Dom10212018

Last updateSab, 22 Set 2018 11am

Grande affluenza ed entusiasmo al Congresso del MAIE a Stoccarda

La parte aperta al pubblico del Congresso del MAIE a Stoccarda era prevista per le 18.30, ma già mezz'ora prima il salone dello Juventus Club era strapieno malgrado l'informazione sull'evento fosse stata affidata esclusivamente al passaparola.
Centinaia di italiani, accorsi un freddo sabato pomeriggio, hanno dimostrato che non c'è affatto disaffezione per la politica quando è avvertita come spirito di servizio.
Anna Mastrogiacomo, che è stata l'organizzatrice dell'evento assieme a Corrado Matera, ha aperto spiegando che i convegni del Maie che si susseguono in  ogni parte d'Europa dimostrano come il Movimento si stia espandendo a macchia d'olio su tutto il territorio  perché la gente  percepisce la genuinità e la sincerità dell'impegno politico a favore degli italiani all'estero. I partiti invece si fanno vivi solo in periodo elettorale e poi spariscono mentre solo il Maie ha una presenza costante e continua.
"Il Maie è fra gli italiani all'estero, con gli italiani all'estero, per gli italiani all'estero" hanno ribadito il Coordinatore europeo Gian Luigi Ferretti ed il Vice Coordinatore Luigi Billè. L'On. Mario Borghese ha mostrato tutto il suo entusiasmo di giovane impegnato e l'On. Ricardo Merlo, fondatore e presidente del Movimento, ha espresso la sua soddisfazione per una così massiccia partecipazione, si è congratulato ed ha illustrato le linee e gli scopi del Movimento Associativo Italiani all'Estero.
Ma i veri protagonisti sono stati loro, i connazionali di Stoccarda, che hanno raccontato di quando, negli anni '60 e '70, i lavoratori italiani, emigrati soprattutto dal Sud Italia per venire a lavorare per la Mercedes, vivevano nelle baracche degli ex campi di concentramento, di come il governo italiano li avesse spinti a partire e di come le loro rimesse fossero state determinanti per il boom economico italiano del dopoguerra. Ora si sentono traditi ed abbandonati dall'Italia che si ricorda di loro solo per pretendere il pagamento di tasse inique, come l'IMU sulla loro unica abitazione in Italia considerata seconda casa.
I tanti intervenuti hanno espresso molta amarezza e quasi rabbia, ma anche ringraziamento per il Maie che sta dando loro una nuova speranza e la serata è terminata in un clima di grande entusiasmo.
In precedenza c'era stata la riunione dei delegati giunti da ogni parte d'Europa, naturalmente a proprie spese come sempre,  che hanno discusso e concordato le strategie future del Maie in Europa ed hanno stilato un programma di eventi nei vari Paesi per tutto il 2014. Il Coordinatore del Canton San Gallo, Pietro Cappelli, si è impegnato ad organizzare un incontro in San Gallo nel mese di febbraio, quello della Spagna, Franco Savoia, a marzo lo farà a Madrid, Tino Rosano, Coordinatore del Canton Vaud e Antonio Mecca, Coordinatore di Baden, si sono impegnati per Ginevra ad aprile. A maggio sarà la volta del Belgio, coordinato da Volpe, a giugno di Zurigo, coordinato da Marco Tommasini. E poi Francoforte (settembre), Ticino (ottobre), Colonia (novembre).  Luigi Billè e la Coordinatrice dell'UK, Maria Iacuzio, organizzeranno un'incontro ad Edimburgo in data da destinarsi.
Per l'occasione il Coordinatore europeo Ferretti ha consegnato le nomine ufficiali a 3 nuovi Coordinatori in Svizzera (Pietro Cappello per San Gallo), Gege de Palma per il Ticino ed Antonio Mecca per Baden) che vanno ad aggiungersi ad un gruppo dirigente di primissimo piano.
A tarda serata c'è stata la gradita visita del Console generale di Stoccarda,  Francesco Catania.

comments

Offese razziste agli italiani del sindaco di Berna, ma l'Italia fa finta di niente

