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Intervista alla Professoressa Donatella Strangio

La docente di Storia Economica presso La Sapienza di Roma racconta il suo percorso di ricerca incentrato sulla emigrazione italiana e annuncia la prossima uscita del libro “Italiani in movimento. Ripensare l’emigrazione italiana in Argentina"
STEFANO PELAGGI - Come e quando hai iniziato ad occuparti di emigrazione?

Grazie Stefano di questa occasione che mi permette di mettere a fuoco alcuni fattori che ritengo importanti, legati ad un tema che oggi, alla luce di ciò che sta avvenendo a livello globale è un fenomeno o meglio in alcuni casi una vera e propria emergenza umanitaria, portata in evidenza dai mass media. I miei studi, essendo una storica economica, hanno sempre tenuto conto degli aspetti sociali e legati alla popolazione anche se non li ho mai affrontati direttamente. Ma da quando ho avuto, nell’a.a. 2003-04, in affidamento il corso di storia economica della colonizzazione e della decolonizzazione per il corso di laurea triennale ECIS (Economia e Cooperazione internazionale per lo sviluppo) presso la Sapienza Università di Roma, ho cominciato ad occuparmi in modo più diretto ed approfondito del tema. Inoltre, mi colpì l’immagine descritta da Raymond F. Betts nel suo volume La decolonizzazione dove riportava che il momento simbolico d’inizio della fine dell’impero coloniale, accompagnata dagli spostamenti in massa della popolazione si poteva fare risalire al maggio del 1948 con l’arrivo nel Regno Unito della nave Empire Windrush che portava a Londra 417 giamaicani, un gruppo di dimensioni senza precedenti per quell’epoca; e subito mi sono venute alla mente le imbarcazioni di “disperati” che oggi “affollano” il Mare Nostrum fuggendo dal caos e dalle guerre dei loro Paesi di origine. Ciò ha sollecitato la mia curiosità intellettuale così da valutare un tale fenomeno non solo dal punto di vista sociale e umano ma anche economico che, a mio modesto parere, è strettamente collegato e poco approfondito. Questo ha avuto un primo riscontro in un seminario di approfondimento, relativo appunto ai PSV, che ho svolto nell’aprile del 2010 presso la Facoltà di Economia Sapienza Università di Roma per l’”Unesco Chair in “Population, Migrations and Development” dal titolo Frontiere mobili in prospettiva storico economica. Le migrazioni dalle colonie. Successivamente, l’accordo siglato tra il mio Dipartimento e quello dell’Università di Caxias do Sul  (Rio Grande do Sul, Brasile) si è tradotto e concretizzato in una ricerca che ha visto, come filone principale, proprio gli aspetti migratori legati in particolare ad alcune aree delle due regioni interessate, Italia e Brasile. L’incontro col prof. Graheme Hugo, uno dei massimi esperti di migrazione in Australia, e un periodo di visiting e studio passato presso il suo Dipartimento della Università di Adelaide (Australia), mi hanno ulteriormente avvicinato a questo tema di ricerca portandomi ad affrontare ed approfondire i nuovi aspetti che sta assumendo il fenomeno in questi ultimi anni; soprattutto a seguito della grave crisi finanziaria che, partita nel 2007 dagli Stati Uniti, si è trasferita al vecchio continente trasformandosi in crisi dell’economia reale e colpendo Paesi, come l’Italia, che fanno parte dei cosiddetti Paesi sviluppati.

