Mer10182017

Last updateGio, 12 Ott 2017 5pm

Gioco di Natale: trova la differenza fra Renzi e Berlusconi

GERARDO PETTA - Quando c’è da salvare una banca a scapito dei piccoli risparmiatori, la classe politica non ci pensa due volte a schierarsi dalla parte dei più forti, smuovendo mari e monti affinché si trovi una soluzione che non metta in pericolo i poteri forti dell’economia nazionale e  internazionale.
Non è quindi questione di appartenere al centrodestra o al centrosinistra, nel potere finanziario ci sono tutti gli schieramenti che ogni volta si dividono la torta nelle giuste proporzioni.
Anche se  si è  sempre sostenuto  che  il  colore  rosso  univa  la sinistra al sistema bancario italiano, oggi  Banca Etruria e ieri  il  Monte dei Paschi di Siena, il centrodestra non si trova in una posizione migliore con Banca Marche.
Sembra proprio che al mondo finanziario italiano piaccia giocare con i nostri soldi,  in  operazioni  molto allegre.
Se Berlusconi avesse salvato con un decreto ad hoc una Banca  ai cui vertici  c’era  un suo familiare, sarebbe successo  un finimondo. Sicuramente tutti i parlamentari delle opposizioni sarebbero scesi in piazza con i sindacati ed altre forze della  società civile  per chiedere le dimissioni del governo… Quindi, il gioco di questo Natale potrebbe essere: trova la differenza fra Renzi e Berlusconi.
Anche Saviano si è scagliato contro la Ministro Boschi,  e ciò la dice lunga, se un intellettuale di sinistra accusa qualcuno appartenente alla stessa parrocchia.
Il Vicepresidente della Banca Etruria, d’altro canto,  è il padre della Ministro Boschi e lei stessa era un’azionista.
Se questo non è un conflitto di interessi, ditemi voi cos’è?
Inoltre dobbiamo aggiungere, come si legge sulla stampa, degli affari in comune tra i genitori del premier e l’ex presidente di Banca Etruria.
Ci sarebbero troppi legami poco chiari tra membri dell’attuale governo e i vertici della Banca Etruria.
Eppure  alcuni anni fa la Ministro Josefa Idem, ex titolare al dicastero per le Pari opportunità del governo Letta,  si dovette dimettere  dopo che il Comune di Ravenna aveva scoperto  che ella non aveva pagato quattro anni di ICI ed inoltre era stato riscontrato un  abuso edilizio sempre sullo stesso  immobile..
Qui i motivi sono ben più gravi, in quanto è coinvolto un familiare di un Ministro, ma Renzi sta difendendo spudoratamente la Ministro Boschi, a scapito di chi ha lavorato una vita per mettere da parte dei risparmi e ora si è ritrovato senza più un euro sul conto.
Io a questo punto lascio a voi giudicare il tutto, non  vorrei addentrarmi in questa tortuosa vicenda della suddetta Banca, ma c’è da chiedersi dov’erano Bankitalia e la Consob, perché non hanno controllato in modo rigoroso su queste obbligazioni subordinate e su tanti altri particolari.
Bankitalia ha molte responsabilità, in quanto era ed  è un suo compito vigilare su tutte le operazioni bancarie e bloccare  la vendita di eventuali bond a rischio.
Tutto ciò non è stato fatto e allora sarebbe opportuno mandare a casa  sia i vertici di Bankitalia,  sia  l’attuale governo, schierato tanto per cambiare a favore dei banchieri e non dei risparmiatori, dimostrando di essere incapace di tutelarci e amministrarci.
Concludo augurando Buon Natale a tutti e in modo particolare a quei risparmiatori che hanno perso tutti i loro risparmi, con  la speranza e l’augurio di poterli recuperare, perché quelle obbligazioni non erano da collocare sul mercato finanziario.
Bankitalia si assuma le sue responsabilità e risarcisca  i risparmiatori, perché la colpa è di quei Direttori e impiegati, di destra e di sinistra,  delle sopra citate quattro banche  che  ipocritamente, senza scrupoli,   rassicuravano i clienti  che non c’era alcun rischio. Nessuno si aspettava di vedere azzerato il valore dei propri titoli in pochi giorni con l’approvazione del decreto Salva-banche.

comments

Il PD vota contro l'emendamento del MAIE per l'eliminazione dell'IMU per gli italiani all'estero

