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Last updateSab, 17 Giu 2017 4pm

Per una più equa distribuzione dei fondi per i cittadini italiani all’ estero

MARCO TOMMASINI - In questi giorni è apparso una comunica dei consiglieri CGIE eletti in Svizzera nella quale esprimono il malcontento per la riduzione dei contributi del governo italiano ai cittadini italiani residenti all’ estero. In particolare modo per il taglio dei finanziamenti per i corsi di lingua e cultura italiane.
I dati sulla gestione economico finanziaria dei servizi pubblici sono pubblicati sul sito del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) [2]. I capitoli di spesa che il governi italiano destina a favore delle politiche rivolte ai cittadini italiani residenti all’ estero sono riuniti nello “ Stato di previsione per il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale 2015-2017 “ al punto 1.6 “Italiani nel mondo e politiche migratorie”. Si tratta delle voci Contributi per le rappresentanze (Comites e CGIE), Contribuiti per le Associazioni che operano per la collettività italiana all’ estero e appunto Contributi per la lingua e la cultura italiana all’ estero.
Risulta che il MAECI ha destinato complessivamente per i suddetti gruppi Euro 28'942'066 per il 2015 e Euro 22'146'826 per il 2016. Il che corrisponde ad una riduzione di quasi 25%. Ma reca più sorpresa l’ allocazione, ossia la distribuzione, dei contributi. Per la lingua e la cultura italiana sono destinati 92% dei contributi, per le rappresentanze 6% e per le associazioni ed enti che operano per l'assistenza delle collettività italiane all'estero un misero 2%. Incomprensibile questo squilibrio.
La lingua e la cultura italiana ci lega alla madre patria ed è un importante componente della nostra identità su questo punto c’è concordanza. Il MAECI prevede perciò già fondi dedicati alla lingua e la cultura italiana senza doverne aggiungere altri. Cosi il 1.7 “Promozione del sistema Paese” con oltre Euro 70'000'000 e il 1.9 “Rappresentanza all’ estero e servizi ai cittadini e alle imprese” con oltre Euro 165'000'000. Sono già oltre otto volte più di tutto il contributo destinato per i cittadini italiani all’ estero.
I Consiglieri CGIE sottolineano il malcontento elencando l’incremento dell’ emigrazione in Svizzera. Sorvolano pero che i contributi sono previsti ad enti ed associazioni per l'insegnamento della lingua straniera, della madre lingua e della cultura italiana AI FIGLI DEI LAVORATORI ITALIANI ALL'ESTERO. Il nuovo flusso migratorio consiste prevalentemente di giovani laureati celibi che maestrano più che bene la lingua e la cultura italiana. Qui si pone un’ altro problema. I figli dei lavoratori italiani in Svizzera frequentano nella scuola locale, in modo sproporzionale, le classi per i ragazzi con difficoltà d’apprendimento e scarseggiano nelle classi elitarie e nelle Università. Questo malgrado siano transitati in passato enormi flussi per la loro istruzione. Che fine hanno fatto questi soldi ? In che mani sono finiti ?
La lingua e la cultura non vivono in aule scolastiche ma tra le interazioni quotidiane. Siamo noi i portatori della cultura non i nostri libri. Una cultura e la corrispondente lingua fioriscono nei nostri appartamenti, in strada, nel mercato del paese insomma tra di noi. Alla cultura italiana non servono soldi ma una collettività viva. In questa collettività purtroppo non mancano i problemi da risolvere e quello dei corsi di lingua e cultura italiane ne è uno minore. Ci sono gli emigranti della vecchia generazione che non hanno avuto l’opportunità di integrarsi nel sistema locale e hanno raggiunto l’ età di pensione. Chi li accompagna ? Ci sono i figli che non riescono a farsi valere nel sistema educativo locale. Che futuro avranno ? Sono solo alcuni esempi di una lunga lista.
Appello ai nostri rappresentanti CGIE di estendere il loro raggio d’azione. Di non limitarsi ai corsi di lingua e cultura italiane, anche se risultano loro i gestori. Appello a loro di farsi portavoce per un’ equa distribuzione dei fondi ministeriali e di farli convogliare verso i veri bisogni dell’ emigrazione e di prendere in considerazione anche le associazioni italiane operanti per la collettività italiana all’ estero.
Sono fiducioso che in questo caso il governo italiano non ha motivo di non volere offrire il necessario supporto.

