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Last updateMer, 09 Ago 2017 10am

E se Vespa chiedesse scusa a Merlo?

"La BCE sta considerando una moneta parallela per la Grecia"
Alla vigilia delle Elezioni europee accompagnai, con Ricky Filosa e Antonella Rega, l’On. Ricardo Merlo a “Porta a Porta” dove era stato invitato per par condicio.
Ad un certo momento Merlo indicò l’introduzione di una moneta parallela o seconda moneta o quasi moneta (gli economisti usano diverse denominazioni), come una delle possibili soluzioni per uscire dallo stallo delle economie di paesi quali Grecia e Italia.
Bruno Vespa lo guardò come se avesse detto di essere stato rapito dagli alieni da piccolo. Gli scappò persino una smorfia di disgusto prima di ignorarlo platealmente per rivolgersi allo scienziato dell’economia Bruno Tabacci, che stava ancora ridacchiando di quelle che anch’egli evidentemente considerava le strampalate fantasie di uno che veniva dall’altra parte del mondo.
Chissà come si sentono in questi giorni i due provincialotti nel leggere che la Banca Centrale Europea “ha analizzato uno scenario in cui la Grecia finisce i soldi e comincia a pagare i dipendenti con una seconda moneta virtuale all’interno del blocco dell’euro”.
Certo non pretendevamo che conoscessero, neppure per sentito dire, le più avanzate teorie economiche come quella della quasi moneta di  PierGiorgio Gawronski, uno che ha lavorato all’ufficio studi della BNL, all’OCSE, all’UNCTAD e alla “policy unit” della Presidenza del Consiglio. Né era pensabile che sapessero che in altre parti del mondo questa teoria era stata messa in pratica con successo, come ad esempio nel Colorado dove sono stati ufficialmente lanciati da tempo i COjacks.
Ma almeno ora, di fronte alle dichiarazioni della BCE, cominceranno a capire che esistono cose che vanno più in là della punta del loro naso?
In particolare Vespa-so-tutto-io farebbe bene a chiedere scusa a Ricardo Merlo, uno che ha imparato e poi insegnato economia politica nelle migliori università.

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Chi è responsabile del disastro?

