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Last updateMer, 09 Ago 2017 10am

Italiani nel Mondo

I truffati INCA/CGIL hanno scritto al Presidente del Senato:

Gentile Presidente, Dott. Pietro Grasso,
il Comitato del Senato per le questioni degli italiani all’estero (CQIE) ha concluso l’indagine conoscitiva sui patronati che operano all’estero.
Tale indagine venne autorizzata da Lei, nella Sua funzione di Presidente del Senato,  in data 10 ottobre 2014. Il documento conclusivo è stato approvato all'unanimità il 23 marzo 2016.
L’indagine si è occupata altresì della truffa perpetrata dal Patronato INCA con sede a  Zurigo nei confronti e a danno di parecchi pensionati italiani residenti in Svizzera, organizzati ora nel Comitato difesa famiglie, di cui il sottoscritto e'  presidente.
In questo contesto il Ministro Poletti,  nella risposta fornita di proprio pugno al Comitato per le questioni degli italiani all`estero,  al punto n.11,  relativamente alla truffa, rendeva noto quanto segue:
11) “Per quanto concerne le problematiche relative all' INCA Svizzera, è opportuno premettere la sussistenza della competenza del giudice elvetico. (…) Inoltre, a seguito delle segnalazioni pervenute circa i presunti illeciti posti in essere, presso la sede INCA di Zurigo, dal Responsabile Signor Antonio Giacchetta, è stata effettuata, in data 11 novembre 2009, una ispezione straordinaria al fine di verificare la fondatezza di quanto portato a conoscenza di questa Amministrazione.(…). Dalle risultanze ispettive, tuttavia, non sono emerse gravi irregolarità amministrative o violazioni dei compiti istituzionali tali da determinare l'adozione delle misure di cui all'art. 16 "Commissariamento e scioglimento" della legge n. 152/2001.”
Al riguardo, in contrapposizione a quanto affermato dal Ministro Poletti nella nota in questione, si evidenzia che, anche successivamente all'ispezione straordinaria in parola, le truffe presso l’INCA Svizzera proseguirono, poiché gli ispettori inviati all'uopo dal Ministero del Lavoro, vennero muniti nei fatti unicamente del mandato di verifica della attività di statisticazione delle pratiche svolte, ma non di quella amministrativo-contabile, di competenza esclusiva della Guardia di Finanza. In aggiunta, occorre rilevare che il Ministro Poletti pare disconoscere che il Ministero del Lavoro ha facoltà di accertamento di  eventuali irregolarità amministrativo-contabili,  con l'esecuzione di interventi mirati,  tuttavia unicamente sulla sede nazionale del patronato e non sulla associazione estera convenzionata. L'unico organismo preposto a fornire risposte sull'attivita' amministrativo-contabile delle associazioni estere convenzionate, è la presidenza nazionale dell'istituto di patronato con sede sul territorio italiano.
Al punto n. 12 il Ministro Poletti aggiunge:
12) “Certamente agli Istituti di patronato, quali soggetti di diritto privato, è demandata la funzione primaria di controllo sulla attività svolta dai propri dipendenti, come previsto dalla normativa. Su questa materia il Ministero può farsi parte diligente anche per stilare linee guida che contengano le istanze principali che i Patronati stessi intendono assumere nei propri testi comportamentali codificati. In ogni caso eventuali condotte illecite non possono che essere oggetto di valutazione alla luce delle norme penali vigenti nello Stato italiano o, se poste in essere all'estero, dello Stato in cui la violazione è commessa. Per quanto concerne l'INCA, come già riferito, la vicenda è attualmente oggetto di specifica indagine da parte della magistratura elvetica. Al momento l'accesso agli atti che fanno parte dell'istruttoria svizzera non è consentita ai funzionari ministeriali. I'Istituto ha comunque deciso di continuare a svolgere la propria attività in Svizzera al fine di garantire il patrocinio ai propri assistiti e non affievolire la tutela dei lavoratori.”
Relativamente a questo particolare aspetto della vicenda, il Ministro Poletti pare altresì disconoscere che la procedura giudiziaria e' conclusa da tempo in Svizzera, con la condanna dell'INCA al risarcimento dei danni, così come disposto dal  tribunale federale elvetico, in ultima istanza,  nel giugno 2013.
