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Last updateGio, 18 Gen 2018 8pm

Referendum in Svizzera. Elettori spaccati ma vince sì a quote per immigrati

Il 50,4% degli elettori svizzeri ha detto di sì alle quote per l'immigrazione, secondo una proiezione dell'istituto Gfs. I no sono al 49,6%, quando mancano ancora i risultati di Berna e Zurigo. L'esito era già previsto sul filo del rasoio per il referendum "Contro l'immigrazione di massa". Globalmente, la Svizzera francofona ha tendenzialmente votato contro l'iniziativa, mentre in Ticino e nei Cantoni di lingua tedesca la maggioranza ha votato a favore. Gli elvetici sono stati chiamati a pronunciarsi sull'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa" promossa dalla destra conservatrice. Il testo sull'immigrazione chiede l'introduzione di tetti massimi e contingenti annuali per tutti gli stranieri, "stabiliti in funzione degli interessi globali dell'economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri".
Se accettato metterebbe a rischio gli accordi sulla libera circolazione delle persone in vigore tra la Svizzera e l'Unione europea.
Le conseguenze della votazione odierna sono molto pesanti ma non immediate: il referendum impegna adesso il governo svizzero a rinegoziare entro tre anni tutti i trattati internazionali sulla circolazione degli stranieri nel paese. Il voto colpisce in maniera particolare i cittadini italiani – sono circa 60mila - che lavorano come pendolari in Canton Ticino. Anche per loro, che oggi hanno libero acceso nella Confederazione, potrebbe scattare il numero chiuso; l’obiettivo dei promotori dell’iniziativa è infatti che nelle assunzioni nei luoghi di lavoro venga data la precedenza ai cittadini elvetici e che solo in mancanza di disponibilità da parte di questi ultimi possano essere accettati stranieri.
A partire dal 2008 invece migliaia di italiani avevano trovato impiego al di là della frontiera in virtù del fatto che accettano salari più bassi rispetto a quelli richiesti dagli svizzeri. Col passare del tempo ciò ha creato tensioni (specialmente in Ticino, ed ecco spiegata la valanga di sì raccolta dall’iniziativa) nonostante il tasso di disoccupazione sia attualmente attorno al 4%.

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Voto all’estero, luci e ombre nella proposta Pd

Con la proposta presentata dal Pd imbrogliare e mischiare le carte sarà davvero più difficile? E come cambierebbe il voto oltre confine?

Ricky Filosa (ItaliaChiamaItalia.it) - Il Partito Democratico ha presentato nei giorni scorsi la sua proposta di riforma per il voto all'estero, proposta di legge sottoscritta anche dal presidente del Movimento Associativo Italiani all'Estero, On. Ricardo Merlo. Di  regole certe per le elezioni oltre confine si parla da anni, fra gli addetti ai lavori, e ormai a tutti è chiaro che l'attuale meccanismo di voto degli italiani nel mondo è una boiata pazzesca. Con il sistema in vigore è facile imbrogliare, mischiare le carte, comprare voti e schede elettorali. Con la proposta presentata dal Pd fare tutto questo sarà più difficile? E come cambierebbe il voto?

La principale novità che abbiamo riscontrato è, a nostro parere, l'inversione dell'opzione, ovvero la creazione di un registro degli elettori al quale i connazionali dovranno iscriversi dimostrando la propria volontà di esercitare il voto. Dunque, i plichi elettorali verrebbero inviati non più a tutti gli iscritti AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all'Estero), ma solo a coloro che esprimessero in maniera esplicita la volontà di votare. Un passo avanti, questo, certamente: si eviterebbe così di inviare schede elettorali a persone morte, a cittadini che hanno cambiato la propria residenza (al momento dell'iscrizione al registro elettorale verrebbe confermato ed eventualmente aggiornato il proprio indirizzo), a cittadini pronti a vendere il proprio voto, incapaci di vedere nella politica la gestione del bene comune.

In questo modo si metterebbe un freno anche all'attività "collaterale" dei tanti patronati italiani all'estero, che nelle scorse campagne elettorali hanno sempre agito come fabbriche di voti a favore dei propri candidati di riferimento. A dirla tutta, basterebbe che i patronati si organizzassero nel modo giusto - e ne sono capaci! - e lavorassero per fare in modo di registrare i propri iscritti al registro degli elettori: in questo modo si garantirebbero in ogni caso una buona base di voti certi.

