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Last updateSab, 22 Set 2018 11am

MAIE Europa: Attacco volgare e sgangherato alla libertà di stampa

Comunicato del MAIE Europa:
Un attacco volgare e sgangherato alla libertà di stampa va condannato senza se e senza ma. E dispiace particolarmente che venga firmato con una gloriosa sigla che riporta la mente a Mirko Tremaglia.
Il CTIM ha riversato una valanga di insulti su Italiachiamaitalia, che quotidianamente pubblica notizie e commenti per gli italiani nel mondo:
“Faziosità di certi organi di informazione (o di controinformazione)” , “promotrice di un attacco, diretto  e gratuito”, “riportato provocatoriamente da un sito”,  “informazione completamente priva di fondamento”, “analfabetismo giornalistico”.
Mamma mia, cosa ha mai fatto Italiachiamaitalia per meritarsi tanti schiaffi? Ha semplicemente:
1.    riportato che l’On. Caruso e il CTIM si erano vantati di avere organizzato la Festa della Repubblica ad Eslingen e poi erano stati costretti ad un’ imbarazzatissima smentita.
2.    definito il CTIM “una volta tremagliano, ma ora ormai organizzazione di centro-sinistra”.
Cioè due dati di fatto incontrovertibili.
La verità fa male? Si soffra in silenzio invece di insultare che la dice.

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PD nel mondo, allora è un vizio

Dario Scremin - La volta scorsa si poteva pensare ad un errore, quando il PD nel mondo emanò un comunicato per annunciare che gli italiani nel mondo non avrebbero più pagato l’IMU. Allora fu smentito anche da suoi parlamentari che specificarono che a non pagare più (forse) sarebbero stati solo i pensionati.
Ma rieccoli: “Proventi dei 300 Euro per la cittadinanza andranno alla creazione di Task Force destinate allo smaltimento delle pratiche arretrate”. Ma quando mai!
In realtà gli imbarazzatissimo deputati del PD l’unica cos che hanno ottenuto è l’approvazione di un ordine del giorno che impegna il Governo “a considerare l’opportunità di adottare un provvedimento per il ricorso, presso le rappresentanze e gli uffici consolari, a procedure, da concertare con il Ministero degli Esteri e quello dell’Economia e delle finanze, volte alla contrattazione con personale locale”.
Sì, solo un ordine del giorno, l’ennesimo. Stiamo preparando un volume di 500 pagine con tutti gli ordini del giorno approvati e rimasti regolarmente lettera morta.
Ma poi, avete letto bene? Il Governo sarebbe impegnato “a considerare l’opportunità…” Evvabè, considererà… Poi, un bel giorno, quando avrà considerato abbastanza, deciderà che non se ne fa nulla.
Forse nel PD nel mondo sono convinti della bontà del motto: “Annunciate, annunciate, qualche cosa resterà”. E qualche gonzo che ci crede c’è sempre.
Ricordiamo ancora una volta le parole dell’On. Gino Bucchino, un deputato del PD eletto all’estero che aveva il difetto di pensare con la propria testa e di non fare il soldatino di partito: “Il fatto è che per continuare a credere che il governo prenda o prenderà in seria considerazione la questione ‘italiani all'estero’ occorre davvero fare un esercizio di fede. È solo con la fede, infatti, che possiamo continuare a credere che prima poi vedremo il miracolo. Crediamoci e basta. Così almeno tutti coloro, e sono tanti, che da decenni lavorano per dare dignità di attenzione ai nostri connazionali all'estero eviteranno non solo di fare la figura degli imbecilli ma daranno anche un senso, una ragione e una giustificazione al loro lavoro”.

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I deputati del PD danno torto a Di Biagio

