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Last updateSab, 22 Set 2018 11am

Folla entusiasta per il MAIE a San Gallo

E il 12 Aprile Assemblea a Ginevra
Continua inarrestabile la marcia trionfale del MAIE sul territorio europeo. Una dopo l'altra si susseguono riunioni del MAIE, ogni volta in una località diversa, che riscuotono strepitosi afflussi di pubblico e suscitano grande entusiasmo. Sabato è stata la volta di San Gallo dove 200 connazionali hanno riempito la sala dove si è svolta l'Assemblea del MAIE.
E' stato un pubblico attento, curioso di conoscere meglio il Movimento Associativo, che ben presto si è lasciato prendere dall'entusiasmo quando ha ascoltato, con un linguaggio nuovo, nuovi concetti. Non si è parlato di ideologie nè di divisioni partitiche, ma di unione fra gli italiani all'estero per contare di più. Senza stare a pensare ad elezioni, preferenze, seggi.
E' stata apprezzata la presenza del Console italiano di San Gallo, Paolo Alimonti. Hanno portato il loro saluto Sergio Giacinti, Presidente del Comites di San Gallo e Pietro Gianinazzi, Presidente dell' ASDLI (Associazione Svizzera Della Lingua Italiana). La scrittrice Zaira Sellerio ha presentato il suo libro "Dal profondo del cuore".
Entrando poi nel vivo della serata, Antonio Mecca ha presentato il padrone di casa, il Coordinatore del MAIE a San Gallo Pietro Cappelli, conosciutissimo in tutta la Svizzera come "re del panettone", che ha salutato i presenti ed ha introdotto i relatori.
Gian Luigi Ferretti, Coordinatore del MAIE Europa, ha ricordato quanto gli emigrati italiani abbiano contribuito con le loro rimesse alla rinascita dell'Italia dopo la guerra, a costo di sofferenze, sacrifici, fatica e umiliazioni. Anche il successo del Made in Italy si deve a chi ha portato dovunque il gusto per il bello e per il buono italiani.
"Non ci aspettiamo riconoscenza in cambio", ha affermato Ferretti, "perché dall'Italia non pretendiamo nulla. Nulla di più di quanto sia nostro diritto avere come cittadini italiani uguali agli altri. Quindi lo Stato italiano deve garantirci i servizi essenziali come fa con chi risiede in Italia. E invece negli ultimi tempi, con le chiusure del Consolati, uno dietro l'altro, compreso quello di San Gallo, veniamo lasciati a noi stessi, obbligati a lunghi viaggi per ogni necessità, ogni documento".
Ferretti ha sottolineato come gli italiani all'estero in realtà non chiedono attenzioni positive da parte della Patria, ma non si meritano quelle negative che li stanno colpendo. Come non bastassero i dissali dovuti alle chiusure, solo a noi viene fatta pagare l'IMU come seconda casa. Un'altra brillante mente aveva persino ideato una tassa del 20% sui nostri risparmi che inviamo alle nostre famiglie in Italia; fortunatamente questa misura è rientrata in questi giorni.
Il più giovane parlamentare eletto all'estero, l'On. Mario Borghese, ha relazionato sul suo recente incontro ufficiale con il Presidente del Consiglio incaricato, Matteo Renzi. La delegazione del MAIE è stata l'unica ad avere prospettato le istanze degli italiani nel mondo come ha anche fatto notare il Corriere della Sera di sabato. Borghese si è anche soffermato sulla necessità di tutelare il lavoro italiano nel mondo ed i prodotti italiani anche attraverso marchi specifici ad esempio per quanto riguarda la nostra ristorazione.
Il fondatore e Presidente del MAIE, l'On. Ricardo Merlo, ha spiegato come è nato il Movimento, cosa rappresenta e cosa si prefigge. Ha ripercorso le tappe che hanno portato quello che era stato creato come movimento culturale fra le comunità italiane di Buenos Aires ad espandersi rapidamente in tutto il Sud America diventando la più grande forza politica dell'emigrazione italiana. E poi come, da fenomeno sudamericano, il MAIE sia diventato fenomeno mondiale presente in tutti i Paesi di tutti i continenti.
"In Europa, grazie a Gian Luigi Ferretti, un esperto nel mondo del emigrazione, e a tutti i dirigenti che lo accompagnano in questa costruzione política, stiamo crescendo con una rapidità sorprendente in maniera esponenziale", ha detto Merlo, che ha continuato: "Ho finora partecipato a tutti gli eventi organizzati in questo continente che veniva considerato un feudo inespugnabile della partitocrazia romana. Ma i connazionali che ci supportano e che aderiscono al nostro progetto político in ogni evento dovunque (e anche oggi qui a San Gallo) mi consentono di affermare senza tema di smentita che attualmente siamo in grado di affrontare qualsiasi sfida elettorale anche qui in Europa con molte probabilità di vincere ".
Ma il MAIE Europa continua a lavorare e a stare vicino ai nostri connazionali. Archiviato il bagno di folla di San Gallo, si sta già preparando la prossima tappa: l'Assemblea di sabato 12 aprile a Ginevra.
In fondo alla pagina: Ampio servizio della Televisione Svizzera