Il patronato INCA, tuttavia, sceglie la procedura del fallimento, per non indennizzare i propri assistiti - gravemente danneggiati e truffati - chiudendo poi gli  uffici  dell'associazione convenzionata con l'INCA sul territorio elvetico, per riaprirli subito dopo sotto altre sigle.
Pertanto, come certifica il Ministro del lavoro nella propria risposta al CQIE, l'INCA continua ad essere presente in Svizzera, svolgendo la propria attività, tuttavia sotto altra veste ovvero sigla, e continuando a percepire il finanziamento del Ministero del Lavoro, come se nulla fosse accaduto.
Come evidenzia il documento finale approvato dal CQIE, i patronati operano all'estero per il tramite di associazioni locali,  con le quali stipulano convenzioni ad hoc, che tuttavia rappresentano solo una finzione giuridica,  poiché i poteri sono saldamente rinchiusi nelle mani dei patronati nazionali. Infatti, i mandati sono intestati al patronato nazionale, la statistica presentata al Ministero del Lavoro è intestata alla sede romana del patronato, e il finanziamento del dicastero predetto avviene tramite la sede nazionale, la quale poi, oltre a introitare le risorse economiche, provvede a distribuirle come crede. 
In merito, lo stesso Comitato per le questioni degli italiani all`estero, nella sua relazione conclusiva, precisa:
" Sul piano formale i patronati all'estero operano come associazioni a legislazione locale, pertanto sebbene disciplinate dalla norma locale, sono ulteriormente e principalmente coordinate e condizionate da specifiche convenzioni tra le sedi nazionali e le associazioni stesse. Le convenzioni disciplinano e impongono alle associazioni estere obblighi di comportamento ed inoltre disciplinano le modalità organizzative e di modus di statisticazione delle pratiche di qualsiasi natura e attinenti a qualsiasi tipologia di intervento. Malgrado le condizioni delle associazioni sul piano giuridico siano quelle di associazioni libere locali, le sedi nazionali dei patronati utilizzano una gestione diretta sia sul piano operativo che organizzativo.”
Gentile Presidente, a questo punto è d'obbligo la seguente domanda: se la situazione verificatasi in Svizzera presso il patronato INCA fosse avvenuta sul territorio nazionale, in quali responsabilità, civili e penali, sarebbero incappati i responsabili?
Al riguardo il Ministro Poletti, come sopra citato, fornisce una risposta ed essa va nella direzione, in applicazione della Legge n.152/2001, del commissariamento del patronato. Come mai ciò non e' avvenuto nella situazione specifica qui esposta?
Nonostante l'accertamento di siffatti gravi irregolarità ed illeciti, come confermati peraltro dallo stesso Ministro Poletti,  il CQIE approva un  documento finale, nel quale non si fa  accenno alcuno  - quale conclusione dovuta dell'indagine eseguita -  a successivi passi volti all'acquisizione delle effettive responsabilità.  Tali conclusioni mostrano, pertanto,  un limite palese, se non si porranno lo scopo di individuare responsabilità civili e penali grazie alla consegna dei documenti acquisiti alle Autorità Giudiziarie, alla Guardia di Finanza e alla Ragioneria dello Stato. In assenza dei passi successivi,  il lavoro svolto sarà assolutamente privo di effetti.
Gentile Presidente, nella Sua veste di magistrato, Lei ha messo tutta la Sua vita in prima linea per salvare la speranza di un futuro piu' giusto. Il Comitato di difesa delle famiglie danneggiate in ordine a diversi  milioni di euro  nella ben nota questione svizzera, Le chiede ora, dinanzi a fatti conclamati e documentati, che l'Istituzione da Lei presieduta continui l'attivita' di accertamento delle responsabilità in essere.
La giustizia deve fare il suo corso. Siamo certi che  Lei mostrera' la dovuta attenzione nei confronti di una richiesta, che Le viene rivolta anche a nome di una platea di pensionati privati dei loro minimi diritti pensionistici.
Gentile Presidente, non deve assolutamente accadere che l'indagine conoscitiva del CQIE sull'operato dei patronati all'estero, condotta con grande equilibrio e sensibilita',  cada nell'oblio e si traduca alla fine, come gia' paventato da uno dei responsabili delle strutture di patronato,  in "un topolino partorito da una montagna".  
Comitato difesa famiglie, il presidente
Marco Tommasini

