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Last updateGio, 18 Gen 2018 8pm

Elezioni Comites, funerale per la democrazia?

GIAN LUIGI FERRETTI - Secondo un detto popolare le strade per l'Inferno sono lastricate di buone intenzioni. Come di buone intenzioni sono lastricate queste elezioni dei Comites. Ma le buone intenzioni di chi non conosce la realtà degli italiani all'estero sta portando al disastro.
Il Cgie sempre più autoreferenziale, in mano a funzionari di patronato soprattutto europei, non si è accorto di cosa si stava combinando. Gli eletti all'estero (quasi tutti) hanno seguito allegramente il Cgie.  E' pura follia oggi, per le elezioni di organismi, la cui stessa esistenza è praticamente sconosciuta, pretendere a) che voti solo chi manda per mail un formulario al Consolato corredato della fotocopia di un documento; b) che per presentare una lista occorrano centinaia di firme.
Oh, certo, questi due punti forse non sono insormontabili problemi per coloro che maneggiano sedi di patronato, ma sono proibitivi per tutti gli altri.
Vediamo. a) i Consolati sono lontani, non tutti hanno un computer, ancor meno hanno accesso ad una fotocopiatrice. b) alle ultime elezioni politiche, per presentare una lista nell'immensa ripartizione Europa occorrevano 125 firme di presentatori. Ora per presentare una lista per il Comites di Lione o di Dublibo ce ne vogliono almeno 100, davanti ad un funzionario del Consolato con esibizione di documento, per presentarla a Colonia ben 200. A firmare in Consolato ci vanno in pochissimi, allora si cerca di radunare il maggior numero di elettori da qualche parte contrattando col Consolato la presenza di un funzionario. Il che non è la cosa più semplice e scontata del mondo, c’è tutta una casistica. L'ultima scusa che ho sentito è stata "Il funzionario non può venire perché' gli è scaduto il bollo dell'auto".
Sarebbe un disastro se in molti posti non si presentasse neppure una lista (rischio che si corre per esempio a Copenaghen malgrado gli sforzi ciclopici della signora Cadossi e dei suoi amici) o se ne presentasse solo una ( ci giunge l'eco delle difficoltà che sta incontrando una lista "civica" a Londra, dove di firme ce ne vogliono almeno 200). A proposito di 200 firme, a San Gallo, dove gli italiani superano di poco la fatidica soglia di 50.000, immaginatevi come sia agevole raggiungerle se è difficoltoso a Londra dove ci sono 200.000 italiani, tanto più che a San Gallo il Consolato è stato eliminato ed ora bisogna andare a Zurigo per ogni pratica.
Finirà che, a parte uno sparuto manipolo di eroi, presenteranno liste solo quelli dei patronati ed i loro sodali politici? Sarebbe, questa volta davvero, il principio della crisi di rigetto definitiva dei connazionali all'estero nei confronti dei Comites nonché una sonora sconfitta per la democrazia.
Danni dei buonintenzionati. Prendiamo l'opzione inversa dell'elettore che deve manifestare la sua volontà di votare. Possibile che a nessuno di loro sia passato per la mente che non è cosa che si possa fare in uno/due mesi? Almeno un anno ci vuole, con il Consolato che mette il modulo sotto il naso di chiunque si rivolga alla struttura per qualsiasi tipo di pratica. E invece anche qui si rischia che gli elettori siano quelli instradati dai patronati.
Siamo in puro stile Renzi: non si aboliscono gli enti, si aboliscono le elezioni o si fa in modo che siano meno democratiche possibile.

