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Last updateDom, 15 Lug 2018 10am

Bruzzese punta il dito contro i patronati

L'ex dirigente dell'INCA/CGIL scrive a Grasso: "Necessità di una forte e urgente moralizzazione del sistema Patronati. Quindi regole,controlli e sanzioni. Il sistema è fuori controllo, in particolare dopo il voto all’estero del 2006". E poi fa un chiaro riferimento al caso Giacchetta/INCA

Al Presidente del Senato Pietro Grasso
e p.c.
AL COMITATO PER LE QUESTIONI DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO
PRESSO IL SENATO

Caro Presidente,
con piena fiducia in un Suo intervento a sostegno del lavoro del Comitato per le questioni degli Italiani all'estero, presieduto dal Senatore Claudio Micheloni, e in favore della legalità e della trasparenza, mi rivolgo a Lei per segnalarLe la mia preoccupazione relativamente allo stato dell’indagine in corso sull’operato dei Patronati all’estero. E’ un’indagine a cui io stesso, avendo lavorato per i Patronati tutta la vita, sono stato chiamato a collaborare in diverse occasioni, e nel corso della quale stanno emergendo alcune ipotesi di reato la cui gravità desta molto e comprensibile sconcerto nel mondo sindacale.
E’ mia convinzione, e non solo mia, che solo un approccio di grande trasparenza e nel più scrupoloso rispetto della legalità possa permettere a tutti noi di affrontare in modo costruttivo i problemi e le carenze che le audizioni stanno rivelando. E sono certo che Lei, da ex magistrato di cui sono note l’alta statura morale e la lunga storia professionale, saprà capire la delicatezza della vicenda e la necessità di supportare l’opera dei senatori impegnati nell’inchiesta.
Ai fini di una corretta valutazione della vicenda da parte sua, caro Presidente, e con piena fiducia nel suo sostegno, mi permetto perciò di segnalarLe quanto segue.
È trascorso più di un anno dalla costituzione della Commissione  da Lei autorevolmente sostenuta e presieduta dal Senatore Micheloni.
Diverse le missioni compiute, numerose le audizioni promosse, confronti e documenti acquisiti che rappresentano un quadro significativo del problema, in particolare dei Patronati all’estero.
Osservo da qualche tempo un silenzio preoccupante, accanto  ad azioni del Min. Lavoro che oscillano tra silenzi e atti del tutto inutili quando non dannosi.  Gli altri soggetti, con le dovute eccezioni, in particolare Sindacati e Patronati,  raccontano storielle che,  come si dice al mio paese,  “ la sanno lunga ma non la sanno raccontare.”
La politica non si è mai occupata di Sindacati, Patronati e Associazioni, salvo poi operare con azioni da carota e bastone a soli fini di scambio per il consenso, a volte necessario.
Personalmente, il 23 febbraio u. s. sono stato ascoltato presso l’Ambasciata d'Italia a Buenos Aires  per oltre un' ora,  accettando la registrazione del colloquio con i membri della Commissione in indirizzo e la presenza  della Signora Castaldo, Ambasciatore d'Italia. Subito dopo ho partecipato all’incontro con tutti gli altri patronati,  intervenendo nuovamente.
In termini generali ne è scaturito un quadro molto preoccupante. A domande precise del Presidente On.le Micheloni ho risposto puntualmente.
Successivamente, su richiesta della Commissione, ho fornito,  per iscritto,  ulteriori chiarimenti.
Qui di seguito alcune annotazioni riassuntive.
Due sono le grandi questioni:
- la prima richiama la necessità di una forte e urgente moralizzazione del sistema Patronati. Quindi regole, controlli e sanzioni. Il sistema è fuori controllo, in particolare dopo il voto all’estero del 2006;
- la seconda questione deve fare i conti con le trasformazioni epocali in fatto di Immigrazione e Emigrazione Italiana.

