Dom10212018

Last updateSab, 22 Set 2018 11am

Presentazione del libro di Alberto di Giovanni

STEFANO PELAGGI - Il prorettore di Sapienza Università di Roma Antonello Biagini e la professoressa Flavia Cristaldi tra i relatori per il volume dedicato alla comunità italiana in Canada
Nella giornata di lunedì 1 dicembre è stato presentato presso la sala della Mercede, alla Camera dei Deputati il libro di Alberto di Giovanni  "Italo-Canadesi: nationality and citizenship". L’evento è stato un importante momento di celebrazione della decennale attività di Alberto di Giovanni tra gli italiani di Toronto ed una possibilità di dibattito sull’emigrazione italiana in Canada, sulle problematiche che la comunità ha dovuto affrontare negli anni ma anche sugli straordinari successi degli italo canadesi. La manifestazione ha avuto un ottimo successo di pubblico e ha registrato una grande presenza di esperti di emigrazione e volti noti di Rai International, come Francesca Alderisi.
Le introduzioni dell’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli e dell’on. Fabio Porta hanno elencato le numerose iniziative portate avanti da di Giovanni per  favorire l’integrazione delle numerosa comunità italiana dell’Ontario. L’on. Francesca La Marca ha ringraziato Alberto di Giovanni per l’impegno decennale nell’insegnamento della lingua italiana nella regione dell’Ontario, portando una testimonianza diretta del suo operato a Toronto. L’on. Romeo Ricciuti, già presidente della Regione Abruzzo, ha rievocato la lunga amicizia che lo lega da decenni a di Giovanni e si è soffermato sull’importanza della battaglia per l’integrazione culturale e linguistica che il centro diretto dall’autore del volume ha condotto sin dagli anni settanta.
Il prorettore agli Affari Generali di Sapienza Università di Roma prof. Antonello Folco Biagini è entrato nel vivo del volume di Alberto di Giovanni, ricordando l’inizio del lungo processo legislativo per il voto agli italiani nel mondo. Il professore Biagini, nella veste di storico, ha sottolineato l’importanza del libro per approfondire la tematica dell’emigrazione italiana in Canada e offrire una testimonianza diretta delle battaglie che la comunità ha dovuto affrontare.
La professoressa Flavia Cristaldi ha citato i molti meriti del volume "Italo-Canadesi: nationality and citizenship", lodando la capacità dell’autore di testimoniare la storia della comunità italiana in Canada e la valenza scientifica dell’opera. L’intervento del rappresentante dell’Ambasciata canadese a Roma, Paul Gibbard, che ha ricordato gli enormi meriti dell’autore, è la testimonianza dell’apprezzamento delle autorità canadesi per l’attività del centro studi di Toronto.

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Meeting del MAIE in Turchia

Sabato 29 novembre, ore 15 presso il Galata Plaza di Istanbul
“Nessun partito italiano si sognerebbe di andare a conoscere gli italiani in Turchia, i loro problemi, le loro esigenze, le loro richieste  perché sono pochi – dice il Coordinatore europeo del MAIE, Gian Luigi Ferretti – alle ultime elezioni hanno espresso in tutto un migliaio di voti (il MAIE ne ha avuto solo venti) e non ci sono liste per i Comites da votare”.
E insiste: “No, per chi ragiona in termini costi/benefici non vale proprio la pena di spendere soldi e tempo per una comunità così piccola e così lontana”.
“Ma il MAIE non è il solito partito, è il movimento degli italiani nel mondo – ci tiene a puntualizzare Ferretti – e così non abbiamo esitato a dire subito di sì quando i connazionali di Istanbul ci hanno contattato chiedendo un incontro”.
E continua: “Non ho avuto esitazioni io come non ne hanno avuto il Presidente On. Ricardo Merlo e il Sen. Claudio Zin, Vicepresidente del Gruppo delle Autonomie del Senato, che sono pronti a partire con me  per essere ad Istanbul  sabato 29 novembre alle 15  presso il Galata Plaza, dove ci sarà il 1° Meeting  di coordinamento degli italiani in Turchia organizzato da Gianfranco Sacchetti, Coordinatore del MAIE Turchia”.
“E’ una delle tante tappe del programma di visite alle nostre comunità del MAIE Europa – conclude il Coordinatore europeo -  Ci tengo a dichiarare che siamo a disposizione di chiunque, in qualunque Paese, grande o piccolo, organizzi un evento con i connazionali perché a noi interessano molto di più i nostri fratelli che vivono oltre i confini della Patria  che le campagne elettorali per guadagnare qualche voto in più”.

