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L’Italia deve rimane un paese all’avanguardia nel diritto e nel rispetto di tutti

Gerolamo de Palma (Lugano) - L’espressione di alta dedizione all’Italia concentrata al di fuori delle mura tricolore potrebbe trovare ben presto una fase d’arresto o quanto meno un motivo di assenza di considerazione dovuta e inalienabile tra diritto dei cittadini all’estero con carta di identità italiana e Stato sovrano.
L’incapacità nell’organizzazione del diritto di voto non dovrà essere motivo di incostituzionalità sul diritto di rappresentanza che gli italiani nel mondo devono poter esprimere in considerazione della loro nascita all’interno del Paese, da cui si sono allontanati perché lo stesso incapace di dare seguito al primo importantissimo articolo della Costituzione e si sa che chi inizia male finisce anche peggio,
per cui, l’assenza di tale principio logicamente inoltra ad altri Stati il rispetto della dignità personale che gli italiani più audaci hanno affrontato dirigendosi in ogni luogo ove il lavoro e la propria vita, quindi, potessero realizzarsi con successo e con continuità.
Allontanarsi dalla propria famiglia, dalle amicizie, dalle usanze e costumi propri di quello che non molto tempo fa ara agli occhi del mondo itero il  Bel Paese non determina un motivo giustificabile per un risentimento verso questi eroi della vita e della volontà personale ma altresì dovrebbe risultare come motivo di orgoglio e di interesse collettivo della popolazione residente in Italia e del  Governo di sinistra in carica.
Mantenere è più difficile che costruire ed è per questo che gli italiani nel mondo potrebbero essere un eccellente punto d’appoggio per nuove realtà aziendali, sociali, e economiche da dover utilizzare come ponte della globalizzazione in atto e della crisi economica che  a differenza di tutte le recessioni del passato ha caratteristiche diverse e di portata mondiale visto che i mercati e la deriva dei popoli sono realtà odierne e non riscontrabili in passato.
Prendendo spunto dalla incostituzionalità anche solo nell’immaginare di privare gli italiani all’estero del loro diritto di voto e proponendo gli stessi come punto e ponte di contatto per il made in Italy nel mondo sarebbe auspicabile una riorganizzazione del metodo di voto e non l’abolizione della dovuta espressione del diritto di rappresentanza.
Siamo italiani forti e capaci come forse pochi sanno e non vogliamo essere mai motivo di denigrazione  o mal costume ma solo essere considerati alla stregua di tutti i cittadini presenti sul territorio nazionale.
Il mio invito consta di due ineccepibili motivazioni ossia la Costituzione innanzi alla quale siamo tutti uguali e con medesimi diritti e l’intelligenza nel doverci considerare come cellule dell’economia non indigena che potrebbero risollevare in parte le sorti dello Stato in quanto una coperta tanto corta rischia di essere motivo di mal contento comunque venga tirata, sia da destra che da sinistra essa rimane troppo corta e solo creando nuove realtà industriali magari suggerite proprio dagli italiani nel mondo che le vivono nei paesi ospitanti, solo così, la nostra il prodotto nazionale lordo potrebbe vedere uno spiraglio di prolifica ricostruzione economica e finanziaria.

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