QUESTIONE DELLA MORALIZZAZIONE
Non capisco come si possa giustificare un' emigrazione italiana che richiede sempre  meno servizi di Patronato – liquidazione di pensioni in convenzione internazionale- e la crescita continua di sedi di patronato che presentano un punteggio scandaloso che va ormai oltre i 700.000 punti solo per l’estero.
E’ evidente che, in particolare in paesi quali Argentina, Svizzera, Germania, Canada ci sono sedi e punti inventati sui quali si conteggia il finanziamento. I conti non tornano.
In questo contesto è grave che ci siano solleciti alle sedi estere da alcune sedi “romane “ a riempire cartelle  vuote o a statisticare due volte la stessa pratica, una volta in Italia ed una all’estero.
Le pratiche locali non dovrebbero essere più statisticabili. Ricordo che in Argentina il 92 % degli italiani non è nato in Italia. Finanziare il servizio di patronato per una pensione locale è un errore che alimenta vari abusi. Il contribuente italiano non può farsi  carico di questo servizio e di questa spesa.
Peggio che mai per le pratiche di pensioni integrative private - Canada, Usa, Australia, Germania, Svizzera, Belgio, Francia…………..perché  non far pagare questo servizio ?
L’attività di patronato all’estero viene svolta da associazioni  di diritto locale in convenzione con le Centrali romane. Quando tutto va bene i meriti sono del Centro, diversamente - vedi il caso della Svizzera – si chiude bottega all'estero,  non si paga nessuno e si riapre la stessa identica  attività, tuttavia con un altro nome, esattamente come fanno alcuni commercianti.
La proliferazione di sedi di patronato è inversamente proporzionale al numero di potenziali utenti, mentre il MAECI  prosegue nella chiusura di strutture consolari, riferimento per  migliaia di connazionali emigrati. L’ idea avanzata in ambiti sindacali di far svolgere l’attività consolare ai Patronati è a dir poco stravagante. Il personale  dei Patronati non ha la competenza per farlo. Il controllo è impossibile.
A Cordoba, nonostante vi  siano solo 800 pensionati, abbiamo 10 patronati, in Germania nella sola area di Francoforte ben 17 uffici di Patronato e uno consolare, mentre a Friburgo  ve  ne sono 13 e ancora uno consolare.
La gestione indiretta equivale a una licenza che autorizza i propri comodi. Ma chi prende i soldi ?   In generale trattasi di un "robo" (furto in spagnolo),  voce del verbo rubare. Sarebbe utile sapere quante pensioni l’Inps liquida in Convenzione Internazionale, e incrociare i dati con il Min. Lavoro. Purtroppo anche l’Inps contribuisce a questa situazione facendo la parte del distratto.
Noto un contenzioso in aumento con il personale dei Patronati  in vari Paesi. I casi di mobbing, nel Patronato e nel sindacato, superano probabilmente quelli delle imprese.
È' tuttora in essere un forte contenzioso legale contro l’Inps, promosso all'infuori dei Patronati, con  procura a studi legali italiani che danno avvio a cause anche per poco. E l'Inps cosa fa? Perché soccombe nella maggior parte dei casi a questo enorme contenzioso ? Ci sono responsabilità da parte dell'Istituto? Si tratta di ex ? Se è vero che il 75% del contenzioso estero non passa tramite i Patronati…….
In tutto questo,  il grande assente è il controllore, ovvero il Ministero del Lavoro. Le ispezioni  sono passeggiate all'estero con tanto di accompagnamento da parte di carabinieri. Vi sono sempre annunci preventivi. Il sottosegretario Bobba ha annunciato con grande anticipo un'ispezione nella delicata situazione della Germania. Un grave errore. Le ispezioni sono state effettuate per l’anno 2013 e cosi’ la doppia statisticazione, effettuata nel 2014, non ha potuto essere  rilevata
La direttiva è chiara: carica punti. Se viene l’ispezione,  li cancelli, se non viene è andata bene e mantieni il malloppo.
Infine un riferimento a quanto ascoltato in alcune audizioni. Colpisce, in particolare, l’affermazione secondo cui gli Enti promotori  impiegherebbero proprie risorse economiche per l’attività di patronato all’estero. Un coraggio da leoni !
A quando un controllo dei bilanci nazionali ? A chi il compito ? Alla Guardia di Finanza, alla Corte dei Conti ??????
Potere tanto, ma responsabilità zero. 
          
SECONDA QUESTIONE
Si tratta ora di riformare la legge 152 o superarla e pensare a soluzioni innovative ? L’ idea di cancellare il patronato  è sbagliata.  Esso ha rappresentato un pezzo di Welfare importante per gli Italiani in Patria e all’estero. Da anni  il quadro è cambiato.  L’emigrazione di massa, subito dopo la seconda guerra  mondiale, trasmette i suoi effetti in maniera residuale.
Tuttavia già nel 2001, presso l’Istituto Italiano di Cultura a Buenos Aires, fui relatore di  un convegno " IL FUTURO DEL PATRONATO - IL PATRONATO DEL FUTURO".
Già allora si avvertiva la necessità di un cambiamento. La mission del Patronato  è venuta meno con i forti cambiamenti sociali.
Oggi registriamo 5 milioni di immigrati, 6 milioni tra disoccupati e precari, 5 milioni di poveri, 7 milioni di pensionati con meno di 700 Euro al mese. In questo contesto osserviamo un' intera generazione perduta, senza futuro e tutele.
L’emigrazione Italiana tradizionale non esiste. Assistiamo a una mobilità di migliaia di giovani – si recano in più paesi e per periodi brevi - accanto a migliaia di lavoratori al seguito di imprese, ricercatori, professionisti, studenti.
Chi segue i loro problemi, chi li aiuta per lavoro, casa, chi tutela i loro diritti. Occorrono strumenti e presenze nuove. Una sorta di segretariato sociale nel territorio: ciò vale per la nuova e complessa emigrazione cosi’ come per l'enorme presenza degli immigrati in Italia.
Penso che sia utile immaginare servizi gratuiti solo per determinate fasce di reddito. Oltre detti limiti, i servizi vanno pagati. Un mix di pubblico e privato. Occorre sostituire un patronato glorioso ma vecchio.
Tutto gratis, mi ricorda un' affermazione di Bruno Trentin in un comitato direttivo della CGIL, “ Il Patronato è l’ultimo residuo del socialismo reale “.
Caro Presidente, penso che sia opportuno avere una conclusione della questione trattata dal Comitato o,  quanto meno,  sapere come procedere in futuro.
In attesa di un Sua cortese  risposta in ordine ai problemi da me elencati nella presente missiva,  La ringrazio anticipatamente.

Cordialmente,
Antonio Bruzzese<

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