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Evento del MAIE a Berlino

L'On. Mario Borghese e Gian Luigi Ferretti, Coordinatore del MAIE Europa hanno incontrato a Berlino gli aderenti ed i simpatizzanti del Movimento per mettere a punto la strategia per le elezioni del Comites.

La riunione ha avuto luogo sabato 11 ottobre  in una sala gentilmente messa a disposizione dall’ Hertha Berlin, la squadra calcistica delle Bundesliga tedesca.
Il Coordinatore di Berlino, Cav. Andrea Fusaro, Consigliere del Comites di Berlino uscente, già Delegato dl CONI in Germania e Coordinatore Nazionale di Ciao Italia, l'organizzazione dei ristoranti italiani in Germania, ha fatto gli onori di casa coadiuvato dal suo valido collaboratore Miguel Benedetto.

L'On. Borghese si è complimentato ed ha relazionato su come si sta muovendo la grande rete del MAIE mondiale. "Sono particolarmente contento di essere qui in mezzo a voi a Berlino, in questo momento una delle piu' importanti capitali del mondo" - ha detto il parlamentare, che ha continuato: "Incontrare qui un gruppo MAIE con gente qualificata come voi mi fa capire che il nostro Movimento sta davvero molto rapidamente conquistando il territorio anche nel Vecchio Continente".

Il Coordinatore Ferretti ha illustrato le linee direttrici per l'azione politica  e, unendosi all'On. Borghese nel complimentarsi, ha dichiarato: "Berlino e' una delle mete preferite del grande fenomeno migratorio che vede coinvolte centinaia di migliaia di giovani italiani. Voi dovete organizzarvi per essere capaci di intercettare questi nostri ragazzi, aiutarli, indirizzarli ed integrarli nella vita sociale della comunità e negli organismi rappresentativi".

Il prossimo evento sarà in un'altra importante città tedesca, Colonia, sabato 25 ottobre.

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Inaugurazione della nuova sede della Societa' Dante Alighieri di Hong Kong

Si è tenuta lo scorso 7 novembre 2014 c.a. la cerimonia inaugurale della nuova sede del Comitato della Dante Alighieri di Hong Kong alla presenza di S.E. l’Ambasciatore d’Italia a Pechino, Alberto Bradanini, del Console d’Italia ad Hong Kong, Sarah Negro, del Direttore dell’Istituto di Cultura di Hong Kong, Matteo Fazzi, del Consiglio della Dante Alighieri, dei soci del Comitato e degli sponsor delle aule.
La Dante Alighieri è presente a Hong Kong dai primi anni ’30 ed ha inaugurato i suoi nuovi uffici in un ampio spazio nel cuore del quartiere commerciale di Causeway Bay, dove oggi conta 6 ampie aule attrezzate ed un’estesa biblioteca di libri e DVD italiani. Le principali attività svolte presso la Dante Alighieri di Hong Kong sono l’insegnamento della lingua italiana a stranieri e numerose attività di promozione della cultura Italiana: seminari sull’opera, serate dedicate all’arte, alla musica, alla moda al vino e alla cucina italiana. Ognuna delle aule, intitolata ai benefattori ed arredata grazie al loro generoso contributo, e’ stata  inaugurata con il tradizionale taglio del nastro.
Nel suo discorso di apertura il Presidente della Dante Alighieri, Bruno Feltracco, nel ringraziare le autorità e gli intervenuti, ha sottolineato l’importanza di considerare gli spazi della Dante Alighieri come un piccolo “angolo” d’Italia, da sostenere e preservare come patrimonio comune di tutta la comunità italiana presente ad Hong Kong e degli amanti del nostro Paese. S.E l’Ambasciatore Bradanini ha sottolineato l’importanza della promozione della lingua Italiana in Cina come grande risorsa di crescita e cooperazione ed ha rinnovato il suo sostegno ed augurio per un prospero futuro del Comitato, concludendo il suo intervento con dei versi tratti dall’Inferno di Dante.

