Mar10172017

Last updateGio, 12 Ott 2017 5pm

L’Italia deve rimane un paese all’avanguardia nel diritto e nel rispetto di tutti

Gerolamo de Palma (Lugano) - L’espressione di alta dedizione all’Italia concentrata al di fuori delle mura tricolore potrebbe trovare ben presto una fase d’arresto o quanto meno un motivo di assenza di considerazione dovuta e inalienabile tra diritto dei cittadini all’estero con carta di identità italiana e Stato sovrano.
L’incapacità nell’organizzazione del diritto di voto non dovrà essere motivo di incostituzionalità sul diritto di rappresentanza che gli italiani nel mondo devono poter esprimere in considerazione della loro nascita all’interno del Paese, da cui si sono allontanati perché lo stesso incapace di dare seguito al primo importantissimo articolo della Costituzione e si sa che chi inizia male finisce anche peggio,
per cui, l’assenza di tale principio logicamente inoltra ad altri Stati il rispetto della dignità personale che gli italiani più audaci hanno affrontato dirigendosi in ogni luogo ove il lavoro e la propria vita, quindi, potessero realizzarsi con successo e con continuità.
Allontanarsi dalla propria famiglia, dalle amicizie, dalle usanze e costumi propri di quello che non molto tempo fa ara agli occhi del mondo itero il  Bel Paese non determina un motivo giustificabile per un risentimento verso questi eroi della vita e della volontà personale ma altresì dovrebbe risultare come motivo di orgoglio e di interesse collettivo della popolazione residente in Italia e del  Governo di sinistra in carica.
Mantenere è più difficile che costruire ed è per questo che gli italiani nel mondo potrebbero essere un eccellente punto d’appoggio per nuove realtà aziendali, sociali, e economiche da dover utilizzare come ponte della globalizzazione in atto e della crisi economica che  a differenza di tutte le recessioni del passato ha caratteristiche diverse e di portata mondiale visto che i mercati e la deriva dei popoli sono realtà odierne e non riscontrabili in passato.
Prendendo spunto dalla incostituzionalità anche solo nell’immaginare di privare gli italiani all’estero del loro diritto di voto e proponendo gli stessi come punto e ponte di contatto per il made in Italy nel mondo sarebbe auspicabile una riorganizzazione del metodo di voto e non l’abolizione della dovuta espressione del diritto di rappresentanza.
Siamo italiani forti e capaci come forse pochi sanno e non vogliamo essere mai motivo di denigrazione  o mal costume ma solo essere considerati alla stregua di tutti i cittadini presenti sul territorio nazionale.
Il mio invito consta di due ineccepibili motivazioni ossia la Costituzione innanzi alla quale siamo tutti uguali e con medesimi diritti e l’intelligenza nel doverci considerare come cellule dell’economia non indigena che potrebbero risollevare in parte le sorti dello Stato in quanto una coperta tanto corta rischia di essere motivo di mal contento comunque venga tirata, sia da destra che da sinistra essa rimane troppo corta e solo creando nuove realtà industriali magari suggerite proprio dagli italiani nel mondo che le vivono nei paesi ospitanti, solo così, la nostra il prodotto nazionale lordo potrebbe vedere uno spiraglio di prolifica ricostruzione economica e finanziaria.

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Chiusura dei Consolati, cessa l'assistenza agli italiani all'estero in aree strategiche

Giulio Terzi (già Ministro degli Esteri) - Con una Sua relazione, la Dott. ssa Silvana Mangione, autorevole esponente del CGIE - Comitato Generale degli Italiani all'Estero, torna sul grave tema della chiusura dei Consolati soprattutto in reazione all'annuncio dato a riguardo a New York dal Ministro degli Esteri italiano. Valga per tutti il caso del Consolato di Edmonton, capitale della ricchissima Provincia petrolifera dell'Alberta, in Canada, che fra l'altro ben conosco perchè era stata una delle brillanti operazioni economiche portate avanti in Canada negli anni 90, quando lavoravo proprio in quella Missione. 
La Dott. sa Mangione parla poi giustamente del Consolato di Durban, porto sull’Oceano Indiano di enorme importanza per il supporto logistico alle navi cariche di nostri prodotti, che scendono nell’emisfero australe attraverso il Canale di Suez, e delle chiusure di Brisbane e Newark, che porteranno danni alle casse dello Stato, per la presenza di una rete di grandi e piccole ditte italiane, di attracchi di navi che recano nella stiva il meglio delle nostre esportazioni, di comunità radicate nel territorio e perfettamente in grado di fare “gli ambasciatori del sistema Italia”. 
Il venire meno dell’Ufficio consolare di Adelaide - ricorda ancora la Mangione - annienterà una presenza culturale necessaria per far aumentare il numero di italofoni australiani, dando un colpo al volume dei consumi del made in Italy, mentre costringerà i fruitori di servizi a fare ore di volo e salti di fuso orario ogniqualvolta la loro presenza sarà richiesta dalle autorità consolari per il perfezionamento di un atto pubblico, e via discorrendo... Condivido interamente il senso di grave preoccupazione per l'annuncio di queste chiusure, è un provvedimento ingiusto, *nonché del tutto evitabile*, perché:
1. le nostre collettivita' all'estero si troveranno private di servizi essenziali, che in ogni caso diverranno per loro meno accessibili;
2. una maggior efficienza e ulteriori risparmi devono essere essere ottenuti da una rimodulazione delle indennità e dei ruoli del Ministero degli Esteri, parametrandole a quanto in vigore in UE, e razionalizzando la spesa, e non con disinvestimenti irreversibili che penalizzano i nostri concittadini, le nostre imprese, la nostra cultura e la nostra lingua all'estero;
3. priviamo la parte più dinamica dell'economia italiana, quella rivolta all'esportazione e alle iniziative con l'estero, di punti di riferimento che nella stragrande maggioranza dei casi - grazie alla dedizione e all'impegno di tutto il personale della Farnesina - svolgono un'azione insostituibile di assistenza impulso e promozione per le nostre aziende nel mondo.
Alcune forze politiche della maggioranza che sostiene il Governo Letta si sono espresse al riguardo in occasione di audizioni e mozioni parlamentari: la mia speranza è che la loro voce possa essere ascoltata e che questa misura possa essere rivista!!!

