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Il Congresso MAIE di Stoccarda: Esperienza personale

MARCO TOMMASINI - Insieme a mia figlia siamo arrivati a Stoccarda per partecipare al congresso MAIE. Ne approfittiamo per fare prima una visita alla città che accoglie il congresso. Stoccarda è la città della Mercedes e della Porsche ma anche dove è nato il filosofo Hegel. Il filosofo che con la sua dialettica scombussolo drammaticamente la storia avendo come suo discepolo nientedimeno di Carlo Marx. La casa dove è nato è stata ricostruita come lo è stata l’ intera città rasa al suolo dalle bombe della 2° Guerra mondiale.
Una città moderna. Colpito mi ha il sorriso di un ragazzo di 13-14 anni che stava spalla a spalla in riga con altri ragazzi suoi coetanei e tutti noncuranti del freddo gelido di quella giornata d’inverno a donare copie del corano. Mi avvicinai e dopo avergli spiegato che non sono musulmano ma che mi interessa leggere il corano mi sorride con una profonda sincerità che solo chi aspetta ore se non una vita per un momento d’ attenzione può dare. Mentre mi consegna il libro ammiro la sua disciplina e quella grande voglia di vivere che espandeva. Una contradizione eclatante. Simbolo di una città che dall’ aspetto freddo industriale nasconde inaspettatamente una grande umanità.
La sala del congresso era piena fino agli ultimi posti. Dopo il benvenuto da parte degli organizzatori del congresso si passa la parola ai referenti MAIE. Giustamente si appunta il paradosso che noi emigranti si continua a votare candidati di partiti nazionali che fin’ ora non hanno fatto niente per l’ emigrazione. Ci si arrabbia parecchio sulla tematica dell’ ingiustizia della tassazione IMU per gli emigranti mentre è essente per chi risiede in Italia. La partecipazione dei presenti è molto attiva e sentita. Si parla dei capannoni dove parecchi dei presenti erano ospitati durante i primi anni d’emigrazione in Germania. I capannoni erano quelli usati per i prigionieri della seconda guerra mondiale e poi furono usati per gli emigranti italiani del dopoguerra. Una Signora ci racconta di un fatto incredibile di odio razziale che suo marito ha vissuto qualche settimana prima del congresso. Era stato picchiato da naziskin e ha dovuto essere ricoverato all’ ospedale. Le autorità italiane non sono intervenute malgrado siano state più volte interpellate. Solo le autorità tedesche le hanno dato la dovuta assistenza. Mi meraviglio che di questo fatto nessun giornale italiano ne abbia parlato.
Prendo la parola e mi presento come il coordinatore MAIE di Zurigo e presidente del CDF. Spiego che mio Nonno era in quelli capannoni condannato ai lavori forzati insieme a 650'000 altri soldati italiani fatti prigionieri dalla “Wehrmacht” perché non volevano combattere per i nazisti dopo che il governo italiano era scapato dietro le linee americane. Furono abbandonati al loro destino in quei capannoni e 50'000 di loro ci lasciarono la vita sotto le vessazioni della Gestapo e delle SS. Appena dieci anni dopo la conclusione della guerra il governo italiano stipula un contratto con la Germania per inviare l’ emigrazioni proprio in quei capannoni e proprio per inviarli in mano agli industriali che maltrattarono i soldati italiani. Gli altri Stati cercarono di tenersi i propri cittadini. L’ Italia fu l’ eccezione.
Non possiamo aspettarci niente dall’ Italia. Dobbiamo arrangiarci ma possiamo farcela. Il MAIE è un’ esempio di come l’ emigrazione si è unita in Sudamerica per dare voce in capitolo agli italiani emigrati in quei posti. Lo dovremmo fare anche noi in Europa unendoci al MAIE contribuendo ad espandere questa realtà e lasciare perdere i partiti nazionali che hanno solo saputo rovinare l’ Italia.
Parlo del CDF. Il comitato costituito dai danneggiati stessi del patronato INCA/ CGIL di Zurigo che ha derubati centinaia di emigranti italiani in Svizzera dei loro risparmi di pensione vecchiaia. Nessuno che doveva dare tutela e assistenza  si è fatto avanti. Uniti si è fatto causa contro l’ INCA/ CGIL andando fino in tribunale federale che ci ha dato ragione. Ma l’ INCA/CGIL invece di risarcire si è limitata a chiudere solo i propri uffici in Svizzera. Quelli che dovevano dare tutela e assistenza sono rimasti nuovamente assenti. Noi del CDF comunque continueremo con la nostra battaglia con le proprie forze come esempio per tutti che non ci sono alternative. Lo conferma On. Merlo aggiungendo che prima di venirci a trovare a Zurigo per conoscere il caso del CDF fu minacciato pesantemente di non farlo.
Dopo altri interessanti interventi come la tutela della lingua italiana e del marchio italiano il congresso si conclude. Non restava che applaudire e congratularsi per l’ ottima organizzazione.
Durante il viaggio di ritorno continuo a discutere dell’ emigrazione con mia figlia. Vuole conoscere le esperienze dei Nonni e dell’ emigrazione italiana in generale. Si è resa conto che anche lei fa parte di questa grande realtà. Alla fine della giornata ci raggiunse il famoso aforisma di Hegel ricordandoci che la verità è l’insieme di tutto che si realizza man mano che si viene a scoprire

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