Lun06262017

Last updateSab, 17 Giu 2017 4pm

Evento del MAIE a Berlino

L'On. Mario Borghese e Gian Luigi Ferretti, Coordinatore del MAIE Europa hanno incontrato a Berlino gli aderenti ed i simpatizzanti del Movimento per mettere a punto la strategia per le elezioni del Comites.

La riunione ha avuto luogo sabato 11 ottobre  in una sala gentilmente messa a disposizione dall’ Hertha Berlin, la squadra calcistica delle Bundesliga tedesca.
Il Coordinatore di Berlino, Cav. Andrea Fusaro, Consigliere del Comites di Berlino uscente, già Delegato dl CONI in Germania e Coordinatore Nazionale di Ciao Italia, l'organizzazione dei ristoranti italiani in Germania, ha fatto gli onori di casa coadiuvato dal suo valido collaboratore Miguel Benedetto.

L'On. Borghese si è complimentato ed ha relazionato su come si sta muovendo la grande rete del MAIE mondiale. "Sono particolarmente contento di essere qui in mezzo a voi a Berlino, in questo momento una delle piu' importanti capitali del mondo" - ha detto il parlamentare, che ha continuato: "Incontrare qui un gruppo MAIE con gente qualificata come voi mi fa capire che il nostro Movimento sta davvero molto rapidamente conquistando il territorio anche nel Vecchio Continente".

Il Coordinatore Ferretti ha illustrato le linee direttrici per l'azione politica  e, unendosi all'On. Borghese nel complimentarsi, ha dichiarato: "Berlino e' una delle mete preferite del grande fenomeno migratorio che vede coinvolte centinaia di migliaia di giovani italiani. Voi dovete organizzarvi per essere capaci di intercettare questi nostri ragazzi, aiutarli, indirizzarli ed integrarli nella vita sociale della comunità e negli organismi rappresentativi".

Il prossimo evento sarà in un'altra importante città tedesca, Colonia, sabato 25 ottobre.

comments

8 Agosto, Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo

Tullio Zembo - Sicuramente “l’Italiano” è l’unico quotidiano al mondo a trattare – come tutti gli anni - questo argomento in prima pagina.
Quando il primo dicembre del 2001  il Governo Berlusconi, su insistenza di Tremaglia,  decretò la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo l’8 di agosto, venne sublimata a simbolo universale la tragedia di Marcinelle appunto dell’8 agosto del 1956 quando, nella miniera del carbone Bopis du Cazier morirono 262 minatori, in gran parte emigranti italiani.
In quegli anni ci fu una delle tante ondate migratorie italiane che si sono succedute da metà dell’Ottocento. Alle anime pie, che s’indignano per le misure sanitarie alle quali vengono sottoposti i clandestini che approdano alle nostre coste, ricordiamo che dovunque nel mondo gli emigrati italiani venivano sottoposti alle frontiere a minuziose visite mediche e a spidocchiamenti forzati, talora anche nudi in gruppo. Nel caso del Belgio, dove negli anni ’50 arrivarono oltre 150.000 nostri emigrati, i medici belgi effettuavano una prima visita in Italia e poi una seconda in Belgio. Chi non la passava veniva scartato irrimediabilmente e non sarebbe mai più entrato nel Paese.
Oggi siamo nel bel mezzo di un’ondata migratoria. Da tempo c’è un flusso di giovani italiani che vanno a lavorare a Londra, a Berlino, a Zurigo, in Nord e Sud America, in Australia….
Le statistiche arrancano incapaci di fotografare il fenomeno perché, malgrado sia obbligatoria l’iscrizione all’Aire, non c’è alcuna sanzione per chi non ottempera e i ragazzi hanno capito di non avere un benchè minimo vantaggio a regolarizzare la loro residenza, tanto l’Italia ufficiale di loro, e degli altri italiano nel mondo, se ne fotte.
Sono molti quelli che vanno a fare lavori molto umili per una paga minima e sono esposti al rancore dei loro coetanei del posto. La solita storia: ci portano via il lavoro, si accontentano di paghe misere, ci portano via le donne…
Emigrare, nel 1880 o nel 2014, è sempre un dramma. Prima o poi arriva la discriminazione, l’umiliazione. Ecco perché il sacrificio del lavoro italiano nel mondo non è solo quello degli incidenti mortali, ma è anche quello di chi – in questa Italia ormai anche ufficialmente in recessione – si vede costretto a lasciare famiglia, amici e consuetudini per andare in un luogo straniero se vuole avere una minima possibilità di lavorare. In Italia lavoro non ce n’è, tantomeno per i giovani.
Cosa fa il governo di fronte alla tragedia della recessione e a quella della disoccupazione? Dunque, intanto la riforma del Senato, poi sarà la volta della legge elettorale mentre in lista d’attesa ci sono i matrimoni gay.

