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Italia

Nuovi dettagli sull'arresto di Romagnoli

Stanno uscendo nuovi dettagli sull'arresto dell'ex deputato Massimo Romagnoli in Montenegro.
L'Osservatorio Italiano (osservatorioitaliano.org) ha pubblicato  il mandato d'arresto internazionale dell'Interpol Washington (VEDI)  nel quale è scritto che Romagnoli ed i suoi due complici  sono stati oggetto di indagine tra maggio e ottobre come membri di un’organizzazione criminale per la vendita all’organizzazione terroristica FARC (Forze Armate  Rivoluzionarie della Colombia) di armi, tra le quali mitragliatrici e missili anti-aereo, destinate a colpire mezzi e cittadini americani in Colombia.
A quanto pare Massimo Romagnoli è caduto in una trappola ben architettata assieme a due rumeni, Cristian Vintila, un personaggio di spicco del Spd, il partito rumeno di sinistra nel quale si sono riciclati molti appartenenti al partito comunista di Ceausescu, e a Virgil Flaviu Georgescu.
Sarebbe stato proprio quest’ultimo, un broker di armi, ad avere messo in contatto il trafficante d’armi Vintila e Romagnoli con tre persone che si presentavano come rappresentanti delle FARC, ma in realtà erano agenti della DEA sotto copertura.
Da Marzo ad Agosto 2014 tutti i contatti telefonici e di persona di Romagnoli, Vintila e Geurgesco con questi agenti sono stati registrati audio-video.
In particolare c’è una registrazione audio-video dell’8 ottobre di una riunione a Tivat in Montenegro durante la quale Romagnoli spiega di essere in grado di procurare falsi documenti europei per il trasporto delle armi e mostra un esempio.
E poi arriva la parte più terribile: c’è scritto nel documento che, dopo che gli agenti sotto copertura hanno dichiarato che le armi destinate sono destinate a colpire mezzi e cittadini americani in Columbia, Romagnoli tranquillamente tira fuori un catalogo di armi (nel documento americano chiamato “catalogo Romagnoli”) con foto e quantità di diversi sistemi d’armamento.  E, dopo che gli è stato puntualizzato che  i suoi interlocutori lavorano per le FARC e vogliono armi per abbattere elicotteri americani, Romagnoli si mette a discutere come ricevere il pagamento delle armi.
Ora Romagnoli e gli altri due rischiano una condanna all'ergastolo per reati intenzionalmente rivolti contro cittadini americani.

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Caso Bosio - Il Sen. Barani (GAL) accusa la Farnesina: lo avete lasciato solo

