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Last updateGio, 28 Dic 2017 11am

A Copenaghen un’interessante serata organizzata da un ottimo Comites

Venerdì scorso ben 4 rappresentanti istituzionali degli italiani all’estero si sono recati a Copenaghen invitati dal Comites, due deputati eletti nella ripartizione Europa della Circoscrizione Estero (Gugliemo Picchi della Lega ed Alessio Tacconi del PD) e due Consiglieri del CGIE (Gian Luigi Ferretti del MAIE e Luca Tagliaretti di NCD). Perfetto equilibrio dunque fra rappresentanti della maggioranza di governo (On. Tacconi e Tagliaretti) e dell’opposizione (On. Picchi e Ferretti), che hanno partecipato dapprima alla riunione ordinaria del Comites e successivamente ad una serata informativa con dibattito presso l’Istituto Italiano di Cultura di Hellerup, alla presenza del Console Marco Lattanzi e di Fabio Ruggirello, Addetto Culturale dell’Ambasciata). Un Comites di prim’ordine con consiglieri qualificati ed entusiasti guidati da una Presidente, Veronica Cadossi, abilissima nel delegare. Si lavora a progetti con ciascun consigliere impegnato a portare avanti un’attività specifica, che può essere una festa per i bambini o l’organizzazione di corsi d’italiano, di una biblioteca o di un evento e così via. Meno male che alla fine ce la fecero a presentare la lista, l’unica, per le elezioni del Comites dopo avere fallito mesi prima nell’impresa non certo facile di reperire le tante firme di presentatori autenticate dal Consolato. La responsabilità della serata di sabato se l’era assunta Davide Bonavida, che l’ha portata a termine egregiamente anche nella sua funzione di moderatore. Si è parlato dei tanti temi d’interesse per gli italiani all’estero: IMU-TASI, canone RAI, pensioni, procedure del voto all’estero e soprattutto il taglio ai fondi per la diffusione della lingua italiana all´estero. Questo argomento sta particolarmente a cuore ai genitori volontari ipegnati nella gestione del Comitato Pro Scuola che fornisce l´asilo italiano del venerdì e la primina del sabato, attività importanti per mantenere la lingua italiana che soprattutto nelle famiglie miste è la lingua debole quando si risiede all´estero. Si teme che gli annunciati tagli totali porterebbero portare alla chiusura definitiva già nell´anno in corso. Di fronte alle contestazioni dell’On. Picchi (Lega) e di Ferretti (MAIE), l’On. Tacconi (PD), in palese imbarazzo, ha tentato di difendere l’indifendibile dicendo che i tagli sarebbero avvenuti per una svista e rifugiandosi nel solito annuncio di ordini del giorno, mozioni ed interpellanze volte a tappare in qualche modo i buchi dei quali lui e gli altri parlamentari della maggioranza sono corresponsabili. Subito si è acceso un animato scambio di battute fra Ferretti che imputava agli eletti all’estero del PD di essere “soldatini di partito” che mai hanno il coraggio di votare contro leggi e provvedimenti punitivi per gli italiani nel mondo e Tacconi che provava a buttare la colpa sui parlamentari di opposizione che, a suo avviso, sarebbero poco presenti o poco impegnati a “stimolare” il governo. Luca Tagliaretti (NCD) si è limitato ad illustrare le funzioni ed il lavoro di Comites e Cgie. Gli animi, che si erano un po’ scaldati nell’impeto del dibattito, si sono poi acquietati attorno al tavolo di un noto ristorante di Copenaghen previa, naturalmente, una visita alla Sirenetta. Sabato mattina tutti invitati dall’Ambasciatore Stefano Queirolo Palmas alla celebrazione della Festa Nazionale italiana sulla nave da crociera Costa Favolosa attraccata a Copenaghen nel corso della crociera nelle Terre dei Vikinghi.

