Gli italiani all’estero sono una risorsa economica e culturale. Ma i “Gentiloni boys” preferiscono gli invasori

NAZZARENO MOLLICONE (Destra.it) - Il 17 ottobre scorso è stato presentato dalla Fondazione del Vaticano “Migrantes” il 12° Rapporto degli Italiani nel Mondo alla “Domus Mariae”, sempre del Vaticano. Prima di esporre un aspetto significativo di quel rapporto, è doverosa una prima osservazione: possibile che la situazione degli Italiani nel Mondo, ossia di persone che hanno il passaporto italiano, che eleggono parlamentari italiani, che percepiscono pensioni dall’INPS e che pagano, quanto dovute, le tasse in Italia, debba essere analizzata e studiata da uno Stato straniero, qual è il Vaticano? Perché non lo fa il Ministero degli Esteri che ha un’apposita direzione generale proprio dedicata agli Italiani nel Mondo e che ospita al suo interno il “Consiglio generale degli italiani all’estero”? E invece no. Il sottosegretario con delega a questo settore Vincenzo Amendola è intervenuto – quale ospite – alla presentazione del rapporto accolto dal presidente della “Migrantes”, Mons. Guerino Di Tora ed ha ascoltato la “conclusione” del ben noto Mons. Nunzio Galantino, segretario della Conferenza Episcopale Italiana: un’ulteriore manifestazione della subordinazione dell’Italia che avviene non solo in questo campo.

Invece il Ministero degli Esteri si preoccupava di presentare, il giorno seguente, un “Rapporto sull’economia dell’immigrazione”, con la partecipazione del presidente dell’INPS Tito Boeri, quello che sostiene – erroneamente, secondo le cifre – che gli immigrati pagano la pensione agli italiani. D’altra parte, se pensiamo che negli ultimi anni il Ministero degli Esteri è stato affidato a personaggi o molto legati agli ambienti vaticani, quali Paolo Gentiloni ed Angelino Alfano, od a quelli mondialisti, quali la Emma Bonino, si comprende perché alla Farnesina gli Italiani all’estero diano fastidio. Tant’è che una sua dirigente, Cristina Ravaglia, qualche settimana fa ha scritto una lettera alla stampa in cui si lamentava dell’eccessivo numero di richieste di cittadinanza italiana!

Richieste, è bene precisare, che non derivano dagli immigrati in attesa dello ius soli, ma dai discendenti degli Italiani emigrati nel passato: ossia, proprio per effetto di quello “ius sanguinis” che viene ritenuto invece un atteggiamento razzista. D’altra parte, come meravigliarsi? Gli attuali sottosegretari del ministero sono Mario Giro, che viene dalla “Comunità S. Egidio”; Benedetto Della Vedova, che viene dal partito radicale; ed il succitato Vincenzo Amendola che viene dalla sinistra giovanile e dall’internazionale socialista. Insomma, non ci sembra che in quegli ambienti ci si interessasse molto degli Italiani all’estero, anzi degli “Italiani” tout-court! Sono lontani i tempi dell’apposito ministero affidato al nostro Mirko Tremaglia…

Ma a questo proposito cosa ha rivelato il Rapporto? Che nell’ultimo decennio gli Italiani all’estero sono aumentati di ben il 60% secondo i dati dell’apposita Anagrafe degli Italiani residenti all’estero (AIRE), passando dai 3.106.251 del 2006 ai 4.973.942 del 2016. Certamente in questo aumento, equivalente a 1.867.691 persone, influiscono i giovani che emigrano per lavoro e gli anziani che preferiscono percepire la loro pensione all’estero, sintomi entrambi della crisi sociale ed economica del nostro Paese accentuatasi negli ultimi anni di governi renziani e “democratici”. Ma il rapporto indica che ben il 38% dei nuovi iscritti all’AIRE sono nati all’estero, discendenti (anche da due generazioni) degli Italiani a suo tempo emigrati. Il loro aumento è in continua progressione, sono passati dai 35.266 dell’anno 2006 ai 178.035 dell’anno 2015, e ciò grazie anche ad una sentenza in loro favore della Corte di Cassazione.

Insomma, c’è una richiesta continua di acquisire la cittadinanza italiana, possibile in base alla legge vigente n. 91 del 1992 che la consente a determinate condizioni, tra cui appunto l’eredità “genetica”. Questa tendenza è particolarmente forte nei Paesi dell’America Latina, soprattutto Argentina, Brasile e Venezuela, ed è indicativa del fatto che essere membri del nostro Paese, nonostante la sua critica situazione politica, sociale ed economica, è ancora una cosa ambita, per la sua storia e la sua cultura.

Ma come risponde il Governo, ed il Ministero degli Esteri a questa incessante richiesta? Con ostacoli burocratici e finanziari. Negli ultimi anni, con il pretesto dei tagli alla spesa, sono stati chiusi molti Consolati ed è stato ridotto il personale delle Ambasciate, ossia gli enti che all’estero fungono da sportelli burocratici e notarili. Non solo, ma è stata introdotta da alcuni anni una tassa speciale per le pratiche di acquisto della cittadinanza alle categorie che ne hanno diritto in base alla legge succitata ed alle sentenze della Cassazione di ben 300 euro: una cifra che, in alcuni Paesi, equivale a due-tre mesi di stipendio. Non solo, ma era stato detto che quell’importo fosse destinato a potenziare i servizi consolari: così non è stato, perché esso è affluito direttamente al Tesoro senza essere trattenuto dal ministero degli esteri. Alcune associazioni dell’emigrazione, quale il “MAIE” (Movimento associativo degli Italiani all’Estero) hanno effettuato clamorose proteste dinanzi alle locali ambasciate, e la questione è stata sollevata in Parlamento dai deputati e senatori eletti all’estero, anche da parte di quelli del Partito Democratico. Ma finora senza successo…sperando nella prossima legge finanziaria.

In conclusione, il mondo dell’emigrazione italiana è una realtà non residuale come qualcuno pensava ma in continua evoluzione ed arricchito da nuove generazioni. Esso equivale alla popolazione di un’intera regione italiana, contribuisce al p.i.l. in diversi modi (rimesse alle famiglie, che nel 2016 sono state circa di un miliardo di dollari; importazioni di prodotti tipici italiani, quali generi alimentari ed oggetti di moda; frequenti viaggi e soggiorni per visite ai parenti o pratiche burocratiche; e l’indotto realizzato dalle imprese che lavorano all’estero) e rappresenta, da tanti punti di vista, gli “ambasciatori” effettivi della cultura nazionale. Ma è del tutto ignorato dal governo!

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