Mar01232018

Last updateGio, 18 Gen 2018 8pm

Neri dà i numeri... ma sono sbagliati

Secondo il Comitato Cuperlo Esteri
Luciano Neri, referente della mozione Renzi nel Comitato per l'estero, in una nota per la stampa, ha contestato i dati dello scrutinio all’estero forniti dal Responsabile organizzazione del PD Davide Zoggia, che dava Cuperlo al 47,5% e Renzi al 32,5, Pittella al 9% e Civati l’11%.
Neri, a nome del Comitato Renzi, afferma che i dati reali in suo possesso sono
i seguenti:
“Totale votanti all’estero: 1865
Renzi, voti 816 ( 43,8% )
Cuperlo, voti 907 ( 48,6% )
Civati, voti 207 ( 11,9% )
Pittella, voti 174 ( 9,3% )”
Purtroppo, la somma dei voti che Neri attribuisce ai singoli candidati dà un totale di 2104 voti, 239 in più rispetto al totale che lui stesso fornisce.
E, ancora, la somma delle singole percentuali fa 113.6%, chiaramente impossibile.
I dati di Neri, quindi, risultano completamente sbagliati e alimentano solo inutili e dannose polemiche per tutto il PD, che si vede così squalificare agli occhi degli osservatori esterni e dei suoi stessi militanti che non capiscono come si possa incorrere in così vistosi errori.
Zoggia, invece, ha fornito i dati corretti, semplicemente privi di soli due seggi per i quali, come lo stesso Neri scrive nel suo comunicato, è stato chiesto un chiarimento e si è in attesa di un pronunciamento del Comitato per il Congresso all’estero.
Questo è quanto risulta alla mozione Cuperlo che, in ogni caso e in qualsiasi direzioni si pronunci il Comitato per l’estero, ha vinto il congresso tra i nostri iscritti nel mondo. E che, comunque, chiede a tutti i militanti e sostenitori di ogni mozione, maggiore prudenza nelle dichiarazioni esterne e interne al Partito al fine di cautelare il lavoro e il patrimonio politico, etico e solidale che rappresenta il PD nel quale ci ritroveremo tutti insieme anche dopo l’8 dicembre.

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Carozza: scherzi da prete al CGIE o intollerabile prepotenza?

Ma chissà che non rida bene chi ride ultimo? Ammesso che ci sia qualcosa da ridere sulla tragedia delle vittime della truffa
GIAN LUIGI FERRETTI - Un terzo  (per ora)   dei Consiglieri del Cgie ha firmato la richiesta di Carlo Consiglio di mettere all'Ordine del giorno dell'Assemblea generale di fine mese il punto: "Connazionali in Svizzera truffati dal dirigente di un Ente di Patronato. Discussione e provvedimenti" e quindi, essendo le firme  già molto superiori a quelle richieste dall'art. 2 comma 1 del Regolamento, al Segretario generale non restava altra scelta che iscrivere il punto all'ordine del giorno.  
Ma Elio Carozza, evidentemente convinto che il Cgie sia roba sua e di essere quindi al di sopra delle regole, ha reagito malissimo ed ha risposto con uno scherzo di pessimo gusto, chissà come rideva mentre lo metteva in atto.
Chi frequenta il Cgie sa che al venerdì, ultimo giorno dei lavori, i partecipanti man mano se ne vanno per raggiungere i propri aerei, tanto che quando si arriva agli ultimi punti dell'Odg regolarmente la sala è semivuota e viene a mancare il numero legale.
Che si è inventato allora il buon Carozza. Ha inserito all'ultimissimo punto (addirittura dopo le varie ed eventuali!!!):  "Caso Giacchetta a Zurigo: solidarietà ai 47 connazionali coinvolti nella truffa". Chissà come avrà stabilito sarebbero solo 47  i truffati, che lui preferisce chiamare "coinvolti", termine utilizzabile sia per il carnefice che per la vittima.
Che gran furbata, deve avere pensato mentre invece si tratta di una provocazione cattiva perpetrata con arroganza, scherno ed assoluto disprezzo per le regole e per una parte consistente del CGIE.
Vedo già la scena: mentre i pochi rimasti sono già in piedi intenti ad infilarsi i cappotti, Carozza al microfono:"Attenzione un attimo - ultimo punto, solidarietà ai coinvolti nella truffa di Giacchetta - Va bene, solidarietà data - Buon rientro a tutti".
E' lo stesso Elio Carozza che ha un profilo sul sito del Partito Democratico nel quale ha scritto: "Dal 2001 al dicembre 2012 sono stato Presidente dell’INCA Belgio. Da sempre impegnato nella difesa e nel progresso degli emigrati italiani all’estero e per l’integrazione delle nuove generazioni nelle realtá particolari in cui si trovano a vivere". Proprio così: "sempre impegnati nella difesa degli emigrati italiani all'estero".
Comunque se Carrozza si fa grasse risate per la sua trovata, i firmatari della richiesta non si divertono affatto e preannunciano che metteranno in atto tutte le azioni possibili, di tutti i generi, perché vengano rispettate le regole e venga posto all'Ordine del giorno il punto come formulato dai richiedenti ("Connazionali in Svizzera truffati dal dirigente di un Ente di Patronato. Discussione e provvedimenti"); inoltre pretendono che venga previsto un tempo congruo (almeno un'ora) per la trattazione e la discussione.