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Venezuela, il MAIE scrive a Gentiloni e denuncia: ‘Basta chiacchiere, Governo reagisca e aiuti i nostri connazionali’

La crisi nel Paese sudamericano è sempre più grave
Oggi i parlamentari del MAIE hanno scritto una lettera al Ministro degli Esteri Gentiloni per sollecitare un incontro urgente sulla crisi umanitaria che sta colpendo i nostri connazionali residenti in Venezuela.
"Dal Venezuela continuano a giungere notizie sempre più drammatiche. Il caos politico-sociale in cui versa il paese, che purtroppo ho potuto constatare di persona nel corso della mia ultima visita a Caracas, è addirittura aumentato.
Di fronte all’immobilismo del nostro Governo, con i parlamentari del MAIE, l’on. Mario Borghese e il Sen. Claudio Zin, abbiamo scritto al Ministro Gentiloni, chiedendogli un incontro urgente per potergli spiegare di persona qual è la situazione reale in Venezuela in queste ore", ha dichiarato l'on. Ricardo Merlo, fondatore e presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero.
“Dopo la mia recente visita a Caracas, avevo già chiesto al Ministro degli Esteri, nelle forme istituzionali, un intervento in forma ‘straordinaria’ e se ci fosse un piano di emergenza per gli Italoavenezuelani, nel caso di una possibile escalation della situazione politico-sociale in una guerra civile. Non ho ottenuto risposta positiva. Ma, mentre Maduro prolunga di altri tre mesi lo stato di emergenza, che prevede razionamenti di generi di prima necessità e erogazione elettrica per sole due ore al giorno, l’intera popolazione è in ginocchio: le condizioni minime di salvaguardia della salute e della sicurezza della popolazione sono compromesse. Si susseguono quotidianamente episodi di violenze, saccheggi, rapimenti lampo a scopo di estorsione, uccisioni conseguenti a rapine di somme di danaro irrisorie. I bambini (nella foto Oliver Sánchez, "el niño de la pancarta", simbolo di questa crisi, morto il 24 maggio scorso a 8 anni - ndr.) sono le prime vittime: muoiono per mancanza di latte e di medicinali”.
“Il Governo – conclude Merlo - deve farsi carico dell’incolumità dei cittadini italiani ovunque risiedano: noi lo consideriamo responsabile dello stato di abbandono dei nostri connazionali residenti in Venezuela e denunciamo la sua totale inazione nei confronti di questa crisi umanitaria che colpisce direttamente gli italiani in Venezuela".

Al Ministro per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, on. Paolo Gentiloni

Illustre Ministro,
oggi il Venezuela e’ uno Stato in ginocchio e senza speranza a causa di una grave crisi economica. Il governo Maduro ha annunciato una proroga di altri tre mesi dello stato d’emergenza, che significa ulteriori sacrifici per una popolazione già allo stremo per mancanza di generi alimentari, di prima necessità, medicinali ed energia. In tutto il Paese aumentano le notizie di sequestri, saccheggi e tentativi di linciaggio.
Il Venezuela versa in un caos politico ed economico che coinvolge naturalmente anche la comunità italiana ivi residente, costituita da almeno 150.000 connazionali, e quasi un milione di discendenti, cittadini senza protezione che meritano urgentemente l'attenzione del nostro Governo. Gli italo venezuelani da mesi implorano il nostro intervento attraverso mail, telefonate e sollecitando incontri.  Io stesso mi sono recato in Venezuela nel le scorse settimane e ho verificato la drammatica situazione di persona.
Come parlamentari eletti all’estero, abbiamo  già sollecitato - con atti di sindacato ispettivo - la dichiarazione dello “stato di emergenza per i nostri connazionali”, che consenta a Lei di poter accedere, in via straordinaria, alle necessarie risorse per intervenire e dare sostegno economico e sociale agli italiani in difficoltà. Inoltre, abbiamo chiesto alle nostre autorità diplomatiche se sia previsto un piano di emergenza, nel caso di una conclusione violenta del regime autoritario dell’attuale governo: la risposta è stata negativa.
Oggi, Le chiedo ancora una volta: cosa sta facendo il governo Renzi per i nostri connazionali che vivono questa situazione drammatica? Cosa pensa di fare Lei, come Ministro degli Esteri, per fronteggiare questa crisi umanitaria?
Noi, par lamentari del MAIE - Movimento Associativo Italiani all'Estero, Le chiediamo un incontro urgente per spiegarLe di persona quello che abbiamo visto con i nostri occhi in Venezuela, e La riterremo responsabile, insieme al governo di cui fa parte, delle conseguenze di questa assurda NON AZIONE nei confronti dei nostri connazionali  italovenezuelani.
Sperando, insieme ai 150 mila italo venezuelani, in una Sua pronta risposta, Le porgiamo i nostri cordiali saluti.
On. Ricardo A. Merlo
Sen. Claudio Zin
On. Mario A. Borghese

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Brexit? Intanto è meglio che gli italiani si iscrivano al più presto all'AIRE