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8 Agosto, Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo

Tullio Zembo - Sicuramente “l’Italiano” è l’unico quotidiano al mondo a trattare – come tutti gli anni - questo argomento in prima pagina.
Quando il primo dicembre del 2001  il Governo Berlusconi, su insistenza di Tremaglia,  decretò la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo l’8 di agosto, venne sublimata a simbolo universale la tragedia di Marcinelle appunto dell’8 agosto del 1956 quando, nella miniera del carbone Bopis du Cazier morirono 262 minatori, in gran parte emigranti italiani.
In quegli anni ci fu una delle tante ondate migratorie italiane che si sono succedute da metà dell’Ottocento. Alle anime pie, che s’indignano per le misure sanitarie alle quali vengono sottoposti i clandestini che approdano alle nostre coste, ricordiamo che dovunque nel mondo gli emigrati italiani venivano sottoposti alle frontiere a minuziose visite mediche e a spidocchiamenti forzati, talora anche nudi in gruppo. Nel caso del Belgio, dove negli anni ’50 arrivarono oltre 150.000 nostri emigrati, i medici belgi effettuavano una prima visita in Italia e poi una seconda in Belgio. Chi non la passava veniva scartato irrimediabilmente e non sarebbe mai più entrato nel Paese.
Oggi siamo nel bel mezzo di un’ondata migratoria. Da tempo c’è un flusso di giovani italiani che vanno a lavorare a Londra, a Berlino, a Zurigo, in Nord e Sud America, in Australia….
Le statistiche arrancano incapaci di fotografare il fenomeno perché, malgrado sia obbligatoria l’iscrizione all’Aire, non c’è alcuna sanzione per chi non ottempera e i ragazzi hanno capito di non avere un benchè minimo vantaggio a regolarizzare la loro residenza, tanto l’Italia ufficiale di loro, e degli altri italiano nel mondo, se ne fotte.
Sono molti quelli che vanno a fare lavori molto umili per una paga minima e sono esposti al rancore dei loro coetanei del posto. La solita storia: ci portano via il lavoro, si accontentano di paghe misere, ci portano via le donne…
Emigrare, nel 1880 o nel 2014, è sempre un dramma. Prima o poi arriva la discriminazione, l’umiliazione. Ecco perché il sacrificio del lavoro italiano nel mondo non è solo quello degli incidenti mortali, ma è anche quello di chi – in questa Italia ormai anche ufficialmente in recessione – si vede costretto a lasciare famiglia, amici e consuetudini per andare in un luogo straniero se vuole avere una minima possibilità di lavorare. In Italia lavoro non ce n’è, tantomeno per i giovani.
Cosa fa il governo di fronte alla tragedia della recessione e a quella della disoccupazione? Dunque, intanto la riforma del Senato, poi sarà la volta della legge elettorale mentre in lista d’attesa ci sono i matrimoni gay.

