Mar10172017

Last updateGio, 12 Ott 2017 5pm

Italiani nel Mondo

I truffati INCA/CGIL hanno scritto al Presidente del Senato:

Gentile Presidente, Dott. Pietro Grasso,
il Comitato del Senato per le questioni degli italiani all’estero (CQIE) ha concluso l’indagine conoscitiva sui patronati che operano all’estero.
Tale indagine venne autorizzata da Lei, nella Sua funzione di Presidente del Senato,  in data 10 ottobre 2014. Il documento conclusivo è stato approvato all'unanimità il 23 marzo 2016.
L’indagine si è occupata altresì della truffa perpetrata dal Patronato INCA con sede a  Zurigo nei confronti e a danno di parecchi pensionati italiani residenti in Svizzera, organizzati ora nel Comitato difesa famiglie, di cui il sottoscritto e'  presidente.
In questo contesto il Ministro Poletti,  nella risposta fornita di proprio pugno al Comitato per le questioni degli italiani all`estero,  al punto n.11,  relativamente alla truffa, rendeva noto quanto segue:
11) “Per quanto concerne le problematiche relative all' INCA Svizzera, è opportuno premettere la sussistenza della competenza del giudice elvetico. (…) Inoltre, a seguito delle segnalazioni pervenute circa i presunti illeciti posti in essere, presso la sede INCA di Zurigo, dal Responsabile Signor Antonio Giacchetta, è stata effettuata, in data 11 novembre 2009, una ispezione straordinaria al fine di verificare la fondatezza di quanto portato a conoscenza di questa Amministrazione.(…). Dalle risultanze ispettive, tuttavia, non sono emerse gravi irregolarità amministrative o violazioni dei compiti istituzionali tali da determinare l'adozione delle misure di cui all'art. 16 "Commissariamento e scioglimento" della legge n. 152/2001.”
Al riguardo, in contrapposizione a quanto affermato dal Ministro Poletti nella nota in questione, si evidenzia che, anche successivamente all'ispezione straordinaria in parola, le truffe presso l’INCA Svizzera proseguirono, poiché gli ispettori inviati all'uopo dal Ministero del Lavoro, vennero muniti nei fatti unicamente del mandato di verifica della attività di statisticazione delle pratiche svolte, ma non di quella amministrativo-contabile, di competenza esclusiva della Guardia di Finanza. In aggiunta, occorre rilevare che il Ministro Poletti pare disconoscere che il Ministero del Lavoro ha facoltà di accertamento di  eventuali irregolarità amministrativo-contabili,  con l'esecuzione di interventi mirati,  tuttavia unicamente sulla sede nazionale del patronato e non sulla associazione estera convenzionata. L'unico organismo preposto a fornire risposte sull'attivita' amministrativo-contabile delle associazioni estere convenzionate, è la presidenza nazionale dell'istituto di patronato con sede sul territorio italiano.
Al punto n. 12 il Ministro Poletti aggiunge:
12) “Certamente agli Istituti di patronato, quali soggetti di diritto privato, è demandata la funzione primaria di controllo sulla attività svolta dai propri dipendenti, come previsto dalla normativa. Su questa materia il Ministero può farsi parte diligente anche per stilare linee guida che contengano le istanze principali che i Patronati stessi intendono assumere nei propri testi comportamentali codificati. In ogni caso eventuali condotte illecite non possono che essere oggetto di valutazione alla luce delle norme penali vigenti nello Stato italiano o, se poste in essere all'estero, dello Stato in cui la violazione è commessa. Per quanto concerne l'INCA, come già riferito, la vicenda è attualmente oggetto di specifica indagine da parte della magistratura elvetica. Al momento l'accesso agli atti che fanno parte dell'istruttoria svizzera non è consentita ai funzionari ministeriali. I'Istituto ha comunque deciso di continuare a svolgere la propria attività in Svizzera al fine di garantire il patrocinio ai propri assistiti e non affievolire la tutela dei lavoratori.”
Relativamente a questo particolare aspetto della vicenda, il Ministro Poletti pare altresì disconoscere che la procedura giudiziaria e' conclusa da tempo in Svizzera, con la condanna dell'INCA al risarcimento dei danni, così come disposto dal  tribunale federale elvetico, in ultima istanza,  nel giugno 2013.
