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Last updateMer, 09 Ago 2017 10am

Non ci si metta anche il CGIE a paragonare i nostri emigrati con i clandestini africani ed asiatici

GIAN LUIGI FERRETTI - Ho letto con un po’ di amarezza e tanta delusione un comunicato del Segretario generale del CGIE, quello che dovrebbe essere il massimo organismo di valorizzazione e tutela degli emigrati italiani.
Ma come? Tre personaggi, due dei quali addirittura da Marcinelle, insultano i milioni di nostri emigrati e Michele Schiavone accorre a difenderli da chi li critica per questo vergognoso atteggiamento?
Siamo alle solite: quando uno del PD si trova di fronte al bivio fra gli autentici interessi degli italiani nel mondo e quelli del partito, automaticamente prende la seconda strada. Mi dispiace particolarmente per la stima, e anche l’affetto, che provo per Michele. Ma, a quanto pare, l’ordine di scuderia è di tirare acqua al mulino dell’accoglienza.
L’8 di agosto le tre cariche principali della Repubblica Italiana intanto si sono guardate bene dal citare la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo, istituita con legge dello Stato 16 anni fa. E già questo la dice lunga. Ma, non contenti, si sono lanciati a paragonare le vicende dei connazionali emigrati in Belgio e quelle degli africani e asiatici in arrivo sulle nostre coste.
Ma lo sanno Mattarella, Grasso e Boldrini che i nostri giovani andavano in Belgio perché il governo di quel paese richiese manodopera all’Italia? Dopo lunghe trattative, il 20 giugno del 1946 fu firmato un accordo bilaterale che prevedeva l’invio di 2.000 lavoratori italiani ogni settimana, destinati alle miniere. Noi, in cambio, avremmo ricevuto una fornitura di combustibile fossile.  Insomma la nostra emigrazione è stata programmata e richiesta.
Chi era interessato, rispondeva ad un bando dell’Ufficio di Collocamento e quindi veniva chiamato ad una prima visita medica. Poi partiva in treno, il viaggio poteva durare anche 52 ore. All’arrivo subiva un’altra visita medica, molto più accurata e veniva alloggiato in baracche dove fino a poco tempo prima erano stati detenuti i soldati tedeschi catturati. Altro che hotel trasformati in centri d’accoglienza, persino il Cara di Mineo sarebbe stato preferibile.
Integrazione, corsi di formazione? Ma quando mai! I neo minatori venivano sprofondati nell’inferno della miniera senza alcuna preparazione e, se qualcuno non reggendo il trauma o terrorizzato dalla caustrofobia, si rifiutava di scendere di nuovo, veniva sbattuto in galera per rescissione di contratto e poi espulso. Per lui non c’era la possibilità di ricorso con l’assistenza di un avvocato gentilmente pagato dallo Stato ospitante.
Fa davvero male che anche il capo del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si accodi alla banda di ignoranti (nel senso che ignorano), di superficiali o di speculatori interessati al business dell’”accoglienza” che continuano a recitare il copione “Quando gli emigrati eravamo noi”.
Sia perché i nostri emigrati erano come quelli di cui ho parlato finora. E sia perché anche oggi centinaia di migliaia di italiani, in gran parte giovani, stanno emigrando. Quando arrivano alle frontiere, devono esibire un documento valido e, una volta arrivati, nessuno gli regala “poket money”.
Sarebbe molto più utile fare chiarezza, ad esempio, fra
a)    immigrati regolari, che lavorano e pagano le tasse, e possono essere una risorsa per l’Italia;
b)    profughi che scappano da situazioni di guerra e comunque di pericolo, che vanno accolti ed integrati;
c)    immigrati irregolari che arrivano senza documenti da Paesi come la Nigeria quando addirittura non dal Pakistan, lontanissimo da noi.
Senza tirare in ballo gli emigrati italiani che sono andati, con regolare passaporto e pagandosi il biglietto, a lavorare in zone spesso disabitate perché richiesti, poiché siamo ad agosto mi viene in mente che, seguendo i percorsi mentali, dei “paragonatori”, si potrebbe dire che coloro che arrivano con i gommoni sono come i turisti italiani che stanno arrivando sulle coste di tutto il mondo in questo periodo.
Siamo seri, via.

