Mar04242018

Last updateLun, 02 Apr 2018 11pm

Italia

Tanaliberatutti

Stop agli abusi sui bambini anche grazie alle voci dell´arte. Questo il senso con cui la Chiesa Avventista ha accolto e sostenuto, all´interno della "Campagna 7" e con i fondi dell´Otto per Mille, l´artista Claudia Bellocchi, redattrice de L´Italiano, nella sua riflessione "TANALIBERATUTTI".
L´esposizione è articolata su tre interventi pluridisciplinari: dalla gestualità delle opere su carta, Claudia Bellocchi, infatti, passa al video rendendo incisivo il messaggio attraverso l´animazione delle gouache, sino ad arrivare alla performance per appropriarsi della parola e dello spazio con l´azione dell´attrice Luisa Stagni.
Meglio prevenire piuttosto che curare e l´esposizione di Claudia Bellocchi permette di riflettere sul tema, ponendo anche la questione di un insegnamento cosciente: rendere partecipe il prossimo della conoscenza può essere un´occasione per migliorare l´umanità ed evitare un´altra forma di abuso.
La "Campagna 7 - Stop agli abusi sui bambini" coinvolge 200 Paesi nel mondo e punta a mettere in circolo ogni forma di idea utile ad arginare il dramma degli abusi sui minori: un movimento globale aperto a chiunque voglia impegnarsi a sensibilizzare in ogni forma sul tema.
La rete di amore solidale è già stata lanciata: all´iniziativa hanno già aderito sostenitori fornendo gratuitamente il loro supporto.
La prima tappa dell´esposizione "TANALIBERATUTTI" sarà Roma il 27 Settembre alle ore 18:00 presso lo Spazio espositivo Moto della Mente in Via Monte Giordano 43, per seguire con altre città italiane.
 
TANALIBERATUTTI
Inaugurazione venerdì 27 Settembre ore 18:00
Spazio espositivo Moto della Mente
Via Monte Giordano, 43 - 00186 Roma
Tel. 06/6869974
www.motodellamente.it
 
La mostra rimarrà aperta
dal 27 settembre al 12 ottobre 2013
Lunedì al venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00
 

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Per la tv di Stato norvegese i cannoli sono “i dolci della mafia”

Sul sito web della tv di Stato norvegese Nrk il classico cannolo siciliano viene definito tranquillamente “il dolce della mafia”, dando così dimostrazione che i luoghi comuni sono veramente duri a morire.
Non bastavano la “pizza mafia” o la “pizza padrino”, a dare corpo a stereotipi ridicoli con cui si cibano ancora milioni di persone. La caduta di stile (ma quale stile? ndr) questa volta arriva direttamente dalla Norvegia, un Paese che consideriamo evoluto dove il sito della televisione di Stato (Norsk Rikskringkasting-Nrk), accanto ad altre ricette italiane, pubblica anche quella dei cannoli siciliani.
Nulla di male fino a questo punto, soltanto che come titolo si legge: “il dolce della mafia, ovvero i cannoli” (Mafiakaker eller cannoli, ndr). Un lettore, Giovanni Diaferia, ha segnalato il tutto al Giornale di Sicilia, che mette in risalto lo stereotipo veramente di cattivo gusto. Una pessima uscita, dal momento che la tv norvegese è recidiva dal momento che già nel 2014, in un altro articolo, parlava dei cannoli come “dolce della mafia”.
L’ambasciatore italiano in Norvegia, dice il quotidiano, è già stato avvertito e si attende la risposta della tv di Stato norvegese. Per voi chiederanno scusa o ripeteranno un’altra volta la prodezza? 