(aise) - “Esiste un problema diffuso di tutela dei diritti e delle garanzie dei cittadini italiani all'estero che si è manifestato con grande evidenza nel caso dei due marò, Latorre e Girone; la situazione è assai più grave e più ampia di quanto non appaia, prova ne sia che sono ben 3.422 gli italiani detenuti all'estero di cui 692 condannati, 2.696 in attesa di giudizio e 34 in attesa di estradizione; 2.625 sono gli italiani detenuti nell'Unione europea, 490 nelle Americhe, 10 in India, solo per citare alcune cifre; l'ultimo eclatante caso è quello che vede coinvolto il nostro ambasciatore in Turkmenistan, Daniele Bosio, fermato nelle Filippine su denuncia di un'attivista di un'organizzazione non governativa”. 
È una lunga premessa quella scritta dal senatore Lucio Barani (Gruppo Autonomie e Libertà - Gal) che in una interrogazione al Ministro Mogherini accusa la Farnesina, in generale, e l’Ambasciata italiana a Manila, in particolare, di aver abbandonato al suo destino l’Ambasciatore Bosio, che a Manila attende la prossima udienza del suo processo, fissata l’8 ottobre.
“Il caso di Daniele Bosio – scrive Barani – è emblematico per dimostrare quanto possa essere determinante, in senso positivo o negativo, la tempestività e l'efficienza del nostro apparato diplomatico. Egli è stato arrestato nelle Filippine il 5 aprile 2014, mentre era in vacanza, con l'accusa di aver violato la legge sulla protezione dei minori. Il dottor Bosio ha alle spalle oltre 20 anni di attività nel volontariato, in Italia e all'estero, durante i quali si è occupato di bambini in stato di disagio sociale ed economico o affetti da gravi malattie, ad esempio presso i punti verdi della Caritas di Roma, l'ospedale pediatrico di Beni Messous di Algeri, la "Ronald McDonald house" e "Big brothers & big sisters" di New York, la "Italians for Tohoku" in Giappone dopo lo tsunami, "Hands on Tokyo" e "Peter Pan" a Roma. Nel 2010 ha trascorso diverse settimane di ferie presso la Breakthrough christian academy a Quezon City, Manila, Filippine, dove ha insegnato, fatto l'animatore e dove tuttora mantiene agli studi due bambini. Da allora è tornato regolarmente nelle Filippine, Paese che ama. Il 5 aprile, trovandosi in ferie, ha incontrato tre bambini di strada e, colpito dalle loro tragiche condizioni di vita e allo stesso tempo dalla loro vitalità, dopo aver giocosamente socializzato con loro, li ha invitati in un parco acquatico per far loro trascorrere un pomeriggio di divertimento che avrebbero potuto ricordare e di cui avrebbero potuto fare tesoro per tanto tempo”.
“È stato denunciato da due attiviste di un'organizzazione non governativa, "Bahay Tuluyan", ed è ora accusato di abuso e di traffico di minori per averli raccolti, aiutati a ripulirsi, curati, rivestiti con abiti nuovi e puliti e portati al parco acquatico. Le dichiarazioni rese il giorno dell'arresto dai bambini a personale specializzato della polizia – annota Barani – non lasciavano intendere alcun abuso né pressione da parte di Bosio su di loro, ma solo attenzione e cura; al momento dell'arresto, avvenuto nel pomeriggio del sabato, Bosio ha tentato di contattare l'ambasciata il cui numero di emergenza, nonché quello personale dell'ambasciatore e del vicario, non hanno risposto per 18 ore”.
“L'unità di crisi – accusa il senatore – gli ha fornito il numero di un ex capo della cancelleria consolare, cessato dal servizio da oltre 2 anni; una volta riuscito a prendere contatto con l'ambasciatore, e spiegato la situazione, Bosio ha chiesto l'assistenza dell'ambasciata per il reperimento di un avvocato difensore, nella fase cruciale che avrebbe potuto portare alla convalida dell'arresto. In questa fase così fondamentale, l'ambasciata ha ancora una volta drammaticamente tardato un'intera giornata nel reperire un legale e soprattutto ne ha proposto uno totalmente inadeguato che non solo non era specializzato in diritto penale ma non ha nemmeno ritenuto opportuno recarsi in tribunale per l'udienza di convalida dell'arresto; questo stesso legale si è limitato a consigliare per telefono a Bosio, proprio nel momento delicato e concitato dell'udienza, di firmare un documento, dai contenuti incomprensibili per uno straniero, con il quale rinunciava alla scarcerazione immediata e ai propri diritti di difesa e gli apriva immediatamente le porte del carcere. Una stanza di 30 metri quadrati con oltre 80 persone, alcune affette da gravi malattie, incluse la tubercolosi e l'AIDS, pressoché senza ricambio d'aria, a temperature torride e tassi di umidità tropicali. Vi è rimasto 40 giorni fino al ricovero ospedaliero seguito all'insorgere di gravi problemi renali causati proprio dalle terribili condizioni di detenzione”.
