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"Gli emigranti italiani, protagonisti invisibili" a Zurigo

Il CDF (comitato Difesa Famiglie) organizza una serata dedicata a "Gli Emigranti Italiani, Protagonisti Invisibili", una storia affascinante e straordinaria di gente che dall’ Italia si è riversata in ogni parte del mondo. Uno scorrere travolgente di un’unico immenso fiume di vita. 
L'evento avrà luogo giovedì 5 Giugno 2014 alle ore 19:00 alla Casa d'Italia di Zurigo (Erismannstrasse 6)
Durante la serata si desidera rivivere alcuni momenti dell’emigrazione italiana. “Emigrazione” è per antonomasia viaggio, cambiamento e pellegrinaggio verso nuovi orizzonti. “L’Emigrazione vista dall’emigrazione stessa” questo è l’omaggio che vogliamo dare. E’ lo faremmo raccontando momenti memorabili e riportando testimonianze sull’emigrazione del nostro Paese. Tante storie dimenticate. Sacrifici finiti nell’oblio della memoria storica. Ricordare quanti hanno lasciato la propria Patria per lavorare in paesi diversi e lontani è un modo per dare loro un volto. L’esodo di massa iniziò subito dopo l’unificazione nel 1861. Sono stati 30 milioni quelli che lasciarono la terra natale allargando i confini della storia d’Italia fuori il proprio territorio. Attualmente sono oltre 80 milioni i loro discendenti che testimoniano in tutto il mondo la loro avventura.
L’emigrazione e la nascita e successiva formazione dell’Italia unita sono strettamente connesse tra di loro. L’una causa l’altra e viceversa. L’emigrazione valvola di pressione attenua la tensione sociale dell’alta disoccupazione e dei conflitti sociali dell’ industrializzazione ma è anche emorragia che toglie all’Italia linfa vitale riversandosi in paesi lontani seminando e deliberando altrove forza e coraggio alimentati ancor di più dalla necessità di potersi affermare. Coloro che emigravano erano tra i più coraggiosi e i più desiderosi di imparare e produrre. Queste qualità andarono a beneficio dei paesi d’immigrazione. L’Italia ne trasse profitto attraverso le considerevoli rimesse impregnate di sudore e sangue e le variegate esperienze acquisite e riportate in patria che aiutarono a costruire l’ Italia di oggi.
La serata sarà accompagnata da:
Antonio Prata, diplomato alla Scuola di Cinema CISA di Lugano nel 2007 realizzando il film ‘Il resto di una storia’, “diario intimo e lucido di una redenzione possibile”, che ha ricevuto numerosi consensi e premi nei festival europei, tra cui il Torino Film Festival (Menzione Speciale nel 2007), Doclisboa (Miglior cortometraggio internazionale nel 2008), Visions du Reel di Nyon (First steps nel 2008). Dal 2002 è anche direttore artistico e gestore del Cinestar, il più grande nucleo di sale cinematografiche della Svizzera italiana, con sede a Lugano. Nel 2009 quando la sua terra d’origine, l’Abruzzo, è sconvolta da un terremoto, elabora le idee per la realizzazione di “Terradentro” di cui dichiara “La nostalgia è un sentimento che a volte pesa, spesso però ci da la forza per andare avanti. Quando, per utilizzarle nel film, ho letto le lettere che i miei genitori si scrivevano negli anni 60, ho capito che la lontananza del luogo d’origine è per noi “senso di vita”, che ci permette di immaginare un posto dove vorremmo vivere, ma che non ci fa mai piantare radici. Qual’è il nostro posto, la nostra vera casa? Viviamo in uno smarrimento perenne, tra due mondi che non ci appartengono. A noi non è concesso di «restare». Noi continueremo ad arrivare e poi a ripartire.
Marina Frigerio Martina, psicoterapeuta e psicologa dell'età evolutiva. Figlia di immigrati lombardi, è nata a Lugano e vive da moltissimi anni nella Svizzera tedesca. Ha lavorato in diversi consultori famigliari italiani a Zurigo, Basilea e Soletta, e alla clinica universitaria Neuhaus di Berna. Dalla fine degli anni '70 si occupa di diritti dei migranti e interculturalità. Nel 1992 ha pubblicato Versteckte Kinder, sulla condizione dei bambini "clandestini". Nel 2004 è uscito Und es kamen Menschen, lavoro sull'integrazione della comunità italiana in Svizzera per il quale le è stato conferito il dottorato dell'Università di Zurigo. Nell’ ultima pubblicazione “Bambini Proibiti”, aperto da una dedica di Gianmaria Testa e con la prefazione appassionata di don Luigi Ciotti, Marina Frigerio Martina ripercorre la storia degli stagionali italiani e delle loro famiglie nella Svizzera tra gli anni Cinquanta e Novanta del ventesimo secolo, quando lo statuto dello stagionale impediva ai genitori di tenere con sé i propri figli e induceva molta gente a nascondere letteralmente i bambini nell'armadio o farli crescere in collegio. Bambini proibiti è un mosaico di storie di vita raccontate da ex bambini clandestini, dai loro genitori e da persone solidali che si sono battute per il diritto alla scuola e al ricongiungimento famigliare per i diritti degli immigrati.
Andrea Ermanno, Traduttore, pubblicista e docente precario di filosofia dal 1996. Ha pubblicato numerosi saggi, articoli, recensioni e interviste su specifici temi di filosofia, di politica, teologia e storia ed ha trattato diversi temi, traducendo ed elaborando indagini filologico-filosofiche sfociate in diverse critiche. È consulente delle case editrici Laterza di Roma e Suhrkamp di Francoforte ed è autore di traduzioni filosofiche. È anche presidente del Ristorante Cooperativo italiano di Zurigo, meglio noto come Coopi. Un centro culturale noto nella storia dell'antifascismo, del movimento socialista e dell'emigrazione italiana in Svizzera. Lo scopo originario era quello di offrire pasti salutari e a buon mercato agli italiani immigrati in Svizzera ma seguirono la fondazione di una libreria e di un quotidiano L'Avvenire dei Lavoratori" tuttora pubblicato sotto la direzione di Andrea Ermanno. Durante il regime fascista era l’unico foglio socialista italiano edito fuori dalla clandestinità.
Il Coopi entra subito nella storia europea a causa delle frequentazioni che riesce ad attrarre: Benito Mussolini, ancora militante socialista, vi si reca nel 1913 per pronunciare il discorso del primo maggio di fronte agli immigrati italiani, Lenin vi consuma l'ultimo pasto prima di ripartire per San Pietroburgo nel 1917, Filippo Turati, Pietro Nenni ed altri vi si legano negli anni dell'esilio, Giacomo Matteotti collabora a lungo con il giornale.
Durante la Seconda guerra mondiale, il Coopi diviene un importante centro di aggregazione dei movimenti politici antifascisti, italiani e svizzeri, oltre all'avvenire dei lavoratori, vi si pubblica anche l'Avanti!, e molti fuoriusciti italiani vi si recano per coordinarsi con gli antifascisiti svizzeri.
Nel dopoguerra il centro diviene luogo di confronto multiculturale frequentato da membri della sinistra locale ed europea, Moritz Leuenberger, presidente della confederazione e consigliere federale svizzero, ne è stato in gioventù uno degli animatori, Ezio Canonica, consigliere nazionale ticinese e sindacalista scelse il Coopi come base, negli anni '60, per guidare le sue battaglie contro la destra xenofoba di James Schwarzenbach, che propugnava leggi restrittive della libertà degli immigrati, italiani in particolare.

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