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Il corsaro Renzi, suo papà Tiziano e la ciurma di governo

GERARDO PETTA - Il PD e il gruppo di politici intorno a Renzi stanno tirando solo a campare, discutendo sull'inutilità di quando andare al voto, dimenticandosi dei veri problemi di un'Italia che sta andando a rotoli, in cui i giovani, in particolar modo, non hanno nessuna speranza di futuro, perché 4 su dieci non lavorano.
Per il momento a guidare il nostro paese c'è il quarto premier non eletto dal popolo e ciò la dice lunga su come interpretare questa anomalia politica, tutta italiana. Abbiamo battutto il record, siamo da Guinness dei primati.
La priorità sembra essere la data delle elezioni, cioè prima di giugno, in autunno o a fine mandato, nel febbraio 2018.
Nel frattempo all'interno del Pd c'è una confusione totale, perché
Renzi non sa cosa fare dopo la batosta della sconfitta al Referundum. A dir la verità questa sinistra con Renzi al timone non ha avuto mai idee chiare su come risollevare l'Italia. Ora l'attuale premier è Gentiloni che però da un momento all'altro rischia di saltare pure lui, perché se Renzi decidesse di andare al voto, allora verrebbe sfiduciato dal suo stesso partito.
D'altra parte l'Italia è in balia di una maggioranza di governo incapace di agire per il bene del paese, in quanto frenata dagli interessi personali di Renzi e dalle esigenze dei suoi amici banchieri, industriali e addirittura dei campi da golf.
Nella Circoscrizione estera infine, è peggio ancora, perchè qui il PD su 18 parlamentari ha la stragrande maggioranza degli eletti, ma invece di preoccuparsi delle problematiche degli italiani residenti oltreconfine fa solo gli interessi del partito. E ora che la campagna elettorale è in un certo qual modo già partita, pensano solo alla candidatura e vedere con chi schierarsi, nel caso che Renzi non fosse più il candidato premier. La priorità per gli eletti all'estero è salire sul carro giusto, altrimenti si perderà il treno della candidatura. Per esempio in Svizzera prima dell'avvento di Renzi erano tutti Bersaniani, per poi cambiare casacca al volo. Mi riferisco ai vari Bernasconi e Schiavone, rispettivamente presidente e segretario del PD-Svizzera, per continuare con Da Costa, consigliere CGIE e dulcis in fundo all'ultimo arrivato in casa PD, l'ex M5S Tacconi. Si salva per coerenza solo l'on. Farina che è rimasto fedele alla corrente di minoranza Bersani-Cuperlo.
Purtroppo la classe politica che ci governa è alle prese solo con scandali, divisioni, scissioni annunciate e inchieste. Una delle ultime riguarda addirittura il papino di Renzi che sarebbe accusato di aver aiutato alcuni imprenditori ad aggiudicarsi commesse Consip. Ma ormai nessuno si scandalizza più, come per l’altro papino banchiere della fallita Banca Etruria della ministra Boschi, ora sottosegretaria di Stato alla presidenza del Consiglio. I veri problemi dell'Italia sono altri, per esempio il lavoro, la sicurezza, la povertà, la disoccupazione giovanile, etc.
Non ci rimane che pregare.
Di questa situazione potrebbe approfittare il centrodestra se riuscisse a trovare un’intesa su un comune programma. Non sarà facile, ma l’occasione c’è. Infatti anche il M5S è in serie difficoltà a causa della sindaca di Roma, Virginia Raggi, e di molti illustri esponenti di questo movimento, che si stanno dimostrando incapaci di assolvere al compito che si erano preposti. Criticare gli altri è molto più facile che essere propositivi e costruttivi!
Il M5S dovrebbe farsi un serio esame di coscienza.
Personalmente, mi auguro che torni il buonsenso in tutta la classe politica italiana e di sfruttare il tempo che resta, tanto al massimo tra un anno andremo comunque a votare, cercando di scrivere insieme una decente riforma elettorale per poi dare la parola finale al popolo italiano. Non dobbiamo però dimenticarci che la nave Italia non può essere lasciata in balia delle onde di questa crisi economica che ci sta spingendo contro qualche scoglio o alla deriva. È necessario che tutti diano una mano per guidare il nostro paese in acque piu tranquille, altrimenti sarà la fine per tutti e dovremmo dare ragione alle parole di una canzone di Rino Gaetano che diceva:
PCI-PSI, PLI-PRI (Nun te reggae più).
Parole sante, tanto che oggi potrenmmo estenderle a:
PD, NCD, PSI, CpE, CD, ...
Chi vivrà, vedrà.