“Bosio – richiama il senatore – aveva chiesto ai bambini di ottenere il permesso dei genitori per venire al parco ed questi ultimi hanno dichiarato per iscritto con affidavit giurato di averlo dato. I genitori di uno dei bambini hanno anche specificato di aver stabilito un orario di rientro che Bosio stava rispettando il giorno dell'evento; l'attività dell'organizzazione non governativa accusatrice merita un approfondimento. Usa gran parte dei contributi che riceve per acquistare immobili (edifici e terreni) e per pagare stipendi. Le resta appena un 5 per cento per i programmi educativi. Nell'ultimo bilancio disponibile ha registrato un calo di donazioni del 50 per cento rispetto all'anno precedente. Pochi giorni prima dell'arresto di Bosio proprio l'accusatrice principale, l'australiana Catherine Scerri, che pochissimi giorni dopo la denuncia ha lasciato le Filippine, aveva lanciato un programma di public awareness per alzare la sorveglianza dei filippini contro comportamenti di stranieri che potessero far pensare a sfruttamento dei bambini. L'aver trovato un europeo che rifletteva i contenuti della campagna faceva perfettamente al caso suo per acquisire notorietà e attirare contributi (e ancor più quando ha scoperto che si trattava di un alto funzionario del Ministero degli affari esteri italiano). Peraltro, attivisti della Bahay Tuluyan e di altre appartenenti allo stesso network hanno costantemente rilasciato interviste e dichiarazioni stampa in cui fanno risaltare i meriti della loro azione, sottolineando in particolare la carica che l'interessato rivestiva nel suo Paese”.
“La procedura processuale – accusa ancora Barani – è stata ritardata ad arte dall'organizzazione non governativa per avere maggiore visibilità mediatica ed ottenere nuove dichiarazioni dai bambini, cui aveva accesso, per renderle più "pruriginose" in rapporto a quelle rese immediatamente a personale qualificato della polizia; l'ordine di rinviare a giudizio Bosio per entrambi i reati di abuso e traffico di minori, emesso il 27 maggio 2014, è arrivato direttamente al city prosecutor dal Ministro della giustizia, Leila De Lima, probabilmente interessata anche lei, a parere dell'interrogante, a sfruttare il caso per dimostrare alla propria opinione pubblica e agli organismi internazionali preposti l'efficacia del suo dicastero nell'azione di contrasto ai reati di traffico di esseri umani. Addirittura, il giorno dell'ultima udienza del 21 maggio che avrebbe poi portato alla decisione del 27, il city prosecutor non ha voluto legalizzare e accogliere le citate dichiarazioni dei genitori e l'avvocato è stato costretto a farle legalizzare da un notaio e consegnarle con 2 giorni di ritardo. Legalizzare le dichiarazioni in occasione dell'udienza del 21 presso il city prosecutor avrebbe consentito di depositarle immediatamente e integrare la documentazione della difesa”.
Secondo Barani, “nel corso della vicenda, a partire dalla lunga e cruciale fase iniziale, la Farnesina ha abdicato al suo ruolo di tutela del cittadino italiano, lasciando che un'innumerevole quantità di violazioni procedurali (a partire dalle indagini preliminari durante 60 giorni anziché 15 come previsto dalla legge filippina) condizionassero il rispetto dei diritti alla difesa di Bosio. Soprattutto, è apparso evidente che l'ambasciatore in loco non ha in alcun modo riconosciuto né tantomeno segnalato alla Farnesina che il caso subiva un trattamento artificioso proprio per la natura della funzione esercitata da Bosio e per il rilievo che aveva di conseguenza assunto sulla stampa filippina, rendendolo di fatto ostaggio di una campagna mediatica del tutto strumentale; la decisione del giudice di concedere la libertà su cauzione, che ha riconosciuto testualmente l'"insufficienza delle prove" a carico di Bosio, non sembra aver modificato il livello di impegno dell'ambasciatore a Manila e soprattutto l'efficacia della sua azione, nonostante, apparentemente, l'attenzione della Farnesina sul caso si fosse innalzata”.
“La difesa di Bosio – spiega il senatore – ha presentato all'inizio del mese di giugno un ricorso presso il Ministero del giustizia filippino per chiedere l'annullamento del rinvio a giudizio per difetto di sostanza e violazioni procedurali. Una decisione politico-amministrativa, e non giudiziaria, sulla cui assunzione potrebbe svolgere un ruolo fondamentale la voce del Governo italiano per il tramite del suo ambasciatore. Eppure, a distanza di mesi durante i quali i contatti diplomatici avrebbero potuto prendere innumerevoli forme, appare drammaticamente palese l'assoluta mancanza di risultati ottenuti dal nostro ambasciatore a Manila, Massimo Roscigno. Si ricorda ancora che, dal momento in cui Bosio è stato fermato, l'ambasciatore e la nostra rappresentanza diplomatica sono state irreperibili per una giornata intera. Erano le ore decisive. E ancora: quando si sono attivate, lo hanno fatto in modo maldestro, segnalando un avvocato poi rivelatosi incompetente perché esperto di diritto di famiglia e non di diritto penale; la mancata assistenza al momento della convalida dell'arresto quando sono Bosio è stato lasciato nelle mani di un avvocato d'ufficio. E si sottolinea l'incapacità di valorizzare l'essenza stessa dell'attività connaturata al ruolo di diplomatico: valorizzare la rete di relazioni e di conoscenza del Paese che, ci si augura, l'ambasciatore Roscigno dovrebbe aver maturato dopo diversi anni di missione nelle Filippine”.