Cosa succede agli italiani se il Regno Unito esce dall'UE? Questa domanda Londra Italia, il giornale di Londra fondato e diretto da Francesco Ragni, l'ha fatta ad un’esperto inglese sulle leggi che riguardano l’UE: Adrian Berry,  alla Garden Court Chambers di Londra e chairman della ILPA (Immigration Law Practitioners’ Association) che conta mille membri, tra aziende e privati, e coinvolge mille avvocati e consulenti. Uno dei suoi ambiti specifici è proprio la libera circolazione delle persone in Europa.
Berry ha risposto che non ci sono ancora regole precise, ma che con tutta probabilità per vivere in UK un cittadino italiano avrà bisogno di un residence permit oppure di un BRP (Biometric Residence Permit).
Per chi vive già nel Regno Unito sarà un vantaggio potere dimostrare di essere iscritti all'AIRE. “Gli italiani che vivono già nel Regno Unito – spiega l’esperto – potrebbero essere suddivisi tra coloro che hanno scelto di registrare la propria residenza in un paese EU e coloro che non lo hanno fatto. Al momento entrambi hanno il diritto di vivere nel Regno Unito ma solo chi si è registrato può provarlo legalmente. In caso di Brexit questi documenti saranno utili a dimostrare che si era residenti già prima dell’ uscita dell’UK dall’Unione Europea. Tutti gli italiani, sia coloro che vivono nel Regno Unito da decenni sia chi è appena arrivato, saranno soggetti ai controlli sull’immigrazione. La legge su questo argomento sarà applicata a tutti coloro i quali non sono cittadini Britannici e si trovano sul suolo UK, sia registrati all’AIRE oppure no”
Per chi vive nel Regno Unito ma perde il lavoro: “Adesso un italiano in UK può entrare ed uscire liberamente dal mercato del lavoro. Se il Regno Unito uscisse dall’Unione Europea la situazione potrebbe essere simile a quella che vivono adesso i cittadini australiani: quindi, in caso di Brexit, se un un italiano con il permesso di lavoro perdesse la propria occupazione, avrebbe 60 giorni di tempo per trovarne un’altra o sarebbe costretto a lasciare il Regno Unito”, spiega l’esperto.
Insomma, sarà bene che chi vive e lavora già in UK si iscriva al più presto all'AIRE. Oggi, mentre il nostro Consolato a Londra, stima che gli italiani presenti in Inghilterra e Galles siano circa 600mila, gli iscritti all'AIRE sono solo 261.585,

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Iniziato il processo a Massimo Romagnoli

E' iniziato a New York il processo ai presunti trafficanti d'armi accusati di avere tentato di vendere grandi quantità di armamenti ad agenti USA che credendoli terroristi delle FARC.
Si tratta di due romeni e di Massimo Romagnoli, ex deputato di Forza Italia eletto all'estero (Europa), che furono arrestati in Montenegro nel 2014.
A quanto pare Massimo Romagnoli è caduto in una trappola ben architettata assieme a due rumeni, Cristian Vintila, un personaggio di spicco del Spd, il partito rumeno di sinistra nel quale si sono riciclati molti appartenenti al partito comunista di Ceausescu, e Virgil Flaviu Georgescu.
Sarebbe stato proprio quest’ultimo, un broker di armi, ad avere messo in contatto il trafficante d’armi Vintila e Romagnoli con tre persone che si presentavano come rappresentanti delle FARC, ma in realtà erano agenti della DEA sotto copertura.
Da Marzo ad Agosto 2014 tutti i contatti telefonici e di persona di Romagnoli, Vintila e Geurgesco con questi agenti sono stati registrati audio-video.
In particolare c’è una registrazione audio-video dell’8 ottobre di una riunione a Tivat in Montenegro durante la quale Romagnoli spiega di essere in grado di procurare falsi documenti europei per il trasporto delle armi e mostra un esempio.
E poi arriva la parte più terribile: c’è scritto nel documento che, dopo che gli agenti sotto copertura hanno dichiarato che le armi destinate sono destinate a colpire mezzi e cittadini americani in Columbia, Romagnoli tranquillamente tira fuori un catalogo di armi (nel documento americano chiamato “catalogo Romagnoli”) con foto e quantità di diversi sistemi d’armamento.  E, dopo che gli è stato puntualizzato che  i suoi interlocutori lavorano per le FARC e vogliono armi per abbattere elicotteri americani, Romagnoli si mette a discutere come ricevere il pagamento delle armi.
Il processo durerà alcuni giorni. Romagnoli e gli altri due rischiano da 16 anni di reclusione all'ergastolo per i reati per i quali sono accusati.
Massimo Romagnoli si è sempre dichiarato innocente.

