Mar12122017

Last updateGio, 30 Nov 2017 1pm

COME I LADRI DI PISA

GIAN LUIGI FERRETTI - Come famosi ladri di Pisa che di giorno litigavano ma la notte andavano a rubare insieme, i parlamentari eletti all'estero che supportano il governo del PD e votano a favore del Rosatellum si esibiscono in uno spassoso o squallido (fate voi secondo le vostre sensibilità) litigio a proposito dell'articolo del Rosatellum che permette ai residenti in Italia di candidarsi all'estero.
Ha dato fuoco alle polveri il Sen. Micheloni che ha sparato a zero sui suoi compagni di partito: "Mi colpisce il silenzio assordante con cui tale modifica è stata accolta sin qui. Mi colpisce, ma non mi stupisce, dato che nessuno aveva trovato nulla da obiettare quando, pochi mesi fa, il Partito Democratico, in occasione delle sue ultime primarie, aveva cancellato la medesima regola." E incita: "Spero che ciascuno di noi, rappresentanti degli italiani all'estero, trovi il coraggio e la dignità di esprimersi: il silenzio e l'ipocrisia non salveranno nessuno."
Parla bene lui, consapevole che non sarà ricandidato, ma gli altri devono riguadagnarsi il posto in lista.
Ed ecco uscire allo scoperto la onorevola Garavini, quella che vive, come Candide, nel migliore dei mondi possibili. In questa realtà tutta sua vede un Partito Democratico che non solo "si sta ancora una volta facendo carico di un forte senso di responsabilità con il Rosatellum", ma è anche "del tutto estraneo all'emendamento Lupi che consente la candidatura all'estero di residenti in Italia".
Le risponde a muso duro l'alfaniano Sen. Di Biagio: “All’onorevole Garavini che parla di una modifica voluta da tutti ad eccezione del suo partito, solo al fine di ricondurre la questione nel giusto contesto, ricordo che una modifica in tal senso era già stata adottata nel regolamento del PD che disciplina le primarie. Inutile tirarsi gli stracci, ognuno si prenda le proprie responsabilità”.
I deputati del PD Fedi e La Marca sono costretti a riconoscere che "la legge sul voto all’estero subisce un duro colpo nel rapporto tra eletti ed elettori che è l’essenza della Circoscrizione Estero", ma tentano una difesa senza rendersi conto che il “tacon” è peggior del “buso”, come dicono i veneti: : "Il Gruppo del PD ha dovuto accettare un emendamento di un gruppo di maggioranza che ha posto, in una trattativa serrata su tutto l'impianto della legge elettorale, alcune condizioni e non ha rinunciato ad alcuni emendamenti". Tradotto significa che gli italiani all’estero sono stati sacrificati per ottenere altre cose nella trattativa.
Non ancora pervenute dichiarazioni degli altri deputati PD. Tace Porta che ha altro a cui pensare con le truppe del MAIE che stanno invadendo la sua San Paolo per una protesta di massa. Tace Tacconi, che per una volta proprio non se la sente di cantare in coro con la Garavini. Tace Farina.
E tacciono i senatori Giacobbe, Longo e Turano.
E poi tace il supporter della maggioranza Mario Caruso alle prese con le Jene. Tace Fucsia Nissoli....ah, mi informano che avrebbe effettuato l'ennesima giravolta e non appoggerebbe più il Governo PD perchè avrebbe trovato un posto al caldo in Forza Italia.
Arrivederci al prossimo spettacolo.

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Chi si arrocca nel Palazzo e chi protesta davanti ai Consolati