Il sindaco di Berna offende pesantemente gli italiani con battute razziste ma la nostra Ambasciata, su indicazione del Ministero degli esteri, non interviene.
Ormai è un classico: dovunque nel mondo gli italiani prendono schiaffi senza che l'Italia reagisca come ha dimostratoi anche il caso dei due marò.
A metà dicembre il sindaco di Berna Alexander Tschäppät, in politica dagli Anni '80 e certo non un personaggio marginale della scena pubblica elvetica, invitato sul palco di una manifestazione, per far ridere la platea  ha chiesto perché gli italiani fossero, in generale, così bassi. «La mamma dice loro di non crescere. Se diventi alto, devi andare a lavorare», ha esclamato Tschäppät.
Il quale, prima ancora, aveva raccontato con stupore di un napoletano impegnato a barcamenarsi con più lavori. «Una napoletano che lavora? E che addirittura svolge più mansioni? Impossibile», ha commentato il borgomastro svizzero, deridendo la comunità straniera più numerosa del Paese. Infatti la Confederazione Elvetica è lo Stato europeo con più immigrati (il popolazione24% della ) e gli italiani sono il 15% dei residenti venuti da fuori. 
Non tutti gli svizzeri, per la verità, sono dello stesso avviso del borgomastro bernese e di buona parte della platea.
Al giornale in lingua tedesca Tagesanzeiger, diversi cittadini hanno inviato commenti indignati sull'esibizione offensiva e di cattivo gusto di Tschäppät.
All'indomani della brutta gaffe, il quotidiano nazionale ha ricordato anche come Berna sia una città aperta e come i migranti abbiano contribuito e contribuiscano in modo essenziale alla vita economica, sociale e culturale della Confederazione elvetica.
La Svizzera, scrivono i media più autorevoli, è un Paese tollerante, anche - ma non solo - nel tentativo di salvarsi la faccia: una lettrice ha scritto di vergognarsi di fronte agli italiani per le affermazioni di Tschäppät, criticato anche da compagni di partito come Corrado Pardini («non ha il senso del limite, non era né divertente né intelligente, lasci il mestiere di comico ai professionisti») e Peter Vollmer («battute completamente inappropriate, non solo per un sindaco ma per un socialista»).
A questo punto sarebbe stato logico aspettarsi un duro intervento da parte dell'Ambasciatore italiano,  che invece se ne è stato zitto, pare per ubbidire a precise disposizioni del nostro Ministero degli esteri secondo quanto afferma il senatore Claudio Micheloni nella sua interrogazione al Ministro Emma Bonino.
"Il sindaco di Berna, Alexander Tschäppät, in occasione di una sua performance satirica nella prima metà del mese di dicembre 2013, ha proferito battute di chiaro stampo razzista nei confronti dei cittadini italiani emigrati in Svizzera, attingendo a un repertorio tanto disgustoso quanto antico e abusato: dalla bassa statura, dovuta alle mamme italiane che incitano i figli a non crescere troppo per evitare di dover lavorare, ai napoletani che non possono svolgere più di un mestiere perché a stento ne vogliono fare uno", ricorda Micheloni, che continua: "Tali battute, riportate su un organo di stampa elvetico, il quale non ha mancato di stigmatizzarne la natura discriminatoria, hanno suscitato indignazione non solo nella comunità italo-svizzera e in Italia, ma anche nell'insieme della società elvetica, come attestano le numerose e autorevoli testimonianze di solidarietà (tra le quali particolare rilievo assumono quelle di esponenti dello stesso Partito socialista cui appartiene il sindaco della capitale elvetica, quali il presidente del PSS Christian Levrat e l'ex presidente del Consiglio nazionale della Confederazione Claude Janiak) ricevute dal segretario del PD in Svizzera, Michele Schiavone, autore di una tempestiva protesta".
"L'ambasciata italiana in Svizzera, in seguito ad una specifica indicazione del Ministero degli affari esteri, - stigmatizza Micheloni – ha ritenuto di non intervenire nella vicenda, che pure ha ferito i sentimenti dei nostri concittadini residenti in Svizzera oltre alla dignità del nostro Paese. Dopo due settimane di polemiche e una denuncia penale per discriminazione razziale promossa dal giurista Carlo Alberto Di Bisceglia, dichiaratosi pronto a ritirare la denuncia in caso di scuse pubbliche (nonostante le intimidazioni anonime ricevute in seguito alla sua iniziativa), il sindaco di Berna ha ritenuto di respingere in blocco tanto le accuse di discriminazione quanto l'eventualità di scusarsi, limitandosi ipocritamente ad esprimere un rammarico ipotetico (nel caso in cui le sue battute avessero offeso qualcuno) e dichiarando di non potersi scusare per non alimentare il sospetto di agire per timore dell'azione legale, sospetto che egli ritiene evidentemente più grave e importante delle conseguenze della sua irresponsabile volgarità".
Il senatore, dunque, chiede di sapere "quale sia il motivo per cui né l'ambasciata italiana in Svizzera, né il Ministero degli affari esteri, né il Governo hanno ritenuto finora di protestare per l'accaduto" e "se il Ministro in indirizzo ritenga di intervenire quanto prima per restituire dignità all'immagine dell'Italia, affinché sia riconosciuto il valore dei sacrifici compiuti dai cittadini italiani emigrati all'estero in cerca di lavoro, in particolare nella Confederazione elvetica, e perché non siano lasciate sole, in virtù di non si sa quale paradosso dell'arte diplomatica, quelle tante forze sane della società svizzera che si battono contro il ritorno di un passato di intolleranza che tutti ricordano, o dovrebbero ricordare, con dolore e profondo rispetto e gratitudine nei confronti dei concittadini che ne hanno subito le conseguenze".