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Lo scandalo dell'esclusione di Taiwan dalla Assemblea Mondiale della Sanità

FABIO MASSIMO CANTARELLI - In questi giorni, a Ginevra, nel corso della annuale Assemblea Mondiale della Sanità (AMS), è avvenuto qualcosa che suscita sorpresa, indignazione e sconcerto.
La Cina ha preteso e imposto l'esclusione di Taiwan da tale Assemblea per proprie ragioni politiche, pubblicamente dichiarate, di avversione al governo taiwanese democraticamente eletto nel 2016.
Un fatto inaudito, anzitutto perché radicalmente contrario a quanto stabilito nell'atto costitutivo della AMS nel quale è solennemente stabilito che l'Assemblea Mondiale della Sanità, e la Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che da essa dipende, operano (oggi dobbiamo dire: dovrebbero) per la esclusiva finalità della tutela e della promozione della salute del genere umano, al di fuori di qualunque motivazione politica, razziale, religiosa ed economica.
La motivazione politica dell'ostracismo nei confronti di Taiwan è altresì evidente  - e perciò scandalosa e inaccettabile -   a motivo del fatto che, dal 2009 al 2016, Cina e Taiwan hanno tranquillamente convissuto nell'ambito della AMS e a Pechino questo andava bene perché a Taipei c'era un governo di colore diverso dall'attuale.
A Ginevra si è ugualmente recato il Ministro della Sanità taiwanese che ha avuto, fuori dalla sede della AMS, incontri bilaterali con i colleghi Ministri di 31 Paesi e con i vertici di 28 organizzazioni internazionali che operano nel campo della salute e della cooperazione. Molte voci, durante i lavori dell'Assemblea, si sono levate a sostegno di Taiwan e, tra queste, quelle dei Ministri della Sanità degli Stati Uniti, di Australia, Germania, Canada e di numerosi altri paesi asiatici, africani e latino-americani.
Dall'Italia, trenta parlamentari di tutti i partiti di maggioranza e di opposizione - tra i quali il Presidente della Commisisone Esteri della Camera On. Cicchitto, il Presidente del Gruppo di amicizia bilaterale Sen. Malan, i Vice Presidenti  On. Galperti e Sen. Divina, il Presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Senato Sen. Marinello, il Capogruppo della Lega al Senato Sen. Centinaio - si sono rivolti ai Ministri Alfano e Lorenzin affinchè anche l'Italia
esprimesse una chiara e logica posizione a difesa della apoliticità della AMS/OMS e di solidarietà al popolo taiwanese.
Va ricordato che Taiwan è un paese di 23 milioni di abitanti (la popolazione, in Europa, della Romania) che vivono in pace e libertà, cittadini di una democrazia tra le più progredite dal punto di vista dei diritti civili, politici, religiosi e sindacali; cittadini artefici della 18^ economia mondiale il cui interscambio con l' Unione Europea ha superato i 45 mld di Euro annui dei quali oltre 4 mld con l'Italia.
A questo proposito, è proprio di questi giorni la buona notizia che, dopo un lungo lavoro in cui si è distinto il parlamentare parmigiano On. Giuseppe Romanini, componente del Gruppo interparlamentare di amicizia italo-taiwanese, Taiwan ha finalmente revocato l'ancora esistente divieto di importazioni di carne suine italiane, aprendo così al prosciutto italiano le porte di quel mercato dove il reddito pro-capite è tra i più alti al mondo.
Anche questi elementi  - insieme al fatto che dagli scali aerei e portuali dell'Isola transitano, annualmente, 60 milioni di persone -  danno la misura della assurdità della decisione della AMS di piegarsi al diktat cinese: come se le malattie, i virus, le epidemie  - umane e animali -  conoscessero confini territoriali o colorazione politica dei governi...siamo ad un livello di insensatezza tanto grave quanto ridicolo.
Infine, è penoso apprendere  - vedasi AsiaNews, agenzia delle Pontificie Missioni Estere, del 22 Maggio scorso:http://www.asianews.it/notizie-it/La-Cina-ottiene-l%E2%80%99esclusione-di-Taiwan-dall%E2%80%99Oms-40804.html -  di scandalose spese per viaggi e soggiorni di funzionari dell'OMS, tra i quali in primo luogo l'uscente Direttore Generale, che ha terminato il suo mandato l'altro ieri dopo 11 anni, guarda caso cinese.  Ad esempio, nel 2016, sono stati spesi 201 milioni in biglietti aerei e alloggi a fronte di 71 per la lotta all'AIDS e alla Epatite e di 61 contro la Malaria.
I paesi contribuenti della AMS/OMS dovrebbero pretendere  - oltre al rispetto dello Statuto e al rifiuto di imposizioni politiche, per interesse di parte, che portano alla discriminazione di un intero popolo, quello taiwanese, perchè ha votato in modo non gradito agli attuali governanti di Pechino -  anche maggiore sobrietà, modestia  e trasparenza nell'utilizzo dei fondi destinati a tali organizzazioni. 