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Grande successo della riunione MAIE in Germania

Continua, con costanza ed in maniera capillare, il grande lavoro sul territorio del MAIE, che sabato 25 ottobre,  ha tenuto una serata informativa a Mettmann, vicino a Düsseldorf, zona dove sono concentrati molti italiani di vecchia e nuovissima emigrazione. 
La sala era piena di connazionali quando i dirigenti del MAIE sono entrati dieci minuti prima dell’ora stabilita per l’evento. Sicuramente merito di un’accurata organizzazione da parte di Luciana Martena, Coordinatrice del MAIE a Colonia, che recentemente è stata eletta Presidente della Commissione integrazione per gli stranieri del comune di Mettmann, e di Luigi Carini, Consigliere della stessa Commissione. Ma è anche segno che gli italiani all’estero hanno grande voglia di partecipare malgrado tutte le manovre per dimostrare il contrario attraverso elezioni ad ostacoli che sembrerebbero fatte apposta per tenere lontani gli elettori.
Ad aspettare c’erano anche diversi giornalisti tedeschi curiosi di capire i motivi di tanto entusiasmo da parte della nostra comunità.
Introdotti da Luciana Martena e Luigi Carlini, hanno parlato il Presidente, On. Ricardo Merlo, il Coordinatore europeo, Gian Luigi Ferretti, la Vice Coordinatrice europea Anna Mastrogiacomo, Donata Robiolo Bose, dirigente a Bruxelles, e la Coordinatrice di Stoccarda, Anna Maria Castiello, che ha svolto una interessantissima relazione sul tema: “Riflessioni sull’influenza della cultura italiana all’estero”.
E’ seguito un animatissimo dibattito, nel corso del quale si sono discussi i tanti  problemi e si è tentato di prospettare adeguate soluzioni. Purtroppo il sentimento comune è che l’Italia abbia abbandonato i suoi cittadini oltrefrontiera e si ricordi di loro solo per riscuotere qualche balzello.
E poi tutti coinvolti in una festa all’italiana con pizza e canzoni italiane cantate da Luigi Carini con la sua tastiera elettrica. Anna Maria Castiello, affermata soprano, ha improvvisato, con la sua voce splendida, un applauditissimo saggio della sua arte.
Molti, prima di andarsene, si sono dichiarati entusiasticamente a disposizione di quello che hanno dichiarato di sentire come il “loro” Movimento, molto favorevolmente impressionati soprattutto  dal fatto che fosso venuto a conoscerli e ad ascoltare i loro problemi un deputato eletto per la terza volta in Sud America con oltre 70.000 preferenze, e che quindi non avrebbe nessun bisogno personale di occuparsi di loro,  quanto ormai erano abituati all’apparizione di qualche personaggio, venuto a chiedere voti durante le campagne elettorali, che passava come una meteora e spariva nel nulla una volta eletto.
Ora il MAIE Europa si prepara alla prossima tappa. Gianfranco Sacchetti, Coordinatore del MAIE Turchia,  è al lavoro per organizzare la riunione ad Istanbul a novembre.

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La conferenza del PD nei locali dell’Università di Bologna a Buenos Aires

Lunedi sera con la partecipazione del Responsabile nazionale del PD Italiani nel mondo, Eugenio Marino, in missione in Sud America e di personalità della politica argentina
La conferenza  “Elecciones europeas: su implicancia y legado para el Mercosur y el Parlasur” nella sede dell’Università di Bologna a Buenos Aires è iniziata con i saluti del direttore dell’UNIBO, Prof. Angelo Maranesi, e del responsabile del PD in Argentina, Francesco Rotundo, che si è profuso in elogi a Matteo Renzi.
Sono poi intervenuti Gabriel Puricelli Yanez, Presidente della Fondazione Berlinguer, ed i deputati nazionali argentini Carla Carrizo, eletta con l’UNEN e Carlos Raimundi, membro del Parlasur, eletto col Partido Nuevo Encuentro.
Il punto focale della serata è stato l’intervento di Eugenio Marino, responsabile nazionale del PD Italiani nel mondo, in missione in Sud America, che ha riassunto la nascita e l’evoluzione del progetto UE fino ai giorni nostri. Non ha mancato di sottolineare la vittoria del suo partito in Italia (40,8% dei voti) alle recenti elezioni europee. Una parte del suo discorso lo ha dedicato ai “fobdos buitre” ed ha ricordato che sia il PD che il governo italiano appoggiano l’Argentina sotto attacco da parte della speculazionefinanziaria mondiale. “Non si può permettere - ha dichiarato - che un uomo solo, ancorchè giudice, metta in ginocchio un paese intero”.
Secondo Marino, proprio questo è il significato dell’imminente visita del Ministro degli Esteri Mogherini.