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Gli avversari del PD salutano con gioia la nomina di Anna Grassellino a responsabile degli Italiani all'estero del PD

Renzi come Berlusconi, che l'altro giorno aveva dichiarato che avrebbe visto bene Marchionne come suo successore alla guida di Forza Italia.
Come Berlusconi, anche Renzi pare infatuato dell' idea che la politica sia qualcosa che chiunque può padroneggiare dall'oggi al domani e quindi può esser affidata al primo "esponente della scietà civile" che passa per la strada.
E' così che al giovane abile e politicamente scafato Eugenio Marino è stata preferita Anna Grassellino come responsabile del settore "Itaiani all'Estero" del PD. Naturalmente nulla da ridire sulle qualifiche professionali della Grassellino, con una brillante carriera da ricercatrice negli USA, ma affidarle, alla vigilia delle elezioni, questo delicato incarico non può che fare gioire gli avversari del PD.
L'impressione è che, alla faccia della conclamata democrazia interna, Eugenio Marino sia stato fatto fuori perchè seguace di Cuperlo senza tenere conto della sua grande esperienza e della vasta stima che si è conquistato nel mondo dell'emigrazione.

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MERLO (MAIE): ANCHE PER GLI ITALIANI ALL ESTERO IL REDDITO D’INCLUSIONE

Il governo ha varato il reddito d’inclusione, un intervento a favore dei cittadini italiani poveri. O meglio, non di tutti i cittadini italiani, ma solo di quelli che risiedono in Italia, compresi anche tutti i rom e sinti con cittadinanza italiana, la stragrande maggioranza di loro. Ma un cittadino italiano in gravi difficoltà economiche, se risiede fuori dei confini, viene discriminato e abbandonato a se stesso. Può letteralmente morire di fame come, ad esempio, alcuni connazionali in Venezuela come denunciato al CGIE dal nostro Collevecchio.
Il MAIE chiede, anzi pretende che lo Stato italiano tratti i suoi cittadini allo stesso modo senza fare differenza fra poveri e poveri, fra chi vive al di qua e chi al di là del confine. E invita tutti gli eletti all’estero a fare pressioni in tal senso sulla maggioranza e sul governo.

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Parlamentari fedeli… ai cazzi propri