LEGGI ANCHE

comments

Ferretti sfida Di Biagio

Gian Luigi Ferretti, Coordinatore MAIE Europa ha pubblicato il seguente comunicato:
Leggo che Sen. Di Biagio avrebbe dichiarato con una buona dose di prosopopea ed arroganza: “Ho trovato molto sterili le polemiche sul contributo dei trecento euro per l’ottenimento della cittadinanza, fatte da qualcuno che probabilmente aveva poco da dire”.
Nel dargli atto di essere lui l’unico parlamentare eletto all’estero a manifestare entusiasmo per il balzello sulla cittadinanza, vorrei informarlo che ritengo tutt’altro che sterili le polemiche che ho fatto, e continuerò a fare, e che ho moltissimo da dire a proposito.
Per dimostrarglielo lo sfido ad un civile pubblico dibattito sul tema lasciando a lui la scelta del luogo e dell’ora, a meno che non ritenga poco dignitoso dibattere con chi non è parlamentare.
Rimango in fiduciosa attesa
Gian Luigi Ferretti
Coordinatore MAIE Europa

comments

La conferenza del PD nei locali dell’Università di Bologna a Buenos Aires

Lunedi sera con la partecipazione del Responsabile nazionale del PD Italiani nel mondo, Eugenio Marino, in missione in Sud America e di personalità della politica argentina
La conferenza  “Elecciones europeas: su implicancia y legado para el Mercosur y el Parlasur” nella sede dell’Università di Bologna a Buenos Aires è iniziata con i saluti del direttore dell’UNIBO, Prof. Angelo Maranesi, e del responsabile del PD in Argentina, Francesco Rotundo, che si è profuso in elogi a Matteo Renzi.
Sono poi intervenuti Gabriel Puricelli Yanez, Presidente della Fondazione Berlinguer, ed i deputati nazionali argentini Carla Carrizo, eletta con l’UNEN e Carlos Raimundi, membro del Parlasur, eletto col Partido Nuevo Encuentro.
Il punto focale della serata è stato l’intervento di Eugenio Marino, responsabile nazionale del PD Italiani nel mondo, in missione in Sud America, che ha riassunto la nascita e l’evoluzione del progetto UE fino ai giorni nostri. Non ha mancato di sottolineare la vittoria del suo partito in Italia (40,8% dei voti) alle recenti elezioni europee. Una parte del suo discorso lo ha dedicato ai “fobdos buitre” ed ha ricordato che sia il PD che il governo italiano appoggiano l’Argentina sotto attacco da parte della speculazionefinanziaria mondiale. “Non si può permettere - ha dichiarato - che un uomo solo, ancorchè giudice, metta in ginocchio un paese intero”.
Secondo Marino, proprio questo è il significato dell’imminente visita del Ministro degli Esteri Mogherini.