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Lettera a Berlusoni di Augusto Sorriso: Se ci sei batti un colpo

AUGUSTO SORRISO - Sempre meno riesco a districarmi tra i meandri della politica italiana. Da una parte quel che avviene nella sinistra può essere considerato il risvolto di una sconfitta elettorale, seppur da prendere con le pinze, in quanto quelle passate sono elezioni amministrative e nulla più; dall’altra i 5stelle, che continuano a chiedere una legge elettorale proporzionale, in quanto non sono ancora presenti nella società civile con persone di un certo spessore e quindi come per le amministrative con una legge “maggioritaria” nei collegi raccoglierebbero molto meno del loro potenziale elettorale; tutto questo è del tutto comprensibile. Ma non riesco a capire gli attori del centrodestra ed in particolare Berlusconi.

Il dato elettorale, seppur parziale, lascerebbe ben poche vie di riscossa al Presidente, che però preferisce essere presente come “ago della bilancia” e non come reale protagonista a tutto campo della politica italiana. Insomma, per fare una paragone da “Prima Repubblica” è passato dall’essere DC o PCI a “Partito Repubblicano” (con tutto il rispetto per il PRI ed i suoi illustri esponenti). Decisivo nella sua marginalità.

Mi chiedo come possa pensare ad un proporzionale quando col maggioritario (unica legge che consentirebbe una certa stabilità) con un 32/% alleato con Matteo Salvini e Giorgia Meloni potrebbe avere la maggioranza assoluta in tutti e due i rami del Parlamento.

Una legge elettorale si fa in funzione della governabilità e della rappresentanza (criteri ormai dimenticati da questa ignobile classe politica, protesa solo alla poltrona tramite la nomina). Ricordo che nel 2001 in Sicilia col 35% ebbe il 100% dei seggi. Dovrebbe cogliere al volo la proposta del PD che si dice propenso al maggioritario. Meglio stare a fare da stampella a Renzi o a confrontarsi con Salvini?

Forse Berlusconi è tentato dalla politica dei due forni di Craxiana memoria, ma sarebbe cedere a Salvini la leadership del centrodestra e diventare il novello Alfano che tanto lui depreca. Sarebbe politica da viale del tramonto indegna di un uomo di caratura politica superiore. Perché lo dovrebbero votare? Tanto vale votare per Renzi o Salvini e Meloni.

Conquistare una vittoria che lo ripagherebbe delle mortificazioni avute dal partito di Renzi è un’occasione unica che gli consentirebbe di finire una carriera da primo attore e trionfatore. Perdere con dignità lo renderebbe ancor di pi “uomo di Stato”. Ma lui si culla sul proporzionale, che al massimo gli consente di essere una buona comparsa, tradendo quanto ha affermato per 25 anni. Che però conviene ai suoi “giannizzeri” in cerca di una poltrona sicura da nominati. Insomma, pochi ma ben seduti.

Che si affanni invece a trovare un bel candidato a Primo Ministro (il riflessivo Toti o l’estroverso Sgarbi). Seppure personalmente Salvini ha la mia simpatia e stima, non so se l’Italia sia pronta ad un premier della Lega, che sono convinto Matteo traghetterà su posizioni più vicine alla maggioranza degli italiani.

C’è bisogno di un volto nuovo che esca dalla palude della “corte dei miracoli” quale è oggi FI (con le dovute eccezioni).

Non capisco poi la “campagna acquisti” di Berlusconi, che riporta in Fi traditori senza voti togliendo spazi (sia con questa legge che con una diversa) a nuovi elementi che, come dimostrato alle Amministrative, portano aria fresca e non puzza di futuri tradimenti.