Comunque l'inversione dell'opzione ci piace: saranno in meno a votare, ma chi voterà avrà dimostrato di volerlo fare, di tenerci davvero a dire la propria e a esercitare il proprio diritto-dovere di elettore.

Altro aspetto della proposta riguarda la stampa delle schede elettorali in Italia. Fino adesso, infatti, in caso di elezioni, le schede elettorali verrebbero stampate sul territorio, oltre confine. Abbiamo assistito, in passato, a vere e proprie truffe anche per quanto riguarda la stampa delle schede: schede false, taroccate, o stampate in misura maggiore rispetto alle reali necessità e poi sostituite con quelle originali e già votate. Il fatto di stampare in Italia le schede potrebbe dare maggiore garanzia e assicurare così un minimo di sicurezza al voto estero.

Nella proposta dem si fa anche riferimento alla necessità, da parte dell'elettore, di firmare il proprio certificato elettorale "con l'indicazione del numero identificativo del proprio passaporto o della carta d'identità o di un documento d'identità valido rilasciato dal Paese di residenza e riconosciuto dal ministero dell'Interno". Si era parlato in passato di inserire una fotocopia del proprio documento: evidentemente questo processo è stato ritenuto tedioso o difficile da applicare. Siamo curiosi, tuttavia, di capire come, al momento dello scrutinio, potrà essere confermato il numero di passaporto di un determinato elettore. Negli elenchi in possesso degli scrutatori sarà presente? Sarà anche presente il numero del documento straniero? Nel mio caso particolare, ad esempio, gli scrutatori in Italia avranno a disposizione il numero della mia cedula - carta d'identità - dominicana? Domande a cui ci piacerebbe avere una risposta certa.

Ancora: davvero gli scrutatori presteranno la giusta attenzione al numero del documento indicato? Oppure i loro occhi si incroceranno fra migliaia e migliaia di numeri e il loro cervello andrà in tilt? Lo scrutatore, si legge, "verifica la corrispondenza del numero del passaporto o della carta d'identità dell'elettore o del documento d'identità valido rilasciato dal Paese di residenza e riconosciuto dal ministero dell'Interno, inseriti nelle buste, con i dati inseriti nell'elenco". Quell'elenco in cui, si suppone, dovrebbero esserci tutti i dati in questione. Speriamo bene! Abbiamo assistito in passato a quella bolgia infernale che è lo scrutinio del voto estero: gente impreparata, frettolosa, menefreghista, da cui dipende il risultato di un voto che coinvolge milioni di italiani. Mah.

Altra novità: i comitati elettorali. Nulla da dire su questo, ci voleva. Così, recita il testo della proposta di legge che stiamo analizzando, "in occasione di ciascuna tornata elettorale o referendaria, presso gli uffici consolari, sono costituiti appositi comitati elettorali, ai quali compete il controllo di ciascuna delle operazioni previste" in occasione del voto. Uno sguardo attento da parte di coloro che saranno indicati a far parte di questi comitati, potrebbe fare la differenza.

Ultima delle principali novità contenute nella proposta di legge del Pd è quella che riguarda lo spoglio. Non più in un'unica città, come avvenuto finora (a Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma), ma in quattro città italiane diverse. "Presso le Corti di Appello di Roma, Firenze, Milano e Napoli, entro tre giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di convocazione dei comizi elettorali, sono istituiti gli uffici centrali per la circoscrizione Estero". Cosa cambia rispetto a prima? Poco, ci sembra. Qual è la differenza fra una bolgia infernale situata in un unico posto e quattro bolge infernali dislocate in diverse zone della Penisola?