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Rinnovo COMITES: Una fretta pericolosa

Dino Nardi (Coordinatore europeo della UIM e membro Cgie) -  Dopo dieci anni finalmente si rinnoveranno (forse) i Comites eletti l’ultima volta nel lontano 2004 e con cinque anni di ritardo rispetto alla loro scadenza naturale del 2009 con una platea di possibili elettori radicalmente cambiata poiché dopo due lustri molti emigrati di prima generazione sono nel frattempo rimpatriati o…. venuti a mancare quantomeno per ragioni anagrafiche, con i loro figli e nipoti poco interessati al mondo dell’emigrazione e con la nuova emigrazione (quella 2.0) che vive in un suo mondo parallelo a quello tradizionale degli emigrati italiani tanto da non definirsi neppure tali bensì “expat”.
Un ritardo incredibile nel rinnovo di questi organismi dovuto a ben tre rinvii che si sono succeduti dal 2008 ad oggi. Rinvii motivati prima (2008) dalla necessità (sic) di rivedere la legge e quindi di dare il tempo al parlamento di approvarla, per poi finire nell’oblio; infine (2010 e 2012) per mancanza di soldi per l’organizzazione dell’evento elettorale a causa della crisi finanziaria che stava vivendo (oggi non più?) il Paese con conseguenti tagli lineari ai bilanci dei vari ministeri, compreso ovviamente il MAE.
Adesso siamo a metà settembre e quindi a ridosso della scadenza del 31 dicembre 2014, termine fissato dall’ultimo rinvio entro il quale si devono rinnovare i Comites, ed il parlamento non ha ancora approvato il decreto legge 1 agosto 2014, n. 109, che nell’articolo 10 fissa le nuove regole per l’elezioni dei futuri Comites (voto per corrispondenza limitato a coloro che si iscriveranno nell’albo elettorale dell’Ufficio consolare di riferimento).
Nel frattempo in emigrazione in molti – compreso la UIM – si sono già attivati da alcune settimane per motivare e sollecitare le comunità italiane ad iscriversi in questo albo prendendo in contropiede, in alcuni casi, molti Uffici consolari che ancora non si sono attivati in attesa dell’approvazione definitiva del decreto in questione.
Tuttavia ci si sta rendendo conto che a causa dell’ormai imminente scadenza elettorale (si vocifera il 14 dicembre) i tempi per i vari adempimenti connessi all’organizzazione delle elezioni - soprattutto l’iscrizione all’albo degli elettori e la necessaria propaganda (anche con l’invio da parte della rete consolare di un plico informativo sia pure limitato ai capofamiglia), nonché la presentazione delle liste dei candidati, l’invio del plico con il materiale per il voto agli iscritti all’albo e la successiva restituzione agli Uffici consolari della scheda elettorale – sono talmente stretti che, per la fretta, queste elezioni rischiano di rivelarsi un vero e proprio flop! Si, un grande flop poiché si rischia di ritrovarci con dei nuovi Comites eletti da poche migliaia di elettori, quindi poco autorevoli. Un risultato che darà fiato alle trombe dei soliti noti che da sempre sono contrari a questi organismi (compreso il Cgie) ed allo stesso voto all’estero ritenuti troppo costosi e inutili.
A questo punto è lecito domandarsi perché, dopo aver atteso ben dieci anni, si deve andare a rinnovare questi organismi con
tutta questa fretta (tardiva e pericolosa) quando ancora nel 2013 lo stesso Cgie chiedeva, inascoltato, di andare a rinnovarli al
più tardi prima dell’estate 2014?
Non è più saggio prendere ormai atto che non si sono più i tempi necessari per organizzare con questo nuovo sistema della
preiscrizione, in modo serio, le elezioni entro il prossimo 31 dicembre?
Chi potrebbe lamentarsi se, invece, entro questa scadenza il parlamento fissasse le elezioni per il rinnovo dei Comites per una
data certa a marzo 2015?
Probabilmente nessuno, salvo i soliti noti polemisti di professione!