GIAN LUIGI FERRETTI - Conosco personalmente i parlamentari eletti all'estero del PD e so che sono ben preparati ed hanno a cuore le problematiche degli italiani all'estero. Non ho dubbi che vorrebbero fare tanto e bene per i connazionali emigrati.
Peccato che siano vittime della disciplina di partito, che impone loro di votare a favore anche di provvedimenti del governo PD, che in cuor loro non possono non aborrire. Non voglio pensare che fosse strumentale il loro impegno quando insieme ci battevamo contro i danni di Mantica, ben inferiori a quelli dei governi a conduzione PD venuti dopo.  Dio santo, sono le stesse persone e mi fa male vederli oggi arroccati nel Palazzo a cantare "tutto va ben, madama la Marchesa" assieme al Sottosegretario Amendola, che non è certo Maria Antonietta e sa bene perché la nostra gente all'estero è infuriata.
Si sono rinchiusi nel Palazzo a cantarsela e suonarsela con un convegno dal titolo “Il PD per gli italiani all’estero. Una legislatura feconda”. Feconda, proprio così, con grande sprezzo del ridicolo.
Ma bisogna capire che è tempo di elezioni, tempo di esami e la paura dei parlamentari di non essere rieletti è palpabile. Paura che rischia di degenerare in terrore per l'annuncio di manifestazioni di connazionali arrabbiati in giro per il mondo, ai quali non redo basti la solita auto lode "siamo molto presenti in Parlamento", anzi  credo che  la reazione spontanea sarà: "Per favore, siate un po' meno presenti se i risultati sono questi". Per esempio quando "nel 2013 i tagli consolari hanno provocato grandi dolori" (parole di Amendola), i parlamentari erano "molto presenti" ed hanno tutti votato disciplinatamente a favore di quanto deciso dal governo del PD guidato da Letta.
"Alcuni hanno organizzato delle marce, ma la risoluzione concreta dei problemi l’abbiamo trovata noi nel rispetto della dignità degli italiani di ieri e di oggi che vivono e lavorano all’estero", si è spinto a dichiarare Amendola senza spiegare quali sarebbe questa sbandierata "risoluzione concreta dei problemi". Sarà la chiusura dei Consolati? Sarà la tassa di 300 euro per una pratica di riconoscimento della cittadinanza? Sarà l'IMU da pagare? Saranno il Cgie ed i Comites che boccheggiano per mancanza di ossigeno, ossia di fondi? Chissà.
E' evidente la preoccupazione del Sottosegretario di Alfano per la manifestazione indetta dal Maie Brasile per il 12 ottobre davanti al consolato di San Paolo per chiedere il miglioramento dei servizi consolari in America Latina. Probabilmente gli è giunta voce che è prevista una marea di connazionali esasperati. Va detto a suo onore che non se l'è sentita di emulare Maria Antonietta e prenderli in giro con la "brioche-più personale" o la "brioche-procedure più rapide", ma dal cilindro ha comunque tirato fuori una "risoluzione concreta": limitare i riconoscimenti del diritto di cittadinanza iure sanguinis "prevedendo almeno un test di lingua".
Capita bene la "risoluzione concreta" del problema del PD? Non solo un italiano all'estero deve pagare 300 euro per la pratica di riconoscimento del suo diritto di cittadinanza quando uno straniero che voglia naturalizzarsi paga solo 200 euro per la sua pratica. Nel frattempo il Sen. Longo, eletto nel PD, scrive su Facebook - naturalmente in portoghese -  che questa tassa di 300 euro è una “apropriação indébita”.
No, non basta: mentre il PD non si preoccupa quando lo straniero spesso non riesce neppure a leggere la breve formula di giuramento perchè scritta in italiano, all'italiano all'estero deve essere fatto un esame d'italiano. Che sia una rappresaglia contro il senatore sopracitato che avrebbe difficoltà a passarlo?
Lo sa il caro Sottosegretario che pochissimi dei milioni e milioni di nostri emigrati a fine Ottocento non parlavano italiano, bensì i loro dialetti? Quindi non avrebbero dovuto avere diritto alla cittadinanza?
E poi l’Italia non è certo la Francia che per ai suoi cittadini all’estero mette a disposizione una fitta rete di scuole statali, quasi 500 in tutte le parti del mondo. La smetta di credere alla fake new, di cui non si conosce l’origine, dell’ italiano "quarta lingua parlata al mondo", e trovi soldi, tanti, per insegnare gratuitamente la nostra lingua ai discendenti di italiani. Poi potrà parlare dell’obbligo della conoscenza dell’idioma.
Insomma, se i parlamentari uscenti del PD da qui alle elezioni non troveranno di meglio, la vedo dura per loro. Non so cosa potrebbero inventarsi per cercare di convincere gli elettori che li hanno picchiati per il loro bene durante tutta la legislatura.  Maledetta disciplina di partito che li ha messi in scacco matto: o seguire il loro cuore e votare contro il loro partito quando si trattava di provvedimenti punitivi nei confronti degli italiani all'estero col rischio di non essere ricandidati oppure fare i bravi soldatini, essere messi in lista, ma rischiare di non essere rieletti.
Mi sa che dovranno pregare i loro patronati di moltiplicare gli sforzi e fare straordinari nel tentativo di limitare i danni.