Insomma, la proposta di legge targata Pd ha luci e ombre. Grazie al Cielo sia Pd che MAIE hanno ammesso "tutto può essere migliorato, ma questa è una proposta base su cui poter lavorare". Un inizio, insomma. D'accordo. Cominciamo tutti a spremerci le meningi allora, e comincino a farlo soprattutto coloro che siedono in Parlamento in rappresentanza delle comunità all'estero, perché sul voto degli italiani nel mondo tanto si è detto e si è scritto e sarebbe davvero l'ora di portare a termine un lavoro ben fatto e non un altro pasticcio. Nel frattempo, da parte nostra continuiamo a chiederci perché si continui a non considerare il voto elettronico (come si è fatto per le elezioni dei Comites, del resto: dunque voto elettronico non più un tabù) e perché si continui a scartare l'ipotesi di istituire dei seggi presso i consolati, le ambasciate, gli istituti di cultura o altri luoghi indicati d'accordo con il ministero dell'Interno e con quello degli Esteri. E' così difficile pensare a un sistema misto, nel quale il connazionale possa avere a disposizione il voto per corrispondenza (migliorato in tutti i suoi aspetti), il voto elettronico e il voto nei seggi? La Francia questo sistema misto lo usa già, e ciascun francese oltre confine sceglie il modo con cui votare. Perché non possiamo farlo anche noi? Cos'ha la Francia che noi non abbiamo, a parte lo champagne e la torre Eiffel?

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Offese razziste agli italiani del sindaco di Berna, ma l'Italia fa finta di niente

Il sindaco di Berna offende pesantemente gli italiani con battute razziste ma la nostra Ambasciata, su indicazione del Ministero degli esteri, non interviene.
Ormai è un classico: dovunque nel mondo gli italiani prendono schiaffi senza che l'Italia reagisca come ha dimostratoi anche il caso dei due marò.
A metà dicembre il sindaco di Berna Alexander Tschäppät, in politica dagli Anni '80 e certo non un personaggio marginale della scena pubblica elvetica, invitato sul palco di una manifestazione, per far ridere la platea  ha chiesto perché gli italiani fossero, in generale, così bassi. «La mamma dice loro di non crescere. Se diventi alto, devi andare a lavorare», ha esclamato Tschäppät.
Il quale, prima ancora, aveva raccontato con stupore di un napoletano impegnato a barcamenarsi con più lavori. «Una napoletano che lavora? E che addirittura svolge più mansioni? Impossibile», ha commentato il borgomastro svizzero, deridendo la comunità straniera più numerosa del Paese. Infatti la Confederazione Elvetica è lo Stato europeo con più immigrati (il popolazione24% della ) e gli italiani sono il 15% dei residenti venuti da fuori. 
Non tutti gli svizzeri, per la verità, sono dello stesso avviso del borgomastro bernese e di buona parte della platea.
Al giornale in lingua tedesca Tagesanzeiger, diversi cittadini hanno inviato commenti indignati sull'esibizione offensiva e di cattivo gusto di Tschäppät.
All'indomani della brutta gaffe, il quotidiano nazionale ha ricordato anche come Berna sia una città aperta e come i migranti abbiano contribuito e contribuiscano in modo essenziale alla vita economica, sociale e culturale della Confederazione elvetica.
La Svizzera, scrivono i media più autorevoli, è un Paese tollerante, anche - ma non solo - nel tentativo di salvarsi la faccia: una lettrice ha scritto di vergognarsi di fronte agli italiani per le affermazioni di Tschäppät, criticato anche da compagni di partito come Corrado Pardini («non ha il senso del limite, non era né divertente né intelligente, lasci il mestiere di comico ai professionisti») e Peter Vollmer («battute completamente inappropriate, non solo per un sindaco ma per un socialista»).
