Gio06212018

Last updateDom, 03 Giu 2018 10pm

Dopo l’intervento del Sen. Zin qualcosa si muove per l’IMU agli italiani all’estero

Pochi giorni fa il sen. Claudio Zin del MAIE ha presentato un emendamento per equiparare ai fini fiscali l’immobile a disposizione degli italiani residenti all’estero ad abitazione principale, esentandola così dall’applicazione della tassa IMU.
Il suo sasso nello stagno ha finalmente smosso le acque e – ci informa italiachiamaitalia.it – i senatori Esposito ha fatto approvare dalla Commissione Lavori pubblici e Mirabelli dalla Commissione Ambiente un emendamento per esentare dall’IMU le abitazioni possedute in Italia dai cittadini italiani residenti all'estero iscritti all'Aire, che pagheranno Tari e Tasi ridotte di due terzi. Questo a condizione che non risultino affittate o date in comodato d'uso.
Commenta Ricky Filosa su ItaliachiamaItalia: “Sorprende il silenzio degli eletti all'estero, in particolare quelli che appartengono alla maggioranza di governo” sul problema dell’IMU come seconda casa agli italiani all’estero. Noi vorremmo integrare questo giodizio: “e in particolare quelli eletti in Europa”. Da notare infatti che il Sen. Zin è stato eletto (con una marea di voti) in Sud America e i senatori Esposito e Mirabelli sono stati eletti in Italia.

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L'On. Borghese (MAIE) alla Ministro Mogherini: Siamo all'opposizioni di chi taglia le sedi diplomatico-consolari

“Insoddisfatti dalle parole del Ministro, saremo all’opposizione fino a quando questo Governo non darà un segnale di attenzione alle legittime richieste e aspettative di una parte importante del nostro Paese, quella dei connazionali residenti all’estero.” Queste le parole dell’on. Mario Borghese al termine del Question Time di oggi, in cui a nome del MAIE, ma soprattutto degli italiani all’estero, ha chiesto al Ministro degli Esteri di sospendere il piano di ristrutturazione della sede consolare.
“Sono mesi che chiediamo  di rivedere questa decisione assurda e penalizzante per i cittadini italiani all’estero, che in alcuni casi, come quelli che ho voluto citare nell’interrogazione solo a titolo esemplificativo – San Gallo, Santo Domingo e Montevideo, ecc. -  è veramente inaccettabile.
Chiudendo il consolato di San Gallo, dove l’immobile è di proprietà dello stato italiano, e il personale – naturalmente – sarà destinato ad altra sede, tutt’al più si risparmierà sulla bolletta elettrica!
Per non parlare di Santo Domingo, dove tra poco se un italiano avrà  bisogno di assistenza consolare  dovrà prendere un aereo o una nave e andare a Caracas o a Panama city (migliaia di km distanti); o ancora Montevideo, dove una  capitale di un paese con oltre 100 mila passaporti italiani non avrà piú un Consolato di prima categoria...
Purtroppo - ha poi concluso il parlamentare del MAIE -  dobbiamo verificare che nulla è cambiato nella politica degli ultimi governi. Nulla! Ecco perché  il MAIE è all’opposizione del governo, e ci resterà se questo non cambierà atteggiamento nei confronti dei suoi cittadini che risiedono all’estero.”

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Putin riabilita gli italiani di Crimea 70 anni dopo

A quando la "riabilitazione" da parte dell'Italia?
Una numerosa e laboriosa colonia di italiani, arrivati nell' Ottocento perchè chiamati a coltivare la terra, ormai perfettamente integrati subirono una tremenda deportazione nel 1942 per ordine di Stalin. Migliaia morirono di stenti e di freddo durante il viaggio su carri bestiame in quello che è conosciuto come l'olocausto sconosciuto degli italiani in Crimea.
I sopravvisuti inirono nella steppa del Kazakistan a - 20/30 gradi senza vestiti pesanti, senza case per ripararsi, senza legna da ardere, alla mercè dei lupi. Pochissimi, dopo la morte del dittatore comunista, poterono ritornare a Kerch.
Ora Putin riconosce ai circa 300  dicendenti lo status di perseguitati politici, che potranno riavere le loro proprietà allora confiscate oppure un giusto indenizzo.
Molti di loro vorrebbero gli venisse riconosciuta la cittadinanza italiana, ma lo Stato italiano è sempre stato sordo alle loro richieste perchè non accompagnate dalla documentazione necessaria, inutile continuare a spiegare che quando i nonno e padri furono prelevati dalle loro case non ebbero certo il tempo di mettersi in tasca i documenti.
Guarda il filmato PER NON DIMENTICARE - L'olocausto sconosciuto degli italiani in Crimea

