8 Agosto, Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo

Tullio Zembo - Sicuramente “l’Italiano” è l’unico quotidiano al mondo a trattare – come tutti gli anni - questo argomento in prima pagina.
Quando il primo dicembre del 2001  il Governo Berlusconi, su insistenza di Tremaglia,  decretò la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo l’8 di agosto, venne sublimata a simbolo universale la tragedia di Marcinelle appunto dell’8 agosto del 1956 quando, nella miniera del carbone Bopis du Cazier morirono 262 minatori, in gran parte emigranti italiani.
In quegli anni ci fu una delle tante ondate migratorie italiane che si sono succedute da metà dell’Ottocento. Alle anime pie, che s’indignano per le misure sanitarie alle quali vengono sottoposti i clandestini che approdano alle nostre coste, ricordiamo che dovunque nel mondo gli emigrati italiani venivano sottoposti alle frontiere a minuziose visite mediche e a spidocchiamenti forzati, talora anche nudi in gruppo. Nel caso del Belgio, dove negli anni ’50 arrivarono oltre 150.000 nostri emigrati, i medici belgi effettuavano una prima visita in Italia e poi una seconda in Belgio. Chi non la passava veniva scartato irrimediabilmente e non sarebbe mai più entrato nel Paese.
Oggi siamo nel bel mezzo di un’ondata migratoria. Da tempo c’è un flusso di giovani italiani che vanno a lavorare a Londra, a Berlino, a Zurigo, in Nord e Sud America, in Australia….
Le statistiche arrancano incapaci di fotografare il fenomeno perché, malgrado sia obbligatoria l’iscrizione all’Aire, non c’è alcuna sanzione per chi non ottempera e i ragazzi hanno capito di non avere un benchè minimo vantaggio a regolarizzare la loro residenza, tanto l’Italia ufficiale di loro, e degli altri italiano nel mondo, se ne fotte.
Sono molti quelli che vanno a fare lavori molto umili per una paga minima e sono esposti al rancore dei loro coetanei del posto. La solita storia: ci portano via il lavoro, si accontentano di paghe misere, ci portano via le donne…
Emigrare, nel 1880 o nel 2014, è sempre un dramma. Prima o poi arriva la discriminazione, l’umiliazione. Ecco perché il sacrificio del lavoro italiano nel mondo non è solo quello degli incidenti mortali, ma è anche quello di chi – in questa Italia ormai anche ufficialmente in recessione – si vede costretto a lasciare famiglia, amici e consuetudini per andare in un luogo straniero se vuole avere una minima possibilità di lavorare. In Italia lavoro non ce n’è, tantomeno per i giovani.
Cosa fa il governo di fronte alla tragedia della recessione e a quella della disoccupazione? Dunque, intanto la riforma del Senato, poi sarà la volta della legge elettorale mentre in lista d’attesa ci sono i matrimoni gay.

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