Dom07222018

Last updateDom, 15 Lug 2018 10am

La matassa campana

LUCIA ABBALLE - La decisione della Corte di Cassazione, che si orienta ad annullare il reintegro dei sindaci colpiti dalla legge Severino, rischia di condizionare non soltanto i risultati delle elezioni in Campania ma l’intero equilibrio politico della Regione e di tutta la classe dirigente. Quando Renzi dichiara «con grande chiarezza» che il Pd nelle sue liste per le regionali non ha alcun candidato impresentabile, si appresta a dare agli italiani una lettura della vicenda che rischia di essere sonoramente smentita lunedì prossimo quando, insieme ai risultati delle elezioni, sarà ufficializzato anche il verdetto della Suprema Corte, filtrato ieri in via ufficiosa, in base al quale Vincenzo De Luca, candidato Pd alla Presidenza della Regione Campania, potrebbe trovarsi eletto e non eleggibile, in quanto non candidabile. Ieri, infatti, le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che sulla legge Severino non può esprimersi il Tar ma un giudice ordinario, annullando così il ricorso al Tar a suo tempo vinto da De Magistris e De Luca contro la legge Severino che, per effetto delle sue disposizioni, li aveva estromessi dall’incarico di sindaci rispettivamente delle città di Napoli e Salerno. A questo, si aggiunge un’ulteriore contraddizione: un Tar ha posto la questione di incostituzionalità della legge Severino su cui ad ottobre la Consulta dovrà esprimersi. In caso di bocciatura, con relativa dichiarazione di incostituzionalità della citata legge, De Luca tornerebbe immediatamente eleggibile e sarebbe, quindi, legittimato a governare la Regione Campania. Attenzione però: il giudizio fissato per ottobre davanti alla Corte Costituzionale potrebbe saltare in quanto la questione di incostituzionalità della legge Severino era stata sollevata da un Tar che secondo la decisione di ieri della Corte di Cassazione non sarebbe competente sulla Severino per l’appunto. Pertanto, in questo caso, De Luca decadrebbe di nuovo. Insomma, la questione è tutt’altro che semplice e i risultati elettorali di lunedì prossimo non aiuteranno a definirla ma, con molta probabilità, sanciranno l’inizio di quella che su La Stampa è stata definita “Cronaca di un delirio italiano”.
L’idea di votare per qualcuno che potrebbe decadere dall’incarico conferitogli il giorno stesso in cui viene eletto, potrebbe avere delle pesanti ripercussioni sull’astensionismo che, in questa occasione, vedrebbe aumentata la propria percentuale in misura proporzionale alla nuova realtà di delusi. La differenza rispetto al passato è che, in questo caso, la scelta di non votare non sarebbe determinata dalla mancanza di una forte rappresentanza (basti pensare all’inequivocabile risultato plebiscitario delle primarie a favore di De Luca) ma dalla confusione delle regole che sottendono alle prossime elezioni. A pochi giorni dalle elezioni regionali, infatti, non è ancora chiaro se la Campania avrà da subito un Presidente oppure quanto tempo dovrà aspettare per essere governata; forse i tre gradi di giudizio.
Ad ogni modo, il caso Campania ha acceso i riflettori sull’ambiguità di Renzi basata da un lato sull’opportunità politica di candidare un soggetto “scomodo”, perché condannato, ma catalizzatore di voti e, quindi, garanzia di vittoria; dall’altro sulla “rottamazione” anche di quei ministri (Lupi, ad esempio) invitati a dimettersi senza aver mai ricevuto un avviso di garanzia. Evidentemente anche questo fa parte di un delirio tutto italiano.

comments