Mar06272017

Last updateSab, 17 Giu 2017 4pm

Grande Festa italiana in Paraguay

Con il patrocinio dell'Ambasciata d'Italia in Paraguay e della Municipalità di Asunción, le associazioni italiane in Paraguay organizzano la prima edizione della "Festa Italiana" che avrà luogo domenica 4 giugno dalle 12 alle 20 in Piazza Uruguaya.
E' prevista la partecipazione di molte migliaia di persone a questo evento con spettacoli, cultura e gastronomia italiana. Si esibiranno Mafalda Minnozzi, la nota cantantautrice di pop jazz e il duo argentino di pop lirico "Los Juan", la Banda Municipale di Asunción, il Coro della Scuola Dante Alighieri, il gruppo musicale di Santa Caterina da Siena, gli studenti di musicologia e danza dell'UNA.
Presenterà Fiorella Migliore, l'italo paraguaiana vincitrice del titolo di Miss Italia nel Mondo nel 2008.
Gli stand di 12 ristoranti italiani di Asunción proporranno specialità italiane.

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IL MAIE AL FIANCO DEGLI ITALO-VENEZUELANI

Sabato 29 aprile in varie piazze d’Italia si sono svolte manifestazioni della comunità venezuelana nel nostro Paese per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla terribile situazione del Venezuela sotto la dittatura di Maduro.
A Roma è intervenuto Gian Luigi Ferretti a nome del MAIE, la prima forza politica del Sud America col 40% dei voti degli italiani all’estero, il 42% in Venezuela, con un senatore e due deputati.
“Siamo al fianco dei 150.000 cittadini italiani in Venezuela ed ai circa due milioni di discendenti che non solo hanno visto andare in fumo tutti i risparmi di una vita per un’inflazione orribile, non solo non vedono prospettive per il loro avvenire né per il futuro dei loro figli, ma vivono quotidianamente nell’angoscia, che soffrono la mancanza di generi alimentari e di medicine” - ha detto Ferretti – “Un inferno: si muore perché in ospedale manca il coagulante o perché, come è accaduto il 6 giugno scorso a un dipendente del consolato, si viene assassinati in casa”.
L’esponente del MAIE ha poi ricordato come, malgrado i numerosi morti per la delinquenza comune e politica, i nostri connazionali siano abbandonati a se stessi dall’Italia. “Il governo tace, i media tacciono. Ovvero farfugliano stancamente qualcosina ogni tanto” – ha continuato – “I parlamentari del MAIE raccolgono il grido di dolore dei fratelli italiani in Venezuela che, attraverso mail, telefonate, sollecitano incontri, chiedono disperatamente protezione all’Italia, implorano l’ intervento dell’Italia e chiedono insistentemente al governo italiano di dichiarare lo stato d’emergenza per questi connazionali e di impegnare risorse per intervenire e dare sostegno economico e sociale agli italiani in difficoltà”.
E ancora: “Per anni le migliaia di nostri pensionati hanno visto le loro pensioni INPS perdere quasi tutto il loro valore per via di un cambio penalizzante. Il governo poteva pagare le pensioni nei Consolati, in euro. Poi il pensionato avrebbe deciso cosa fare con i suoi euro, come e dove cambiarli”.
Fra gli applausi, che hanno più volte interrotto il suo discorso, Gian Luigi Ferretti ha continuato: “In questa situazione terribile in cui versa il Venezuela, molti vorrebbero scappare dal Paese, ma questa Italia che è così generosa nell’accogliere chiunque si presenti alle sue frontiere, ai discendenti che avrebbero il diritto alla cittadinanza italiana, dice: ‘Vuoi presentare la domanda? Vedremo, intanto paga subito 300 euro’. 300 euro! Ma lo sapete cosa rappresentano 300 euro in Venezuela oggi? Una fortuna! Quello che è ancora più odioso è che uno straniero che fa domanda di cittadinanza in Italia di euro ne paga 200, 100 di meno. Sì, la Patria matrigna si ricorda dei figli all’estero solo per chiedere soldi e tasse inique come l’IMU per chi ha, o ha ereditato, una casetta in Italia, per esempio”.
Il dirigente del MAIE ha chiesto scusa, come italiano, ai venezuelani, in particolare ai connazionali, per l’inerzia del governo italiano e dei media.
“L’Italia sta alla finestra, guarda distrattamente quello che succede in Venezuela” – ha sottolineato – “Qui ci si preoccupa e ci si indigna per la situazione in Siria o in Corea del Nord o altrove, ma il Venezuela di Maduro sembra non fare notizia, i nostri media sono disattenti, la RAI ignora”.
Ferretti ha ricordato quanto denunciato dal rappresentante del Venezuela nel CGIE, Nello Collevecchio, in occasione della recente Assemblea dell’organismo quando ha parlato della situazione disperata di connazionali in assoluta povertà e ha dato notizia di una signora italiana anziana intossicata per aver mangiato rifiuti perché da tempo non aveva soldi per comprare cibo e come tanti altri disperati raccoglieva dalla spazzatura quello che poteva.
E ha concluso: “E’ urgente! Il governo italiano deve intervenire subito! E Maduro se ne deve andare subito. Viva il Venezuela libero!”