Secondo Barani “è sconcertante pensare che, in una situazione ben diversa dall'ingarbugliato e complesso caso di Latorre e Girone, il nostro rappresentante diplomatico appaia incapace di fare tesoro dei numerosi crediti dell'Italia nei confronti di un Paese amico come le Filippine, e, senza chiedere impossibili favori, sfruttare la possibilità rappresentata dalla "petition for review" per chiudere definitivamente la vicenda; d'altro canto, a favore di Bosio non vi sono solo la testimonianza dei genitori dei minori, il passato specchiato dell'ambasciatore in Turkmenistan e la decisione di un giudice filippino che, ascoltati testimoni dell'accusa e della difesa e soprattutto dopo aver personalmente interrogato, per la prima volta non per iscritto, i bambini, ha concesso a Bosio la libertà su cauzione proprio perché non sussistono "sufficienti elementi di colpevolezza"; sulla testa del nostro ambasciatore in Turkmenistan pesano il vincolo a rimanere nelle Filippine fino alla fine di un processo dalla durata indeterminabile che potrebbe concludersi, nel caso ipotetico di una condanna, con la pena dell'ergastolo; non risultano missioni a Manila di nessuno dei rappresentanti del Governo italiano, con l'obiettivo di far percepire alle autorità locali il peso del nostro Paese e il nostro interesse a tutelare la delicatissima e fragile posizione di Bosio”.
Alla luce di questa lunga premessa, Barani chiede di sapere “per quale motivo l'ambasciata italiana a Manila abbia completamente abbandonato Daniele Bosio, connazionale in grave difficoltà all'estero, per 2 giorni, prima rendendosi irreperibile al numero di telefono di emergenza e ai numeri personali dell'ambasciatore e del suo vicario, poi fornendo un avvocato a parere dell'interrogante impreparato e incompetente per materia; per quale motivo l'Unità di crisi della Farnesina sia stata inefficiente nel compensare le défaillance dell'ambasciata, dimostrandosi incapace di fornire contatti utili per raggiungere il personale preposto all'assistenza consolare” e se, ironizza, “a causa di questo modo di agire, debba essere consigliato ai cittadini italiani, tra gli avvisi ai viaggiatori, di non incorrere in problemi all'estero durante il fine settimana”.
Barani chiede anche “per quale motivo, nel prosieguo della vicenda, dopo averlo abbandonato i primi giorni, l'ambasciatore a Manila non sia stato in grado di capire quanto danno stava facendo a Daniele Bosio la strumentale campagna stampa a suo sfavore ispirata dall'organizzazione non governativa accusatrice. E ancora, per quale motivo non sia stato in grado di cogliere quella che all'interrogante appare come una altrettanto grave strumentalizzazione da parte dello stesso Ministro della giustizia filippino che ha voluto fare del caso la momentanea bandiera di una lotta, purtroppo in quel Paese ancora embrionale, contro il traffico di esseri umani; per quale motivo, in occasione di un'udienza durante il suo ricovero in ospedale, Bosio sia stato prelevato dalla polizia senza preavviso e portato in tribunale attaccato a una flebo su un furgone non attrezzato invece che in ambulanza e gettato in pasto alla stampa, visibilmente sofferente, senza che l'ambasciata, a quanto risulta, sollevasse la minima protesta”.
E ancora: “per quale motivo il Governo italiano, viste le palesi violazioni della procedura, secondo le stesse norme filippine, e l'inconsistenza, già in gran parte emersa, delle accuse, non eserciti tramite l'ambasciatore le pressioni politiche adeguate sulle autorità filippine, per far chiudere rapidamente la vicenda con l'approvazione della "petition for review", rischiando di far allungare in maniera indefinita il processo; perché non siano stati salvaguardati subito la figura e il prestigio della diplomazia italiana, lasciando un ambasciatore dalla storia personale e professionale specchiata in balia di un sistema giudiziario che, sulla base delle statistiche internazionali, resta tra i meno trasparenti al mondo” e, cosa più importante, “che cosa il Ministro in indirizzo intenda fare per porre rapidamente rimedio alla situazione descritta”.