A questo punto sarebbe stato logico aspettarsi un duro intervento da parte dell'Ambasciatore italiano,  che invece se ne è stato zitto, pare per ubbidire a precise disposizioni del nostro Ministero degli esteri secondo quanto afferma il senatore Claudio Micheloni nella sua interrogazione al Ministro Emma Bonino.
"Il sindaco di Berna, Alexander Tschäppät, in occasione di una sua performance satirica nella prima metà del mese di dicembre 2013, ha proferito battute di chiaro stampo razzista nei confronti dei cittadini italiani emigrati in Svizzera, attingendo a un repertorio tanto disgustoso quanto antico e abusato: dalla bassa statura, dovuta alle mamme italiane che incitano i figli a non crescere troppo per evitare di dover lavorare, ai napoletani che non possono svolgere più di un mestiere perché a stento ne vogliono fare uno", ricorda Micheloni, che continua: "Tali battute, riportate su un organo di stampa elvetico, il quale non ha mancato di stigmatizzarne la natura discriminatoria, hanno suscitato indignazione non solo nella comunità italo-svizzera e in Italia, ma anche nell'insieme della società elvetica, come attestano le numerose e autorevoli testimonianze di solidarietà (tra le quali particolare rilievo assumono quelle di esponenti dello stesso Partito socialista cui appartiene il sindaco della capitale elvetica, quali il presidente del PSS Christian Levrat e l'ex presidente del Consiglio nazionale della Confederazione Claude Janiak) ricevute dal segretario del PD in Svizzera, Michele Schiavone, autore di una tempestiva protesta".
"L'ambasciata italiana in Svizzera, in seguito ad una specifica indicazione del Ministero degli affari esteri, - stigmatizza Micheloni – ha ritenuto di non intervenire nella vicenda, che pure ha ferito i sentimenti dei nostri concittadini residenti in Svizzera oltre alla dignità del nostro Paese. Dopo due settimane di polemiche e una denuncia penale per discriminazione razziale promossa dal giurista Carlo Alberto Di Bisceglia, dichiaratosi pronto a ritirare la denuncia in caso di scuse pubbliche (nonostante le intimidazioni anonime ricevute in seguito alla sua iniziativa), il sindaco di Berna ha ritenuto di respingere in blocco tanto le accuse di discriminazione quanto l'eventualità di scusarsi, limitandosi ipocritamente ad esprimere un rammarico ipotetico (nel caso in cui le sue battute avessero offeso qualcuno) e dichiarando di non potersi scusare per non alimentare il sospetto di agire per timore dell'azione legale, sospetto che egli ritiene evidentemente più grave e importante delle conseguenze della sua irresponsabile volgarità".
Il senatore, dunque, chiede di sapere "quale sia il motivo per cui né l'ambasciata italiana in Svizzera, né il Ministero degli affari esteri, né il Governo hanno ritenuto finora di protestare per l'accaduto" e "se il Ministro in indirizzo ritenga di intervenire quanto prima per restituire dignità all'immagine dell'Italia, affinché sia riconosciuto il valore dei sacrifici compiuti dai cittadini italiani emigrati all'estero in cerca di lavoro, in particolare nella Confederazione elvetica, e perché non siano lasciate sole, in virtù di non si sa quale paradosso dell'arte diplomatica, quelle tante forze sane della società svizzera che si battono contro il ritorno di un passato di intolleranza che tutti ricordano, o dovrebbero ricordare, con dolore e profondo rispetto e gratitudine nei confronti dei concittadini che ne hanno subito le conseguenze".