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L'EMIGRAZIONE ITALIANA IN RUSSIA

STEFANO PELAGGI - 1. L'élite levantina a Mosca e Pietroburgo e i primi coloni
Sin dal XVI Secolo un ristretto numero di italiani si trasferirono in Russia, presso le corti di Mosca e Pietroburgo. Anche ai tempi di Pietro il Grande o di Ivan il Terribile si registrano numerose presenze di italiani in Russia, non solo gli architetti che lavorano alla costruzione del Cremlino e di altri prestigiosi edifici ma anche i marangoni, gli abili carpentieri veneziani. Solo intorno al 1875 si può riscontrare l'inizio di un vero e proprio fenomeno migratorio, prima di questi anni gli avventurieri, i mercanti e gli artisti che arrivano in Russia sono gli epigoni degli italiani di ventura e della emigrazione d'élite di stampo levantino. La comunità italiana di Mosca e Pietroburgo di fine Ottocento, analogamente a quanto avveniva nelle città del Vicino Oriente e dell'Asia Minore, non costituiva un corpo separato dalla società russa. Il coefficiente di integrazione era molto alto, i matrimoni misti frequenti e addirittura ci furono numerosi casi di conversione all'ortodossia russa. La penetrazione nel tessuto sociale era dovuta a molti fattori, le loro professione dal diplomatico, al commerciante sino all'artista li mettevano in costante contatto con gli strati più ricchi della società locale. Il console generale d'Italia a Odessa nei suoi bollettini identifica la comunità italiana in Russia come la più ricca tra quelle straniere. I flussi migratori provenienti dalla penisola iniziano secoli prima, con i tanti artisti che offrono i loro servizi allo Zar e con gli intellettuali che lavorano come insegnanti presso le famiglie dei nobili.  Ma l'emigrazione italiana in Russia non è esclusivamente legata ai mercanti veneziani e genovesi ma è soprattutto una storia di fatica e privazioni. Molti emigranti, alla fine dell'Ottocento, partono dalle provincie  di Caserta, Napoli e Palermo per cercare fortuna in Russia, incoraggiati da agenti di emigrazione spesso collusi con la malavita locale. Dopo aver passato il confine illegalmente scoprono all'arrivo a Mosca di essere stati truffati e finiscono per suonare l'organetto e organizzare teatrini ambulanti. Non sono disponibili dati statistici sul flusso illegale di migranti ma sia la letteratura dell'epoca che molti documenti di archivio riportano numerosi casi di italiani coinvolti in guai giudiziari. Le ferrovie russe furono costruite anche con manodopera italiana, prevalentemente da piemontesi e friulani, così come le grandi infrastrutture di fine Ottocento, dal primo ponte in cemento armato sulla Volga alle gallerie di Suram e Aleksandropol sulla linea Tiflis-Erevan. Le memorie del futuro diplomatico Guido Relli, confinato in un porto del Mare d'Azov allo scoppio della guerra mondiale, ci consegnano un interessante quadro del movimento migratorio italiano nell'attuale Ucraina. Relli entrerà in contatto con la folta comunità di coloni genovesi, ormai russificati, che parlavano un dialetto ormai scomparso da secoli in Liguria. Il sociologo russo Novikov testimonia come fino al 1861 le indicazioni stradali a Odessa sono anche in lingua italiana. Napoletani, livornesi e genovesi rappresentano il venti per cento della popolazione a fine Settecento ad Odessa e la lingua comunemente usata per gli scambi commerciali è proprio l'italiano. Una folta comunità di genovesi si insedia a Mariupol' nel 1820 mentre si hanno le prime notizie di un consolato del Regno di Sardegna a Odessa sin dal 1817. Nei successivi venti anni fu istituita una fitta rete di consolati da Fedosia, Berdjansk a Taganrog sino ad Ismail. Già dalla fine del XVIII secolo il porto di Odessa era una delle principali mete commerciali per le navi italiane e la comunità italiana arrivò a contare fino a 10000 persone, grazie all'indotto mercantile. La memorie di Salvatore Castiglia, Regio Console Generale ad Odessa dal 1865 al 1891 forniscono un esauriente ritratto della comunità italiana in loco. Fu costruito un teatro dell'Opera italiana e istituita la Società Italiana di Beneficenza di Odessa e gli italiani si dedicavano a molte professioni: marinai, carpentieri, minatori e agricoltori ma anche maestri di musica, scultori e decoratori.