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Ecco la puntata di MI MANDA RAITRE sulla truffa negli uffici INCA/CGIL a Zurigo

Il "comunista" Carozza, Segretario generale del CGIE, non vuole che il massimo organismo di rappresentanza degli italiani nel mondo si occupi del caso dei connazionali pensionati truffati dal responsabile dell'INCA/CGIL nella sede dell'INCA/CGIL.
Invece la "comunista" Rai 3 dedica un'ora della trasmissione MI MANDA RAITRE  per trattare il caso assieme ai truffati ed a Marco Tommasini, presidente del CDF (Comitato Difesa Famiglie). La vicenda viene raccontata nei dettagli e la conduttrice pronuncia parole pesantissime contro l'INCA/CGIL che ha declinato l'invito a partecipare per un civile confronto.
L'esperto della trasmissione, prof. Spadafora, non ha dubbi sul fatto che l'INCA/CGIL centrale debba rispondere civilisticamente col proprio patrimonio, incita i truffati a fare causa e si dice sicuro che vinceranno.
Vergogna per il CGIE, ma vergogna anche per tutti qugli esponenti del centro-destra che hanno fatto spallucce e non si sono minimamente occupati della vicenda.

 

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Italiani all’estero: sono loro che hanno le palle d’acciaio

CATERINA SOFFICI* - Io li vedo tutti i giorni, gli italiani di Londra. Ma qualcuno di voi li avrà visti solo a Servizio Pubblico, giovedì sera. Quelli erano soprattutto giovani, ma gli Italians of London sono ormai mezzo milione. Una crescita vertiginosa. Un fenomeno preoccupante: o almeno, io se fossi un dirigente italiano mi preoccuperei di una diaspora del genere. Invece il ministro Saccomanni è venuto a Londra a raccontare alla City che siamo un paese serio, non faremo default, ma non possiamo fare riforme e in sostanza non cambierà nulla. Tant’è che il governo, invece che far rientrare i suoi giovani, ha “deciso di aiutarli a trovare lavoro qua, dove il mercato del lavoro è più fluido e le opportunità maggiori”. Parole di ministro. Abbastanza incredibili, ma è così che ragionano i nostri politici. Però siamo di fronte a una vera fuga, negli ultimi 18 mesi sono sbarcate ufficialmente sull’isola 90mila persone.
In tanti si sono registrati all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero): triplicateli, e avrete il numero reale di quanti, giovani e meno, studenti e professionisti, lavoratori e ricercatori, hanno fatto la valigia in cerca di un futuro migliore. Perché questa è la realtà. Sono in fuga da un paese in crisi, dove scarseggia il lavoro, ma soprattutto manca una visione del futuro, una prospettiva e una chance. Quindi, mentre li sentivo