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La valorizzazione dell’italianità di “Made by Italians”

GIAN LUIGI FERRETTI  (Controcorrente) - Nasce fra gli italiani nel mondo un’iniziativa nel segno dell’italianità.
Un gruppo di giovani italiani all’estero, guidati da Biase Liguori, un ingegnere ambientale lucano residente a Copenaghen, ha lanciato l marchio “Made by Italians”, destinato a diventare presto un naturale prolungamento della dicitura “Made in Italy” che, dagli anni ottanta ad oggi, è diventata il terzo marchio più noto al mondo dopo Coca-Cola e VISA.
“Made in Italy” nacque da un processo di rivalutazione e difesa dell'italianità dei prodotti al fine di contrastare la falsificazione della produzione artigianale e industriale italiana, soprattutto nei quattro tradizionali settori di moda, cibo, arredamento e meccanica (automobili, disegno industriale, macchinari e navi), in Italiano noti anche come "Le quattro A" da Abbigliamento, Agroalimentare, Arredamento e Automobili, settori che rappresentano i caratteri strategici dell’Italia, in cui ancora oggi si possono evidenziare centri di eccellenza e successo imprenditoriale che tutto il mondo invidia.
Il marchio contraddistingue manufatti di buon gusto, fatte “a regola d’arte”, con spiccata sensibilità creativa nel solco della tradizione storico, culturale ed artistica del territorio italiano. In sostanza certifica il valore aggiunto delle produzioni italiane, rispetto ad altre situazioni e produzioni concorrenti, dato da questa tradizione sposata all’innovazione. 
Tutto questo è universalmente riconosciuto come valido per quanto prodotto dagli italiani in Italia, ma non è che un italiano quando attraversa la frontiera nazionale, cambi il sua DNA fatto di gusto per il bello ed il buono e della ricerca dell’eleganza  e della qualità.
Parte da questa constatazione la creazione del marchio “Made by Italians”, per fare scoprire l’autenticità della tradizione italiana all’estero, per rendere immediatamente riconoscibili le attività come “veramente fatte da italiani”.
Se questa identificazione e contraddistinzione è lo scopo primario, gli ideatori di “Made by Italians” vogliono anche organizzare e gestire un network di professionisti qualificati provenienti da differenti settori fare incontrare una comunità di appassionati dell’italianità con una solida rete di attività creazione di un’accogliente community e di una solida rete, attive non solo sul web, affinchè utenti e professionisti di diversi settori e ambienti possano incontrarsi, mettere insieme storie personali e condividere professionalità e passione.
La cucina italiana è senza dubbio uno degli aspetti dell’italianità da preservare  e valorizzare e in questo senso l’appello lanciato da Copenaghen è stato prontamente raccolto dall’altra parte del mondo. In Argentina da quatto anni viene organizzata con grande successo la Settimana della Cucina Italiana di Buenos Aires, che, dalla prossima edizione, si fregerà del marchio “Made by Italians”.

