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Riportare l'eccellenza italiana nel mondo a servizio del paese

Intervista a Costanza Balboni Cestelli, la giovane fondatrice di The Italians, un progetto pensato per giovani studenti e ricercatori all’estero. Costanza ci spiega cosa ambisce a fare The Italians e il legamo con la nuove emigrazione e la cosiddetta emigrazione storica. Per maggiori informazioni il profilo Facebook è  https://www.facebook.com/theitaliansthinktank, 
STEFANO PELAGGI - Puoi spiegarmi brevemente il progetto The Italians??
The Italians nasce nel Settembre 2013 come una think tank di policy making composto da accademici, ricercatori e studenti italiani residenti all'estero, che si sono distinti per i risultati e per il loro pensare out of the box. L'idea era quella di riportare l'eccellenza italiana nel mondo a servizio del paese. Da una nostra ricerca pilota e' di fatti emerso che gli studenti che decidono di continuare il percorso di studio e ricerca all'estero dopo aver frequentato parte del loro percorso universitario in Italia, si distinguono enormemente. Il 65% dei loro risultati, infatti, si posiziona nelle fasce di eccellenza. Siamo 15 membri sparpagliati in 4 continenti, e diamo divisi in tre panel di ricerca: impresa, energia, formazione. Siamo molto concentrati in micro problematiche per cercare micro soluzioni di policy, che possano sfruttare l'effetto leva di una migliore e più razionale distribuzione delle risorse. Il nostro fine e' quello di produrre 3 proposte di legge che poi saranno messe a disposizione del governo.

Nuova emigrazione, fuga di cervelli o mobilità giovanile. Tanti modi di chiamare un fenomeno che alla fine sembra la naturale conseguenza di un nuovo approccio al lavoro e alla mobilità. Quale è la vostra interpretazione al riguardo?
Come detto prima, gli italiani che vanno via, soprattutto quelli con i quali abbiamo più contatto ovvero persone che lavorano principalmente in ambito accademico, quando vanno via finiscono per fare molto bene. E' certamente vero che a volte si e' spinti da un naturale bisogno di continuare le ricerche fuori dai confini nazionali, magari anche solo per un periodo. Però la maggior parte oggi parte, senza prospettive di ritorno, perché frustrata, e non e' neanche un discorso di soldi, ma di dignità. Ed e' una grande perdita. Secondo noi non quantificabile: si tratta di persone formate dal nostro sistema e che mettono a disposizione molto spesso di un altro paese le loro competenze. Siamo bravi a formare talenti ma poi abbiamo grande difficoltà a gestirli come meriterebbero.

Italiani nel mondo. L'emigrazione storica è un fenomeno storicamente, economicamente e sociologicamente rilevante a mio avviso per comprendere la storia italiana e anche una delle chiavi del successo del Made in Italy nel mondo. Quale è la vostra opinione?
Sicuramente vero. Stiamo aprendo una sezione blog dove presenteremo proprio cinque eccellenze italiane che vivono e lavoro all'estero che stanno promuovendo proprio questo: si va dallo chef alla designer. Daremo loro spazio per parlare della loro esperienza e del loro lavoro. L'importante e' avere chiaro in testa cosa dobbiamo valorizzare e quali sono i nostri punti forti. E imparare a difenderli. Prendiamo il food: un settore che non conosce crisi, e all'estero la cucina italiana e' sinonimo di qualità e gusto. Poi però non si riesce a controllare quali strani prodotti vengano etichettati come mozzarella di bufala o parmigiano......

Spesso si parla degli italiani all'estero come di una risorsa da utilizzare per incentivare la proiezione estera del Sistema Italia....siete d'accordo? Con quali modalità, secondo voi?
Più che incentivare il sistema Italia, credo siano una risorsa per riportare a casa influenze di altri sistemi. Il nostro va molto migliorato, sia a livello micro che macro. Ma molto.

Sempre più giovani stanno lasciando l'Italia per studiare o lavorare all'estero....con rappresenta per voi questo flusso continuo?
E' prima di tutto una cosa strabiliante. Lo definirei un esodo. E se prima l'età media era 24-25 anni, oggi ci si sposta ancora prima. Chiaramente questa cosa ha dei lati molto positivi: si sta formando una vera e propria comunità di expat fortemente influenzata dai sistemi nei quali vive che si mischia e si scambia idee, opinioni e conoscenze, mantenendo però sempre integra una identità forte. Certo per il paese perdere quelle poche teste giovani che rimangono, anche solo per ragioni demografiche, non e' il massimo. Rimarrà un paese per vecchi?

La presenza di giovani residenti al di fuori dei confini nazionali costituisce una risorsa da sfruttare?? secondo quali modalità??
Sono una risorsa inestimabile, proprio per le influenze che queste persone hanno avuto modo di interiorizzare. Si sta parlando di individui che nella maggior parte dei casi parlano tre lingue, che si sono formati professionalmente e personalmente in ambienti multi culturali. Che sono stati esposti a nuovi metodi e prassi. Nella diversità c'e' crescita. La sfida e' farli tornare: dall'imprenditore al professore. E' fare in modo che possano contribuire a una rinascita del paese mettendo a disposizione le skills acquisite. Il modo più semplice per farlo? Interpellarli. Ascoltarli. Sentire cosa ne pensano. Capire se, vista da fuori, magari una cosa e' meglio farla in un altro modo. E questo e' un messaggio che prima o poi le istituzioni spero recepiscano. Migliaia di giovani che esistono e che sarebbe molto utile all'intero sistema coinvolgere in questioni anche di portata nazionale. E' per questo che e' nato The Italians. E' per questo che ritagliamo tutto il nostro tempo libero e lavoriamo alle nostre ricerche. Perché tutti noi un giorno, vorremmo tornare a casa. E lavorare nel e per il nostro paese.

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