Il patronato INCA, tuttavia, sceglie la procedura del fallimento, per non indennizzare i propri assistiti - gravemente danneggiati e truffati - chiudendo poi gli  uffici  dell'associazione convenzionata con l'INCA sul territorio elvetico, per riaprirli subito dopo sotto altre sigle.
Pertanto, come certifica il Ministro del lavoro nella propria risposta al CQIE, l'INCA continua ad essere presente in Svizzera, svolgendo la propria attività, tuttavia sotto altra veste ovvero sigla, e continuando a percepire il finanziamento del Ministero del Lavoro, come se nulla fosse accaduto.
Come evidenzia il documento finale approvato dal CQIE, i patronati operano all'estero per il tramite di associazioni locali,  con le quali stipulano convenzioni ad hoc, che tuttavia rappresentano solo una finzione giuridica,  poiché i poteri sono saldamente rinchiusi nelle mani dei patronati nazionali. Infatti, i mandati sono intestati al patronato nazionale, la statistica presentata al Ministero del Lavoro è intestata alla sede romana del patronato, e il finanziamento del dicastero predetto avviene tramite la sede nazionale, la quale poi, oltre a introitare le risorse economiche, provvede a distribuirle come crede. 
In merito, lo stesso Comitato per le questioni degli italiani all`estero, nella sua relazione conclusiva, precisa:
" Sul piano formale i patronati all'estero operano come associazioni a legislazione locale, pertanto sebbene disciplinate dalla norma locale, sono ulteriormente e principalmente coordinate e condizionate da specifiche convenzioni tra le sedi nazionali e le associazioni stesse. Le convenzioni disciplinano e impongono alle associazioni estere obblighi di comportamento ed inoltre disciplinano le modalità organizzative e di modus di statisticazione delle pratiche di qualsiasi natura e attinenti a qualsiasi tipologia di intervento. Malgrado le condizioni delle associazioni sul piano giuridico siano quelle di associazioni libere locali, le sedi nazionali dei patronati utilizzano una gestione diretta sia sul piano operativo che organizzativo.”
Gentile Presidente, a questo punto è d'obbligo la seguente domanda: se la situazione verificatasi in Svizzera presso il patronato INCA fosse avvenuta sul territorio nazionale, in quali responsabilità, civili e penali, sarebbero incappati i responsabili?
Al riguardo il Ministro Poletti, come sopra citato, fornisce una risposta ed essa va nella direzione, in applicazione della Legge n.152/2001, del commissariamento del patronato. Come mai ciò non e' avvenuto nella situazione specifica qui esposta?
Nonostante l'accertamento di siffatti gravi irregolarità ed illeciti, come confermati peraltro dallo stesso Ministro Poletti,  il CQIE approva un  documento finale, nel quale non si fa  accenno alcuno  - quale conclusione dovuta dell'indagine eseguita -  a successivi passi volti all'acquisizione delle effettive responsabilità.  Tali conclusioni mostrano, pertanto,  un limite palese, se non si porranno lo scopo di individuare responsabilità civili e penali grazie alla consegna dei documenti acquisiti alle Autorità Giudiziarie, alla Guardia di Finanza e alla Ragioneria dello Stato. In assenza dei passi successivi,  il lavoro svolto sarà assolutamente privo di effetti.
Gentile Presidente, nella Sua veste di magistrato, Lei ha messo tutta la Sua vita in prima linea per salvare la speranza di un futuro piu' giusto. Il Comitato di difesa delle famiglie danneggiate in ordine a diversi  milioni di euro  nella ben nota questione svizzera, Le chiede ora, dinanzi a fatti conclamati e documentati, che l'Istituzione da Lei presieduta continui l'attivita' di accertamento delle responsabilità in essere.
La giustizia deve fare il suo corso. Siamo certi che  Lei mostrera' la dovuta attenzione nei confronti di una richiesta, che Le viene rivolta anche a nome di una platea di pensionati privati dei loro minimi diritti pensionistici.
Gentile Presidente, non deve assolutamente accadere che l'indagine conoscitiva del CQIE sull'operato dei patronati all'estero, condotta con grande equilibrio e sensibilita',  cada nell'oblio e si traduca alla fine, come gia' paventato da uno dei responsabili delle strutture di patronato,  in "un topolino partorito da una montagna".  
Comitato difesa famiglie, il presidente
Marco Tommasini

