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Ciao Edo, salutami Mirko

GIAN LUIGI FERRETTI - Mi piace pensare che Edoardo Pollastri sia rimasto fedele nel suo cuore a quelli ideali che nel 1948 lo portarono a fondare il Gruppo Giovanile del MSI in Eritrea, dove viveva e dove gli inglesi che occupavano il Paese avevano decretato che fosse reato fare politica di destra.
Fu dunque un atto di coraggio il suo assieme ad altri quattro ragazzi come lui al terzo anno di Ragioneria. E con coraggio organizzò scioperi studenteschi e manifestazioni proprio contro gli inglesi per la vicenda di Trieste.
Divenne poi un brillante commercialista e fu professore di Ragioneria ed Economia Aziendale presso l’Università di Asmara e Presidente della Cooperativa Agricola di Agordat, ente che raggruppava 54 aziende agricole.
Nel 1967, caduto Heile Selassiè, fu costretto a lasciare l’Eritrea e a San Paolo in Brasile divenne il rappresentante dell’importantissimo Gruppo Finanziario Italiano FINDIM della famiglia Fossati, incarico che mantenne anche quando diventò Presidente della Camera di Commercio di San Paolo.
A me lo presentò Mirko Tremaglia, col quale aveva da sempre stretti rapporti di cameratismo. Mi raccontava il padre del voto all’estero che fu proprio Pollastri ad individuare nel cimitero di Asmara la tomba di suo padre caduto in guerra e a deporvi i primi fiori. 
Per ironia della sorte fu proprio la conquista del voto all’estero, che insieme avevano combattuto, a spezzare il loro rapporto così speciale.
In occasione delle prime elezione nella Circoscrizione Estero Tremaglia s’intestardì a presentare una sua lista e Pollastri fu uno dei primi ad essere da lui contattato come candidato.
Edoardo Pollastri capì che i tempi non erano maturi per una lista indipendente dai partiti, però era ormai conquistato dall’idea di diventare Senatore. Si mise così in contatto con l’Unione di Prodi e potete ben capire come la prese Tremaglia; per lui fu una delle cose più dolorose della sua vita. Sinceramente non so se – dopo la terribile sfuriata al telefono dell’allora Ministro – i due abbiano mai più avuto contatti.
So però che Edoardo pianse lacrime sincere quando Mirko morì e credo di avere conosciuto tanto bene Tremaglia da sapere che anche lui oggi sarebbe molto addolorato alla notizia della morte del suo camerata di tutta una vita.
Fu un buon parlamentare, portò in Senato la sua grande esperienza di imprenditore, do docente universitario, di dirigente di organizzazioni e soprattutto di italiano all’estero.
La famosa ironia della sorte succitata volle poi che nelle elezioni successive venisse battuto, lui “fascista” candidato per il Partito Democratico, dalla “comunista” Mirella Giai candidata per una lista indipendente dai partiti di puro stile tremagliano. Fu la rivincita su di lui della Giai, battuta la volta precedente, in maniera da molti ritenuta sospetta precedente per 67 voti. E fu un po’ anche la rivincita di Tremaglia.
Con l’intelligenza che lo contraddistingueva, Pollastri capì la lezione e nel 2013 ritentò la sorte proprio con una lista “civica”, ma invano.
Con lui se ne va un pezzo di Storia degli italiani nel mondo. Lo so benissimo che suona come frase fatta, trita e ritrita. Ma la scrivo ugualmente perché nel caso di Edoardo Pollastri è davvero così.
Ciao, Edo, c’è qualcosa di più terribile della morte, c’è Mirko che ti aspetta ancora infuriato. O forse no, probabilmente vi sarete già riabbracciati, liberi dalle piccole passioni terrene.
Alla famiglia le mie più sentite condoglianze.

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