comments

L'emigrato continua a pagare l'IMU. Ma allora i famosi ordini del giorno?

Per mesi abbiamo subito il bombardamento degli ordini del giorno. Ogni eletto all'estero ha più volte annunciato ai quattro venti che era miracolosamente riuscito a fare approvare un suo ordine del giorno sull'abolizione dell'IMU per la casa in Italia del povero emigrato.
Sono gli stessi eletti all'estero che, ora che, con l'approvazione della legge di stabilito, è chiaro come il sole che gli italiani all'estero continueranno a pagare l'IMU, imbarazzati mandano in giro note supercazolate per dire in sostanza "pazienza, non è andata"
E sono gli stessi, identici, medesimi eletti all'estero che ieri hanno votato A FAVORE della legge di stabilità nella quale non c'è il benché minimo riscontro dei mirabolanti ordini del giorno

comments

Buon Natale Andrea Verde, Conte di Montecristo

GIAN LUIGI FERRETTI  - E' la Vigilia di Natale e voglio regalarvi una favola a lieto fine. C'era una volta, nel 2018, Andrea Verde che, candidatosi per la Circoscrizione estero nella lista del Pdl, fu colpito dal "fuoco amico" di che evidentemente temeva la sua concorrenza e fece girare in Internet foto ambigue subito riprese da organi di stampa importanti che si divertirono ad appioppiargli l'etichetta di "porno candidato". A nulla valsero le sue spiegazioni, ormai era partita la giostra delle risatine e delle cattiverie. Anche se, malgrado tutto, alla fine prese quasi 5.000 preferenze (e non è certo poco), per lui cominciò una lunga traversata nel deserto durata ben 5 anni: relegato ai margini, ignorato, malsopportato. A pochissimo sembravano interessare la sua intelligenza e la sua cultura (è laureato alla Bocconi, tanto per dire), ma lui non si arrese, anzi continuò imperterrito ad esprimere le sue opinioni, tanto argute quanto scomode. Poi, un bel giorno, ecco apparire un nuovo Andrea Verde, alla testa di una società che gestisce grandi alberghi in tutta Italia e adesso anche un famosissimo locale notturno di Riccione. Chi lo aveva conosciuto come lo sfigato Edmond Dantès, d'improvviso se lo è ritrovato come il vincente Conte di Montecristo.  Quanti amici ha ora Andrea Verde! Tutti gli vogliono bene e fremono dal desiderio di andarlo a trovare e riabbracciarlo…..al Pepe Nero, il night club di Riccione pieno di gnocca di cui è diventato proprietario. Entrata, consumazione e quant'alro gratis, naturalmente, proprio in virtù dell'amicizia.
Quanto me la godo ad osservare la natura umana!
Buon Natale, Andrea, amico mio di sempre, tu mi conosci e sai già che io sarò uno dei pochi a non venirti a trovare a Ricione come sai che sarò pronto a litigare con te, a sangue ma con rispetto, su un'opinione o un personaggio.
E vivremo felici e contenti.