GIAN LUIGI FERRETTI - Quando quarant’anni fa mi unii a Mirko Tremaglia e Bruno Zoratto nella battaglia, per il voto agli italiani all’estero, non potevo certo prevedere che un giorno avrei dovuto vergognarmi di come ne avrebbero approfittato certi personaggi da Commedia dell’Arte.
Uno è il mitico senatore Antonio Razzi, reso famoso dalle imitazioni di Maurizio Crozza, che viene spesso criticato per la sua mancanza di competenze e per la sua difficoltà a padroneggiare la lingua italiana. Indimenticabile il video, ripreso di nascosto a Montecitorio, di lui che spiega perchè, da un giorno all'altro, ha mollato Di Pietro, sotto le cui insegne era stato eletto per ben due volte nella ripartizione Europa, per correre in soccorso a Berlusconi e non fare cadere il suo governo in base a queste testuali considerazioni: "Dieci giorni mi mancavano. E per dieci giorni mi inculavano. Perché se si votava dal 28 come era in programma, il 28 di... di... di... di marzo, io per dieci giorni non pigliavo la pensione. Hai capito? Io ho detto che io se c'ho 63 anni, giustamente dove vado a lavorare io? In Italia non ho mai lavorato, che lavoro vado a fare?'. Mi spiego? Io penso anche per i cazzi miei, io ho pensato anche ai cazzi miei."
Motivazione opinabile, ma sicuramente più sincera di quella dichiarata, a giustificazione del suo ennesimo cambio di casacca,  dall'altro personaggio meno noto al grande pubblico: l'On. Nissoli, che di nome farebbe Maria Rosaria, ma si fa chiamare Fucsia perché è talmente fautrice del cambiamento che cambia freneticamente tutto, dal nome di battesimo all’appartenenza politica. Eletta, in quota Maie nella lista Monti, dapprima si iscrisse al gruppo Scelta Civica per poi passare alla componente Maie e quindi ritornare a Scelta Civica prima di emigrare in Democrazia Solidale dapprima e nel movimento Insieme dopo. Ed ora eccola in Forza Italia. Gira la testa, eh? E non sono neppure sicuro di avere ricordato tutte le tappe. Non a caso a Montecitorio la chiamano Kamasutra per le sue cangianti posizioni politiche.
Invece di confessare onestamente che doveva trovare un partito che le permettesse di ricandidarsi per cercare di farsi rieleggere - insomma, per dirla alla Razzi: "Ho pensato ai cazzi miei" - ha tentato di buttarla in motivazioni politiche ed è miseramente scivolata dallo specchio sul quale aveva tentato l'arrampicamento dichiarando che, ad averla spinta ad aderire a Forza Italia, era stata principalmente la battaglia per l'abolizione dell'IMU sulle case degli italiani all'estero: “Dagli incontri che ho avuto con lui (Berlusconi) ed il Capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, on. Renato Brunetta, ho subito percepito la loro piena sensibilità sul tema. Durante il Governo Berlusconi, infatti, gli italiani all’estero non pagavano l’Imu".
Ma come, signora Maria Rosaria in arte Fucsia, lei è rimasta comodamente intruppata per tutta la legislatura in quella maggioranza di governo che ora, e solo ora, si accorge improvvisamente non essere attenta agli italiani all'estero e giustifica il suo salto della quaglia con un argomento che dimostra la sua ignoranza (voce del verbo ignorare)?
Mike Bongiorno avrebbe commentato: "Ahi, ahi, ahi, signora Maria Rosaria, mi è caduta sull'IMU". Perchè, vede, forse lei ha orecchiato vagamente che Berlusconi tolse l'IMU. Vero, verissimo. Quello che lei ha dimostrato di ignorare è che però la mantenne proprio per gli italiani residenti all’estero e da allora è rimasta.
Ignorante per ignorante (sempre voce del verbo ignorare, sia ben chiaro), voltagabbana per voltagabbana, è mille volte più simpatico Razzi. Se non altro lui, per tutta la una vita operaio in Svizzera, impersonifica un certo tipo di emigrato. E’ ruspante, ma verace. Mentre la signora della buona società italoamericana impersonifica solo il vuoto mascherato da impegno politico. Quale? Dipende da che giorno è.
Dopo il suo passaggio Razzi fu premiato con l’elezione al Senato in Abruzzo. Se anche la signora Maria Rosaria verrà ritirata dalla rappresentanza degli italiani all’estero per essere spostata in un collegio italiano, Berlusconi verrà ringraziato e ricordato come benefattore degli italiani all’estero, pur non avendo tolto loro l’Imu, per averli liberati da due parlamentari capaci solo fi farsi “li cazzi sua”.

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CGIE: Il M5S non solo non morde, ma neppure abbaia

C’è chi si aspettava una forte polemica da parte del rappresentante del M5S su due temi: il sostegno alla stampa italiana all’estero e la richiesta di intitolare una sala della Farnesina all’indimenticabile Ministro degli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia.
Però Matteo Preabianca, che il M5S fa venire dalla lontana Australia inteccando notevolmente il miseru budget del CGIE, non ha avuto alcunché da eccepire sui contributi dello Stato alla stampa all’estero . Non è intervenuto nel dibattito e il parere positivo al regolamento della Presidenza del Consiglio non ha registrato alcun voto contrario.
Quando si è trattato di votare l’Ordine del giorno che chiedeva l’ intitolazione di una sala a Tremaglia, Preabianca non ha chiesto la parola. Quando il Segretario generale Schiavone lo ha invitato ripetutamente ad esprimere la sua opinione, ha boforchiato (ci sono le registrazioni) che avrebbe potuto anche essere favorevole a determinate condizioni e ha invitato a fare presto perché la mensa del Ministero stava per chiudere.  Queste poche parole sono state l’unico intervento del rappresentante del M5S in tutti i cinque giorni dell’Assemblea plenaria del CGIE.