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Emigrazione italiana e immigrazione

ANTONIO BRUZZESE (ex responsabile della CGIL in Argentina, Pres. Insieme Argentina, Pres. onorario Circolo Sandro Pertini Rosario) - In occasione dell’anniversario del disastro di Marcinelle, autorevoli esponenti delle Istituzioni hanno fatto accostamenti, a dir poco approssimativi, direi persino offensivi tra l’ondata migratoria verso l’Italia e l’emigrazione italiana.
L’Italia ha vari primati. Le persone in povertà totale sono oltre 5 milioni, mentre il totale di coloro i quali vivono sotto la soglia di povertà arriva a 12 milioni:
- abbiamo il primato di disoccupati, l’Europa il 7/8 %, l’Italia dal 30 al 35 %;
- siamo il primo paese per corruzione;
- le disuguaglianze si ampliano sempre più, 207 mila italiani – l’1,2% della popolazione- detiene il 22% della ricchezza;
- milioni di pensionati spendono parte della pensione per curarsi, 12 milioni di loro non si curano affatto;
- la sanità pesa agli italiani per oltre il 32% del costo globale, secondo l’ultimo rapporto del Censis.
Passionarie e travestiti da Arcangelo Gabriele predicano che la massiccia immigrazione è per noi una fortuna: oltre duecentomila in poco tempo, con punte di dodicimila arrivi in un solo giorno.
I rifugiati vanno esaminati con attenzione. Una volta accertato lo stato di rifugiati, vanno accolti senza se e senza ma. Invito i giocatori delle 3 carte a prendere nota del fatto che in Italia vi sono già 5 milioni e mezzo di immigrati.
Ora, però, i veri rifugiati politici non arrivano alle 3 / 4mila unità. Il 95% sono uomini e non donne e bambini.
In molti casi la cronaca parla di spacciatori , venditori abusivi , ladri, scansafatiche di ogni specie. Assaltano spesso le forze di polizia e se non hanno WIFI e i pasti di loro gradimento devastano i luoghi di accoglienza e gli alberghi .
Le ONG, che, cara Presidente Boldrini, nessuno ha criminalizzato, devono rispettare le regole. Appare certamente curiosa la presenza di 14 grandi navi di OND della Spagna, della Germania e della Francia (ci si chiede con quali risorse?) che andavano a caricare migliaia di disperati nelle acque territoriali libiche, per trasportarli tutti ed unicamente in Italia.
In assenza di una loro effettiva integrazione, continuare ad accogliere produce dei disastri inimmaginabili. Purtroppo, ci troviamo di fronte ad un fenomeno con un giro di diversi miliardi. E anche la Chiesa fa la sua parte.
Minniti sta indubbiamente operando tentativi, ma si trova subito di fronte a varie gambe tese. Il Min. Del Rio afferma che deve entrare anche lui nell’operazione, in quanto titolare delle infrastrutture e che tutti vanno accolti.
Caro Ministro Del Rio, si occupi piuttosto di non farci cadere in testa i viadotti sulle autostrade! Ci spieghi, inoltre, anche il motivo per cui la Tav in Italia costa 61 milioni di Euro al km, mentre in Spagna 9 e in Francia 10.

EMIGRAZIONE ITALIANA VECCHIA E NUOVA
Le navi stracolme di emigrati partivano da Genova, Napoli , Palermo. Il biglietto se lo pagavano loro. In Brasile nei campi di caffè gli italiani erano inquadrati di un livello sotto i neri (1860 ).
Arrivavano in Uruguay e Argentina. Dopo la visita medica, venivano assegnati loro un terreno, una vacca ed un sacco di semi.
Come ricordava Giuseppe Di Vittorio parlando dei braccianti pugliesi, i nostri emigrati lavoravano “ da sole a sole “.
Essi hanno fatto grande l’ Argentina che oggi produce alimenti per 350 milioni di persone . Senza gli italiani non sarebbe quel grande paese che ora è. Ciò vale anche per l’Uruguay , Brasile e altri numerosi paesi dove gli italiani si sono distinti per il loro lavoro.
Migliaia i morti nel lavoro, compresi bambini, come documenta Marcinelle, dove in miniera, per passare nei cunicoli più stretti, venivano utilizzati ragazzi di 8/9 anni.
Gli italiani emigrati privi di fortuna, se rientrano in Italia, devono aspettare 10 anni di residenza per avere il diritto all’ assegno sociale.

