Mar10172017

Last updateGio, 12 Ott 2017 5pm

Voto all'estero: ma che 40%!

Non credete a quello che vi raccontano, la realtà è diversa
GIAN LUIGI FERRETTI - Oggi c'è chi si è affrettato a dare i numeri. 40 % sarebbe stata la partecipazione degli elettori italiani all'estero secondo alcuni media. Notizia subito ripresa e fatta circolare in termini trionfalistici nel fronte del Si e polemici nel fronte del No.
Se l'Unità sparava il titolo "Voto all'estero: boom affluenza al 40%", Salvini si affrettava a fasciarsi la testa per paura di rompersela e
parlava di "voti inventati o comprati in giro per il mondo". La Meloni gli faceva subito eco.
Intanto il 40% non sarebbe un boom, alle elezioni politiche del 2006 aveva votato il 42,07% degli aventi dfiritto, a quelle del 2008 il 41,66 e a quelle del 2013 il 32%. C'è da tenere conto che questa volta votavano in più anche gli elettori TEMPORANEAMENTE all’estero.
No, di per sè un'affluenza del 40% non sarebbe indicativa dei risultati.
Ma, da notizie che stanno uscendo dalla Farnesia finora in via ufficiosa, si sta delineando una percentuale ben inferiore al 40%. Se si hanno numeri di tutto rispetto in Paesi europei come la Svizzera ed il Regno Unito, pare che la più grande comunità del mondo, quella in Argentina, abbia la partecipazione più bassa da quando esiste il voto all'estero, si dice addirittura attorno al 25%. Ancora più bassa che in occasione del referendum sulle trivelle. Perchè? Credo che la colpa sia da dare alla visita della Ministro Boschi con tutte le polemiche che sono seguite. Ma rimandiamo l'analisi ai prossimi giorni.
Quindi, se la matematica non è un'opinione, a questo punto sarebbe più rispondente al vero parlare di un'affluenza attorno al 30% che al proclamato 40%.
Ed è ben difficile che il voto all'estero possa fare la differenza.

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L'Italia è uno Stato dittatoriale?

ALFREDOTTO (München) - Un episodio che definirei esemplare, chiarificatore, di quello che è il senso della Democrazia del nostro Presidente del Consiglio.
All’estero, per chi vuole chiarire le ragioni del SI, il  Capo del Governo mette e disposizione tutte le strutture istituzionali possibili, mentre per chi volesse esprimere le ragioni del NO, ne VIETA l’utilizzo!
Qualche giorno fa, e precisamente il 14 novembre era previsto un incontro dibattito con L’On. Bersani, piú volte Ministro della Repubblica etc. etc., insomma uno che di politica in questi anni ne ha fatta molta.
Premesso che a me non è mai piaciuto, mi chiedo perché si sia dovuto andare a parlare del NO all’America House di Monaco di Baviera, ovvero l’Istituto di Cultura Americano, e non gli sia stato possibile farlo all’Istituto di Cultura Italiano.
Comunque va detto che la cosa gli ha portato bene perché all’incontro c’erano piú di 200 persone e molte non sono riuscite ad entrare per via della capienza della struttura!
Inoltre, come ben saprete, contemporaneamente alla scheda per votare, noi residenti all’Estero abbiamo ricevuto anche la letterina di Renzi con le foto insieme a tutti i Capi di Stato del Mondo, come dire che ci dobbiamo fidare di uno che ………! Come Presidente del Consiglio avrá pure incontrato Capi di Stato di tutto il Mondo, ma quella è prassi comune per il ruolo istituzionale che rappresenta.
Per chiudere, esprimo tutto il mio dissenso,  indipendentemente da quella che sará la mia scelta!
Questo modo di fare NON è assolutamente di un Paese democratico anzi al contrario mi fa pensare ad uno Stato dittatoriale neanche piú latente, ma oramai evidentemente chiaro da tanti punti di vista!!

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Scommettiamo che il Referendum lo vincono gli italiani nel mondo?