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Voto all’estero, presentata da Gianni Farina (Pd) proposta di riforma della legge Tremaglia

“Dodici collegi uninominali e scrutinio nei Consolati”
“E’ arrivato il momento di mettere mano alla legge del 27 dicembre 2001, n. 459. Nel dibattito sul processo riformatore in atto che vede importanti modifiche costituzionali, le quali saranno oggetto della votazione popolare nel prossimo autunno, un’attenzione particolare va posto al voto degli italiani all’estero, che nell’ultima tornata elettorale ha segnato un significativo calo”.
Così Gianni Farina , deputato del Pd  eletto nella circoscrizione Estero-ripartizione Europa, che il 5 aprile scorso  ha depositato alla Camera una proposta che contiene modifiche alla normativa in materia di esercizio del  diritto di voto da parte dei cittadini italiani residenti all'estero.
“Passare dalle Ripartizioni (4) ai collegi (12), l’invio dei plichi elettorali direttamente dal ministero dell’Interno e scrutinio nei Consolati di Prima categoria sono i punti chiave contenuti nella mia proposta” spiega l’on. Farina.
 “Alle prime elezioni politiche del 2006 - ricorda il parlamentare - gli elettori e le elettrici censiti dal Ministero dell’Interno furono per la Camera dei Deputati 2.707.382. Di essi votarono 1.053.864, il 38, 93 per cento. Leggermente superiore la percentuale dei votanti per il Senato: il 39,55 per cento. Una risposta politica eccezionale che confermò la validità della decisione di istituire il voto all’estero in quelle modalità. Il dato percentuale più elevato si registrò in America meridionale con il 47,01 per cento. In Europa, dove votarono 569.319 del 1.579.543 di aventi diritto, si registrò il 36,04 per cento. In America settentrionale il 34,70 per cento e in Africa-Asia-Oceania e Antartide il 39,85 per cento. Dati piuttosto uniformi che – osserva il deputato - rivelarono il senso di attaccamento degli emigrati al sistema politico e alla democrazia italiana. Il dato più eclatante in Europa fu quello svizzero, con il 48,16 per cento. Quasi un emigrato su due votò. In Argentina votò il 50,59 percento. Meno marcata fu la risposta italiana negli Stati Uniti, con il 30,71 per cento, a differenza di quella in Canada, con il 40,46 per cento. Mentre nella ripartizione Africa-Asia-Oceania e Antartide si distinse l’Australia con il 36,82 per cento.
Nel 2008 - aumentò il numero degli aventi diritto: 2.924.178. Più di 200 mila. Crebbe anche la partecipazione al voto: il 39,51 per cento la media percentuale di tutta la Circoscrizione Estero”,  rammenta ancora Farina . Percentuali non certo raggiunte nelle ultime elezioni politiche . “Il dato sul quale sollecito una riflessione è quello ultimo, del 2013”, rimarca infatti Farina facendo notare che “a fronte di un grande aumento di aventi diritto, 3.494.687 (in Sud America quasi 500 mila elettori in più, dovuti alla riacquisizione della cittadinanza), ha votato appena il 31,59 per cento, 1.103.989. Infatti il calo più consistente si registra proprio in quell’area, dove l’aumento di “nuovi italiani” non è stato accompagnato dall’aumento di votanti. Anche l’’Europa, pur registrando un aumento di votanti, segna un importante calo in percentuale: dal 36 al 30 per cento”.
Un “fenomeno di disaffezione” sul quale “ha influito sicuramente la crisi della politica e la disillusione” . Ma , soggiunge Farina, “a me non bastano queste argomentazioni politologiche”. “Io credo che sia il momento di intervenire legislativamente per adeguare la Circoscrizione Estero alle conformità territoriali dei nostri connazionali all’estero”, afferma Farina.
Che motiva e illustra la sua proposta: “Quattro ripartizioni che suddividono l’intero pianeta sono troppo grandi. Tanto grandi che non permettono ai parlamentari di svolgere adeguatamente il loro lavoro nel rapporto con i propri elettori. Dalla Grecia alla Norvegia, dal Portogallo alla Russia per la sola Europa. Oppure pensiamo ad Africa, Asia, Oceania oppure al Canada e agli Stati Uniti o a tutto il Sud America.
