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Il "meccanismo del lavoro" dei parlamentari eletti all’estero del PD

Con sprezzo del ridicolo gli eletti all’estero del PD si prodigano quasi quotidianamente a raccontarci che “tutto va ben  Madama la Marchesa” perché, grazie i loro ordini del giorno vengono prodotti e approvati in quantità industriale.
Purtroppo gli italiani all’estero non vivono nella realtà virtuale degli ordini del giorno bensì in quella reale  dei tagli che li colpiscono.
Ma i nostri eroi (si fa per dire) continuano ad usare i loro ordini del giorno come specchietti per le allodole invece di fare la voce grossa col governo minacciando di non votare sempre e comunque qualsiasi scelleratezza. Macchè, scrivono lunghi comunicati per raccontare come stanno (male purtroppo) le cose. Insomma pare siano commentatori anzichè parlamentari.
Ormai ci siamo abituati e siamo obbligati a farcene una ragione. Però l’ultimo comunicato dell’On. Porta a proposito della tassa di 300 euro sulle pratiche di cittadinanza degli italiani all’estero (da non confondere con i 200 euro su quelle degli stranieri in Italia) ci ha stupito particolarmente. Tralasciando la solita propaganda, eccoci all’affermazione “Mi rendo conto che per un movimento che non brilla in lavoro e risultati parlamentari risulta difficile intendere il meccanismo del nostro lavoro”.
No, On. Porta, il MAIE l’ha capito benissimo il meccanismo del vostro lavoro: fare tagli e poi cantare vittoria perché si è “riusciti” nell’impresa di recuperare qualcosina oppure – come in questo caso – mettere una tassa (l’ha o non l’ha chiesta e voluta il PD?) e poi far vedere che ci si batte perlomeno per cercare (anche questa volta invano) di attenuarne gli effetti.

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