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Ciao Edo, salutami Mirko

GIAN LUIGI FERRETTI - Mi piace pensare che Edoardo Pollastri sia rimasto fedele nel suo cuore a quelli ideali che nel 1948 lo portarono a fondare il Gruppo Giovanile del MSI in Eritrea, dove viveva e dove gli inglesi che occupavano il Paese avevano decretato che fosse reato fare politica di destra.
Fu dunque un atto di coraggio il suo assieme ad altri quattro ragazzi come lui al terzo anno di Ragioneria. E con coraggio organizzò scioperi studenteschi e manifestazioni proprio contro gli inglesi per la vicenda di Trieste.
Divenne poi un brillante commercialista e fu professore di Ragioneria ed Economia Aziendale presso l’Università di Asmara e Presidente della Cooperativa Agricola di Agordat, ente che raggruppava 54 aziende agricole.
Nel 1967, caduto Heile Selassiè, fu costretto a lasciare l’Eritrea e a San Paolo in Brasile divenne il rappresentante dell’importantissimo Gruppo Finanziario Italiano FINDIM della famiglia Fossati, incarico che mantenne anche quando diventò Presidente della Camera di Commercio di San Paolo.
A me lo presentò Mirko Tremaglia, col quale aveva da sempre stretti rapporti di cameratismo. Mi raccontava il padre del voto all’estero che fu proprio Pollastri ad individuare nel cimitero di Asmara la tomba di suo padre caduto in guerra e a deporvi i primi fiori. 
Per ironia della sorte fu proprio la conquista del voto all’estero, che insieme avevano combattuto, a spezzare il loro rapporto così speciale.
In occasione delle prime elezione nella Circoscrizione Estero Tremaglia s’intestardì a presentare una sua lista e Pollastri fu uno dei primi ad essere da lui contattato come candidato.
Edoardo Pollastri capì che i tempi non erano maturi per una lista indipendente dai partiti, però era ormai conquistato dall’idea di diventare Senatore. Si mise così in contatto con l’Unione di Prodi e potete ben capire come la prese Tremaglia; per lui fu una delle cose più dolorose della sua vita. Sinceramente non so se – dopo la terribile sfuriata al telefono dell’allora Ministro – i due abbiano mai più avuto contatti.
So però che Edoardo pianse lacrime sincere quando Mirko morì e credo di avere conosciuto tanto bene Tremaglia da sapere che anche lui oggi sarebbe molto addolorato alla notizia della morte del suo camerata di tutta una vita.
Fu un buon parlamentare, portò in Senato la sua grande esperienza di imprenditore, do docente universitario, di dirigente di organizzazioni e soprattutto di italiano all’estero.
La famosa ironia della sorte succitata volle poi che nelle elezioni successive venisse battuto, lui “fascista” candidato per il Partito Democratico, dalla “comunista” Mirella Giai candidata per una lista indipendente dai partiti di puro stile tremagliano. Fu la rivincita su di lui della Giai, battuta la volta precedente, in maniera da molti ritenuta sospetta precedente per 67 voti. E fu un po’ anche la rivincita di Tremaglia.
Con l’intelligenza che lo contraddistingueva, Pollastri capì la lezione e nel 2013 ritentò la sorte proprio con una lista “civica”, ma invano.
Con lui se ne va un pezzo di Storia degli italiani nel mondo. Lo so benissimo che suona come frase fatta, trita e ritrita. Ma la scrivo ugualmente perché nel caso di Edoardo Pollastri è davvero così.
Ciao, Edo, c’è qualcosa di più terribile della morte, c’è Mirko che ti aspetta ancora infuriato. O forse no, probabilmente vi sarete già riabbracciati, liberi dalle piccole passioni terrene.
Alla famiglia le mie più sentite condoglianze.

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FRANCESCA ALDERISI INCONTRA IL SINDACO DI PERTH, LISA SCAFFIDI

Francesca Alderisi, conduttrice storica di Rai Italia, e' stata ricevuta questa mattina, lunedì 12 dicembre, in udienza privata dal Sindaco di Perth, Lisa Scaffidi.
"Un incontro molto intenso in cui abbiamo avuto modo di parlare di questa bellissima città e di quanto sia presente la collettivita' italiana in Australia."
Lisa Scaffidi, sposata con un italiano, copre la carica di Sindaco di Perth dal 2007 ed e' il primo Sindaco donna della città.
" Per me e' stato particolarmente toccante vedere quanto Lisa Scaffidi, sia stata interessata durante la nostra piacevole conversazione, anche al mio lavoro di conduttrice televisiva impegnata nello specifico alle tematiche rivolte ai nostri connazionali all'estero".
Il viaggio di Francesca Alderisi proseguirà mi prossimi giorni per Adelaide, Melbourne e Brisbane dove sono in programma una lunga serie di incontri.