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Dacia Maraini solidale con Giorgio Pagano

Giorgio Pagano, Segretario dell'Associazione Radicale Esperanto, a Pasqua è ancora in sciopero della fame, iniziato l'11 aprile, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sul divieto d'insegnare e di studiare in italiano al Politecnico di Milano.
La famosa scrittrice e poetessa Daria Maraini ha detto in un'intervista:
«Mi sembra molto triste che si debba arrivare a queste forme così pesanti, così anche crudeli verso se stessi, di arrivare allo sciopero della fame, senta per carità, io sono d’accordo, ammiro chi lo fa però certo che è un atto di crudeltà verso se stessi, bisognerebbe  non arrivare a questo punto. Bisognerebbe arrivare a coinvolgere i cittadini e però il nostro è un paese strano perché è distratto, è un paese che ha poco senso civico, poca attenzione verso le grandi questioni che coinvolgono, poi ci sono naturalmente i cittadini bravissimi, molto attenti e molto consapevoli ma dire che il tono generale sia quello della distrazione.
Io sono perfettamente d’accordo con quello che state facendo e che va contro, è una forma di snobismo stupido, secondo me superficiale, quella di credere di poter sostituire oppure di infarcire l’italiano di termini inglesi ».

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Comites: l'On. Garavini assicura che si voterà entro il 2014 per corrispondenza

L'On. Laura Garavini (PD) ci informa di avere avuto precise assicurazioni dal governo che:
a) entro pochesettimane il governo emanerà un decreto col quale indirrà le elezioni dei Comites entro la fine di quest'anno;
b) si voterà con lo stasso sistema "adottato alle ultime elezioni, vale a dire con il voto per corrispondenza, limitando però l'invio del plico soltanto a coloro che ne faranno espressa richiesta attraverso l'iscrizione ad una anagrafe degli elettori".
Vogliamo crederci, ma guoi se dovessimo scoprire di essere stati presi per i fondelli ancora una volta. Aspettiamo il DECRETO del governo, non l'ennesimo inutile ordine del giorno di uno o più parlamentari

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A Pasqua Giorgio Pagano sarà ancora in sciopero della fame per salvare la lingua italiana

Giorgio Pagano, Segretario dell'Associazione Radicale Esperanto, a Pasqua sarà ancora in sciopero della fame, iniziato l'11 aprile, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sul divieto d'insegnare e di studiare in italiano al Politecnico di Milano.
Il Ricorso è stato avallato dall'attuale ministra Stefania Giannini che, invece, ad agosto aveva firmato un Appello rilevando "con rammarico e viva preoccupazione il persistere della linea di progressiva emarginazione e abbandono dell’italiano nei gradi alti della formazione universitaria".
Giorgio Pagano vede nel vietare l'insegnamento e lo studio in italiano un sovvertimento dello Stato attraverso l'istruzione e una vera e propria attività anticostituzionale.