Analisi di Sorriso e puntualizzazione di Ferretti
AUGUSTO SORRISO - Caro Direttore, oggi tutti versano lacrime e protestano per il sistema adottato nelle ultime elezioni dei Comites. "Siamo alla frutta". "E' suonato il de profundis". "E' una vergogna!"  E chi piu' ne ha piu' ne metta.Eppure quasi tutti  questi signori ritenevano che questa era la maniera migliore per tornare al voto per gli italiani all'Estero, per evitare i brogli e dare una reale rappresentanza.  Tutti (o quasi tutti) in seno al CGIE con in testa il suo Segretario Generale Carozza avevano dato il via libera a questo sciagurato  voto sull'altare della necessita' del non rinvio Oggi gli stessi sbraitano e commentano a sproposito . Che facce toste! Personalmente non ho fatto mai mistero che un voto cosi' strutturato sarebbe stato un disastro e sarebbe stato un voto piu' controllato del precedente e che avrebbe favorito gli addetti ai lavori (sottoscritto compreso).
Un disegno politico del MAE con la complice ignoranza (?) dei nostri Governanti per screditare e distruggere quel che resta della Rappresentanza degli italiani all'Estero?  Forse. Certa e' la responsabilita' di questo Governo il peggiore nemico degli italiani all'Estero e non solo per la rappresentanza, basti guardare come e' stata ridotta la rete diplomatico consolare ed il ruolo riservato alle nostre Associazioni di fatto cancellate. Il nostro geniale Sottosegretario Giro ha definito un "eccezionale risultato " la partecipazione degli elettori alla consultazione. Secondo questa illuminata mente l'esperienza va ripetuta alle  Politiche. Ci fa' o ci e'? Ma il disegno non sara' completo se non si delegittima ancor di piu' il Consiglio Generale degli Italiani. La proposta del MAE approvata dal Parlamento ( in un sacco con mille altri provvedimenti) con la complicita' degli inutili rappresentanti eletti all'Estero (come giustamente li definisce Micheloni) ha rivisto la rappresentanza al CGIE che tagliata (con la scusa di un irrisorio risparmio) di un terzo nel suo complesso, ha tagliato di fatto la rappresentanza  di chi vive oltre oceano di piu' dei due terzi, lasciando quasi inalterata la rappresentanza europea per cui il CGIE dovra' ridefinirsi in pratica " Consiglio Generale degli Italiani in Europa". Ridicolo , ma vero. Solo un fine cervello come Giro poteva dare la responsabilita' al Parlamento (che, come detto,  ha nella nostra Rappresentanza una reale responsabile) sottraendo se stesso ed il Governo alle vere responsabilita'. Se Giro non lo sapesse le proposte le fa il Governo. Lui lo sa benissimo. Ci fa' non ci e'. Anche qui' bisogna ricordare pero' che lo stesso CdP del CGIE ha dato  parere favorevole con grande enfasi nelle parole di Carozza che probabilmente non aveva letto  la proposta votando a "sacco d'ossa" per disciplina di partito.(col voto contrario del sottoscritto e di Ferretti) per poi gridare all'imbroglio quando si sono scoperte le carte. I Democratici ci hanno ormai abituati: gridano gridano protestano, ma al dunque il Partito ha la meglio sulla ragione. Immaginate chi o cosa possa rappresentare un CGIE formato per oltre il 50% da europei e quindi da cittadini che hanno tutti i diritti e le facilitazioni di quelli che vivono nel territorio nazionale, che rispetto a chi vive oltre oceano hanno ben poche (seppur importanti) necessita'. Il CGIE doveva riprendere un ruolo ormai quasi perduto, con questa decimazione perde ogni significato di rappresentanza.  Merlo e Micheloni si stanno adoperando con grande ardore per evitare anche questo disastro, ma cercare i buoi dopo aver lasciato la stalla aperta e' ardua impresa. Il prossimo sacrificio (per chiudere il cerchio) riguarda la Rappresentanza Parlamentare. o meglio i deputati (essendo ormai azzerato il Senato), per questo ci affidiamo a Renzi che trovera' certamente la maniera di azzerare anche una sonnechhiante squalificata ed inutile (visti i risultati) rappresentanza parlamentare eletta all'Estero. Ce ne faremo una ragione.

GIAN LUIGI FERRETTI - Caro Augusto Sorriso, che Merlo si stia adoperando con grande ardore per evitare il disastro non ci piove. Ma mi stupisce che tu possa pensare che lo stia facendo anche Micheloni, che - ti ricordo - del disastro è il primo responsabile. Fu lui, assieme al suo sodale Mantica, a bloccare per anni il rinnovo dei Comites con la scusa che doveva essere riformata la legge costitutiva degli stessi, legge del 2003 quindi dopo la legge sul voto all'estero.
Cos'era questo intertardisti se non una malefica strategia per delegittimare i Comites (e di conseguenza il Cgie)?

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Sen. Malan: Taiwan è un esempio positivo