parlare, a Servizio Pubblico ho pensato che il titolo del libro di Barbara Serra, in uscita in questi giorni, è proprio azzeccato: Gli italiani non sono pigri (Garzanti, pagg. 196, euro 14.90). Questo è uno degli stereotipi che ci accompagnano all’estero: gli italiani lavorano meno, vogliamo fare la pausa pranzo e la pennichella, siamo mammoni e non abbiamo quelle “palle di ferro” di cui si vanta il nostro presidente del Consiglio.
Ma Barbara Serra, giornalista di punta di Al Jazeera e volto noto anche in Italia, è una che vive all’estero da 30 anni. È una che ti dice: ho avuto fortuna che i miei si siano trasferiti quando avevo otto anni. Se rimanevo in Italia passavo le giornate guardando Rai1 e avrei pensato che per far carriera dovevo sculettare in tv, invece che sgobbare sodo, studiare, fare i turni di notte, per arrivare dove sono arrivata.
Il libro è pieno di confronti tra mentalità e spunti interessanti (sulla famiglia, il fallire e il ripartire, la costanza nel lavoro), ma due cose soprattutto mi hanno colpito. Che poi sono le stesse che trapelavano dalle parole dei ragazzi a Servizio Pubblico.
La prima: gli italiani lavorano più degli altri. Allora perché siamo considerati dei fannulloni? Perché l’Europa ha paura di noi? Perché il nostro sistema non è efficiente e grandi sforzi vanno sprecati. Parliamo troppo e non andiamo dritti al punto, come per esempio gli inglesi (l’email di un inglese è di due righe, quella di un italiano di 20). Oppure abbiamo priorità sbagliate: ci alziamo durante una riunione se arriva la telefonata di una persona più importante. Il che denota come funziona la macchina e cioè conta più mantenere buone relazioni che portare a casa il risultato.
La seconda: la meritocrazia come antitesi a nepotismo, raccomandazioni e familismo amorale. Ma meritocrazia vuol dire selezione, competizione e ambizione. E la retorica buonista italiana invece non le nomina mai. Vogliamo il merito? Sappiate che uno su mille ce la farà, gli altri no. Quei ragazzi di Servizio Pubblico invece si sono messi in gioco. Hanno fatto la valigia – a malincuore come tutti gli emigranti – e per usare le parole di Barbara Serra “è un gravissimo peccato che tanti giovani sentano il bisogno di andare all’estero per realizzarsi”.
Statene certi: una volta a Londra, nessuno li accusa più di essere pigri. Il vero disastro è che una volta qua, non hanno più voglia di tornare indietro. “Tanto l’Italia non cambierà mai, dicono”.
*il Fatto Quotidiano, 9 Novembre 2013

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Pasquale Vittorio candidato a Segretario Regionale della Regione Estero IDV