comments

Grillo: Chiusura di sedi consolari all'estero: quando si dice coincidenza!

(Dal blog di Beppe Grillo) - Solo qualche giorno fa avevamo presentato una risoluzione in commissione contro la chiusura delle sedi consolari in fase di attuazione e di quelle recentemente annunciate.
Nella risoluzione si prendeva atto di quanto affermato dal Direttore Generale per le Risorse e l'Innovazione, Ministro Elisabetta Belloni che, nel corso della recente Assemblea Plenaria del CGIE, insisteva che le chiusure in atto e quelle programmate derivano da un preciso obbligo di legge: è quanto ingiungerebbe il DL 95/2012.
La risoluzione faceva osservare che "si può rispettare lo spirito della legge, cioè l'obiettivo del risparmio, senza toccare le nostre strutture consolari" e che il numero magico "33" (il numero delle strutture da chiudere) non deve essere inteso quale limite invalicabile alla possibilità di trovare valide alternative per il raggiungimento dell'obiettivo finale che la legge si prefigge, e cioè il risparmio. Veniva perciò chiesto al governo di predisporre un piano alternativo che preveda non solo la razionalizzazione della rete, ma anche tagli mirati alla spesa e, soprattutto, l'eliminazione di sprechi e diseconomie.
Invece, che coincidenza!, cosa ci tocca leggere su "Il Fatto Quotidiano" del 4 dicembre?
Che il MAE (acronimo per Ministero Affari Esteri) sarà sostituito dal MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Italiana), l'ennesimo carrozzone mangiasoldi. Ai piani nobili della Farnesina si sono fatti un bel regalo di Natale, che non finisce con le prossime festività, ma, come si conviene ad un regalo di pregio, dura nel tempo e va ad accontentare un po' tutti i soggetti potenziali fruitori. Sono ammessi a giocarci e a trastullarcisi i componenti delle varie caste, dai politici ai diplomatici, dai partiti ai grand commis dello Stato. Che pacchia: doppi posti e doppi costi! E tutto per la modica cifra di 26 milioni di Euro all'anno. Chi ha voglia di saperne di più, può cliccare qui sotto.
Intanto si tagliano spensieratamente - non crediamo alle lacrime di coccodrillo di quelli che dicono "quanto ci dispiace!" - i servizi consolari e la stessa rete all'estero per ottenere un risparmio che, oltre a non essere stato quantificato con sufficiente approssimazione, è stato stimato di importo talmente esiguo da non giustificare il grave disagio che la soppressione delle sedi provoca all'utenza perché si tradurrebbe in una contrazione delle attività a favore dei nostri connazionali proprio in un momento in cui i flussi migratori verso l'estero, soprattutto dei nostri giovani in cerca di lavoro, hanno subito una tragica impennata.
E che dire della chiusura degli Istituti di Cultura, di quelle strutture, cioè, che pur tra mille difficoltà finanziarie, cercano di promuovere l'immenso patrimonio culturale che il mondo ci invidia, le nostre città d'arte, i nostri siti archeologici, i nostri tesori, patrimonio universale dell'umanità, e ciò facendo portano ricchezza economica al Paese?
Beh, se prima eravamo critici di fronte al piano di riorganizzazione della rete estera, ora, di fronte a tale ingordigia, non possiamo che essere inc...ti!
Non staremo semplicemente a guardare!

comments