comments

"Gli emigranti italiani, protagonisti invisibili" a Zurigo

Il CDF (comitato Difesa Famiglie) organizza una serata dedicata a "Gli Emigranti Italiani, Protagonisti Invisibili", una storia affascinante e straordinaria di gente che dall’ Italia si è riversata in ogni parte del mondo. Uno scorrere travolgente di un’unico immenso fiume di vita. 
L'evento avrà luogo giovedì 5 Giugno 2014 alle ore 19:00 alla Casa d'Italia di Zurigo (Erismannstrasse 6)
Durante la serata si desidera rivivere alcuni momenti dell’emigrazione italiana. “Emigrazione” è per antonomasia viaggio, cambiamento e pellegrinaggio verso nuovi orizzonti. “L’Emigrazione vista dall’emigrazione stessa” questo è l’omaggio che vogliamo dare. E’ lo faremmo raccontando momenti memorabili e riportando testimonianze sull’emigrazione del nostro Paese. Tante storie dimenticate. Sacrifici finiti nell’oblio della memoria storica. Ricordare quanti hanno lasciato la propria Patria per lavorare in paesi diversi e lontani è un modo per dare loro un volto. L’esodo di massa iniziò subito dopo l’unificazione nel 1861. Sono stati 30 milioni quelli che lasciarono la terra natale allargando i confini della storia d’Italia fuori il proprio territorio. Attualmente sono oltre 80 milioni i loro discendenti che testimoniano in tutto il mondo la loro avventura.
L’emigrazione e la nascita e successiva formazione dell’Italia unita sono strettamente connesse tra di loro. L’una causa l’altra e viceversa. L’emigrazione valvola di pressione attenua la tensione sociale dell’alta disoccupazione e dei conflitti sociali dell’ industrializzazione ma è anche emorragia che toglie all’Italia linfa vitale riversandosi in paesi lontani seminando e deliberando altrove forza e coraggio alimentati ancor di più dalla necessità di potersi affermare. Coloro che emigravano erano tra i più coraggiosi e i più desiderosi di imparare e produrre. Queste qualità andarono a beneficio dei paesi d’immigrazione. L’Italia ne trasse profitto attraverso le considerevoli rimesse impregnate di sudore e sangue e le variegate esperienze acquisite e riportate in patria che aiutarono a costruire l’ Italia di oggi.
La serata sarà accompagnata da:
Antonio Prata, diplomato alla Scuola di Cinema CISA di Lugano nel 2007 realizzando il film ‘Il resto di una storia’, “diario intimo e lucido di una redenzione possibile”, che ha ricevuto numerosi consensi e premi nei festival europei, tra cui il Torino Film Festival (Menzione Speciale nel 2007), Doclisboa (Miglior cortometraggio internazionale nel 2008), Visions du Reel di Nyon (First steps nel 2008). Dal 2002 è anche direttore artistico e gestore del Cinestar, il più grande nucleo di sale cinematografiche della Svizzera italiana, con sede a Lugano. Nel 2009 quando la sua terra d’origine, l’Abruzzo, è sconvolta da un terremoto, elabora le idee per la realizzazione di “Terradentro” di cui dichiara “La nostalgia è un sentimento che a volte pesa, spesso però ci da la forza per andare avanti. Quando, per utilizzarle nel film, ho letto le lettere che i miei genitori si scrivevano negli anni 60, ho capito che la lontananza del luogo d’origine è per noi “senso di vita”, che ci permette di immaginare un posto dove vorremmo vivere, ma che non ci fa mai piantare radici. Qual’è il nostro posto, la nostra vera casa? Viviamo in uno smarrimento perenne, tra due mondi che non ci appartengono. A noi non è concesso di «restare». Noi continueremo ad arrivare e poi a ripartire.
Marina Frigerio Martina, psicoterapeuta e psicologa dell'età evolutiva. Figlia di immigrati lombardi, è nata a Lugano e vive da moltissimi anni nella Svizzera tedesca. Ha lavorato in diversi consultori famigliari italiani a Zurigo, Basilea e Soletta, e alla clinica universitaria Neuhaus di Berna. Dalla fine degli anni '70 si occupa di diritti dei migranti e interculturalità. Nel 1992 ha pubblicato Versteckte Kinder, sulla condizione dei bambini "clandestini". Nel 2004 è uscito Und es kamen Menschen, lavoro sull'integrazione della comunità italiana in Svizzera per il quale le è stato conferito il dottorato dell'Università di Zurigo. Nell’ ultima pubblicazione “Bambini Proibiti”, aperto da una dedica di Gianmaria Testa e con la prefazione appassionata di don Luigi Ciotti, Marina Frigerio Martina ripercorre la storia degli stagionali italiani e delle loro famiglie nella Svizzera tra gli anni Cinquanta e Novanta del ventesimo secolo, quando lo statuto dello stagionale impediva ai genitori di tenere con sé i propri figli e induceva molta gente a nascondere letteralmente i bambini nell'armadio o farli crescere in collegio. Bambini proibiti è un mosaico di storie di vita raccontate da ex bambini clandestini, dai loro genitori e da persone solidali che si sono battute per il diritto alla scuola e al ricongiungimento famigliare per i diritti degli immigrati.
Andrea Ermanno, Traduttore, pubblicista e docente precario di filosofia dal 1996. Ha pubblicato numerosi saggi, articoli, recensioni e interviste su specifici temi di filosofia, di politica, teologia e storia ed ha trattato diversi temi, traducendo ed elaborando indagini filologico-filosofiche sfociate in diverse critiche. È consulente delle case editrici Laterza di Roma e Suhrkamp di Francoforte ed è autore di traduzioni filosofiche. È anche presidente del Ristorante Cooperativo italiano di Zurigo, meglio noto come Coopi. Un centro culturale noto nella storia dell'antifascismo, del movimento socialista e dell'emigrazione italiana in Svizzera. Lo scopo originario era quello di offrire pasti salutari e a buon mercato agli italiani immigrati in Svizzera ma seguirono la fondazione di una libreria e di un quotidiano L'Avvenire dei Lavoratori" tuttora pubblicato sotto la direzione di Andrea Ermanno. Durante il regime fascista era l’unico foglio socialista italiano edito fuori dalla clandestinità.
Il Coopi entra subito nella storia europea a causa delle frequentazioni che riesce ad attrarre: Benito Mussolini, ancora militante socialista, vi si reca nel 1913 per pronunciare il discorso del primo maggio di fronte agli immigrati italiani, Lenin vi consuma l'ultimo pasto prima di ripartire per San Pietroburgo nel 1917, Filippo Turati, Pietro Nenni ed altri vi si legano negli anni dell'esilio, Giacomo Matteotti collabora a lungo con il giornale.
Durante la Seconda guerra mondiale, il Coopi diviene un importante centro di aggregazione dei movimenti politici antifascisti, italiani e svizzeri, oltre all'avvenire dei lavoratori, vi si pubblica anche l'Avanti!, e molti fuoriusciti italiani vi si recano per coordinarsi con gli antifascisiti svizzeri.
Nel dopoguerra il centro diviene luogo di confronto multiculturale frequentato da membri della sinistra locale ed europea, Moritz Leuenberger, presidente della confederazione e consigliere federale svizzero, ne è stato in gioventù uno degli animatori, Ezio Canonica, consigliere nazionale ticinese e sindacalista scelse il Coopi come base, negli anni '60, per guidare le sue battaglie contro la destra xenofoba di James Schwarzenbach, che propugnava leggi restrittive della libertà degli immigrati, italiani in particolare.