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La delegazione del MAIE alle consultazioni di Matteo Renzi

“Abbiamo trovato una sensibilità vera nei confronti degli italiani all’estero” hanno dichiarato all’uscita l’On. Mario Borghese e l’On. Franco Bruno che hanno detto a Renzi che un buon punto di partenza sarebbe mettere nella squadra di Governo un rappresentante eletto all’estero
Nell'ambito delle consultazioni per la formazione del nuovo governo, il Presidente del Consiglio incaricato, Matteo Renzi, ha incontrato nella sala del cavaliere a Montecitorio la delegazione del MAIE formata dall'On. Franco Bruno e dall'On. Mario Borghese.
Al termina il più giovane deputato eletto all’estero, l’on. Mario Borghese ha dichiarato:” Abbiamo parlato specificamente degli italiani all’estero, questo è un buon segnale. Spero  che troveremo il modo di concordare un programma che tenga conto delle necessità della nostra comunità residente all’estero. Il MAIE intende  inserire nell’ agenda di governo politiche per gli italiani all’estero (oggi assenti).
Gli incontri finora avuti col Presidente della Repubblica e con il Premier incaricato, Matteo Renzi, confermano che é la  nostra costruzione politica che ci darà l’opportunità di cambiare veramente le cose, e rappresentare con presenza politica e dignità gli interessi dei nostri connazionali emigrati e i dei loro discendenti”.
L’on. Franco Bruno ha ribadito di aver riscontrato da parte di Renzi grande attenzione  per i temi posti dal MAIE “Il premier è attento ai numeri: sa che gli italiani all’estero sono un settore fondamentale per il nostro paese. Speriamo che ci siano le premesse per fare un lavoro insieme e andiamo a verificarle. Ma per quanto ci riguarda direttamente, abbiamo detto a Renzi che  un buon punto di  partenza sarebbe mettere nella squadra di Governo un rappresentante eletto all’estero: ciò a conferma di una vera attenzione del nuovo Governo verso i connazionali residenti all’estero e come segnale di forte discontinuità con quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni”.”
Dal canto suo, il presidente del MAIE, on. Ricardo Merlo, ha tenuto a precisare: “L’appoggio del MAIE al Governo é condizionato al programma e ai fatti”.

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Referendum in Svizzera. Elettori spaccati ma vince sì a quote per immigrati

Il 50,4% degli elettori svizzeri ha detto di sì alle quote per l'immigrazione, secondo una proiezione dell'istituto Gfs. I no sono al 49,6%, quando mancano ancora i risultati di Berna e Zurigo. L'esito era già previsto sul filo del rasoio per il referendum "Contro l'immigrazione di massa". Globalmente, la Svizzera francofona ha tendenzialmente votato contro l'iniziativa, mentre in Ticino e nei Cantoni di lingua tedesca la maggioranza ha votato a favore. Gli elvetici sono stati chiamati a pronunciarsi sull'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa" promossa dalla destra conservatrice. Il testo sull'immigrazione chiede l'introduzione di tetti massimi e contingenti annuali per tutti gli stranieri, "stabiliti in funzione degli interessi globali dell'economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri".
Se accettato metterebbe a rischio gli accordi sulla libera circolazione delle persone in vigore tra la Svizzera e l'Unione europea.
Le conseguenze della votazione odierna sono molto pesanti ma non immediate: il referendum impegna adesso il governo svizzero a rinegoziare entro tre anni tutti i trattati internazionali sulla circolazione degli stranieri nel paese. Il voto colpisce in maniera particolare i cittadini italiani – sono circa 60mila - che lavorano come pendolari in Canton Ticino. Anche per loro, che oggi hanno libero acceso nella Confederazione, potrebbe scattare il numero chiuso; l’obiettivo dei promotori dell’iniziativa è infatti che nelle assunzioni nei luoghi di lavoro venga data la precedenza ai cittadini elvetici e che solo in mancanza di disponibilità da parte di questi ultimi possano essere accettati stranieri.
A partire dal 2008 invece migliaia di italiani avevano trovato impiego al di là della frontiera in virtù del fatto che accettano salari più bassi rispetto a quelli richiesti dagli svizzeri. Col passare del tempo ciò ha creato tensioni (specialmente in Ticino, ed ecco spiegata la valanga di sì raccolta dall’iniziativa) nonostante il tasso di disoccupazione sia attualmente attorno al 4%.