E adesso gli eletti all'estero del PD ci prenderanno in giro con un altro inutile Ordine del giorno?
“Il MAIE ci aveva provato al Senato ma il Governo non ha fatto passare i nostri emendamenti. Così ci abbiamo riprovato alla Camera. Lunedì scorso - ha spiegato il giovane deputato italo sudamericano on. Mario Borghese - si votava, infatti,  sull’emendamento del MAIE  che chiedeva che agli immobili adibiti ad uso residenziale di proprietà di cittadini italiani all’estero, si applicasse, ai fini dell’IMU e della TASI, il regime previsto per gli immobili adibiti ad abitazione principale (Gli emendamenti MAIE erano stati tra l’altro preparati con la partecipazione del Comites di Hannover, attraverso il suo Presidente Giuseppe Scigliano, una forma di collaborazione che vorremmo replicare anche con altri Comites del mondo e col CGIE).
Perché i cittadini residenti all’estero sono gli unici italiani che pagano, e continueranno a pagare, la tassa sulla prima casa?
Il nostro emendamento in Commissione Bilancio è stato respinto grazie al voto contrario del PD e di tutta la maggioranza che sostiene il Governo Renzi! Non riesco a capire come la maggioranza degli eletti all’estero possa votare la fiducia a questo Governo che fa una politica totalmente contraria agli interessi dei nostri connazionali. E’ incredibile che quelli che  in passato ci hanno accompagnato contro una certa politica del Governo Berlusconi, oggi votino a favore di politiche ancora peggiori di quelle solo perché fatte da un’altra parte politica.” ha concluso il giovane deputato del MAIE.
“L’eliminazione dell’IMU, anche per chi risiede all’estero, è un principio di buon senso - ha aggiunto l’on. Merlo  - che avrebbe posto rimedio ad una grave ingiustizia: perché questa è una tassa che, secondo noi, rasenta l’incostituzionalità.” ha concluso il presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero.

comments

Insegnamento e promozione della lingua e cultura italiana all’estero – quasi 30mila studenti persi in un solo triennio