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Prima Merlo, poi Berlusconi e ora Marine Le Pen

GIAN LUIGI FERRETTI - Marine Le Pen, che secondo i sondaggi potrebbe diventare fra qualche mese Presidente della Repubblica Francese, nei giorni scorsi ha affermato, in un'intervista televisiva, la sua intenzione di proporre ai francesi, in caso di elezione, l'uscita dalla moneta unica, precisando però di volerla sostituire con una moneta nazionale, sul modello del franco, e con una moneta comune, come era l' Ecu (Euopean currency unit, moneta scritturale introdotta nel 1979 dal Consiglio europeo), che sarebbe utilizzata per gli scambi intra-europei. Doppia moneta, insomma.
Confesso di non capire gran che di economia e finanza. Perciò rimasi sorpreso quando l'On. Ricardo Merlo parlò di doppia moneta a "Porta a porta". Era stato invitato alla vigilia delle elezioni europee in quanto li MAIE si presentava con la sua lista.
Ad un certo momento Merlo indicò l’introduzione di una moneta parallela o seconda moneta o quasi moneta (gli economisti usano diverse denominazioni), come una delle possibili soluzioni per uscire dallo stallo delle economie di paesi quali Grecia e Italia.
Bruno Vespa lo guardò come se avesse detto di essere stato rapito dagli alieni da piccolo. Gli scappò persino una smorfia di disgusto prima di ignorarlo platealmente per rivolgersi allo "scienziato dell’economia" Bruno Tabacci, che stava ancora ridacchiando di quelle che anch’egli evidentemente considerava le strampalate fantasie di uno che veniva dall’altra parte del mondo.
Sì, rimasi sorpreso e lì per lì pensai che forse a Merlo era sfuggita una castroneria. Però, conoscendo la sua preparazione universitaria ad alto livello (ha anche insegnato economia politica) proprio su questi temi, andai a fare qualche ricerca e mi resi conto che solo due provincialotti come Vespa e Tabacci potevano  accogliere con tanta ignoranza (voce del verbo ignorare) la soluzione indicata da Merlo.
Non conoscevano, neppure per sentito dire, le più avanzate teorie economiche come quella della quasi moneta di  PierGiorgio Gawronski, uno che ha lavorato all’ufficio studi della BNL, all’OCSE, all’UNCTAD e alla “policy unit” della Presidenza del Consiglio. Né era pensabile che sapessero che in altre parti del mondo questa teoria era stata messa in pratica con successo, come ad esempio nel Colorado dove sono stati ufficialmente lanciati da tempo i COjacks.
Da quella puntata di "Porta a porta" passò qualche mese e fu pubblicata la notizia che la Banca Centrale Europea aveva "analizzato uno scenario in cui la Grecia finisce i soldi e comincia a pagare i dipendenti con una seconda moneta virtuale all’interno del blocco dell’euro”.
Passarono altri mesi. L'On. Merlo si incontrò con Silvio Berlusconi per parlare di italiani all'estero. Nel corso del cordiale colloqui il discorso cadde sull'Euro e anche a lui Merlo parlò della "moneta parallela".
Berlusconi, che di economia sicuramente s'intende non foss'altro per essere diventato uno degli uomini più ricchi del mondo e che altrttanto sicuramente può godere dei consigli di fior di economisti, ci riflettè su e poco dopo se ne uscì con la famosa dichiarazione pubblica: "Dobbiamo recuperare parte della nostra sovranità monetaria con una seconda moneta che possa essere stampata da Roma e messa sul mercato che poi ne valuterà il cambio con l’Euro".
E ora, dicevo, la presa di posizione di Marine Le Pen. Chissà che vi non abbiano contribuito certe nostre conversazioni private? Nel qual caso nuovamente ci sarebbe un collegamento con le dichiarazioni di Merlo a Porta a Porta.  Quando la vedrò, il 25 febbraio, glielo chiederò e vi farò sapere. Lo farò sapere soprattutto a Ricardo Merlo.