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Patronati esteri, esposto dei pensionati truffati: “Falsificazioni continue. Il ministero sa ma non reprime”

Il primo firmatario: "Siamo davanti a un business di 35-40 milioni di euro l’anno che dal 2001 a oggi ha fruttato oltre mezzo miliardo a un ristretto numero di soggetti. Con troppe irregolarità. E senza alcun controllo"
ANNA MORGANTINI, Il Fatto Quotidoiano del 9 Gen. 2017 - Carte false. Statisticazioni fasulle. Firme mancanti. Ispezioni-farsa. Emigranti derubati per comprare orologi di lusso o mantenere le amanti. E perfino ipotesi di “condotte penalmente o contabilmente rilevanti” per chi non ha controllato e represso i possibili illeciti, cioè il ministero del Lavoro. C’è di tutto, e anche di più, nel dossier che Giuliano Poletti si ritroverà sulla scrivania al ritorno delle vacanze: un esposto alla procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti contro il suo ministero e contro il sistema estero dei patronati. E’ datato 14 dicembre e reca in calce 27 firme, quasi tutte di pensionati italiani residenti in Svizzera e relativi familiari. Ossia le vittime della truffa messa in atto da Antonio Giacchetta, il direttore del patronato Inca-Cgil di Zurigo che tra 2001 e 2009 si è intascato 12 milioni, i risparmi e le pensioni di 36 emigranti, agendo “con grande egoismo e senza il minimo scrupolo”. Parola del tribunale distrettuale di Zurigo, che il 16 settembre 2015 lo ha condannato a 9 anni di galera e al risarcimento delle vittime.

“Le vittime, in realtà, non hanno mai visto un centesimo”, spiega Marco Tommasini, presidente del Comitato Difesa Famiglie e firmatario dell’esposto insieme al padre Roberto, derubato di tutti i suoi risparmi. “L’Inca Svizzera, condannata a rifondere il danno, ha chiuso i battenti
e ha riaperto sotto un altro nome, negli stessi uffici e con lo stesso personale. L’Inca-Cgil Italia si è chiamata fuori. Ma continua a incassare finanziamenti per l’attività elvetica”. E il ministero del Lavoro? “Non ha vigilato, non ha controllato, non ha mosso un dito malgrado il comportamento sospetto di Giacchetta fosse stato ampiamente segnalato”.

Così i truffati hanno prima intentato una causa-pilota contro Inca-Cgil e ministero (la sentenza è prevista per il prossimo luglio), poi hanno imbracciato l’artiglieria pesante: l’avvocato che li sostiene, Pasquale Lattari, prima di Natale ha consegnato un poderoso dossier a Procura e Corte dei Conti. E’ la prima volta che i patronati italiani finiscono così clamorosamente sotto accusa.

MECCANISMO POCO SVIZZERO – “Siamo davanti a un business di 35-40 milioni di euro l’anno che dal 2001 a oggi ha fruttato oltre mezzo miliardo a un ristretto numero di soggetti. Con troppe irregolarità. E senza alcun controllo”. Il primo firmatario dell’esposto è Antonio Bruzzese, 72 anni, ex Fiom, ex Cgil, ex responsabile dell’Inca in Argentina. Uno che conosce i meccanismi dall’interno e li ha spiegati non solo al Cdf di Tommasini ma anche al Cqie, il Comitato per gli italiani all’estero del Senato: “I beneficiari del business sono sempre gli stessi: Inca-Cgil, Inas-Cisl, Ital-Uil ed Acli si spartiscono i finanziamenti pubblici praticamente senza concorrenza. E pur di gonfiare i rimborsi taroccano sistematicamente i registri e le pratiche, si inventano prestazioni inesistenti, fanno avere pensioni italiane a cittadini stranieri che non hanno alcun diritto. Le ispezioni del ministero sono passeggiate all’estero con tanto di accompagnamento da parte dei carabinieri. Ci sono sempre annunci preventivi”.