Gian Luigi Ferretti - Chissà se ora la loro posizione verrà giudicata "sterile" e loro stessi persone che hanno "poco da dire"?
Il Sen. Aldo Di Biagio si sta ancora spellando le mani applaudendo l'introduzione della tassa di 300 euro per il riconoscimento della cittadinanza ius sanguini e si lancia intancabilmente in dichiarazioni tipo:
“Non trovo scandaloso chiedere, in questo momento particolare per l’Italia, anche un piccolo sacrificio economico"
“L’introduzione del contributo di 300 euro per il trattamento della domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte di persona maggiorenne, se sarà funzionale a dare anche un miglior servizio agli Italiani all’estero, non può essere criticata aprioristicamente”.
“Chiedere un contributo per sostenere la gestione di una pratica amministrativa non è eccessivo, soprattutto se si considera la situazione che il Paese sta attraversando”.
"Obiettivamente, chiedere un contributo per sostenere la gestione di una pratica amministrativa non è eccessivo"
E' talmente sicuro di essere nel giusto che non ammette opioni diverse:
"Ho trovato molto sterili le polemiche sul contributo dei trecento euro per l’ottenimento della cittadinanza, fatte da qualcuno che probabilmente aveva poco da dire".
Mentre io lo sfidavo ad un pubblico dibattito (vedremo con quali giustificazioni lo rifiuterà), i deputati eletti all'estero del PD (Porta, Farina, Fedi, Garavini, La Marca) si affrettavano a contraddirlo: "Un’imposizione aggiuntiva che non comporti una restituzione in termini di trasparenza e di accelerazione del procedimento amministrativo relativo al riconoscimento di cittadinanza non è accettabile. Non è questione di sacrifici, ma di dare concretezza a quel patto tra cittadino e Stato in base al quale ognuno sia chiamato a fare la propria parte”.
Non è questione di sacrifici, caro senatore Di Biagio, le dicono i parlamentari del PD. Non è questione di sacrifici, neppure quelli che lei, dall'alto dei suoi esagerati emolumenti, considera "piccoli sacrifici" (grosso modo lo stipendio mensile in paesi sudamericani, non il suo naturalmente, ma quello di gente normale).
D'altronde era chiaro dall'inizio che quelli del PD che si occupano di italiani all'estero fossero in grande imbarazzo a differenza dell'entusiasta Di Biagio.
Ora, con un emendamento, cercano di mettere almeno una pezza ad uno degli aspetti che abbiamo subito criticato (evidentemente non erano sterili le osservazioni e a quanto pare avevamo cose intelligenti da dire). Infatti, visto che l'emendamento uscito dal Senato prevede la tassa con una generica speranza che in futuro l'importo possa andare a finanziare servizi consolari migliori, l'emendamento dei deputati del PD intende rendere "vincolante ciò che la modifica apportata al Senato conteneva in forma solo intenzionale”.
La porcata iniziale verrebbe così ridotta a mezza porcata. E' già qualcosa. Sempre che al Sen. Di Biagio non dispiaccia.
Per rifarsi potrebbe presentare una proposta per tassare di, diciamo, 500 euro gli italiani all'estero che vogliano avvalersi del loro diritto di voto

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Non ci resta che il selfie

Gian Luigi Ferretti - Cadono le braccia quando il Sen. Razzi magnifica il regime del Nord Corea considerando “un piccolo sacrificio” la mancanza di libertà e di democrazia. Come cadono le braccia quando il Sen. Di Biagio esprime il suo entusiasmo per la tassa sulla cittadinanza da lui considerata “un piccolo sacrificio”.
Né Razzi né Di Biagio accettano di discutere, un po' per arroganza e un po' per mancanza di argomenti.
“Pecché dovrebbi discuterne co' te che nemanco sì parlamentare?” mi disse il primo. Il secondo declina nello stile pomposo-burocratico-politichese col quale gli scrivono i suoi noiosissimi comunicati. “Nel caso specifico, faccio fatica a comprendere il ruolo che si vuole dare all'amico Ferretti in tutta questa vicenda”. Siccome non arriva a capire che ruolo ho, anzi mi si vuola dare, rifiuta di rispondere alle mie domande. Impagabile.
Ricky Filosa, giornalista d’assalto, era partito alla volta del Senato per chiedere al Sen. Di Biagio il perché di tanto isolato entusiasmo di fronte all’evidente imbarazzo persino degli eletti all’estero del PD o il perché anche l’On. Nissoli, esponente del suo stesso micropartito, si stia esprimendo in maniera molto negativa sulla tassa cittadinanza o il perché di una fuga così ignominiosa da una sfida a dibattere. Ma per strada è stato raggiunto dal succitato comunicato che spiega (?): “Sulla fantomatica (fantomatica, c’è proprio scritto così, NdR) questione dei 300 euro, in quanto contributo amministrativo per la richiesta di cittadinanza italiana, mi sembra di aver detto e spiegato abbastanza; ho semplicemente e legittimamente manifestato la mia posizione che può non essere armonica con quella di qualsiasi altro cittadino (qualsiasi altro cittadino, nemanco parlamentare, NdR) , ma questa ‘diversità di vedute’ dubito che possa motivare un coreografico invito a singolar tenzone.”
E anche a Filosa sono cascate le braccia. Che si fa con un personaggio così? Il giornalista ha avuto un'intuizione geniale: rialzato un braccio, si è fatto un selfie. Quando vedo Razzi, lo faccio anch'io.

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Un'odiosa tassa. Ne siamo sicuri?