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Ma che facevano Emmanuel Macron e Brigitte Trogneux nel 1992?

ANGELO PARATICO - Nessuno osa chiedere a Emmanuel Macron (39) se face sesso con la propria insegnante e attuale moglie, Brigitte Trognuex (64) quando lui aveva 15 anni e lei era la sua quarantenne insegnante d’arte drammatica. Eppure tutti se lo stanno domandando.
Persino i tabloid non si spingono tanto lontani ma immaginiamo cosa sarebbe successo se si fosse verificato il caso contrario: di un Macron di 64 anni che sedusse la propria allieva, Brigitte Trogneaux quando lei aveva 15 anni.
La ricca e sofisticata Trogneux racconta di aver respinto le avances del suo allievo per un certo tempo, ma alla fine divorziò dal proprio marito, e padre dei loro tre figli e si trasferì a Parigi per stargli vicina. I due si posarono nel 2007.
  I media di tutto il mondo presentano questa passione come una prova dello spirito indipendente e coraggioso di Macron, una cosa che fa ridere, giacché lui pare dipendere dalla compagna, che è stata e continua a essere la sua principale consigliera. Questo strano rapporto vien presentato dai suoi compagni di partito come un qualche cosa di epico e favoloso, invece che di un possibile caso di abuso di minore.
Questo caso ricorda, per certi aspetti, quello di Mary Kay Letourneau, l’insegnante californiana che divenne famosa nel 1997 quando fu ingravidata dal proprio studente tredicenne, Vili Fualaau. Quando dico che ricorda quel caso, intendo dire come un esempio di insegnante che ha una relazione con un giovane studente, che dura e poi sfocia in un matrimonio. Infatti, dopo qualche anno in galera per violenza carnale, i due si sposarono nel 2005 e hanno avuto altri figli.
Ora Brigitte Togneaux sta cercando di scrollarsi di dosso la fama di essere un cougar come dicono in slang gli americani per definire le donne che seducono i ragazzini. Uno che conosce bene Macron ha dichiarato al New York Times che: “La sua storia d’amore è stata un’audace presa di posizione che ha formato il suo carattere. Grazie a ciò si è temprato, diventando capace di by-passare gli ostacoli, in un paese dove il successo è costruito passo dopo passo, questo suo decisionismo lo fa sembrare più un uomo d’affari che un uomo politico”.
La Associated Press riporta le parole di Olivier Mongin, uno scrittore e amico di Macron, il quale dice che: “È uno che ha sempre preso rischi nella vita, scegliendo di corteggiare la Togneaux senza il consenso dei propri genitori. C’è una scuola di vita qui, qualcosa di duro…”
Che esista qualcosa di duro lo sospettiamo, anche se nessuno pare volerlo ammettere. Si dice che lei all’inizio tentò di respingere le avances del focoso allievo, ma alla fine ne fu conquistata: “Mi chiamava ogni momento…piano piano vinse tutte le mie resistenza in un modo che ha dell’incredibile, con la pazienza”. Capiamo signora, il suo è il paese di Madame Bovary, mentre il nostro è il paese di Malizia!
Ma vi ricordate voi quando eravate quindicenni? Io sì, e mi vedo come un bamboccio ignorante e pieno di problemi, a differenza di molte delle ragazzine nostre coetanee che erano più sveglie. Non voglio paragonare Macron con uno come me, lui fu certamente un genio precoce, maturato in fretta, anche se pare evidente che il rapporto di dipendenza era il suo, ed era lei, Brigitte, a segnare la rotta sulla mappa, dopo aver intuito le potenzialità di quel ragazzo, una cosa che verosimilmente continua a fare anche oggi.
Brigitte Macron è ancora un bella donna e possiamo immaginare quanto attraente fu a 40 anni, ma il loro rapporto non è certamente basato non sulla semplice attrazione sessuale, altrimenti non sarebbe sfociato in un matrimonio e in un rapporto forte che dura ancor oggi. Non sono mai stati condotti studi psicologi su questo tipo di relazioni, che molto raramente durano nel tempo, inoltre non possediamo dati sulla infanzia di Macron per poter azzardare delle conclusioni, ma crediamo che esistano pochi dubbi su quale sia la vera mente politica, la vera personalità forte in questa coppia e quale fu la natura del loro rapporto, prima del raggiungimento dei 18 anni da parte di Macron.