comments

A Verona la mostra sul genocidio dimenticato degli italiani in Crimea

Dal 2 al 6 luglio in Sala Birolli. Tre ragazzi ucraini in Acque Veronesi per uno stage in collaborazione con la Regione Veneto
Sarà visitabile dal 2 al 6 luglio in sala Birolli, via Macello 17, la mostra “Gli Italiani in Crimea. Un genocidio dimenticato” organizzata dall’associazione Pugliesi a Verona in collaborazione con il Comune di Verona.
Il materiale storico e documentale dei 16 pannelli in mostra è stato raccolto ed elaborato dall’associazione Cerkio. L’esposizione, che ha ottenuto il patrocinio della Regione Veneto, il riconoscimento da parte dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e dell’Università degli Studi di Udine, sarà inaugurata il 1° luglio alle ore 18.30 e sarà poi aperta tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19. “Tra gli obiettivi di questa mostra itinerante – spiega l’assessore al Decentramento Antonio Lella – c’è quello di raccontare al grande pubblico una tragedia sconosciuta, sensibilizzando il più possibile sulla drammatica storia degli italiani di Crimea, una piccola comunità decimata dalla deportazione di massa del 1942 nei Gulag del Kazakhstan.” Alla presentazione ha partecipato anche Anna Fedorova, ragazza ucraina, laureata in ecologia, di origini italiane che insieme ad altri due studenti sta svolgendo uno stage di tre mesi ad Acque Veronesi. L’obiettivo dell’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’associazione Triveneto per l’Est Europa, con l’agenzia sociale “Lavoro & Società”, la Regione Veneto e l’Ambasciata Italiana in Ucraina, è quello di favorire l’integrazione di studenti appartenenti alle comunità italiane dell’Europa orientale. Il tirocinio rientra in un progetto elaborato dall’associazione Cerkio, che rappresenta la comunità degli emigrati di origine italiana in Crimea.