Il saluto del Sen. Lucio Malan, Presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Taiwan in occasione  del Dinner per il Capodanno lunare a Roma il 24 febbraio 2015
Caro Ambasciatore Kao, cari amici taiwanesi, cari colleghi parlamentari e amici tutti:
ricambiamo a lei, ai suoi collaboratori, al suo Paese e al suo Popolo, i migliori auguri di prosperità e di serenità nel nuovo Anno lunare dedicato alla Capra!
Questo piacevole incontro del quale, caro Ambasciatore, la ringraziamo, avviene all'inizio di un Anno che tutti noi auspichiamo possa rappresentare  - come atteso da tanto tempo -  una svolta nei rapporti economici e commerciali tra i nostri due Paesi.
Infatti, dopo l'approvazione unanime dell'Aula del Senato, alla fine del 2014, la Camera dei Deputati si appresta, nelle prossime settimane, a votare il Disegno di Legge  - presentato dai Ministri degli Esteri e dell'Economia e Finanze -  sulla esenzione della Doppia Tassazione con Taiwan.
Quando in Parlamento, 5 anni orsono, iniziammo ad occuparci di questa materia solo due paesi europei avevano già introdotta tale esenzione nella loro legislazione;  oggi i paesi sono diventati 13 e tutti hanno registrato grandi benefici nell'incremento dell'interscambio e degli investimenti.
E' quello che anche noi perseguiamo, a favore del mondo del lavoro e delle imprese italiane. E di questo si discuterà nella prossima V sessione del  Foro italo-taiwanese di cooperazione economica  che dovrà riunirsi quest'anno a Taipei e del quale attendiamo la data della riunione dal nostro Ministero dello Sviluppo Economico.
Non voglio dimenticare la dimensione culturale delle nostre relazioni bilaterali: un campo importante e con ricadute molto positive nella formazione dei giovani che, grazie ai 30 Accordi tra università italiane e taiwanesi, sono i protagonisti di un reciproco scambio che darà in avvenire i suoi frutti.
Ricordo che,  lo scorso Anno, solo dalla Università Bocconi di Milano erano 50 gli studenti a Taipei e il loro entusiasmo per Taiwan è la migliore prova di quante e quali opportunità, anzitutto di apprendimento, di formazione e di crescita, essa offre alle nuove generazioni.
Su diversi altri temi concreti vi sono spazi di sviluppo per i nostri rapporti e non mancherà, in Parlamento, la nostra attenzione e il nostro impegno.
Vorrei concludere sottolineando un aspetto che caratterizza il suo Paese e il suo Popolo, suscitando la nostra ammirazione.
Mi riferisco agli innumerevoli interventi umanitari, di assistenza e di cooperazione, che in  tutte le occasioni di gravi emergenze causate, in tante parti del Mondo, da tragici eventi bellici - come il dramma dei profughi nel vicino Oriente -  e da funeste calamità naturali, ha visto Taiwan prontamente intervenire con straordinaria generosità ed esemplare efficacia.
Così è stato anche in Italia, negli scorsi anni, in Abruzzo e in Emilia, e non lo dimentichiamo.
Questa vostra sensibilità  - che si unisce alle tipiche caratteristiche di apertura, simpatia e disponibilità del popolo taiwanese -  contribuisce a rafforzare i nostri legami di amicizia fondati sulla condivisione dei comuni valori, che ci uniscono, di libertà, di dignità umana e di giustizia sociale, nel quadro della democrazia parlamentare.
Valori dei quali Taiwan è un esempio di successo nell'area dell'Asia-Pacifico.
Grazie e ancora e tanti auguri a tutti!