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Natale di terrore

Non è un caso che l’attentato di Berlino sia avvenuto proprio a pochi giorni da Natale
LUCIA ABBALLE - Nell’attentato al mercatino di Natale di Berlino si riverberano gli errori e le frustrazioni di un’Europa sempre più incapace di fronteggiare la strategia votata all’odio perseguita dalla maggiore minaccia terroristica per l’Occidente dall’11 settembre in poi. L’offensiva posta in essere dall’Isis ha colpito al cuore dell’Europa, nella Germania divenuta perno attorno al quale ruota la difesa dei valori occidentali. E non è un caso che questo attentato sia avvenuto proprio a pochi giorni da Natale, la festa cristiana che nel simbolo della croce identifica un popolo ed i suoi valori e che la furia omicida del terrorismo islamico, nel nome di Allah, mira a distruggere. Sono questi i casi in cui l’Europa, divenuta oramai una mera sovrastruttura burocratica, funge da moltiplicatore della crisi e, a volte, da capro espiatorio. Tuttavia nella caccia alle streghe, i valori e le tradizioni occidentali continuano a macchiarsi del sangue di innocenti vittime e offrono materiale prezioso per ulteriori mirati attentati terroristici. Gli uomini del Califfato agiscono con una strategia ben precisa, seguendo ordini e seminando terrore. Li anima l’odio per il cristianesimo e per i diritti dell’uomo.
Il fatto che l’Italia e soprattutto la città del Vaticano sino ad oggi siano state risparmiate dalla crudele mattanza del terrorismo è indicatore di una strategia ben precisa; sebbene infatti la propaganda del Califfato inciti i lupi solitari ad attaccare indiscriminatamente chiunque e dovunque, esistono elementi che fanno ipotizzare una regia nella scelta dei bersagli: le indagini più recenti, infatti, rivelano che l’Italia rappresenti una delle principali rotte di ingresso per gli emissari di Al-Baghdadi abituati a muoversi lungo quel percorso balcanico che dalla Turchia arriva alla Grecia, per poi approdare lungo le coste della Penisola. Anche il tunisino ricercato in queste ore e sospettato di essere l’autore della strage di Berlino era sbarcato in Italia nel 2011, ancora minorenne, ed era stato portato a Lampedusa dove aveva partecipato all'incendio del centro di accoglienza. Arrestato, era stato trasferito a Catania e poi a Palermo. Dopo aver scontato la pena di quattro anni di reclusione all'Ucciardone, aveva ricevuto un provvedimento di espulsione ma la Tunisia lo aveva rifiutato. Così, nel 2015 di lui si erano perse le tracce e si era spostato in Germania dove avrebbe compiuto lunedì scorso il folle gesto.
La posizione strategica dell’Italia nell’area del Mediterraneo, quindi, consentirebbe il transito di flussi di denaro destinato ad esponenti jihadisti dell’Europa centrale coinvolti nelle stragi. L’Italia sarebbe troppo importante per la rete logistica dell’organizzazione fondamentalista da non correre il rischio di scatenare la reazione. Si tratta soltanto di uno scenario, ancora privo di riscontri, ma che può fornire un barlume di spiegazione sulla moratoria che finora ci ha risparmiato.
Tra gli obiettivi del terrorismo c’è quello di indurre gli Stati membri ad isolare l’Islam europeo, a diffidare degli immigrati fino ad emarginarli, in modo che sia più facile radicalizzarli per i predicatori del male. È una trappola in cui non dobbiamo cadere soprattutto perché immigrazione e terrorismo sono due fenomeni diversi. Certo, la politica dell’accoglienza fine a sé stessa alla lunga è insostenibile: fare entrare in Italia centinaia di stranieri al giorno senza sapere bene cosa farne crea soltanto confusione ed esasperazione. Pertanto ben venga l’accoglienza volta a salvare vite umane, ad impedire l’arricchimento ai danni dello Stato, a ripristinare un clima di fiducia e solidarietà tra Paesi, ma per la realizzazione di ciò è necessario l’intervento dell’Unione europea. Non sarà facile, ma l’Italia ha il dovere di richiamare i vertici europei ad un atto di responsabilità ed esortarli all’azione. L’Italia deve farlo per tutti quei giovani di una generazione che studia, lavora e fa ricerca e che ha avuto la sola colpa di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Deve farlo per la futura generazione che abiterà quell’Europa dei popoli e dei valori che il terrorismo islamico ha intenzione di distruggere. Deve farlo non chiudendosi in casa ma continuando a vivere il Natale nella sua dimensione spirituale e familiare, delle chiese e dei mercatini; senza negare le tradizioni e l’identità. Imparando a convivere con le proprie paure sino a vincerle.