VIGILANZA ZERO – Il Cqie, presieduto dal senatore Claudio Micheloni (Pd), per due anni ha indagato sul funzionamento dei patronati all’estero. E dopo decine di audizioni e sopralluoghi in giro per il mondo nel marzo 2016 ha votato all’unanimità una relazione pesantissima. I senatori sono stati indecisi, fino all’ultimo, se consegnarla direttamente in Procura o affidarla a una possibile commissione parlamentare d’inchiesta. Nel dubbio non hanno fatto niente e il loro j’accuse, peraltro pagato dai contribuenti, è rimasto a far la polvere in Senato per mesi. Se oggi è arrivato magistrati è solo grazie ai pensionati di Zurigo, che dopo averlo letto si sono convinti che la truffa messa in atto da Giacchetta sia stata resa possibile proprio dall’ignavia del ministero. Che da anni, nelle sue relazioni al Parlamento (secondo la legge 152 del 2001 dovrebbe trasmetterne una all’anno, ma finora ne ha consegnate solo otto), lamenta “molte criticità” ma non ha mai fatto niente per combatterle.

LA BURLA DELLA ISPEZIONI – “A Zurigo, dove si è verificato il caso della truffa ai pensionati, ci sono state due ispezioni tra il 2001 e il 2008 e gli ispettori inviati dal ministero non hanno rilevato alcuna anomalia”. I senatori del Cqie lo hanno messo nero su bianco. La legge prevede controlli annuali alle sedi estere, ma tra 2008 e 2012 ne sono state fatte appena 159, “una media di 4 paesi l’anno su più di 20 paesi e circa 476 sedi di patronato”. In pratica, il ministero paga ai patronati all’estero 35-40 milioni l’anno a scatola chiusa, fidandosi delle autocertificazioni dei patronati stessi. E’ come chiedere all’oste se ha il vino buono. E per il ministero, che si mette in tasca circa 400mila euro l’anno per la sua ipotetica attività di vigilanza, è buono tutto, scrivono i senatori: “pratiche non finanziabili” o “con mandato di patrocinio irregolare, o prive di patrocinio, o con documentazione mancante o insufficiente”.

PIÙ SOLDI PER TUTTI – “Una truffa sistematica”, assicura Bruzzese. Che in una lettera al presidente del Senato Pietro Grasso ha usato una definizione ancora più preoccupante: “Trattasi di un robo (furto in spagnolo), voce del verbo rubare”. Tanto, paga pantalone. Ossia i lavoratori italiani. È dai versamenti obbligatori all’Inps, all’Inail e all’Ipsema che il ministero prende lo 0,199 per cento (fino al 2015 era lo 0,226) per finanziare il lavoro dei patronati. Di quello 0,199 per cento, il 9,90 per cento va ai patronati all’estero (e lo 0,10 al ministero per i famosi controlli). E non parliamo di bruscolini, visto che il Cqie certifica che per i patronati abbiamo speso 391,5 milioni nel 2015 e altri 314 nel 2016. Il business è ormai talmente lanciato che le sedi, soprattutto all’estero, nascono come funghi. Negli ultimi anni la Ital-Uil ha aperto ben 41 sedi solo in Germania, di cui 17 nel solo distretto di Francoforte e 13 in quello di Friburgo.

NON SVEGLIATE IL MINISTRO – Le prime segnalazioni sul caso Giacchetta sono arrivate in via Veneto tra 2008 e 2009. Governo Berlusconi IV, ministro Maurizio Sacconi, risultati zero. L’arresto, il processo e la condanna di Giacchetta sono entrati nella storia durante i governi Monti, Letta e Renzi, nella totale indifferenza dei ministri Elsa Fornero, Enrico Giovannini e Giuliano Poletti.
Non che ci sia stata maggiore attenzione sul resto. Il ministro Poletti, davanti all’indagine del Cqie che ha fatto a pezzi l’operato dei suoi funzionari e uffici, non si è neanche presentato in audizione al Senato. Idem il direttore generale del ministero che ha competenze sui patronati, Concetta Ferrari. Unico segno di vita, la circolare n. 18 con cui a maggio 2016 il ministero ha fissato paletti più rigidi per la “statisticazione” (l’autocertificazione) delle pratiche da parte dei patronati. In pratica, il riconoscimento che per 15 anni è stato permesso ogni raggiro.