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Occorre fare chiarezza in Perù

L'Ambasciata avrebbe concesso l'accesso a dati sensibili ad un esponente politico locale
GIANFRANCO BRUNO SANGALLI - Quale rappresentante della Collettività italiana del Perú presso il CGIE, non posso meno che alzare la mia voce per esprimere sorpresa e preoccupazione per i fatti esposti oggi dal Senatore Aldo di Biagio, riguardo una possibilmente non lecita contrattazione tra l'Ambasciata d'Italia a Lima ed una società che ha a capo un esponente dell'opposizione interna al COMITES, per cui quella persona sarebbe entrata in possesso della base dati degli italiani residenti in Perú, quella stessa che invece era stata negata formalmente al COMITES per forza delle norme sulla privacy... Il tutto ripreso anche dal giornale on-line http://www.ilmessaggeroip.com/
Non è ammissibile che ci siano dubbi ed ombre sulla correttezza dell'operato della nostra rappresentanza diplomatica, e tantomeno nel quadro dei rapporti col COMITES, organo che, in Perú, attraversa una profonda crisi creata dalle successive dimissioni di consiglieri determinate proprio dal costante irruente atteggiamento della componente cui fa parte la persona favorita dal questionato contratto.
Dunque, VA FATTA CHIAREZZA E VANNO INDIVIDUATE LE EVENTUALI RESPONSABILITÁ !
Qui di seguito, trascrivo l'interrogazione del Senatore di Biagio:

"Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07575
Atto n. 4-07575
Pubblicato il 24 maggio 2017, nella seduta n. 829
DI BIAGIO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -
Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
in occasione dell'avvio delle operazioni relative alla consultazione referendaria del 17 aprile 2016, l'ambasciata d'Italia a Lima ha ritenuto necessario provvedere all'acquisizione del servizio per il lavoro interinale per la digitazione ed inserimento dati per la gestione degli elenchi elettorali,
a tal fine, con decreto dell'ambasciatore del 9 marzo 2016 l'ambasciata è stata autorizzata ad acquisire in economia tale servizio attraverso l'affidamento diretto dal responsabile unico del procedimento ad un operatore economico considerato idoneo;
successivamente, in data 14 marzo l'ambasciatore d'Italia a Lima ha autorizzato la spesa in economia a seguito di affidamento diretto alla ditta "Obiettivo Lavoro" per il lavoro interinale di digitazione ed inserimento dati per la gestione degli elenchi elettorali;
per effettuare tale servizio risulta che la ditta incaricata ha avuto accesso a tutta la documentazione ed a tutti i dati afferenti agli elettori italiani presenti in Perù;
come si può evincere dal "contrato de intermediación laboral" sottoscritto tra l'ambasciata d'Italia e la ditta, il direttore generale di quest'ultima risultava essere Paolo Valente;
Valente ha partecipato quale candidato alle ultime elezioni per il rinnovo del COMITES (2015) del Perù nella lista "Innovazione italiana - Alleanza italiani in Perù", risultando il primo dei non eletti e subentrando successivamente quale consigliere in seguito alle dimissioni della signora Maria Cimmino;
Valente ha quindi avuto modo di accedere a dei dati sensibili, ed in particolare a dati relativi ai cittadini italiani residenti in Perù. Preme segnalare che il COMITES in data 11 giugno 2015 aveva chiesto all'ambasciata d'Italia a Lima di accedere alla banca dati consolare riguardante i cittadini italiani residenti nel Paese. L'ambasciata in data 17 giugno 2015 comunicava formalmente al COMITES il rifiuto a tale richiesta sostenendo che "gli elenchi nominativi tratti dagli schedari consolari non sono divulgabili, qualunque sia il motivo della richiesta";
in tali condizioni, si comprenderà bene come anche per solo ragioni di ovvia opportunità e rispetto delle condizioni di par condicio avrebbero dovuto impedire l'affidamento, tra l'altro in maniera diretta, di un servizio afferente ai dati dei connazionali ad una ditta riconducibile ad un candidato e consigliere COMITES per un palese conflitto di interessi e in violazione del principio di parità tra esponenti della collettività;
se si aggiunge che con un successivo provvedimento in data 2 marzo 2017 disponeva l'annullamento dell'elezione del presidente del COMITES del Perù a vantaggio di un eletto sempre nella lista "Innovazione italiana - Alleanza italiani in Perù", ciò avrebbe potuto far pensare a qualcuno che vi fosse un contesto di favoritismo,
tali circostanze, seppure assolutamente non collegate ed indipendenti, potrebbero però aumentare le perplessità e rischiano di minare ancor di più la credibilità e la legittimazione democratica dei Comitati degli italiani all'estero, già penalizzati da una legge che ha drasticamente ridotto la partecipazione al voto per il loro rinnovo;
sarebbe quindi opportuna una valutazione ed una pronuncia da parte del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale se sussistano o meno profili di incompatibilità e soprattutto di opportunità nell'assegnazione alla ditta "Obiettivo Lavoro" dell'incarico per la digitazione ed inserimento dati per la gestione degli elenchi elettorali, sapendo bene l'ambasciata che tale ditta era riconducibile ad un esponente di una lista COMITES;
ciò eliminerebbe altresì qualsiasi ipotetico dubbio su condizionamenti di gruppi di interesse a carattere localistico, e impedirebbe che si creasse un pericoloso precedente,
si chiede di sapere se sussistano profili di incompatibilità o di opportunità per un evidente conflitto di interessi nell'affidamento da parte dell'ambasciata d'Italia a Lima del servizio per la digitazione ed inserimento dati per la gestione degli elenchi elettorali, alla ditta "Obiettivo Lavoro", il cui direttore generale risultava essere Paolo Valente candidato alle ultime elezioni per il rinnovo del COMITES del Perù nella lista "Innovazione italiana - Alleanza italiani in Perù", e primo dei candidati non eletti dalla stessa lista.
Sen. Aldo Di Biagio
Senato della Repubblica"
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Merlo (MAIE) dà inizio alla battaglia