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Chiusura dei Consolati...e la roulette del Mae giraaaa!

Comunicato Confsal - Unsa - Il 18 settembre le Commissioni Esteri riunite di Camera e Senato hanno assistito nuovamente alla Performance del Vice-Ministro Marta Dassù che, come un esperto croupier, ha ordinato al Parlamento “Rien ne va plus!”

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Si vuole abolire la Circoscrizione estero? E noi proponiamo che ci votino anche i turisti

Stefano Pelaggi -E' chiaro a tutti che c'è il serio rischio che la Circoscrizione estero venga cancellata, specie dopo il pronunciamento all'unanimità dei saggi del Comitato per le Riforme.I parlamentari eletti all'estero non hanno certo brillato per le loro proteste nè per le loro proposte per evitarlo.

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Il voto in loco è più importante della Circoscrizione estero

Mario Bosio - La reazione dei deputati del PD (mi rivolgo a loro anche se non appartengono al mio mondo politico perché sono gli unici che danno di tanto in tanto segni di vita) mi stupisce.
La proposta di soppressione della Circoscrizione estero era ampiamente nell’aria.
Le percentuali di partecipazione al voto parlano con chiarezza: i milioni di connazionali che dovrebbero essere rappresentati dai parlamentari eletti all’estero ricordano da vicino i milioni di baionette di mussoliniana memoria.
Richiamo di seguito alcune cifre che ritengo significative:
Elettori Estero per Senato: 3.149.501 – votanti 948.067 – percentuale 30,10%;
Elettori Estero per Camera: 3.494.687 – votanti 1.039.725 – percentuale 29,75%.
Si ha di conseguenza l’impressione che la partecipazione sia limitata ad una minoranza di militanti, che il voto di scambio sia una procedura ampiamente diffusa così come l’acquisto vero e proprio del voto, che parenti ed amici siano più che sufficienti per entrare in Parlamento.
L’attività in Parlamento degli eletti all’estero non è stata poi particolarmente brillante, sono spesso divisi e rissosi, si sono distinti per la vivacità con cui proponevano ordini del giorno, chiaramente utili solo per la propaganda nelle rispettive circoscrizioni di elezione, ma notoriamente carta straccia e inutile perdita di tempo, si sono mossi in apparente contrasto con i loro elettori, vedi iniziativa Micheloni, ma sono stati rieletti, confermando l’esistenza di feudi elettorali, sono andati allo scontro con potenti organizzazioni sindacali, vedi iniziativa Fedi: ecco solo alcune delle ragioni che hanno consigliato ai saggi la soppressione della Circoscrizione estero.
Tuttavia la frase completa contenuta nel paragrafo 14 del Capitolo V° recita:
Si propone quindi la soppressione della circoscrizione Estero, garantendo comunque l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero mediante strumenti idonei ad assicurare la libertà e la segretezza del voto.
Sul mantenimento della garanzia del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all’estero deve essere combattuta una battaglia feroce da parte di tutti i parlamentari eletti all’estero in difesa del voto per corrispondenza e/o ove possibile di quello elettronico.
La segretezza del voto è una ossessione figlia di una Costituzione promulgata 3 anni dopo la fine di un regime dittatoriale: io voto al centro, con preferenza verso destra, perché dovrei nasconderlo in un regime democratico, in cui si confrontano liberamente le idee? In Francia poi voto spesso per delega, incaricando un amico di votare per me. Dovrei nascondere le mie idee?
Non piango per la soppressione della Circoscrizione estero, piangerò se il voto in loco per ì corrispondenza sarà cancellato, perché allora si potremo dire che i Parlamentari eletti all’estero sono stati inutili, dannosi, che hanno distrutto il sogno e l’azione di Tremaglia, non sono stati capaci di svolgere una azione incisiva nell’ambito dei rispettivi partiti e soprattutto, ed è questa la colpa più grave, non sono riusciti a coinvolgere, se non in minima parte, i connazionali, attenti più alla loro piccola nicchia nel partito e nella circoscrizione che a divulgare tensione politica ed attenzione alle vicende nazionali, a farne un fenomeno di massa nell’ambito delle comunità.
Comunque perché preoccuparsi? E’ molto probabile che fra poco non ci sia più un Parlamento in grado di esaminare il documento dei saggi. Andranno così a monte le attese ed ormai indispensabili riforme e sarà, per converso, garantita la sinecura parlamentare degli eletti all’estero, al centro, a destra ed a sinistra.

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