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Il PD è contro il voto all’estero e a favore del voto agli immigrati

Forse potranno stupirsi coloro che non erano fra i combattenti (non molti a onore del vero) per il voto agli italiani all’estero guidati da Mirco Tremaglia.
Sì, potranno stupirsi coloro che non sanno, o non ricordano (in effetti se ne parla poco), che per oltre mezzo secolo ci fu la feroce opposizione delle due maggiori forze politiche: la Democrazia Cristiana e soprattutto il Partito Comunista Italiano.
Io non mi stupisco affatto nell’ascoltare oggi il senatore Nicola Latorre, esponente di primo piano del PD, che di quel PCI è l’erede, lasciarsi scappare di bocca quello che il suo partito pensa veramente del voto agli italiani all’estero.
Il sen. Latorre ha detto testualmente:
“Io sono contrario al voto degli italiani all’estero. Ritengo sia un errore. Avrebbero molto più diritto di voto quelli che non sono italiani ma vivono in Italia da molti anni e pagano le tasse in Italia e contribuiscono ai fondi pensione”.
Forse non a caso questa affermazione viene fatta lo stesso giorno in cui alla Camera viene votata una legge elettorale che introduce la regola per cui anche un residente in Italia si può candidare nella circoscrizione Estero.
L’impressione forte è che si sia ufficialmente aperta la caccia al voto degli italiani nel mondo e che molto rapidamente il PD, che su questa linea non avrà difficoltà a trovare l’assistenza di altre forze, prima fra tutti quella dei 5 stelle, riuscirà finalmente a:
a)   annullare il voto agli italiani all’estero, che non pagano le tasse ecc.;
b)   dare il dritto di voto agli immigrati.
E a quel punto non servirà nulla protestare. A chi proverà a farlo verrà risposto: “D’altronde noi lo avevamo detto chiaramente. Non avete sentito le dichiarazioni del Sen. Latorre?”

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ACCORDO MAIE - UGL

Nella sede centrale dell'UGL a Roma c'è stato un incontro tra il Presidente del MAIE On. Merlo accompagnato dal parlamentare del Mercosur, Daniel Ramundo, il Segretario Generale della Confederazione sindacale, Paolo Capone, ed il Vicesegretario Claudio Durigon, che è anche componente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell'INPS.

Sono state discusse in maniera approfondita le varie problematiche degli italiani nel mondo soprattutto per quanto riguarda la tutela della sicurezza sociale e previdenziale, prima fra tutte quella della terribile situazione dei pensionati in Venezuela.

Il Presidente Merlo ha dichiarato: "Il Movimento Associativo degli Italiani all'Estero, che opera in ogni parte del mondo a favore dei connazionali emigrati, da oggi si arricchisce di questa collaborazione con un sindacato moderno, che ha più di due milioni di iscritti, al quale assicuriamo tutto il nostro appoggio sul piano parlamentare". Fra UGL e MAIE inizia un accordo di collaborazione che prevede un tavolo permanente di consultazione.

"Il Sindacalismo Nazionale non può lasciare 5 milioni di connazionali senza difesa dei loro diritti - ha detto il Segretario Capone - stare al loro fianco è scritto nel nostro DNA. Le nostre sedi, il nostro patronato e i nostri esperti sono a completa disposizione di quanto fa il MAIE a favore degli italiani nel mondo".