NESSUNO PARLA DELLA NUOVA EMIGRAZIONE
Se ne sono andati 250mila giovani in tre anni, praticamente lo stesso livello del dopoguerra. Un esodo ! Anche loro sono partiti con le lacrime agli occhi, pagandosi il biglietto. Chi si occupa di loro? Chi descrive come lavorano, come vivono nei campi dell’Australia nel raccogliere frutta e ortaggi? Chi si è mai preoccupato di seguire i fenomeni di alcolismo e di suicidi, specie a Londra e in Germania ? Non certo gli inutili, inconcludenti eletti all’estero. Perditempo che votano sempre per eliminare alcuni diritti degli italiani all’estero, mentre difendono i loro vitalizi
preparandosi per il terzo mandato. Tutti a casa! E i patronati? Non interessano, non esiste punteggio e non si può imbrogliare, come nella gran parte dell’attività all’estero.
I giovani che abbandonano il nostro paese rappresentano un patrimonio considerevole sia in quanto intelligenza e capacità. Costi enormi per la loro formazione e loro se ne vanno.
Il vero incentivo potrebbe essere quello di dare alle imprese un bonus per ogni giovane che rientra e viene assunto in modo stabile.
L’accostamento tra l’assalto di oggi e l’emigrazione italiana è un errore oltre che un’ offesa. Ho letto documenti del Cgie e le dichiarazioni del Segr. Michele Schiavone. Mi chiedo: ma, dove eravate quando in Svizzera su molti locali pubblici appariva il cartello “ vietato l’ingresso agli italiani “ e si istituivano le classi differenziate? Migliaia le baracche dove gli italiani vivevano con discriminazioni e umiliazioni di ogni genere.
DOVE ERAVATE ?
Sulla previdenza e sulle manovre per cancellare le maggiorazioni sociali nei paesi non europei farò a breve una nota specifica.

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Alitalia deve continuare a vivere

ANTONIO BRUZZESE (Insieme Argentina) - Le cronache di questi giorni ripropongono il problema Alitalia.
Il costo del lavoro per ciascun dipendente è mediamente di 8 mila Euro in meno rispetto alle compagnie tradizionali.
I costi maggiori appartengono a  EasyJet, Klm, Lufthansa , British e Ryanair.
Il costo del lavoro presso l’Alitalia è diminuito,  negli ultimi 3 anni,  del 19% mentre il carburante è aumentato del 13% ed i servizi esterni del 3%. Non si spiega l’aumentato costo del carburante a fronte del livello costante del barile (mistero!).
La compagnia, su un totale di 122 velivoli, ne è proprietaria solo di 7. Tutti gli altri sono in leasing  che comporta  un costo inspiegabile rispetto ai concorrenti. Nell‘ultimo triennio esso è aumentato del 34%.
I concorrenti hanno, al contrario,  un numero di velivoli in proprietà significativo. Ciascun leasing costa mediamente 2,4 milioni,  Alitalia ne spende 3.6 milioni per aereo. Le banche socie, vedi  Unicredit - vice presidente Montezemolo nonché presidente di Alitalia – richiedono  il 5% di interessi. 
In Europa Alitalia è al terzo posto per puntualità.
Nel 2008, in prossimità delle elezioni, Berlusconi fece fallire la trattativa con Klm e Air France. Voglio una compagnia italiana, affermò !
 Nel 2015 venne annunciata la svolta con l’ingresso di Etihad. Gli arabi comprano il 49%
di Alitalia,  investendo 387 milioni di euro. Renzi annunciò: ora si vola ! Forse pensava agli aquiloni.
Dopo 2 anni le perdite ammontano a un miliardo di EURO. Una conduzione incapace e a favore della parte araba. 
Nel tempo Alitalia viene spolpata da una pletora di MANAGER. Siamo a 10 miliardi di euro, sufficienti a comprare l’intera Lufthansa.
Giancarlo Cimoli è il simbolo degli sprechi. Nel 2004 a.d. promette il risanamento della compagnia  entro il 2008. Il risanamento effettivamente  realizzato è stato tuttavia il suo. Condannato a 8 anni e 8 mesi per bancarotta,  nel bel  mezzo delle macerie della compagnia,  intascava uno stipendio di 2,8 milioni di Euro. Poi altri 3 milioni come buonuscita.
Grandi dirigenti che hanno solo fatto i loro interessi. Girando da un incarico all’ altro senza alcun merito.
Unici risparmi certi attuati da ultimo: il caffè, la merendina e i fazzolettini imbevuti a bordo.
Una nota particolare va ai sindacati. La mia meraviglia non deriva dalla promozione di un referendum,  ma dal semplice fatto che  sia venuto loro in mente. Come  si possono chiedere ai lavoratori licenziamenti, cassa integrazione e una riduzione del 25% del salario? Purtroppo, non hanno più il senso della realtà e non rappresentano più nulla.
Attenzione  Per Lufthansa ci sarebbero, in Alitalia 3 mila esuberi. In Alitalia dunque lotta senza timori. Occorre cacciare incapaci e disonesti .
In Italia transitano 64 milioni di persone. E’ un delitto liquidare una compagnia con piloti e personale di assoluta eccellenza