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CGIE: ANDARSENE IMPRECANDO

GIAN LUIGI FERRETTI - Spero che Eugenio Marino, nella prossima edizione del tuo libro di successo "Andarsene cantando", mi citi come uno che le canta chiare.
In teoria l'attuale CGIE sarebbe in vigore fino ad almeno settembre. Però ieri il Segretario generale ha salutato i membri del CdP dicendo che non ci sarà più alcuna riunione, tantomeno l'ultima Assemblea generale che avevo richiesto, ricevendo peraltro un ben scarso appoggio da parte dei colleghi.
Se questo CGIE è finito, secondo l'interpretazione di Carozza, allora io, reduce da un'operazione e in attesa per un'altra (rimozione di un tumore nel cuore), posso vantarmi di essere sopravvisuto alla decimazione di tanti, troppi, colleghi passati da essere Italiani nel Mondo a Italiani nell'Altro mondo.
E' finita così con recriminazioni ed imprecazioni per il brutto pasticcio della composizione del prossimo CGIE, che passerà dagli attuali 65 Consiglieri eletti a 43.
Quando il Sottosegretario Giro ha presentato la lista definitiva, Carozza ed i cavalieri della tavola rotonda del CdP sono saltati sulle sedie come se solo ora si fossero che perdono il loro Consigliere Lussemburgo, Colombia/Equador, Messico e  Danimarca/Svezia/Norvegia. Gli USA perdono 3 dei loro attuali 5 Consiglieri, il Canada ne ha 1 invece di 4, l'Australia 1 invece di 4, il Venezuela 1 invece di 3,  Sud Africa, Cile e Uruguay 1 ciascuno invece di 2, il Regno Unito 2 invece di 3, il Brasile 3 invece di 4, la Francia 4 invece di 7. Anche l'Argentina perde un Consigliere. Però ci guadagnano la Germania, che passa da 5 a 7 e la Svizzera, che passa da 5 a 6. Solo 17  fra tutti i Paesi del mondo avranno dunque una rappresentanza del CGIE. Nessun Consigliere in Asia, nessuno in Africa (a parte il Sud Africa). Non c'è più il rappresentante del Nord Africa nè quello di Israele.
Ci siete o ci fate?  Ho chiesto. Il povero Giro non ha fatto che applicare la formula matematica chiaramente indicata dalla legge: dividere il numero dei connazionali residenti in ogni Paese per 43 (il totale dei Consiglieri) e ottenere quozienti pieni e resi; assegnare 1 Consigliere per ogni quoziente pieno e per i resti maggiori.
Semplice, non ci voleva un genio della matematica per questa semplice operazione; l'avrebbe potuta fare chiunque, persino Neri.
E dunque?
Adesso vi spiego, facciamo un passo indietro. A metà aprile dell'anno scorso giunge al CdP del CGIE una richiesta di parere per una proposta di drastica riduzione dei Comites, che viene ritenuta irricevibile. Carozza ha addirittura un sussulto di orgoglio ed esprime con sincerità la sua valutazione di italiano all’estero: “Siamo ancora ad un  grave attacco frontale verso gli italiani all'estero, da parte di questo Governo, che ci ricorda quelli peggiori che ha portato avanti l'ultimo  Governo Berlusconi”.
Dopo il parere fortemente negativo del CGIE, c'è tutta una fase di parlottamenti fra eletti all'estero del PD, i funzionari della Farnesina e lo stesso Carozza e si arriva al ritiro della prima proposta e all'invio di una nuova.  Ed è in questa che è chiaramente indicata la formula matematica per la composizione del nuovo CGIE, che si ottiene "ripartendo i membri ...tra i Paesi in cui sono presenti le maggiori collettività italiane, in proprorzione al numero dei cittadini italiani residenti al 31 dicembre dell'anno precedente, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti". Più chiaro di così!
Eppure Carozza, nel messaggio mail ai membri del CdP con la quale chiede il parere urgentissimo per l'allegata proposta, si lancia in lodi sperticate: la decisione per lui sarebbe “un segnale importante” nonché “sensata e ragionata”. Quasi tutti i miei colleghi si fidano pigramente e danno parere positivo probabilmente senza neppure leggere di cosa si tratti. Io do subito parere duramente negativo e chiedo a Sorriso e Pinna di fare altrettanto. Quando ancora mancano il parere di 4 membri (fra i quali Pinna), Carozza si affretta ad inviare un parere favorevole formulato con toni trionfalistici come se si trattasse di una grande conquista.
Io gli scrivo pubblicamente che evidentemente, dopo il suo sussulto d'orgoglio con critiche al Governo, il suo partito lo ha richiamato all’ordine perchè non capisco altrimenti il suo appiattimento collaboratico su questa proposta oscena.
E Carozza mi riempie di insulti e contumelie, anche lui pubblicamente e, siccome gliene avanzano, ne scarica una dose anche su mia sorella.
Dopo il parere positivo del CGIE, gli eletti all'estero della maggioranza (Pd & C.) votano A FAVORE di questa formula matematica che diventa così legge dello Stato.
E arriviamo ai giorni nostri. Il CGIE, che ha dato parere entusiasticamente positivo, fa finta di cadere dal pero e si lamenta. Gli eletti all'estero del PD, che hanno votato a favore, cercano di far credere che non c'erano e se c'erano dormivano.
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Potete leggere:
LA RICHIESTA DI PARERE
LA COMPOSIZIONE DEL CGIE IN BASE ALLA FORMULA MATEMATICA