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Renzi ha vinto le primarie, ma l'Italia ha perso solo tempo

GERARDO PETTA - Per l'Italia, dopo le primarie del PD, non cambierà niente, perché ci troveremo di nuovo Renzi  come  candidato premier del Partito Democratico. L'unica novità  è che si  è liberato, definitivamente, delle ultime scorie del vecchio PCI (tranne nella Circoscrizione estero, dove hanno cambiato solo casacca e  sono diventati  quasi tutti  renziani). Adesso  potrà gestire completamente  il partito  a suo piacimento. Sarebbe meglio, a questo punto,  se Renzi cambiasse addirittura  il nome, perché  ormai questo schieramento politico  di sinistra non ha più nulla,  si è trasformato in tutto e per tutto nel suo  partito personale.
L'Italia,  dalle ultime elezioni politiche  del 2013,  è ferma e  bloccata da questa  lacerante guerra all'interno del PD, prima con la poltrona della segreteria poi con quella di premier, infine con la Riforma Costituzionale, bocciata per fortuna dagli italiani, e ora con la probabile nuova legge elettorale.
Chissà quanto altro tempo perderemo e se si riuscirà, alla fine,  a farne una decente.
Nel frattempo i veri problemi dell'Italia non sono stati affrontati, anzi sono peggiorati con una maggioranza di  governo inefficiente e incapace di svolgere il proprio ruolo nell'interesse degli italiani.
Siamo arrivati al paradosso che gl’ italiani stanno lasciando il proprio paese per cercare fortuna all'estero, soprattutto i giovani, e in Italia stanno arrivando ondate continue  di immigrati che stanno rendendo insicure le nostre città, grazie al buonismo delle forze di governo.
Stiamo precipitando nel caos totale, perché nel nostro paese non esistono più regole da rispettare.Tra poco saranno gli immigrati a dettare legge in Italia, e in   certe realtà  lo stanno già facendo, tanto se le forze dell'ordine li arrestano dopo qualche giorno la nostra  giustizia   li libera. E tutto questo per colpa di chi ci sta governando che, in questa situazione particolare, dovrebbe emanare leggi più severe, rigide  e restrittive  nei confronti di chi delinque e commette gravi reati.
Che tristezza!
Speriamo che, agli inizi  del 2018, il voto che uscirà dalle urne  condanni definitivamente Renzi e la sua coalizione e permetta a una nuova maggioranza politica di rimettere in moto  la nostra economia   con coraggio, più etica, onestà e rispetto della legalità. Solo così si potrà offrire agli italiani e ai nostri  giovani   la speranza di poter iniziare a sognare  di nuovo in  un futuro migliore.