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Legge elettorale e italiani all'estero

Il Sen. Micheloni non le manda a dire ai suoi compagni del PD
SEN. CLAUDIO MICHELONI - Non è certo cosa semplice approvare una nuova legge elettorale quando la legislatura volge al termine: gli interessi di parte, e di cortissimo respiro, trovano maggiori spazi per imporsi, nonostante la tormentata vicenda degli ultimi anni dovrebbe suggerire, se non imporre, senso di responsabilità e attenzione alla qualità della nostra democrazia.
Per esprimere un giudizio complessivo sulla nuova legge preferisco attendere il suo arrivo al Senato.
C'è tuttavia una novità, intervenuta dopo il passaggio in commissione alla Camera, che riguarda direttamente la circoscrizione estero, dunque i milioni di cittadini italiani residenti fuori dal Paese:
"Gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; gli elettori residenti all'estero possono essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero."
Si tratta indubbiamente di un cambiamento storico: prevedere la possibilità di collocare nella circoscrizione estero candidati residenti in Italia, infatti, significa contraddire radicalmente la logica, le finalità e il significato della legge sul voto degli italiani all'estero.
Nei dieci anni abbondanti che sono trascorsi dalla prima applicazione della legge, in effetti, abbiamo assistito a diversi tentativi di aggirare questa regola fondamentale: tentativi terminati con inchieste penali, quando scoperti, o avvolti nel silenzio compiacente di quanti si curano esclusivamente dei propri interessi di ceto e non dei diritti dei cittadini che pretendono di rappresentare.
A chi può interessare una circoscrizione estero nella quale si possono candidare quei politici della madrepatria che non abbiano trovato collocazioni alternative? A chi, se non a quelle segreterie di partito che, non contente di continuare a sottrarsi a un diretto e limpido giudizio popolare, giungono oggi a sovvertire il senso di una norma approvata con oltre 50 anni di ritardo sul dettato costituzionale?
Mi colpisce il silenzio assordante con cui tale modifica è stata accolta sin qui, con le sole eccezioni del segretario generale del CGIE Schiavone e dell'onorevole Fedi, e prima di loro del senatore Di Biagio.
Mi colpisce, ma non mi stupisce, dato che nessuno aveva trovato nulla da obiettare quando, pochi mesi fa, il Partito Democratico, in occasione delle sue ultime primarie, aveva cancellato la medesima regola. Nonostante le mille assicurazioni secondo le quali si trattava di un'eccezione circoscritta, decisi di rinunciare a partecipare alle liste per le primarie, per un motivo molto semplice: non si gioca con i principi.
Ritengo gravemente sbagliato trattare questa vicenda in termini politicisti, quasi fosse una questione ordinaria, da valutare come un più o un meno all'interno di una trattativa, preoccupandosi della candidabilità degli italiani all'estero in Italia, o vantando lo straordinario risultato di aver evitato una modifica ancora più estesa. Se qualcuno getta immondizia nel giardino di casa mia, cerco di impedirlo o mi consolo pensando che qualcun altro voleva trasformarlo direttamente in una discarica?
L'ottusità è più pericolosa della malafede. Come si può ignorare che con questa modifica si aggiungerebbe, alle diverse delusioni degli ultimi anni, l'amarezza di una umiliazione definitiva delle ragioni storiche, morali, economiche e culturali che hanno portato all'introduzione della circoscrizione estero?
È una domanda aperta, che pongo a me stesso, a chi ha parlato e soprattutto a chi tace.
Spero che ciascuno di noi, rappresentanti degli italiani all'estero, trovi il coraggio e la dignità di esprimersi: il silenzio e l'ipocrisia non salveranno nessuno.

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Cesare Battisti, l’Italia al Brasile: «Non è un rifugiato politico, ripensateci»

Si potrebbe riaprire la partita sull’estradizione di Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, condannato all’ergastolo per quattro omicidi: l’Italia ha chiesto al Brasile di rivederne lo status di rifugiato politico.