comments

L'avanzata del MAIE ha fatto tappa in Belgio

In raccoglimento a Marcinelle
Il MAIE Europa si è dato all’inizio dell’anno un serrato programma di incontri con le comunità italiane nei diversi Paesi del Continente.
Sabato era la volta del Belgio con un’intensa giornata iniziata a Charleroi nel suggestivo castello di Monceau-sur-Sambre in mezzo ad uno splendido parco.  Al loro arrivo l’On. Ricardo Merlo, il Sen. Claudio Zine e Gian Luigi Ferretti hanno trovato, grazie all’impeccabile organizzazione di Levino Di Placido, una sala piena di pubblico qualificato. Molti dei presenti erano presidenti di associazioni e circoli italiani che, dopo avere ascoltato il progetto politico del MAIE, hanno aderito con grande entusiasmo al movimento.
Al termine si è recata al Bois du Cazier a Marcinelle una delegazione del MAIE guidata da Levino Di Placido, della quale facevano parte l’On. Merlo, il Sen. Zin, il Coordinatore Europeo Gian Luigi Ferretti, il Vice-coordinatore Luigi Billè, il coordinatore del Belgio Luigi Volpe, il Vicecoordinatore della Germania Corrado Matera ed i Coordinatori  Calogero Nicosia (Lussemburgo), Franco Savoia (Madrid), Alberto Collet (Barcellona) e Antonio Mecca (Berna). Sul luogo della sciagura mineraria, assunta a simbolo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, che si celebra ogni 8 di agosto con un’apposita Giornata voluta dall’allora Ministro Tremaglia, hanno deposto una corona al cippo con i nomi di tutti i caduti al suono dei rintocchi della campana. Dopo la breve, ma toccante, cerimonia, guidati dal Presidente degli ex minatori della Vallonia Sergio Alboni, hanno visitato il museo ed hanno visto un filmato sul tragico evento.
Nel pomeriggio a Bruxelles, in una grande sala affollata, introdotti da Volpe, l’On. Merlo, il Sen. Zin, Ferretti e Billè hanno illustrato gli scopi, le finalità ed i progetti del MAIE suscitando anche qui grande entusiasmo. Il pubblico continuava a fare domande ed a portare le  proprie esperienze tanto che un incontro che era programmato per durare un’ora/un’ora e mezza è durato invece oltre quattro ore.
Mentre è ancora nel pieno la campagna elettorale per le Elezioni Europee, alla quale il MAIE partecipa con suoi candidati residenti all’estero nella lista Io Cambio – MAIE, i dirigenti del Movimento si stanno già organizzando per le prossime elezioni per i Comites.
Qualcuno ha parlato di marcia trionfale del MAIE in Europa e potrebbe sembrare un’esagerazione propagandistica, ma chi ha assistito a tutti gli eventi del Movimento, da Londra a Stoccarda, da Ginevra a Losanna, da San Gallo fino, appunto, a Charleroi e Bruxelles, si è reso conto che oggi il MAIE è l’unica forza politica a fare accorrere tanti connazionali in ogni parte del Vecchio Continente ed a fare presa nelle loro menti e nei loro cuori.

comments

Intervista alla Professoressa Donatella Strangio

La docente di Storia Economica presso La Sapienza di Roma racconta il suo percorso di ricerca incentrato sulla emigrazione italiana e annuncia la prossima uscita del libro “Italiani in movimento. Ripensare l’emigrazione italiana in Argentina"
STEFANO PELAGGI - Come e quando hai iniziato ad occuparti di emigrazione?

