Dom04302017

Last updateMar, 25 Apr 2017 10pm

Anche la Francia abbandona il voto elettronico

GIAN LUIGI FERRETTI - Ci sono due categorie di gèni del voto all'estero.
Partendo dalla constatazione che il voto per corrispondenza ha delle falle, i gèni nr. 1 sono coloro che vorrebbero fare votare solo nei Consolati 5 milioni di cittadini italiani sparsi dovunque nel mondo con Consolati lontani uno dall'altro anche varie centinaia di chilometri. Subito dopo in classifica ci sono i gèeni che propugnano il voto elettronico. Sì, proprio quello che stanno abbandonando i Paesi che lo avevano sperimentato.
I francesi all'estero hanno appena votato per il primo turno delle elezioni presidenziali e domenica 7 maggio voteranno per il secondo.
Ma esclusivamente nei seggi allestiti dai Consolati e per corrispondenza. Il voto elettronico, che era stato introdotto nel 2012 si è dimostrato troppo vulnerabile e quindi il governo lo ha abolito.
Alla stessa conclusione sono arrivati recentemente anche gli olandesi, che avevano il voto elettronico dal 2007 e che hanno abbandonato in occasioni delle elezioni politiche del 15 marzo scorso. Negli USA, dopo le accuse e controaccuse in occasione delle ultime elezioni, l'ora del voto elettronico è suonata.
Insomma pare che i Paesi che non hanno mai avuto problemi col voto per corrispondenza adesso abbiano paura dei possibili brogli col voto elettronico. E lo vorremmo introdurre noi che siamo gli unici al mondo a taroccare il voto per corrispondenza?
Ma vedrete che i gèni nostrani continueranno imperterriti a proporre seggi nei Consolati e voto elettronico malgrado quello per corrispondenza - per paragrafare Churchill - sia il peggiore sistema di voto, eccezion fatta per tutti gli altri.

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MERLO (MAIE): ANCHE PER GLI ITALIANI ALL ESTERO IL REDDITO D’INCLUSIONE

Il governo ha varato il reddito d’inclusione, un intervento a favore dei cittadini italiani poveri. O meglio, non di tutti i cittadini italiani, ma solo di quelli che risiedono in Italia, compresi anche tutti i rom e sinti con cittadinanza italiana, la stragrande maggioranza di loro. Ma un cittadino italiano in gravi difficoltà economiche, se risiede fuori dei confini, viene discriminato e abbandonato a se stesso. Può letteralmente morire di fame come, ad esempio, alcuni connazionali in Venezuela come denunciato al CGIE dal nostro Collevecchio.
Il MAIE chiede, anzi pretende che lo Stato italiano tratti i suoi cittadini allo stesso modo senza fare differenza fra poveri e poveri, fra chi vive al di qua e chi al di là del confine. E invita tutti gli eletti all’estero a fare pressioni in tal senso sulla maggioranza e sul governo.

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Merlo (MAIE) dà inizio alla battaglia