Le richieste italiane al vaglio del governo brasiliano
Il riconoscimento di quello status, concesso dall’allora presidente Lula nel 2010, sembrava la parola fine su una vicenda che si era protratta per decenni e che ora, invece, stando a quanto scrive il quotidiano brasiliano O Globo, si potrebbe riaprire: l’estradizione di Battisti in Italia. La richiesta di rivedere lo status di rifugiato, che sarebbe stata inviata dal governo al presidente Michel Temer, infatti, sarebbe al vaglio dei consulenti giuridici della presidenza brasiliana. E, scrive O Globo, avrebbe già trovato il consenso del ministro della Giustizia, Torquato Jardim, e del titolare degli Esteri, Aloysio Nunes Ferreira.

Battisti: un criminale comune spacciato per politico
Lo status di rifugiato politico di Battisti appare del tutto ingiustificato. Battisti è stato condannato per gli omicidi di Antonio Santoro, un maresciallo della Penitenziaria, del gioiellieri Pierluigi Torregiani, del macellaio Lino Sabbadin, e dell’agente della Digos Andrea Campagna. Benché abbia anche compiuto reati legati alla militanza politica, il suo profilo è prima di tutto quello di un criminale “comune”, la cui carriera iniziò prima dell’incontro con la politica eversiva. Negli anni della sua latitanza, però, il pluriomicida Battisti ha sapientemente giocato la parte della vittima di persecuzioni politiche, riuscendo così a giovarsi prima della dottrina Mitterand (che concedeva una copertura politica ai terroristi espatriati in Francia, negando la loro estradizione) e poi delle simpatie del “compagno Lula”. Non secondario, inoltre, è stato il fatto di essere riuscito a riciclarsi come scrittore e intellettuale, guadagnandosi altre simpatie in quell’influente mondo che, con una definizione un po’ d’antan, si può chiamare “intellighenzia” di sinistra. È stato grazie al combinato disposto delle coperture politiche e delle mobilitazioni mediatiche di questi ambienti, infatti, se finora Battisti è sempre riuscito a sfuggire alla pena che gli è stata comminata dalla giustizia italiana. E che riguarda non le sue idee politiche, ma le sue azioni squisitamente criminali.

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FRANCESCA ALDERISI DALLA 73° PARATA DEL COLUMBUS DAY DI NEW YORK RIVOLGE UN PENSIERO A RAI ITALIA

Francesca Alderisi, popolare conduttrice televisiva per gli italiani nel mondo, ha partecipato alla famosa parata del Columbus Day di New York svoltasi come ogni anno il secondo lunedì di ottobre.
Accolta come sempre dall’affetto di tantissimi telespettatori di Rai Italia, la conduttrice ha percorso  la famosa Fifth Avenue insieme alla band italiana dei Rudy Valentino e i Baleras, dando vita a un vivace momento di intrattenimento musicale che si è concluso con una  performance sul red carpet, live su Abc Channel 7.
“Si è trattato di un appuntamento per me ancor più speciale poichè è la decima Parata del Columbus Day alla quale prendo parte. Un’occasione unica per potere riabbracciare moltissimi telespettatori di Rai Italia che continuano a chiedermi come mai da più di un anno non mi vedano in tv ”.
Da giugno 2016 il programma “Cara Francesca” è stato chiuso e da allora Francesca Alderisi continua instancabilmente a incontrare molti nostri connazionali all’estero per mantenere sempre vivo il suo rapporto con il pubblico che la segue da moltissimi anni e accrescere la sua conoscenza in tema di emigrazione.
Arrivata a Rai International nell’anno 2000, ha condotto per più di mille e duecento puntate il famoso programma di servizio “Sportello Italia” e poi per due edizioni la rubrica  “Cara Francesca...”.
“Sono molto delusa che da più di un anno l’attuale Direttore di Rai Italia, Piero Corsini, non mi abbia contattato per valutare la possibilità di un mio ritorno in tv magari con un nuovo format televisivo, alla luce dell’esperienza e grande popolarità acquisita nei tanti anni dedicati ai nostri connazionali nel mondo. Allo stesso tempo sono fiduciosa di potere instaurare nuovamente un dialogo costruttivo e creativo non appena ci sarà un cambio ai vertici di questa struttura molto importante per i nostri connazionali nel mondo e alla quale mi sento molto legata.”