2. Gli italiani in Crimea
Con la crisi del grano del 1860 e la supremazia commerciale delle imbarcazioni a vapore britanniche su quelle a vele, le dimensioni della comunità italiana nell'odierna Ucraina si ridussero notevolmente. Alcun anni dopo il termine della Guerra di Crimea il fiorente periodo della comunità italiana in Russia termina. Molti emigranti tornarono in Italia mentre altri si spostarono da Odessa verso le miniere di carbone di Taganrog o verso città industriali in espansione come Marjupol, Berdjansk e Kerch. Nel l870 giunge a Kerch un nuovo flusso migratorio  dall'Italia, gli emigranti sono attirati dal miraggio di terre fertili e dall'importanza del porto della città che collega il Mar Nero con il Mare d'Azov. Le fonti riferiscono di circa duemila persone provenienti perlopiù dalle provincie pugliesi di Bisceglie, Trani, Bari e Molfetta. A questa ondata migratoria si aggiungeranno negli anni successivi i parenti e conoscenti dalla Puglia a cui vanno sommati gli emigranti italiani già presenti nell'area sin dal XVIII secolo. Con questi fenomeno migratorio, sommato a tutti i discendenti italiani che si spostarono da Odessa e dalle regioni occidentali, la comunità italiana arriva a costituire il 2% della popolazione della provincia di Kerch. La comunità di Kerch è in gran parte composta da mercanti e marinai e una delle attività principali è il cabotaggio della navi nelle acque bassi antistanti il porto e nei fiumi affluenti. Molti emigranti presero la cittadinanza russa per poter continuare ad esercitare la professione di cabotatori, allora riservata esclusivamente alle navi battenti bandiera russa. La comunità italiana a Kerch diventò numerosa, ma nonostante vari tentativi in città non fu mai attivato un consolato. La nomina di Saverio Calvigioni del 1884 a regio-viceconsole a Kerch durò appena qualche mese e nel 1887 un decreto ministeriale soppresse il vice-consolato per affidare la comunità italiana al rappresentante inglese. L'epidemia di colera del 1892 causò un ulteriore rallentamento degli scambi commerciali e sancì il definitivo tramonto  della comunità italiana sul Mar Nero. Nei successivi decenni le occupazioni degli italiani in Crimea si limiteranno a piccole attività commerciali, il lavoro nei campi e il cabotaggio nella acque di Kerch. La florida e attiva comunità italiana si ridusse di numero e le opportunità economiche per gli emigranti calanarono drasticamente. Dalla corrispondenza diplomatica si evince come gli italiani in Crimea soffrirono particolarmente la mancanza di una rappresentanza consolare, ma nessuno all'interno della comunità fu in grado di assumere l'incarico di Regio Agente. Nel 1904 è istituita un agenzia consolare a Kerch e il francese Teofilo Castillon e il suo successore Simmelides si fecero carico della reggenza sino al 1915, quando Giovanni Bruno, di origine pugliese, ne assunse la carica. Di questi anni negli archivi della Farnesina ci sono pochissimi documenti riguardanti la comunità italiana di Kerch. Le testimonianze indirette dei discendenti italiani tracciano un quadro negativo del primo ventennio del XXI Secolo per la comunità e un disinteresse sempre maggiore dell'Italia per le sorti degli italiani di Crimea prefigurando i drammatici eventi del XX Secolo.