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Giovane abruzzese arrestato in Venezuela, appello alla Bonino

Il consigliere regionale abruzzese di Forza Italia, Ricardo Chiavaroli, sollecitato dalla comunita' italo-venezuelana, ha rivolto  un appello al ministro degli Esteri Emma Bonino affinche', "pur nella riservatezza diplomatica utile in simili casi, si abbiamo notizie di Giuseppe Di Fabio e si possa al piu' presto procedere alla sua liberazione".
Di Fabio, originario di Corvara (Pescara), era stato arrestato lo scorso 2 febbraio, accusato di aver partecipato alle proteste di fronte all'hotel Venetur, dove alloggiava la squadra cubana di baseball che partecipava alla 'Serie del Caribe'. Ventitre' anni, il giovane e' consigliere a Maneiro, isola di Margarita. Militante del partito di opposizione a quello chavista del presidente Nicolas Maduro, viene accusato dal procuratore Erarthy Salazar di associazione per delinquere, istigazione alla violenza e resistenza a pubblico ufficiale. La sorella di Giuseppe Di Fabio, che vive a Castiglione a Casauria (Pescara), Rosalia Isabel, sostiene che il fratello il giorno dell'arresto si trovava a caccia nel continente. Il 13 febbraio anch'ella aveva lanciato un appello sia alla Bonino che al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano mentre il giorno successivo la deputata del Pd Vittoria D'Incecco, aveva sollecitato l'intervento del governo italiano.
Secondo Chiavaroli "in Venezuela continua in queste ore la mobilitazione pacifica e popolare contro il governo Maduro per chiedere maggiore liberta' e democrazia. Sulla vicenda di Giuseppe Di Fabio e sulla sua situazione di detenzione, pero', non si hanno piu' notizie e cio' - conclude Chiavaroli - crea grande preoccupazione per i suoi familiari che sono sia in Abruzzo che in Venezuela"

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Voto all’estero, luci e ombre nella proposta Pd

Con la proposta presentata dal Pd imbrogliare e mischiare le carte sarà davvero più difficile? E come cambierebbe il voto oltre confine?

Ricky Filosa (ItaliaChiamaItalia.it) - Il Partito Democratico ha presentato nei giorni scorsi la sua proposta di riforma per il voto all'estero, proposta di legge sottoscritta anche dal presidente del Movimento Associativo Italiani all'Estero, On. Ricardo Merlo. Di  regole certe per le elezioni oltre confine si parla da anni, fra gli addetti ai lavori, e ormai a tutti è chiaro che l'attuale meccanismo di voto degli italiani nel mondo è una boiata pazzesca. Con il sistema in vigore è facile imbrogliare, mischiare le carte, comprare voti e schede elettorali. Con la proposta presentata dal Pd fare tutto questo sarà più difficile? E come cambierebbe il voto?

La principale novità che abbiamo riscontrato è, a nostro parere, l'inversione dell'opzione, ovvero la creazione di un registro degli elettori al quale i connazionali dovranno iscriversi dimostrando la propria volontà di esercitare il voto. Dunque, i plichi elettorali verrebbero inviati non più a tutti gli iscritti AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all'Estero), ma solo a coloro che esprimessero in maniera esplicita la volontà di votare. Un passo avanti, questo, certamente: si eviterebbe così di inviare schede elettorali a persone morte, a cittadini che hanno cambiato la propria residenza (al momento dell'iscrizione al registro elettorale verrebbe confermato ed eventualmente aggiornato il proprio indirizzo), a cittadini pronti a vendere il proprio voto, incapaci di vedere nella politica la gestione del bene comune.

In questo modo si metterebbe un freno anche all'attività "collaterale" dei tanti patronati italiani all'estero, che nelle scorse campagne elettorali hanno sempre agito come fabbriche di voti a favore dei propri candidati di riferimento. A dirla tutta, basterebbe che i patronati si organizzassero nel modo giusto - e ne sono capaci! - e lavorassero per fare in modo di registrare i propri iscritti al registro degli elettori: in questo modo si garantirebbero in ogni caso una buona base di voti certi.

Comunque l'inversione dell'opzione ci piace: saranno in meno a votare, ma chi voterà avrà dimostrato di volerlo fare, di tenerci davvero a dire la propria e a esercitare il proprio diritto-dovere di elettore.