(Comunicato IDV Germania) - Nell'ambito del rinnovamento dei quadri amministrativi locali - verrà eletto anche il nuovo Segretario Regionale della Regione Estero. Siamo lieti e fieri di annunciare che il nostro Coordinatore per la Germania, Pasquale Vittorio, è candidato a questo importante e delicato ruolo. Questa candidatura nasce dall'esigenza di portare con forza nel cuore del partito le istanze specifiche degli italiani che risiedono all'estero. E' una candidatura che vuole segnare una netta discontinuità con il passato perché l'Italia dei valori si è occupata troppo poco della comunità italiana all'estero: è necessaria più presenza sul territorio e più attenzione ai problemi della gente comune come i giovani che lasciano l'Italia e devono affrontare tutte le difficoltà di un nuovo inizio in un paese straniero ma anche come quegli italiani che all'estero vivono già da decenni e all'estero hanno studiato, lavorato, formato delle famiglie. Pasquale Vittorio è la migliore garanzia affinché l'Italia dei valori stia sempre con i cittadini giorno per giorno e non si trasformi mai in un'aristocrazia narcisista mantenuti dai contribuenti.
Secondo le statistiche dell'AIRE, al 31 dicembre 2012 sono censiti 4.341.156 italiani residenti all'estero, in crescita del 3,1% rispetto al 2011. Questi dati rendono chiara la necessità per l'Italia dei valori di essere maggiormente presente e attiva sul territorio e pertanto di disporre di mezzi opportuni e di una struttura organizzativa efficiente; sia i mezzi a disposizione che la struttura organizzativa debbono tenere conto della specificità della Regione Estero che – evidentemente - non può essere equiparata a nessuna delle regioni italiane. Ci sono difficoltà specifiche, prima tra tutte la distanza, che rendono complicato lo svolgimento di qualsiasi attività. Inoltre, vivendo in nazioni diverse, gli italiani all'estero devono confrontarsi con le differenti legislazioni e con le problematiche legate alla lingua. Distanze enormi, varietà di legislazioni, problematiche legate alla lingua: tutte difficoltà che le regioni italiane non hanno.
I cittadini italiani residenti all'estero, persone che nella maggioranza dei casi mantengono un legame stretto con la patria ma che la patria spesso dimentica, quasi si trattasse di cittadini di serie B, hanno diritto ad essere ascoltati e a trovare nella politica le risposte alle lore particolari istanze. In questi anni Pasquale Vittorio si è prodigato per i suoi concittadini ed ha ricevuto innumerevoli attestati di stima persino dagli avversari politici, grazie al suo impegno sempre reale e concreto, lontano mille miglia da quella politica dei giochetti e dei sotterfugi che noi tutti detestiamo.
I punti che seguono rappresentano il nucleo del programma di Pasquale Vittorio e sono il risultato del confronto diretto con i cittadini perché solo ascoltando i cittadini ci si può impegnare per le cose che veramente contano. All'ampliamento e al miglioramento di questo programma sono invitati a partecipare gli italiani di ogni parte del mondo che possono indirizzare i loro pensieri, le loro critiche e le loro proposte via email all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

IMU
Chi ha lasciato l'Italia per lavorare all'estero è tenuto a pagare l'IMU in base all'aliquota assegnata discrezionalmente dal Comune italiano, che decide se l’immobile sia da considerare prima o seconda casa con conseguente minore o maggiore imposta.
Riteniamo questo metodo inadeguato in quanto palesemente esposto al rischio di corruzione e/o concussione. Noi chiediamo una norma chiara e univoca affinché agli italiani residenti all’estero sia riconosciuto il diritto di corrispondere l'IMU per l'unica o la prima casa che posseggono in Italia in base all'aliquota dello 0,4%. Lo stesso principio deve essere alla base di qualunque nuova forma di tassazione sulla casa che vada a sostituire l'IMU.

IVIE
L'IVIE (Imposta sul Valore degli Immobili all'Estero) è una tassa iniqua, incostituzionale e che contrasta con i principi fondamentali dell'Unione Europea. Colpisce tutti i residenti in Italia che posseggono uno o più immobili all'estero; questo significa che colpisce anche tutti gli italiani che, dopo decenni di sacrifici per potersi comprare una casa nel Paese in cui erano emigrati per trovare un lavoro, hanno deciso di rientrare in Italia. Questi cittadini si ritrovano a dover pagare, sulla loro casa all'estero, un'elevatissima e ingiustificata tassa allo stato italiano.
Come Italia dei valori – Germania abbiamo combattuto questa imposta sin dalla sua nascita nel dicembre del 2011 anche attraverso un'interrogazione parlamentare alla quale Monti non ha mai risposto e continueremo a combatterla in nome di un fondamentale principio di eguaglianza ed equità.

