscrizione Estero esige rispetto

Comunque sarà cambiato il voto all'estero, la fase più importante sarà sempre lo spoglio                 
GEROLAMO DE PALMA (Lugano) - Semplicemente sbalorditivo per me assistere a determinate vicende verificatesi durante lo scrutinio della circoscrizione estero, obbligatoria la mia denuncia di maggiore considerazione e di un metodo molto più sicuro, altrimenti votare e non votare risulterà una sottigliezza di poco conto.
In quegli stanzoni senza aria condizionata, senza acqua potabile se non a pagamento ed in quantità comunque non sufficiente per circa 4000 scrutinatori e senza che chi fosse designato al controllo fosse di ronda tra i seggi,  le imperfezioni erano all’ordine del minuto.
I seggi erano letteralmente contigui uno all’altro, gli addetti spesso non sapevano come comportarsi e prendevano delle iniziative personali per decidere se annullare o meno una scheda, molte venivano scartate pur essendo in parte valide e molte altre pur se valide scartate per personale appartenenza politica.
Vergognoso l’atteggiamento di paura verso chi come me era stato chiamato a verificare la trasparenza delle operazioni  ed in alcuni casi addirittura incredibile vedere che durante lo scrutinio l’appartenenza politica di presidenti e scrutinatori era enunciata con orgoglio e perseveranza, palpabile la non imparzialità nelle decisioni.
Non ha senso impegnarsi in tutta Europa se poi sono gli altri a decidere il voto da noi espresso, non ha motivo di essere perseguito questo metodo, non è democratico scegliere scrutinatori e presidenti in base solo alla loro appartenenza politica.
Mi appello alla legalità, al rispetto della volontà popolare, al bisogno di trasparenza e verità dovuta verso chi vive all’estero e deve esprimersi con grande difficoltà e assenza di controllo.
L’Italia ha tanti figli tutti con i medesimi diritti, dentro o fuori il suo grembo materno siamo tutti italiani e tutti alla ricerca di una Italia quantomeno credibile e affidabile.

comments