Occorre intervenire per ridimensionare le Ripartizioni e permettere agli eletti di esercitare il loro mandato adeguatamente. Il rapporto territorio e rappresentante è vitale anche per la partecipazione democratica degli italiani residenti all’estero. Essi non sono una massa indistinta. Presentano caratteristiche diverse. Anche gli eletti non possono più, con il giusto contenimento dei costi della politica, girare come trottole per aree continentali e intercontinentali. E’ ora di istituire collegi più piccoli attraverso una legge che preveda nella Circoscrizione Estero l’istituzione di 12 collegi uninominali.
In questo modo si permetterà anche alle aree di minore presenza italiana, di concorrere all’elezione del loro parlamentare. Nella prima elezione del 2006 e in quella successiva del 2008, in Europa dei parlamentari eletti (6 deputati e 2 senatori) 4 erano residenti in Svizzera. Nel 2013 sono prevalsi i candidati residenti in Svizzera (3) e in Germania (2). La massa critica di votanti in queste aree prevarrà sempre sulle altre. Così è successo in Sud America con l’Argentina (4) e il Brasile (2) che eleggono tutti e 6 i rappresentanti. Soprattutto in queste due ripartizioni l’attuale legge penalizza le comunità, pur numerose, che vivono in altri Paesi. Occorre rimediare per estendere l’opportunità di accesso alla rappresentanza parlamentare anche alle comunità di minore entità che potrebbero concorrere in un collegio uninominale!
5 o 6 collegi in Europa (dipenderà dagli iscritti Aire) significa ripartire equamente le rappresentanze politiche e permettere a tutte le comunità di concorrere alla conquista di un seggio. Si rafforzerà il rapporto tra eletti e territorio. Si eviterà di accrescere la sfiducia e il calo di votanti. Si ridurrà il costo delle campagne elettorali.
Il sistema più adatto per andare incontro a queste esigenze politiche e quello maggioritario. Penso al “Collegio uninominale”. Cioè la presenza di un solo candidato per partito (o per coalizione) in ogni collegio e l’elezione di un solo rappresentante. Una nuova legge elettorale che disciplina il voto all’estero incoraggia l’aggregazione dei partiti minori e semplifica il sistema politico evitando una proliferazione di liste tese a concorrere in vastissime aree come le attuali ripartizioni continentali e intercontinentali. Con la nuova legge che propongo l’elettore sceglie direttamente il suo candidato in un’area più ristretta e favorisce il contatto ravvicinato tra eletto/a ed elettore/trice.
Penso all’articolo 6, nel quale vengono definite le Ripartizioni. Nella proposta di legge si istituisce i collegi uninominali. L’articolo 8, nel quale si stabilisce la modalità della presentazione delle liste e dei candidati/e, che dovranno essere residenti nel collegio da almeno 3 anni. L’articolo 11, in particolar modo al comma 1, l’assegnazione dei seggi non sarà effettuata più in ragione proporzionale, ma secondo il sistema uninominale maggioritario. All’articolo 12, comma 7, si stabilisce che le buste elettorali con le schede votate, una volta tornate in Consolato non dovranno più essere spedite in Italia, all’Ufficio centrale per la circoscrizione Estero, ma scrutinate in loco nelle modalità stabilite dal successivo articolo 14. Si chiede inoltre l’istituzione di un 1 seggio ogni 2,5 mila elettori, rispetto all’attuale legge che stabilisce 1 seggio ogni 5 mila, causando lungaggini e stanchezze nello scrutinio delle schede.
Cambia anche l’articolo 13 che definisce la costituzione dei seggi elettorali presso i Consolati. Modifiche anche all’articolo 15, che stabilisce le modalità di assegnazione dei seggi”.
Sottolinea l’on. Farina che “con questa proposta di riforma della legge del 2001, n. 459 ‘Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero’ si aggiorna un meccanismo elettorale e di rappresentanza politica sulla base di 10 anni di esperienza che ci permettono di intervenire in qualità di legislatori per stabilizzare la partecipazione democratica degli italiani all’estero al riparo dai rischi di manipolazioni e inquinamenti e dai “paperoni” che nelle grandi ripartizioni possono mettere in campo ingenti risorse. Procedure trasparenti, contenimento di costi della politica ed equilibrio tra aree geografiche e tra candidati e candidate sono i principi – conclude il deputato Pd -  ai quali si ispira la mia proposta di legge”.

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