GIAN LUIGI FERRETTI - A circa un mese dalle votazioni per il referendum istituzionale c’è già un chiaro vincitore: gli italiani all’estero.
Proprio loro, quei cinque milioni di connazionali da sempre ignorati o trattati con sufficienza dal mondo politico, che ora però si è accorto all’improvviso che i loro voti potrebbero fare la differenza decidendo la vittoria dell’uno o dell’altro monosillabo.
La più sveglia è stata Maria Elena Boschi che si è precipitata in Sud America  a fare propaganda per il SI. A ruota l’hanno seguita, o la stanno seguendo esponenti dell’uno e dell’altro campo partiti, o in partenza, per i più popolati (da cittadini italiani) Paesi del mondo. Persino Silvio Berlusconi ha fatto un appello-video agli italiani nel mondo.
Va dato atto che la più coraggiosa, forse è il coraggio della disperazione di chi rischia tutto, è stata la Boschi che, aiutata quanto si vuole quale ministro in carica, ha rischiato un incontro di massa con la comunità più grande del mondo, quella in Argentina, malgrado gli esponenti del suo stesso partito a Buenos Aires si fossero pronunciati per il No.  Nel campo opposto c’era grande aspettativa per l’arrivo nella capitale argentina del Governatore del Veneto, Luca Zaia, che però ha preferito una visita in tono minore, limitandosi ad incontri con i suoi veneti.
Dicevo che per tanti anni sembravano invisibili questi 5 milioni di italiani. Avevano sì ottenuto, dopo 55 anni di lotte, il diritto di eleggere i propri rappresentanti, ma come per caso, come per una specie di contentino a quel gran romicoglioni di Mirko Tremaglia che implacabilmente aveva sfiancato il Parlamento col suo refrain  “Voto agli italiani nel mondo”, altro che il  “Carthago delenda est”  di Marco Porcio Catone. E per di più l’indomani della morte dell’unico figlio sull’onda dell’unanime cordoglio.
Ma poi il conquistato diritto al voto era stato usato alquanto male eleggendo personaggi improponibili a destra o soldatini di partito a sinistra. Sia per questo che per il fatto che 12 deputati e 6 senatori sono davvero pochini, in Italia il livello di attenzione nei confronti degli espatriati è stato piatto nel migliore dei casi. Qualche sussulto è stato riservato a qualche aspetto folcloristico o a episodi giudiziari.
Adesso ecco che la voglia di vincere, e soprattutto la paura di perdere, ha acceso i riflettori su di loro. Anche se la maggiore attenzione non è ancora maggiore considerazione. La supponenza, l’arroganza e la provincialità del mondo politico italiano continua a trattarli come simil-italiani ovvero non pienamente italiani malgrado la cittadinanza, al massimo italiani di serie B. Anche il loro voto ha meno valore del voto di chi vive in Italia, Rinchiusi nella riserva indiana della Circoscrizione Estero, eleggono i loro deputati e senatori con una legge diversa da quella nazionale e i loro voti non sono conteggiati ai fini del premio di maggioranza né ora né con l’Italicum.
Gli stessi politici, che sono partiti pancia a terra alla rincorsa dei voti degli italiani all’estero, in bocca non hanno neppure un ossicino. Neppure una promessina piccola piccola per ingraziarseli. Macchè, l’atteggiamento è quello colonialista: andiamo lì e li conquistiamo. Punto e basta. Addirittura neppure due perline o qualche specchietto.
Però già il fatto che siano in qualche modo diventati visibili, per gli italiani nel mondo equivale ad avere vinto una battaglia importante.
La guerra la vinceranno se o il SI’ o il NO prevarrà di poco proprio in virtù dei voti dall’estero determinanti. Allora non solo continuerà l'attenzione, ma sarà d'obbligo finalmente la considerazione nei loro confronti.
Come voteranno gli espatriati?
A rigore di logica sarebbe strano che approvassero una riforma che cancella non uno o due, non la metà, non due terzi, ma tutti i senatori della Circoscrizione estero. Un bello schiaffo in pieno volto. A dire il vero c’è stato un soldatino del PD che ha tentato l’arrampicata con una specie di spiegazione sul perché in realtà l’eliminazione dei senatori costituirebbe addirittura un vantaggio. Forse prossimamente sosterrà che l’amputazione del braccio sinistro darebbe maggiore importanza al braccio destro.
Il nocciolo della sua argomentazione: “I senatori, nel nuovo Senato dei territori, rappresentano aree specifiche di interesse territoriale: evidente che l’estero non può essere un’area precisa di interesse territoriale, tantomeno rappresentare territori che vivano le scelte quotidiane del Parlamento. Perché questo dovrà fare il nuovo Senato!”.
E adesso chi glielo va a dire ai francesi che stanno sbagliando tutto? Eppure ci è stato detto che la riforma del padre (Napolitano), del figlio (Renzi) e di Maria Elena Boschi disegnerebbe un Senato alla francese. In Francia i senatori sono eletti a suffragio indiretto: possono votare circa 150.000 grandi elettori, per la maggior parte costituiti da amministratori locali (sindaci, consiglieri municipali, consiglieri dipartimentali e consiglieri regionali). Ma se in Francia i senatori “rappresentano aree specifiche di interesse territoriale” per dirla alla Fedi, i francesi all’estero, metà degli italiani all’estero, dall’inizio della Quinta repubblica 58 anni fa sono rappresentati da bel 12 Senatori (su un totale di 348) scelti dai 155 membri dell'Assemblea dei francesi all'estero, l’equivalente del nostro CGIE.
Vedi che si può fare, caro soldatino del PD? Sarebbe bastato alzare lo sguardo da terra e guardare più in là della punta del naso…
Voterà NO chi non manda giù questo taglio feroce alla già scasa rappresentanza parlamentare. E, a prescindere dai contenuti del quesito referendario, voterà NO chi reagisce e protesta per la miope politica del governo fatta di tagli ai capitoli che li riguardano, di un'odiosa tassa sulla cittadinanza di 300 euro (una fortuna in certi Paesi), di disinteresse generale.
Come voteranno SI’ coloro che, non essendo bene informati, impulsivamente vorranno marcare un SI’ all’Italia. E voteranno SI’ coloro che, in preda alla sindrome rancoroso-invidiosa che serpeggia sui Social, non sopportano l’idea che qualcun altro sia parlamentare al posto loro e goda di privilegi che vorrebbero tanto avere loro.