Risposta dell'On. Fabio Porta all'articolo di Tullio Zembo "Un'odiosa tassa per il riconoscimento della cittadinanza" pubblicato su L'ITALIANO
Caro Direttore,
rispondo con piacere all’articolo di Tullio Zembo dal titolo “Un’odiosa tassa per il riconoscimento della cittadinanza”; non solo perché vengo tirato in ballo dal suo autore ma anche perché lo conosco da anni e, pur nella differenza di opinioni e di idee politiche, ne apprezzo la coerenza intellettuale e la competenza giornalistica.
Zembo si riferisce all’emendamento approvato recentemente al Senato, con il quale si introdurrebbe un contributo di 300 euro per le domande di cittadinanza ‘ius sanguinis’.
Da tempo sostengo, sostenuto da tantissimi esponenti delle nostre comunità incontrati in questi anni all’estero e soprattutto in Sudamerica, che le nostre collettività sono disponibili a contribuire anche economicamente al miglioramento dei servizi consolari, a condizione che tale contributo venga destinato a tale finalità e non ad altri scopi.   Ciò vale per l’eliminazione dei tempi di attesa delle pratiche di cittadinanza ma in generale per tutti i servizi offerti dai consolati, già oggi capaci di generare ingenti “percezioni consolari” (tutti le somme incassate dai consolati); il problema è che tali risorse non vengono destinate agli stessi consolati percettori ma al Ministero dell’Economia, senza nessun ‘ritorno’ ovvero senza nessuna valorizzazione di chi – le nostre comunità all’estero – hanno generato tali incassi.
Veniamo adesso alle sei osservazioni di Tullio Zembo (anzi alle quattro, visto che ad una di queste – quella relativa al mio ‘silenzio’ sull’argomento – sto già rispondendo e che all’ultima toccherà rispondere ai diretti interessati):
1) “Pagheranno solo i discendenti di italiani per il ‘riconoscimento’ di un diritto costituzionale e quindi non gli stranieri immigrati in Italia per la richiesta di cittadinanza”. FALSO: A Parte il fatto che, come Zembo sa bene, gli “stranieri immigrati in Italia” non hanno diritto alla cittadinanza italiana, voglio invece ricordare che gli “stranieri immigrati in Italia” che acquisiscono la nostra cittadinanza (nei casi di matrimonio con italiani, per esempio) hanno sempre pagato un analogo contributo economico attraverso un bollettino destinato al Ministero dell’Interno;
2) “Una volta che lo Stato ha incassato nessuno lo obbliga a destinare le somme verso obiettivi specifici”. VERO: In questo caso Zembo ha ragione ed è proprio questa la battaglia che personalmente conduco da tempo e che adesso è il momento di affrontare o vincere. Le somme derivanti da questo contributo (come in generale tutte le somme percepite dai consolati a fronte dei servizi generati dai nostri connazionali) devono essere destinate al miglioramento dei servizi e all’azzeramento dei tempi di attesa per le cittadinanze. Esiste in proposito il precedente del Ministero della Cultura, che con la legge 212 del 2013 ha imposto al Ministero dell’ Economia di riallocare ai musei tutte le somme ricavate dalla vendita dei biglietti (che prima andavano al MEF senza una destinazione diretta ai servizi culturali);
3) “Visto che stiamo parlando di Sud America, qui 300 euro sono un’enormità”. NE’ VERO, NE’ FALSO: Intanto perché dobbiamo smetterla con questa immagine obsoleta, pietosa e pietistica degli italiani che vivono in Sudamerica.   Stiamo parlando del riconoscimento della cittadinanza da parte di figli e discendenti di italiani e non credo che chiedere un contributo a questi cittadini sia di per sé uno scandalo.   Aggiungo inoltre che in Paesi come il Brasile si spendono migliaia di euro per istruire un processo di cittadinanza, tra le spese notarili e relative alle traduzioni giurate o per i servizi prestati da avvocati e agenzie; c’è anzi da aggiungere che proprio a causa delle difficoltà e soprattutto delle lungaggini dovute all’attesa di anni per la definizione di queste pratiche è nato un fiorente ‘mercato’ spesso ai limiti della legalità. Ben vengano quindi i 300 euro se contribuiranno a sconfiggere questa piaga e a garantire tempi rapidi e certi per la cittadinanza;
4) “Particolarmente odioso è il balzello nei confronti di chi è nato in Italia e per motivi di lavoro e civili ha dovuto a suo tempo optare per la cittadinanza del paese di emigrazione”. FALSO: Chi è nato in Italia è già cittadino italiano; a meno che – come immagino – ci si riferisca a chi è stato costretto a “naturalizzarsi” cittadino nel Paese straniero di residenza per motivi di lavoro o altre ragioni; in questo caso occorre approvare una legge (i parlamentari eletti all’estero ne hanno presentate più di una) o introdurre una norma specifica nella nuova legge sulla cittadinanza, prevedendo per questi casi l’esenzione dal pagamento del contributo.
Nella speranza di avere dato un primo utile contributo al chiarimento su questa materia, voglio ringraziare Tullio Zembo per avermi dato tale opportunità.   Personalmente credo sia giunto il momento di dare risposte concrete e innovative ai problemi che da anni affliggono le nostre grandi comunità all’estero, dimostrando che siamo in grado di offrire non soltanto le risposte ma anche la soluzioni concrete, a partire dal reperimento delle risorse.
Se questi princìpi fossero finalmente applicati potremmo addirittura dimostrare come la presenza degli italiani in Paesi come l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay o il Venezuela sarebbe da sola in grado di rendere autosufficenti economicamente la nostra rete consolare, evitando tagli di sedi e di personale assurdi e dolorosi; contribuendo anzi all’assunzione di nuovo personale, al miglioramento e ampliamento delle attuali strutture e – in primo luogo – al miglioramento dei servizi dovuti ai nostri connazionali. 

On. Fabio Porta

Presidente del Comitato sugli Italiani nel Mondo e la Promozione del Sistema Paese della Camera dei Deputati
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