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L'Intercomites della Germania snobbato dall'Amministratore, dai parlamentari e dal Cgie

Ci sono rimasti molto male i Presidenti dei Comites della Gemania riunitisi in Intercomites a Saarbrücken il 3 maggio. Hanno constatato di essere ormai definitivamente abbandonato dallo Stato italiano, non si è presentato nessuno, nè dall'Ambasciata di Berlino nè dal Cponsolato generale di Francoforte, competente territorialmente. Ma ancora più male ha fatto la totale assenza dei parlamentari eletti in Europa e dei membri del Cgie della Germania.
E pensare che non si trattava di un'occasione qualsiasi. Come dice il Cav. Stefano Lo Bello, Coordinatore dell'Intercomites Germania: "l’Intercomites aveva deciso di fare questa riunione proprio nella città di Saarbrücken per venire incontro alle espresse richieste delle collettività locali attraverso i Presidenti Comites di Saarbrücken e Norimberga, colpite dall’imminente chiusura degli uffici consolari".
Si è discusso anche dei disagi creati alla collettività italiana in Germania dalle chiusure anche del Consolato Generale d’Amburgo e dell’Agenzia consolare di Mannheim".
Aggiunge Lo Bello: "Ancora oggi tutti noi chiediamo quali criteri oggettivi sono stati alla base delle decisioni di chiudere quali sedi consolari o Istituti Italiani di Cultura e quali salvare.  Sul punto ricordiamo a titolo di esempio come Francoforte sia centro della cultura e degli affari europei, sede tra l’altro della più grande Fiera del libro a livello mondiale".
Durante i lavori a Saarbrücken è emersa l’indignazione di tutti i Presidenti presenti, che devono oggi constatare che tutte le proposte concrete da loro
formulate ad Hannover e Berlino sono state sistematicamente disattese, e insistono a dire:
1)   no, alla chiusura degli uffici consolari;
2)   no, alla chiusura degli Istituti di cultura;
3)   no all’istituzione di seggi elettorali per le elezioni del Parlamento europeo, al fine di incentivare la partecipazione politica in loco;
4)   si, al rinnovo immediato dei COMITES. Contrarietà assoluta però al solo voto elettronico, perché non garantisce a tutti l’effettivo diritto di esercizio del voto.
 

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Elezioni Europee 2014 – Come votano gli italiani all’estero

Residenti in un Paese dell’Unione Europea
Il voto all’estero per i rappresentanti italiani si esercita presso i seggi appositamente istituiti dagli Uffici consolari. L’elettore riceve a casa da parte del Ministero dell’Interno italiano il certificato elettorale, con l’indicazione del seggio presso il quale votare, della data e dell’orario delle votazioni.
Qualora l’elettore non riceva il certificato elettorale entro il 5° giorno antecedente quello delle votazioni, potrà contattare l’Ufficio consolare competente per verificare la propria posizione elettorale e richiedere il certificato sostitutivo per l’ammissione al voto.
L’elettore italiano residente all’estero o temporaneamente in un Paese dell’UE per motivi di studio o lavoro (che abbia presentato domanda di voto all’estero nei termini previsti), se rientra in Italia, può votare presso il proprio Comune di iscrizione elettorale: in tal caso deve farne esplicita richiesta, entro il giorno precedente quello della votazione, al Sindaco del suddetto Comune.
L’elettore italiano residente all’estero può anche optare per il voto per i candidati del Paese in cui risiede; in tal caso voterà presso i seggi istituiti dalle Autorità del Paese di residenza estera.
Il doppio voto è vietato: se si vota  a favore di un candidato italiano non si potrà esprimere il voto anche per il candidato locale e viceversa.

Residenti in Paesi non membri dell’Unione Europea
I cittadini italiani residenti nei Paesi non membri dell’Unione Europea possono votare per i rappresentanti  italiani al Parlamento Europeo presso il Comune di iscrizione elettorale in Italia. A tal fine, entro il ventesimo giorno successivo a quello della pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi elettorali, riceveranno dal predetto Comune apposita cartolina avviso.

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