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Eletti all'estero PD: i deputati applaudono l'eliminazione dei senatori

I deputati PD eletti all’estero hanno scritto un comunicato per rispondere a Rodolfo Ricci della FILEF, molto critico nei confronti della lettera di Renzi agli italiani all’estero. Va bene fare lealmente il tifo per il SI, ma si superano i limiti dell’imbarazzo e del ridicolo quando si afferma che “la circoscrizione Estero si rafforza, con 12 deputati che votano la fiducia”. Finora la fiducia la votano 12 deputati e 6 senatori eletti nella Circoscrizione Estero. Difficile bersi la storiella del rafforzamento dal taglio di tutti i senatori. La matematica non è un’opinione, neppure in ottica di fanatismo politico. L’arrampicata sugli specchi continua con l’affermazione:
“Non si è trattato di una cancellazione della rappresentanza al Senato ma semplicemente della presa d’atto che il nuovo Senato dei territori può obiettivamente consentire una rappresentanza solo dei territori in ambito nazionale, non di quelli che appartengono ad altri Stati, che si opporrebbero decisamente (e giustamente) all’elezione di rappresentanti in Parlamenti stranieri. Una cosa, insomma, è il cittadino italiano residente all’estero, un’altra è un territorio incorporato in un altro Stato”.
Sveglia soldatini! Guardate un po’ più in là del vostro naso. Guardate oltrefrontiera, neppure tanto lontano, nella vicina Francia, dove – dal 1958 – c’è un Senato escluso dal voto di fiducia all’esecutivo ed eletto da sindaci, consiglieri comunali, delegati dei consigli comunali e consiglieri regionali. Ma, mentre attualmente nel Senato italiano ci sono 6 Senatori eletti all’estero su un totale di 315 (1,9%), in quello francesce ce ne sono 12 su 346 (3,5%). Un’ingiustizia, direte voi. Come viene sanata dalla riforma? Portando a zero i senatori eletti all’estero.
Chi li elegge i 12 senatori francesi, visto che i francesi all’estero non hanno un “territorio”? Elementare, Watson, li eleggono i 155 Consiglieri dell’ AFE (Assemblée des Français de l'étranger), cioè il CGIE francese.
Ma voi probabilmente queste cose le sapete, il fatto è che Renzi non vi ha neppure interpellato come evidentemente per la redazione della famosa lettera, opera di chi gli italiani nel mondo non li conosce.
A propito di Francia, quando De Gaulle tentò di cambiare il Senato, penalizzando i francesi all'estero, mal gliene incolse. Ed era De Gaulle, mica un Renzi qualsiasi. Perse il referendum con il 52,41% di NO.
Attenti, la sfida è in agguato.