Il 7 aprile ci saranno proteste davanti ai consolati in tutta l'Amerci Latina
Per il 7 aprile il MAIE lancia una giornata di lotta per i diritti degli italiani all'estero in tutta l'America Latina. Lo ha annunciato il Presidente del Movimento, On. Ricardo Merlo, al periodico italiano in Brasile "Insieme". L'On. Merlo spiega che sarà il primo passo di una serie di azioni che includeranno anche azioni legali collettive attualmente in fase di studio.
"Non ha importanza se di fronte ai consolati ci saranno quaranta, cinquanta o un migliaio di persone; la cosa importante è che stiamo cominciando la mobilitazione in tutta l'America Latina contro il tipo di servizio che la settima potenza mondiale sta offrendo ai cittadini,  una vergogna " - ha detto Merlo -"Vogliamo fare capire che l'attuale governo, che ha praticamente distrutto la rete consolare italiana, devecambiare rotta."
Secondo il parlamentare, funzionari e consoli sono "vittime tanto quanto noi", con le strutture che hanno non possono fare un lavoro all'altezza delle esigenze minime. Nella stessa situazione sono consoli e vice consoli onorari, agenti consolari e corrispondenti che "non hanno i mezzi per lavorare", dice Merlo.
In Brasile, si stanno organizzando manifestazioni in città come San Paolo, Curitiba, Porto Alegre, Recife e Rio de Janeiro. In Argentina a Buenos Aires, Mendoza, Rosario, Cordoba E poi in Repubblica Dominicana, in Costa Rica, in Messico, a Panama ed a Montevideo in Uruguay. In totale in 25 sedi perché "dopo quattro anni di questo governo è una vergogna, nulla è stato fatto; al contrario hanno distrutto la  rete consolare. Sarà un segnale forte questa mobilitazione, tutti nello stesso giorno"
Merlo spiega che l'obiettivo è il rafforzamento urgente della rete consolare per la dignità dei cittadini, dei diplomatici, degli agenti diplomatici e dei dipendenti, oltrechè dei consoli onorari e degli agenti consolari. "Ci fanno pagare una tassa di 300 euro [per ogni processo di riconoscimento della cittadinanza] e i servizi sono disastrosi," sottolinea il parlamentare.
Il Presidente del MAIE fa notare che stiamo parlando dell' Italia, la settima potenza mondiale, che lascia i suoi rappresentanti diplomatici in condizioni di lavoro inaccettabili: uffici aperti due o tre volte alla settimana e una rete di volontari onorari che si sacrificano finendo per tirare fuori di tasca propria i soldi per coprire le spese di base. E "i consolati sono l'immagine d'Italia all'estero", ha detto Merlo.
L'On. Merlo sottolinea poi che "uno dei paesi più colpiti è il Brasile" e fa una critica dura e aperta per quello che lui chiama un "paradosso": i tre parlamentari eletti residenti in Brasile (dei sei dal Sud America), "hanno sostenuto e continuano a sostenere incondizionatamente la politica degli ultimi governi, compreso questo. Hanno dato, e continuano a dare, il loro voto di fiducia.  Parlano, inventano... ma sono dalla parte del governo, sono il governo ".
"Sarebbe molto bello - ha osservato -  se a queste manifestazioni partecipassero anche quelli del PD perché questo è un problema che riguarda tutti; però sono il partito di governo".
"Cominciamo - spiega Merlo - con la mobilitazione. Il Maie chiama a raccolta associazioni, comitati, cittadini. "Molti di loro hanno già aderito." Anche se saranno 40, 50, 500 persone a partecipare, la cosa importante sarà il fatto politico". Sarà, come detto Merlo, la prima di una serie di azioni.
Merlo ha poi commentato le recenti decisioni della giustizia italiana che ha dato ragione alle vittime delle fila per le pratiche di cittadinanza condannando il governo italiano anche a pagare le spese. è la riprova che il diritto alla cittadinaza è chiaro e certo. Il pradosso - ha continuato - è che quel 30% dei 300 euro per le pratiche di cittadinanza, che ultimamente è stato detto che ritornerà ai consolati, in realtà finirà per finanziare il pagamento delle spese di giudizio.
Ha anche detto che il Maie sta studiando modi per garantire il diritto di cittadinanza anche attraverso azioni legali: "Stiamo studiando un'iniziativa legale. Una class action, di cui non posso ancora parlare perché è in fase di studio. Abbiamo fatto e faremo iniziative parlamentari perchè questo governo è insensibile. Anche in questo caso, un altro paradosso è che il governo che più ha colpito gli italiano-brasiliani è supportato da tutti i parlamentari eletti in Brasile. Suona come uno scherzo. Ma quando qualcuno dà il suo voto di fiducia ad un governo, vuol dire che sta accettando tutto ciò che quel governo fa ".