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La politica dello struzzo dei patronati

GIAN LUIGI FERRETTI - Non uno qualunque, ma Antonio Bruzzese, 70 anni passati tra Fiom e Cgil, ex responsabile a Buenos Aires dell’Inca, si è detto disposto a spiegare pure ai magistrati che c’è del marcio nel sistema dei Patronati all’estero (LEGGI).
Sono passati due giorni da quando Bruzzese ha buttato la bomba atomica, ma nessuno ha reagito. Non le centrali romane dei patronati, non i sindacati che promuovono i patronati, non i parlamentari eletti all’estero già funzionari di patronato come Laura Garavini ( ltal-Uil Germania) e Fabio Porta iltal-Uil Brasile), Marco Fedi (Inca-Cgil Australia) e Cianni Farina (lnca-Cgil Francia), non i tantissimi neo eletti nei Comites e nel CGiE provenienti da patronati.
Tutti con la testa sotto la sabbia sperando che la bufera passi presto. D’altronde il sistema dei patronati ha dimostrato di essere ottuso già in occasione del grande scandalo ricordato dallo stesso Bruzzese nella sua lettera-denuncia al Presidente del Senato:
“L’attività di patronato all’estero viene svolta da associazioni  di diritto locale in convenzione con le Centrali romane. Quando tutto va bene i meriti sono del Centro, diversamente - vedi il caso della Svizzera – si chiude bottega all'estero,  non si paga nessuno e si riapre la stessa identica  attività, tuttavia con un altro nome, esattamente come fanno alcuni commercianti”.
E’ quello che ha fatto l’INCA che, invece di cercare di porre rimedio al più presto alla colossale truffa a danno dei pensionati messa in atto dal direttore della sede di Zurigo, è corsa a mettere la testa sotto la sabbia negando ostinatamente la propria responsabilità oggettiva. Non si è resa conto l’INCA, né si è resa conto la casa madre CGIL, che questo comportamento dava il via alla valanga che potrebbe portare fra non molto alla fine sua e degli altri patronati. E' proprio quello che mi disse un paio di anni fa, allora a mezza voce, Antonio Bruzzese quando presi un caffè con lui in Galleria Sordi. Adesso ha preso carta e penna, ha scritto e firmato una denuncia circostanziata e terribile. Possibile che nessuno si senta in dovere di replicare?

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ATTENTI ALL’ATTIMO FUGGENTE PER IMU-TASI

Legge stabilità 2016: Avviso ai naviganti
DINO NARDI (UIM) - Recentemente il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, annunciando che nel 2016 nessuno pagherà più l’IMU e la TASI sulla prima casa, ha ricordato che il 75% di queste sono proprietà di lavoratori dipendenti. Bene, da parte nostra vorremmo anche ricordare che sicuramente i tre quarti delle famiglie italiane emigrate sono ancora oggi proprietarie di un alloggio in Italia e che per questi nostri emigrati la fiscalità sulla casa, fin dalla sua introduzione (1992), è stata un vero e proprio tormentone: si paga con lo sconto; non si paga; si paga; si paga a seconda del Comune; non si deve ma ce la fanno pagare!
Poi per il 2015 il parlamento italiano - con articolo 9 bis del Decreto Legge 28 marzo 2014, nr. 47 - ha previsto, finalmente, l’esenzione dell’IMU ed il pagamento ridotto ad un terzo del dovuto per TASI e TARI sia pure limitatamente per l’abitazione in Italia degli iscritti all’AIRE titolari di una pensione del Paese estero di residenza. Colmando così, sia pure parzialmente, un’ingiustizia nei confronti di molti emigrati italiani anziani che, proprio attraverso la proprietà di un’abitazione in Italia, continuano a mantenere ed a trasmettere ai loro figli uno stretto legame con i loro luoghi di origine e con l’Italia.
Ma adesso con il 2016 cosa riserverà per gli emigrati la nuova normativa sulla casa annunciata dal Presidente Renzi? Non è che, per caso, ci si dimenticherà nuovamente di loro?
Prima che ciò possa accadere ed i nostri naviganti, cioè i parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero, siano costretti ancora una volta, come nel passato, a cercarvi rimedio nel corso della discussione della legge in parlamento, è auspicabile che stiano attenti all’attimo fuggente in cui, evidentemente, proprio in questi giorni si sta legiferando anche sull’IMU e la TASI nell’ambito della legge di stabilità 2016.