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Anche La Destra Sociale di Verona chiede le primarie.

Mariotti: «Ha ragione Tosi, al centrodestra serve una nuova guida. E’ lui il nome giusto per la guida della Regione Veneto».  
La Destra Sociale di Verona, capeggiata da Massimo Mariotti, sposa la linea del sindaco scaligero Flavio Tosi, già sostenuto in campagna elettorale. Dopo l’esito delle elezioni europee si aprono nuovi scenari. «L’unica strada per fermare l’avanzata della sinistra è quella di ripartire da una figura nuova e convincente sul panorama nazionale. Flavio Tosi ha tutte le carte in regola per avviare un percorso di riaggregazione del centrodestra italiano».
Mariotti, Consigliere Comunale di Verona, prima nel MSI poi in AN, assieme allo stesso Tosi dal 1994, è tra i coordinatori del movimento di Destra nel nordest. «Le primarie non sono più rinviabili. La nuova classe politica deve nascere dal basso. Di fronte al crollo di consensi dell’area di centrodestra, è fondamentale riunire l’intero schieramento in vista delle prossime elezioni regionali. Come Renzi, che comunque dovrà mantenere le numerose promesse fatte agli italiani, ha rottamato tutta la vecchia nomenclatura del Partito Democratico, anche nel nostro schieramento è urgente un’opera di “svecchiamento politico”, accantonando i vecchi colonnelli, che hanno tradito gli ideali dei propri elettori, sia a livello locale, che nazionale. Con le sue centomila preferenze, Tosi è il nome giusto dal quale ripartire, sia come nuova Guida del centrodestra, sia come nuovo Governatore della Regione Veneto. Per questo obiettivo la Destra Sociale Veneta è  al suo fianco».

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Presentate le liste IO CAMBIO-MAIE

ASCOLTA QUI

L'Avv. Agostrino D'Antuoni, Segretario di IO CAMBIO, e l'On. Ricardo Merlo, Presidente del MAIE, hanno presentato le liste IO CAMBIO-MAIE di tutte e cinque le circoscrizioni elettorali all'Hotel Nazionale di Piazza Montecitorio a Roma.
Erano presenti, tra gli altri, il Presidente di IO CAMBIO, On. Angelo Alessandri, il parlamentare europeo Claudio Morganti. C'era soprattutti il Prof. Davide Vannoni, inventore del metodo Stamina, che si candida col motto "Curarsi non è reato"

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La Destra Sociale del Nord Est appoggia la candidatura di Flavio Tosi alle Europee del 25 maggio