Grazie Stefano di questa occasione che mi permette di mettere a fuoco alcuni fattori che ritengo importanti, legati ad un tema che oggi, alla luce di ciò che sta avvenendo a livello globale è un fenomeno o meglio in alcuni casi una vera e propria emergenza umanitaria, portata in evidenza dai mass media. I miei studi, essendo una storica economica, hanno sempre tenuto conto degli aspetti sociali e legati alla popolazione anche se non li ho mai affrontati direttamente. Ma da quando ho avuto, nell’a.a. 2003-04, in affidamento il corso di storia economica della colonizzazione e della decolonizzazione per il corso di laurea triennale ECIS (Economia e Cooperazione internazionale per lo sviluppo) presso la Sapienza Università di Roma, ho cominciato ad occuparmi in modo più diretto ed approfondito del tema. Inoltre, mi colpì l’immagine descritta da Raymond F. Betts nel suo volume La decolonizzazione dove riportava che il momento simbolico d’inizio della fine dell’impero coloniale, accompagnata dagli spostamenti in massa della popolazione si poteva fare risalire al maggio del 1948 con l’arrivo nel Regno Unito della nave Empire Windrush che portava a Londra 417 giamaicani, un gruppo di dimensioni senza precedenti per quell’epoca; e subito mi sono venute alla mente le imbarcazioni di “disperati” che oggi “affollano” il Mare Nostrum fuggendo dal caos e dalle guerre dei loro Paesi di origine. Ciò ha sollecitato la mia curiosità intellettuale così da valutare un tale fenomeno non solo dal punto di vista sociale e umano ma anche economico che, a mio modesto parere, è strettamente collegato e poco approfondito. Questo ha avuto un primo riscontro in un seminario di approfondimento, relativo appunto ai PSV, che ho svolto nell’aprile del 2010 presso la Facoltà di Economia Sapienza Università di Roma per l’”Unesco Chair in “Population, Migrations and Development” dal titolo Frontiere mobili in prospettiva storico economica. Le migrazioni dalle colonie. Successivamente, l’accordo siglato tra il mio Dipartimento e quello dell’Università di Caxias do Sul  (Rio Grande do Sul, Brasile) si è tradotto e concretizzato in una ricerca che ha visto, come filone principale, proprio gli aspetti migratori legati in particolare ad alcune aree delle due regioni interessate, Italia e Brasile. L’incontro col prof. Graheme Hugo, uno dei massimi esperti di migrazione in Australia, e un periodo di visiting e studio passato presso il suo Dipartimento della Università di Adelaide (Australia), mi hanno ulteriormente avvicinato a questo tema di ricerca portandomi ad affrontare ed approfondire i nuovi aspetti che sta assumendo il fenomeno in questi ultimi anni; soprattutto a seguito della grave crisi finanziaria che, partita nel 2007 dagli Stati Uniti, si è trasferita al vecchio continente trasformandosi in crisi dell’economia reale e colpendo Paesi, come l’Italia, che fanno parte dei cosiddetti Paesi sviluppati.

Puoi descrivere i lavori che hai realizzato legati agli italiani nel mondo? E quali progetti hai per il futuro?
Questa mia attività ha visto la realizzazione di alcuni lavori legati agli italiani nel mondo: quello insieme alla collega Alessandra De Rose (demografa), intitolato The Italians abroad after Unification. The case of emigration in Brazil through unexplored sources of data e presentato alla SIS 2011 Statistical Conference, Statistics in the 150 years from Italian unification, Bologna, june 8-10 2011, affrontava aspetti oltre che qualitativi anche quantitativi inserendosi nel filone economico delle rimesse dei migranti italiani che si recavano all’estero (unitamente ad altri articoli successivi che affrontavano aspetti più generali del fenomeno circoscritto all’emigrazione degli italiani). Di recente è uscito, pubblicato dalla Rubbettino editore, il volume, in italiano e in portoghese, curato da me e dalle colleghe De Rose, della Sapienza Università di Roma, e Corà, dell’Universidade de Caxia do Sul, dal titolo  Dall’Italia al Brasile. Storia del contesto economico e sociale tra due territori lontani ma “gemelli: Latina e Farrupilha,/  Da Itália ao Brasil. História do contexto econômico entre dois territórios distantes, mas gêmeos: Latina e Farroupilha; esso affronta, tra i vari aspetti, proprio quello della migrazione tra i due Paesi. Sempre in tema di America Latina e di volumi è di prossima uscita per la Collana Italiani nel Mondo, Edizione Nuova Cultura, il lavoro di ricerca, insieme ad Elena Ambrosetti (demografa, Sapienza Università di Roma) intitolato Italiani in movimento. Ripensare l’emigrazione italiana in Argentina, che affronta il fenomeno in questo Paese, tra i maggiori al mondo ad avere accolto l’emigrazione italiana e che, a tutt’oggi, presenta ancora, a nostro avviso, aspetti importanti che devono essere ancora affrontati o anche rivisitati alla luce di nuovi approcci, come quello multidisciplinare. Tra l’altro, il Consorzio Interuniversitario tra le Università Italiane ed Argentine (CUIA) da dieci anni organizza interessanti symposium e attività promosse dai vari affiliati delle singole università italiane e argentine, appunto, oltre alle ormai consuete “Giornate del CUIA” in Argentina che si svolgono in Aprile presso le Università di Buenos Aires e dell’intera regione, promuovendo momenti di incontro e di dibattito che trovano attuazione in importanti progetti di ricerca. Tra questi, proprio quello da me presentato che è stato molto apprezzato e che riguarda, appunto, l’emigrazione argentina e italiana ma con particolare riferimento alla figura e all’azione degli imprenditori italiani e alla loro eredità e che ha visto coinvolti Elena Ambrosetti, come demografa, Ines Maria Barbero, storica d’impresa, della Università di Buenos Aires e l’istituto nazionale di statistica argentino, INDEC. Inoltre, è in via di definizione un importante progetto internazionale, nell’ambito di Horizon 2020, redatto dalla sottoscritta e da Elena Ambrosetti oltre ad altri Colleghi della Sapienza Università di Roma in particolare della Facoltà di Economia, che vedrà il coinvolgimento anche di importanti Università del Sud America (Argentina, Brasile e Messico) unitamente ad altri importanti studiosi di varie nazionalità che daranno un contributo personale al progetto, le cui competenze sono obbligatoriamente e necessariamente interdisciplinari data la complessità del tema.