3. La deportazione e lo sterminio della comunità italiana di Kerch
La rivoluzione d'Ottobre e i successivi avvenimenti peggiorarono notevolmente le condizione della comunità. Nel 1918 due incrociatori italiani imbarcarono a Sebastopoli duecento connazionali mentre nei mesi immediatamente precedenti diversi gruppi riuscirono a tornare in Italia in maniera autonoma.  Nei primi anni Venti inizia la sovietizzazione della Crimea e delle comunità straniere residenti, viene aperto un colcos italiano appena fuori Kerch, chiamato Sacco e Vanzetti in onore degli anarchici giustiziati negli Stati Uniti. La collettivizzazione delle terre con le relative requisizioni ed epurazioni spinsero molti italiani a lasciare la Crimea. Ma solo i più abbienti furono in grado di partire e molti membri della comunità erano stati duramente colpiti dalla crisi economica dopo la rivoluzione sovietica. La repressione sovietica creò un flusso di profughi diretti verso la penisola che aumentò in maniera sostanziale nel 1921 e riversò in Italia circa 3000 persone. Un censimento dell'ambasciata italiana in Russia del 1922 riporta 650 residenti italiani a Kerch e 65 a Taganrog. Nel 1923 con il ripristino delle relazioni diplomatiche tra Italia e URSS viene riaperto l'ufficio consolare di Novorossijsk, chiuso da più di un anno. Intorno al 1924 il Partito Comunista Italiano assunse una autorità morale sulla comunità di Kerch e iniziò una attività politica tra gli emigranti. Gli inviati italiani allontanarono il parroco e si impadronirono della scuola locale e di tutte le attività comunitarie. Il professor Vignoli, che ha portato alla luce la drammatica storia degli italiani di Crimea, in un libro scritto insieme a Giulia Giacchetti Boico, ha ricostruito l'azione dei comunisti italiani attraverso le testimonianze orali dei protagonisti diretti. L'ex deputato comunista Anselmo Marabini si occupò direttamente della gestione della comunità italiana e Paolo Robotti, esponente del Partito Comunista Italiano e cognato di Palmiro Togliatti visitò più volte la città di Kerch. Nel 1932 il sacerdote italiano fu allontanato e negli anni seguenti molti  italiani furono arrestati, torturati o mandati al confino in Siberia. Le memorie di Giuliano Pajetta, fratello di Giancarlo futuro leader del PCI, si soffermano sul suo periodo trascorso a Kerch dal 1932 al 1934 e descrivono proprio il momento dell'allontanamento forzato del sacerdote. Gli eventi del conflitto mondiale ebbero delle ripercussioni molto gravi sulla ormai sparuta comunità italiana di Kerch. Dopo la liberazione nel maggio del 1944 da parte dell'Armata Rossa della penisola di Crimea e del Caucaso, occupato nel 1941 dalle truppe tedesche, tutte le minoranze nazionali presenti sul territorio vengono deportate perché dichiarate popolazioni fasciste. La deportazione degli italiani avvenne in tre distinte fasi: la prima nel 28  e 29 Gennaio 1942 fu la più consistente mentre nelle altre due dell'8 Gennaio del 1943 e del 24 Giugno 1944 riguardarono i membri della comunità che erano riusciti a nascondersi durante la fase iniziale. Alcuni erano discendenti di italiani di terza o quarta generazione e addirittura ignoravano la loro origine. Il giornalista Dario Fertilio  racconta la storia di Zina e la sorpresa nello scoprire la sua origine etnica. Le famiglie miste furono deportate e anche solamente l'origine italiana di uno dei genitori era sufficiente per essere etichettati come nemici della patria. Gli italiani rimasti a Kerch furono caricati in carri bestiame dopo un preavviso di appena poche ore e portati con un lunghissimo viaggio che durò due mesi in Kazakistan. La deportazione avvenne via mare e via terra, dopo aver attraversato il Mar Nero e il Mar Caspio  il convoglio proseguì attraverso la steppa sino a Atbasar in Kazakistan. Da lì i prigionieri furono mandati perlopiù a Karaganda e in altri campi limitrofi, le condizioni del viaggio e dei primi anni di permanenza nei centri di detenzione furono terribili. I testimoni raccontano come più della metà degli italiani morì durante il trasferimento o nei primi mesi di soggiorno nel campo di prigionia. Le vittime della repressione sovietica di cittadinanza italiana tra il 1919 e il 1951 sono stimate intorno alle 1000 unità. Ad oggi la comunità italiana di Kerch conta poco più di 300 persone, ma molti discendenti sono ancora in Kazakistan o in Uzbekistan. Mentre i Tartari, i Tedeschi, i Greci, i Bulgari e gli Armeni sono stati riconosciuti dallo stato ucraino come minoranze deportate ad oggi gli Italiani non hanno ancora ricevuto la qualifica di popolazione deportata. Le convulse evoluzioni geopolitiche della regione influiranno sul futuro della piccola ma coesa comunità italiana in Crimea, Mosca ha già dichiarata di voler garantire le minoranze presenti sul territorio estendendo le garanzie che Kiev aveva finora negato agli emigranti italiani.
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A Verona la mostra sul genocidio dimenticato degli italiani in Crimea