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Scoperto chi manovra per delegittimare Comites e Cgie

Quelli del sindacato autonomo Confsal-UNSA non sono dei marziani, ma persone che operano all'interno della Farnesina e delle sedi diplomatico-consolari. Vedono, ascoltano.  Pertanto, quando parlano di questioni che riguardano il Ministero degli esteri, sicuramente sanno i cosa stanno parlando.
Leggiamo il loro unltimo comunicato. Intanto affermano che "la Farnesina, in sede parlamentare, continua a raccontare la favola del potenziamento dei servizi - inesistenti - a distanza via Internet, o l’impiego allargato di consoli onorari" quando viene ascoltata dalle Commissioni parlamentari che a questa favola sembrano continuare a credere ciecamente.
Ma c'è chi conosce bene le realtà. Sono il CGIE ed i Comites, che da anni il MAE sta cercando di sminuire e delegittimare. Infatti "la trappola per catturare il monopolio della definizione (e della gestione) dell’esigenze delle comunità italiane all’estero è già scattata con la totale delegittimazione di Comites, CGIE e Associazionismo italiano all'estero. Una volta ridotti questi al silenzio, chi la racconta al Parlamento la verità quotidiana sulle estenuanti code davanti alle porte dei consolati (8-10 settimane di attesa per un appuntamento con trasferte di oltre 400 Km per una semplice carta d’identità)?
Non certo i nostri consoli, sempre preoccupati a rimuovere ostacoli sulla via di potenziali carriere".
Ci sono pur sempre gli eletti all'estero, viene da pensare automaticamente. Ma il giudizio della Confsal-UNSA è tranciante: "A loro il compito di recepire ed illustrare la realtà italiana dei Paesi in cui sono stati eletti. Sei senatori e dodici deputati. In tutto diciotto mandati. Non è un numero esorbitante. E ora provate a ricordarne qualcuno. Ci dobbiamo fermare ad un numero ristretto di nomi, e gli altri? Gli altri sono stati ingoiati dai meccanismi di partito e sono stati ben integrati in un sistema che permette loro di sopravvivere senza riguardo per quella base elettorale che in quel Parlamento ce li ha mandati con la sola speranza di avere validi portavoce nei meandri della politica italiana".
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Forza Porta, ce la puoi fare...Alla prossima

Subissato dalle proteste dei suoi elettori il deputato del PD sta facendo retromarcia sulla “misura non accettabile” dei 300 euro per le pratiche di riconoscimento della cittadinanza
L’On. Fabio Porta (PD) aveva sottovalutato all’inizio la portata dell’emendamento del senatore del suo partito che introduceva la tassa di 300 euro per le pratiche di riconoscimento della cittadinanza. 
A suo tempo ci siamo scontrati con lui su questo argomento quando ancora era arroccato in difesa.
Ma ora dice in un comunicato che “gli approfondimenti e gli scambi di vedute avuti con colleghi e soprattutto con rappresentanti associativi dell’area dell’ America meridionale, che meglio conosco, mi hanno indotto a intervenire”. Il che, tradotto, significa che anche i suoi elettori gli hanno gridato in faccia “Ma siete scemi voi del PD?”.
E come vuole intervenire l’On. Porta? “Proponendo la riduzione da 300 a 100 euro”. Mmmmm, Fuochino….
Dài, Fabio, concentrati: puoi fare di meglio. Aspettiamo un tuo prossimo comunicato in cui la tua proposta passi da 100 a zero.

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Elezioni Comites? Come le riforme di Renzi

Il metodo è quello delle riforme di Renzi, che si fanno entro questo mese, poi entro questo semestre, poi entro un anno….
I parlamentari eletti all’estero hanno avuto un incontro con il sottosegretario Giro una settimana fa. Subito l’On. Laura Garavini (PD) si è affrettata a proclamare “entro poche settimane il governo emanerà un decreto col quale indirrà le elezioni dei Comites entro la fine di quest'anno”.
Passata una settimana, l’On. Marco Fedi (PD) ci racconta ora quello che lui ha capito dall’incontro con Giro e cioè “la disponibilità espressa dal Governo a far svolgere (le elezioni dei Comites), entro il 2014 e comunque non oltre i primi tre mesi del 2015”.
Quindi non più tassativamente entro il 2014, bensì entro il 31 marzo 2015.
A meno che fra un po’ di tempo non salti su un altro parlamentare eletto all’estero del PD a dire che le elezioni dei Comites si svolgeranno entro il 2014, ma forse entro il 31 marzo 2015 o, più probabilmente entro il 30 giugno 2015. E così via. Proprio come le riforme di Renzi.

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