Berlusconi deve sfoltire, non affollare la sua “Corte”. Tra l’altro, ribadisco, non sono portatori di voti e se eletti non danno nessuna garanzia di linearità politica. L’unica operazione che a prima vista potrebbe essere utile è quella della signora Fucsia Nissoli, eletta con le preferenze. Ma anche lei ha cambiato un numero ormai infinito di casacche. Quale vantaggio porta al Cavaliere dal punto di vista dell’immagine? E qual è la garanzia di fedeltà?

Berlusconi chieda a Merlo, a Monti, a Casini, a Giro, ad Alfano. Comunque stia tranquillo anche l’amico Marco Fedi, restituiremo la signora Nissoli alla famiglia (come abbiamo già fatto con altri) a fare quel che lei ha sempre sostenuto di saper fare: le torte.

Il buon Vittorio Pessina, senatore responsabile degli Italiani all’estero per Forza Italia, la definisce “azzurra”, ma lei è Fucsia, un nome che tradisce la sua ambiguità di colore politico. Poi chiedere al movimento di Ricardo Merlo (MAIE) un contributo per farla rieleggere è il massimo della fantasia (solo per essere educati). Gli Americani (intesi come elettori di un Continente) hanno buona memoria e sanno dare risposte.

Nissoli ci ha propinato che non può stare in una maggioranza che con la legge dello “ius soli” si è dimenticata degli italiani all’estero. Ma questa legge è stata già votata alla Camera dei Deputati da oltre un anno e non ci ricordiamo che la nostra “eroina” abbia fatto nella sua Camera di competenza le barricate; anzi, forse l’ha votata pure.

Per quattro anni e mezzo ha votato tutte le leggi scellerate contro coloro che l’hanno portata in Parlamento. Ma oggi c’era da trovare un rifugio che le possa dare una speranza ed il Cavaliere non si stanca di avere tra le sue truppe sempre più trasformisti.

Tralasciando ora il caso marginale (per la politica italiana) della Nissoli e tornando a temi più seri ed importanti, attraverso ItaliaChiamaItalia, da sempre un punto di riferimento anche per chi è vicino al mondo azzurro, desidero rivolgere un invito al Cavaliere: caro presidente Berlusconi, non sia ambiguo, torni quello del ’94, si liberi del codazzo di ormai impresentabili che FI quotidianamente ci propina sul piccolo schermo, dia spazio – come lei stesso sostiene da tempo – alla società civile.

Coloro che oggi rappresentano Berlusconi sono professionisti della politica senza alcuna competenza politica. Nel ‘94 ci presentò il meglio della società civile italiana. Una nuova generazione è pronta, ma non può essere affiancata da impresentabili personaggi. Salvi i pochi che danno ancora un po’ di prestigio (veramente pochi) e presenti nei collegi o nelle liste (con preferenze) nuova linfa e tornerà ad essere il vero protagonista della politica italiana. Se invece pensa di riproporre questi tristi personaggi nelle liste bloccate, non credo supererà il 10%. Le Amministrative hanno segnato una via di non ritorno, non capirlo per una intelligenza come quella di Berlusconi sarebbe veramente imperdonabile.

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Paragone: Visto che stiamo cambiando la legge elettorale, aboliamo il Senato