Dal 2 al 6 luglio in Sala Birolli. Tre ragazzi ucraini in Acque Veronesi per uno stage in collaborazione con la Regione Veneto
Sarà visitabile dal 2 al 6 luglio in sala Birolli, via Macello 17, la mostra “Gli Italiani in Crimea. Un genocidio dimenticato” organizzata dall’associazione Pugliesi a Verona in collaborazione con il Comune di Verona.
Il materiale storico e documentale dei 16 pannelli in mostra è stato raccolto ed elaborato dall’associazione Cerkio. L’esposizione, che ha ottenuto il patrocinio della Regione Veneto, il riconoscimento da parte dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e dell’Università degli Studi di Udine, sarà inaugurata il 1° luglio alle ore 18.30 e sarà poi aperta tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19. “Tra gli obiettivi di questa mostra itinerante – spiega l’assessore al Decentramento Antonio Lella – c’è quello di raccontare al grande pubblico una tragedia sconosciuta, sensibilizzando il più possibile sulla drammatica storia degli italiani di Crimea, una piccola comunità decimata dalla deportazione di massa del 1942 nei Gulag del Kazakhstan.” Alla presentazione ha partecipato anche Anna Fedorova, ragazza ucraina, laureata in ecologia, di origini italiane che insieme ad altri due studenti sta svolgendo uno stage di tre mesi ad Acque Veronesi. L’obiettivo dell’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’associazione Triveneto per l’Est Europa, con l’agenzia sociale “Lavoro & Società”, la Regione Veneto e l’Ambasciata Italiana in Ucraina, è quello di favorire l’integrazione di studenti appartenenti alle comunità italiane dell’Europa orientale. Il tirocinio rientra in un progetto elaborato dall’associazione Cerkio, che rappresenta la comunità degli emigrati di origine italiana in Crimea.

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