Nuova emigrazione, fuga di cervelli o mobilità giovanile. Tanti modi di chiamare un fenomeno che alla fine sembra la naturale conseguenza di un nuovo approccio al lavoro e alla mobilità. Quale è la tua interpretazione al riguardo?
A riguardo sono nate negli ultimi anni diverse teorie e interpretazioni ma, come storica economica farei un distinguo fra le varie forme di migrazione, anche se è molto difficile sintetizzare la complessità del fenomeno rischiando di apparire superficiali: il termine nuova migrazione potrebbe generare qualche confusione nel senso di ricollegarsi a quello che ha caratterizzato il secondo dopoguerra, soprattutto legato alla situazione economica e sociale conseguenza del secondo grande conflitto; in realtà essa non ha alcun legame sia perché riguarda popoli e paesi differenti, sia perché nasce da motivazioni completamente diverse. È un fenomeno molto articolato che coinvolge non solo le aree più povere del mondo ma anche quelle maggiormente sviluppate. A mio avviso è un fenomeno correlato strettamente al sistema globalizzato e all’interdipendenza dei mercati che si è sempre più consolidata a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso.

Spesso si parla degli italiani all'estero come di una risorsa da utilizzare per incentivare la proiezione estera del Sistema Italia....sei d'accordo? con quali modalità, secondo te?
Sono assolutamente d’accordo. In un momento difficile dal punto di vista economico e sociale è quanto mai strategico continuare a mantenere e rinsaldare i legami con i “connazionali” ormai naturalizzatisi, dopo generazioni, nei paesi di accoglienza. L’aspetto economico è quello più immediato ma anche quello culturale e umano sono altrettanto importanti e arricchenti; ciò perché, come ho avuto modo di sperimentare personalmente, durante i miei soggiorni di visiting universitari in Brasile, Argentina, Australia, nell’immaginario collettivo dei nostri connazionali all’estero, l’Italia e i suoi tesori sono ben presenti al contrario di noi che li viviamo quotidianamente.

comments

Importante giornata per il MAIE sabato 10 maggio

Al mattino alle 10 il Presidente On. Ricardo Merlo ed il Coordinatore europeo del MAIE saranno ad un incontro con la comunità italiana di Charleroi al Château de Monceau-sur-Sambre organizzato da Levino Di Placido. Seguirà una visita al Bois du Cazier di Marcinelle per rendere omaggio alle vittime della sciagura mineraria, assunta a simbolo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo a seguito della Giornata proclamata dal governo per iniziativa dell’allora Ministro degli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia.
Dopo una riunione dei dirigenti del Movimento a Bruxelles, alle 17 è prevista una grande assemblea con i connazionali della capitale belga a Stationsstraat 275 – 1700 Dilbeek, organizzata da Giuseppe Volpe.

comments