MIMMA COVELLI - Spero che Libero non abbia pagato a Gianluigi Paragone il pezzone sui parlamentari eletti all'estero. Credo che sia stato pubblicato per sbaglio, probabilmente la domenica la redazione del giornale è sguarnita di giornalisti professionisti in grado di accorgersi delle bestialità  scritte dal Paragone. La più macroscopica, la madre di tutte le castronerie, è il ragionamento "visto che si sta cambiando la legge elettorale, approfittiamone per cancellare il voto all'estero". Come a dire "visto che si sta cambiando la legge elettorale, approfittiamone per abolire il Senato". Ma - direte voi - il Senato è in Costituzione e può essere abilito solo a seguito del lungo e complesso iter di riforma costituzionale compreso il referendum finale. Anche i parlamentari eletti all'estero - ad insaputa del Paragone - sono in Costituzione (articoli 56 e 57) e per abolirli occorrerebbe la medesima procedura per l'abolizione del Senato.
Sicuramente c'è almeno un giornalista serio e preparato a Libero in grado di spiegare con calma e qualche disegnino al Paragone che la legge ordinaria che si sta discutendo in questi giorni è quella per il voto in Italia mentre il voto all'estero è regolato dalla legge 459 del 2001 in ottemperanza all'art. 48 della Costituzione ("E' istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge").
Che dire poi di tutta una serie di altri errori del tipo "Agli italiani che si trovano per motivi di studio o di lavoro viene impedito di votare"? Via, un minimo di ricerca e anche un praticante avrebbe evitato di scrivere una balla così.
E' poi curioso che a fare le pulci agli eletti all'estero sia il giornale il cui editore (l'On. Antonio Angelucci), con un indice di produttività dello 0,7% è piazzato al 629° posto su 630 deputati (5,81% di presenze e una sola proposta di legge).
Ed è impressionante che a fabbricare questo castello di sabbia di falsità, inesattezze, numeri buttati lì a casa, ci si siano messi in tre. A dare manforte al Paragone sono intervenuti anche Tommaso Montesano e Paolo Emilio Russo.
Se Libero ha pagato per articolessa ed articoli, vuol dire che ha soldi da buttare. Ne dia un po' a me e mi impegnerò ad elencare tutte le balle una ad una e a correggerle adeguatamente.

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Sistema elettorale: Avete capito perchè è saltato tutto?

Molto meglio essere sudtirolesi piuttosto che italiani all'estero

MARCO ZINI - Ve lo spiego bene. Il PD si era fatto garante con la Suedtiroler Volkspartei che in Trentino Alto Adige  sarebbe continuato ad essere in vigore il Mattarellum, il sistema elettorale che nel resto d'Italia non è più in vigore da ben 12 anni perchè nel 2005 fu introdotto il Porcellum e poi arrivò l'Italicum.
E perchè il Mattarellum? Perchè questo sistema prevede otto seggi maggioritari, vale a dire che il candidato più votato ottiene il seggio; ad essi si aggiungono 3 seggi proporzionali. E quindi nella provincia di Bolzano il Mattarellum assicura alla SVP tutti i seggi.
Insomma il PD si era schierato a difesa degli interessi di quegli splendidi cittadini che si sentono austriaci, si esprimono in tedesco e si ostinano a chiamare Sud Tirolo l'Alto Adige.
Così  apriti cielo quando l'emendamento dell'On. Micaela Biancofiore, che elimina i privilegi della SVP, è stato approvato! Gli austrofili uguali al resto degli italiani? Non sia mai!
Mi viene da pensare al trattamento riservato invece ai cinque milioni di italiani all'estero, che non si sognano neppure di chiedere privilegi. No, si accontenterebbero di avere per quano possibile un trattamento simile al resto dei cittadini.
Ma per loro il PD non schiera le sue truppe. Anzi, il loro governo non fa che trattarli a pesci in faccia.
Chissà che agli italiani nel mondo non convenga dichiararsi Sud Austriaci?

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Paragone è un ignorante

GIAN LUIGI FERRETTI - Sono allibito. Mai avrei pensato che Gianluigi Paragone, che di mestiere fa il commentatore politico, fosse talmente ignorante da non sapere che i parlamentari eletti all'estero sono in Costituzione.
Recita l'art. 56: "La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero". E l'art. 57: "Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero".
Pertanto si esibisce in una castroneria grande come una casa quando oggi dedica la copertina di Libero e ben due pagine per sostenere  "Approfittiamo della nuova legge elettorale per mandare via deputati e senatori eletti all'estero".
Caro Paragone, i 5 milioni di tuoi concittadini residenti all'estero ti stanno tanto sulle palle che arrivi a proclamare "le esigenze degli italiani all'estero sono secondarie rispetto ai problemi del Paese?". Allora comincia a batterti per una riforma della Costituzione, chissà che non abbia sorte migliore di quella di Renzi. Buona fortuna.
Constatato che Paragone è un ignorante e gli va concesso il compatimento provato per chi ignora, non credo che valga la pena di confutare le altre numerose inesattezze contenute nell'articolo.

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