Il 7 aprile ci saranno proteste davanti ai consolati in tutta l'Amerci Latina
Per il 7 aprile il MAIE lancia una giornata di lotta per i diritti degli italiani all'estero in tutta l'America Latina. Lo ha annunciato il Presidente del Movimento, On. Ricardo Merlo, al periodico italiano in Brasile "Insieme". L'On. Merlo spiega che sarà il primo passo di una serie di azioni che includeranno anche azioni legali collettive attualmente in fase di studio.
"Non ha importanza se di fronte ai consolati ci saranno quaranta, cinquanta o un migliaio di persone; la cosa importante è che stiamo cominciando la mobilitazione in tutta l'America Latina contro il tipo di servizio che la settima potenza mondiale sta offrendo ai cittadini,  una vergogna " - ha detto Merlo -"Vogliamo fare capire che l'attuale governo, che ha praticamente distrutto la rete consolare italiana, devecambiare rotta."
Secondo il parlamentare, funzionari e consoli sono "vittime tanto quanto noi", con le strutture che hanno non possono fare un lavoro all'altezza delle esigenze minime. Nella stessa situazione sono consoli e vice consoli onorari, agenti consolari e corrispondenti che "non hanno i mezzi per lavorare", dice Merlo.
In Brasile, si stanno organizzando manifestazioni in città come San Paolo, Curitiba, Porto Alegre, Recife e Rio de Janeiro. In Argentina a Buenos Aires, Mendoza, Rosario, Cordoba E poi in Repubblica Dominicana, in Costa Rica, in Messico, a Panama ed a Montevideo in Uruguay. In totale in 25 sedi perché "dopo quattro anni di questo governo è una vergogna, nulla è stato fatto; al contrario hanno distrutto la  rete consolare. Sarà un segnale forte questa mobilitazione, tutti nello stesso giorno"
Merlo spiega che l'obiettivo è il rafforzamento urgente della rete consolare per la dignità dei cittadini, dei diplomatici, degli agenti diplomatici e dei dipendenti, oltrechè dei consoli onorari e degli agenti consolari. "Ci fanno pagare una tassa di 300 euro [per ogni processo di riconoscimento della cittadinanza] e i servizi sono disastrosi," sottolinea il parlamentare.
Il Presidente del MAIE fa notare che stiamo parlando dell' Italia, la settima potenza mondiale, che lascia i suoi rappresentanti diplomatici in condizioni di lavoro inaccettabili: uffici aperti due o tre volte alla settimana e una rete di volontari onorari che si sacrificano finendo per tirare fuori di tasca propria i soldi per coprire le spese di base. E "i consolati sono l'immagine d'Italia all'estero", ha detto Merlo.
L'On. Merlo sottolinea poi che "uno dei paesi più colpiti è il Brasile" e fa una critica dura e aperta per quello che lui chiama un "paradosso": i tre parlamentari eletti residenti in Brasile (dei sei dal Sud America), "hanno sostenuto e continuano a sostenere incondizionatamente la politica degli ultimi governi, compreso questo. Hanno dato, e continuano a dare, il loro voto di fiducia.  Parlano, inventano... ma sono dalla parte del governo, sono il governo ".
"Sarebbe molto bello - ha osservato -  se a queste manifestazioni partecipassero anche quelli del PD perché questo è un problema che riguarda tutti; però sono il partito di governo".
"Cominciamo - spiega Merlo - con la mobilitazione. Il Maie chiama a raccolta associazioni, comitati, cittadini. "Molti di loro hanno già aderito." Anche se saranno 40, 50, 500 persone a partecipare, la cosa importante sarà il fatto politico". Sarà, come detto Merlo, la prima di una serie di azioni.
Merlo ha poi commentato le recenti decisioni della giustizia italiana che ha dato ragione alle vittime delle fila per le pratiche di cittadinanza condannando il governo italiano anche a pagare le spese. è la riprova che il diritto alla cittadinaza è chiaro e certo. Il pradosso - ha continuato - è che quel 30% dei 300 euro per le pratiche di cittadinanza, che ultimamente è stato detto che ritornerà ai consolati, in realtà finirà per finanziare il pagamento delle spese di giudizio.
Ha anche detto che il Maie sta studiando modi per garantire il diritto di cittadinanza anche attraverso azioni legali: "Stiamo studiando un'iniziativa legale. Una class action, di cui non posso ancora parlare perché è in fase di studio. Abbiamo fatto e faremo iniziative parlamentari perchè questo governo è insensibile. Anche in questo caso, un altro paradosso è che il governo che più ha colpito gli italiano-brasiliani è supportato da tutti i parlamentari eletti in Brasile. Suona come uno scherzo. Ma quando qualcuno dà il suo voto di fiducia ad un governo, vuol dire che sta accettando tutto ciò che quel governo fa ".

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CGIE: Il M5S non solo non morde, ma neppure abbaia

C’è chi si aspettava una forte polemica da parte del rappresentante del M5S su due temi: il sostegno alla stampa italiana all’estero e la richiesta di intitolare una sala della Farnesina all’indimenticabile Ministro degli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia.
Però Matteo Preabianca, che il M5S fa venire dalla lontana Australia inteccando notevolmente il miseru budget del CGIE, non ha avuto alcunché da eccepire sui contributi dello Stato alla stampa all’estero . Non è intervenuto nel dibattito e il parere positivo al regolamento della Presidenza del Consiglio non ha registrato alcun voto contrario.
Quando si è trattato di votare l’Ordine del giorno che chiedeva l’ intitolazione di una sala a Tremaglia, Preabianca non ha chiesto la parola. Quando il Segretario generale Schiavone lo ha invitato ripetutamente ad esprimere la sua opinione, ha boforchiato (ci sono le registrazioni) che avrebbe potuto anche essere favorevole a determinate condizioni e ha invitato a fare presto perché la mensa del Ministero stava per chiudere.  Queste poche parole sono state l’unico intervento del rappresentante del M5S in tutti i cinque giorni dell’Assemblea plenaria del CGIE.