Puoi descrivere i lavori che hai realizzato legati agli italiani nel mondo? E quali progetti hai per il futuro?
Questa mia attività ha visto la realizzazione di alcuni lavori legati agli italiani nel mondo: quello insieme alla collega Alessandra De Rose (demografa), intitolato The Italians abroad after Unification. The case of emigration in Brazil through unexplored sources of data e presentato alla SIS 2011 Statistical Conference, Statistics in the 150 years from Italian unification, Bologna, june 8-10 2011, affrontava aspetti oltre che qualitativi anche quantitativi inserendosi nel filone economico delle rimesse dei migranti italiani che si recavano all’estero (unitamente ad altri articoli successivi che affrontavano aspetti più generali del fenomeno circoscritto all’emigrazione degli italiani). Di recente è uscito, pubblicato dalla Rubbettino editore, il volume, in italiano e in portoghese, curato da me e dalle colleghe De Rose, della Sapienza Università di Roma, e Corà, dell’Universidade de Caxia do Sul, dal titolo  Dall’Italia al Brasile. Storia del contesto economico e sociale tra due territori lontani ma “gemelli: Latina e Farrupilha,/  Da Itália ao Brasil. História do contexto econômico entre dois territórios distantes, mas gêmeos: Latina e Farroupilha; esso affronta, tra i vari aspetti, proprio quello della migrazione tra i due Paesi. Sempre in tema di America Latina e di volumi è di prossima uscita per la Collana Italiani nel Mondo, Edizione Nuova Cultura, il lavoro di ricerca, insieme ad Elena Ambrosetti (demografa, Sapienza Università di Roma) intitolato Italiani in movimento. Ripensare l’emigrazione italiana in Argentina, che affronta il fenomeno in questo Paese, tra i maggiori al mondo ad avere accolto l’emigrazione italiana e che, a tutt’oggi, presenta ancora, a nostro avviso, aspetti importanti che devono essere ancora affrontati o anche rivisitati alla luce di nuovi approcci, come quello multidisciplinare. Tra l’altro, il Consorzio Interuniversitario tra le Università Italiane ed Argentine (CUIA) da dieci anni organizza interessanti symposium e attività promosse dai vari affiliati delle singole università italiane e argentine, appunto, oltre alle ormai consuete “Giornate del CUIA” in Argentina che si svolgono in Aprile presso le Università di Buenos Aires e dell’intera regione, promuovendo momenti di incontro e di dibattito che trovano attuazione in importanti progetti di ricerca. Tra questi, proprio quello da me presentato che è stato molto apprezzato e che riguarda, appunto, l’emigrazione argentina e italiana ma con particolare riferimento alla figura e all’azione degli imprenditori italiani e alla loro eredità e che ha visto coinvolti Elena Ambrosetti, come demografa, Ines Maria Barbero, storica d’impresa, della Università di Buenos Aires e l’istituto nazionale di statistica argentino, INDEC. Inoltre, è in via di definizione un importante progetto internazionale, nell’ambito di Horizon 2020, redatto dalla sottoscritta e da Elena Ambrosetti oltre ad altri Colleghi della Sapienza Università di Roma in particolare della Facoltà di Economia, che vedrà il coinvolgimento anche di importanti Università del Sud America (Argentina, Brasile e Messico) unitamente ad altri importanti studiosi di varie nazionalità che daranno un contributo personale al progetto, le cui competenze sono obbligatoriamente e necessariamente interdisciplinari data la complessità del tema.

Nuova emigrazione, fuga di cervelli o mobilità giovanile. Tanti modi di chiamare un fenomeno che alla fine sembra la naturale conseguenza di un nuovo approccio al lavoro e alla mobilità. Quale è la tua interpretazione al riguardo?
A riguardo sono nate negli ultimi anni diverse teorie e interpretazioni ma, come storica economica farei un distinguo fra le varie forme di migrazione, anche se è molto difficile sintetizzare la complessità del fenomeno rischiando di apparire superficiali: il termine nuova migrazione potrebbe generare qualche confusione nel senso di ricollegarsi a quello che ha caratterizzato il secondo dopoguerra, soprattutto legato alla situazione economica e sociale conseguenza del secondo grande conflitto; in realtà essa non ha alcun legame sia perché riguarda popoli e paesi differenti, sia perché nasce da motivazioni completamente diverse. È un fenomeno molto articolato che coinvolge non solo le aree più povere del mondo ma anche quelle maggiormente sviluppate. A mio avviso è un fenomeno correlato strettamente al sistema globalizzato e all’interdipendenza dei mercati che si è sempre più consolidata a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso.

Spesso si parla degli italiani all'estero come di una risorsa da utilizzare per incentivare la proiezione estera del Sistema Italia....sei d'accordo? con quali modalità, secondo te?
Sono assolutamente d’accordo. In un momento difficile dal punto di vista economico e sociale è quanto mai strategico continuare a mantenere e rinsaldare i legami con i “connazionali” ormai naturalizzatisi, dopo generazioni, nei paesi di accoglienza. L’aspetto economico è quello più immediato ma anche quello culturale e umano sono altrettanto importanti e arricchenti; ciò perché, come ho avuto modo di sperimentare personalmente, durante i miei soggiorni di visiting universitari in Brasile, Argentina, Australia, nell’immaginario collettivo dei nostri connazionali all’estero, l’Italia e i suoi tesori sono ben presenti al contrario di noi che li viviamo quotidianamente.

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