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Last updateGio, 18 Gen 2018 8pm

Scommettiamo che il Referendum lo vincono gli italiani nel mondo?

GIAN LUIGI FERRETTI - A circa un mese dalle votazioni per il referendum istituzionale c’è già un chiaro vincitore: gli italiani all’estero.
Proprio loro, quei cinque milioni di connazionali da sempre ignorati o trattati con sufficienza dal mondo politico, che ora però si è accorto all’improvviso che i loro voti potrebbero fare la differenza decidendo la vittoria dell’uno o dell’altro monosillabo.
La più sveglia è stata Maria Elena Boschi che si è precipitata in Sud America  a fare propaganda per il SI. A ruota l’hanno seguita, o la stanno seguendo esponenti dell’uno e dell’altro campo partiti, o in partenza, per i più popolati (da cittadini italiani) Paesi del mondo. Persino Silvio Berlusconi ha fatto un appello-video agli italiani nel mondo.
Va dato atto che la più coraggiosa, forse è il coraggio della disperazione di chi rischia tutto, è stata la Boschi che, aiutata quanto si vuole quale ministro in carica, ha rischiato un incontro di massa con la comunità più grande del mondo, quella in Argentina, malgrado gli esponenti del suo stesso partito a Buenos Aires si fossero pronunciati per il No.  Nel campo opposto c’era grande aspettativa per l’arrivo nella capitale argentina del Governatore del Veneto, Luca Zaia, che però ha preferito una visita in tono minore, limitandosi ad incontri con i suoi veneti.
Dicevo che per tanti anni sembravano invisibili questi 5 milioni di italiani. Avevano sì ottenuto, dopo 55 anni di lotte, il diritto di eleggere i propri rappresentanti, ma come per caso, come per una specie di contentino a quel gran romicoglioni di Mirko Tremaglia che implacabilmente aveva sfiancato il Parlamento col suo refrain  “Voto agli italiani nel mondo”, altro che il  “Carthago delenda est”  di Marco Porcio Catone. E per di più l’indomani della morte dell’unico figlio sull’onda dell’unanime cordoglio.
Ma poi il conquistato diritto al voto era stato usato alquanto male eleggendo personaggi improponibili a destra o soldatini di partito a sinistra. Sia per questo che per il fatto che 12 deputati e 6 senatori sono davvero pochini, in Italia il livello di attenzione nei confronti degli espatriati è stato piatto nel migliore dei casi. Qualche sussulto è stato riservato a qualche aspetto folcloristico o a episodi giudiziari.
Adesso ecco che la voglia di vincere, e soprattutto la paura di perdere, ha acceso i riflettori su di loro. Anche se la maggiore attenzione non è ancora maggiore considerazione. La supponenza, l’arroganza e la provincialità del mondo politico italiano continua a trattarli come simil-italiani ovvero non pienamente italiani malgrado la cittadinanza, al massimo italiani di serie B. Anche il loro voto ha meno valore del voto di chi vive in Italia, Rinchiusi nella riserva indiana della Circoscrizione Estero, eleggono i loro deputati e senatori con una legge diversa da quella nazionale e i loro voti non sono conteggiati ai fini del premio di maggioranza né ora né con l’Italicum.
Gli stessi politici, che sono partiti pancia a terra alla rincorsa dei voti degli italiani all’estero, in bocca non hanno neppure un ossicino. Neppure una promessina piccola piccola per ingraziarseli. Macchè, l’atteggiamento è quello colonialista: andiamo lì e li conquistiamo. Punto e basta. Addirittura neppure due perline o qualche specchietto.
Però già il fatto che siano in qualche modo diventati visibili, per gli italiani nel mondo equivale ad avere vinto una battaglia importante.
La guerra la vinceranno se o il SI’ o il NO prevarrà di poco proprio in virtù dei voti dall’estero determinanti. Allora non solo continuerà l'attenzione, ma sarà d'obbligo finalmente la considerazione nei loro confronti.
Come voteranno gli espatriati?
A rigore di logica sarebbe strano che approvassero una riforma che cancella non uno o due, non la metà, non due terzi, ma tutti i senatori della Circoscrizione estero. Un bello schiaffo in pieno volto. A dire il vero c’è stato un soldatino del PD che ha tentato l’arrampicata con una specie di spiegazione sul perché in realtà l’eliminazione dei senatori costituirebbe addirittura un vantaggio. Forse prossimamente sosterrà che l’amputazione del braccio sinistro darebbe maggiore importanza al braccio destro.
Il nocciolo della sua argomentazione: “I senatori, nel nuovo Senato dei territori, rappresentano aree specifiche di interesse territoriale: evidente che l’estero non può essere un’area precisa di interesse territoriale, tantomeno rappresentare territori che vivano le scelte quotidiane del Parlamento. Perché questo dovrà fare il nuovo Senato!”.
E adesso chi glielo va a dire ai francesi che stanno sbagliando tutto? Eppure ci è stato detto che la riforma del padre (Napolitano), del figlio (Renzi) e di Maria Elena Boschi disegnerebbe un Senato alla francese. In Francia i senatori sono eletti a suffragio indiretto: possono votare circa 150.000 grandi elettori, per la maggior parte costituiti da amministratori locali (sindaci, consiglieri municipali, consiglieri dipartimentali e consiglieri regionali). Ma se in Francia i senatori “rappresentano aree specifiche di interesse territoriale” per dirla alla Fedi, i francesi all’estero, metà degli italiani all’estero, dall’inizio della Quinta repubblica 58 anni fa sono rappresentati da bel 12 Senatori (su un totale di 348) scelti dai 155 membri dell'Assemblea dei francesi all'estero, l’equivalente del nostro CGIE.
Vedi che si può fare, caro soldatino del PD? Sarebbe bastato alzare lo sguardo da terra e guardare più in là della punta del naso…
Voterà NO chi non manda giù questo taglio feroce alla già scasa rappresentanza parlamentare. E, a prescindere dai contenuti del quesito referendario, voterà NO chi reagisce e protesta per la miope politica del governo fatta di tagli ai capitoli che li riguardano, di un'odiosa tassa sulla cittadinanza di 300 euro (una fortuna in certi Paesi), di disinteresse generale.
Come voteranno SI’ coloro che, non essendo bene informati, impulsivamente vorranno marcare un SI’ all’Italia. E voteranno SI’ coloro che, in preda alla sindrome rancoroso-invidiosa che serpeggia sui Social, non sopportano l’idea che qualcun altro sia parlamentare al posto loro e goda di privilegi che vorrebbero tanto avere loro.

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