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Anche la Francia abbandona il voto elettronico

GIAN LUIGI FERRETTI - Ci sono due categorie di gèni del voto all'estero.
Partendo dalla constatazione che il voto per corrispondenza ha delle falle, i gèni nr. 1 sono coloro che vorrebbero fare votare solo nei Consolati 5 milioni di cittadini italiani sparsi dovunque nel mondo con Consolati lontani uno dall'altro anche varie centinaia di chilometri. Subito dopo in classifica ci sono i gèeni che propugnano il voto elettronico. Sì, proprio quello che stanno abbandonando i Paesi che lo avevano sperimentato.
I francesi all'estero hanno appena votato per il primo turno delle elezioni presidenziali e domenica 7 maggio voteranno per il secondo.
Ma esclusivamente nei seggi allestiti dai Consolati e per corrispondenza. Il voto elettronico, che era stato introdotto nel 2012 si è dimostrato troppo vulnerabile e quindi il governo lo ha abolito.
Alla stessa conclusione sono arrivati recentemente anche gli olandesi, che avevano il voto elettronico dal 2007 e che hanno abbandonato in occasioni delle elezioni politiche del 15 marzo scorso. Negli USA, dopo le accuse e controaccuse in occasione delle ultime elezioni, l'ora del voto elettronico è suonata.
Insomma pare che i Paesi che non hanno mai avuto problemi col voto per corrispondenza adesso abbiano paura dei possibili brogli col voto elettronico. E lo vorremmo introdurre noi che siamo gli unici al mondo a taroccare il voto per corrispondenza?
Ma vedrete che i gèni nostrani continueranno imperterriti a proporre seggi nei Consolati e voto elettronico malgrado quello per corrispondenza - per paragrafare Churchill - sia il peggiore sistema di voto, eccezion fatta per tutti gli altri.