EMIGRATI E MAZZIATI? Cosimo Covello, classe 1945, da Acri (Cs), è andato via dall’Italia giovanissimo e non è tornato più. La sua pensione se l’è rubata Giacchetta, e lui adesso è in causa con l’Inca e con il ministero per riavere i 302.312,39 euro depredati, più gli interessi e i danni. È il firmatario numero 8 dell’esposto. Il numero 3 è Roberto Tommasini, classe 1942, da Lamon (Bl). Emigrato a 17 anni, nel 1959, ha fatto il muratore e l’operaio. Oggi è pensionato e vittima dell’Inca, come Covello. Insieme, i due hanno visto arrivare in Svizzera la nuova generazione di emigranti, “quei giovani che il ministro Poletti è tanto contento di levarsi dai piedi”. E insieme hanno firmato l’esposto: perché emigrati, questa volta, non faccia rima con derubati e mazziati. “Non vogliamo che la nostra storia si ripeta”.

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Zaia spiega il NO ai veneti di Buenos Aires

Quando il Luca Zaia è entrato nel grande salone del circolo La Trevigiana di Buenos Aires, sicuramente ha avuto l’impressione di essere in una città del Veneto.
Ad aspettarlo c'erano circa 400 emigrati veneti per un incontro conviviale – come si usa da queste parti – a base di piatti veneti e rallegrato da musiche italiane.
Erano presenti i due big della comunità italiana in Argentina, l’On. Ricardo Merlo e il Sen. Luigi Pallaro, entrambi di origine veneta.
Ai suoi corregionali, Zaia ha spiegato perché votare NO al Referendum e, a sentire i commenti fra i tavoli – spesso in dialetto veneto – sembravano più che convinti.
Nulla a che vedere con l’incontro “obbligato” della Boschi. Qui la gente è venuta con entusiasmo, senza essere stata sollecitata da nessuno. E Zaia ha viaggiato – da solo, senza codazzo - a spese sue e non dei contribuenti.

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In memoria di Mirko Tremaglia

Il "padre del voto agli italiani all'estero" morì il 30 dicembre del 2011
GIAN LUIGI FERRETTI - Io sono stato accanto a Mirko Tremaglia, nella buona e nella cattiva sorte, per oltre 30 anni, fono a che, ormai debilitato nel fisico e nello spirito, la cricca di finti amici, ma di veri interessati, non riuscì a prendere il sopravvento.
Io che l’ho conosciuto bene come nessun altro essere umano vivente, m’incazzo come una bestia quando, come in tutti questi anni  quando arriva l’anniversario della sua morte, mi tocca leggere di tutto un po’, spesso da parte di personaggi che Mirko, se risorgesse, prenderebbe a calci nel sedere.
Tremaglia si batteva per il voto agli italiani all’estero e tanti, per decenni, gli davano dell’illuso. Quando vinse la battaglia e più o meno gli stessi tanti lo osannarono. Quando fu Ministro degli Italiani nel Mondo petulanti di ogni parte del mondo lo assediavano tutti i giorni.
Poi, la prima volta che i suoi amati italiani all’estero poterono votare, gli voltarono le spalle. 
Si sa, mentre la vittoria ha molti padri, la sconfitta è orfana, ma lui, a testa alta, se ne assunse la paternità. Mai fu così solo.  Non solo del tutto, io non mi scostai dal suo fianco.
E allora lascio ad altri celebrare la vittoria del voto lasciando intendere di esserne stati protagonisti principali. Io celebrerò il momento più doloroso.
Ecco, a 10 anni da quella sconfitta, mi piace ricordare il mio Mirko Tremaglia con le parole che allora mi sgorgarono dal cuore e furono pubblicate da diversi giornali d’emigrazione:

Bevo con Tremaglia l’amaro calice
Per tanti anni ho combattuto al fianco di Mirko Tremaglia, con lui ho compartito molte sconfitte, ma anche splendide vittorie. Ora bevo con lui l’amaro calice.
Da ragazzo non riuscivo a capire che Garibaldi, l’eroe che aveva fatto l’unità d’Italia, avesse poi finito la sua vita in una specie di esilio a Caprera. Crescendo ho provato lo stesso stupore per un Wiston Churchil mandato a casa alle prime elezioni dopo aver vinto la guerra o per Lech Walesa, l’eroe di Danzica, il liberatore della Polonia dal comunismo, che perdeva malamente le elezioni. Continuo a non capire e ritengo profondamente ingiusto che Mirko Tremaglia sia stato umiliato dai “suoi” italiani nel mondo. E mi rammarico di tutto cuore per avere contribuito alla sua umiliazione.
D’altronde chi è stato nello studio di Tremaglia a Bergamo avrà notato un cartello con la scritta “La riconoscenza è il sentimento della vigilia”. A parte i sentimenti, credo che, facendo una seria analisi politica, il nostro sia stato un errore di valutazione. Noi ritenevamo che gli italiani all’estero fossero interessati alle loro specificità, al loro particolare status, ai loro problemi, mentre invece si sono coinvolti nel plebiscito italiano sinistra contro destra ed hanno segnato o il simbolo con il nome di Prodi o quello con il nome di Berlusconi.
Gli italiani all’estero hanno scelto di farsi rappresentare dai partiti. Rispetto la loro scelta, ma, siccome quel “coglione” di Tremaglia mi ha insegnato ad amarli profondamente, prego sinceramente perché non rimangano delusi.
E adesso rimbocchiamoci le maniche e prepariamoci seriamente per le prossime elezioni.
Gian Luigi Ferretti
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Il MAIE in Germania per la promozione del Made in Italy

Anna Mastrogiacomo, Coordinatrice del MAIE Europa è stata presente all'Opening Day dell' “Eden Event & Catering” su invito di Elena Cinquegrana, Coordinatrice  del MAIE a Heilbronn e molto attiva anche nella zona di Ludwigsburg.
Una serata tutta targata Made in Italy con protagoniste Rosaria Langella e Antonietta Napolitano in un connubio perfetto di arte e sapori gastronomici.
Rosaria Langella, da perfetta padrona di casa, ha illustrato gli allestimenti per ogni occasione. Il Buffet, rigorosamente italiano, ha soddisfatto i palati dei numerosi partecipanti, Questa nuova opportunità ha fatto apprezzare la nostra cultura enogastronomica, oltre che ai nostri connazionali, anche agli amici tedeschi e non solo, tanto che non pochi non hanno perso al volo l'occasione per aggiudicarsi le prenotazioni tra le tante offerte proprio in occasione dell’Opening Day.
Il MAIE sostiene ogni iniziativa di sviluppo e promozione del vero Made in Italy e se ne fa portavoce sia in Italia che oltreconfine perchè oltretutto, promuevendo i prodotti italiani, si creano opportunità di lavoro.
Rosaria Langella e Antonietta Napolitano si sono fatte promotrici di questo con grande coraggio, grande sacrificio e soprattutto con tanta passione come solo grandi donne e capaci imprenditrici sanno fare. 
Rosaria Langella, che è l'ideatrice del progetto Eden, ha rappresentato l'Italia in più parti del mondo per grandi società come Italian Investiment con sede centrale a Roma, per la quale ha aperto filiali in Norvegia, in Germania Est e a Londra oltre che in nord Italia. Inoltre ha partecipato e collaborato a molte importanti attività: l'apertura adell'Hotel JHD a Castiglione delle Stiviere, l'apertura della linea G.T. Gusta in Tempo a Mantova e gli Street food Gustoso, la Join Vesuvio Campania a Napoli, il Gambero Rosso a Roma per l'apertura del miglior pizzaiolo d'Italia Ciro Salvo. E' stata incaricata per lavorare al progetto Terra Mea alle falde del Vesuvio e per l'aperttura della linea Signorelli a Tønsberg, la città più antica della Norvegia.
Antonietta Napolitano è un'affermata ristoratrice di successo con Bella Napoli a Tamm assieme al marito, Rosario Franciamore.
Anna Mastrogiacomo ha ringraziato Elena Cinquegrana per l’invito accolto con entusiasmo ed ha augurato buon lavoro a Rosaria Langella e Antonietta Napolitano per  il loro  percorso lavorativo, complimentandosi, a nome di tutti gli italian,i per l’impegno e la passione profusi nella a promozione dei nostri prodotti e del nostro Made in Italy.

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