Dom04302017

Last updateMar, 25 Apr 2017 10pm

Voto all'estero: bisogna interessare i giovani

GIAN LUIGI FERRETTI (L'Italiano 6/12) - Per tentare di fare un'analisi pacata e ragionata del voto all'estero partiamo dai dati.
Gli elettori in Italia sono andati a votare in massa (68,48% di affluenza) ed hanno espresso un 59,55% per il NO ed un 40,05% per il SI.
All'estero, in assoluta controtendenza, ha votato solo il 30,75% degli elettori, che hanno espresso un 64,7% per il SI ed un 35,30% per il NO.
Non credo a brogli organizzati e sistemativi e non credo neppure che i connazionali all'estero siano un specie di marziani del tutto diversi da chi vive in patria. E allora quale può essere la spiegazione?
Credo che la risposta vada cercata in altri dati, quelli forniti da tutti gli istituti di analisi arrivano alla conclusione che dal 68 (ad esempio Piepoli per la RAI) al 81% (per esempio Quorum per SKY) degli elettori dai 18 ai 35 anni hanno votato NO.
Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, gli italiani residenti all'estero e iscritti all'AIRE (quindi elettori) i giovani (18-34 anni) sono solo il 22,5% del totale. Sarebbero molti di più se si iscrivessero all'AIRE, lo sappiamo tutti.
Per di più basta guardare le foto delle varie manifestazioni per il SI o il NO fra le nostre comunità per avere un riscontro visivo del fatto che sono gli anziani ad essersi interessati alla vicenda referendaria mentre la maggior parte dei giovani non se n'è curata.
Per chi ha a cuore gli italiani nel mondo ed il voto all'estero, deve suonare un campanello d'allarme. C'è la necessità assoluta di interessare i giovani oppure si andrà incontro ad un declino che porterà inevitabilmente alla fine del sistema di rappresentanza. Per consunzione e non, come finora si è temuto, per interventi esterni di "nemici".
Archiviati i risultati di questo referendum, non appena i tifosi avranno finito di soffiare nelle loro trombette, partiti e associazioni dovranno porsi seriamente il problema e cercare soluzioni.

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