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CHI PAGA IL VIAGGIO DI TRE PARLAMENTARI DEL M5S IN SUD AMERICA?

In Argentina per visitare un teatro vuoto e una scuola - In Venezuela per commemorare la morte di Chávez
L'On. Manlio di Stefano (capogruppo del M5s alla Commissione Esteri della Camera), la Sen. Ornella Bertorotta (capogruppo del M5s alla Commissione Esteri del Senato) ed il Sen.Vito Petroncelli (uno dei due Vicepresidi del Comitato Italiani all'estero) sono "in missione" in America Latina dal 4 all'11 marzo.
La prima domanda che sorge spontanea : Che cosa sono andati a fare?
E la seconda: A spese di chi?
Alla prima domanda risponde lo stesso Di Stefano sul blog del M5s:

"Nel nostro viaggio stiamo portando la nostra voce, la voce di un Movimento libero, autonomo e che, a differenza degli altri partiti italiani, non ha l’agenda dettata dagli interessi delle grandi corporazioni che li finanziano".

Alla seconda domanda aspettiamo risposta perchè temiamo che che siano i contribuenti italiani a pagare per i tre missionari per portare la voce del M5s in Sud America.
Giustamente quando la Ministra Boschi andò in Argentina, Uruguay e Brasile alla vigilia del voto per il Referendum, anche i grillini urlarono allo scandalo per un viaggio di propaganda politica mascherato da missione istiyuzionale.
Ma per tornare a cosa siano andati a fare in Argentina, leggiamo cosa riferisce il Di Stefano:

"A Buenos Aires abbiamo incontrato la comunità italiana e le sue eccellenze come il Teatro Coliseo e la scuola Cristoforo Colombo nonché le principali realtà imprenditoriali italiane presenti nel Paese, da Pirelli a ENEL passando per Ferrero e qualche media impresa. Abbiamo presentato loro il lavoro svolto in Parlamento per rafforzare il tessuto imprenditoriale italiano nel mondo e ribadito la nostra volontà di scrivere insieme un futuro di proficua collaborazione per il bene del nostro paese. Abbiamo avuto importanti incontri con le principali forze politiche del Paese e col Governo e firmato il libro delle autorità, lo stesso che firmano i presidenti in visita al Parlamento".

Un po' pochino, no? Un viaggio fino alla fine del mondo, per dirla alla Bergoglio, per visitare un teatro vuoto ed una scuola, incontrare i dirigenti di qualche azienda italiana, firmare il libro dei visitatori ed incontrare un paio di personaggi di terzo livello (i non meglio specificati "incontri con le principali forze politiche del Paese e col Governo"). Se sono andati a spese loro, hanno buttato i loro soldi. Se sono andati - come probabilmenta hanno fatto - a spese nostre, hanno buttato i ostri soldi per turismo para-istituzionale.
A proposito della succitata Boschi: lei entrò nel teatro Coliseo pieno di pubblico, i tre grillini sono entrati nello stesso teatro desolatamente vuoto.
In Venezuela invece vanno per commemorare la morte di Chávez, scatenando le più feroci critiche da parte della comunità di italo-venezuelani in Italia e in Venezuela. Anche perchè Di Stefano, in un'intervista alla vigilia del suo arrivo, on ha commentato la crisi economica e sociale, le denunce di violazione dei diritti umani e della libertà di pensiero e di espressione che si stanno abbattendo contro il Venezuela, si è limitato a criticare l’esclusione del Paese dall’alleanza Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Secondo lui, si tratta di “una strategia politica che vuole promuovere un’agenda economica neoliberale”. Il testo – pieno di passaggi anti-imperialisti e privo di una visione chiara su cosa sta succedendo in Venezuela – è stato diffuso dall’account Twitter di Delcy Rodríguez, ministro degli Affari esteri venezuelano.

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