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GLI ITALIANI ALL’ ESTERO: DIVERSAMENTE CITTADINI

Legge di Stabilità 2016
DINO NARDI* - Comprendiamo benissimo che la situazione economica e finanziaria del nostro Paese sia ancora preoccupante, che vi siano problemi da risolvere come la sanità, le pensioni, gli esodati, i ricorrenti dissesti idrogeologici, gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste e tanti altri ancora. Si comprendiamo tutto, ci mancherebbe!
Quello che, invece, è difficile da comprendere come sia possibile che in Italia i 4'636'647 emigrati nostrani siano ormai da diversi anni l’ultimo dei pensieri della popolazione e dei nostri governanti e non si tratta di tutti ferri vecchi dell’emigrazione del Dopoguerra bensì anche di centinaia di migliaia di expat e cioè giovani italiani emigrati in questi ultimi anni). Altrimenti se non fosse così non si comprenderebbe come abbiano fatto, e facciano i governi ed i parlamenti, che si sono succeduti negli ultimi anni, a tagliare implacabilmente di Legge Finanziaria in Legge Finanziaria, di Legge di Stabilità in Legge di Stabilità, i capitoli di spesa del Ministero degli Affari Esteri, oggi anche della Cooperazione internazionale (MAECI), destinati alle politiche rivolte agli italiani all’estero! Infatti, ancora nella Legge di Stabilità 2016 - appena approvata dal governo italiano - dai dati in nostro possesso risulta, rispetto al 2015, un taglio complessivo di quasi tre milioni e mezzo di euro (il 23,48%) tra contributi ai Comites e riunioni degli InterComites, attività informative e culturali, funzionamento Cgie, contributi enti gestori corsi di lingua e cultura di italiano ed assistenza diretta. Tagli, tra i quali brilla (ancora per l’ennesima volta) quello per il Cgie che con 307'707 euro è praticamente impossibile che possa svolgere la funzione che una legge dello Stato Italiano gli ha assegnato: se si ritiene che questo organismo sia ormai inutile si abbia almeno il coraggio di chiuderlo definitivamente!
A questo punto resta anche il forte timore per la fine che potrebbero fare le abitazioni in Italia degli iscritti all’AIRE, ovvero se nel 2016 torneranno ad essere considerate, o meno, “seconde case” ai fini dell’IMU/TASI/TARI, poiché ormai tutto è possibile visto e considerato che, per l’Italia, gli italiani all’estero sembrano essere diventati “diversamente cittadini” della nostra Repubblica!
*Coordinatore UIM Europa (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

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Merlo (MAIE): Si taglino le pensioni d'oro invece delle pensioni degli italiani all’estero

“Possibile che al peggio non ci sia mai fine quando si tratta di pensionati italiani?”- chiede l’On. Ricardo Merlo (MAIE)  reagendo all’affermazione del Presidente dell’Inps, Tito Boeri che ai pensionati italiani residenti nei Paesi fuori dall’Unione Europea dovrebbero essere tolti le integrazioni al minimo e le maggiorazioni sociali.
“Adesso basta, c’è un limite a tutto”, continua l’On. Merlo, “anche a questa pervicace e rozza volontà di fare cassa sulle spalle dei nostri anziani emigrati. Si cominci piuttosto a tagliare le pensioni d’oro ed a preoccuparsi che l’importo in euro delle pensioni sia effettivamente corrisposto al pensionato, cosa che spesso non avviene, a causa delle condizioni penalizzanti del cambio applicate dalle banche locali e dalle esose commissioni richieste”. Faccio appello a tutti gli eletti all’estero”, conclude il Presidente del MAIE, “Insieme dobbiamo vigilare perché questo progetto punitivo del Presidente dell’Inps non venga preso in considerazione dal governo”.

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