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Mamma, Sangalli mi dà fastidio

I sei consiglieri della lista “Innovazione Italiana - Alleanza italiani in Peru” del Comites di Lima  - Ricardo Acosta, Salvatore Belcuore, Alfredo Carpentieri, Antonio Chuquipiondo, Paolo Valente e William Zanatta – hanno inviato una lettera al segretario generale del Cgie, Michele Schiavone per lamentarsi del Consigliere Gianfranco Sangalli. Lettera che hanno mandato per conoscenza ad un deputato del PD e all'Ambasciatore.
“Riteniamo opportuno informare – scrivono– che non ci sentiamo rappresentati adeguatamente da chi agisce in questo modo. E nel ringraziare per la gentile attenzione, restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento”.
Chissà cosa pensano che possa farci Schiavone con le loro lamentele da "mamma, Pierino mi dà fastidio". Il Segretario generale del Cgie non potrà che rispondere che Sangalli risulta regolarmente eletto Consigliere del Cgie per il Perù, dove si fronteggiavano due liste, Innovazione Italiana, che ha perso, e CTIM, che ha vinto. E' la democrazia, ragazzi, fatevene una ragione!
E, a proposito di democrazia, Gianfranco Sangalli ha tutto il diritto di avere delle opinioni personali, anche se a voi non piacciono, e di manifestarle. Vi piaccia o no. Mettetevi il cuore in pace e la prossima volta cercare di vincere voi.

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Serata del Comites di Copenaghen per le elezioni comunali

Sicuramente un successo la serata informativa sulle elezioni comunali organizzata giovedì scorso a Copenaghen dal Comites Danimarca. Per la prima volta che nella centenaria storia del palazzo del municipio della capitale danese si è tenuta una presentazione delle diverse forze politiche in lingua inglese, un segno dei tempi in una città sempre piú internazionale capace di attirare sia giovani da tutta Europa. “Il compito dei Comites è quelli di venire incontro alle esigenze della comunità italiana. Le statistiche delle elezioni precedenti mostravano chiaramente come pur avendo diritto al voto la partecipazione da parte degli italiani era molto bassa. Per molti, la lingua danese è ancora un grande ostacolo, ho pensato quindi di provare ad incentivarne l’interesse con una presentazione in inglese. Quasi tutti i partiti si sono dichiarati disponibili a partecipare, ed è una gran soddisfazione” dice Davide Bonavida, il consigliere Comites che ha ideato e organizzato la serata. “Devo ringraziare tantissimo Heidi Wang, la consigliera comunale che ci ha aiutato nella realizzazione di questa storia serata. Essendo anche lei un espatriata come noi ci tiene particolarmente a coinvolgere i “nuovi copenaghesi”, è naturale che abbia un occhio di riguardo per noi”. 
Grande partecipazione soprattutto da parte di un pubblico giovane, la maggior parte delle persone accorse all’evento aveva meno di 40 anni. Segno che tra i giovani che per amore, per studio o per lavoro si sono trasferiti in Danimarca c’è la volontà di integrarsi in pieno.
E’ possibile rivedere lo streaming della diretta della serata sul canale youtube del Comites Danimarca.
https://www.youtube.com/watch?v=hA0OVt3tf1Y&feature=youtu.be
Si ricorda che si vota il giorno 21 novembre dalle ore 8 alle 20 in più esiste la possibilità di votare anticipatamente dal 10 di ottobre al 17 novembre.   

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I cannoli non sono più mafiosi

I cannoli non sono più mafiosiA seguito delle rimostranze, soprattutto da parte dell'Ambasciatore d'Italia ad Oslo, sul sito web della tv di stato norvegese NRK è stato cambiato il titolo "Mafiakeker eller Cannoli" (i dolci della mafia). Ora si parla solo di "Sicilianske Cannoli"(cannoli siciliani).
Rientra così un brutto episodio, dovuto probabilmente all'ignoranza del titolista vittima di un luogo comune dovuto a stereotipi ridicoli.

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