Il CGIE dovrebbe dare il suo parere obbligatorio, ma non c’è

La miglior difesa è l’attacco e all’attacco sono partiti gli eletti all’estero pronti a votare la legge di stabilità di Renzi sempre e comunque.
Sotto schiaffo perché tutto si può dire di questo governo meno che abbia a cuore le sorti degli italiani all’estero, sono partiti uno a uno a magnificare le bricioline cadute dal tavolo. Tutti, meno quelli del Maie e quello di FI: Caruso, Nissoli, Di Biagio dell’UDC, Bueno dell’Usei, Farina, Fedi, Micheloni, Longo, Turano,  La Marca e Garavini  con annesso Tacconi del PD.
In realtà Laura Garavini non ha neppure bisogno di briciole, lei vive ormai in un mondo virtuale illuminata dal sol dell’avvenire con, in sottofondo, un coro angelico che canta “Meno male che Renzi c’è”.
Che poi, a pensarci bene, non sono neppure briciole. Nella maggior parte dei casi si tratta di tagli decisi e poi un po’ mitigati, ma sempre tagli.
Ce ne fosse uno che si è posto il problema del Cgie che sulla Legge di Stabilità deve dare per legge il suo parere obbligatorio ma questa volta non lo farà. Il vecchio Cgie è decaduto, il nuovo è stato eletto ma è sparito nelle nebbie, corre voce che non si riunirà per la prima volta prima di febbraio 2016. Per fare che? Ma, perbacco, per assistere alla passerella degli eletti all’estero che magnificheranno i grandi risultati ottenuti grazie ai loro ordini del giorno.

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