Altro aspetto della proposta riguarda la stampa delle schede elettorali in Italia. Fino adesso, infatti, in caso di elezioni, le schede elettorali verrebbero stampate sul territorio, oltre confine. Abbiamo assistito, in passato, a vere e proprie truffe anche per quanto riguarda la stampa delle schede: schede false, taroccate, o stampate in misura maggiore rispetto alle reali necessità e poi sostituite con quelle originali e già votate. Il fatto di stampare in Italia le schede potrebbe dare maggiore garanzia e assicurare così un minimo di sicurezza al voto estero.

Nella proposta dem si fa anche riferimento alla necessità, da parte dell'elettore, di firmare il proprio certificato elettorale "con l'indicazione del numero identificativo del proprio passaporto o della carta d'identità o di un documento d'identità valido rilasciato dal Paese di residenza e riconosciuto dal ministero dell'Interno". Si era parlato in passato di inserire una fotocopia del proprio documento: evidentemente questo processo è stato ritenuto tedioso o difficile da applicare. Siamo curiosi, tuttavia, di capire come, al momento dello scrutinio, potrà essere confermato il numero di passaporto di un determinato elettore. Negli elenchi in possesso degli scrutatori sarà presente? Sarà anche presente il numero del documento straniero? Nel mio caso particolare, ad esempio, gli scrutatori in Italia avranno a disposizione il numero della mia cedula - carta d'identità - dominicana? Domande a cui ci piacerebbe avere una risposta certa.

Ancora: davvero gli scrutatori presteranno la giusta attenzione al numero del documento indicato? Oppure i loro occhi si incroceranno fra migliaia e migliaia di numeri e il loro cervello andrà in tilt? Lo scrutatore, si legge, "verifica la corrispondenza del numero del passaporto o della carta d'identità dell'elettore o del documento d'identità valido rilasciato dal Paese di residenza e riconosciuto dal ministero dell'Interno, inseriti nelle buste, con i dati inseriti nell'elenco". Quell'elenco in cui, si suppone, dovrebbero esserci tutti i dati in questione. Speriamo bene! Abbiamo assistito in passato a quella bolgia infernale che è lo scrutinio del voto estero: gente impreparata, frettolosa, menefreghista, da cui dipende il risultato di un voto che coinvolge milioni di italiani. Mah.

Altra novità: i comitati elettorali. Nulla da dire su questo, ci voleva. Così, recita il testo della proposta di legge che stiamo analizzando, "in occasione di ciascuna tornata elettorale o referendaria, presso gli uffici consolari, sono costituiti appositi comitati elettorali, ai quali compete il controllo di ciascuna delle operazioni previste" in occasione del voto. Uno sguardo attento da parte di coloro che saranno indicati a far parte di questi comitati, potrebbe fare la differenza.

Ultima delle principali novità contenute nella proposta di legge del Pd è quella che riguarda lo spoglio. Non più in un'unica città, come avvenuto finora (a Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma), ma in quattro città italiane diverse. "Presso le Corti di Appello di Roma, Firenze, Milano e Napoli, entro tre giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di convocazione dei comizi elettorali, sono istituiti gli uffici centrali per la circoscrizione Estero". Cosa cambia rispetto a prima? Poco, ci sembra. Qual è la differenza fra una bolgia infernale situata in un unico posto e quattro bolge infernali dislocate in diverse zone della Penisola?

Insomma, la proposta di legge targata Pd ha luci e ombre. Grazie al Cielo sia Pd che MAIE hanno ammesso "tutto può essere migliorato, ma questa è una proposta base su cui poter lavorare". Un inizio, insomma. D'accordo. Cominciamo tutti a spremerci le meningi allora, e comincino a farlo soprattutto coloro che siedono in Parlamento in rappresentanza delle comunità all'estero, perché sul voto degli italiani nel mondo tanto si è detto e si è scritto e sarebbe davvero l'ora di portare a termine un lavoro ben fatto e non un altro pasticcio. Nel frattempo, da parte nostra continuiamo a chiederci perché si continui a non considerare il voto elettronico (come si è fatto per le elezioni dei Comites, del resto: dunque voto elettronico non più un tabù) e perché si continui a scartare l'ipotesi di istituire dei seggi presso i consolati, le ambasciate, gli istituti di cultura o altri luoghi indicati d'accordo con il ministero dell'Interno e con quello degli Esteri. E' così difficile pensare a un sistema misto, nel quale il connazionale possa avere a disposizione il voto per corrispondenza (migliorato in tutti i suoi aspetti), il voto elettronico e il voto nei seggi? La Francia questo sistema misto lo usa già, e ciascun francese oltre confine sceglie il modo con cui votare. Perché non possiamo farlo anche noi? Cos'ha la Francia che noi non abbiamo, a parte lo champagne e la torre Eiffel?

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