LUIGI REALE - Viene drammaticamente ridotto il contingente di docenti di ruolo all’estero senza sostituirli con docenti assunti in loco – decine di migliaia sono gli studenti persi in un solo triennio.
L’Italia dispone di un’estesa rete di istituzioni scolastiche all’estero di cui la principale in assoluto è rappresentata dai corsi di lingua e cultura italiana ex art. 636, D. Lgs 297/94, i quali raggiungono una vastissima utenza. Questi corsi si sono trasformati nel tempo in un dispositivo primario per la diffusione e promozione della lingua e cultura italiana all’estero, grazie anche alla loro capillare presenza a livello mondiale.
Come è ben noto la lingua italiana rappresenta uno strumento indispensabile di promozione culturale, di società, di mobilità e turismo, nonchè volano del settore economico. Reggere una reale azione di sostegno dell’insegnamento dell’italiano all’estero diviene lungimirante e mostra capacità di visione.
I corsi di lingua e cultura italiana all’estero sono stati portati avanti, negli ultimi anni, da istituzioni senza fini di lucro, gli “enti gestori”. Ai docenti assunti localmente da questi enti si affiancano docenti di ruolo provenienti dall’Italia. Il controllo è affidato, sotto un’ottica generale, da una parte dalle Autorità consolari e dall’altra al Dirigente scolastico responsabile per l’area. La collaborazione esplicata tramite gli “enti gestori”, prevede in generale la presa in carico totale o parziale degli oneri di docenza, della stessa formazione dei docenti, come anche la fornitura di materiale didattico
Trattasi non solo di corsi extrascolastici ma in gran parte inseriti, a vario titolo, nelle scuole locali, grazie a specifiche convenzioni sottoscritte dalla rete diplomatico-consolare con le autorità scolastiche del Paese. Processo messo in atto per facilitare l’inserimento dell’italiano nei diversi sistemi d’istruzione.
Una specifica Commissione per lo “spending review”  ha operato nel 2012 per conto del MAECI ed è entrata nel merito della questione. Questa ha lavorato per un complessivo riordino e riqualificazione della spesa, tra cui quella sulla razionalizzazione dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero. Commissione che si è avvalsa di elementi informativi sul bilancio della Farnesina, sulle sue risorse umane e strutturali, effettuando anche un’analisi comparata rispetto ad altri paesi europei; i cui dettami sono stati in gran parte la linea portante dello “spending review” effettuato negli ultimi tre anni nel MAECI.
La Commissione nelle sue conclusioni, come obiettivo prioritario e d’applicazione immediata, ha raccomandato:
“di ridurre il contingente di docenti di ruolo all’estero, operando una graduale sostituzione con docenti assunti localmente; di dedicare le risorse così liberate all’intensificazione delle politiche linguistico-culturali.”
Tutto ciò avrebbe sensibilmente ridotto i costi per i trasferimenti e per le indennità di servizio all’estero e avrebbe offerto anche opportunità di lavoro per giovani laureati qualificati; fatta eccezione ai soli Dirigenti Scolastici, che avrebbero continuato a svolgere un importante ruolo di vigilanza e coordinamento d’area.
Seguendo le indicazioni in merito allo “Spending review”, si è proceduto ed in maniera accellerata, rispetto ai tempi previsti, ad una progressiva riduzione del contingente scolastico per l’estero e proveniente dall’Italia – Piano che, come già stabilito, procederà sino al 2018.
Purtroppo, si è venuti meno ed in palese contraddizione ai dettami della stessa Commissione dello “Spendig review”, nella parte riguardante la graduale sostituzione con docenti assunti localmente. I fondi, infatti, per i corsi di lingua e cultura italiana all’estero, portati avanti dagli “enti gestori”, hanno continuato a subire continui tagli, risultando per alcuni versi i capitoli di bilancio di gran lunga più dissanguati – addirittura, se si considera dal 2008 ad oggi, vi sono stati tagli per oltre il 60% su questi capitoli di spesa.
Partendo dal 2012, cioè da quando è stato stilato il rapporto della Commissione, vi è stata una perdita di studenti frequentanti di circa il 30% sul totale. Dalle seguenti cifre, fornite dallo stesso MAECI, il numero degli alunni dei corsi  ex art.636, D.Lgs 297/94, risulta:
nell’anno 2012, alunni 315.953;
nell’anno 2013, alunni 296.497;
nell’anno 2014, alunni 288.141 (cifra che rappresenta l’ultimo dato statistico fornito nel mese di luglio 2015).
Quindi, si è avuta una riduzione nel numero degli studenti di ben 27.812 unità. Un danno immenso, anche dal punto di vista economico, se si considera il potenziale indotto economic/culturale di un così gran numero di alunni persi.
Si chiede pertanto alle Autorità di governo di rimodulare seriamente i finanziamenti in modo da minimizzare le gravi criticità emerse negli ultimi anni, in particolar modo a favore del capitolo di spesa n.3153 sui corsi di lingua e cultura italiana ex art. 636, D. Lgs 297/94 ;
di rispettare le chiare indicazioni  date nel 2012 dalla  Commissione per lo “spending review”, tramite una graduale sostituzione delle cattedre scoperte, con docenti assunti in loco.
Bisogna dare agli stessi italiani all’estero, in gran parte figli dell’ultima ondata emigratoria e molto preparati, il compito e la responsabilità di promuovere la lingua di Dante nelle rispettive nazioni di residenza.
Se passiamo ad un confronto con i tipi d’investimenti di altri Paesi europei consimili sulle loro lingue rispetto l’Italia ne vien fuori una realtà agghiacciante, la Gran Bretagna investe 826 milioni l’anno, la Francia 760 milioni, la Germania 218 milioni, la Spagna 80 milioni, mentre L’Italia elargisce contributi a Enti ed Associazioni per corsi di lingua e cultura italiana per meno di 10 milioni l’anno. Somma addirittura possibile di ulteriori tagli con la nuova Legge di stabilità 2016. Ci saranno da parte di chi ha proposto i nuovi tagli delle ragioni, peccato che la ragione non le conosce.
Sergio Mattarella, primo Presidente della Repubblica a partecipare ad un convegno sull’insegnamento dell’italiano, qualche mese fa ha dichiarato:
“Il confronto con le risorse impiegate da altri Paesi europei per promuovere la propria lingua fa capire quanto sarebbe necessario un impegno finanziario maggiore da parte dello Stato”.
Noi, ci facciamo promotori di questa esplicita richiesta, aggiungendo di non dubitare che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare le cose. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.

comments

Finalmente i senatori eletti all’estero hanno dato segni di risveglio

Finalmente i senatori eletti all’estero del PD e affini hanno capito che era ora di fare pesare il loro essere l’ago della bilancia per una maggioranza all’ultimo voto.
Gli va dato atto che, seppur timidamente, sono riusciti a fare cambiare idea alle relatrici della Commissione Bilancio Chiavaroli e Zanoni, che hanno ora presentato l’emendamento 23.2100 alla Legge di Stabilità che prevede i seguenti aumenti per il 2016:
100 mila euro per il funzionamento del Cgie,
100 mila euro per il funzionamento dei Comites,
3 milioni e 300 mila euro per la promozione della lingua e cultura italiana all’estero e per il sostegno degli enti gestori di corsi di lingua e cultura italiana all’estero,
500 mila euro per gli Istituti di Cultura,
650 mila euro per la stampa italiana all’estero,
100 mila euro per le agenzie stampa specializzate,
150 mila euro per la promozione dell’attività delle università attraverso la diffusione dei corsi di lingua italiana online e avviare campagne informative di carattere didattico, amministrativo e logistico per favorire l’iscrizione di studenti stranieri in Italia.
Nulla di sconvolgente, come si può vedere, ma almeno è un passettino avanti.
Certo che, con un po’ più di coraggio ed impegno, oltre a favorire i carrozzoni, si sarebbe potuto venire incontro agli emigrati esentandoli dal pagamento dell’IMU per la casa che hanno in Italia, cosa che grida vendetta. Invece l’esenzione continua ad essere valida unicamente per coloro che godono di una pensione estera.
Ma chissà che in fondo il coraggio non sia come l'appetito, che viene mangiando. Speriamo.