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Bugie ed economia

TORQUATO CARDILLI - Alcuni mesi fa la bella, ma modesta, ministra Boschi, credendo di citare chissà quale luminare dell’etica politica repubblicana, ha ripetuto in Parlamento una frase attribuita al suo conterraneo Fanfani, secondo cui le bugie in politica non convengono.
Serviva questa dotta citazione per scoprire l’acqua calda, quello cioè che ciascun genitore ripete ai propri  figli fin dalla più tenera infanzia. In politica, come in ogni altra attività, è risaputo che le bugie hanno le gambe corte: dopo un certo periodo di tempo viene fuori la verità. In economia le gambe delle bugie sono cortissime perché la gente non è stupida e sa far di conto quando si tratta del proprio portafoglio.
Appunto. Dopo l’ubriacatura Berlusconi, gli italiani meno sprovveduti hanno cominciato a riflettere sulle conseguenze per le loro famiglie degli errori di calcolo e di politica economica fatti dal governo attraverso gli infallibili conti della serva, puntualmente confortati da un Istituto o un Ente di prestigio che ha sistematicamente sconfessato in peggio le previsioni del governo. Sono almeno cinque anni che accade, ma tanto la stampa generalista, quanto la televisione si guardano bene dal sottolinearlo. Per loro è sufficiente far annunciare nei vari TG, dall’oca giuliva di turno, che l’asta dei BOT, CCT BTP ha avuto successo, che tutti i titoli di debito sono stati sottoscritti, che lo spread si è mantenuto stabile. Mai nessuno che annunci quanto in termini di euro costi ciascuna asta e dove lo Stato prenda i soldi per restituire i capitali e pagare gli interessi.
Come i governi che lo hanno preceduto, anche quello di Renzi è stato sistemato per le feste per le bugie sull’economia del paese, sparse al vento e in qualche caso rafforzate pure dallo sberleffo insultante, come ha fatto il premier a Bruxelles quando ha detto che l’Italia si è arricchita durante la crisi.
In questo inizio di 2015 due fonti prestigiose gli hanno tirato addosso un secchio di acqua gelata; altro che stupide docce promozionali di solidarietà per i malati di Sla, mandandogli di traverso il pranzo.
Cosa è successo?
Il FMI esaminando i rischi sull’economia mondiale derivanti dalle tensioni sui mercati finanziari internazionali per il peggioramento della situazione politica in Grecia e in Ukraina, per l’aggravamento della crisi in Russia a seguito del dimezzamento delle entrate petrolifere e per le sanzioni occidentali, nonché per l'indebolimento della capacità di spesa e di acquisto di beni da parte dei paesi produttori di petrolio, ha valutato le prospettive all’intera area dell’Euro. Per tutti i risultati sono modesti, ma per noi negative tanto da essere relegati agli ultimi posti in graduatoria, appena sopra la Grecia e Cipro, come del resto confermato al meeting di Davos, che ha infranto i sogni di crescita renziani riportandoci con i piedi per terra.
I corifei del premier hanno subito intonato la cantilena che quelli espressi dal FMI e a Davos sono giudizi di supergufi.
Bene, facciamo finta che sia così e fidiamoci allora di una fonte imparziale, quella di Via Nazionale. Secondo il bollettino sulle prospettive per il 2015 della Banca d’Italia, le stime fatte a luglio scorso di crescita del PIL dell’1,3%. vanno drasticamente ridotte ad un modesto +0,4%, ben al di sotto della media europea e molto lontano dalle previsioni di crescita della Spagna del +2% o degli Stati Uniti del +3% o della Cina del +7%.
E tutto questo in una situazione congiunturale favorevole per la caduta del costo del greggio, del gas e dell’energia, per l’indebolimento dell’euro del 20% rispetto al dollaro e del 30% rispetto al franco svizzero, per la nuova politica della BCE di tassi più bassi in assoluto sul credito.