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IL SOLDATINO DI PIOMBO CHE NON ARROSSISCE MAI

ARMANDO TAVANO (Santo Domingo) - Ho sempre sostenuto che Mario Giro fosse in realtà un soldato. Un generale che si è battuto per decenni ai vertici della Comunità di Sant'Egidio, l'ONU di Trastevere.
Dopo aver promosso e sostenuto tenacemente la chiusura della nostra ambasciata, oggi è venuto a farci visita come se niente fosse. Tanti personaggi di spicco tra gli italiani qui residenti non si sono presentati all'incontro e hanno annunciato forti proteste da indirizzare alla Casa de Italia.
Alle domande sul perché della chiusura, il vicesegretario agli esteri ha glissato: "Pensiamo al futuro" e ha accennato vagamente a motivi di prestigio della nostra nazione con un velato riferimento quindi allo smacco internazionale rappresentato da quel fantomatico traffico di visti che ancora oggi aleggia con forza nelle menti degli italiani di Santo Domingo senza essere sostenuto da tracce concrete di sorta.
Non più quindi Spending Review, termini inglesi che ci aspettavamo di sentire anche oggi con quel simpatico accento romano del trasteverino, quindi non più motivi di spesa. Di questo non si è fatto parola oggi. Ora c'è di mezzo l'onore dell'Italia.
Ora Mario Giro si ricorda che nella Repubblica Dominicana gli iscritti AIRE sono circa un quarto degli italiani che vi risiedono effettivamente. Tema questo che è stato ragione di scherno da parte del Consiglio di Stato nella nota sentenza e, secondo quanto appreso da me da testimonianze dirette, dallo stesso precedente ambasciatore italiano a Panama. Come mai questo interesse a una popolazione di italiani potenziali votanti di 40.000 unità? Succede che coloro che si trovano all'estero potranno votare al referendum indipendentemente dalla loro iscrizione AIRE. Basta una comunicazione entro il 2 novembre al comune di residenza, dopo generosa e forse non disinteressata estensione del termine scaduto l'8 ottobre. Sappiamo che il non voto favorisce comunque l'esito positivo della modifica costituzionale.
La circoscrizione estero è ai fini del processo elettorale un feudo della Farnesina. La buona volontà dei diplomatici che gestiranno il processo è stata presuntamente acquisita con il ventilato cambiamento della strategia diplomatica a livello mondiale della Farnesina. I burocrati della diplomazia dopo essere stati trattati per anni a pesci in faccia dai montiani del ministero, recentemente hanno ricevuto parole di conforto da parte del ministro degli esteri. Una virata a rotta di collo? Niente affatto, sappiamo benissimo che le dichiarazioni si lasciano fare, tanto non costano nulla, soprattutto quando si è abituati a giocare sporco.
La buona novella poi è che ci saranno schede elettorali a iosa! Questa volta le stamperemo sul posto. Evviva evviva, ecco cosa ci racconta il soldatino di piombo che non arrossisce mai!
E all'estero ha diritto di voto il 10 percento dell'elettorato... Ci sono buone prospettive per la vittoria del Sì, e altrettanto buone per un'ottima riuscita dell'ennesima frode elettorale. Alla faccia del traffico visti!

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