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Grande affluenza ed entusiasmo al Congresso del MAIE a Stoccarda

La parte aperta al pubblico del Congresso del MAIE a Stoccarda era prevista per le 18.30, ma già mezz'ora prima il salone dello Juventus Club era strapieno malgrado l'informazione sull'evento fosse stata affidata esclusivamente al passaparola.
Centinaia di italiani, accorsi un freddo sabato pomeriggio, hanno dimostrato che non c'è affatto disaffezione per la politica quando è avvertita come spirito di servizio.
Anna Mastrogiacomo, che è stata l'organizzatrice dell'evento assieme a Corrado Matera, ha aperto spiegando che i convegni del Maie che si susseguono in  ogni parte d'Europa dimostrano come il Movimento si stia espandendo a macchia d'olio su tutto il territorio  perché la gente  percepisce la genuinità e la sincerità dell'impegno politico a favore degli italiani all'estero. I partiti invece si fanno vivi solo in periodo elettorale e poi spariscono mentre solo il Maie ha una presenza costante e continua.
"Il Maie è fra gli italiani all'estero, con gli italiani all'estero, per gli italiani all'estero" hanno ribadito il Coordinatore europeo Gian Luigi Ferretti ed il Vice Coordinatore Luigi Billè. L'On. Mario Borghese ha mostrato tutto il suo entusiasmo di giovane impegnato e l'On. Ricardo Merlo, fondatore e presidente del Movimento, ha espresso la sua soddisfazione per una così massiccia partecipazione, si è congratulato ed ha illustrato le linee e gli scopi del Movimento Associativo Italiani all'Estero.
Ma i veri protagonisti sono stati loro, i connazionali di Stoccarda, che hanno raccontato di quando, negli anni '60 e '70, i lavoratori italiani, emigrati soprattutto dal Sud Italia per venire a lavorare per la Mercedes, vivevano nelle baracche degli ex campi di concentramento, di come il governo italiano li avesse spinti a partire e di come le loro rimesse fossero state determinanti per il boom economico italiano del dopoguerra. Ora si sentono traditi ed abbandonati dall'Italia che si ricorda di loro solo per pretendere il pagamento di tasse inique, come l'IMU sulla loro unica abitazione in Italia considerata seconda casa.
I tanti intervenuti hanno espresso molta amarezza e quasi rabbia, ma anche ringraziamento per il Maie che sta dando loro una nuova speranza e la serata è terminata in un clima di grande entusiasmo.
In precedenza c'era stata la riunione dei delegati giunti da ogni parte d'Europa, naturalmente a proprie spese come sempre,  che hanno discusso e concordato le strategie future del Maie in Europa ed hanno stilato un programma di eventi nei vari Paesi per tutto il 2014. Il Coordinatore del Canton San Gallo, Pietro Cappelli, si è impegnato ad organizzare un incontro in San Gallo nel mese di febbraio, quello della Spagna, Franco Savoia, a marzo lo farà a Madrid, Tino Rosano, Coordinatore del Canton Vaud e Antonio Mecca, Coordinatore di Baden, si sono impegnati per Ginevra ad aprile. A maggio sarà la volta del Belgio, coordinato da Volpe, a giugno di Zurigo, coordinato da Marco Tommasini. E poi Francoforte (settembre), Ticino (ottobre), Colonia (novembre).  Luigi Billè e la Coordinatrice dell'UK, Maria Iacuzio, organizzeranno un'incontro ad Edimburgo in data da destinarsi.
Per l'occasione il Coordinatore europeo Ferretti ha consegnato le nomine ufficiali a 3 nuovi Coordinatori in Svizzera (Pietro Cappello per San Gallo), Gege de Palma per il Ticino ed Antonio Mecca per Baden) che vanno ad aggiungersi ad un gruppo dirigente di primissimo piano.
A tarda serata c'è stata la gradita visita del Console generale di Stoccarda,  Francesco Catania.

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Buon Natale Andrea Verde, Conte di Montecristo

GIAN LUIGI FERRETTI  - E' la Vigilia di Natale e voglio regalarvi una favola a lieto fine. C'era una volta, nel 2018, Andrea Verde che, candidatosi per la Circoscrizione estero nella lista del Pdl, fu colpito dal "fuoco amico" di che evidentemente temeva la sua concorrenza e fece girare in Internet foto ambigue subito riprese da organi di stampa importanti che si divertirono ad appioppiargli l'etichetta di "porno candidato". A nulla valsero le sue spiegazioni, ormai era partita la giostra delle risatine e delle cattiverie. Anche se, malgrado tutto, alla fine prese quasi 5.000 preferenze (e non è certo poco), per lui cominciò una lunga traversata nel deserto durata ben 5 anni: relegato ai margini, ignorato, malsopportato. A pochissimo sembravano interessare la sua intelligenza e la sua cultura (è laureato alla Bocconi, tanto per dire), ma lui non si arrese, anzi continuò imperterrito ad esprimere le sue opinioni, tanto argute quanto scomode. Poi, un bel giorno, ecco apparire un nuovo Andrea Verde, alla testa di una società che gestisce grandi alberghi in tutta Italia e adesso anche un famosissimo locale notturno di Riccione. Chi lo aveva conosciuto come lo sfigato Edmond Dantès, d'improvviso se lo è ritrovato come il vincente Conte di Montecristo.  Quanti amici ha ora Andrea Verde! Tutti gli vogliono bene e fremono dal desiderio di andarlo a trovare e riabbracciarlo…..al Pepe Nero, il night club di Riccione pieno di gnocca di cui è diventato proprietario. Entrata, consumazione e quant'alro gratis, naturalmente, proprio in virtù dell'amicizia.
Quanto me la godo ad osservare la natura umana!
Buon Natale, Andrea, amico mio di sempre, tu mi conosci e sai già che io sarò uno dei pochi a non venirti a trovare a Ricione come sai che sarò pronto a litigare con te, a sangue ma con rispetto, su un'opinione o un personaggio.
E vivremo felici e contenti.

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