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CHI PAGA IL VIAGGIO DI TRE PARLAMENTARI DEL M5S IN SUD AMERICA?

In Argentina per visitare un teatro vuoto e una scuola - In Venezuela per commemorare la morte di Chávez
L'On. Manlio di Stefano (capogruppo del M5s alla Commissione Esteri della Camera), la Sen. Ornella Bertorotta (capogruppo del M5s alla Commissione Esteri del Senato) ed il Sen.Vito Petroncelli (uno dei due Vicepresidi del Comitato Italiani all'estero) sono "in missione" in America Latina dal 4 all'11 marzo.
La prima domanda che sorge spontanea : Che cosa sono andati a fare?
E la seconda: A spese di chi?
Alla prima domanda risponde lo stesso Di Stefano sul blog del M5s:

"Nel nostro viaggio stiamo portando la nostra voce, la voce di un Movimento libero, autonomo e che, a differenza degli altri partiti italiani, non ha l’agenda dettata dagli interessi delle grandi corporazioni che li finanziano".

Alla seconda domanda aspettiamo risposta perchè temiamo che che siano i contribuenti italiani a pagare per i tre missionari per portare la voce del M5s in Sud America.
Giustamente quando la Ministra Boschi andò in Argentina, Uruguay e Brasile alla vigilia del voto per il Referendum, anche i grillini urlarono allo scandalo per un viaggio di propaganda politica mascherato da missione istiyuzionale.
Ma per tornare a cosa siano andati a fare in Argentina, leggiamo cosa riferisce il Di Stefano:

"A Buenos Aires abbiamo incontrato la comunità italiana e le sue eccellenze come il Teatro Coliseo e la scuola Cristoforo Colombo nonché le principali realtà imprenditoriali italiane presenti nel Paese, da Pirelli a ENEL passando per Ferrero e qualche media impresa. Abbiamo presentato loro il lavoro svolto in Parlamento per rafforzare il tessuto imprenditoriale italiano nel mondo e ribadito la nostra volontà di scrivere insieme un futuro di proficua collaborazione per il bene del nostro paese. Abbiamo avuto importanti incontri con le principali forze politiche del Paese e col Governo e firmato il libro delle autorità, lo stesso che firmano i presidenti in visita al Parlamento".

Un po' pochino, no? Un viaggio fino alla fine del mondo, per dirla alla Bergoglio, per visitare un teatro vuoto ed una scuola, incontrare i dirigenti di qualche azienda italiana, firmare il libro dei visitatori ed incontrare un paio di personaggi di terzo livello (i non meglio specificati "incontri con le principali forze politiche del Paese e col Governo"). Se sono andati a spese loro, hanno buttato i loro soldi. Se sono andati - come probabilmenta hanno fatto - a spese nostre, hanno buttato i ostri soldi per turismo para-istituzionale.
A proposito della succitata Boschi: lei entrò nel teatro Coliseo pieno di pubblico, i tre grillini sono entrati nello stesso teatro desolatamente vuoto.
In Venezuela invece vanno per commemorare la morte di Chávez, scatenando le più feroci critiche da parte della comunità di italo-venezuelani in Italia e in Venezuela. Anche perchè Di Stefano, in un'intervista alla vigilia del suo arrivo, on ha commentato la crisi economica e sociale, le denunce di violazione dei diritti umani e della libertà di pensiero e di espressione che si stanno abbattendo contro il Venezuela, si è limitato a criticare l’esclusione del Paese dall’alleanza Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Secondo lui, si tratta di “una strategia politica che vuole promuovere un’agenda economica neoliberale”. Il testo – pieno di passaggi anti-imperialisti e privo di una visione chiara su cosa sta succedendo in Venezuela – è stato diffuso dall’account Twitter di Delcy Rodríguez, ministro degli Affari esteri venezuelano.

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