Massimo Mariotti: «Da lui può ripartire un nuovo centrodestra
Ad affermarlo con convinzione, in un incontro alla presenza di molti esponenti della Destra Sociale provenienti da Veneto, Friuli, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna è stato il referente scaligero Massimo Mariotti, Consigliere Comunale di Verona, prima nel MSI poi in AN, assieme allo stesso Tosi dal 1994.
“Pur appartenendo a partiti diversi  è proprio perché lo conosco da tanto tempo - ha spiegato Mariotti - condividendo tante battaglie, sia quando eravamo in maggioranza sia quando facevamo opposizione alle amministrazioni di centrosinistra, che sostengo la sua candidatura.
Flavio ha sempre lavorato sodo, con passione, nell’esclusivo interessa dei suoi concittadini. E‘ uno dei pochi politici che non si dimentica di chi lo ha eletto, mantenendo uno stretto contatto con la gente.
Con lui stiamo condividendo, il progetto della Fondazione “Ricostruiamo il Paese” che lo sta portando a parlare con amministratori e realtà di tutta Italia, per cui ecco che la sua candidatura assume un significato particolare che va ben al di là del valore di questa tornata elettorale”.
A ribadirlo lo stesso Flavio Tosi il quale ha chiesto un voto a livello personale :
“La mia candidatura va vista anche nell’ottica delle Primarie di un centrodestra che va completamente rifondato”, ha precisato. “Io mi sono messo a disposizione proprio per sollecitare il dibattito ed l’interesse tra l’elettorato che non vota a sinistra e che magari ultimamente appare sfiduciato. Una mia affermazione personale, dunque, anche grazie al sostegno di chi non ha mai votato Lega, assume questo preciso significato.”
Un partito, la Lega Nord, che negli ultimi anni si è molto avvicinato al Front National di Marine Le Pen. “Sono sempre più convinto - continua Mariotti - che a questo nostro amato quanto squinternato paese serva infatti una Destra seria, moderna, che abbia senso dello Stato e della Nazione, che privilegi veramente l’interesse comune e non quello individuale. Una Destra che crei selezione e non appiattimento, dove si vada avanti per merito e non per raccomandazioni. Una Destra aperta alle necessità sociali e alla solidarietà concreta, ma che al di fuori delle emergenze difenda e tuteli prima di tutto gli italiani in Italia ed all’estero, che anteponga quindi le necessità dei cittadini italiani alle orde che arrivano attraverso le maglie troppe larghe di una immigrazione selvaggia figlia di norme ipocrite, demagogiche e confuse. In Italia come in Europa, c’è spazio oggi per una Destra visibile, chiara, aperta nella testa e non chiusa nella nostalgia, capace di confrontarsi con la sinistra con competenza e senza remore culturali”.

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Elezioni in Francia, Mariotti: Un segnale importante, da anni la Destra Sociale veronese sposa le battaglie di Marine Le Pen"

“Un segnale importante, un voto contro il Palazzo e i tecnocrati. Un vero e proprio boom della destra transalpina. Quello di Marine Le Pen è un dato straordinario, che non può e non deve essere sottovalutato”. Così Massimo Mariotti, presidente di Acque Veronesi e punto di riferimento storico della Destra Sociale veronese, commenta i risultati che hanno decretato il trionfo elettorale alle amministrative francesi della “pasionaria” del Fronte nazionale.  “Si tratta di un risultato straordinario, che ha nell’orgoglio nazionale, nella lotta all’Europa dei vincoli burocratici e dell’austerità le sue armi vincenti. Una battaglia che Marine ha ereditato dal padre Jean Marie e che porta avanti nel segno della sovranità nazionale e dello Stato sociale. Una vittoria che deve far riflettere anche e soprattutto la destra italiana, oggi più che mai alla ricerca della sua vera identità e storia. Una destra sempre più divisa, senza leadership, ostaggio ancora di vecchie logiche dettate da colonnelli che negli ultimi anni hanno solamente nuociuto al movimento”. Marine Le Pen era stata ospite a Verona proprio di Mariotti nell’ottobre del 2011. In quell’occasione la leader del Fronte Nazionale, aveva particolarmente apprezzato la buona amministrazione scaligera, ribadendo già allora l’importanza di una corretta gestione delle politiche legate all’immigrazione e l’impegno comune insieme ai “cugini” della destra italiana ed in particolare veronese. “Da anni il nostro movimento segue con estrema attenzione e stima le iniziative di Marine, condividendole e cercando di riproporle anche nel nostro territorio. Un’amicizia, quella che mi lega a Marine Le Pen, che ha l’obiettivo di sensibilizzare gli elettori della destra nostrana sui principi e valori che hanno dettato la schiacciante vittoria in Francia. La destra transalpina si appresta a diventare alle prossime elezioni europee di maggio il primo o il secondo partito, perché ha saputo dare voce al popolo ed in particolare ai giovani, comprendendo i loro problemi quotidiani e proponendo allo stesso tempo idee nuove per risolverli. Un risultato che esprime insofferenza verso la politica tradizionale, un voto di protesta e disperazione contro la disoccupazione dilagante”.

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