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Per fortuna i sondaggi continuano a sbagliare

GIAN LUIGI FERRETTI - Per fortuna sondaggisti e commentatori hanno sbagliato di nuovo. Per fortuna? Fortuna di chi? Mia, per esempio. Puntando sulla Brexit e su Trump ho vinto una discreta sommetta.
Adesso sto cercando un bookmaker che accetti scommesse sull’esito del nostro Referendum. Non su chi vincerà, troppo scontato. Voglio invece puntare sull’entità della vittoria del NO perché non credo assolutamente che la differenza fra le due posizioni sia di pochi punti e credo che l’esito finale sarà da 60 a 40 a 70 a 30.
Sondaggisti e commentatori sbagliano alla grande perché non vivono fra la gente normale. Forse si limitano a gironzolare attorno ai Palazzi invece di andare al bar, sugli autobus affollati,  nei luoghi di lavoro.
Ma in fondo perché dovrebbero preoccuparsi dell’opinione popolare gli intelligentoni radical-chic? Tanto loro sono una razza superiore. Se in Gran Bretagna vince la Brexit, gridano che le elezioni vanno rifatte. Se vince Trump scendono in piazza a manifestare contro la maggioranza che lo ha votato. L’avete sentita Hillary quando finalmente si è degnata di presentarsi in pubblico dopo la sconfitta? Ha detto sì ai suoi supporter: “Dobbiamo accettare questo risultato e dobbiamo dare la possibilità a Trump di governare”. Ma si è affrettata a precisare: “Voi rappresentate il meglio dell'America”, quindi gli altri sarebbero il peggio. Ecco l’arroganza e la puzza sotto il naso di chi è convinto che chi vota in modo diverso sia un baluba populista di razza inferiore.
Cosa c’entra tutto questo con il Referendum? C’entra perché del quesito, dei paragrafi e commi degli articoli in realtà non frega niente quasi a nessuno.
Non serve a nulla riempire formulari con domande e risposte, bisogna “respirare” gli umori della gente e la gente –giusto o sbagliato che sia - oggi vuole punire Renzi.
Ci sono momenti in cui un personaggio è talmente in sintonia con il suo popolo che gli viene perdonato tutto.  Trump lo ha capito e durante un comizio in Iowa ebbe a dire: "Potrei stare in mezzo alla Fifth Avenue e sparare a qualcuno e non perderei neanche un voto".
Per contro un personaggio che ha deluso e quindi ha perso il rispetto verrà avversato  qualunque meraviglia possa inventarsi. Figuriamoci se commette l’errore madornale ed irreparabile di manifestare che il suo avvenire politico dipende dall’esito della votazione.
A parte la schiera, sempre più sottile, dei suoi “innamorati” che voterebbero SI anche all’amputazione obbligatoria di una gamba, tutti gli altri innalzano il muro del NO, soprattutto molti italiani nel mondo - li frequento da parecchi decenni e quindi li conosco bene - che l’amputazione la subirebbero davvero con l’eliminazione di tutti i senatori eletti all’estero.
Come con le ciliegie, una sorpresa tira l’altra e, dopo il Referendum, sarà la volta delle Presidenziali in Austria e poi in Francia.
Sì, il mondo sta cambiando e sondaggisti e commentatori non se ne accorgono. Per fortuna.

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