Rete consolare
Negli ultimi anni alla vecchia emigrazione si è aggiunta quella nuova: migliaia di italiani hanno lasciato l'Italia in cerca di un futuro migliore ma la rete consolare, invece di adeguarsi alla maggior domanda di servizi, ha chiuso alcuni uffici. Lo stato deve continuare a garantire i servizi ai cittadini residenti all’estero i quali non devono essere costretti, a causa della chiusura degli uffici nella loro zona, a viaggi lunghi ed onerosi per ottenere i documenti di cui necessitano.
Se la mancanza di risorse non consente di mantenere aperti tutti gli uffici consolari, sosteniamo l’apertura di sportelli presso gli uffici anagrafici dei comuni stranieri di residenza per mezzo di accordi bilaterali tra l'Italia e i rispettivi Paesi.

Lingua e cultura italiana
La lingua è uno degli elementi fondamentali dell'identità italiana: se la lingua italiana non viene insegnata e coltivata c’è il rischio della perdita d'identità. Noi sosteniamo che l’insegnamento della lingua italiana per la comunità italiana all’estero debba essere diffuso sul territorio e di eccellente qualità. Per ottenere questo risultato le risorse destinate a questo scopo devono essere ottimizzate.
Proponiamo che l’assunzione degli insegnanti di lingua italiana sia fatta in loco perché ciò comporterebbe un risparmio del 50%; questo permetterebbe di disporre di risorse sufficienti a finanziare ulteriori attività culturali utili alla comunità degli italiani residenti all'estero e alla diffusione della cultura italiana nei rispettivi Paesi.

Comites e CGIE
Attualmente gli organi di rappresentanza all’estero Comites (Comitati degli Italiani all'Estero) e CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all'Estero) non sono in condizione di assolvere i compiti per cui sono stati creati. Mancano fondi adeguati e, soprattutto, non è dato loro alcun potere decisionale che resta nelle mani dell´amministrazione consolare.
Comites e GGIE rivendicano più autonomia decisionale per le loro organizzazioni: noi appoggiamo questa giusta rivendicazione in nome di una maggiore efficienza a beneficio delle nostre comunità all'estero.

Integrazione degli italiani nella vita politica del paese d’adozione
Riteniamo fondamentale l'integrazione degli italiani nella vita politica del paese d’adozione, tramite accordi di reciproca cooperazione nel corso delle competizioni elettorali da stabilirsi caso per caso, studiando le possibili sinergie ove possibile nell’ambito delle alleanze internazionali con partiti che si riconoscono nei medesimi principi di IDV, come ad esempio l’ALDE – Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa.

Tutela dei bambini e delle famiglie
La tutela dei bambini e delle famiglie deve oggi essere messa in primo piano sia sul territorio nazionale che su quello mondiale. Fino ad ora nessun partito o movimento ha seriamente preso in considerazione quella che oggi può essere definita una vera emergenza e per affrontarla occorrono professionalità e competenze specifiche. Per questo motivo proponiamo di agire su più fronti e cercando di creare forti sinergie con le forze politiche presenti sul territorio, con i tecnici del settore e con i componenti della società civile.

Ambiente e Energia
Si tratta di campi di grande attualità e in forte espansione dal punto di vista degli investimenti, sia nella ricerca e sviluppo che nell’industria. Come possono gli italiani all’estero e l’IDV in particolare essere di aiuto? Nel campo della ricerca, l’IDV potrebbe promuovere la comunicazione tra università, nelle città ove è presente, favorendo lo scambio di informazioni e la presenza di ricercatori italiani per periodi di lavoro all’estero. Nel campo dell’industria si tratta di lavorare insieme a istituzioni come le Camere di Commercio o l’ICE per supportarne le attività; si devono inoltre supportare le aziende italiane a partecipare ai progetti europei, aiutandole concretamente nella fase di gestione dei rapporti con le istituzioni. La produzione dell’energia deve essere inquadrata nell’ambito di un Piano Energetico Nazionale sostenibile, che deve diventare parte integrante del programma di governo dell’IDV e che non può non prevedere un continuo confronto con l’Europa e con le attività dei paesi limitrofi.

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