A palazzo Koch si manifesta un ampio ventaglio di incertezza in relazione alla difficoltà di ben ponderare la ripresa della spesa per investimenti pubblici e si fa notare che il debito pubblico a fine 2014 è arrivato al 132% del Pil, con un aumento di quattro punti percentuali rispetto all'anno precedente. Se mai dovesse verificarsi una crescita dell’economia italiana del 1,2% questa vi potrà essere solo nel 2016.
E’ la solita storia. Più si va avanti negli anni e più si tira la cinghia, mentre l’orizzonte felice viene spostato più in là come il miraggio dell’acqua nel deserto, sempre a portata di mano e sempre irraggiungibile. Quelli che all’inizio della crisi (sono trascorsi già 7 anni) erano giovani in erba, fanno in tempo a invecchiare, se non muoiono nel frattempo, prima di arrivare alla  terra promessa di un miglior standard di vita, di una maggiore perequazione economica e sociale.
Il punto cruciale è che gli interessi sul debito pubblico ammazzano il Paese a danno dello stato sociale. I miliardi che lo Stato destina al pagamento degli interessi da dove vengono se non dalla sottrazione dei servizi primari ai cittadini, dalle pensioni, dalla sanità, dagli ammortizzatori sociali, dall’istruzione, dalle risorse per le PMI e per la ricerca? Se gli interessi aumentano di volume (non fatevi fuorviare dai ripetitivi annunci delle percentuali in diminuzione), una quota sempre maggiore di spesa pubblica dovrà essere dedicata ogni anno al loro pagamento. Essi sono prossimi a raggiungere un livello impensabile: dai 78 miliardi pagati dallo Stato per finanziare il proprio debito nel 2011 si è passati agli 89 nel 2012 per salire ai 95 nel 2013 e per arrivare a quota 99,9 nel 2015.
Pur in presenza di un avanzo primario (cioè spese inferiori alle entrate dalla fiscalità generale) il carico degli interessi distrugge il risparmio, annienta gli investimenti, impedisce la creazione di posti di lavoro e cancella ogni anno i sacrifici imposti dalle varie finanziarie e dai nuovi balzelli sempre in aumento.
Basti riflettere che negli ultimi 20 anni l’Italia ha pagato in interessi più di 1.500 miliardi di euro, cioè pressappoco la globalità del suo debito, facendo la figura di chi è preso alla gola dallo strozzino usuraio. E i vari governi che si sono succeduti alla guida del paese che cosa hanno detto? Uno dopo l’altro che avrebbero risanato il paese facendo pagare il conto ai cittadini. Una bugia mostruosa, non perché i cittadini non abbiano pagato, ma perché loro non hanno risanato un bel nulla.
Centrale in questo quadro è il tema del mercato del lavoro con una disoccupazione mai vista prima d’ora al 13% e quella giovanile al 44%. Nel primo semestre dell’anno scorso in Italia hanno abbassato la saracinesca per fallimento ben 8.100 aziende (+10% rispetto all’anno precedente) alla media di 63 ogni giorno, più di due imprese ogni ora.
Infine anche la Corte dei conti ha detto la sua circa gli investimenti nella sanità. La relazione sulla gestione finanziaria appena resa nota sostiene che il riassorbimento di parte del deficit è stato ottenuto solo con tagli lineari sulle principali voci di spesa (farmaceutica e personale) a danno dell’efficienza e che ulteriori tagli potrebbero rendere problematico il mantenimento dell'attuale assetto dei livelli essenziali di assistenza, soprattutto nel meridione, dove il divario, rispetto al resto del paese, negli investimenti sanitari per l'ammodernamento del patrimonio tecnologico e infrastrutturale è più accentuato.
E’ così ministra Boschi con le bugie in economia?

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