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Non ci si metta anche il CGIE a paragonare i nostri emigrati con i clandestini africani ed asiatici

GIAN LUIGI FERRETTI - Ho letto con un po’ di amarezza e tanta delusione un comunicato del Segretario generale del CGIE, quello che dovrebbe essere il massimo organismo di valorizzazione e tutela degli emigrati italiani.
Ma come? Tre personaggi, due dei quali addirittura da Marcinelle, insultano i milioni di nostri emigrati e Michele Schiavone accorre a difenderli da chi li critica per questo vergognoso atteggiamento?
Siamo alle solite: quando uno del PD si trova di fronte al bivio fra gli autentici interessi degli italiani nel mondo e quelli del partito, automaticamente prende la seconda strada. Mi dispiace particolarmente per la stima, e anche l’affetto, che provo per Michele. Ma, a quanto pare, l’ordine di scuderia è di tirare acqua al mulino dell’accoglienza.
L’8 di agosto le tre cariche principali della Repubblica Italiana intanto si sono guardate bene dal citare la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo, istituita con legge dello Stato 16 anni fa. E già questo la dice lunga. Ma, non contenti, si sono lanciati a paragonare le vicende dei connazionali emigrati in Belgio e quelle degli africani e asiatici in arrivo sulle nostre coste.
Ma lo sanno Mattarella, Grasso e Boldrini che i nostri giovani andavano in Belgio perché il governo di quel paese richiese manodopera all’Italia? Dopo lunghe trattative, il 20 giugno del 1946 fu firmato un accordo bilaterale che prevedeva l’invio di 2.000 lavoratori italiani ogni settimana, destinati alle miniere. Noi, in cambio, avremmo ricevuto una fornitura di combustibile fossile.  Insomma la nostra emigrazione è stata programmata e richiesta.
Chi era interessato, rispondeva ad un bando dell’Ufficio di Collocamento e quindi veniva chiamato ad una prima visita medica. Poi partiva in treno, il viaggio poteva durare anche 52 ore. All’arrivo subiva un’altra visita medica, molto più accurata e veniva alloggiato in baracche dove fino a poco tempo prima erano stati detenuti i soldati tedeschi catturati. Altro che hotel trasformati in centri d’accoglienza, persino il Cara di Mineo sarebbe stato preferibile.
Integrazione, corsi di formazione? Ma quando mai! I neo minatori venivano sprofondati nell’inferno della miniera senza alcuna preparazione e, se qualcuno non reggendo il trauma o terrorizzato dalla caustrofobia, si rifiutava di scendere di nuovo, veniva sbattuto in galera per rescissione di contratto e poi espulso. Per lui non c’era la possibilità di ricorso con l’assistenza di un avvocato gentilmente pagato dallo Stato ospitante.
Fa davvero male che anche il capo del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si accodi alla banda di ignoranti (nel senso che ignorano), di superficiali o di speculatori interessati al business dell’”accoglienza” che continuano a recitare il copione “Quando gli emigrati eravamo noi”.
Sia perché i nostri emigrati erano come quelli di cui ho parlato finora. E sia perché anche oggi centinaia di migliaia di italiani, in gran parte giovani, stanno emigrando. Quando arrivano alle frontiere, devono esibire un documento valido e, una volta arrivati, nessuno gli regala “poket money”.
Sarebbe molto più utile fare chiarezza, ad esempio, fra
a)    immigrati regolari, che lavorano e pagano le tasse, e possono essere una risorsa per l’Italia;
b)    profughi che scappano da situazioni di guerra e comunque di pericolo, che vanno accolti ed integrati;
c)    immigrati irregolari che arrivano senza documenti da Paesi come la Nigeria quando addirittura non dal Pakistan, lontanissimo da noi.
Senza tirare in ballo gli emigrati italiani che sono andati, con regolare passaporto e pagandosi il biglietto, a lavorare in zone spesso disabitate perché richiesti, poiché siamo ad agosto mi viene in mente che, seguendo i percorsi mentali, dei “paragonatori”, si potrebbe dire che coloro che arrivano con i gommoni sono come i turisti italiani che stanno arrivando sulle coste di tutto il mondo in questo periodo.
Siamo seri, via.

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