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In memoria di Mirko Tremaglia

Il "padre del voto agli italiani all'estero" morì il 30 dicembre del 2011
GIAN LUIGI FERRETTI - Io sono stato accanto a Mirko Tremaglia, nella buona e nella cattiva sorte, per oltre 30 anni, fono a che, ormai debilitato nel fisico e nello spirito, la cricca di finti amici, ma di veri interessati, non riuscì a prendere il sopravvento.
Io che l’ho conosciuto bene come nessun altro essere umano vivente, m’incazzo come una bestia quando, come in tutti questi anni  quando arriva l’anniversario della sua morte, mi tocca leggere di tutto un po’, spesso da parte di personaggi che Mirko, se risorgesse, prenderebbe a calci nel sedere.
Tremaglia si batteva per il voto agli italiani all’estero e tanti, per decenni, gli davano dell’illuso. Quando vinse la battaglia e più o meno gli stessi tanti lo osannarono. Quando fu Ministro degli Italiani nel Mondo petulanti di ogni parte del mondo lo assediavano tutti i giorni.
Poi, la prima volta che i suoi amati italiani all’estero poterono votare, gli voltarono le spalle. 
Si sa, mentre la vittoria ha molti padri, la sconfitta è orfana, ma lui, a testa alta, se ne assunse la paternità. Mai fu così solo.  Non solo del tutto, io non mi scostai dal suo fianco.
E allora lascio ad altri celebrare la vittoria del voto lasciando intendere di esserne stati protagonisti principali. Io celebrerò il momento più doloroso.
Ecco, a 10 anni da quella sconfitta, mi piace ricordare il mio Mirko Tremaglia con le parole che allora mi sgorgarono dal cuore e furono pubblicate da diversi giornali d’emigrazione:

Bevo con Tremaglia l’amaro calice
Per tanti anni ho combattuto al fianco di Mirko Tremaglia, con lui ho compartito molte sconfitte, ma anche splendide vittorie. Ora bevo con lui l’amaro calice.
Da ragazzo non riuscivo a capire che Garibaldi, l’eroe che aveva fatto l’unità d’Italia, avesse poi finito la sua vita in una specie di esilio a Caprera. Crescendo ho provato lo stesso stupore per un Wiston Churchil mandato a casa alle prime elezioni dopo aver vinto la guerra o per Lech Walesa, l’eroe di Danzica, il liberatore della Polonia dal comunismo, che perdeva malamente le elezioni. Continuo a non capire e ritengo profondamente ingiusto che Mirko Tremaglia sia stato umiliato dai “suoi” italiani nel mondo. E mi rammarico di tutto cuore per avere contribuito alla sua umiliazione.
D’altronde chi è stato nello studio di Tremaglia a Bergamo avrà notato un cartello con la scritta “La riconoscenza è il sentimento della vigilia”. A parte i sentimenti, credo che, facendo una seria analisi politica, il nostro sia stato un errore di valutazione. Noi ritenevamo che gli italiani all’estero fossero interessati alle loro specificità, al loro particolare status, ai loro problemi, mentre invece si sono coinvolti nel plebiscito italiano sinistra contro destra ed hanno segnato o il simbolo con il nome di Prodi o quello con il nome di Berlusconi.
Gli italiani all’estero hanno scelto di farsi rappresentare dai partiti. Rispetto la loro scelta, ma, siccome quel “coglione” di Tremaglia mi ha insegnato ad amarli profondamente, prego sinceramente perché non rimangano delusi.
E adesso rimbocchiamoci le maniche e prepariamoci seriamente per le prossime elezioni.
Gian Luigi Ferretti
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