comments

L’insegnamento della lingua italiana all’estero? "Una risorsa d’indotto strategica molto importante per l’Italia"

...e poi sin dal 2008 si è dissanguato il capitolo di spesa 3153 sui corsi di lingua e cultura
MARIA IACUZIO - Fa piacere notare le molte dichiarazioni da parte di importanti esponenti di governo e non solo, cui considerano l’insegnamento della lingua all’estero: una risorsa d’indotto molto importante per l’Italia, un investimento economico strategico. Dispiace che poi non ci siano di conseguenza azioni o proposte in campo, praticabili da subito, atte ad invertire un ‘trend’ negativo. Avere delle idee positive sull’importanza della lingua italiana è una bella cosa, ma bisogna anche sapere come portarle avanti. Questa situazione, oltremodo, mortifica tantissimi cittadini italiani residenti all’estero di nuova emigrazione, ai quali si aggiungono moltissimi discendenti italiani, veri protagonisti della stessa immagine dell’Italia nel mondo.
Proprio in questi giorni da sicure indiscrezioni sulla Legge di stabilità 2016, si prevede un ulteriore consistente taglio, nella misura di quasi il 30% sul capitolo di spesa 3153, dei  corsi ex art. 636, D. Lgs 297/94. Fortunatamente, grazie anche all’avveduto intervento di alcuni parlamentari eletti all’estero, questo serio e micidiale decurtamento sarà probabilmente annullato ed il capitolo di spesa del MAECI n. 3153 rifinanziato come in precedenza, speriamo che sia così.
A nostro parere, resta una forte e strutturale criticità sulla materia, accumulatasi negli anni precedenti, che sta causando un triste e penoso declino dell’insegnamento e promozione della lingua e cultura  italiana all’estero.
Questa situazione  ha determinato un arretramento marcato nella diffusione dell’insegnamento della lingua e cultura italiana in molti Paesi, al di là di quello che si dice. Partendo dal 2012, infatti, cioè da quando è stato stilato il rapporto della Commissione, dati alla mano, vi è stata una perdita di studenti frequentanti di circa il 30% sul totale, circa il numero degli alunni dei corsi  ex art.636, D.Lgs 297/94. Più precisamente, si è avuta una riduzione nel numero degli studenti di ben 27.812 unità. Seguono i dati numerici del triennio in questione: 
nell’anno 2012, alunni 315.953;
nell’anno 2013, alunni 296.497;
nell’anno 2014, alunni 288.141 (cifra che rappresenta l’ultimo dato statistico fornito nel mese di luglio 2015).
Pena la perdita di altre migliaia di studenti anche per l’anno scolastico 2015, considerando il ‘trent’ negativo. Dati gravi ed allarmanti, imbarazzantemente incontrovertibili, pertanto si chiede alle Autorità di Governo di rifinanziare adeguatamente i capitoli di spesa relativi  a questa materia, partendo semmai dai risparmi di spesa su altri capitoli. È necessario intervenire ancor più marcatamente su capitoli di bilancio, come il n.3153, ex art. 636, D. Lgs 297/94, gravemente in sofferenza. Ci si rende conto della particolare congiuntura economica, ma è altrettanto chiarissimo ai nostri occhi che non intervenire costerà molto di più.
In conclusione per meglio capire qual'e' la reale politica, in termini finanziari, sulla promozione della lingua e cultura italiana all'estero sagace e' agghiacciante e' il confronto con altri Paesi europei:
la Gran Bretagna investe 826 milioni l’anno, la Francia 760 milioni, la Germania 218 milioni, la Spagna 80 milioni, mentre L’Italia elargisce contributi a Enti ed Associazioni per corsi di lingua e cultura italiana per meno di 10 milioni l’anno. 
E' profondamente ingiusto, al di la' di tante belle parole, cosi' come viene realmente nei fatti considerata e supportata la promozione della lingua italiana all'estero.

comments